La jordgubbstårta e il posto delle fragole iperuraniche

Mi ero ripromessa di aspettare un po’ a cucinare un altro dolce. Giuro.

So che le mie ricette sono sbilanciate, e che magari avrei dovuto fare qualche bevanda o qualche salsa per riequilibrare un po’ la situazione, ma vedete, io ho una convinzione… Fare i dolci è un esercizio filosofico per affinare la nostra capacità di cogliere l’essenza spirituale del Cosmo.

Avete presente Platone e la teoria delle Idee? Ecco, secondo me nell’Iperuranio esistono milioni di dolci perfetti e immutabili, compiuti in se stessi, incorruttibili e in armonia col tutto. E poi invece, nel mondo terreno, ci sono i dolci reali, quelli incarnati in calorie e cristalli di zucchero, che cercano di imitare i dolci ideali ma hanno sempre qualcosa che non va (troppo cotti, troppo poco cotti, troppo dolci, troppo poco dolci, troppo duri, etc.). E attenzione, questo discorso vale solo per i dolci… gli altri piatti possono essere buoni anche nelle loro varianti più o meno casuali. I dolci no. Dei dolci esiste sempre una e una sola variante chimerica assolutamente perfetta.

Gli uomini poi, che conservano dentro se stessi il ricordo del Grande Padre Dolce del mondo delle Idee, provano a creare dolci che riescano ad essere perfetti come lui, senza però riuscirci mai. L’essere umano è stupido, e sa che sarà impossibile creare un dolce che abbia il sapore e l’aspetto di quello che corrisponde alla sua Idea, eppure, nonostante sia a conoscenza della sua limitatezza, ci prova ugualmente, per quell’animo tutto umano che ti spinge a fare stronzate quando sai benissimo che sono stronzate.

Bene, oltre a ciò, all’interno del genere umano c’è un essere ancora più stupido (ehm… io) che si rifiuta di pensare che creare un dolce iperuranico sia impossibile. Anzi, questa gentile pulzella è addirittura convinta che un giorno ci riuscirà. Che creerà un dolce soprasensibile che si discosti dalla sua monca e deludente entità fenomenica. E quindi inforna e sforna a manetta, perché ci si diverte un casino e perché quando le girano le balle vorticosamente, niente la rilassa di più che impastare, imburrare, infornare e respirare l’aria zuccherosa e calda, gonfia di pensieri piacevoli e di dolci aspettative.

Credo di avere perfino sfiorato il successo una volta nella vita (recentemente, oltretutto), ma non era un dolce svedese, era un upgrade della Sachertorte (sì, è possibile aggiornare perfino lei al giorno d’oggi), quindi chevvoodicoaffà?

E insomma, zero voglia di fare delle stupide salse, che mi impazziscono e poi non so dove metterle perché a me le salse mi stanno sul cazzo. Vi beccate il dolce e state zitti.

Oltretutto vi propongo anche una torta che fa la sua porca figura, la jordgubbstårta, ovvero “torta di fragole“.

Ecco, ma facciamo tipo la ghigliottina di Carlo Conti, no? Io vi do due paroline e voi mi trovate una terza parolina che racchiuda per associazione mentale il senso delle altre due, ok? Fragole e Svezia… Svezia e fragole…

Esatto, Bergman e Il posto delle fragole.

Come succede per la maggior parte dei film e dei libri per gente-di-un-certo-livello, Il posto delle fragole ha una trama abbastanza semplice: vecchio va in macchina a ritirare premio.
E questo perché l’importante non è l’intreccio, ma le seghe mentali che corredano l’intreccio, e lo potete fare davvero per tutti i classiconi. E’ tra l’altro un divertente esercizio per affinare le vostre capacità di sintesi.
Per i libri: Delitto e castigo, Dostoevskij, uomo ammazza due vecchie, poi gli dispiace; Madame Bovary, Flaubert, moglie fa corna a marito perché intrippata sugli Harmony, Furore, Steinbeck, famiglia povera dell’Oklahoma va in California per cercare lavoro, etc.
Oppure per i film: Il Monello, Chaplin, bimbo abbandonato mette la gente nei casini; Umberto D, De Sica (De Sica quello buono eh, non quello cattivo), uomo non riesce a pagare affitto e in più ha cagnolino che complica le cose; Amici miei, Monicelli, quattro amici fanno i cazzoni a giro, etc.

Insomma vedete? Eppure vi ho comunque preso dei capolavori.

Bene, anche a Bergman interessa come dire le cose, più che cosa dire, che poi in ogni linguaggio artistico, secondo me, il come e il cosa sono la stessa faccenda, ma vabbè.
Ad ogni modo se escludete Il Settimo Sigillo, dove un omino gioca a scacchi con la morte (e quindi basterebbe già solo l’intreccio a definire il film ‘geniale’, anche se la conversazione tra i due fosse basata su discorsi-Facebook tipo “in Spagna protestano e noi in Italia a comprare l’i-Phone”), noterete come Bergman da un intreccio base tiri fuori meditazioni estreme, problemi esistenziali, scontri con il passato, rielaborazioni di vita, e tutte queste cose pese che vi lasciano con quella strana voglia che aveva la Rettore…

…no animali, non la voglia del cobra, quella della lametta.

Quindi, immaginatevi il viaggio del vecchietto ne Il Posto delle Fragole, soprattutto quando decide di far salire tre giuovinciuelli a bordo della sua macchina, che lo mettono prepotentemente a confronto con la sua passata giovinezza, che non c’è più, non tornerà più, basta, finito (e qui, appunto, intanto uno si prepara un bel nodetto scorsoietto che non si sa mai, può sempre servire).

