Pappaledighet, mammi, parità dei sessi. Essere padri in Svezia e mandelmassa.

Ciao cari i miei turisti della democrazia, come state? Oggi si parla di paternità.

Non ho mai voluto scrivere sulla paternità in Svezia per pure questioni ideologiche. Perché ho sempre pensato che “oh, in ogni parte di mondo conosciuto i figlioli si fanno in due, anche se poi si soffre solo noi femmine; anzi, proprio in virtù delle sofferenze gravidiche, il tu’ figliolo appena è nato te lo puppi”.

Però adesso che sono mmmadreee, e sono una terrona in viKilandia, ammetto che ci faccio molto caso alle abitudini genitoriali. E soprattutto alle differenze.

dottorepanciaDunque innanzitutto, e ciò vale per madri e padri, qui la situazione è molto più shanti che in Italia. Ammetto che i controlli sanitari durante la gravidanza in Svezia lasciano molto a desiderare. Ne ho già parlato qui, e io non sono assolutamente ipocondriaca, né a Livorno si dice “fiósa”, ovvero una che scassa la minchia sulle sue condizioni di salute. Niente affatto. Mi presento dal dottore con il mio teschio in mano o solo se sono già entrata in rigor mortis, altrimenti i dottori non li bazzico.

Però una sola ecografia in 9 mesi a 18 settimane, e nessuno che ti voglia ginecologicamente ispezionare la frilli, a me sembra significhi che il sistema sanitario svedese ha i braccini eccessivamente corti. E in questo la gravidanza nel Granducato, come ho a suo tempo affermato quando ho ottenuto il titolo di duchessa, caa in testa alla Svezia e porta tre.

Però una volta che il nano è sfornato, scusate ma qui è molto più a misura d’uomo.

A mio modesto parere ad un infante servono tre cose per crescere bene: buona salute, buone abitudini e buon ambiente psichico. Quest’ultimo secondo me è molto importante e direttamente proporzionale alla rompicoglionite da cui sarà affetta in futuro la vostra progenie.

In Italia vige la paranoia. Coprire il bimbo con 38 gradi all’ombra perché il ‘colpo d’aria’ è sempre in agguato; cremine dovunque su ogni pippolo perché potrebbe essere una rarixima malattia tropicale che anche dr. House avrebbe problemi a diagnosticare; il bimbo deve essere sempre di tra i coglioni perché va monitorato a vista, tante volte morisse nel secondo in cui non lo stai guardando; se il bimbo piange, tragedia, va preso in collo perché ha bisogno di attenzioni.

Ecco. No. Un bimbo cresciuto così cresce male. E se cresce scassaballe te lo sei voluto.

helenlovejoyIo e il mio ragazzo (tra l’altro, dice che quando hai un figlio il tuo partner va chiamato ‘compagno’ perché ‘ragazzo’ sta male… a me ‘compagno’ mi sa di vecchia fricchettona coi peli sotto le ascelle, quindi continuo a chiamarlo ‘ragazzo’) siamo stati l’estate scorsa ad un matrimonio. Il matrimonio si è tenuto nell’unica chiesa non fresca in Italia, e fuori c’era una pinetina con un bel venticello, dove all’ombra si stava abbastanza freschi (compatibilmente con la fine di luglio a Livorno). Il nano dormiva nel passeggino, noi cosa facciamo ovviamente? Lo lasciamo dormire beato all’ombra con l’arietta sollazzante e gli uccellini cinguettanti, ed entriamo nella fornace ardente per vedere il matrimonio.

Scandalo.

Capannello di gente preoccupata perché “ommioddio un bimbo da solo, chi sono quegli scriteriati che non se lo sono suturato addosso?! Povera creaturina!”. E hai voglia a spiegargli che è NORMALE, ti senti sempre gli sguardi di disapprovazione sul collo. Disapprovazione che, va da sé, io rivolgo ai loro paranoici metodi educativi che creano bimbi insicuri e divorati dall’ansia.

Questo accade in Italia. In Svezia vai a fare shopping e lasci la carrozzina fuori.

Ma si sa, in Italia ci sono gli zinghi che notoriamente rubano i pupi (irony alert).

E vabbè.

congestionebagnoIn Italia ci sono pediatri che dicono che la piscina ai bimbi fa male per il cloro, che rischiano i funghi, che rischiano le malattie, che rischiano di prendere freddo quando escono, che rischiano la congestione… Ecco a tal proposito, quelle tre ore de mmmerda che vi facevano aspettare dopo pranzo al mare, vi ricordate? Le tre ore in cui fantasticavate stragi di massa solo per poter fare un cazzo di tuffo?

