Kose kimike, Alfred Nobèl e rödkål

Via, oggi post storico. Mi c’è presa benone, e poi ho scoperto un fatto interessante che riguarda un personaggio svedese.

L’altro giorno infatti il mio brit-amico Philip mi ha raccontato la storia di Alfred Nobel e io ho sentito il bisogno di condividerla col mondo.

Alfred Nobel giovane

Alfred Nobel giovane

Innanzitutto, per chi se lo fosse chiesto almeno una volta nella vita, Nobel si pronuncia Nobèl. Io, prima di avere una seppur vaga idea sulla pronuncia dei cognomi svedesi, dicevo Nòbel; e lo dicevo come silenziosa vendetta personale contro l’anziana francesizzazione del tutto che affligge la mia famiglia, mia madre soprattutto.

Sono sicura che avete anche voi madri che prendono il tassì se non hanno trovato il metrò e che vanno su otmèil di defòl (anche se la parola che mi sconquassa i testicoli in misura maggiore è il rallì). Bene, Nòbel era il mio personalissimo modo di schierarmi.

Ora, capitemi, io non sono una fan dell’anglismo (ecco, per intendersi, gli sciampisti che si definiscono hairstylist mi fanno anche un po’ ridere), però il mio punto è questo: hai preso parole da chi, per una ragione o per un’altra, era più ganzo di te (di solito aveva anche parecchi più quattrini), che siano i francesi e le loro puttanatine snob, o gli ammerigani e le loro cugiate, sempre il cugino scemo sei, se no non avresti usato le loro parole. Perché ostinarsi a vivere nel passato? Gli americani hanno vinto gente, mi dispiace anche a me tanto ma è così.

È per questo che noi gggiovani parliamo l’inglese, mangiamo i pancake, suoniamo il rock and roll (o i più stinfi di noi il jazz) e guardiamo BrechinBed. Se fosse andata diversamente avremmo dovuto impararci una lingua dalla grammatica caccosa, avremmo suonato la balalaika, guardato qualche telefilm tristissimo con gente vestita di merda e mangiato brodaglie di sterco equino e barbabietole. Via, almeno per il cibo la guerra fredda ha avuto un esito conveniente.

Comunque tutto ‘sto pippone per dirvi che…?

Che avevo torto.

Alfred si chiamava Nobèl. Mamma avevi ragione. STAVOLTA.

FincheceguerracesperanzaPraticamente il Nostro nasce nel 1833 e cresce in una famiglia dedita al nobile mercato di armi&esplosivi come Sordi in “Finché c’è guerra c’è speranza”. Alfredino quindi, pieno zeppo di piccioli familiari, riceve un’educazione molto sofisticata dimostrando spiccate capacità nella chimica. Gira per il mondo imparando tecniche chimico-belliche da vari paesi (tra cui Italia, Francia e Stati Uniti), mentre il solerte babbino arma la Russia fino ai denti per la Guerra di Crimea (evidentemente non abbastanza perché la Russia, lo si sa, ne uscì piuttosto malino).

Alfred torna a casa e perfeziona bombe su bombe, con aggiornamenti su detonatori e altre synpatiche cose, insieme ai dolci fratellini (tipo “I cugini Merda”), uno dei quali muore a causa di un’esplosione.

Ma insomma via, incidenti di percorso, gli altri fratelli Merda, Nobel incluso, continuano a creare strumenti di morte. In questi esperimenti Alfred è abbastanza scocciato dal fatto che la nitroglicerina sia particolarmente instabile e abbia la fastidiosa tendenza a scoppiare a caso, per cui, utilizzando polvere inerte composta da farina fossile, rende l’esplosivo solido, e quindi più maneggevole e stabile e meno pericoloso per chi ci traccheggia (non per chi ci deve morire scoppiato, ovviamente).

Et voilà. La dinamite, brevettata nel 1867.

Dinamite

Dinamite

Alfred è un divo a ‘sto punto, apre laboratori ovunque (anche in Italia) e diventa ricchissimo. Inventa poi anche la gelignite, già che c’è, un esplosivo gelatinoso ancora più stabile e potente della dinamite, e poi la balistite, la cordite, e altre stronzoliti varie, dimostrando che non ci sono ragioni scientifiche per cui le bottigliette d’acqua in aereo vanno buttate perché potrebbero essere esplosive, perché gli esplosivi sono in ogni forma.

Ma attenzione, nel 1888 muore un altro fratello.

KA-BOOM.

Questo episodio cambierà la vita di Nobel (e in un certo senso anche quella del mondo) forevah and evah.

Le Figaro infatti, sbagliando fratello, convinto della morte di Alfred, pubblica un necrologio molto aspro e critico, dal titolo Le marchand de la mort est mort, che continua con: “Alfred Nobel, che divenne ricco trovando il modo di uccidere il maggior numero di persone nel modo più veloce possibile, è morto ieri”.

Nobel allora ha un’epifania (della serie, ti serviva il Figaro, perché da soli è difficile capire che le bombe fanno la bua) e, come se avesse visto lo spirito dei Natali futuri, vede come sarà ricordato dopo la sua morte.

Testamento di Alfred Nobel

Testamento di Alfred Nobel

Nel 1895 quindi sottoscrive il suo testamento: non appena morirò date tutte le mie immense ricchezze e il mio nome a un’istituzione che premi, stimolandola, la ricerca nella scienza e in tutte le discipline che rendono l’uomo l’Uomo.

