Pot-pourri di dubbio gusto: lo snus (tabacco da gengiva) e la västkustsallad

C’è qualcosa che si nota in Svezia, e che si nota soprattutto conoscendo diversi svedesi, e di cui gli svedesi (stranamente) si vantano: fuma poca gente.

Posso testimoniare che non è leggenda, gli svedesi fumano poco, e fumano meno degli italiani.

Ecco, come sempre gli italiani si genuflettono al cospetto del concetto filosofico di ‘estero’, concetto speculare al nazionalismo, anche se inverso. Esiste l’Italia, esiste l’ESTERO. E questo estero è meglio.

Cosa farai da grande? Andrò all’estero. All’estero si trova lavoro molto più facilmente e pagano di più. In Italia devi essere un raccomandato se no non vai avanti, l’estero non funziona così. And so on and so on.

"Macaroni! ...uhm... macaroni! Questa è robba da carettieri. Io nu' mangio macaroni, io so' americano"

“Macaroni! …uhm… macaroni! Questa è robba da carettieri. Io nu’ mangio macaroni, io so’ americano”

Ecco, mi spiegate un po’ questo estero? Che lingua parlano all’estero? Quanti abitanti fa l’estero? La capitale dell’estero?
L’estero non esiste, porca puttana! L’estero sono un sacco di altri paesi, ognuno con i suoi cazzi e i suoi mazzi, è un concetto sballato che racchiude un’infinità di situazioni.

Mi sembra un po’ come la definizione ‘extracomunitario‘: di chi sei non me ne frega nulla, sicuramente però non sei “uno di noi”.

Bene, dicevo, gli italiani allora diranno rassegnati: “Eeeeh, noi in Italia fumiamo veramente tantissimo“, oltretutto perché anche gli svedesi lo dicono che “noi in Italia fumiamo veramente tantissimo”.

Bullshit.

In Italia si fuma poco, si fuma sotto la media europea, sono i greci, i bulgari e i lettoni quelli con le dita gialle e l’alito pesante. Ma anche francesi e spagnoli non scherzano.
In Svezia, però, si fuma ancora meno, tutto qui. Niente idolatrie, sensi di colpa, sentimenti di inferiorità. Si fuma solo leggermente meno.
I viKi fumano più o meno come in Finlandia, ma più che in Slovenia. L’avreste mai detto? No, vero? Razzisti.

Però… c’è un però grande come una casa: in Svezia si abusa di snus.

Che cos’è lo snus? Lo snus è il tabacco da gengiva.

Voi andate dal tabaccaio, chiedete lo snus, e vi danno una scatolina tonda con dentro delle microbustine da tè traboccanti nicotina (con una concentrazione di molto superiore a quella contenuta nelle sigarette) che odorano di sciacallo bagnato. Ne prendete una e ve la infilate sotto il labbro superiore, tra labbro e gengiva.

snusSe ci siete abituati, ve la tenete per un’oretta, un paio di ore, quello che è, assorbite nicotina e godete.
Se non ci siete abituati (tipo me quando l’ho provato), ve lo tenete 6/7 secondi al massimo, superate i conati, diventate verdi, vi concentrate su un punto fisso davanti a voi per non svenire, lo sputate, e vi ripromettete di non farlo mai più.

Gli svedesi sostengono che lo snus faccia molto meno male delle sigarette. E questo perché? Perché fumano poco, ma in media ogni abitante in un anno se ne ciuccia 16 confezioni. Quindi non ne abusano, ne STRA-abusano.
E allora dicono che non fa male, perché se una cosa si fa in Svezia non può certo fare male, cribbio. Non mi soprenderei se da domani dicessero che fa bene e obbligassero i bambini nelle scuole a farsi un’ora al giorno di snus.

Ovvio, di fumo passivo neanche l’ombra, potete snussare davanti a un neonato senza sentirvi delle merde, farlo al cinema, a scuola, all’ospedale, dove vi pare, senza nuocere al prossimo. Combustione non ce n’è, i vostri rosei polmoni pompano alla grande anche dopo anni di snus.

