Di cazzi & mazzi: la genderfollia e il korv Stroganoff

Uno spettro si aggira per la Svezia: lo spettro della genderfollia.

Sì perché la denominazione “femminismo”, secondo l’umile opinione di nonsolopolpette, è profondamente sbagliata. Innanzitutto se ci manteniamo stretti all’etimologia, anche la parola “femminismo” andrebbe rivista… ma qui entriamo in discussioni lunghe e prolisse.

Parliamo quindi di uguaglianza, che ci piace di più.

L’ideologia del gender è spesso confusa con l’ideologia dell’uguaglianza, quando è invece più assimilabile all’ideologia delle stronzate-da-finti-liberal che in Svezia, ma non solo lì, vanno un casino.

La teoria del gender ci informa di come il sesso sia ciò che biologicamente distingue gli uomini dalle donne (ad esclusione di malformazioni congenite, ma questi sono casi più unici che rari), mentre il genere sia la costruzione sociale che ruota attorno al sesso.

keepherwhereshebelongsOra, anche io credo che idee come “la donna è biologicamente più remissiva, l’uomo è più aggressivo”, “le donne sono più cerebrali, gli uomini più pratici”, “le donne sono più furbe, gli uomini più ingenui”, “le donne fanno l’amore, gli uomini scopano”, siano magniloquenti, leggendarie, sontuose puttanate.
Puttanate all’ordine del giorno, a cui siamo abituati, a tratti travestite da sviolinate come “No no no, io non sono maschilista, anzi, secondo me le donne sono meglio degli uomini“. Ma cosa vuol dire?! I sessi sono biologicamente due, se ce ne fosse stato uno sarebbe durato poco e poi non ce ne sarebbe più stato nessuno, perché per la riproduzione ne servono due.

Quindi gerarchizzare il “meglio” o “peggio” in questo caso mi sembra oltre che un’aberrazione dell’intelligenza, anche pericoloso, perché dove si sviolina si separa, dove si separa si gerarchizza, e dove si gerarchizza si pongono le basi per poter dire: “Le donne saranno anche meglio, ma io sono più forte”. Ed ecco clave, harem, ginecei, infibulazioni, cacce alle streghe, Ruby Rubacuori, etc.

In Svezia però la questione è molto più sottile, e in un certo senso anche più pericolosa.

Dal punto di vista della parità dei sessi, così tanto per darvi un preambolo prima di arrivare al nocciolo del discorso, la Svezia risulta essere il primo paese europeo per violenza sulle donne, a volte anche primo paese tout court, ma comunque sia sempre in top ten mondiale da circa una ventina d’anni. I femminicidi sono una realtà preoccupante, e da raccolte di dati da ospedali e associazioni femministe, risulta che poco più del 90% degli stupri non viene denunciato, quindi uno stupratore in Svezia ha la quasi certezza dell’immunità.
È pratica più comune di quanto si creda picchiare la moglie così come giustificare il maritino che ti ha rotto il naso.

La Svezia ha pertanto deciso di rispondere al suo problema in un modo pazzescamente furbo (Irony Alert): se uomini e donne sono uguali, non ci saranno più differenze di genere, quindi niente più problemi dovuti alle differenze. Un po’ come Bush che suggerì la deforestazione come soluzione al problema degli incendi boschivi: no alberi no fuoco. Sì, è Bush, non Dulbecco.

E allora (Stoccolma è partita per prima con l’asilo Egalia) hanno iniziato a organizzare scuole primarie in cui è abolito il pronome personale egli/ella e lui/lei. Se ne usa uno indistinto: han “egli” e hon “ella” si sono trasformati in hen, boh “ellu”?!

Bambole della scuola primaria Egalia, rigorosamente senza attributi sessuali

Bambole della scuola primaria Egalia, rigorosamente senza attributi sessuali (ma, guarda un po’, bionde e con gli occhi celesti)

Hanno iniziato a non dire ai bambini di che sesso sono per dare loro la possibilità di scegliersene uno da soli; a insegnare ai maschietti a fare pipì seduti per impedirgli di abusare di una loro presunta ‘superiorità’. Capito? Pisciare in piedi = superiorità

Hanno stabilito che la dicitura “donna incinta” è potenzialmente discriminatoria, meglio sarebbe “persona incinta”. Forse nelle ore di scienze e biologia a scuola non hanno spiegato ai viKi che solo le donne possono restare incinte, forse hanno proiettato il film Junior, dove Schwarzenegger si fa impregnare (ho ancora gli incubi).

