Scampi col cappellino e kräftskiva, ovvero koka kräftor e strane usanze

Agosto volge al termine, e io non vi ho ancora detto nulla del Kräftskiva, la festa dell’Austropotamobius pallipes, per gli amici “gambero di fiume“. E ciò è molto male, perché ad agosto in Svezia VIGE il Kräftskiva.

Dunque, il Kräftskiva è una bizzarra usanza di fine agosto che vuole festeggiare la fine dell’estate. In pratica si mangiano chilate di crostacei (questo perché fino a poco tempo fa, ovvero il 1994, la pesca di queste simpatiche bestiole non poteva essere fatta prima del primo mercoledì di agosto), si beve come dannati (originali i viKi, vero?) e si cantano simpatiche canzoncine tra un’alzata di gomito e l’altra, tutto ciò con un imbarazzante cappellino in testa. Prima che me lo chiediate, sì… ho tragicamente partecipato anche a questa festa. Se ci tenete a perdere la dignità, frequentate la Svezia per qualche anno e raccontatemelo.

Occidente scampi VS oriente insettacci

Dai miei post avrete già capito come la Svezia sia il paese dei dibattiti inutili e c’è ovviamente anche un dibattito sui crostacei da sbranare per il Kräftskiva. Mentre la East Coast si nutre dei summenzionati kräftor, la West Coast predilige invece gli havskräftor, ovvero i Nephrops norvegicus, convenzionalmente detti “scampi“. Pare infatti che gli abitanti della costa occidentale considerino i gamberi di fiume insettacci brutti che nessun essere sano di mente si mangerebbe mai.

Io in Svezia ho mangato gli insettacci, che sono fenomenali, a onor del vero. Però per la ricetta di oggi ho usato gli scampi, perché sono livornese, quindi di una costa occidentale anche io, e per quanto mi sia impegnata tanto nel cercare gli stupidi gamberi di fiume non li ho trovati. Neanche surgelati. Neanche all’Ipercoop. Neanche a un fornitissimo negozietto di pesci e crostacei surgelati chiamato Antartica, quindi non dite che non ci ho provato.

Vorrà dire che per una volta invece di fare gli snob stoccolmesi, farete i cool göteborghesi.

Ora, in teoria non sono gli scampi ad avere il cappellino… ma c’entra sempre la mia stolta genitrice nelle facezie di bassa lega che vi racconto… Dunque, immaginate me, visibilmente sbronza, con un cappellino idiota in testa e una chela in bocca. Ad un certo punto mi arriva un messaggio della suddetta stolta con su scritto “Cosa fai di bello?”, al quale rispondo “Sono ad un’imbarazzante festa tipica svedese dove devi mangiare degli scampi con un cappellino in testa”… L’astuta risposta è stata: “Hai messo il cappellino agli scampi?!“… Ecco, vedete il disagio? Lo percepite? E poi la sbronza ero io…

Ma vabbè, andiamo avanti.

La festa alla quale ho partecipato si è svolta così: entro in casa e mi tolgo le scarpe, perché così usa in Svezia (e io che ho solo calzini imbarazzanti con fiorellini, cuoricini, faccine di Winnie the Pooh e cose del genere, ho avuto i miei brutti momenti, prima di capire che in Scandinavia si deve pensare anche all’abbinamento calzino-resto dell’outfit), e mi presento agli invitati in modo molto composto…

Questo è importante: scordatevi la spontaneità delle feste terroniche, dove conosci a caso, parli a caso, ti presenti come cazzo capita, etc. nei paesi che annuiscono con “Ja” di solito la spontaneità non usa, e appena entri a una festa, sono obbligatorie strette di mano imbarazzanti tra gente in calzini, e conseguentemente 400 nomi che ti vengono sparati uno di seguito all’altro, e che per forza di cose sei destinato a dimenticarti.

Dopo questi abbozzi di socialità stramba, mi siedo a tavola dove il padrone di casa ha preventivamente messo: piatto, posate (ovvero ottomila attrezzini cava-polpa-da-chele-di-scampo CADAUNO), bicchierini per acquavite, cappellino ripiegato sotto il piatto, e foglietto con i testi delle canzoni da cantare da sbronzi (snapsvisa = “canzone da cantare mentre ci si sbronza con shot di acquavite”, lingua sintetica, nevvero?). Ora leggete tutto pensando alla voce di Fantozzi che descrive l’attrezzatura da sci… ci sta bene, vero?

