En riktig svensk jul (part III): zafferano, demonio e lussekatter

Io loro li amo. Però non hanno riscosso molto successo nelle cene che ho fatto nel Belpa, perché gli italiani si lamentano del fatto che “non sono abbastanza dolci”.

Stica, a me piacciono. Poi sono carini perché grazie allo zafferano che contengono (tra l’altro, ce ne va uno sbotto) sono giallissimi. E poi a me i dolci stucchevoli mi fanno cagare, quindi loro li approvo.

Vi do un avvertimento: se li fate seguendo quasi tutte le ricette italiane che trovate in rete, vi verranno dei mattoni durissimi. Il segreto è la kesella, presente in tutte le ricette svedesi (almeno in tutte quelle che ho trovato io), che sarebbe il nome commerciale del kvarg, nome svedese del quark, non il noto fermione, ma un crucchissimo formaggio che viene spesso tradotto con “ricotta”, ma che in realtà può essere sostituito dal Philadelphia.

Kesella

Kesella

Questo vuol dire che per quanto riguarda le ricette di lussekatter scritte nella nostra nobile favella, la mia ricetta è la meglio di tutte. Non c’è versi.

Da quando seguo le ricette svedesi (rintracciando libri regionali-tradizionali-originali, o siti particolarmente fatti bene, e in qualche caso innestando le ricette tra loro per trovare la migliore, in un’opera di contaminatio filologicamente discutibile ma che si rivela quasi sempre la scelta migliore), la mia viKicucina è infatti nettamente migliorata, e i miei lussekatter non sembrano più fatti di fullerite, ma sono belli sofficiosi.

Quindi ho risolto almeno questo problema della mia vita, ed è già qualcosa.

Bon, i lussekatter sarebbero delle brioscine di zafferano, tipo pagnottine, che sono associate alla festa di Santa Lucia e al Natale.

Ecco, l’eziologia dei lussekatter pare che si ritrovi in una leggenda tedesca del 1600: secondo questa storia, Lucifero ammazzava il tempo graffiando e mordendo dei bambini (facendo la parte del proverbiale gatto attaccato ai proverbiali maroni), e Gesù volle intervenire travestendosi da (o incarnandosi in un, non ho ben capito) bambino.
Siccome Gesù nelle leggende è notoriamente buono, e lo è anche in questa, distribuiva dolcetti ai bambini buoni come lui, e per tenerli lontani dal suddetto gatto-diavolo, faceva sì che fossero dei solini splendenti (perché il demonio al sole reagisce come Maga Magò), e infatti la forma originaria di questi dolci era a solino giallo di zafferano.

Evidentemente Gesù deve essersi detto: “Perché combattere il Male supremo con il disarmo nucleare, la cura per il cancro, o la comunanza dei mezzi di produzione quando puoi offrire in giro dei lussekatter?”. Ognuno fa i suoi errori di valutazione, anche se è il figlio del boss.

Lussekatt fatto a solino/svastica

Lussekatt fatto a solino/svastica

Questo solino stilizzato comunque veniva fatto facendo una croce di pasta e uncinandone i bordi, poi però questo simbolo è diventato inspiegabilmente fuori moda, e la forma oggi più comune (quella che trovate anche nei lussekatter del Pressbyrån) è a S, con un uvetta dentro entrambi i riccioli della S.

Tutta questa storia della luce per tenere lontano Lucifero si riversò allora nella festività della santa della Luce, Lucia, e lussekatter sono stati da allora per sempre associati a Santa Lucia. Talmente indissolubilmente legati che gli stessi svedesi fanno casino sull’etimologia del nome, perché Lusse katter non sta per “gatti di Lucia”, ma per “gatti di Lucifero“, in quanto Lucifer (la in svedese si pronuncia [s]) è abbreviato in Lusse, per lo stesso principio per cui il nome Karl si abbrevia in “Kalle”, il nome Fredrik in “Fredde”, e così via.

Alla fine del 1600 dalla Germania infatti i lussekatter erano stati introdotti in Svezia, inizialmente soltanto nelle regioni intorno al lago Mälaren, in Östergötland e sull’isola di Gotland, e poi nell’ ‘800, quando il culto di Santa Lucia si diffuse in tutta la viKinghia, in ogni parte della Svezia.

Comunque la dimostrazione dell’origine del nome si ha anche per il semplice fatto che in qualche parte della Svezia, questi dolcetti venivano fino a non molto tempo fa chiamati anche dövelskatter o dyvelkatter, viKiforme un po’ arcaiche per indicare “diavolo”.

Sì poi ad ogni modo l’origine del nome continua a essere dibattuta, perché i linguisti non hanno mai una sega da fare, e quindi così, a tempo perso, dibattono.