Bene, quelle tre ore non servivano a NIENTE. Nessuna evidenza scientifica di pranzo + acqua = morte con cui ci hanno fatto terrorismo psicologico da piccoli. Basta evitare di mangiare il cinghiale in umido a Ferragosto per poi cospargersi di ghiaccio mezz’ora dopo, ma con un tramezzino e una susseguente sciacquata di palle in 30 centimetri di mar Mediterraneo no, non c’è nessun rischio di morte prematura.

Il bimbo ha la tosse? Pediatra. Il bimbo ha un puntino rosso? Pediatra. Il bimbo piange? Pediatra. Il bimbo ha una crosticina? Pediatra.
Esami clinici inutili, visite continue, peso del bimbo continuamente monitorato per vedere se cresce, radiografie ad minchiam. Gesoo.

E poi lo svezzamento! Dio che ansia! Pesche no, ciliegie no, cipolle no, aglio no, funghi no, pesce no, crostacei no, spezie no, pepe no, erbe aromatiche no. Ogni nuovo cibo che si vuole introdurre va sottoposto al pediatra che fa pollice verso tipo imperatore romano e stabilisce le sorti del pranzo del vostro nano.

Qui col cazzo.

Qui il concetto è che col bimbo ti devi divertire, e lui verrà su bene. Se piange lo deve fa’, è il suo lavoro. La cosa importante è stare coi bimbi ma non annullarsi per loro. Quello sì che fa male, malissimo. E io non potrei essere più d’accordo.

E la cosa che comunque va specificata, è che queste paranoie dannose in Italia ce le hanno essenzialmente le madri. Ed è concesso loro questo comportamento perché alla fine delle fatte fini i figlioli ce li hanno loro sul groppone.donnaschiava

Li nutrono loro, li lavano loro, li mettono a letto loro, etc. I padri ci giocano ogni tanto, fanno due boccacce, due versi, e poi tornano a leggere il giornale.
Mi verrebbe da chiedermi come funziona nelle coppie omosessuali con figli, ma mi scopro così ingenua a volte.

Che in realtà il congedo di paternità c’è anche in Italia. Obbligatorio è un giorno. UN GIORNO. In Svezia sono 60 giorni inalienabili che entrambi i genitori devono obbligatoriamente prendere a stipendio pieno.

Un giorno vuol dire chiamare i parenti, fumare una decina di sigari, andare al baretto a sbicchierare. Ecco cosa fa un padre italiano obbligatoriamente.
E questo è già stato un ‘passo avanti’ introdotto dalla legge Fornero, perché prima non c’era nemmeno questo giorno.

Ah, le scosse culturali.

In Italia dal 2000 con la legge Turco i padri possono stare a casa da 6 a 7 mesi però beccandosi il 30% dello stipendio, che ecco, se sei un metalmeccanico forse forse a occhio non ti conviene.

Ma la questione è culturale.

Sia durante la gravidanza, fino a poco prima di partorire, sia una settimana dopo aver avuto il nano io ho continuato ad andare all’università perché stavo benone, ero solo grassa prima, e solo un po’ stordita dopo, ma stavo alla grandona. La mattina il mio ragazzo stava col pupo perché è un fotografo, e lavora principalmente il pomeriggio e la sera, quindi i nostri orari erano perfetti.

fotografobimboLa gente (italiana) lo trovava divertente.
Ahahah! E cosa fai? Fai da mangiare? Stai col bimbo? Lo culli? Fai il baby-sitter? Fai il mammo?
No, né baby-sitter né mammo. Esiste una parola per indicare tutto ciò: padre.

Mammo? Siccome stai con il bimbo sei una madre ma siccome hai il pisello hai la desinenza in -o? Stiamo scherzando?

Ecco, la cultura comunque si cambia con la coercizione, secondo me. O con la pecunia. Dovrebbe essere obbligatorio o economicamente incentivato stare a casa. Anche perché magari una donna dopo la gravidanza un pochino si vuole riposare, e se la lasciate con un infante sola a casa non si riposa molto. Poi, e quello è anche carattere, ma è anche cultura, diventa ansiosa. E questo cocktail micidiale può diventare tragico: la donna si sposa col figliolo, la coppia non tromba più, il figliolo ti limita l’esistenza invece di accrescertela, e si vive male.

