Midsommarsill moooolto in anticipo

Ho deciso che è estate. Sia perché il freddo mi ha francamente rotto, sia perché a Milano c’è uno stellone assurdo e una sessantina di gradi, quindi fino a prova contraria E’ estate.

Per queste ragioni, ma non solo per queste, ho deciso che la ricetta di oggi sarà la ricetta tipica del Midsommar svedese (non lo avevate notato il titolo? Dai, ormai sapete come funziona, attaccare parole per fare altre parole).

Il Midsommar è la festa del solstizio d’estate, e viene celebrata il 24 giugno, la notte di san Giovanni (come i fuochi a Firenze). Adesso è solo una festa a base di alcol (come tutte le feste svedesi, peraltro), ma c’è stato un tempo in cui si diceva che la notte di mezza estate (sì, in effetti lo ha detto anche Shakespeare) era la notte in cui le proibizioni cadevano e ci si dava all’amore libero e selvaggio… Anche in La signorina Julie, opera teatrale dello svedese August Strindberg, si parla della festa della notte di San Giovanni, ed effettivamente i protagonisti prima di diventare personaggi di una tragedia se la spassano parecchio…

…a pensare che hanno smesso di fare tutto questo per attaccarsi alla bottiglia, mi ci piange il cuore.

Comunque continua a essere una festa molto sentita. Io in realtà il Midsommar in Svezia l’ho visto solo una volta un paio d’anni fa, ed è stato un semplice pranzetto tra amici, però a giro per strada ho visto che c’è chi si mette il vestito tradizionale, una corona di alloro in testa, e fa un ballo imbarazzante intorno ad un bastone che sembra un fallo ricoperto di foglie… Oddio, a pensarci bene l’alcol ti serve proprio tanto.

Questo piatto è a base di aringhe, come moltissimi piatti in Svezia. In realtà non c’è un periodo dell’anno in cui l’aringa non vada bene: si mangia a Natale, a Pasqua, a Midsommar, etc. Quindi mi sento anacronistica a proporre questo piatto a febbraio, ma non così tanto, insomma.

Il nome completo di questo buonissimo e freschissimo piatto è: Matjessill med gräddfil och gräslök. Un nomino facile da ricordare che significa “aringa marinata con panna acida e erba cipollina”; per gli amici Midsommarsill “aringa del Midsommar”.

E’ una ricetta facile una volta che le aringhe sono già marinate, la cosa lunga è appunto marinarle, perché devono stare una notte a macerare. Certo, si possono comprare le aringhe già “matjeate” all’IKEA, ma allora perché non vi comprate tutto all’IKEA e non la smettete di leggere il mio blog?

Dal momento che in Svezia è molto più comune comprarle già pronte (la marca più famosa di aringhe marinate si chiama Abba, non è carino?) ho passato la mattinata (bella la vita quando non hai un cazzo da fare, vero?) sui siti svedesi di cucina a cercare il modo di marinarle partendo da zero, e finalmente ho trovato due siti. Allora ho fatto una sintesi tra le due versioni per trovare la migliore. Spero di esserci riuscita.

Anche la panna acida me la sono fatta da sola (vedi ricetta qui).

Ecco, si torna al solito discorso sull’accompagnamento liquido… Stavolta non ho trovato suggerimenti abominevoli tipo latte, orzata, urina, etc. in compenso la tradizione vikinga impone l’uso dello snaps, la grappa svedese. Abbiamo già visto che ci servirà per ballare intorno a un pene verde, per cui anche se esagerate diciamo che vomitarsi addosso è comunque meno imbarazzante, quindi conviene tracannare a più non posso. Lo snaps più o meno in tutte le feste svedesi funziona così: ad un certo punto qualche allegro buontempone tra gli invitati dà il via ad una canzone (accanto al piattino i padroni di casa vi fanno spesso trovare i testi con le canzoni che si canteranno, quindi non c’è modo di fuggire), gli altri cantano insieme a lui e poi finita la canzone si dice tutti Skål! (ovvero “salute”) guardandosi negli occhi e si butta giù alla goccia.

