Kantarellsoppa e orientering: come non perdersi quando si va a cercare finferli

Oggi vi propongo un classicone, uno di quei piatti che se volete mimetizzarvi tra la viKifolla non potete fare a meno di degustare: la kantarellsoppa, ovvero “zuppa di galletti” (o finferli, dei cui milioni di nomi nella lingua italiana vi ho già accennato qui).

Vi avverto che questo è un post noioso, perché se nel mondo esistono i collezionisti di francobolli e i giocatori di golf, esistono anche gli appassionati di micologia, e quindi questo post è per voi, care categorie di persone pallose. Voglio bene anche a voi e vi capisco (io nei tempi morti leggo libri di fonetica, quindi sono nel grande circolo dei loser insieme a voi, tranquilli).

Kantareller al mercato

Non mi ricordo se ve l’ho già detto, e siccome sono pigra non ho voglia di andare a rileggermi i vecchi post per verificare, ma i galletti in Svezia regnano. In questo periodo, diciamo da inizi ottobre a inizi dicembre, ve li ritrovate dappertutto, tutti belli giallini che colorano le bancarelle.

In Svezia costano pochissimo, ora non saprei dirvi quanto perché l’ho scordato, ma molto meno che nel Belpa, comunque, e quindi la cucina svedese approfitta di questa profumatissima materia prima, inserendola in un trilione di ricette.
Non ve le dico tutte perché se no poi mi rovino la piazza, e io devo incuriosirvi ma non darvi troppi elementi, se no poi questo blog non se lo incula più nessuno.
Comunque io ho avuto il piacere di assaggiare la salsa di finferli, il toast di finferli, l’omelette di finferli (esagerata, tra l’altro), e la nostra kantarellsoppa (faccio come Camilleri e il siciliano, non ve lo dico esplicitamente che finferli in svedese si dice kantareller, perché voglio vedere quanto è arguto il mio lettore medio), che assaggiai per la prima volta ad un mercatino di Natale a Uppsala, con neve alta milllllle metri e -26°C, e fu provvidenziale oltretutto, perché grazie al caldino della zuppa le stalattiti all’interno del mio apparato cardiovascolare si sciolsero e ricominciai ad avere un abbozzo di circolazione sanguigna.
Quindi insomma, l’imprinting è stato il migliore che si poteva avere.

Ecco, ora voi penserete a una zuppina tutta bellina magra e sana, perché siete stolti, e vi dimenticate che la cucina svedese tradizionale la roba magra e sana non la prevede. Solo in Svezia si può rendere grassa una zuppa di funghi (che comunque sì, con l’era glaciale che ogni inverno si abbatte su quelle terre climaticamente inospitali, un po’ di grassi saturi vi fanno anche bene, e poi vi basta sbattere le palpebre che li avete bruciati), e come? Semplicemente con burro e panna in proporzioni pantagrueliche, come ormai questo blog cerca da tempo di insegnarvi.

I finferli abbondano nelle foreste di conifere, e dice che sono talmente facili da riconoscere che sono i funghi preferiti per chi ha paura di farsi uno spaghettino e morire di convulsioni o avere visioni mistiche, causa scelte azzardate di funghi velenosi. Quindi in teoria sono i funghi per me, perché io sono notoriamente scema, e come vedo una bacca carina me la metto in bocca. Se Sean Penn avesse preso me per Into the Wild, il film sarebbe durato circa il tempo dei titoli di testa invece che 967 ore.

Bene, ma io vi avevo detto che sarebbe stato un post palloso, no? Allora guardate, vengo subito al dunque… Secondo voi cosa si fa in un bosco a parte raccogliere kantareller? Sì sì, ci si possono fare tante cose, da uccidere le coppiette seguendo riti satanici a stare su un ramo con un binocolo in mano e con un taccuino a osservare uccelli (sì, che anche gli ornitologi come pallosità non scherzano)…
Ma no, gli svedesi hanno pensato ad un passatempo più palloso… da da da daaaaan: l’orientering.

L’orientering è una sottospecie di sport sfigato, come molti sport pensati da popoli che vivono al freddo, e non penso solo allo scintillante curling (lo sport degli omoni che ramazzano la neve per far scivolare una specie di teiera), ma anche all’altrettanto inutile biathlon (dove scii e poi spari a caso, così per infilare due cose che non c’entrano un cazzo, come se uno facesse, boh… corsa + ingurgitamento di Big Mac, o salto in alto + declamazioni epiche, sport così, ecco).
Anche se il primo premio IMHO se lo aggiudica un altro colosso… Dunque, io voglio sapere 1) chi ha inventato il dressage, perché spero sia morto soffrendo 2) chi mai nella vita da bambino dice “IO DIVENTERO’ UN CAMPIONE DI DRESSAGE“!

Pisani in tutta la loro pisanitudine

E’ un cazzo di cavallo che balla, levate quella merda dalle Olimpiadi, vi prego (e comunque se mio figlio mi dirà mai che vuole diventare un campione di dressage, la Franzoni sarà stata una povera pivellina, vi avverto). Odio il dressage. Lo odio quasi quanto il gioco del ponte pensato dai pisani (e da chi se no?), dove due squadre di grandi grossi e coglioni vestiti da menestrelli rinascimentali spingono e tirano un carrellino verso la parte opposta del Ponte di Mezzo…

Ma torniamo allo stupido orientering: vi sperdono con una bussola e una mappa, e lo scopo non è spararvi in bocca, come penso speravate, ma ritrovare la strada in meno tempo possibile.