Ho sentito dire che l’arrivo di un figliolo metta a dura prova la coppia. Boh. A me non è successo. Fare le cose insieme, dividere il carico del lavoro e godersi insieme i momenti di tenerezza secondo me invece è stato un collante. E non avere l’ansia soffocante intorno anche.

In Svezia (e anche in Danimarca, Bea e Eli rimembrate ancora?) è pieno di babbi che vanno a fare jogging con la carrozzina, che vanno a prendere un caffè con gli amici col pupo, che vanno al parco con un libro e il pupo, che vanno ai corsi di massaggio neonatale, etc. Probabilmente sono in pappaledighet, ovvero in congedo di paternità.

Allora, la maternità consiste in 7 settimane prima del parto e 7 settimane dopo. Il padre sta 10 giorni insieme alla madre, appena nato il nano.

Poi ci sono i 480 giorni di congedo parentale, di cui 60 appannaggio esclusivo del padre. Il resto dei giorni la coppia se li gestisce come vuole, e poi ci sono i soldi che vengono dati per aiutare i genitori a affrontare le spese che il nuovo nano comporta.

Per nascite gemellari e bambini malati, dipendentemente dalla malattia, ci sono giorni e soldi in più.

Se la donna e l’uomo prendono lo stesso numero di giorni di congedo, ovvero 240 stecchiti a testa, lo stato ti manda un bell’assegno di 2000 e passa euro perché la tua famiglia si sta battendo per le pari opportunità. Yeah.

Perchè sì, in Svezia non è vero che sono più padri che prendono il congedo rispetto alle madri, questa è una gran cazzata: due anni fa eravamo ancora a quote 25% dei giorni uomini e 75% donne.
Però la tendenza è sempre più verso il 50 e 50, vedete? Coercizione e quattrini aiutano a cambiare la cultura.

babbofiglioNon so come funzioni per le coppie omosessuali, ripeto. Però io e il mio ragazzo portiamo due volte alla settimana il nano ad una cosa che si chiama öppna förskola, che sarebbe una specie di asilo gratis in cui te vai col bimbo senza prenotare niente, ti presenti con bimbo e vai; e lì ci sono due signore, che credo siano ostetriche in pensione, che cantano con la chitarra e i nanetti le guardano estasiati. Bene, una canzoncina fa: “Ciao sono con mamma e babbo, che bello avere mamma e babbo; ciao sono solo con mamma/babbo, che bello avere solo mamma/babbo; ciao sono con mamma e mamma/babbo e babbo, che bello avere mamma e mamma/babbo e babbo”.

Oh, può darsi che siano le solite cugiate svedesi del politically correct, che qui non mancano di certo eh (tipo vedi questo articolo); però a me questa è piaciuta. Perché si parte da ‘ste cazzatine qui, dai nani, dalle canzoncine, dalle pubblicità. Perché queste cose ti scavano nel cervello molto più del ‘reato di omofobia’.

Per quanto riguarda i lavori di casa, gente, non ne sto neanche a parlare, perché se passi la tua vita a fare da massaia al tu’ marito non è un problema mio, è un problema, problemone, tuo. E qui sì, sono tendenze culturali, ma secondo me non servono tante politiche, serve rispondere un “Alza le chiappe!” ogni tanto, lavarsi solo la propria roba, cucinare solo per sé, e vedere se quell’altro capisce.

Comunque, la ricetta di oggi è una cazzata facile da cucinare, che perfino tu, uomo lasciato solo, puoi fare! La mandelmassa, una pasta di mandorle alla base di mille dolcetti svedesi (tipo i favolosi semlor) e non. Bona anche infilata nei cornetti. Anche spalmata sul pane, tiè.

INGREDIENTI PER 400 GR. DI MANDELMASSA:

  • 200 gr. di mandorle
  • 200 gr. di zucchero
  • mezza tazzina da caffè di latte intero

PREPARAZIONE:

Pelare le mandorle e frullarle nel frullino. Aggiungere lo zucchero nel frullino e frullare per parecchio tempo, circa 5 minuti, fino a raggiungere un composto compatto e tiepido.

Aggiungere il latte e mescolare.

Mandelmassa pronta! Foto di Gianluca La Bruna - www.gianlucalabrunaphotography.com

Mandelmassa pronta! Foto di Gianluca La Bruna – www.gianlucalabrunaphotography.com

Buon appetito!