Ebbene sì, ho dovuto farlo anche io reiterate volte… posso assicurarvi che i primi due o tre brindisi sono stati imbarazzanti, poi dopo era lo snaps ad agire per me, sarei potuta anche salire sul tavolo e cantare “O’ sole mio” a pieni polmoni.

Comunque, se non volete dare spettacolo di voi stessi e volete invece servire le Midsommarsill a una cenetta estiva carina e tranquilla, io opterei per un vino bianco, magari anche frizzante. E poi accompagnerei le aringhe con della focaccia/schiacciata/pizza bianca, meglio se croccante e ancora calda. Per il resto secondo me vanno lasciate così, sono fresche e buone, e per essere un piatto svedese anche relativamente leggere, e poi l’erba cipollina tagliuzzata sulla panna acida è anche carina da vedere.

Ah ecco, fondamentale: secondo voi cosa usano gli svedesi come contorno per questo piatto? Usano due cose, una ve la dico io perché non è così intuitivo, ovvero delle fettine di uovo sodo. L’altra invece? Vi lascio un minuto per pensarci, quando avete capito controllate in fondo alla pagina*.

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

3 aringhe affumicate (si dovrebbero usare fresche ma non sono riuscita a trovarle da nessuna parte, comunque la mia viKinga dolce metà dice che il sapore era identico a quelle fresche)

200 ml. di aceto di vino bianco

100 ml. d’acqua

200 gr. di zucchero

una puntina di cucchiaino di senape

25 gr. di pepe nero

25 gr. di pepe bianco

25 gr. di zenzero fresco

25 gr. di legno di sandalo (io non sono riuscita a trovarlo)

25 gr. di origano

5 o 6 foglie di alloro

1/2 cipolla rossa

2 o 3 ciuffetti di aneto

1 uovo sodo

un mazzetto di erba cipollina

5 o 6 patate lesse

panna acida

PREPARAZIONE:

Se le aringhe sono affumicate metterle a bagno in acqua fredda per 5 o 6 ore, cambiando l’acqua spesso per togliere il sale.

Aringhe nel barattolo (chiedo scusa per la foto storta)

In un pentolino bollire l’aceto e l’acqua e aggiungere lo zucchero, mescolare e lasciare raffreddare. Aggiungere il pepe nero, il pepe bianco, lo zenzero, il sandalo, l’origano, le foglie d’alloro a pezzi, la senape, la cipolla spezzettata, e qualche ciuffetto di aneto (se le aringhe sono fresche aggiungere 25 gr. di sale, se sono affumicate non serve).

Sfilettare e tagliare a tocchetti le aringhe e aggiungerle a questo intruglio. Mettere tutto dentro un barattolo a chiusura stagna e lasciare una notte in frigorifero.

A questo punto è tutto fatto: mettere i pezzetti di aringa in un piatto e aggiungere la panna acida. Tagliuzzare l’erba cipollina e spolverarla sulla panna acida. Servire con delle patate lesse e con un uovo sodo tagliato a fettine (io sono fashion e l’ho tagliato a fiore).

In realtà mi sono fatta prendere dal momento e ho cosparso TUTTO con l’erba cipollina perché mi faceva simpatia. A voi la scelta.

Midsommarsill pronte!

Buon appetito!

I.

*patate lesse!

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Gräddfil (meglio nota come panna acida)

La panna acida (gräddfil in svedese) non ha bisogno di spiegazioni, perché ormai è entrata nell’uso anche in Italia.

La cosa bella di questa salsetta è che nella cucina svedese si trova sempre un suo utilizzo in cucina: con il pesce, con le patate, con la frutta, con la carne, come base per altre salse, etc.

Ho iniziato a farla da sola perché prima non sono mai riuscita a trovarla già pronta. In realtà poi ho scoperto che la vendono in qualche supermercato (forse ormai in tutti), ma siccome la mia è buonissima non me la sono sentita di cambiarla.

