La gräddsås e il magico mondo IKEA

L’IKEA… Cosa sarebbe la Svezia senza l’IKEA?

L’IKEA si presenta tutta bella tranquilla e a tratti paternalisticamente vicina ai clienti (hai ricordato di controllare dove hai parcheggiato la macchina? Ricontrolla o te lo scorderai) nelle periferie di moltissime città italiane. I principi tanto decantati dalla multinazionale giallo blu sono quelli di grande eticità e rispetto dei lavoratori… Ma è davvero così? Non è che ormai MacDonald è diventato nell’immaginario collettivo il paradigma dello sfruttamento folle, mentre IKEA nascondendosi dietro a grandi sviolinate scandinave e legno di betulla fa esattamente le stesse cose ma vantandosi di essere no global friendly?

Ora, io ammetto subito la mia idiosincrasia verso il mondo IKEA: lo stupido letto Fjellse matrimoniale mi si è rotto sotto le chiappe e ciò non ha certo contribuito a farmi amare questa azienda. Prima si sono spaccati due o tre pirulini di legno da incastrare nei buchi (sempre perennemente troppo piccoli), poi si è rotta la stecca al centro della struttura letto, provocando la caduta a domino di doghina per doghina, e poi gli angoli hanno ceduto.

Poi io sono particolarmente coriacea, e gli ho voluto almeno dare una seconda chance, ma sono stata doppiamente frustrata nelle mie aspettative: sono andata tutta bella sorridente (perché in fondo sono svedesi, e ci fidiamo sempre di più, no?) convinta di poter cambiare solo la stecca rotta, ma mi hanno informato che i pezzi non vengono sostituiti, l’unica cosa che si può fare è aspettare che a qualche altro povero stronzo si rompa un letto Fjellse uguale al nostro e sperare che si sia rotto in un altro punto, così IKEA ci farà gentilmente da tramite per lo scambio di pezzi, offrendoci persino di portarceli a casa per la modica cifra di 80 euro (esattamente la cifra che ho invece usato per comprarmi il letto nuovo di Mondo Convenienza).

Bene, grazie a ‘sta minchia, IKEA.

Comunque a parte il fatto che il mio letto è caduto a pezzi, ho molti motivi per avere IKEA sulle balle, ad esempio ideologici: Ingvar Kamprad, aka il signor IKEA, è stato membro del movimento antisemita, nazista, supernazionalista, fascista, Nysvenska Rörelsen, che sostiene in poche parole tutte le puttanate caldeggiate dalle altre centinaia di gruppi associazioni e partiti nazisti in Svezia, e cioè culto del capo, superiorità della razza viKi, negri = merda, mondo brutto ma menomale che la Svezia c’è, etc.

Kamprad visto dai suoi detrattori

Oltre alle idee politiche del fondatore, che alla fine possono interessare poco se avete semplicemente bisogno di un divano, IKEA non ha però una grande reputazione nemmeno per come tratta i lavoratori, al pari di tutti gli altri colossi industriali (ma anche i piccini non scherzano).

In Francia ad esempio pare che IKEA abbia corrotto vari sbirri francesi per farsi fare un bel dossieraggino per ottenere informazioni sensibili sugli impiegati, allo scopo di tenerli meglio per le palle. Comunque proteste sindacali contro il trattamento che IKEA riserva ai suoi schiavetti, e contro gli stipendi ridicoli con cui poi gli schiavetti pretenderebbero pure di campare, ci sono state un po’ ovunque nel mondo, non solo in Francia ma anche in Canada, in Italia, e soprattutto nei paesi del sudest asiatico, dove nelle fabbriche e nei negozi IKEA vengono fatte lavorare donne con orari massacranti per un paio di noccioline al mese. Senza contare che è recentemente stata aperta anche un’inchiesta sul ricorso massiccio ai lavori forzati di prigionieri politici di Cuba e Germania dell’Est.

Anche nel conflitto israelo-palestinese IKEA c’entra: dalle dichiarazioni di un’inviata della Swedish Radio in Israele, IKEA infatti consegnerebbe i mobili negli insediamenti ILLEGALI israeliani ma non nei territori palestinesi occupati della Cisgiordania. Insomma, in questo caso lontani dal cuore, lontani dagli occhi. Prima hitleriano, ora amicone dello stato ebraico… E’ così strano? Forse che anche Kamprad quando si tratta poi di fare affari non fa più differenza, o no? Pecunia non olet.

Insomma vabbè, abbiamo capito che l’IKEA è un postaccio. E certo, non perché siano particolarmente stronzi, è la dura legge del profitto (parafrasando un mix di MaRx Pezzali) ma perché siamo abituati a vedere il male supremo nelle multinazionali americane, e quando le stesse cose invece ce le propinano dei biondini vestiti da Playmobil ci sembra che vada tutto bene.

Invece no, e sto scoprendo l’acqua calda, me ne rendo conto, ma si tende a dimenticarci di queste cose quando si vede il free-refill del succhino di bacche e le bandierine svedesi dovunque.