Bene… la tradizione vuole che per ogni scampo che ti mangi, butti giù un bicchiere di acquavite (o snaps)… Ragazzi io ho disertato. Sentite, sono una che le tradizioni (altrui, va precisato) le rispetta perché ci si diverte, ma quando è troppo è troppo.

Oltre a ciò si servono varie salsettone grassone, birra a fiumi, patate bollite, pane di segale croccante imburrato (su cui un giorno se ho voglia farò un post a parte), formaggi vari, roba con funghi e poi eventualmente dolce.

Mentre ero lì che dovevo ancora capire come usare gli ottomila attrezzini, per giunta con l’handicap di doverlo capire mantenendo un certo grado di decoro pur indossando dei calzini con delle mucchine sopra e un cappellino con su scritto “Buon Kräftskiva!”, uno dei biondi di cui mi ero scordata il nome un nanosecondo dopo averlo sentito (biondo che oltretutto indossava anche un papillon, perché in Svezia usano ancora, e gli aitanti viKi si sentono persino fighi a indossare i papillon) fa un cenno alla padrona di casa e propone una canzone della lista.

Ecco… la tavolata ha discusso per un po’ su come fosse la musica, i tempi, le battute, e ha intonato una canzone che diceva sostanzialmente: “La Scania è una regione del cazzo, brutti terroni, andate alla Danimarca perché noi non vi vogliamo, fate schifo e puzzate anche un po’”. Poi c’è stato un “EEEEH” finale, e poi alè, shot di acquavite.

Io ora non so se potrei pubblicare qui questo video, perché di diritti, privacy, copyright e puttanate varie non me ne intendo (però presumo che se ti sei fatto pubblicare -o peggio, ti sei pubblicato da solo- su youtube, tu sia cretino abbastanza da poter essere deriso)… ma facendo una ricerchina veloce ho trovato un video che fa al caso mio e che vi posto qui sotto. Se qualcuno di questi imbarazzanti viKi dovesse sentirsi offeso (e nel qual caso o tu, caro viKi ritratto nel video, sì, faresti bene a sentirti offeso perché io TI STO offendendo), provvederò a togliere il video dal blog. In caso contrario è un semplice studio sociologico di un popolo che sì, avrà un notevole welfare state, avrà il free refill al Mac Donald, avrà un sacco di biblioteche, ma che qui mostra uno squarcio di maestosa inferiorità.

Preciso comunque che gli avvinazzati del video non cantano niente contro la Scania, Helan Går è solo una stupida canzoncina di poco senso compiuto.

Ecco, rimembrate Shining? Quando Jack Torrance prende a asciate la porta e fa “Sono il lupo cattivo!”… ecco, io avevo la faccia di Wendy. Esattamente lo stesso cazzo di faccia. E mentre inorridivo… AVEVO UN CAPPELLINO IN TESTA!! No, cioè, se siete depressi e credete di aver toccato il fondo, credo che un Kräftskiva nella vostra vita potrebbe essere terapeutico.

E comunque, cantare canzoni viKi-leghiste ad una festa, come la vedete? Non lo so, non riesco a immaginarmi la festa del Cacciucco e i commensali tutti precisini col testo davanti che intonano una canzone intitolata “Pisa merda”… e cribbio, se non succede a Livorno, mi sembra davvero strano che succeda da altre parti del mondo! Forse a casa di Calderoli magari alle feste cantano “Brùsa i terùn“, ma allora mi chiedo… in Scania cosa cavolo canteranno? Bo, forse per far tornare tutto canteranno canzoni che inneggino al bruciare Calderoli… E se è così hanno tutta la mia stima. Ma sto vaneggiando… questi ricordi alterano il mio equilibrio psichico, ammesso che ne abbia mai avuto uno.

Ecco, avevo rimosso, e ora raccontarvi tutto è stato davvero un brutto trip.

Per cui passo subito a spiegarvi il piatto, che, se avete letto il titolo, avete capito essere gli scampi bolliti.

La ricetta che ho trovato inizia con questa epigrafica sentenza (ehm ehm, mi schiarisco la voce per il momento solenne): Att koka kräftor är en konst = “Bollire scampi è un’arte“…

Ecco maaaa, deve essere per questo che Michelangelo era aretino e non svedese, che dici?

