Essere gravida in Svezia assolutissimamente non bevendo del Kurant Blush

Bene, immolo sull’altare di nonsolopolpette la vittima sacrificale Kazziimjei per un post di (non) interesse generale.
Generale quantomeno per chi, come me, affronterà una gravidanza nel regno di Svezia.

Bene, la gravidanza in Svezia è un avvenimento discretamente frequente, se si prendono come fonti autorevoli gli occhini aperti per strada. Basta fare del peoplewatching quando si cammina per giungere alla conclusione che o è sport nazionale ingoiare cocomeri interi, o qui figliano conigliamente.

"Vero svedese". Con bandiera. Su bavaglino. Rabbrividiamo.

“Vero svedese”. Con bandiera. Su bavaglino per neonato. Rabbrividiamo.

In Italia le italiane (altro discorso per le immigrate, fortunatamente) si riproducono poco e tardi.
Tempo fa ho fatto un controllo a Pisa ed ero la più giovane (di diverse lunghezze) tra tutte, e voglio dire, ho 27 anni, non sono una teenager rimasta fregata da un party selvaggio.

Ma le differenze non sono solo in frequenza ed età di donne gravide, le differenze sono molte. Moltissime.

Essendomi trasferita in Svezia definitivamente quando ero di tre mesi, posso dire di essermi fatta un’idea di entrambi gli iter medici di Belpa e Vikiland. E proprio per questa ragione, continuerò a utilizzarli entrambi. Pagherò un po’ più d’aereo, ma il sistema italico io non lo lascio.

Dunque, io in Italia nei primi 3 mesi ho fatto:
1) Test del cacchio in farmacia per capire se piangevo a caso, morivo di fame e avevo le tette di Pamela Anderson per qualche ragione particolare. E vabbè, questo me lo sono pagata perché funziona così (costa anche abbastanza). Funziona così anche in Svezia.
2) Test ormonale per vedere i livelli di BetaHCG, cioè dell’ormone che produce l’embrione, la gonadotropina corionica. Pagamento ticket, non test.
3) 4 ecografie (di cui una di emergenza causa paranoid moment, quindi una non conta, nonostante gratis anch’essa) completamente gratis, con vista embrione/feto, doppler per battito del cuore, e ad ogni ecografia è corrisposta una visita ginecologica.
4) Test urine, test sangue (emocromo, HIV, pap test, gruppo sanguigno, rosolia, antiglobulina, toxoplasmosi). Tutto gratis. L’Italia (o per lo meno la Toscana, poi ‘ste cose sono regionali spesso) prevede un toxotest al mese in gravidanza.
5) Bi-test. Ovvero test comprendente esame del plasma ed ecografia per avere un range di probabilità di avere un neonato affetto da anomalie cromosomiche (soprattutto sindrome di Down). Gratis. (Specifico che in Svezia si fa solo ed esclusivamente in clinica privata e costa più di 200€).
6) Ad agosto farò un’ecografia morfologica (anche qui gratis). Ma se volessi mi spetterebbero di diritto anche altri esami delle urine, altri esami del sangue, e poi più avanti un’altra ecografia e un altro monitoraggio del battito fetale. Se avrò voglia tornerò in Italia, se no, no.

N.B. Se fossi stata una over 35 avrei avuto l’amniocentesi o la villocentesi gratis.

Cosa ho ricevuto:
1) Cartellina rigida in tessuto con su scritto “La mia gravidanza”, che a sua volta conteneva:
2) Libretto/ricettario medico verde con un fiocchino sopra che contiene i foglietti/impegnativa da presentare alle visite.
3) Opuscolo “Aspetti un bambino?… Aspettiamolo insieme” con dentro scritti tutti gli incontri, i corsi e le consulenze ostetriche, mediche e psicologiche a cui ho diritto GRATUITAMENTE prima, durante e dopo la gravidanza alla mia ASL, numeri utili, orari.

Opuscoli italici

Opuscoli italici

4) Cartellina personale della Regione Toscana con i miei dati, i dati del padre (sperando sia davvero lui e non il cubista botswanese della mia festa di compleanno), anamnesi familiare, personale e ostetrica, diario delle visite, dei test fatti e delle mie condizioni ogni volta, altezza, peso, etc. ovvero materiale che distruggerò appena il caccolino nascerà.
5) Dieta di 1700 kcal al giorno per i primi mesi, che sul retro ha quella di 2000 kcal per gli ultimi mesi (vorrei dire a tutti i miei nemici che stanno leggendo che no, non sono diventata una balena, ho preso pochissimi chili e faccio un sacco di attività fisica, sono più bella di prima. Tiè!).
6) Opuscolino sull’allattamento che non ho ancora letto perché tanto c’è tempo.