E’ grassa, ovviamente, però non sembra… Lo so, sarebbe meglio il contrario, però intendevo dire che non ha il sapore di cosa superpesa che rimane sullo stomaco. Sta bene con piatti leggeri di pesce e ci si può fare anche il cheesecake. Insomma, è come un tubino nero, sta bene con tutto.

Deve riposare una notte, per cui preparatela per tempo.

Non so esattamente per quante persone sia questa ricetta, però ne viene davvero TANTA. Comunque, se avanza, i suoi miliardi di utilizzi possibili possono dare una mano a smaltirla (io oggi pomeriggio ci ho cosparso le fragole ed erano buonissime). Per “smaltirla” invece nell’altro senso vi serve un abbonamento in palestra, o un bravo chirurgo.

INGREDIENTI:

500 ml di panna fresca

1 limone

125 gr. di yogurt bianco magro

PREPARAZIONE:

Mettere la panna fresca, il succo del limone e lo yogurt in una ciotolina. Mescolare, coprire e lasciare una notte a temperatura ambiente.

Panna acida pronta

Buon appetito!

I.

Pezzettini in padella: pytt i panna.

Questo è il vero piatto salvavita… L’ho scoperto per caso in Danimarca in realtà, dove lo chiamano pytt i panne come in Norvegia (in Finlandia è pytt i pannu, metteteci la vocale che vi pare, la sostanza è la stessa), ma la sua origine è al 100% svenska.

Nasce come nascono di solito le torte salate: quando il frigo è pieno di avanzi minuscoli e tristi si mette tutto insieme et voilà, la nuova prelibatèsse. In effetti i piatti che nascono così sono quelli migliori, e forse lo dico da toscana, regione in cui più o meno TUTTI i piatti sono nati così.

Il panna del nome è fuorviante per un italico, ma in svedese significa “padella”, come in inglese “pan”: lo svedese è facile, prendete l’inglese e pronunciatelo raddoppiando qualche consonante qui e là o aggiungendo ‘a’ a caso, es. “mangiare”, inglese to eat, svedese att äta; “tappeto”, inglese mat, svedese matta; “sperare”, inglese to hope, svedese att hoppas, e così via, divertitevi…

E allora serve riflettere: che cosa si trova sempre (e intendo proprio sempre) in un frigorifero svedese come avanzo? 1) Cipolle: immancabili, le infilano anche nei panini così crude insieme ad avocado e cetrioli… chissà come fanno ad avere una vita sociale con tutte le cipolle che mangiano 2) Bacon: anche questo è onnipresente 3) Carne di maiale e di manzo: l’animalo peloso e setoloso è alla base della vichingalimentazione 3) Patate: …

Questi pezzetti in padella vanno accompagnati rigorosissimamente con uno o due uova al tegame (mi raccomando, per essere veri viKinghi friggetelo nel burro, non nell’olio, il vostro fegato vi ringrazierà) e delle barbine rosse (o barbe, o barbabietole, o rape rosse, mai capito qual è il termine standard) per guarnire, tipo 6 o 7 rondelline.

Ah, su una ricetta svedese ho letto che c’è chi aggiunge il ketchup e/o la salsa Worcester… Direi che possiamo sorvolare…

Per quanto riguarda la bevanda tradizionale con cui accompagnare il pytt i panna potete scegliere tra: 1) Birra 2) LATTE! 3) Acquavite. E’ così che si entra nello spirito nordico.

Il mio consiglio è: seguite la ricetta pari pari, però se volete servire il piatto per una cenetta un po’ più seria secondo me si potrebbe mettere il pytt i panna in una bella fogliona di radicchio rosso, togliere uovo e barbine, e servire accanto delle zucchine saltate o dei fagiolini. Poi a mio parere birra/latte/acquavite si possono tranquillamente bypassare… I Germa hanno dei problemi a pasteggiare con l’acqua. Cristo il vostro corpo è fatto al 60% di acqua, non vi fa mica male! E quando bevono acqua la ‘aromatizzano’, ma perché? Non deve essere buona, deve essere insapore, incolore, inodore, c’è scritto su tutte le bottiglie… magari può essere altissima e purissima, ma di sicuro non buona.