Hanno introdotto il Bechdel test, un test di valutazione qualità cinematografica: se in un film ci sono almeno due donne di cui si conosce il nome e che parlano di qualcosa che non sia “uomini”, il film è genderly correct. Questa malsana idea ha visto le istituzioni in brodo di giuggiole, vari canali televisivi che hanno annunciato che seguiranno solo questo test per regolare la loro programmazione, e altri episodi di follia.
Ecco che Pulp Fiction viene cannato, ma immagino che Sex and the City (perché è vero che parlano di uomini tra loro, ma parlano anche tanto di scarpe, moda, gossip, sfilate, diete, depilazione, capezzoli finti, trucco, quindi questi argomenti vanno bene no? Dimostrano un impegno attivo) sia considerato femministicamente militante.

E quando sento dire che in Svezia sono paritari mi si gela il sangue nelle vene. Non voglio dire che non lo siano, per tante cose lo sono, ma se prendiamo queste ‘riforme’ come metro di paragone, a me più che egualitari mi sembrano dei pazzi furiosi.

henIo sono dell’idea che appiattire le differenze con un’omologazione feroce, non vuol certo dire risolvere i problemi che si creano proprio tra queste differenze. Affatto. Vuol semplicemente dire livellare ogni unicità e distintività allo scopo di rendere tutti uguali, e quindi, molto facilmente controllabili.

Un po’ come il caso “presidente nero degli Stati Uniti”. Perché è da tener presente che negli Stati Uniti la comunità afroamericana continua a essere segregata nei ghetti, dove le scuole hanno metal-detector all’entrata e le poche forme di redenzione della comunità nera sono date dal rap, perché lo si sa, i neri hanno il ritmo nel sangue.
Allora si pompa un presidente nero in giacca e cravatta, abito tradizionale dell’uomo bianco, per dare l’idea del ch-ch-ch-change, anzi, a ripensarci, si decide di giocare la sua candidatura unicamente sull’assioma razzista e ancora da dimostrare: nero = ganzo. E così ci sentiamo in pace con la coscienza, once you go black, you never go back.

È lo stesso identico discorso della genderfollia, riassumibile nell’espressione: calmiere sociale.

Trattare come diverse cose che sono davvero ontologicamente diverse non vuol dire discriminarle. La discriminazione si situa ad un livello più profondo: discriminazione è avere concorsi di bellezza, ad esempio, è costringere i gusti e le abitudini sessuali, in un senso e in un altro, è giocare sulla figura del maschio onnitrombante e della donna che lo aspetta a casa mentre cucina. Questo è discriminare.

Ma riconoscere un pisello da una passera è vedere.

E i viKi non amano le differenze, non ci si sanno relazionare. Capire le differenze vuol dire essere disposti ad ascoltare voci fuori dal coro, vuol dire riuscire ad aguzzare la vista e alzare un tappeto con tonnellate di polvere sotto, vuol dire pensiero critico e autocritico. E questo (secondo me, nel migliore dei casi), vuol dire subbuglio nello status quo, vuol dire dare uno scossone alla cristallizzazione sociale (e di classe, volendo), vuol dire incrinare l’identità nazionale. Ecco perché questo non piace, perché vuol dire in soldoni perdere tutto ciò che caratterizza il Volksgeist svedese.

Comunque la ricetta che ho scelto per voi oggi è il korv Stroganoff. Deriva dal manzo alla Stroganoff russo, ma è stato riadattato dai viKi sostituendo il filetto di manzo (che era peraltro l’unica cosa decente del piatto) con il falukorv.
Il falukorv è un salsiccione riconosciuto dall’Unione europea specialità tradizionale garantita svedese (chi ha la Pizza napoletana, e chi un würstel), e ha un sapore vagamente speziato, ma è in sostanza uguale a un normale würstellone del Lidl.
Gli svedesi se lo schioccano ne… (maliziosi, cosa pensavate?) …i panini, oppure lo friggono e lo cospargono di marmellata di mirtilli rossi. Voi non fatelo, please.

Ho scelto questa ricetta non solo perché è un piatto davvero tipico (e tutto sommato non è neanche male), ma anche perché il suo ingrediente principale ha la forma di un pene. Sì sì, dico davvero, l’ho scelto per quello. Per far capire alle riforme svedesi che nonostante ciò che esse propugnano, i cazzi esistono. E le passere, mon dieu, anche.

