Lo svamptoast, le insalate sataniche e i personaggioni dell’arte culinaria

Per la ricetta di oggi, mi sono basata su, ho preso ispirazione da, ho copiato il signor Per Morberg.

Per Morberg

Morberg, cintura nera di judo, è un attore svedese che ha interpretato, tra le altre cose, Joakim Wersén, il boss del detective Martin Beck nella serie televisiva Beck–Lockpojken.

Il detective Beck è il protagonista di questa serie, tratta dai gialli scritti dalla coppia Sjöwall – Wahlöö, molto apprezzati dal pubblico e dalla critica perché particolarmente attenti a denunciare questioni sociali e a criticare l’autorità statale svedese, schierandosi apertamente contro scelte politiche discutibili e contro primi ministri come Erlander e Palme. Utilizzare il giallo come specchio di denuncia di una società conosciuta solo per i superficiali aspetti di benessere è ciò che ha reso poi famoso il giallo nordico nel mondo (stesso stile di Larsson, Mankell, Roslund & Hellström, & co.)

Bene, Morberg oltre ad avere la faccia da serial-killer, e oltre a recitare, è anche un cuoco. E’ un matto assurdo, non si capisce in realtà se faccia il matto o se sia matto davvero, comunque se lo incontrassi in un vicolo poco illuminato penso che avrei paura. Accoltella cose, urla, lancia altre cose, si arrabbia, sembra un cocainomane, e probabilmente lo è anche, chissà. Comunque ci piace.

Paolo Roberto che fa il figo rivendicando le sue origini italiane, pur mangiando un inguardabile piatto di spaghetti con il cucchiaio...

In Svezia ad ogni modo è frequente passare dal cinema, agli sport violenti, alla musica, etc. per finire ai fornelli. E tendenzialmente i cuochi svedesi sono davvero dei gran personaggioni.

Un altro esempio del genere è Paolo Roberto (sì, se si fosse chiamato Sven Gustavsson sarebbe stato più chiaro che stavo parlando di uno svedese), anche lui passato dalla boxe, al cinema, ai fornelli e anche lui con un ruolo di spicco in un film tratto da un giallo nordico, e che giallo! Paolo Roberto interpretava se stesso in La ragazza che giocava con il fuoco, secondo film tratto dal secondo libro della trilogia Millennium di Stieg Larsson.

Plura Jonsson che cucina vestito da sera

Nella TV svedese appare come cuoco anche Plura Jonsson, patito di hockey, blogger, mezzo scrittore, e soprattutto cantante e leader del gruppo rock Eldkvarn, attivo dagli anni ’70. Questo simpatico panzone nel suo programma di cucina invita artisti dello scenario musicale svedese, se la canta, se la suona e se la mangia, come dimostrato peraltro dalla sua circonferenza corporea, che misura poco meno della linea dell’equatore.

Ma i geni assoluti della cucina svedese a mio parere rimangono i ragazzi del Regular Ordinary Swedish Meal Time, un fenomeno youtube, in cui dei pazzi scatenati cucinano piatti svedesi in modo bestiale. Vi linko il video dell’Insalata Satanica con aggiunta di pasta scotta, così vi fate due risate anche per quello, ma vi consiglio di guardarveli tutti!

Bene, comunque Per Morberg mi ha insegnato a fare lo Svamptoast, piatto che mi ha sempre ispirato ma che non avevo mai avuto occasione di mangiare.

E’ praticamente un toast di funghi, anzi, E’ un toast di funghi (svamp “fungo”, toast “cassapanca”, ah che simpaticona, no “toast”), dove i funghi vengono cotti in padella con burro e panna, e poi adagiati su fette di pane tostato e imburrato.

Sono ottimi da servire tipo bruschette, e se volete farne una versione vegana potete anche cuocere tutto nell’olio ed eliminare anche la panna. Comunque io vegana non lo sono mai stata e mai lo sarò, e la grassata me la sono fatta molto volentieri. It’s up to you.

Sono buoni quando avete ospiti (ma anche no) come aperitivino per spilluzzicare qualcosa, oppure anche da servire come antipasto (come ho fatto io, ammesso che ve ne freghi qualcosa).