Comunque in Svezia di pytt i panna ce ne sono di tantissimi tipi: più carne di maiale e meno di manzo, più carne di manzo e meno di maiale, senza bacon, con broccoletti, con carotine, vegetariano, vegano, biologico, di soya, etc. La ricetta che vi propongo io ha bacon e carne di manzo, perché secondo me se c’è il bacon la carne di maiale non serve. Ma essendo una ricetta alla buona ognuno può fare un po’ quello che gli pare. Comunque sia io presenterò il piatto alla svedese, ossia con uovo e barbine rosse, perché, per quanto l’uovo al tegamino non sia esteticamente raffinato, mi ci piace un sacco. E poi non devo fare nessuna cenetta sofisticata, devo solo nutrirmi, dato che sto morendo di fame.

Ecco, una cosa ci tengo a ribadire, però: mi rifiuto di berci il latte, questo sì. Va contro i miei principi morali.

ATTENZIONE: ricordatevi di scrivere pYtt i panna, e non pItt i panna, perché nel secondo caso avrete scritto “pisello in padella” (pisello nel senso anatomico del termine)… e non vi piacerebbe l’idea, no?

INGREDIENTI PER 2 PERSONE:

  • 5 patate medie
  • circa 50 gr. di burro per cuocere (uova comprese)
  • 2 cipolle dorate
  • 150 gr. di carne di manzo
  • 200 gr. di bacon o pancetta a cubetti
  • 2 o 4 uova
  • 1 barbabietola rossa
  • sale e pepe bianco a piacere

PREPARAZIONE:

Lessare le patate in abbondante acqua salata per poco tempo, così che siano cotte ma sode.

Nel frattempo, in una padella molto capiente, soffriggere le cipolle tagliate a dadini in un bel pezzettone di burro (circa 20-30 gr.).

Scolate le patate e mettetele sotto l’acqua fredda, sbucciatele e tagliate anche queste a dadini (cercate di fare i dadini dei vari ingredienti tutti della stessa dimensione, io non ci sono riuscita).

1 - Mettere a cuocere le patate insieme alle cipolle

Una volta tagliate le patate, mettetele nella padella dove le cipolle stanno continuando a cuocere e aggiustate di sale.

2 - Friggere la pancetta insieme alla carne

Mentre le patate cuociono insieme alle cipolle, friggete la pancetta in un’altra padella con un pochino di burro, e quando diventa trasparente aggiungete la carne sempre tagliata a dadini.

Quando la carne e la pancetta sono pronte, mettete tutto dentro la padella con le patate e le cipolle, date una bella spolverata di pepe bianco e continuate a fuoco basso la cottura per qualche minuto.

Cuocete le uova in un altra padellina (sempre usando il burro).

Tagliate le barbabietole e mettetele sul piatto, e quando sarà/saranno pronto/pronti, mettete anche l’uovo/le uova e il pytt i panna.

3 - Pytt i panna pronto!

Buon appetito!

I.

Le hasselbackspotatis e l’Accademia della Patata

Ecco che siamo pronti ad entrare nel magico mondo delle patate (potevo dirlo al singolare, ma era una battuta troppo facile).

Nella cucina svedese ci sono circa diciannove miliardi di modi per cucinare le patate, e ognuno di questi modi ha ovviamente un nome diverso. Si perché si fa presto a dire “patate al forno”, “patate lesse”, etc. Gli svedesi infatti hanno la simpatica abitudine di dare un nome a OGNI cosa che vedono, ogni azione a cui partecipano, di cui sentono parlare o che hanno immaginato di compiere anche solo una volta nella loro vita: ogni evento reale o fittizio, anche il più insignificante, che succede sull’orbe terracqueo in svedese ha un nome.