INGREDIENTI PER 2 PERSONE:

  • 250 gr. di würstel
  • mezza cipolla gialla
  • 10 gr. di burro
  • 200 gr. di pelati
  • 1/2 decilitro di panna fresca
  • 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
  • 1 cucchiaino di yogurt magro
  • 1/2 cucchiaino di senape
  • pepe bianco q.b.
  • prezzemolo q.b.
  • 250 gr. di riso, o cous cous, o bulgur (vi prego NON pasta scotta come fanno alcuni viKi)

PREPARAZIONE:

Tagliare i würstel a listarelle e tagliare finemente la cipolla.

In una padella far sciogliere il burro e mettere würstel e cipolla insieme, far soffriggere per circa cinque minuti, quando la cipolla risulterà dorata.

Aggiungere i pelati tagliati a pezzettini, la panna, il concentrato, lo yogurt, la senape e far cuocere per una decina di minuti.

Se vi piace un po’ più sciacquoso e meno tirato potete aggiungere un mezzo bicchiere d’acqua.

Spolverare con il pepe, aggiustare di sale e cospargere di prezzemolo.

Servire con il riso bianco preferibilmente cotto a vapore.

[Per rendere il piatto più interessante aggiungere peperoncino o chili]

Korv Stroganoff pronto! Foto di Gianluca La Bruna www.gianlucalabruna.com - gianlucalabruna.tumblr.com

Korv Stroganoff pronto! Foto di Gianluca La Bruna www.gianlucalabruna.comgianlucalabruna.tumblr.com

Buon appetito!

I.

Annunci

  1. Non conosco i dettagli di tutte le situazioni, ma Egalia è la sua filosofia sono viste come una follia/stramberia da tutti gli svedesi che conosco. Stesso discorso per l’utilizzo di hen, quando non giustificato (per giustificato si intende quando non si conosce il sesso del bambino, quindi in luogo di “han eller hon”) e le altre cose da te citate.

    La sostituzione di “donna incinta” con “persona incinta” nei documenti ufficiali (e solo lì! Gli svedesi continuano a dire regolarmente donna) non è dovuta al fatto che la prima è discriminante, ma ad una questione giuridica ben precisa.
    Chi cambia sesso, a differenza che in passato, non è oggi più costretto alla sterilizzazione. Ci possono quindi essere casi di donne che sono diventati legalmente uomini che possono comunque rimanere “incinti”. Se i documenti ufficiali parlassero di “donne incinte” non avrebbero alcuna validità legale nel caso di queste persone. Persone che, appunto, sono legalmente uomini, e si ritroverebbero ad essere esclusi dall’assistenza sanitaria specifica e da tutto il resto. La legge è stata quindi proposta per proteggere il nascituro e la sua salute.

    • Che dire, sei fortunato a circondarti esclusivamente di svedesi sani di mente, io purtroppo non posso dire di aver avuto la stessa fortuna. Con Egalia mi hanno spaccato le balle reiterate volte, così come con “hen”.
      Per quanto riguarda il linguaggio dei documenti ufficiali, mi sembra una questione di lana caprina: se tutto ciò fosse stato fatto per il nascituro, non credo che una questione come “donna/persona” avrebbe potuto davvero inficiare una fetta di welfare a cui il nascituro (anzi, il/la nascituro/a, accidenti come mi manca “hen”) ha diritto.
      A me sembra più, come hai sottolineato tu stesso con “chi cambia sesso, a differenza che in passato, NON E’ OGGI PIU’ COSTRETTO ALLA STERILIZZAZIONE”, un maldestro modo per redimersi da nazismi passati. Molto maldestro. E penso che forse sarebbe meglio pensare ai nazismi presenti (vedi stupri e botte). Comunque grazie del commento.

    • Hum, ti diró che alcune delle cose lette qui non mi tornano. Quella della donna incinta l’ha giá detta Daniele
      All’asilo dei miei figli suggeriscono di far la pipí seduti anziché in piedi, non per una questione di gender ma per motivi molto pratici: facilitare il lavoro dei disgraziati che devono pulire i cessi. Se giá i maschi adulti spesso e volentieri fan la doccia ai pavimenti, figuriamoci un branco di marmocchi imbranati e rivoltosi sui 3-6 anni che degheio puó combinare.
      Io ho visto a casa la differenza tra una postura e l’altra quando il primogenito usa il bagno e la differenza, appunto, c’é.
      la questione della violenza sulle donne rimane, invece. Secondo me la societá patriarcale che c’era in precedenza anche qui non ha ancora digerito per bene i cambiamenti attuati per legge (tipo il congedo parentale per entrambi i genitori).
      Il pronome hen mi piace un sacco ed é comodissimo quando devo evitare di dire “han eller hon”, cioé se non conosco il sesso della persona o dell’animale di cui si parla, oppure si sta parlando in generale (ad esempio in documenti giuridici sarebbe indicato). Confermo che l’esperimento di Egalia é considerato un po’ estremo, e comunque io apprezzo molto il fatto che negli asili evitano accuratamente di parlare di “giochi da maschi o da femmine”, visto che sono giochi per tutti. Mi sembra di ricordare che una proposta simile in Francia scatenó il degheio, e devo ancora capire perché (in Italia siamo rimasti che si scagliano contro i libretti per prevenire il bullismo omofobico, ma vabbé)