Vi do sempre il solito consiglio nel caso voleste atteggiarvi a svenski d’origine controllata: usate i kantareller, in italiano gallinacci, o galletti, o finferli, o gialletti, o garitule (stupidi geosinonimi provocati dai nostri stupidi 8000 dialetti). Sono quei funghi carini gialli fatti a fiorellino, in Svezia vanno un sacco perché ce ne sono tantissimi, infatti i mercati svedesi, sia per tutte queste scatole piene di galletti, che per quelle piene di lingon e di mirtilli, sono sempre coloratissimi.

Comunque sia va da sé che più i funghi sono buoni, più lo svamptoast è buono, e comunque, anche se usate funghi così e così, ricordatevi il potere magico del grasso animale sottoforma sia di burro che di panna: rende buona ogni cosa.

INGREDIENTI PER 5 TOAST

  • 40 gr. di funghi secchi (o circa 350 gr. di funghi freschi)
  • 5 fette di pan Carrè (è più carino se tagliate via i bordi)
  • 1 cipolla bianca
  • 250 ml. di panna fresca
  • 50 gr. di burro
  • sale
  • pepe
  • prezzemolo fresco

PREPARAZIONE

In caso si usino funghi secchi, lasciarli ammollare in acqua fredda per 40 minuti.

Soffriggere la cipolla in circa 30 gr. di burro, scolare bene i funghi, salarli, peparli, e aggiungerli al soffritto. Dovranno essere morbidi e perdere il loro liquido, quindi dovranno stare almeno 15 minuti, forse anche di più, dipende dai funghi. Assaggiateli ogni tanto.

Nel frattempo fate tostare le fette di pane finché non sono belle croccanti ma non sbruciacchiate, e imburratele molto con il resto del burro.

Aggiungere la panna ai funghi in cottura e fate proseguire finché non avranno raggiunto la morbidezza desiderata.

Quando saranno pronti mettere i funghi sulle fette di pane e cospargere con prezzemolo fresco.

Svamptoast pronto!

Buon appetito!

I.

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Sua Biondezzas hjortgryta med svamp, Stormaktsporter e considerazioni sulla vita alcolica dei viKi.

Seconda volta che piazzo il biondo ai fornelli a fini bloggistici… e stavolta devo ammettere che ha superato se stesso.

La ricettina che ha proposto è infatti stata un simpatico stufato di cervo alla birra scura e funghi* (sì, mi considero una donna fortunata, in effetti), ed è uscita una cosa assolutamente superlativa. Sì ok, ora basta con questi complimenti o si gonfia a pressione.

Ammetto che da bisbetica quale sono ho sollevato perplessità sul cucinare la carne in una lattina di Guinness, io, quella che il vino è un esempio di civiltà romana che voi baVbaVi neanche vi sognate; ma Jansson mi ha (giustamente?) mandata a cagare.

Ma diciamoci la verità, l’opposizione alcolica tra noi terroni e Germaland non è solo quella vino VS birra, è anche sull’uso che si fa di cotante fermentazioni, o più che altro sulla quantità in cui esse vengono ingurgitate…

Prendiamo ad esempio un test situazionale apparentemente banale: è sabato sera, vi infighettate sconfinando nella metrosessualità (maschi), o nel richiamo allo stupro di gruppo (femmine), e uscite con i vostri amici. Bevete per fare i sympa e arrivate al punto di sbavare il kebab che vi siete comprati (anche se non vi ricordate di averlo fatto) davanti a persone appena conosciute, cadendo malamente sul marciapiede reiterate volte e pisciando allegramente a idrante, stile Benigni nel Piccolo Diavolo.

Il giorno dopo aver fatto tutto ciò un italiano medio pensa: “Bene, è giunto il momento di emigrare, ora prendo un bell’atlante astronomico e scelgo un altro sistema solare su cui sbarcare, perché sul mio non ho più nessuna credibilità sociale”.

Il viKi no. Il viKi si è cazzo divertito! Il viKi non vede l’ora di rifarlo.

Il viKi si rifiuterà di bere vino a pranzo per tutta la settimana (perché bere un bicchiere di vino a pranzo è da alcolizzati), per essere poi tutto felice di strisciare tra pozze di vomito e altri escrementi umani il sabato sera.