Così ad esempio un libro in Svezia non si limita a essere appoggiato sul tavolo, ma ligger sul tavolo se è ‘sdraiato’ e står sul tavolo se è ‘diritto’ (a questo proposito mi sono sempre chiesta se un pallone ligger o står sul tavolo, ma con domande del genere il Germa va in tilt).

Ci sono poi molti modi di andare a lavoro: io går a lavoro se cammino a velocità normale, promenerar se me la prendo comoda e passeggio, kör se vado con un mezzo che guido io (cykla se il mezzo in questione è la bicicletta) e åka se il mezzo in questione lo guida qualcun altro.

Inoltre troviamo verbi come fyllekäka “andare a mangiare schifezze in un fast-food dopo una sbronza colossale”, kliva “camminare facendo passi più lunghi del normale per ragioni varie ed eventuali”, lajva “andare in un bosco, travestirsi in qualche modo improbabile e fare giochi di ruolo tutto il giorno con altri sfigati come te”… chissà, di sicuro esiste anche un verbo per dire “prendere amabilmente in giro gli svedesi per il fatto che hanno una parola per indicare tutto”, che si dirà kräffa, o skålta, o kröksa, o chi lo sa.

Tornando a noi, non vi stupirà che anche le patate seguano questa regola, per cui solo per fare qualche esempio abbiamo le klyftpotatis se le patate al forno sono tagliate a spicchio, skivpotatis se le patate al forno sono tagliate a rondelline sottili, bakpotatis se le patate al forno sono cotte con la buccia, aperte e farcite di roba buona, etc.

In Svezia stanno talmente in fissa con le patate che nel 2008 a Alingsås (piccola città della Svezia vicino a Göteborg) si è costituita l’Accademia della Patata allo scopo di “proteggere” (non ho capito bene da cosa) la patata. Ogni anno assegnano il Gran Premio della Patata e il loro motto è “per la patata nel tempo”. Nel 2009 hanno addirittura creato il “giorno della patata“, che cade il 26 ottobre.

Bene, non c’era modo di raccontare questa bislacca curiosità senza costruire frasi che si prestano a doppi sensi, quindi fate del vostro peggio.

Ad ogni modo, le patate che voglio proporre oggi si chiamano hasselbackspotatis.

Le hasselbackspotatis sono cucinate al forno e vengono tagliate fini fini fini senza però arrivare in fondo al taglio, cosicché la patata rimane unita e intera al fondo e tagliata solo nella parte superiore.

Mmm… è molto più difficile descrivere il procedimento che farlo, comunque sia è una ricetta elementare: dopo aver semi-tagliato le patate si aggiunge l’immancabile burro, il pangrattato e si inforna.

Il nome di questo piatto deriva dallo storico ristorante Hasselbacken, che fin dal ‘700 si trova sulla lussureggiante isoletta-parco di Djurgården (pronuncia: /’jur’gon/ WTF!), a Stoccolma. L’Hasselbacken negli anni ’50 non era solo un ristorante, ma anche una prestigiosissima scuola di cucina, e la ricetta fu inventata nel 1955 proprio dal direttore di questa scuola. Ho letto che un tizio è voluto andare personalmente al ristorante ad intervistare il proprietario per conoscere dettagliatamente la storia della ricetta e gli è stato detto che, dato che in quel periodo andava molto di moda mangiare le bakpotatis (vedi sopra), il solerte e astuto direttore, per tenere il ritmo e servirne tante velocemente, cercò un modo di ridurre i tempi di cottura, introducendo le fettine sottili ma garantendo allo stesso tempo un fondo entro cui potesse stare il ripieno delle bakpotatis.

Bene, mi sembra pleonastico e saccente consigliare abbinamenti con le patate al forno, confido nel vostro spirito d’iniziativa, e comunque se volete fare i nordici ricordatevi che in Svezia le patate stanno bene in qualsiasi momento con qualsiasi cosa.