Specifico che se fossi tedesca, albanese, cinese, algerina, sudafricana, di un paesino non conosciuto dall’essere umano delle regioni estreme della foresta amazzonica, o clandestina, sarebbe la stessa cosa.

Ho una ginecologa che mi segue (e che amo), con ostetriche adorabili che rispondono a ogni mio quesito, e poi dal momento che sono particolarmente stronza e fortunata, ho a mia disposizione la madre del padre del mio pargolo che è ostetrica, una zia che è ostetrica, e un’amica che è ostetrica. Ma vabbè, questo è culo, coglionazzi (è una citazione fantozziana, non vi sto offendendo a caso).

Ora passerò in rassegna invece ciò che so (perché mi è stato illustrato alla mia prima visita) del Biondomondo, nella fattispecie di Malmö.

Dunque, vabbè, serve la tessera sanitaria europea, perché se sei europeo bene, se no paghi.

Se non hai il codice fiscale svedese non puoi andare di persona, ma devi telefonare ad un numero con una voce registrata che parla skånska (dialetto di Malmö), sforzarti di capire quando ti sembra ti stiano chiedendo di inserire il tuo numero di telefono, inserirlo e aspettare che ti richiamino. Ti richiamano, ti tengono un’oretta al telefono perché non hai lo stramaledetto viKicodicefiscale (che si meriterà un post a parte) e ti fissano una visita.

La visita è una chiacchierata con un’ostetrica.

Cose che si notano: sono tutte donne. Non ci sono ostetrici, non ci sono infermieri, non ci sono medici. È un mondo rosa che profuma di cipria e che è cosparso di riviste su gossip, moda e maternità. Oh yeah. Essere donna oggi.
Ostetriche donne, infermiere donne e… dottori donne? No. Niente dottori né dottoresse.nodoctors

Sì, perché la gravidanza non la segue MAI un medico (a meno che tu non abbia complicazioni, allora lo chiamano), solo le rosa ostetriche.

È inutile che vi depiliate la frilli per la “visita” o che vi mettiate delle mutande dove non ci sia sopra Minnie o qualche buco, tanto l’ostetrica che vi assegneranno non è interessata a scosciarvi sull’imbarazzante sedia, vorrà solo parlare con voi.

La piacevole chiacchierata si svolge nello studio dell’ostetrica disseminato di quadri con bambini, donne nude, wulwe & wagine stilizzate, e vi verrano fatte diverse domande, tra cui:

1) Il tuo partner ti picchia? A parte che no, non lo fa, e poi ecco, ci sono andata indovinate con chi? Col mio partner, quindi insomma, magari non te lo direi… Oddio, per un nanosecondo mi è passato per il cervello di dire “Sì sì, ogni tanto mi rompe una sedia sulla schiena, poi mi lega e mi prende a frustate con un gatto a nove code, vero amore? Diglielo!”, poi però mi sono ricordata che gli svedesi non sono famosi per essere il popolo più ironico del pianeta, e quindi alla fine mi sono resa conto che questa uscita sarebbe appartenuta alla lunga lista di cose che fanno ridere solo me, ma scandalizzano il resto del mondo, e siccome mi hanno già detto di fare attenzione a questa mia tendenza, sono stata zitta buona buona e ho risposto “No”.

2) Bevi durante la gravidanza? Bene, dal momento che io non sono svedese, e quindi non concepisco l’abitudine di non bere mai dal lunedì a venerdì per poi tracannare decalitri di vodka economica il sabato sera, per me dire “Mah, un bicchiere di vino ogni tanto capita”, vuol dire davvero “Mah, un bicchiere di vino ogni tanto capita”. Quindi è inutile che mi sfracassi la minchia sui danni dell’alcol, io se capita un bicchiere di vino non solo lo bevo,  ma lo bevo di quello bòno, e GODO. Alla facciaccia tua e del tuo Systembolaget dei miei coglioni.
absolutepregnantLa viKiostetrica mi ha detto che fanno malissimissimo anche 10 cc di vino. Corrucciata, ha scritto istericamente qualcosa dove ho letto la parola “vin” sul suo maledetto diarino, e ha osato dirmi che “fa male al bambino e io sono qui per lui“, alché io ho iniziato ad alterarmi e ho risposto che anche io ero lì per il bambino, visto che è MIO. Grrrrr.