De gustibus non disputandum est (disse il gatto che si leccava il c***, come aggiunse Confucio)…

Tra l’altro, Tacito li aveva inquadrati nel suo De origine et situ Germanorum: verso il 100 d.C. infatti i Germa bevevano già un casino. Andavano matti per una sostanza chiamata cervogia, ovvero orzo e avena fermentati (quindi una specie di bisnonna della birra, ma senza luppolo). La cervogia era a basse gradazioni alcoliche rispetto al vino romano, ecco anche perché i Germa ‘tazzavano’ di più (ringrazio per il termine la mia amica milanese Mate).

Antica testimonianza che dimostra l’amore dei Germa verso la cervogia

Tacito allora la pensò bene, e suggerì di presentare l’amico Vino agli amici Germa, di modo che iniziassero a trincare questa bevanda, molto più alcolica di ciò a cui erano abituati, e non rompessero troppo le balle all’Impero perché troppo sbronzi per farlo.

Insomma, la stessa brillante idea che hanno avuto i coloni nei riguardi dei nativi americani: tu dare me terra, io dare te whiskey e poi tu andare a cagare in riserva. E ciao ciao Indiani d’America.

Ecco, Tacito però non aveva capito con chi aveva a che fare… Nel senso, questi non si fermano davanti a niente, sono capaci di mettere il ketchup negli spaghetti, di indossare le ciabatte con i calzini sotto, e di mangiare aringhe decomposte da mesi! Non poteva andarti bene, cara Urbe, e i Germa ti hanno fatto il chiulo. Bisogna saper ammettere quando si è inferiori.

Comunque sia, tralasciando gli aneddoti storici, la birra scura nello stufato è stata una rivelazione. La carne resta morbida e succosa e il sugo viene bello densino e corposo, e non sa di birra per niente. Io penso che sia stato davvero il miglior spezzatino che abbia mai mangiato, e anche i nostri ospiti a cena lo hanno spazzolato (con somma soddisfazione di Sua Biondezza).

Il procedimento è abbastanza semplice ma anche piuttosto lungo. Insomma, non è un piatto che si improvvisa.

Innanzitutto bisogna trovare il cervo, cosa che io ho fatto nei banchi dei surgelati della mia musa ispiratrice Ipercoop (era una carne buonissima, comunque). E poi bisogna lasciarla stufare per diverse ore, e lasciarla riposare una notte, quindi armatevi di pazienza, tenendo presente che sarete ben ricompensati.

Se proprio uno vuol fare lo svedese, la birra migliore da usare sarebbe la Stormaktsporter del birrificio Närke Kulturbryggeri di Örebro, un’Imperial Stout che si è presa il massimo del punteggio su http://www.ratebeer.com. Due degli slogan di questo birrificio sono “Öl är konst!” (Birra è arte) e “Öl är politik!” (Birra è politica): contro l’omologazione dell’industria delle birre, questo rivoluzionario e sovversivo birrificio si è schierato contro lo sfruttamento capitalistico del sistema, specializzandosi in una produzione artigianale di qualità per ritrovare il gusto autentico della birra. Dei socialisti etilici, insomma. Però questa birra al supermercato è molto più difficile da trovare del cervo, e la Guinness andava benissimo. Basta comunque che sia una porter/stout.

Sempre per essere veri svedesi, ricordatevi di servire il piatto con purè e marmellata di mirtilli rossi (o lingon), questi sì da prendere all’Ikea, perché pare che fuori dall’Ikea non si trovino. Una volta, in mancanza di meglio, ho usato la marmellata di visciole, che sono una specie di ciliegie più acide e amare, e il sapore era simile, quindi va bene anche quella.

Io ho usato lingon al whiskey, che sta particolarmente bene con la cacciagione, ma tanto in Italia non si trova, quindi ve lo dico solo a mo’ di “Haaa-haaa” alla Nelson dei Simpson.

INGREDIENTI PER 4 PERSONE

  • 500 gr. di bocconcini di cervo
  • una cipolla
  • mezza carota
  • un sedano
  • 8 bacche di ginepro
  • qualche cucchiaio d’olio
  • cuore di brodo (Knorr) di manzo
  • 40 gr. di funghi secchi
  • 90 gr. di burro
  • 33 cl di birra porter/stout
  • prezzemolo
  • un cucchiaio di farina
  • sale
  • pepe nero

PREPARAZIONE

Mettere i funghi secchi in una bacinella con dell’acqua (dovranno stare in ammollo per circa 40 minuti).