La ricetta è essenziale, però le hasselbackspotatis sono davvero carine a vedersi e buonissime, dal momento che il burro è sempre burro e il pangrattato forma una crosticina croccante che migliora notevolmente il concetto classico di “patata al forno”. Inoltre hanno anche il vantaggio di non dover essere costantemente girate (rischiando di essere rotte) come le patate normali tagliate a pezzi.

Comunque, siccome AMO fare la pedante e suggerire sempre versioni 2.0 dei piatti svedesi (anche perché se gli concedessimo anche di avere una cucina non suscettibile di miglioramenti poi se la tirerebbero veramente troppo) secondo me un pizzichino di noce moscata non ci starebbe male. Comunque è davvero un minuscolo dettaglio, le hasselbackspotatis sono semplici ma perfette.

Scrivo la ricetta, ma ripeto che è davvero tutto molto intuitivo, la cosa importante è l’idea di base. Io ho usato meno patate per il semplice motivo che non avevo voglia di alzare le chiappe e andare a fare la spesa, ma le dosi ottimali sono due patate abbastanza grandi a testa.

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

  • 8 patate medie (circa 600 gr.)
  • 40-50 gr. di burro
  • mezzo bicchiere di pangrattato
  • sale a piacere

    1- Fare attenzione a non tagliare la patata da parte a parte

PREPARAZIONE:

Scaldare il forno a 225 gradi e sbucciare le patate. Tagliare le patate a fettine sottili facendo attenzione a non tagliarle da parte a parte.

2- Patata a fettine

Foderare una teglia con carta da forno e appoggiare le patate sulla parte non tagliata, in modo che si vedano le fettine.

Far sciogliere il burro in un pentolino e spennellare le patate di burro.

Cuocere le patate al centro del forno per 30 minuti.

3 - Cospargere di pangrattato

Toglierle dal forno, dare un’altra spennellata di burro e cospargere di pan grattato e sale a piacere.

Rimettere le patate in forno e terminare la cottura per altri 25-30 minuti.

4- Hasselbackspotatis pronte!

Buon appetito!

I.

Febbraio: arrivano i Semlor!

A febbraio i panifici, le caffetterie, e perfino i supermercati svedesi si riempiono di un profumino di dolce fatto in casa grazie ai mitici semlor (pronuncia: /’sem-lur/, singolare semla).

Tradizionalmente erano semplici fette di pane in una ciotola di latte caldo… insomma, anche no. Poi però gli svedesi si devono essere resi conto che un dolce, per essere tale, ha bisogno di tante cose grasse e zuccherose, altrimenti è penitenziale, e hanno iniziato ad aggiungere al pane e latte cose che hanno reso i semlor davvero libidinosi.

I semlor attuali infatti sono delle pagnotte dolci morbidissime al profumo di cardamomo ripiene di panna e pasta di mandorle (mandelmassa). Nel senso, ne basta una per prendere una ventina di chili, ma forse avrei dovuto specificare che non è un blog di ricette dietetiche.

Qualcuno continua a mangiarli dentro il latte pur nella loro versione elaborata, ma gli svedesi normali hanno capito che il grasso animale contenuto in un semla è sufficiente, e quindi li accompagnano con tè o caffè.

Originariamente queste palle ripiene venivano mangiate il martedì grasso prima del digiuno, poi la Svezia diventò protestante e iniziò a sbattersene di digiuni, quaresime, carnevali, e cose del genere (anche se in Scania, la regione di Malmö, i semlor vengono ancora chiamati fastlagsbulle, ovvero “i dolci della quaresima”). Rimase però la tradizione di mangiarli a febbraio.

Mi stupivo all’inizio che un dolce così buono si trovasse solo in un mese dell’anno, ma poi ho pensato “e se volessi due o tre chiacchiere (‘cenci’ per me, dato che vengo da terra toscana) a ottobre?”  e mi sono anche risposta “mi attaccherei”, quindi è un po’ la stessa cosa.