Poi mi ha detto che in Svezia ho diritto a:
1) Questa famigerata chiacchierata che stavo avendo in quel momento.
2) Un’eventuale visita dal medico se si hanno problemi gravi.
3) Una chiacchierata più seria con esami urine e sangue (gonorrea, clamidia, gruppo sanguigno. Mai toxo).
Tra l’altro, io che sono sfigata ho avuto un’infezione renale e dovete sapere che qui manca il concetto di “orinocultura” e “antibiogramma”, quindi visita d’emergenza: ho pagato 5 euro una “visita” da un’infermiera, alla quale ho detto che avevo bisogno di un antibiotico, lei (tra l’altro simpatica come la sorella sgradevole di Sgarbi) ha pleonasticamente detto che avevo bisogno di un medico, il quale si è beccato altri 20 euro e, dopo che IO gli ho detto che avevo un’infezione ai reni, dato che è la terza e ormai riconosco i sintomi, mi ha prescritto della penicillina.
A quel punto ho chiamato il mio medico in madrepatria che mi ha detto, visto che non sono nata nel ’12 e non ho un marito al fronte e una bimba tisica, di sostituire la penicillina così démodé con un Augmentin preventivamente messo in valigia.
4) 1 (sì sì, ho scritto 1) ecografia alla 18° settimana(che sono 4 mesi e mezzo, questo significa che se dall’ecografia vedo che il bimbo ha 4 paia di zampe aracniformi, un alluce in mezzo agli occhi, o una dozzina di teste, deciderò se abortire quando il feto è già bello formato).
5) Un’altra chiacchierata ostetrica alla 25° settimana.
6) Un controllo del diabete tra la 27° e la 28° settimana.
7) Un’altra chiacchierata se questo è il primo figlio alla 31° settimana (se non è la mia prima gravidanza vuol dire che so già come funziona e mi attacco al cazzo).
8) Dall’ottavo mese e una settimana, una chiacchierata ogni due settimane finché non sgravo.

Mi ha anche detto che in tempi remoti si faceva un’altra ecografia all’8° mese, ma ora non si fa più. Abitudini antiche, oh my god.
Capito?! Una sola ecografia per tutta la gravidanza, per di più in un periodo in cui abortire è sicuramente diverso dal farlo con un certo anticipo.

OpuscoliSvezia

viKiroba consegnatami

Dopo avermi detto tutto questo mi ha dato:
1) Foglio con i numeri utili tutto scritto in svedese (in Toscana perlomeno, la documentazione viene data in italiano, inglese, spagnolo, albanese, romeno, cinese e arabo, e se c’è necessità viene chiamato un mediatore culturale).
2) Informativa che dice che i risultati dei miei test verranno conservati nel caso dovessero riguardarli nel corso del tempo (cosa vorresti fare, buttarli via appena letti? Il concetto di cartella clinica forse risulta misterioso).
3) Foglio che oltre a farmi vedere come cresce un bambino di settimana in settimana mi dice a cosa ho diritto (vedi sopra).
4) Librino Having a baby (in svedese Vänta barn) sull’aspettare un bimbo: crescita del bimbo, risposte a domande varie (posso andare in palestra, posso fare sesso), divieti vari (il suddetto, temibile, non meglio identificato ALCOL, le sigarette e lo stupido tabacco da gengiva), la spiegazione su come la gravidanza cambia il tuo corpo, su come le ostetriche svedesi ti aiutano (ve lo dico io: male), i problemi/malattie che si possono avere in gravidanza, informazioni su cosa fare durante il parto a parte soffrire (raccomandano anche cosa portare, tra cui macchina fotografica e caricabatterie… grazie), informazioni sui tipi di anestesia, informazioni sul cesareo, sulla ventosa e sull’allattamento al seno. Mi hanno dato un libro in inglese, io ho chiesto anche quello in svedese e a casa ho notato che quello inglese ha 64 pagine, quello svedese 144. Non so cosa c’è scritto in più, se vi interessa leggo anche quello svedese e ve lo dico.
5) 2 bicchieri di plastica (non sterili) dentro cui fare pipì, per poi trasferirla dentro una provetta (questa invece sterile, ma tanto ormai…) da portare per la prossima chiacchierata con esame urine accluso.