Tutto questo cinema serve a questa ricetta per illuminare il cuoco con qualche trucchetto essenziale come: 1) l’aneto deve essere “aneto a corona” (il famoso aneto a corona! Ah, la tauromachia!) perché più aromatico di quello che “a corona” non è; 2) si devono bollire gli scampi prima in acqua e basta per un paio di minuti, e poi nell’acqua con i vari aromi, così diventano più compatti; 3) buttare nell’acqua prima gli scampi più grandi e poi quelli più piccoli... per questo ultimo consiglio, dato il suo irritante pleonasmo, devono aver chiesto a mia madre, ne sono sicura.

INGREDIENTI PER 2/3 PERSONE:

  • 1 kg. di scampi o gamberi di fiume
  • 6 l. d’acqua
  • 66 cl. di birra analcolica
  • 100 gr. di sale grosso
  • 4 zollette di zucchero
  • 6-7 mazzetti di aneto

PREPARAZIONE:

Bollire 3 l. d’acqua in una pentola grande. In un’altra pentola bollire gli altri 3 l. d’acqua, la birra, il sale, lo zucchero e l’aneto.

Sciacquare gli scampi in acqua fredda e metterli a bollire nella pentola con solo acqua per due minuti. Scolarli e farli bollire nell’altra pentola per 8-10 minuti.

Farli raffreddare dentro la pentola e servire appena tiepidi.

Koka kräftor pronti!

Buon appetito!

I.

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Faccio l’accento svedese? Errori di pronuncia, culto del sole e vaniljsås…

Mia mamma mi ha detto diverse volte (perché è anziana e ripete le cose in loop) di una pubblicità, che passavano nella sua epoca antidiluviana, di un viKingone biondo nudo dentro una tinozza su uno sfondo bucolico che diceva la seguente frase: “Mai proFata la primaFera in ScanTinaFia? PROFA!“.

Ora, non so cosa esattamente pubblicizzasse, forse turismo sessuale, però mi ha colpito il fatto che l’accento riprodotto fosse tendenzialmente tedesco… Come il discorso di insediamento di Razzinghe’, il ‘”Zemplice umile laForatore nella Figna di Zignore”.

Ho notato che l’accento svedese ha sempre attirato questo misunderstanding, ovvero l’idea che la lingua svedese fosse più o meno come il crucchese. Arrivano puntuali, sono alti e biondi e rispondono “Ja” per dire sì, stessa roba.

Niente di più sbagliato.

L’accento svedese è diverso. E’ musicale, dolce, piacevole a sentirsi. Con questo non voglio dire che l’accento tedesco non lo sia…

Anzi, sì cazzo, voglio dire proprio questo! Il tedesco non è musicale per niente. E’ bello, è pulito, è nitido e scandito, ma dai, solo Mozart ha potuto rendere il tedesco armonioso. Dopo di lui non ce l’ha fatta nessun altro, forse solo Nena con 99 Luftballons e la mia ex coinquilina bavarese Lina, la ragazza più dolce del pianeta.

Comunque sia, ascoltando le recenti pubblicità radiofoniche dell’IKEA ho notato che l’accento usato è sorprendentemente svedesissimo, stoccolmese per l’esattezza, ovvero pieno di r mosce e di iiiiii strettissime, snob quant’altri mai.

Questo vuol dire che la conoscenza dell’italiano medio verso la lingua svedese ha comunque subito un upgrade. Insomma, dai tempi di Fantozzi che faceva l’accento svedese ne è passata di alce sotto i ponti.

Comunque, a parte l’accento e il biondo nudo nella tinozza, la primaFera in ScanTinaFia è davvero bella, forse il periodo migliore per andare in Svezia, perché è tutto pieno di fiori, i prati sono verdi, ed è bellissimo vedere l’entusiasmo dei viKi che appena vengono colpiti dai deboli fotonucci di un nordico sole d’aprile non capiscono più un cazzo.

E’ come se ci fosse ancora il culto egizio del Sole: si denudano, vanno a giro con dei pantaloncini improbabili, ignorando la cellulite provocata dai chili di burro che ingurgitano e il buon gusto, e si mettono a prendere il sole così, in piedi, seduti, sdraiati, dove capita, come i rettili. Sono adorabili. E poi tornano a casa con il naso rossissimo e non si capisce se è perché sono sbronzi (opzione molto probabile) o se si sono bruciati per 10 minuti di sole pur avendo usato la cremina a protezione 97, che teneri.