I.

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  1. Scusa, ma stavolta mica si capisce bene come fare la mandelmassa… Magari sono scemo io però. Cioè: frullo mandorle e zucchero insieme… come fanno a diventare un composto compatto e tiepido (invece che una sostanza farinosa indistinta e sorprattutto non tiepida)? E poi: solo mezza tazzina da caffè di latte per 400 grammi di composto??

  2. Ah, bentornata! Sempre un piacere leggere i tuoi post.
    Ecco, io in generale sono molto d’accordo con te su questo argomento e negli ultimi anni ho monitorato molto da vicino tutte le coppie che conoscevo, perché, l’anagrafe chiamò e hanno tutti figliato e/o convissuto.
    All’inizio anch’io la vedevo come te, pur non piacendomi taaaante cose della cultura svedese nella (tendenza all’) assenza di divisione dei ruoli li invidiavo molto e mi chiedevo: “possibile che in Italia siamo ancora così indietro?”.
    Così mi sono resa conto di una cosa. Ci sono due Italie.
    C’è quella della provincia, da cui tendenzialmente veniamo tutti noi emigrati (se fossimo nate in una città meravigliosa, grande, con i trasporti ben funzionanti e con mille opportunità forse non ce ne saremmo andati, no?) dove le cose funzionano esattamente come le descrivi tu: tu donna fai la donna (panza, sgravamento, pupo, casa, pulizie, bagno, cucina), io uomo faccio l’uomo (sveglia alle sette, lavoro, stipendio, calcetto, salotto, d’estate grigliata, se necessario controllo fili e tubi).
    E un’altra Italia delle città (io dico solo quelle che conosco meglio: Milano e Firenze), dove le donne della nostra età lavorano e gli uomini sono generalmente fuori dalla casa di mamma e papà da circa dieci anni prima di imbarcarsi in una convivenza o in una discendenza. E quindi hanno affrontato da soli e risolto a modo loro le incombenze domestiche: imparando a stirare/frequentando una stireria; imparando a pulire/pagando qualcuno per le pulizie, diventando tolleranti con la polvere e amici della lavatrice.

    Ovviamente, perché “il miracolo” si compiesse anche nel resto d’Italia (che purtroppo è la maggior parte del Paese) bisognerebbe che ci fossero – come dici tu- incentivi economici e sociali a farlo.

    • Sì probabilmente hai ragione. Io come raffronto italico ho sempre Livorno, la cui mentalità tribale non corrisponde alle dimensioni, non dico ragguardevoli, ma comunque che la giustificherebbero come ‘città’. A Firenze ci ho vissuto per cinque anni, ero giovane e senza prole, per cui non ho idea di come sia da questo punto di vista, ma mi fido del tuo giudizio: per il resto, sicuramente mi è sembrata una città molto aperta da tanti punti di vista. Se dovessi tornare a vivere in Italia penso che vorrei andare lí 🙂

  3. La Svezia e la Mafia sono due invenzioni della sinistra italiana,nessuna delle due esistono,difatti il welfare svedese non esiste e’solo propaganda estera-

  4. ammetto che non l’ho letto tutto perchè non ce l’ho fatta. ma sig.ra polpette… parliamoci chiaro: c’è un fatto. scrivi tutto in funzione di una “perfezione” da raggiungere. un metodo. mi stai diventando scandinava nel senso peggiore. mi stai logomizzando la crescita. liberati dagli schemi mentali. se ti danno dei soldi per stare a casa: poi a casa tua sentiti libera. come fai a confrontare il sistema italiano con quello svedese. come fai a confrontare i nonni italiani con un sistema statale. come fai a confrontare l’amore a perdere, l’emergenza, l’improvvisazione, la vita con c’è il governuccio che pensa a te. la svezia è paese di pigri. l’italia è il paese di famiglia. se hai un marito svedese sarà sempre più sposato con il suo stato che con te perchè il suo paese gli offre più servizi e protezione. mai sposarsi con uno già sposato.

