Rårörda lingon, fricchettoni e sindrome di Stoccolma

Ecco, ero sparita. Ogni tanto scompaio a caso. Stavolta sono stata via 5 mesi perché avevo gli ormoni gravidici a giro prima, e un nano urlante tra le braccia dopo.

Ora ho ucciso il nano.

No scherzo, il nano è sempre qui ma adesso ha iniziato a darmi un po’ di tregua, quindi ho il tempo di cucinare, pensare cazzate e, come vedete, scriverle.

Ci siamo lasciati quindi che era autunno. Autunno, tempo di lingon.

Belli i lingon, coloratissimi, profumatissimi e versatilissimi. Sulle polpette alla svedese, sul pane imburrato la mattina a colazione, come bibita, come sciroppo, quando vi pare, dove vi pare. Il sapore acidulo (che ricorda il ribes secondo me, ma diversi svedesi dissentirebbero) rende i lingon adatti a un sacco di ricette.

Che poi ormai lo chiamiamo lingon anche noi, ma che cacchio è sostanzialmente?

lingonberryNome scientifico Vaccinium vitis-idaea, noto come “mirtillo rosso” (da non confondersi con il Vaccinium macrocarpon, che è invece il “mirtillo rosso americano”, ma è meglio conosciuto come cranberry), è entrato nelle case degli italiani grazie, come sempre, a IKEA.

Chuck Norris delle piante, il lingon mantiene le sue foglie per tutto l’inverno: le pesanti nevicate frequenti nelle zone dove questa pianta cresce, infatti, creano uno strato protettivo sulle foglie, riparandole da vento e freddo eccessivo, anche se, ecco, è una viKipianta e tollera temperature fino a -40°C.

Una cosa molto comoda è che anche se non ci fate la marmellata (o sylt) mettendoli a bollire, si conserveranno lo stesso, perché le bacche in generale, e in particolare il mirtillo rosso, sono ricche di acido benzoico.

Ecco, piccola parentesi.

L’acido benzoico (C6H5COOH) è un acido carbossilico che si trova naturalmente in diverse piante e in alcuni animali ma che si può anche produrre in laboratorio. La sostanza è la stessa, identica, solo che se prodotta in laboratorio si sa esattamente quanti milligrammi se ne fanno, se invece si ciuccia da una pianta si sa una sega quanta ce ne va in corpo e dato che l’acido benzoico è tossico a dosi superiori al grammo (che è tanto), magari invece è meglio saperlo.

L’acido benzoico è quello che viene aggiunto come E210 ai cibi per non farveli marcire in casa (che poi sì che farebbero male). Quindi quando i fricchettoni dicono “Buuuuu, qui c’è un conservante che si chiama E e poi un nuuuuumero, bububuuuuuu”, bene, si stanno riferendo alla sostanza che rende le bacche acidule e adattissime a composte e marmellate.

Verdone_RuggeroQuesto lo specifico per i geniacci appartenenti alla filosofia del “Belle le cose naturali, brutta la chimica”. Bene. No. Siete solo molto ignoranti. Ma tranquilli, dall’ignoranza si può guarire.

I chimici non sono persone che si sono riunite per gombloddarvi contro, sciochimicarvi e farvi venire tanti cancri (cosa che invece non si può dire degli omeopati che vi fanno pagare -tanto- per cose che non servono a un CAZZO). A farvi venire i cancri ci pensate già da soli fumando tantissimo (sì, anche l’erba, mi dispiace, perché per quanto sia naturale e simpatica la assumete per combustione, quindi cancro), o facendo droghe mistiche che vi avvicinino alla madre terra.

Vedete, i chimici notano che mangiando un’arancia non ci viene il raffreddore e si chiedono perché, che leccando la corteccia del salice ci passa il mal di testa e si chiedono perché. E allora creano per voi le pasticche di vitamina C e di aspirina per farvi stare bene e agevolarvi la situazione, di modo che se ve ne servono 250 gr. ne prendete 250 gr., se ve ne servono 500 ne prendete 500.

E voi, ingrati, invece le snobbate.

Le snobbate perché pensate che mangiare un’arancia faccia meglio che sciogliere una bustina di acido ascorbico (bruuuutti i nomi chimici) nell’acqua, che usare una bacca di vaniglia nei dolci con tutti i semini che vi entrano sotto le unghie sia meglio che usare la vanillina. E invece è uguale. Poi certo, in stretti termini di soddisfazione, un conto è mangiare una bistecca di chianina e un conto prendere le pasticche di ferro, ci mancherebbe. Se ne fate una questione di godimento io vi sono nel cuore.

Senza contare che un bicchiere di spremuta, una bacca di vaniglia, un filetto di salmone (oltre a fare gola), costano sicuramente meno di vitamina C, vanillina e omega3.

Ma, in tutta la mia franca opinione, chiunque pensi che “il naturale fa meglio” è un ignorante beato, nel senso che non si pone il problema di non saperne un cazzo e di andare a informarsi (secondo voi io sapevo cos’era l’acido benzoico?!), ma si crogiola nella sua ignoranza e pretende anche di insegnare cose che il suo cervello formato lenticchia non gli permette di capire.