Kungsträdgården, parchetto nel centro di Stoccolma dove i viKi sono soliti fare i girasoli

La primavera nordica è bella anche per tutti i dolci che comporta… E per la frutta di stagione, anche se comunque, essendo una nazione che tendenzialmente importa frutta, per ovvie ragioni climatiche, la frutta primaverile la trovate più o meno sempre, non solo a primavera.

E che cosa c’è di più bello che rendere le cose salubri immondamente grasse? Voglio dire, se Adamo ed Eva furono cacciati dal paradiso per una pidocchiosissima mela è perché avevano intuito le potenzialità di quell’insulso frutto. Quale divinità sana di mente si incazzerebbe così tanto per una mela? Doveva esserci qualcosa sotto.

E comunque, se proprio dobbiamo spaccare il capello in quattro e affrontare un dibattito teologico, se il padre eterno non avesse voluto che i due umani toccassero il frutto proibito, poteva anche fare a meno di dire loro: “Toccate tutto tranne questo”. Nel senso, in un posto dove c’è TUTTO, dove stai da dio (giustappunto) e non soffri mai, cosa te ne frega di rovinarti la vita per una mela? Certo è che se ti dicono che puoi fare tutto tranne quella cosa minimale, parliamoci chiaro, non ti viene subito la voglia di fare proprio quello? Si chiama sfidare i limiti intellettuali che ti vengono imposti, domandandosi un banale: “E se invece lo facessi lo stesso?”, chiunque di voi sia mai stato adolescente mi capirà.

Quanto vi piacerebbe averlo per non dover leggere tutta la ricetta, vero? Ma in Italia non si trova, peccato…

Ma a parte i miei prolissi quanto inutili incisi, converrete con me che la vaniglia sulla mela è la morte sua, o no?

Bene, e a questo proposito viene la ricetta di oggi, la vaniljsås (salsa di vaniglia). Una salsa dolce e buonissima che si può versare a litrate su ogni cosa.

Curiosità: in Svezia si trova già pronta, come tutto, del resto, e si chiama Marsán, marchio registrato della ditta Ekströms, fondata a Örebro nel 1848. Bello vero? Quando in tutta l’Europa imperversavano i moti rivoluzionari, in Svezia si pensava a sbafare dolci

BTW, a parte le suddette mele (e tutto ciò che ne consegue: strudel, mele cotte con la cannella, torta di mele, muffin alle mele, etc.), secondo me la vaniljsås sta bene sul gelato alla frutta, sull’ananas, sulle fragole, sulla macedonia, sulla torta della nonna, sulle crostate di frutta e su altri milioni di cose… Lo diceva anche Shakespeare: “Ci sono più dolci in cielo e in terra, Orazio, di quanti ne sogni la tua filosofia“.

INGREDIENTI PER 1/2 LITRO DI SALSA:

  • 1 uovo
  • 35 gr. di zucchero a velo
  • 2 cucchiaini di fecola di patate
  • 3oo ml. di latte intero
  • 1 bacca di vaniglia
  • 300 ml. di panna fresca da montare
  • 1 cucchiaio di zucchero

PREPARAZIONE:

Rompere un uovo in un pentolino e aggiungere lo zucchero a velo. Sbattere l’uovo e lo zucchero con una forchetta e quando non ci sono più grumi aggiungere la fecola di patate e il latte.

Tagliare nel senso della lunghezza la bacca di vaniglia, raccogliere i semini con un cucchiaino e metterli nel pentolino. Mettere anche la bacca e portare a ebollizione a fuoco medio-basso.

Quando la salsa inizia a rapprendersi abbassare il fuoco e mescolare continuamente per evitare che si attacchi sul fondo. Quando inizia a fare le bolle spengere il fuoco e far raffreddare. Togliere la bacca intera.

A parte, montare la panna con lo zucchero.

Quando la crema è a temperatura ambiente aggiungere la panna montata e mescolare delicatamente.

Con questa ricetta la salsa viene discretamente densa, per diluirla aggiungere latte a piacere.

Vaniljsås pronta!

Buon appetito,

I.