Ah, mi hanno dato anche un codice fiscale temporaneo da portare sempre con me, se no gli svedesi ci vanno in paranoia.

Poi io ho chiesto specificatamente informazioni sulla toxoplasmosi, dato che in Italia ti fai un test al mese. Lei inizialmente non ha capito la parola toxoplasmosis (faccio notare che in svedese si dice toxoplasmos), poi mi ha detto che era la prima volta che lo sentiva e che non aveva idea di come richiedere questo strano esame.

Io ho detto: “Guarda, basta che mi dici dov’è un laboratorio analisi, o una clinica privata, e lo pago io il test, non c’è problema”. Niente. Lei non sapeva dove, non sapeva chi, ha detto: “In caso si vogliano più controlli medici so che esistono cliniche private, ma un’analisi privata boh, mai sentita”.

Sì ecco, un altro mondo. Tra l’altro, curiosità: se decidete ragionevolmente di farvi un’ecografia prima della 18° settimana, quantomeno per vedere se l’embrione è in utero o no, o per essere certe di essere in stato interessante, o perché cazzo, è così che si dovrebbe fare, sperate di non avere due gemelli, perché in quel caso costerà il doppio! Ahaha, zecche, vero?

L’ecografia (che farò tra poco ma ancora non ho fatto) la fa anch’essa un’ostetrica, e se c’è del disagio nel feto chiama il medico. Ti preparano all’ecografia dicendoti che è molto importante guardare un video sulla diagnostica prenatale, realizzato dal servizio nazionale della salute, il Vårdguiden.
Il video dà informazioni su Bi test (che io, ripeto, ho fatto in Italia gratis in un centro di eccellenza, in Svezia 200 euri sull’unghia e solo in clinica), villocentesi, amniocentesi e l’unica ecografia della 18° settimana.

Bene, in questo video si affrontano temi come la sindrome di Down (perché è comprensibile che un genitore voglia sapere se suo figlio rischia di essere Down) specificando come le scuole aiutino i bimbi Down, non c’è tutta questa necessità di abortire, scene di bimbi Down che giocano a pallone, etc. Ora, io non giudico nessuno, ma ho la pretesa sacrosanta di non voler essere giudicata a mia volta se ammetto con tutto il candore del mondo che se il mio Bi test avesse dato risultati negativi io avrei abortito. E non mi servono le scene di rosei bambini Down per farmi sentire una merda, perché io una merda non mi ci sento.

Poi, a proposito della pidocchiosa ecografia: famiglia che racconta che durante questo test hanno visto che il bimbo aveva la spina bifida. Moglie e marito specificano che avrebbero tenuto il bimbo anche se disabile, perché lo amavano e lo desideravano, ma poi il medico ha detto che sarebbe stato MOLTO disabile, e loro “non hanno voluto essere egoisti”. Il marito specifica che è orribile dover “giocare a fare Dio” (era scritto anche maiuscolo nei sottotitoli in inglese), ma era nell’interesse della creatura e hanno abortito, nonostante ripetessero allo sfinimento che lo avrebbero tenuto e amato anche disabile.
Ecco, immagino sia stato difficile per loro, ci mancherebbe, un aborto è sempre difficile, anche per una ragazzina a cui si buca il preservativo è difficile, figuriamoci se il bimbo è voluto ma malato. Grazie a ‘sto cazzo che è una tragedia.

Ma che lo stato si permetta di parlare di dio (io lo scrivo minuscolo) su di un video consigliatomi da un cazzo di ospedale, un video che mi parla di diagnostica prenatale e mi fa vedere bimbi Down sorridenti e genitori che si sentono in colpa di aver giocato a dio, un video che sembra una copia più lacrimevole e tecnicamente fatta peggio dell’Oprah Winfrey Show, bene, NO. Siete pessimi.

no abortoComunque sia, visto che mi sto incazzando da sola, vi linko ‘sto video de mmmerda e concludo: io ho deciso che sfrutterò il sistema sanitario di entrambi i paesi, infatti mi farò l’ecografia sia qui (e se il fagiolino collabora scoprirò presto se è maschio o femmina) che in Italia al quinto mese.

Non mi potrò controllare la toxoplasmosi così spesso come i medici italiani raccomandano, ma se 27 anni di graffi di gatti, lettiere pulite, salami e prosciutti e frutta mai lavata non hanno portato a niente, spero davvero che non mi venga proprio ora.