      • Ti rispondo per punti: quella della ‘persona incinta’, come ho già detto a Daniele, secondo me è una slinguazzatura per apparire simpatici alle categorie che fino a due giorni fa venivano hitlerizzate.
        Per il discorso di fare pipì seduti, io avevo letto un articolo in cui diversi asili giustificavano questa imposizione sulla base di una presunto maschilismo che non doveva essere perpetuato. Se lo ritrovo te lo scannerizzo e te lo mando. Per le questioni igieniche capisco benissimo, ma sono più dell’idea che se un bimbo sporca vai con lui, gli metti un cencino in mano e gli insegni a pulire. Montessori docet.
        La società patriarcale in Svezia non c’ERA, ma continua tranquillamente a esserci, quantomeno a livello sociale e popolare, e il congedo parentale per entrambi i genitori c’è anche in Italia.
        “Hen”, indipendentemente da quanto possa piacerti e da quanto possa essere comodo, è un genere inventato dal niente, completamente a caso, una forzatura grammaticale e sintattica creata ad hoc in nome di valori politically correct. Questo secondo me è folle.
        Sui giochi non da donne e non da uomini (a patto che non siano asessuate bambole rispondenti ai criteri di razza pura ariana di memoria nazista) sono d’accordissimo anche io, e questa idea è da anni propugnata da un consorzio di scuole materne dell’Emilia Romagna, che da diverso tempo stanno insegnando al mondo un metodo educativo particolarmente valido, moderno, e pedagogicamente avanzato, e che sono per giunta molto apprezzate in Svezia.

  2. Che dire, bei mi’tempi quando ci si riproduceva per gemmazione. Comunque esistono alcune lingue in cui il pronome di terza persona non specifica il sesso (pardon il genere), tipo il georgiano e il farsi, parlato in Iran, Afghanistan e Tağikistan, paesi in cui la teoria gender non va fortissimo. A quanto pare i pronomi non aiutano molto.

    • No, i pronomi non aiutano, sono d’accordo con te. Ma inventarsene uno apposta a me sembra discutibile: “hen” non esiste proprio etimologicamente. Gli inglesi usano “they” quando sono indecisi, mi sembra più carino.
      E sono d’accordo con te anche sulla gemmazione 🙂

  3. Ciao, sono capitata per nel tuo blog per caso. Devo dirti che è assolutamente fantastico! Ultimamente ho conosciuto alcuni svedesi e volevo sapere qualcosa di più sulle loro abitudini relazionali. Affermano di essere molto “romantici”, ma lo sono davvero? E poi sono così sinceri? Non voglio generalizzare ma non ho avuto questa impressione.

    • Cara Antonella, innanzitutto grazie 🙂
      Dio, non me la sento proprio di dirti qualcosa sulle abitudini relazionali degli svedesi che non siano chiacchiere da bar!
      Per la mia esperienza personale ci sono i bugiardi, ci sono i sinceri, ci sono i corretti, ci sono i pazzi furiosi e ci sono i simpaticoni.
      Credo ci siano due parametri per valutare la media diciamo “caratteriale” di gruppi sociali (siano questi rappresentati da una nazione, da una città, o anche da una classe scolastica): l’idiozia e la logica di branco.
      Nell’idiozia ogni gruppo è diverso a modo suo (un cretino italiano probabilmente è un caciarone che ti vuole fregare, un cretino francese probabilmente è snob e antipatico, un cretino tedesco probabilmente è ordinatissimo e palloso), le persone mediamente intelligenti di solito si somigliano un po’ tutte (un po’ il discorso di Tolstoj sulle famiglie felici).
      Nella logica di branco gli aspetti di idiozia strutturale emergono, e io in un gruppo di amici mi scopro molto più ‘italiana’ (nel bene, ma credimi forse più nel male) di quanto non sia quando sto per i cavoli miei.
      In questo senso me la sentirei di dirti che gli svedesi mediamente non sono esattamente il popolo più passionale del mondo, ma potrei presentarti diverse mie viKiamiche che sono quanto di più espansivo, sorridente, romantico e sincero ci sia, quindi ti ripeto, valuta le mie parole come chiacchiere da bar e non come sentenze della rubrica “l’esperto risponde”, perché io fondamentalmente so assai! 🙂