Soffriggere in 30 gr. di burro e qualche cucchiaio d’olio la cipolla, il sedano e la carota in una pentola capiente.

A parte salare e pepare la carne e poi scottarla in altri 30 gr. di burro a fiamma alta. Non soffriggere tutta la carne allo stesso tempo, altrimenti il liquido che la carne rilascia farà ‘bollire’ la carne, che invece deve rigorosamente scottare per prendere colore (no colore, no sapore).

Aggiungere la carne al soffritto e versare la birra lentamente.

Mentre la birra evapora preparare mezzo litro di brodo di carne con il cuore di brodo e aggiungere allo stufato.

Triturare le bacche di ginepro (preferibilmente in un mortaio) e aggiungerle insieme a sale e pepe.

In un’altra padella ancora, passare nei restanti 30 gr. di burro i funghi ammollati e salarli. Poi aggiungerli allo spezzatino insieme a una parte dell’acqua dove erano stati fatti precedentemente ammollare.

Cuocere per circa due/tre ore a fuoco basso (controllate: la carne deve essere morbida, però se ci sta troppo si sfa, calcolate che la carne di cervo è più morbida di quella di manzo, per cui deve stare un po’ meno), coprire e lasciar riposare una notte.

Il giorno dopo, aggiungere un cucchiaio di farina per far addensare il tutto e cuocere per altri 30/40 minuti a fuoco basso.

Spolverare con prezzemolo tritato.

Hjortgryta med svamp pronto!

Buon appetito!

I.

*Hjort (cervo) gryta (stufato) med (con) svamp (fungo).

Bersi una blåbärssoppa dopo aver fatto la Vasaloppet: oh yes, very very viking.

Orbene, siamo alla prima ricetta vegana del blog, e ciò grazie al contributo di un amico che mi ha fatto notare che non ci avevo ancora pensato. Ora c’è. Tiè.

Per rimanere in tema di consigli di amici, la BEA (tu non te la caverai con l’anonimato) ha osato dirmi che le mie foto fanno cagare…

Innanzitutto ha ragione, però ho non una, non due, ma trèèè scuse:

1) questione di struttura: non ho una macchina fotografica at the moment, e le foto che faccio sono fatte con il mio telefono antidiluviano.

2) questione di sovrastruttura: non ho una baita di legno piena di servizi di piatti strafighi, né un balcone con vista su campagne lussureggianti, come la maggior parte dei foodblogger ha. Vivo in una casa di studenti la cui padrona di casa non vuole verniciare i muri, e dal mio balcone si apre uno squarcio di Germania dell’Est, come dimostro con un’altra foto mediocre. E’ anche difficile fare belle foto in queste circostanze…

Il panorama sovietico che si può ammirare dal mio balcone

3) questione di formazione: purtroppo non ho passato la fase ‘fotografia’. Intendiamoci… di fasi intellettualoidi, sinistroidi, anarcoidi, e tutti gli -oidi che vi vengono in mente, ne ho passate parecchie: abbonamento al manifesto, fare le sciarpe ai ferri, dipingere quadri astratti, fare un corso di francese, comprarmi una kefiah, etc. Ma la fase classica del sono-una-ragazza-affascinante-quindi-mi-compro-una reflex-per-fotografare-in-diagonale-i-marciapiedi-per-mostrare-il-mio-animo-sensibile, mi manca. Ergo non ho idea di come cazzo si faccia una bella foto. Ognuno ha le sue croci.

A parte le premesse doverose, garantisco che d’ora in avanti proverò a fare foto migliori, infatti mi sono impegnata per questa ricetta e ho deciso di cucinarla a casa dei miei, che possiedono un romantico giardinetto, per fare le foto lì. Cari amici, la foto di un bicchiere tra le piante è segno della mia maturazione artistica. Sì.

Ohhhh, mi sono levata un peso.

Ora posso passare a parlare dell’argomento di oggi, ovvero la Vasaloppet.

La Vasaloppet è una maratona sciistica di ben 90 km che si tiene nel marzo di ogni anno tra Sälen e Mora, due cittadine della Dalecarlia (o Dalarna, la regione più svedese della Svezia, che ci ha regalato il cavallino rosso, un sacco di cantanti folk e di gruppi heavy metal). Wikipedia mi informa che è la più vecchia, la più lunga e la più grande gara di sci di fondo del mondo, quindi buon per loro.