Ancora non so dove partorire, ma credo qui in Svezia, perché nonostante in Italia ci siano babbo, mamma, ostetriche vicine, amici e amiche, non ho voglia di tornare un mese e mezzo prima del parto e tornare un mese e mezzo dopo. 3 mesi sono troppi.

Ecco, se poi vedrò asciugamani, acqua bollente (nei film con partorienti non mancano mai) e un forcipe in sala parto mi allarmerò, per ora me la godo.

E siccome sono acida (come potete notare, le dolci gioie della maternità non hanno apportato nessun beneficio al mio carattere) la ricetta che vi posto è un cocktail stoccolmese a base di vodka. Non lo berrò, non rompetemi le balle anche voi. Però lo posto.

INGREDIENTI PER 1 BICCHIERE DI KURANT BLUSH:

  • 30 ml di Absolut Kurant (o comunque della vodka al ribes nero)
  • 15 ml di liquore alla fragola
  • 30 ml succo di cranberry (in Italia questo frutto non esiste, sarebbe il mirtillo rosso americano, da non confondersi col semplice mirtillo rosso, o lingon. Sostituite pure con altro succo di frutto di bosco acidulo)
  • succo di due spicchi di lime
  • zucchero per guarnire
  • ghiaccio

PREPARAZIONE: 

Mettere nello shaker (se siete stilosi, se siete persone normali e non James Bond, mescolare in un altro bicchiere) la vodka, il liquore, il succo di cranberry e il succo del mezzo lime.

Bagnare i bordi del bicchiere e appoggiare i bordi bagnati su dello zucchero. Mettere il ghiaccio nel bicchiere e versare il cocktail.

Buon appetito!

I.

Gimme! Gimme! Gimme! A knäck after midnight

Non si può avere un blog sulla Svezia senza affrontare l’argomento Abba.
No, no, no, no, non si può.
E allora vai col nuovo articolo, anche e soprattutto perché l’ho promesso a Irene F., compagna adolescenziale di concerti e richieste di autografi di dubbio gusto, persa negli anni e poi ritrovata all’isola d’Elba.

Dunque, ognuno di noi conosce almeno una canzone degli Abba. Forse non proprio ognuno di noi, ma molti (me inclusa) si ritrovano talvolta sotto la doccia a cantare “Fernandooooo” usando la cornetta come microfono.Abba

I ritornellini degli Abba ti si piantano nel cervello in un modo tale che neanche una lobotomia sarebbe d’aiuto.

Perfino Madonna ha ceduto al fascino degli Abba riproponendo un campionamento di una loro canzone (quella che ha citato anche la sottoscritta per il titolo di questo post) nella sua Hung Up, leitmotiv della mia ubriachezza molesta la notte di Capodanno del 2005 sotto la porta di Brandeburgo assieme a tre miei amici.
Ma credo che i cazzi miei vi interessino in misura limitata, quindi torniamo a parlare degli Abba.

Gli Abba nascono nel lontano 1970, quando Agnetha Fältskog & Björn Ulvaeus, e Benny Andersson & Anni-Frid Lyngstad decidono di formare una band composta da una doppia-coppia canterina; la struttura chiastica con cui vi ho detto i loro nomi serviva a contenere la spiegazione sul perché del nome Abba, ovvero le iniziali delle due coppiette, anche se pare che il nome Abba sia stato anche un furbo stratagemmino usato per far sì che i loro album fossero sempre ai primi posti nei negozi di dischi.

Ad ogni modo, vuoi per lo stratagemmino, vuoi per due bionde mezze ignude che si sgolano su un palco, vuoi per le tutine di lustrini (indossate sia dalle summenzionate bionde, sia dai mariti), gli Abba hanno venduto oltre 375 milioni di dischi in tutto il mondo, e sono considerati tra i gruppi più influenti del pop internazionale.

Ecco, io personalmente non credo che gli Abba siano propriamente i Mozart del pop, quelli sono i Beatles (dei primi tempi, perché dopo abbandonano il pop per darsi alla genialità). Penso che la viKiband abbia inventato poco e che musicalmente non sia poi particolarmente creativa. Ma nessuno come loro trasmette energie positive sul mondo, questo va riconosciuto. Se il mondo è una merda, come è, una canzone degli Abba ti dà una carica diocristo, che poi vai a manetta.