Però poi vi cascano i denti, e nella vostra cavità orale iniziano a sbocciare simpatici cancri grossi come pomodori di mare, talmente in forma che dopo qualche giorno iniziano a chiacchierare con voi del più e del meno. Inoltre crea molta più dipendenza del fumo, quindi basta poco per averne bisogno e l’assuefazione cresce velocemente.noteeth

L’Unione Europea ha proibito la vendita di snus fin dal lontano 1992, e la Svezia ha detto “se ci volete, noi però si continua con lo snus, se no fanculo all’Europa” (questo per darvi un’idea del come sono messi), e quindi, a ennesima dimostrazione del fatto che l’Unione Europea è una stronzata pazzesca, la Svezia è oggi l’unico paese dell’Unione che vende snus che è un piacere.

Una delle marche più famose di snus è la Göteborgs Rapé, originaria, pensate un po’, di Göteborg. Ha una storia interessante: in pratica i marinaioni del porto di Göteborg, quelli con le ancore tatuate sul bicipite, mischiavano spezie a caso al loro snus di infima qualità per rendere il sapore vagamente migliore. Queste varietà di snus ‘corretto’ vennero sottoposte al vaglio di una giuria e diventarono un marchio registrato, il Göteborg Rapé.

Il sapore per gli esperti sarà anche buono, ma secondo me puzza di piscio di gatto, niente che invogli a prenderlo e metterselo in bocca. Ma magari sono io che non capisco.

GöteborgsRapéMa a Göteborg hanno inventato anche la västkustsallad, ovvero “insalata della costa ovest”, anche in questo caso della roba messa insieme randomly per trovare un sapore gradevole ma dal risultato opinabile: lattuga, maionese, funghi, asparagi, aceto, gamberi, cozze, piselli, uova e granchio.
Mi vengono in mente modi migliori per utilizzare un granchio gigante.

Così come mi vengono in mente modi migliori per utilizzare i miei denti, invece che strofinarmeli con merda cancerogena.

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

  • 200 gr. di cozze
  • 1 granchione bollito da circa 400-600 gr. (anche surgelato)
  • 200 gr. di gamberi bolliti
  • 200 gr. di champignon cotti al vapore (anche in barattolo)
  • 200 gr. di asparagi cotti al vapore (anche in barattolo)
  • 250 gr. di piselli (anche surgelati)
  • 1 cespo di lattuga
  • 2 uova sode
  • 1 cucchiaio di aceto di vino bianco
  • 1 cucchiaio di vino bianco
  • 4 cucchiai di olio d’oliva
  • 2 cucchiai di maionese
  • 1 spicchio d’aglio tagliato a pezzetti
  • aneto, sale e pepe nero q.b.

PREPARAZIONE:

In una pentola mettere un filo d’olio, cuocere le cozze a fuoco vivo con il coperchio e spegnere quando si saranno aperte. Una volta raffreddate, sgusciarle.

Sgusciare il granchio e i gamberi bolliti. Tagliare a pezzi non troppo piccoli.

Lavare e tagliare a pezzetti i funghi e gli asparagi. Tagliare le uova in quattro.

Lavare l’insalata, spezzettarla e metterla in una ciotola.

Fare una salsa con aceto, vino, olio, maionese e aglio sminuzzato e mettere insieme all’insalata.

Unire tutti gli ingredienti, salare, pepare e cospargere di abbondante aneto.

Si può servire accompagnandola con due o tre fette di knäckebröd.

Västkustsallad pronta! - Foto di Gianluca La Bruna www.gianlucalabruna.com gianlucalabruna.tumblr.com

Västkustsallad pronta! Foto di Gianluca La Bruna www.gianlucalabruna.comgianlucalabruna.tumblr.com gianlucalabrunaphotography.com

Buon appetito!

I.

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Ice Hotel, sette meraviglie di Svezia e vargtass “in the rocks”

C’era una volta, in un posto tanto, tanto lontano, un hotel fatto tutto di ghiaccio: pareti di ghiaccio, pavimenti di ghiaccio, soffitti di ghiaccio, tavoli di ghiaccio, sedie di ghiaccio, sculture di ghiaccio, tutto di ghiaccio.