Vasaloppet

La Vasaloppet è nata nel 1922, 402 anni dopo che il re Gustavo Vasa aveva fatto lo stesso tragitto cercando di scappare dai danesi cattivi. Praticamente il re danese Cristiano III, che governava all’epoca anche la Svezia, era stanco degli svedesi che rompevano (già allora) con nazionalismi e snobismi vari, per cui disse così: “Allora cari i miei svedesini, facciamo pace e vi offro una cena da me, così la smettiamo con tutte queste storie, ok?”. Gli svedesi, che a quanto pare non brillavano per acume, ci andarono; Cristiano allora li chiuse dentro il castello e per tre giorni massacrò i lamentosi nobili svedesi, compiendo quello che è conosciuto come il bagno di sangue di Stoccolma.

Il nostro Gustavo vide la mala parata e fece come il Leone Svicolone, fuggendo per la Dalecarlia. Andò a Mora e cercò di convincere i cittadini a rivoltarsi. I cittadini però in quel preciso momento non ne avevano molta voglia, e Gustavo allora se ne andò cercando di raggiungere la Norvegia. Giunto a Sälen però venne raggiunto dai cittadini di Mora di cui sopra, che avevano cambiato idea e ora volevano ribellarsi, a patto che Gustavo guidasse la rivolta, cosa che in effetti fece. Poi diventò re, la Svezia indipendente, e buona camicia a tutti.

Il Vasaloppet celebra appunto questo percorso, per commemorare l’indipendenza della Svezia e il re Vasa (per intenderci, lo stesso che ha dato il nome sia alla nave affondata circa dieci secondi dopo essere stata varata, sia ai crackers fatti di compensato e calcinacci).

Questa gara sciistica fa parte di una combinazione di gare a giro per la Svezia, la partecipazione alle quali permette di ottenere il titolo “en svensk klassiker“, ovvero “un classico svedese”… Me cojoni! Per diplomarsi da classico svedese oltre ai 90 km di sci di fondo, devi anche andare in bici per 300 km, nuotare per 3 km  e correre per 30 km. Io preferisco fare un altro svensk klassiker, mangiando carne di porco e bevendo birra. Mica scema.

E comunque, tutta questa storiellina per arrivare a dire che dopo questi 90 km, per rifocillare i poveri biondoni infreddoliti e stanchi, viene tradizionalmente servita la nostra blåbärssoppa calda, ovvero una zuppa di mirtillo che può essere servita calda bollente o fresca gelata.

Si può bere d’inverno per riscaldarsi e d’estate per rinfrescarsi, e può anche essere servita così com’è come dessert leggero, oppure bella calda su una torta di mele o sul gelato per un dessert maialoso, a voi la scelta. Secondo me per esaltare la freschezza della frutta si possono anche aggiungere delle foglie di menta, la ricetta originale non lo prevede però.

E’ davvero semplice da preparare, l’unica cosa è che i mirtilli che si trovano qui (almeno all’Ipercoop di Livorno) sono belli grandi e blu ma sanno di poco… La cosa migliore sarebbe prendere i mirtilli piccoli, oppure magari invece che con la frutta, farla con il succo di mirtillo, quello al 100% senza zucchero che lascia tutti i denti neri. La prossima volta userò quello.

I mirtilli comunque fanno bene all’occhi (dice mio padre), combattono i disagi gastrointestinali e sono ricchi di energia. Se di energia poi ne volete à gogo, potete fare il blåbärsshot, ovvero 50% blåbärssoppa, 50% vodka e sopra panna montata, e vai che si vola.

Le dosi che vi do sono quelle che ho usato io. A me è venuta molto densa, assaggiatela e se non vi convince aggiungete succo di mela per diluirla. Se invece la volete più densa aggiungete la fecola.

INGREDIENTI PER UNA DECINA DI BICCHIERI:

  • 625 gr. di mirtilli
  • 600 ml d’acqua
  • 2 cucchiai di zucchero (preferibilmente di canna)
  • 2 cucchiai di fecola di patate
  • 2 tazzine da caffè di succo di mela
  • granella di nocciola per guarnire

PREPARAZIONE

Lavare i mirtilli e metterli in una pentola, aggiungere acqua, zucchero e succo di mela, e cuocere a fuoco basso per un bel po’, finché i mirtilli si sono ammorbiditi.