E quindi a me stanno davvero simpatici.

Bene, per tornare alla loro storia personale, le coppiette si sfasciarono dopo poco e alla fine il gruppo si sciolse. Fu proposta loro una reunion nel 2000 per una tournée che avrebbe fruttato ai 4 biondi circa un miliardo di dollari… evidentemente non avevano problemi economici perché hanno rifiutato per “non deludere i fan”. No, bravi eh, per carità. Io per un miliardo di dollari prendevo la macchina e li mettevo sotto, i miei fan, ecco forse perché di fan non ne ho e vivo in un sereno anonimato.

E come non dimenticare gli sbarazzini Woxidos?

E come non dimenticare gli sbarazzini Woxidos?

Ad ogni modo, gli Abba furono i pionieri di tutto un filone di svedesi travestiti da anglosassoni che portò e continua a portare alla Svezia diversi soldini nell’esportazione di musica in tutto il mondo. Vi avevo già scritto questo post che parlava di svedesi insospettabili, ma vi rinfresco la memoria nel campo musicale: Ace of BaseRednexRoxetteThe CardigansEuropeAlcazar, The Ark, Meja, Eagle-Eye Cherry, The Hives, Emilia, e altri ottocento milioni che mi sto dimenticando.

Comunque, per tornare agli Abba

L’incontro primordiale nasce dai due uomini, che negli anni ’60 suonano entrambi in due gruppi non particolarmente affermati, ma comunque con un loro seguito; i due iniziano a collaborare musicalmente insieme nei tempi morti e continueranno per sempre, anche dopo la fine degli Abba, a dimostrazione del fatto che i veri amici non ti lasciano mai, la figa prima o poi sì.

Agnetha nel frattempo era già conosciuta per aver fatto la Maddalena nella versione svedese di Jesus Christ Superstar. Sì perché gli svedesi sono come gli americani, devono avere la loro versione di tutto, se no non capiscono.
Era particolarmente famosa in Germania e cantava spesso in concerti hippy svedesi. Durante uno di questi, tra un acido e un’ascella pezzata, aveva conosciuto Björn e se lo era sposato qualche anno dopo, per la gioia delle rivistacce sceme di viKigossip che documentarono maniacalmente il matrimonio un po’ come hanno fatto con la principessa Vittoria ai tempi nostri (se vi interessa sapere di più su quest’ignobile storia leggete qui).

Frutto dell'amore tra il Grinch col parrucchino e Carrie l'incendiaria

Frutto dell’amore tra il Grinch col parrucchino e Carrie l’incendiaria

Anni-Frid, l’unica non svedese del gruppo (perché come dimostrano gli Aqua, una topa norvegese ci sta sempre bene), si fece conoscere un po’ di più nella serata in cui in Svezia cambiò il senso di marcia automobilistico da sinistra a destra. Gli astuti governanti infatti quella sera organizzarono grandi concerti e spettacoli televisivi per convincere le persone a restare a casa davanti allo schermo evitando così di far loro prendere la macchina per poi spiaccicarsi nei pali.

Qualche tempo dopo, ad un concerto hippy anche lei, conobbe Benny e ecco gli Abba pronti e impacchettati.

Poi c’è stato il revival Abba anni ’90 grazie anche al musical Mamma mia! che io non ho visto perché nutro un odio profondo per ogni genere di musical. Ho provato a vedere anche Hair e Jesus Christ Superstar. No, non ci riesco. Se canti e balli, mi stai sul cazzo.
Però ammetto che è un problema mio.

I miei solerti lettori mi hanno giustamente ricordato che a Stoccolma l’anno scorso è stato creato: ABBA The Museum. Nasce come mostra itinerante e diventa un museo stabile, rientrando nel novero dei musei “non c’ho un cazzo da far vedere, beccati questo”, di cui la Svezia è piena, e di cui ho già parlato a proposito della famosa nave Vasa.
In questo museo, pensate, potete cantare e ballare in una cabina con ologrammi degli Abba indossando anche un’ologrammica tutina imbarazzante, e scaricare la vostra ignobile performance per poi condividerla sui social network per meglio esporvi al pubblico ludibrio.
Il mio modesto consiglio (poi fate come volete) è: andate a Copenhagen, compratevi una chilata di erba buona, portatevela a Stoccolma, fumatela prima di entrare e infilatevi nella cabina ologrammica. E poi mandatemi i vostri video e io li posto qui. Per favore.