Un difetto che possono avere questi apparentemente perfetti pseudo-maritozzi è il cuore di pasta di mandorle, che dopo un paio di morsi diventa davvero stucchevole, per cui io sono dell’idea che si può eliminare completamente (insomma, la pannona lattosa potrebbe anche essere abbastanza) oppure sostituire con qualcos’altro:

  • nutella per le crisi d’affetto
  • marmellata di arance amare per fare i raffinati
  • marmellata di lamponi come fanno in Finlandia
  • crema chantilly come nei bomboloni
  • pasta di cocco come previsto da una variante svedese (anche se secondo me si rischia di fare peggio)

Insomma, un po’ come vi pare, fermo restando che secondo me dentro alla pasta si potrebbero anche infilare delle uvette o delle gocce di cioccolata (tipo Pangoccioli, per intenderci) ed evitare anche la panna. La pasta infatti è morbidissima e perfetta così com’è, quindi può fare da base a ogni cosa dolce che vi viene in mente.

Qui metto la ricetta originale, pronta ad accogliere suggerimenti strani o meno strani.

ATTENZIONE!: si narra che il re Adolfo Federico di Svezia morì di indigestione dopo averne mangiati 14, quindi insomma, datevi una regolata.

INGREDIENTI PER 14 SEMLOR

Per la pasta:

  • 750 gr. di farina
  • 1 uovo
  • 50 gr. di lievito di birra fresco
  • 100 gr. di burro
  • 300 ml di latte
  • mezzo cucchiaino di sale
  • 1 cucchiaino di cardamomo macinato
  • 100 gr. di zucchero

Per la spennellata prima di infornare:

  • un uovo
  • un cucchiaio d’acqua

Per il ripieno (si chiama mandelmassa, ed è una specie di pasta di mandorle che sa di marzapane):

  • 100 gr. di mandorle sgusciate e tritate
  • 100 gr. di zucchero
  • 2 cucchiai di latte
  • un bicchiere di latte bollente da aggiungere al mandelsmassa e alle molliche

Per la farcitura:

  • 1 litro di panna fresca da montare
  • un cucchiaio di zucchero
  • un paio di cucchiai di zucchero a velo

PREPARAZIONE

Tirare fuori l’uovo dal frigorifero per evitare che sia troppo freddo e spezzettare il lievito in una ciotola. In un pentolino far sciogliere il burro e aggiungere il latte, fino a far arrivare il tutto a 37°C (infilare il ditino dentro per verificare). Versare un pochino nella ciotola con il lievito finché il lievito non si scioglie, poi aggiungere il resto.

1- Versare lentamente il burro e il latte sul lievito spezzettato

Aggiungere sale, cardamomo, zucchero e uovo. Aggiungere la farina piano piano, facendo attenzione a non metterne troppa altrimenti la lievitazione ne risentirà, e lavorare fino ad ottenere un impasto liscio e morbido.

2- Pagnotta liscia e morbida

Coprire con un panno, e lasciare riposare per 45 minuti in un luogo fresco e asciutto e lontano dalla luce diretta del sole (ad es. il forno spento potrebbe essere un ottimo posto). Passati i 45 minuti lavorare la pasta ancora un po’ per eliminare le bollicine d’aria che si saranno create durante la lievitazione. Dividere la pasta in 14 pezzi e fare delle palline.

Mettere le palline ben distanziate l’una dall’altra su una teglia con la carta da forno e lasciar riposare per altri 45 minuti (in cui la pasta continuerà a crescere, è per questo che è importante distanziarle, altrimenti si attaccano l’una all’altra). Nel frattempo riscaldare il forno a 225-250°C. Passati i 45 minuti spennellare le palline con l’uovo e l’acqua e cuocere nel forno per 10 minuti. E’ importante che siano messe nel ripiano al centro del forno e abbastanza lontane dai bordi, anche se per fare questo sono necessarie più infornate.

3- Mandelsmassa

Una volta cotte tutte (devono essere marroncine e lucide) lasciarle raffreddare. Mentre le palline raffreddano fare la mandelmassa mescolando le mandorle tritate, lo zucchero e la tazzina di latte. A questo punto si riempiono le palline: tagliare la calottina di ogni palla e togliere un po’ di mollica con un cucchiaino. Aggiungere tutte le molliche alla pasta di mandorle, aggiungere un bicchiere di latte bollente e mescolare.