C’era una volta ma c’è ancora, e forse non tutti sanno (ma io che sono onnisciente sollo) che ce n’è più d’uno, e in diverse parti del mondo.

La chiesa di ghiaccio sul lago Bâlea, nella Romania centrale

La chiesa di ghiaccio sul lago Bâlea, nella Romania centrale

Ce n’è uno in Giappone, nell’isola di Hokkaido, uno in Canada, in Quebec, e uno in Romania, con una piccola chiesetta di ghiaccio a fianco. E poi ci sono i paesi nordici, che se fanno le cose le fanno per bene, e quindi di strutture glaciali ne hanno a bizzeffe:

  • 4 in Norvegia: un hotel di ghiaccio con parco di renne e allevamento husky (renne e husky non di ghiaccio, ma a sangue caldo come tutti i mammiferi) a fianco; una casona di neve accanto ad un albergo a 1200 metri sopra il livello del mare; l’hotel di ghiaccio più settentrionale d’Europa; un Ice bar nel centro di Oslo
  • 3 in Finlandia: un albergo di ghiaccio di circa 30 stanze; un intero villaggio di neve che si estende per oltre 20.000 m²; un castello di neve;
  • 1 in Svezia. MA…

C’è un “ma” che giustifica il fatto che si abbia un’unica presenza di costruzioni di ghiaccio sul territorio svedese.

Il fatto che è stato il fottuto primo albergo di ghiaccio del mondo. E quindi batte tutti gli altri.

Questa stramba opera di ingegneria gelata è l’ICE HOTEL (non sono io che enfatizzo, il nome commerciale è in maiuscolo) di Jukkasjärvi (vicino a Kiruna), che dal 1990 viene ricostruito (eh oh, il ghiaccio si scioglie anche lì) ogni anno da dicembre a aprile.

Ingresso dell'Ice Hotel di Jukkasjärvi

Ingresso dell’Ice Hotel di Jukkasjärvi

Nacque per caso, a dire la verità, e per merito di un giapponese (strano, sono sempre i giapponesi che fanno le cose più assurde in modo totalmente perfetto: vuoi imparare a memoria e al contrario l’elenco telefonico di Città del Messico? Vuoi suonare la sigla di MacGyver soffiando in un migliaio di bottiglie di vetro? Vuoi tessere un tappeto usando solo le dita dei piedi? Rinuncia, tanto un giapponese ci ha già pensato, e di sicuro lo fa meglio di te).

Questo giapponese, nella vita artista di opere di ghiaccio (te capì? mica casellante autostradale), l’anno del crollo del muro di Berlino fa una mostra di enormi sculture proprio nella zona dove sorge oggi l’hotel. Alé, dai che così crei il business.
L’anno successivo un francese prende spunto e presenta lì la sua mostra di igloo; i visitatori della mostra, fattasi una certa, chiedono allora se possono accamparsi in uno degli igloo, stendono delle pelli di renna a terra (perché è risaputo che non si visita una mostra senza portarsi una pelle di renna appresso) e ci schiaffano il sacco a pelo. Bòna gente, ci si vede domani.

Ecco così l’Ice Hotel al suo stato embrionale. Oggi l’Ice Hotel è una delle 7 meraviglie di Svezia.
Ebbene sì gente, i viKi si sono fatti anche le loro 7 meraviglie, quelle del mondo non gli andavano bene, volevano anche quelle svedesi.

E allora vediamo cosa si sono scelti come meraviglie del regno:

  • 1) Il Canale di Göta, un canale artificiale navigabile che collega Göteborg a Stoccolma incrociando i laghi Vänern e Vättern
  • 2) la cinta muraria di Visby, città di Pippi Calzelunghe
  • 3) la nave Vasa, di cui ho abbondantemente parlato qui
  • 4) il nostro Ice Hotel
  • 5) il Turning Torso, l’edificio tutto arricciolato di Malmö, al quale ho accennato qui
  • 6) il ponte di Öresund (Øresund per i danesi), che collega Malmö a Copenhagen, quindi la Svezia alla Danimarca
  • 7) l’Ericsson Globe, la più grande costruzione sferica del mondo (ognuno ha i suoi primati), di cui un giorno vi parlerò.