    • No, non sto diventando scandinava, non succederà mai, così come non diventerò mai terrona.
      Vedo le cose, mi faccio un’opinione e traggo le mie conclusioni.
      Non penso che qui ci sia la ‘perfezione’, penso che qui il rapporto genitori-figli sia molto più sereno. Potrebbe essere la cultura o delle precise scelte governative, ma come diceva una persona molto più sapiente di me, di te, di tutti, non c’è molta differenza tra cultura ed economia: la struttura economica influenza la sovrastruttura culturale, facendo sì che tra le due si instauri un rapporto dialettico.
      Gli svedesi hanno raggiunto questo modo di pensare in relazione ai bimbi grazie al loro sistema economico, non perché sono più ganzi di altri, ma perché è più conveniente.
      Che un bimbo passi l’infanzia con i nonni e basta secondo me è dannoso. Estremamente dannoso.
      Io con i miei nonni ci sono stata un casino, ma sono anche andata al nido. L’amore a perdere senza un confronto sociale crea bimbi viziati e insicuri.
      Ovviamente secondo il mio modesto parere, ma beh, tutto il blog è fatto di miei modesti pareri, non ho la pretesa che siano tutti d’accordo con me!
      Consiglio personale: magari finisci di leggerli gli articoli, prima di commentare 😉

      • non mi pare tanto modesto come parere. non lascia molte parole e hai un anche manipolato le mie. comunque gli asili eccellenza sono italiani (reggio emilia). mai detto che i bambini devono stare solo coi nonni. io dico che una società non la si costruisce a tavolino: c’è anche l’imprevisto. a volte non finisco di leggere perchè non ce la faccio, però lo premetto. in definitiva non trovo vero quello che scrivi perchè è “perfetto”. la sovrastruttura economica influenza la sovrastruttura culturale? cosa sarebbe la sovrastruttura? cosa s’intente? perchè non l’economia e la cultura? per me gli svedesi senza la loro sovrastruttura non saprebbero fare granchè. è un paese dominato in un modo che non mi piace. raggiungono obiettivi, ma non è gente felice: sono persone spaventate nel profondo.

      • Beh la modestia risiede intrinsecamente nella parzialità: è un parere modesto perché è mio personale. In che senso ho manipolato le tue parole? Ho risposto alla tua obiezione.
        Per il resto non sono d’accordo, tutte le società sono costruite a tavolino, o nella tua logica, non lo è nessuna. La questione struttura/sovrastruttura è il materialismo storico marxista: la struttura economica è la reale sostanza dei rapporti sociali, quindi umani, la sovrastruttura (esempio la sociologia) è la forma in cui la società entra in contatto con la struttura. Il rapporto tra le due è dialettico, ovvero non c’è una reale demarcazione tra i due concetti, ma essi si influenzano a vicenda. È come l’etica capitalista e la struttura borghese in Weber, solo al contrario.
        Neanche a me piace il modo in cui il ‘sistema’ entra nell’intimo del pensiero svedese, non mi piace per niente, e credo che anche qui il protestantesimo abbia un ruolo.
        Però abbi pazienza, ma la pigrizia mentale di non finire un articolo di due pagine non dà molto credito alle tue obiezioni, anche se lo premetti.
        Per il resto può darsi che gli svedesi siano spaventati nel profondo, ma secondo me il rapporto genitoriale se lo vivono meglio, tutto qui.

      • non è per pigrizia che non ho letto il tuo post, è per noia. non sono per niente pigro. non penso che il rapporto figli-genitori sia migliore che in altri posti al mondo. anzi. a me pare che i rapporti tra genitori e figli qui siano minacciati da una sorta di pax sociale in cui si comportano tutti allo stesso modo, svilendo il personale, e quindi cancellando la possibilità di esaltarlo, farlo fiorire, così si diventa solo dei conformisti noiosi con seri problemi relazionali. o sei dentro o sei border line. ci sono poche sfumature. molte nevrosi da tutte le parti. diciamo che lo stato si fa più carico di spese quindi i genitori sono alleggeriti da alcune spese. per il resto credo sia personale. ognuno ha esperienze diverse. chiudo sulla pigrizia: la pigrizia mentale è l’incapacità di voler scoprire cose nuove, quello che scrivi è tanto una ripetizione di quello che si legge come una litania sulla svezia. l’approccio che hai è molto antico, mi piacerebbe leggere qualcosa di più antropologico e meno marxista.

      • Bene, se ti annoi allora cosa perdi tempo a commentare?!
        Io mi annoierei di più a scrivere pipponi sotto articoli che non ho nemmeno finito di leggere, che a leggerli tutti.
        Se vuoi qualcosa di meno marxista questo blog non può accontentarti. Ciao!