Ecco, siccome c’è un solo modo che ti impone di voler fare uno sport del cazzo, ma n modi di volerne praticare una ancor più stupida variante, abbiamo:

  • differenze sul come si vuole ritrovare la strada (a piedi, in bici, in macchina,  sugli sci, a calci in culo, etc.)
  • differenze sul tipo di circuito
  • differenze sul luogo del circuito (foreste, città, parchi)
  • differenze sulla lunghezza del circuito
  • differenze sul farlo di giorno o di notte
  • differenze su usare o meno, e quali, altri punti di riferimento (stelle, skyline, sole, muschio sugli alberi, briciole di pane, etc.)

In alto da sinistra: Lena Eliasson e Emma Claesson
In basso da sinistra: David Andersson, Gustav Bergman

C’è anche un campionato mondiale di orientering, in cui, va da sé, gli svedesi eccellono, eccelgono, eccellioccano… sono molto bravi.
In Svezia questo sport è regolamentato dalla Svenska Orienteringsförbundet, la Federazione svedese per l’Orientering (me cojoooooni). Ogni anno fanno una loro cerimonia con premi e (presumo) sbronze varie ed eventuali, e parecchie scuole superiori e addirittura università, hanno le loro squadre di orientering.
Volete qualche nome di qualche grande campione? Arrivano: Lena Eliasson, Emma Claesson, David Andersson, Gustav Bergman, etc.

Bene, cari micologi, ornitologi, linguisti, giocatori di golf e filatelici, non vi sentite più sollevati a sapere che al mondo esistono anche dei campioni di orientamento? Beh, io sì…

Comunque sia, Wikipedia svedese mi dice che un buonizzzzzimo modo di servire i galletti è facendo una pasta (o perché no un risotto), con galletti, Jocca e panna acida.
Ecco viKi, io vi prego… occupatevi di renne, di zuppe cicciose, di marmellata con le polpette. MA LA PASTA NO.
Voi la pasta non la dovete toccare, non ne dovete parlare, non la dovete cucinare, e se fosse per me non la dovreste neanche mangiare, visto che la surgelate e ci mettete il ketchup (e secondo me quando non vi vede nessuno ci cagate anche dentro).
Non è il vostro campo, davvero. Nel senso, io la pasta con dentro la Jocca e la panna acida la rivomito a idrante tipo la bambina dell’Esorcista, con una faccia ancora più diabolica…

Ecco, a parte questi squarci di Acheronte che il viKi ai fornelli risveglia sempre, viKiWiki consiglia però poi ottimamente anche di saltare i galletti con burro, scalogno, prezzemolo, un goccio d’aceto che esalta il sapore del fungo, e un goccio di panna che rende tutto più cremoso… Così avete fatto i sauterade kantareller, che è poi la stessa cosa del kantarelltoast, quest’ultimo però, che prevede il mettere il tutto sul pane imburrato… Sì, quest’ultima precisazione potevo risparmiarmela.

Bene, i viki si raccomandano di servire la kantarellsoppa con muffin al Västerbottensost, o pane al Västerbottensost, o comunque Västerbottensost, che è un formaggio molto molto buono del nord della Svezia. Ha un sapore acuto come quello del parmigiano, però la pasta è più grassa e quindi la consistenza è diversa, vagamente tipo Emmental (o Emmentaler, che dir si voglia).

Io ho fatto dei muffin al parmigiano, di cui non vi do la ricetta, sia perché non svedese, sia perché l’ho presa pari pari da uno dei primi risultati di Google, e non voglio copiare gli altri foodblogger (che ho scoperto essere una categoria di persone agguerritissime, che ci credono un casino, non come me che con la scusa del cibo prendo per il culo la biosfera, non solo svedese).

Ecco, comunque, anche se non è per niente viKi, con questa zuppa un Chianti classico Gallo Nero ci sta proprio di lusso!

PREPARAZIONE PER CIRCA 6 PERSONE:

  • 480 gr. di galletti
  • 2 scalogni
  • 5 spicchi d’aglio
  • 80 gr. di burro
  • 1/2 l. di latte intero
  • 2 bicchieri d’acqua
  • 80 gr. di farina
  • 1 dado vegetale
  • 350 ml. di panna
  • 1 goccio di aceto di vino bianco
  • pepe bianco
  • sale
  • 1 o 2 ciuffetti di prezzemolo

PREPARAZIONE:

Lavare bene i funghi. Tagliare gli scalogni, l’aglio e i funghi (lasciatene qualcuno intero da parte per guarnire la zuppa) e far rosolare in una pentola dai bordi alti in circa 50 gr. di burro. Coprire e lasciar cuocere per circa un quarto d’ora a fuoco bassissimo.

A questo punto aggiungere il latte, l’acqua e la farina setacciata e far cuocere per altri 10 minuti, sempre con il coperchio.

Aggiungere il dado sbriciolato, la panna, un pochino di aceto e aggiustare di sale e di pepe. Con un frullino a immersione rendere la zuppa omogenea e portare a ebollizione.

In una padella far saltare nel restante burro per circa 10 minuti i funghi interi precedentemente lasciati da parte, e servire la zuppa aggiungendo i funghi saltati interi e cospargendo con abbondante prezzemolo.

Kantarellsoppa pronta!

Buon appetito!

I.

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