Una paraculata alla svedese, via. Alla fine vediamo che la Svezia ce l’ha da diverso tempo questa cosa di essere enormi produttori e venditori di armi distruttive ma anche la pretesa di essere ricordati come grandi pacioccolosi pacifici (qui una riflessione sulla viKibelligeranza).

E parlando di chimica, la sapete una cosa figherrima che ho scoperto di recente? Si possono fare cartine di tornasole con il cavolo rosso.
Sì perché il cavolo rosso è ricco di flavonoli e antocianine, antiossidanti, solubili in acqua e usate un sacco per fare coloranti alimentari, ma soprattutto che cambiano colore mostrando l’acidità delle sostanze.

Vi spiego meglio con un esperimentino bellino: fate a pezzetti piccoli un cavolo rosso e fatelo sobbollire in acqua. Raccogliete l’acqua di cottura (che sarà diventata tipo porpora). Poi mettete questo liquido diluito con acqua in tanti bei bicchierini e mettete diverse sostanze per vedere il cambiamento di ph: tipo, con un po’ di succo di limone (ph 2-3) dovrebbe diventare molto rosso, mentre con un po’ di bicarbonato (ph 8) dovrebbe diventare blu, con l’ammoniaca (ph 10) dovrebbe diventare verde, e con la soda caustica (ph 12) dovrebbe diventare giallo. Insomma… GANZO!

phE il cavolo rosso non è solo chimicamente molto ganzo, ma è anche bono.

Ad esempio ci si può fare una sifiziousa ricettina con mele, cipolle e miele che rende il cavolo ‘nu babbà, e questo innanzitutto è un piatto immancabile nel buffet di Natale (per altri piatti vedi qui, qui, qui, qui, e qui), e poi è una buona scusa per far mangiare il cavolo ai bimbi.

Oddio, dipende che bimbi.

Io ho sempre avuto un’idiosincrasia per quelle famiglie che vanno al ristorante, e mentre mamma e babbo mangiano piatti “di ristorante”, ai bimbi vengono portate le penne alla pomodoro. Cioè no minchia, bordello.

Sarà che io da piccola, nelle rare occasioni in cui andavo al ristorante con i miei genitori, se il cameriere ignaro si azzardava a pronunciare “alla bimba?“, mi impuntavo stizzita e ribattevo con la vocina bianca: “la bimba ha letto sul menù del giorno ‘astice alla catalana’, ecco, quindi alla bimba le porti quello e delle tronchesine per spezzargli le chele, grazie”.

Le penne al pomodoro al ristorante… Tsè.

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

  • 1/2 st  cespo di cavolo rosso (circa 1/2 chilo)
  • 1 cipolla rossa
  • 1 mela
  • 3 cucchiai di miele
  • 2 cucchiai di  marmellata di ribes (o lamponi)
  • 1 cucchiaio raso di aceto di mele
  • 2 chiodi di garofano tritati (mezzo cucchiaino)
  • 1 dl  d’acqua
  • sale q.b.
  • pepe nero q.b.

PREPARAZIONE:

Tagliare il cavolo, la cipolla e la mela a pezzetti molto piccoli e metterli in una pentola grande.

Aggiungere il miele e la marmellata.

Aggiungere aceto, acqua e chiodi di garofano.

Coprire, mettere a fuoco basso e cuocere per minimo un’ora. Ma il concetto è che più cuoce e meglio è.

Aggiustare di sale e di pepe.

Rödkål pronto! Ph. by Gianluca La Bruna

Rödkål pronto! Ph. by Gianluca La Bruna

Buon appetito!

I.

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  1. Radici e cavoli sono le vere star della cucina svedese 🙂
    Bello “la paraculata alla svedese” e la conseguente “pretesa di essere ricordati come grandi pacioccolosi pacifici”. 😉
    Comunque, a Vinterviken con la sua ex-capofabbrica Nobel ci sono stato un paio di volte. La località è amena, un qualche girettino se lo merita. Peccato che sia pericoloso stendersi per terra nei pressi della baia, soprattutto per i bimbi e gli animali. Cartelli indicano infatti come il terreno sia ancora impregnato delle sostanze chimiche rilasciate dagli esperimenti di Alfreduccio nostro. Ma a parte questo, la località è idilliaca e non troppo distante dal centro di Stoccolma (tipo 15′ metro fino a Liljeholmen (da T-centralen) e poi o bus o passeggiata a piedi di 20′, via fichissimo trädgård eccetera).

    • Insomma grazie a Nobel a Vinterviken “latet anguis in herba” come diceva chi? (Virgilio mi pare, ma non son sicura) nel senso che se un bimbo si sdraia sull’erba gli spuntano le antenne o diventa verdolino?
      Peccato, perché dev’essere un bel posto.
      Comunque bimba non sono. Era meglio! Animale nemmeno, fino a prova contraria. Mi ci potrei anche spapperare senza problemi.

  2. ma quindi io ero proprio una testa di ‘azzo, chè per l’appunto al ristorante volevo SOLO pasta al pomodoro, ti giuro mi pà mi odiava, mi guardava proprio con disprezzo me lo ricordo bene!!!

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