Solo io riesco a farmi partire la vena mentre parlo di bacche. Grrrrr.

Bene, a parte la mia misantropia (in effetti questo blog dimostra come non ci sia una categoria umana che in effetti mi piaccia, ecco perché finirò la mia vita con due dozzine di gatti che mi mangeranno la faccia quando sarò mezza decomposta e i vicini si accorgeranno della mia presenza perché il mio cadavere puzzerà), c’è una sottile differenza tra lingonsylt e rårörda lingon:

  • il lingonsylt è una specie di marmellata, si bollono le bacche in poca acqua e si aggiunge lo zucchero (60 parti di frutta, 40 di zucchero). Dovete mescolare i frutti finché non si sfanno e passarli, in modo che non ci siano pezzettoni. Il frutto contiene molta pectina (buuu, roba chimica) quindi si trasforma da solo in una roba abbastanza gelatinosa e marmellatosa.
  • rårörda lingon sono invece più artigianali, c’è molto meno zucchero, non si bollono per tanto e i frutti sono solo leggermente sfattini, rimangono abbastanza compatti.

La cosa bella di quando arrivano i lingon è che tutte le bancarelle dei mercati diventano rossissime e voi verrete rapiti dai colori e dai profumi autunnali nelle piazze del regno di Svezia.

E io ho usato la parola “rapiti”. Perché voi non ve ne accorgete ma tutte queste strategie testuali e rimandi interni che rendono i miei post simili a romanzi di Calvino, ma con l’attenzione al dettaglio di Flaubert, l’indagine psicologica di Dostoevskji e la memoria privata di Proust (gente che avrebbe venduto l’anima al diavolo per scrivere su nonsolopolpette), hanno una ragione d’essere.

Perché può capitare di essere rapiti e di innamorarsi del proprio rapitore, e questa cosa, che ci crediate o no, è strettamente legata alla Svezia.

Si chiama infatti “sindrome di Stoccolma“, ma non tutti sanno perché.

Dunque, la sindrome di Stoccolma innanzitutto è un meccanismo di difesa psichica per cui la vittima di un’aggressione o un rapimento prova verso il suo aguzzino sentimenti di solidarietà e persino innamoramento.

Il suo nome deriva da un fatto di viKicronaca: nel 1973 un evaso di nome Jan-Erik Olsson decide di rapinare la Kreditbanken di Stoccolma (evidentemente era scappato di galera ma era anche ansioso di ritornarci), prende quattro ostaggi, tre donne e un uomo, e chiede di poter avere lì con lui anche il suo ex compagno di cella, Clark Olofsson.

Gli ostaggi biondeggiano sulla sinistra e il rapitore rubacuori spunta da destra

Gli ostaggi biondeggiano sulla sinistra e il rapitore rubacuori spunta da destra

Tutta questa bella génte passa una sei giorni di sole cuore e amore. Il rapitore è gentilissimo con le vittime e le vittime dicono di aver nettamente più paura degli sbirri che del buon Jan-Erik. Fuck da police.

Cercano di vivere armoniosamente ma i suddetti sbirri si sfavano di aspettare, buttano delle bombette puzzolenti e li obbligano a uscire.
Ovviamente la vicenda fa il giro dei giornali di tutto il mondo, e per la prima volta si compie una perizia psichiatrica sulle vittime.

Ora, non ci vuole l’ispettore Derrick per capire che se uno mi minaccia io cerco di lisciarmelo più che posso, invece di fare la smargiassa. Ma la sindrome di Stoccolma è un’altra cosa.

Non è un atto volontario e razionale di rabbonire il rapitore; è una reazione totalmente inconscia, che avviene quando lo stress psichico è massimo e il cervello va da solo senza che tu possa pilotarlo in alcun modo, regredendo nelle età psichiche.

Se si pensa a questa regressione, è facile quindi, freudianamente, associare i rapitori a quelli che quando eri bimbo ti rompevano i maroni, ti impedivano di uscire, ma allo stesso tempo ti garantivano la sopravvivenza. Ed ecco perché l’affetto verso il rapitore diventa simile all’amore edipico.

Ecco, ora potete fare gli splendidi coi vostri amici sulla sindrome di Stoccolma.

Intanto godetevi questa salsa/marmellata, sapendo che sta benissimo sulla carne di porco, sui pesci con un sapore forte (come le aringhe, ma che v’oo dico affa’?), e con la selvaggina. Sulla renna il lingon è la morte sua.

INGREDIENTI PER 2 PORZIONI:

  • 150 gr. di lingon
  • 40 gr. di zucchero
  • 3 cucchiai d’acqua

PREPARAZIONE

In un pentolino mettere le bacche con l’acqua e lo zucchero, scaldare a fuoco basso e mescolare finché i lingon saranno leggermente sfatti. Facile, no?

Rårörda lingon pronti! Foto di Gianluca La Bruna www.gianlucalabruna.com gianlucalabruna.tumblr.com

Rårörda lingon pronti! Foto di Gianluca La Bruna www.gianlucalabruna.com gianlucalabruna.tumblr.com www.gianlucaphotography.com

Buon appetito!

I.

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