Alcuni dei modi di modellare i lussekatter

Alcuni dei modi di modellare i lussekatter

Bene, esistono milioni di forme di lussekatter (NB ognuna di esse ha un cazzo di nome), e di varianti (tipo senza uvette ma con la granella di zucchero, con la pasta di mandorle, con la farina di mandorle, etc.), ma la versione che vi posto io è quella più comune. Anche come forma. Se poi volete costruire cose assurde tipo il pane votivo sardo, fate pure, io li ho fatti senza sbatti, visto che sono già indietro sul cibo natalizio e non ho tempo per stracciarmi le balle a fare delle composizioni artistiche.

Le dosi che vi do sono per 34 lussekatter. La ricetta diceva 40, ma io li ho fatti più ciccioni del previsto perché sono ancora una principiante nell’arte del lussekatteraggio, ed è un po’ come le canne, le prime che rolli ti vengono sempre troppo panzute.

Ad ogni modo potete dimezzare tutto se non li avete mai assaggiati, perché appunto, alle altezzose papille italiane non è detto che piacciano, dato che è un sapore davvero ‘estero’. Però provateli, davvero, perché regalano delle emozioni, specie se consumati con il glögg.

Quando vi ho detto che rimangono molto più morbidi del previsto grazie alla scoperta del Philadelphia nell’impasto è vero, però se li conservate a merda si induriscono anche loro, quindi magari metteteli in dei tupperware o in delle bustine. Potete anche congelarli e tirarli fuori all’occorrenza, scaldandoli nel microonde e sbranandoveli avidamente tutti tiepidini.

Non so come io abbia ancora la forza di parlare goduriosamente di cibo dopo questi giorni di fondismo alimentare.

INGREDIENTI PER UNA 40INA DI LUSSEKATTER:

  • 50 gr. di lievito fresco per dolci
  • 150 gr. di burro
  • 1/2 l. di latte intero
  • 250 gr. di Philadelphia
  • 2 uova (uno è per guarnire)
  • 1 gr. di zafferano (no, non avete letto male, è proprio un grammo, frugatevi le tasche che costa tanto)
  • 1 pizzico di sale
  • 250 gr. di zucchero
  • 1 kg. di farina
  • 80 chicchi di uvetta

PREPARAZIONE:

Sbriciolate il lievito fresco in una terrina. Sciogliete il burro in un pentolino, aggiungete il latte e riscaldate fino a raggiungere la temperatura-dito (37 °C).

Versate lentamente tutto sul lievito fino a sfarlo completamente. Aggiungete un uovo, il Philadelphia, lo zafferano, lo zucchero e il sale. Mescolate con le fruste elettriche e aggiungete la farina.

Vi verrà una cosa parecchio appiccicosa, ma voi fregatevene, ungetevi le mani con un po’ d’olio e impastate bene. Coprite con un canovaccio e fate riposare per 30 minuti.

lussekatter23

Infarinate un piano e metteteci l’impasto. Dividetelo in 4 parti e da ogni parte ricavate 10 striscioline abbastanza sottili (tipo un centimetro e mezzo di diametro). Fate una S con ogni strisciolina arricciando bene le estremità su se stesse (come nella foto) e mettete un uvetta al centro di ogni ricciolino. Fateli abbastanza sottili perché gonfiano un casino.

Coprite di nuovo con un canovaccio e fate riposare altri 30 minuti.

Nel frattempo scaldate il forno a 225 °C.

A questo punto ricoprite una teglia di carta da forno e appoggiate pochi lussekatter, distanziandoli parecchio tra loro perché continueranno a gonfiare durante la cottura. Vi serviranno diverse infornate, sappiatelo.

Con l’altro uovo spennellateli uno ad uno e infornare per circa 10 minuti, quando avranno un bel colore marroncino chiaro sopra e giallo ai bordi.

Fate raffreddare sotto un canovaccio e riponete in contenitori ermetici.

Lussekatter pronti!

Lussekatter pronti!

Buon appetito!

I.

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  1. 🙂 Ma per servirla.
    Comunque, i miei complimentoni, allora deve essere un problema mio, perché ogni volta che li ho fatti senza kesella già qualche ora dopo si dovevano tagliare con la sega circolare. La prossima volta seguo il tuo consiglio e triplico il burro, così fa ancora più viKi.

    • Riguardando la ricetta mi sembra di aver usato la stessa quantitá di burro, mi sa mi sono confuso. Saranno gli ingredienti italiani? Comunque il giorno dopo erano ancora buoni, non morbidissimi ma molto mangiabili…

      • Ragazzi, per conservare le lussebullar morbide mettele in sacchetti di plastica e chiudete. Un altro metodo consiste nel meterne alcune (sempre nei sacchetti) in frigo e tirarle fuori all’occorrenza (ovviamente diverse ore prima di offrirle).
        No, perché se triplichi il busso qua si finisce all’ospedale svedese… (argh, meglio evitare data la qualità dei servizi sanitari locali).