4- Pagnotte cotte

Riempire ogni pallina con la pasta così ottenuta.

Aggiungere lo zucchero alla panna fresca e montarla* finché non diventa molto ferma, e aggiungerla sulle mezze palline riempite con la pasta di mandorle (meglio sarebbe con il siringone da dolci, ma va bene anche con un cucchiaio). A questo punto rimettere la calottina e spolverare con zucchero a velo.

5- Panna montata al frullatore

*Momenti di panico, non avevo le fruste elettriche né voglia di montare a mano: ho sperimentato il montaggio in frullatore e la panna è venuta perfetta.

Cosa ho imparato cucinando questo piatto:

1) Evitare di togliere maldestramente il coperchio del frullatore mentre sta frullando
2) Non cucinare con il Mac accanto
3) Non cucinare con il Mac accanto soprattutto se si ha la tendenza a togliere maldestramente il coperchio del frullatore mentre sta frullando.

Buon appetito!

I.

5- Semlor pronti!

Ebbene… il cibo svedese.

Hej!

Inizia oggi un blog sul cibo svedese… Cibo & Svezia, un accostamento che agli abitanti del Belpaese può risultare quantomeno sperimentale (e ammetto che prima di farmi una cultura sulla Svezia partivo anche io molto prevenuta).

Invece sono rimasta piacevolmente sorpresa: la cucina svedese è ricca, varia, grassa e buonissima. Diciamo che gli svedesi non avendo un clima particolarmente favorevole non hanno sviluppato una tradizione culinaria solida, e questo li porta a non educare il gusto, con risultati bizzarri talvolta: liquirizia salata, riso e cannella insieme alle aringhe, per non parlare del pizza-pollo-pesto (ma vabbè, questo non è il loro campo).

Però hanno delle buone basi, un po’ come i bambini irrequieti delle medie: sono intelligenti ma non si applicano. E allora il terrone saccente deve rimettere le cose al loro posto e organizzare la papilla… e d’altronde noi italiani l’unica cosa che sappiamo organizzare è il cibo, approfittiamone.

Nel suo piccolo l’IKEA ha avuto il merito di diffondere qualcosina con la sua “Bottega svedese”, con il ristorantino self-service, e con il piccolo bar dopo le casse (quello con gli hot dog minuscoli), ma… insomma, l’IKEA sta alla cucina svedese come la Buitoni sta alla pizza. Ovvero cibo non pessimo ma dozzinalmente buono.

Comunque, a parte le immancabili polpettine, la cucina svedese basi considerevoli ce le ha davvero, piatti buonissimi e in Italia pressoché sconosciuti: tortini di pesce, dolci soffici, salsette burrose, l’esplorazione della patata a tutto tondo (mi si perdoni il doppio senso, ma questo è un popolo che per dire “andare a prendere un caffè” dice fika, quindi mi sentivo di poterlo dire), etc.

Questo blog quindi si propone di stuzzicare l’italiano culinariamente diffidente avvicinandolo a gusti esotici e particolari. Inizierò con le ricette che ho già sperimentato e proseguirò andando a tentoni, perché d’altronde così si fa in cucina. Posso però promettere solennemente che comunicherò anche i fallimenti. Sia miei, e dato che non sono Suor Germana capiterà di fallire, sia fisiologici, dato che gli svedesi sono pur sempre un popolo germanico (e si sa insomma, com’è lo stereotipo, no? Meno casino, guance rosse, treni puntuali, alcol a fiumi e anche cibo di qualità inferiore)… nel tal caso concluderò con un “e ‘sta roba magnatevela voi”. Ma sono fiduciosa che la cucina svedese non mi deluderà. Finora non lo ha fatto.

Välkomna allihopa, då! Benvenuti a tutti, allora!

I.