In macchina c’è anche la nuora con cui lui ha un bellissimo rapporto ma che non se la ripassa benissimo col marito (ovvero il figlio del professore), poi a un certo punto c’è una coppia pallosa che litiga e che viene buttata fuori dalla macchina, insomma, umanità varia ed eventuale che compone, assieme ai ricordi di affetti passati e amori sbiaditi, un mosaico di vita che stimola il professore alla riflessione esistenziale.
E però insomma, caro prof. Isak Borg, tu ci potevi anche pensare prima, no? Dal momento che hai 350 anni ormai con i bilanci ti ci puoi anche pulire il chiulo.

Bo, forse è questa quella che chiamano ‘la saggezza della vecchiaia‘… ripensare alle cazzate fatte da giovani, sapere come risolverle e come comportarsi facendo sì che non siano cazzate, ma non poter più farci nulla proprio in quanto vecchi.
Se sei giovane fai cazzate perché sei giovane, se sei vecchio sai come non fare cazzate ma non fai più una sega perché sei vecchio.

Mi sto deprimendo, torniamo alle fragole.

Fragoline & Fragolone

Ecco, perché il film si chiama Il posto delle fragole?
Dunque, innanzitutto c’è un misunderstanding nella traduzione, perché il titolo vero e proprio letterale sarebbe Il posto delle fragoline di bosco (Smultronstället = smultron “fragoline di bosco” + stället = “luogo”).
Però convenite con me che avrebbe perso davvero di poeticità, sarebbe stato un po’ come avere, che so, Il tempo delle Granny Smith o La piressia ondulante del sabato sera: noi siamo il paese di Leopardi, dell’indeterminatezza, della poetica dell’indefinito e del nebuloso. A noi il tecnicismo, il linguaggio sintetico, il lessico univoco e preciso, ci stanno sul cazzo, va bene?!

E comunque “smultronstället”, oltre a essere il posto dove la cugina andava a raccogliere le fragoline (e che il professore ricorda perché insomma, “non c’è cosa più divina…”), in svedese è espressione idiomatica per indicare un momento del passato a cui si guarda volentieri per poterlo rivivere con il pensiero, una specie di rifugio mentale.

Insomma, niente a che vedere con le nostre jordgubbar, banalmente “fragole”.
In svedese moderno letteralmente sarebbero i “vecchietti di terra” (jord = “terra”; gubbe “vecchietto”), però è un’etimologia anacronistica, perché la parola risale al primo ‘800, quando gubbe significava “zolla”… Non so perché le abbiano definite “zolle di terra” le fragole,  davvero, non ne ho idea.

Comunque questa torta sarebbe sostanzialmente una gräddtårta (“torta di panna”) nella sua variante notevolmente più famosa, che prevede le fragole. Potete però sostituire le fragole e la marmellata di fragole con altri frutti di bosco, o anche fare accostamenti un po’ più azzardati tipo… bo, ananas, kiwi, non lo so, sperimentate. Anche con le pesche deve essere buona.

Importante: vi serve la vaniljsås per questa ricetta, quindi pensateci prima quando fate la spesa. Dimezzate la ricetta della vaniljsås che vi ho dato io usando comunque un uovo (più densa è e meglio è). Anzi no, ci ho ripensato, vi sfido a usare mezzo uovo, voglio proprio vedere come fate.

E così, giusto per concludere, vi butto lì due cosette solo per mostrarvi che io la cultura la so: il professore de Il posto delle fragole è magistralmente interpretato da Victor Sjöström, attore e regista, padre del cinema svedese, maestro dello stesso Bergman, che in gioventù aveva diretto tra le altre cose Il carretto fantasma, un film muto degli anni ’20 bellissimo, fatto con delle tecniche strainnovative per l’epoca, e tratto da un libro di Selma Lagerlöf. Bellissimo anche il libro.

INGREDIENTI PER 8 PERSONE:

Per la base della torta:

  • 4 uova
  • 150 gr. di zucchero
  • 60 gr. di farina
  • 70 gr. di fecola di patate
  • 1 bustina di lievito in polvere

Per il primo ripieno (oh yes, ne ha due):

Per il secondo ripieno:

  • 1 dl. di panna fresca
  • 100 gr. di marmellata di fragole
  • 250 gr. di fragole tagliate a pezzettini

Per guarnire:

  • 3 dl. di panna fresca
  • circa una decina di fragole
  • due manciate di gocce di cioccolato bianco

PREPARAZIONE:

Far riscaldare il forno a 175 °C.

Imburrare e infarinare una tortiera di circa 26 cm. di diametro.

Sbattere le uova con lo zucchero e aggiungere poi farina, fecola e lievito. Mescolare finché l’impasto non sarà omogeneo e infornare nella parte bassa del forno.

Far cuocere per circa 40 minuti.

Togliere la torta dal forno e farla raffreddare sotto un canovaccio.

Tagliare la torta in tre strati, facendo i due tagli di modo che le parti siano più o meno grandi uguali (vi conviene tagliare tutto intorno con un coltello ben affilato e poi quando i bordi sono tagliati, tagliare via il centro).

Cospargere lo strato più basso di vaniljsås.

Appoggiate il secondo strato sulla torta e cospargetelo di marmellata di fragole. Passate i pezzettini di fragola nel mixer e aggiungete anche quelli, e poi anche la panna ben montata.

Aggiungere l’ultimo strato cospargendo di panna l’intera torta, lati compresi.

Tagliare via la parte verde alle fragole, tagliarle a metà e guarnire la torta come preferite. Cospargere poi di gocce di cioccolato bianco.

La torta è strapiù buona se la servite dopo 5/6 ore di frigorifero.

Jordgubbstårta pronta!

Buon appetito!

I.

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