Ecco, via, che cos’è il Museo di Alicarnasso in confronto alla nave Vasa? O i Giardini pensili di Babilonia di fronte alla maestosità del Turning Torso?

AbsolutvodkaBon, soprassederiamo… Tornando però al nostro albergo tutto di ghiaccio, questo, da rifugio per hippy su pelli di renna, è diventato negli anni una supercosa a cinque stelle, con voli charter che vi ci portano, suite con sculture, una chiesa e un Ice Bar, il cui sponsor è la Absolut, la marca svedese di vodka. Sapevatelo.

In questo Absolut Ice Bar viene servito una specie di cocktail composto da vodka e succo di lingon (o mirtillo rosso, quella bacca con cui in Svezia si fa la marmellata che vi mettono sulle polpette all’IKEA). Il cocktail si chiama vargtass, “zampa di lupo”.

Ho cercato di capire il perché di questo insolito nome, ma niente. Potrei scrivere un’email ai tizi dell’hotel e vedere se loro lo sanno, però mi illudo di avere di meglio da fare.

È facile, l’unica cosa è che il lingon qui nel Belpa non si trova, il succo di lingon tanto meno. Allora, visto che il sapore è identico a quello del ribes (i viKi dicono di no, ma detto tra noi, parlare di sapori con i viKi è come mettere la cravatta al maiale), o avete il culo di trovare il succo di ribes, o spremete con le manine i rametti di ribes, cosa che ho fatto io. Ecco perché l’ho preparato per due persone.

Ecco cosa dovete comprare all'IKEA per fare questo cocktail

Ecco cosa dovete comprare all’IKEA per fare questo cocktail

Comunque, gli svedesi dell’Ice Hotel, che sono fighi, non servono questo cocktail “on the rocks” ma “in the rocks“, ovvero in dei simpatici bicchierini da shot fatti anch’essi di ghiaccio. Ma loro non sono gli unici a essere fighi: a Copenhagen con la mia dolce viKiamica Hanna sono capitata in un negozio di arredamento (bellissimo, tra l’altro, ma ho dimenticato il nome) dove vendevano utilerrimi stampini da freezer per farsi i bicchieri di ghiaccio.
In un dilemma morale interiore sul consumismo, la lotta contro il medesimo, la voglia di comprarmi qualcosa, unita alla necessità di dar via le ultime corone danesi, più la assurda certezza che quello sarebbe stato l’acquisto che mi avrebbe risolto la vita (come si pensa degli acquisti più idioti), HO COMPRATO GLI STAMPINI!

No, non mi hanno risolto la vita.

Non li avevo neanche mai usati prima di adesso, perché nonostante ogni tanto mi piaccia vedermi come una grande viveuse, che tiene sontuosi ricevimenti in abito lungo offrendo pregiatissssssimi alcolici in bicchieri di ghiaccio, sono una poco-più-che-pezzente che offre birracce svaporate ai suoi altrettanto squattrinati amici, che in realtà a pensarci bene, sono quelli che “le birre le portano loro”.

Però sono ugualmente figa, perché i bicchierini mi sono serviti per questo post. 6€ spesi bene, in fondo. Forse.

INGREDIENTI PER 2 PERSONE:

  • 2 bicchieri di ghiaccio (o di vetro e poi aggiungete un cubetto di ghiaccio alla fine)
  • vodka
  • 250 gr. di ribes (frustrante, ne ricaverete due mezzi bicchierini di succo)

PREPARAZIONE:

Tenete da parte due rametti di ribes.

Togliete le bacche dai rametti e con le mani strizzateli su un colino posto sopra a un bicchiere. Se li bollite sarà più facile ma perderanno molto sapore, fate voi.

Con il succo di ribes riempite per metà i due bicchierini di ghiaccio. L’altra metà dovrà essere di vodka.

Appoggiate un rametto di ribes sul bicchiere per guarnire.

Buon appetito!

I.