  2. sei una grande davvero!!
    mi hai aperto un mondo davanti gli occhi. Ti ringrazio perché quando parli della scandinavia non parli solo dei pregi,che tutti conoscono, ma anche dei difetti. insomma mi hai disillusa e mi hai fatto scendere con i piedi per terra.Grazie
    p.s ho provato i pepparkakor: deliziosi

  3. Non c’entra niente con il post, ma mi chiedevo ( e penso solo tu possa rispondermi:)) come è la situazione politica in Svezia? Cioè, se ne verificano di scandali come qui in Italia? Assodato che lì vige la monarchia parlamentare, che tu abbia letto/sentito, ad esempio, dell’ on. Thor che usa i rimborsi ai partiti per comprare gli ipad…o del caso del partito della Lapponia che inneggia al federalismo al grido di “Stoccolma ladrona”…non so…penso che tu abbia capito a che genere di politica sto alludendo… Vorrei solo sapere se questo accade solo qui, o se in misura minima accade anche in Svezia…o se in Svezia fanno peggio di noi, ma grazie all’abile bionda censura, certe notizie non arrivano… sono molto confuso. Illuminami!!!

  4. Illustrissimo dok!
    Senti, secondo il mio modesto parere, le pastette le facciamo tutti. Non è questione di costume, di inconscio collettivo, o di DNA… dove c’è la pecunia, c’è chi è disposto a molto/tutto per averne un po’. E questa secondo me è la premessa generale.
    E i biondacci non sono certo poveri e dolci angioletti che sbattono gli occhioni blu inorridendo per le ingiustizie del mondo. I soldi fanno gola anche a loro (i soldi o la gloria, come i due membri dell’Accademia svedese che si sono dati conflittodinteressamente il nobel da soli).
    Detto questo, sempre secondo me, è l’ambiente circostante che rende un’ingiustizia più sopportabile o più schifosa. E per l’idea che mi sono fatta, finché in Svezia non vieni sgamato fai il cazzo che ti pare, rubi, corrompi, fai i bunga bunga (sì, non li fa solo Silvio, li fa anche Sua Viki-Altezza Reale Megagalattica), etc.; ma quando ti sgamano puoi dare il bona a tutti, perché la gente la fai incazzare.
    E’ qui che sta la differenza principale tra Italia e Svezia, o meglio, tra Italia e paesi normali, perché in Italia quando ti pescano con le mani nella marmellata puoi rispondere “Sì, ho rubato, rubo e riruberò”, nei paesi normali no.
    Spero di averti illuminato sufficientemente 🙂

  5. Figo il blog! sei vichinga o italica? Cercherò di leggere le ricette e farle. Ho imparato a fare i köttbullar e kanelbullar 🙂 ma da un libro di ricette americane.

    • Per quanto riguarda i köttbullar ho chiesto ai miei amici svedesi (sono persone adulte con la A maiuscola) e non mi hanno saputo dire la ricetta della salsina, quindi mi sono dovuto adattare 🙂
      Cmq le proverò sicuramente nelle fredde notti bolognesi
      Ha det bra

  6. Ciao! Ho letto molto volentieri il tuo post sui lussekatter perché li faccio anch’io, e mi piace confrontare le ricette che seguo io con quelle di altri. Posto che la tua sarà sicuramente originale, io non posso giudicare perché non li ho mai mangiati in Svezia, ma mi sono fidata della ricetta di un’amica che invece questa fortuna l’ha avuta, ti posso assicurare che neanche i miei sono mai venuti duri, e questo anche senza usare il quark, o quantità improponibili di burro. Sono delle brioscine deliziose, io le adoro e sono d’accordo con te che sono buonissime anche se poco dolci. Anzi, sono buone proprio per quello! E anch’io li congelo e scongelo all’occorrenza con pochi secondi di micro, e non perdono niente in sapore, profumo e fragranza.
    Se hai voglia di vedere i miei lussekatter http://muffins4all.blogspot.fr/2012/12/lussekatter-brioscine-svedesi-di-santa.html
    Inutile dire che ho trovato molto interessante anche la digressione di carattere filologico, in effetti, come scrivo anch’io nel mio post, in giro si trovano parecchie spiegazioni sull’origine del nome lussekatter.
    Ciao!

      • Torno ora dopo tanto a leggere la tua risposta… grazie per i complimenti!
        Comunque una prossima volta che li rifarò, proverò anche la tua versione col quark, che m’incuriosisce molto. Oltretutto io riesco a trovare proprio il quark tetesko, quindi dovrei essere avvantaggiata 😉
        Non so se hai visto anche il mio vetebrod, un altro dolce lievitato svedese che secondo me è da urlo.
        E anche la lohipiirakka, che non è un dolce, ma una torta salata al salmone. Questa però è più lappone che svedese.
        Ti metto tra i blog da seguire, m’interessa saperne di più di cucina svedese, e non solo le polpette! 😉
        Ciao!

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