Tornando a noi, normalmente si ritiene che gli Abba abbiano inventato uno stile. Sono ricordati sicuramente più per i completini che per i loro nomi di battesimo.
Si pensa spesso (credo almeno, io di solito non penso che le rivoluzioni siano fatte coi vestiti, ma nazionalpopolarmente lo si crede): “hanno voluto dare un segnale di rottura pur seguendo l’onda degli anni ’70”, “liberavano il corpo liberando anche ciò che lo comprimeva”, “i colori dei tessuti con cui si fasciavano rappresentavano gioia e serenità”.

Bene, no.

Gli Abba si vestivano da cazzoni per non pagare le tasse.

È una dura verità da accettare, ma è così. È difficile accettare che l’Italia sia fuori dai mondiali, che John Lennon sia stato ucciso, che Roberto Bolle sia gay, e quindi provate a ingoiare un po’ di Xanax e a mandare giù anche questa.

Il solerte Benny ha addirittura detto: “Nessuno si vestiva male come noi, ci vestivamo da idioti solo per non pagare le tasse”. Capito? Al vostro amico Benny le frange luccicose che voi trovate tanto sovversive FACEVANO CAGARE!!

costumiabbaSì perché in Svezia c’era (o forse c’è ancora, non so) una legge per cui i costumi di scena potevano essere detratti dalle tasse, e per qualificare un vestito come “costume di scena”, questo avrebbe dovuto suscitare una reazione del genere: “Cara viKiagenzia delle Entrate… Ti pare che io normalmente vo a giro con questa merda addosso?”.

Ecco perché i colori sgargianti, le vertiginose zeppe e tutte le mise degne dei migliori Cugini di Campagna.

Oltretutto il caro Benny aveva già avuto dei disagi con il fisco biondo, dal momento che pare avesse evaso tipo 10 milioni di euro.

Quindi, nulla, a parte queste storiacce, il piatto che vi illustro oggi non c’entra in realtà un cazzo con gli Abba, con l’evasione fiscale, con luglio, con l’estate, ma era un ottimo monosillabo che stava nella metrica del mio titolo.

Lo knäck è un dolcetto tradizionale tipico del Natale svedese (se volete altre ricette natalizie tipiche svedesi cercate “en riktig svensk jul” su questo blog) e deve il suo onomatopeico nome al fatto che quando lo mangiate vi sembrerà di tornare nel Medioevo per essere sottoposti alla tortura dello schiacciatesta, perché basta un morso di queste caramelle per frantumarvi gli alveoli dentari.
Si può porre rimedio aggiungendo molto latte alla ricetta e cuocendoli un po’ meno, però ecco, agli svedesi piace così.

Però se ciucciate e non mordete è buono. Sa di mou, anche se ho letto che è più precisamente un toffee, anche se poi non ho mai capito la differenza tra le due cose.

Dentisti del mondo, ringraziatemi per aver postato questa ricetta.

INGREDIENTI PER 10-15 KNÄCK:

  • 90 gr. di zucchero
  • 170 gr. di miele (o di sciroppo d’acero)
  • 2 dl di panna fresca
  • 90 gr. di granella di mandorle (o di nocciole). Se non la trovate già pronta spezzettate tutto voi con un coltello affilato.

* Servono 10-15 stampini da minicupcake!

PREPARAZIONE:

Mischiare lo zucchero, il miele e la panna in una pentola dal fondo spesso (così non si brucia tutto).

Portare a ebollizione mescolando e abbassare il fuoco appena bolle.

Far cuocere per 20-30 minuti finché diventa appiccicoso e marroncino (il tempo dipende da quanto è grande la pentola).

Per vedere se è pronto fare quella che gli svedesi chiamano kulprovet (hehe), che non è la prova del culo: prendere un bicchiere pieno di acqua fredda e un pezzettino piccolissimo di impasto bollente con un cucchiaino. Buttare l’impasto nell’acqua fredda e se si riesce a formare facilmente una palletta vuol dire che è pronta.

Spegnere il fuoco, aggiungere la granella di mandorla.

Versare tutto negli stampini da minicupcake facendo molta attenzione, perché il caramello bollente fa effetto napalm.

Mettere in frigo e far raffreddare per un paio d’orette.

Si conservano per un paio di mesi a temperatura ambiente.

Buon appetito!

I.