      • eh, ma non ti si può criticare. comunque il mio punto di vista è questo: tu invochi alla società svedese, io invoco i singoli. singolarmente sono noiosi, nella vita aspirano al mutuo della villetta, al viaggio in thailandia, ai vestini di design, agli oggettini di design. dietro questi status (soldi, soldi, soldi) non ci sono persone. poi la società li mette tutti in riga: la grande fabbrica svedese produrre. forse tu, con il tuo background italiano, sei più in grado di goderti la vita. loro sono solitudini che ripetono il mantra che la società gli impone e che loro credono di volere. io non scrivo pipponi, stai calma e gestisci le critiche con più aplomb marxista.

      • Allora, io sono calmissima e ho tutto l’aplomb del mondo, sto solo cercando di farti capire che l’obiezione “sì sì, non sono d’accordo su quello che scrivi ma non ho finito di leggerlo perchè nun c’avevo cazzi, mi annoiavo”, non è un’obiezione. È una critica sempliciotta, antipatica ma non costruttiva.
        Di critiche costruttive però ne stai facendo, e io ti sto rispondendo, ammesso che tu abbia la pazienza di leggere i miei commenti.
        Io non invoco alla società svedese, questo lo pensi tu, e se non ti annoiassi e leggessi lo vedresti da solo.
        Singolarmente non so cosa dirti, può darsi, ma singolarmente anche l’italiano medio che aspira all’ultimo cinepattone, all’abbonamento della Juve e al viaggetto Sharm el Sheik non mi sembra migliore. Credo che confondere i due livelli non faccia bene alla discussione.
        La società svedese hai ragione, tende ad un’omologazione acuta, che risalta immediatamente agli occhi italici (tuoi, ma anche miei), abituati a scontrarsi con il sistema, anche quando non ce ne sarebbe bisogno. E impedisce ogni spirito critico, ho notato che i viKi vanno in tilt quando gli si chiede un’opinione personale su ciò che il sistema mette in atto (es. il Systembolaget).
        Ma io no vado in tilt una sega, io sono livornese, figuriamoci se mi esaspero nel prendere per il culo l’autorità. Quello che noto però è che qualcuna l’azzeccano.
        Te non sarai d’accordo, ma nella mia esperienza il modo di trattare con i bimbi è migliore che in Italia.
        Poi il mio nano ha 10 mesi, quindi può anche darsi che a scuola il sistema svedese sia una merda estrema (come ho sentito dire). Quando e se lo constaterò allora stai pur tranquillo che scriverò un post contro la scuola svedese.
        Non sono ‘diventata svedese’ perché esiste qualcosa che della Svezia mi piace. Liberi pensieri.

      • non è una risposta antipatica. dal greco anti e pathos. contro affezione. la mia è una risposta onesta perchè ti dico quello che penso, ma non voglio offenderti, recarti offesa, ma farti ragionare sul mio punto di vista.
        mi pare di capire che tu esperienza diretta con tuo figlio non l’hai ancora fatta. però un’opinione ce l’hai, così invece di indagare le sovrastrutture potresti invece descrivere i genitori figli intorno a te e fare esempi, e raccontare quei rapporti fantastici di cui scrivi. perchè dire: il governo svedese fa questo e quello, ma devi anche provare che un bambino sia felice in svezia attraverso un’esame più ravvicinato. il fatto che un genitore abbia più privilegi non è automatico che sia anche un bravo genitore. io vedo persone molto depresse intorno a me, possono starsene a casa e fare figli, tanto il sistema se ne prende cura e hanno figli in realtà devastati. benedetta immigrazione che porta persone coi coglioni in questa landa di devitaminizzati.

      • Esperienza diretta la faccio tutti i santi giorni, e quando dico che qui sono meno paranoici dico che qui sono meno paranoici! Mio figlio in Svezia ci sta bene, ma sa una sega lui, ha 10 mesi, e come tutti gli infanti del mondo sta bene se stanno bene i suoi genitori. E i suoi genitori stanno bene se non vivono con l’ansia costante che hanno avuto quando sono andati a trovare i parenti in Italia.
        Quindi sì, ho molti amici svedesi con figli, e se la vivono bene, e i bimbi sono sereni e i genitori anche, questa la mia esperienza. Mi sembrava si capisse.
        Oh se vuoi ti dico che sono d’accordo con te, ma non è vero!

  5. Grazie per continuare a scrivere anche con il nano sulle spalle. I tuoi articoli sono una boccata d’aria fresca.

    P.s.: l’apertura con “turisti della democrazia” è qualcosa di fantastico.

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