A parte mescolare la fecola di patate con una tazzina d’acqua e aggiungerla ai mirtilli in cottura.

Con un frullino a immersione frullare tutto e aggiustare la consistenza a piacimento.

Servire calda o fredda e aggiungere sopra una spolveratina di granella di nocciola.

Blåbärssoppa pronta

Buon appetito!

I.

I piccoli piaceri della vita: colazione al Pressbyrån con caffè e kanelbullar.

Se vi capiterà di camminare per le strade di qualunque città svedese, vi troverete ad incrociare almeno un migliaio di volte un Pressbyrån. Il Pressbyrån è una specie di tabacchino però più grande, dove non si comprano solo sigarette, ma in generale i generi che lo svedese medio ritiene di prima necessità, tra cui:

1) giornali = gli svedesi leggono un casino, dovunque e in qualunque condizione hanno sempre un libro o un giornale in mano, cosa che me li rende alquanto simpatici

2) banane = non ho una spiegazione soddisfacente per questo curioso fenomeno, ma ho notato che è molto frequente vedere gente che mangia banane per strada dopo averle estratte da un oggetto creato all’uopo, il portabanane, un coso imbarazzante a forma di vibratore che ho regalato per Natale a un sacco di gente (tra cui mia madre, che lo nasconde quando ha ospiti perché, cito, “si vergogna”)

3) caramelle = o godis. La Svezia è il paese che consuma più caramelle al mondo: 17 KG L’ANNO A PERSONA (questo vuol dire compresi neonati, vecchi, malati, etc.)! Il 25% dello zucchero assunto da uno svedese medio proviene dalle caramelle, e i kg di zucchero consumati procapite all’anno in Svezia sono 50, ovvero 3 volte la quantità raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Mi chiedo quanto sia alta la percentuale di dentisti in Svezia. Se ce ne sono pochi vi consiglio un mestiere sicuro

4) hot dog = occhio alle foto del Pressbyrån che ingannano, sono grandi più o meno come un cucchiaino

4) caffè con dolcetto = dove il caffè è il mitico caffè spiscioso nordico, al quale ormai sono ahimé assuefatta, e dolcetto sta per “dolcetto”. La combo costa 20 corone (come si vede nel cerchiettino rosso fatto modestamente da ego, mei, mihi, me, me) ovvero circa 2,25€.

Pressbyrån in tutto il suo splendore (nel cerchietto rosso la combo kaffe+dolcetto)

Per prendere il caffè con il dolcetto dovrete necessariamente avere un incontro ravvicinato del terzo tipo con un macchinario enorme che ricorda i computer di Star Trek, e fare anche tutto da soli e velocemente, oltretutto, perché dietro di voi si sarà già formata una fila di biondi impazienti che sbufferanno e vi guarderanno male.

La macchina infernale per il caffè

Innanzitutto, occhio alla tazza di carta: dovete prenderne soltanto una facendo attenzione a non sfilarne un centinaio che schizzeranno tipo proiettili sulla suddetta fila di biondi, e vi assicuro che non è cosa facile (storie di vita vissuta).

Una volta preso il caffè, se volete metterci un pochino di latte, troverete accanto a voi un banco frigo (anche questo si vede nella foto) dove sono in vendita latte, yogurt, succhi di frutta, bibite, etc., e in cui se fate attenzione noterete un cartone di latte già aperto. Io le prime volte mi scandalizzavo pensando “ma guarda te la gente che ruba sorsi di latte, che oVVoVe!”, poi ho capito che è per metterlo nel caffè (eh sì, è difficile essere me).

Per quanto riguarda il dolcetto avete diverse scelte: 1) brioscina burrosissima, penso il miglior cornetto del mondo, però attenti a mangiarlo tenendolo per metà dentro il sacchetto di carta perché fa un casino di briciole, e voi non volete fare i soliti italiani e sporcare il biondomondo, vero? 2) brioscina burrosissima con upgrade di chicchi di cioccolato, io preferisco la versione solo burro, però anche quella cioccolatosa non è male 3) soltanto a Natale ci saranno i lussekatter ovvero dolcetti natalizi allo zafferano, buonissimi 3) KANELBULLAR, le mitiche, le uniche, girelle alla cannella (kanel “cannella” + bulle “dolcetto arrotondato”).