  4. Sì, probabilmente tutta ‘sta faccenda non si raddrizza mica tanto facilmente.
    Probabilmente l’unica è tornare al vecchio sano Medioevo (l’omo fora a zappar la tera, la dona dentro a girar la zuppa, il carro lo guida l’omo, la ceretta se la fa la dona), e poi proviamo a ripartir di lì e vediamo cosa succede.

    (Spero apprezzerai. Oggi come oggi un bel commento atsissergorp è merce rara.)
    Il korv Stroganoff mi fa moltissima gola. Domani corro al Lidl.

  5. Mi è piaciuto molto questo post.
    Io non sono la persona più indicata per esprimere un’opinione vista la mia assenza di competenza in lingua svedese e quindi tutto questo lo so e lo vivo sempre mediato da un’altra lingua.
    Mi sembra però che tutta la “questione svedese” si basi su un fondamento molto peculiare: “la rappresentazione che gli svedesi vogliono dare di sè al mondo”. In funzione di questo, forse molto più di altri popoli (parlo per quelli che ho approfondito), certe leggi vengono approvate e certi comportamenti vengono incoraggiati.
    Questa “genderfollia”, come la chiami – a ragione, secondo me – tu, credo sia un’altra figlia del volere sempre più assomigliare all’idea che sono convinti altrove abbiano di loro.

    • Cara virginiamanda,
      io penso che sia esattamente come dici tu.
      Credo che la Svezia investa molto nella ‘comunicazione’, se così si può definire, dell’immagine del proprio paese. Sia internamente che esternamente, di pari passo.
      Internamente pompando la propria popolazione con bandiere, inni, feste e stronzate se necessario (ho conosciuto una persona che sosteneva che il contingente svedese fosse in Afghanistan in missione di pace e difendeva con forza questa opinione, voglio dire, da noi ci hanno provato ma non ci ha creduto nessuno).
      Esternamente, sia sfruttando la propria popolazione istruita a dovere che poi ‘ste cazzate te le viene a raccontare, sia esattamente come dici tu, attuando tutta una serie di scelte che lustrino gli occhi degli altri paesi e con forza uguale e contraria gettino ombra su altre scelte passate o presenti che invece sono assai discutibili.
      Sono molto contenta che ti sia piaciuto questo post 🙂

  6. Ottimerrimo articulo (lo so, arrivo in ritardo…)! Vivo in Svezia da cinque anni e descrivi a meraviglia le schizofreniche idiosincrasie degli ostrogoti, come li chiamo affettuosamente io. Mi permetto di dire due cose. A me “hen” piace, no tanto per motivi gender, per capirsi, quanto perché sono un feticista delle lingue ed ancor più delle grammatiche – la Svezia la sua l’ha mandata in quer posto anni fa (cos’erano i ’50 od i ’60?) e quindi sono felice ogni volta che introducono qualcosa che renda la grammatica un pelino più difficile. Vabbé, feticismi miei. La seconda è che mi sono dovuto leggere il Läroplan Lgr11, e lì ci sta una frase che un pochino inquietante è: la scuola motverka gli schemi familiari tradizionali. Il che suona come se volessero cassare le famiglie c.d. “tradizionali” (tutte cattiv) e sostituirle con quelle c.d. non lo so come son dette. Il che è una forma un tantino uhm nazistella di affrontare la cosa, e comunque di passare da un conformismo maschilista ad uno iperfemminista. Ho discusso della cosa con alcuni compagni di corso (no, non sono così giovane, ma corsi li devo seguire anche io) svedesi, e mi hanno dato raggggione, è una frase equivoca.
    Saluti /A

    • Sì, in effetti è inquietante. Ci vedi il femminismo te? Può essere, in effetti. Io ci vedo tanto politically correct, che se usato male fa più danni della grandine e rischia di essere pericoloso e azzerare il dibattito critico.
      Mi piace il feticismo della complicazione grammaticale, è così squisitamente nerd ❤
      Saluti a te e grazie di essere passato!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...