C’è ad ogni modo all’IKEA un angolino che mi fa dimenticare ogni mio attivismo politico o velleità umanitarista, e che mi coccola facendomi pensare che sì, anche se il signor IKEA fosse una merda, anche se i letti fossero incollati con lo sputo di una bengalese al nono mese di gravidanza alla sua quattordicesima ora di lavoro consecutiva per un padrone che sogna segretamente grandi falò di zingari, comunisti ed ebrei, ammesso e non concesso tutto questo…

Uno dei vari manifesti del movimento Boycott IKEA

il ristorantino self-service svedese sarebbe comunque un cazzo di grande posto.

E’ chiaro che non è cibo svedese da gourmet, ma a me le polpette IKEA mi piacciono un casino. Non tanto per le polpette in sé e per sé che alla fine uno se le fa in casa più buone e sa di non averci messo carne di topo muschiato, quanto per la salsettina marrone che ti ci rovesciano sopra a litrate, ovvero la gräddsås.

La gräddsås sì che ti fa dimenticare the dark side of the shopping.

E’ pannosa (grädd = panna; sås = salsa), burrosa, grassosa, carnosa, e sta bene su TUTTO. Ovvio che sulle polpette è la morte sua, così come sulle patate lesse. Però secondo me sta bene anche impastrocchiata nel purè, sul pollo arrosto, sul roast-beef, sui würstel, sulle verdure grigliate, sui fagiolini lessi, sul tacchino al curry, sul riso pilaf con l’agnello, sugli hamburger, sui broccoli e sul cavolfiore bolliti… diciamo pure su ogni cosa che non preveda pesce o pasta.

C’è qualcuno che aggiunge la marmellata di lingon (sempre quella dell’IKEA) dentro la gräddsås stessa, ma secondo me è più buona aggiunta dopo. Comunque io vi do la ricetta base della mamma di Jansson, e le ricette di mamma non si criticano mai, quindi se volete metterci anche la marmellata fate vobis, io non l’ho fatto. Una cosa che invece secondo me si può aggiungere senza problemi è la noce moscata che ci sta sempre bene.

La salsa è molto semplice da fare, l’unica cosa è che serve l’estratto di carne che costa abbastanza. Mi raccomando state attenti che non abbia il sale dentro (io una volta ho usato il cuore di brodo Knorr e ho fatto un casino assurdo perché mi è venuta salatissima), comunque l’estratto di carne si trova al Pam. Se proprio non lo trovate usate pure il cuore di brodo ma aggiungetene pochino alla volta, assaggiate costantemente, eliminate la salsa di soia e non salate nemmeno per scherzo.

La mia parte preferita di quando preparo la gräddsås è poi ripassare con il ditino il fondo della pentola nei punti dove la salsina è più densa e vagamente sbruciacchiata. Un gesto di una sensualità prorompente che vi farà apprezzare da tutti. Vi consiglio di farlo al primo appuntamento con un tipo/tipa che vi piace molto, ma facendo molta attenzione a corredare il ciucciamento del dito con un bello schioccone godurioso. Esprit de finesse.

INGREDIENTI PER 3/4 PERSONE:

  • 4 cucchiai di farina
  • 50 gr. di burro
  • 4 cucchiai di estratto di carne
  • 1 cucchiaio di salsa di soia
  • 500 ml di panna fresca
  • sale e pepe q.b.
  • (eventuale latte se volete una salsa più liquida)

PREPARAZIONE:

Sciogliere il burro a fiamma bassa e aggiungere la farina. Mescolare bene in modo da togliere i grumi e aggiungere la panna, l’estratto di carne e la salsa di soia. Continuare a cuocere a fiamma bassissima e aggiustare di sale e di pepe a seconda del gusto. Potete variare la consistenza della salsa aggiungendo più farina per una salsa più densa, o latte per una salsa più liquida. Esprit de finesse.

Gräddsås pronta!

Buon appetito!

I.

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  1. Urca! Dopo questo articolo non ho potuto fare a meno di dare alle fiamme la mia adorata poltrona Poäng! E dire che ci stavo così bene…
    Meno male che mi hai sdoganato le polpette, la scarpetta digitale, e soprattutto lo schiocco finale. Grazie!!

  2. Ahah! La poltrona Pyongyang!! Hai ragione, è effettivamente comoda…
    Ma guarda, anche a me piaceva IKEA un tempo… è colpa del Fjellse-letto-di-Satana che il mio odio si è sviluppato.
    Piaciuta l’idea dello schiocco libero? Dovremmo batterci per renderlo accettabile socialmente… join the movement.

    • A parte la mitica poltrona, sulla quale ho fatto delle penniche da favola, a me Ikea si è insinuata su per la braga quando, ogni volta che squillava il telefono, la libreria si metteva a oscillare e i libri cadevano giù.
      Per lo schiocco libero, contami.
      E altrettanto per quello strano risucchio che fanno gli svedesi. Fossi in te, gli dedicherei un articolo…

    • Mah, io l’ho trovato una volta all’Esselunga… Era tipo una specie di gelatina di brodo ma senza sale. Comunque se non usi sale in niente di quello che cucini e assaggi costantemente la salsa, il cuore di brodo è perfetto.

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