Scegliete il dolcetto che preferite e infilatelo nel sacchettino che troverete davanti a voi. Ci sono delle apposite pinze per prendere i dolcetti, che gli svedesi del resto non usano mai perché adorano toccare tutto con le manacce sudicie, ma io la uso sempre perché sono una signora (e anche perché così finalmente posso dire un “che oVVoVe” con Vagione, cVibbio!).

Tornando alla nostra ricetta, i kanelbullar sono uno dei dolcetti più orgasmici che la cucina svedese propone. Anzi, no: cazzata. I dolci svedesi sono tutti egualmente orgasmici. Però questi hanno la cannella, per cui sono perfetti con un teino nei pomeriggi di inverno, o la mattina appena svegli per dare una botta di glicemia all’organismo e iniziare la giornata con il sorrisone.

Mentre cuociono nel forno profumano tutta la casa di cose buone, di cannella, di cardamomo… così chi vi viene a trovare viene invaso da immagini dolcissime di nonne ciccione e sorridenti con le mani sporche di farina; e si possono benissimo pucciare nel latte a colazione finché non diventano belli gocciolosi (come il pandoro la mattina del 27 dicembre, quando si è indurito un pochino: chi non lo ha mai provato è uno sfigato).

Altra cosa fantastica dei kanelbullar, meno sognante e più pratica: si possono surgelare. Anzi, in Svezia li vendono anche al supermercato già belli e surgelati, così la domenica che avete tempo vi svegliate belli tranquilli, li schiaffate nel microonde, e alé.

Sono anche molto semplici da preparare, il che non guasta.

INGREDIENTI PER 15 KANELBULLAR

Per la pasta:

  • 25 gr. di lievito di birra
  • 75 gr. di burro
  • 250 gr. di latte
  • 60 gr. di zucchero
  • 1 pizzico di sale
  • un cucchiaino di cardamomo
  • 420 gr. di farina

Per il ripieno:

  • 50 gr. di burro
  • 60 gr. di zucchero
  • un cucchiaio di cannella

Per guarnire:

  • un uovo
  • 40 gr. di granella di zucchero

PREPARAZIONE:

Pasta lievitata

Spezzettare il lievito in una ciotola. In un pentolino far sciogliere il burro e aggiungere il latte, fino a far arrivare

il tutto a 37°C (fate sempre la solita prova del ditino).

Versare un pochino nella ciotola con il lievito finché il lievito non si scioglie, poi aggiungere il resto.

Pasta stesa con una boccia di Falanghina accanto per farvi capire le misure

Aggiungere sale, cardamomo e zucchero. Aggiungere la farina piano piano, facendo attenzione a non metterne troppa altrimenti la lievitazione ne risentirà, e lavorare fino ad ottenere un impasto liscio e morbido.

Coprire con un panno, e lasciare riposare per 45 minuti in un luogo fresco e asciutto e lontano dalla luce diretta del sole (ad es. il forno spento). Nel frattempo preparare il ripieno facendo sciogliere il burro in un pentolino e aggiungendo lo zucchero e la cannella.

Rotolo di pasta con ripieno dentro

Passati i 45 minuti lavorare la pasta ancora un po’ per eliminare le bollicine d’aria che si saranno create durante la lievitazione.

Fare un rettangolo con la pasta lungo più o meno mezzo metro e alto più o meno 20 cm. A questo punto spennellare il ripieno sopra il rettangolo e arrotolarlo.

Rondellina tagliata

Tagliare delle rondelle spesse circa un centimetro e mezzo e appoggiarle ben distanziate tra loro su una teglia coperta con carta da forno.

Coprire e far riposare ancora per 30 minuti.

Nel frattempo far riscaldare il forno a 225 gradi.

Passati i 30 minuti sbattere l’uovo e spennellarlo sopra ogni rotolino, e cospargere con la granella di zucchero.

Cuocere nel forno per 10-12 minuti, o comunque finché i kanelbullar non saranno belli dorati.

Kanelbullar pronti!

Buon appetito!

I.