“Con l’amore io voglio giocare”: la Trombonave e lo stekt strömming med potatismos och rårörda lingon

Io perdo i colpi, perché vi propino cose tipo post di storia, post di linguistica, cose che non vi interessano assolutamente, e lascio da parte le cose importanti.

Perché vi ripeto che io so cosa cercate, lo vedo nella mia dashboard e so che a voi della cultura che trasuda dalla mia nobile persona ve ne sbattete, voi cercate “cazzi mosci“, “figa svedese“, e poi vi va male e finite su un blog di viKicucina.

Ma oggi si cambia. Oggi è per voi.

Oggi si parla di Trombonave! Yuhu!
Quanto ci avete sperato che affrontassi l’argomento Trombonave, ditelo un po’.

La Trombonave in tutto il suo splendore

La Trombonave in tutto il suo splendore

Per i pochi di voi che non sanno cosa sia la Trombonave, è presto detto. La Trombonave è un traghetto della compagnia Viking Line che fa una minicrociera sul Baltico. Le vere Trombonavi sono due (ma il realtà LA mitica è solo una): la Mariella che copre la tratta Stoccolma-Helsinki e ritorno, e la Cinderella (lei, la mitica) che fa una giratina sul Baltico, si ferma alle isole Åland, e poi ritorna indietro.

La leggenda narra che su questi traghetti accadano cose inenarrabili, tipo bionde nude che vi bussano in cabina pregandole di cospargerle di Nutella, che non vedono l’ora di gettarvisi tra le braccia, che non riescono a trattenersi appena vedono un italiano.

Come potete capire anche da soli, mi dispiace per il diludendo, ma queste storie sono leggende metropolitane. E’ più probabile che leggiate sul vostro specchio la scritta “Benvenuto nel mondo dell’AIDS” fatta col rossetto, che incontriate un alligatore nelle fogne di New York, che vi avveleniate con le scie chimiche, che vostro cuggino trovi in spiaggia un cane e invece era un topo.

In realtà se la leggenda è nata, forse c’è stato un tempo in cui le Viking Line erano dei tromba-tromba a cielo aperto, forse tutta la faccenda funzionava di più quando i ragazzi europei viaggiavano low cost usando l’interrail (difatti la Trombonave, forse anche per dimostrare l’attaccamento a una clientela gggiovane, prevedeva fortissimi sconti per chi era in possesso di biglietto interrail). Arrivavano stanchi e puzzolenti dopo aver percorso un intero continente in treno (che l’Europa, per quanto piccola, è pur sempre un continente) e una volta sulla nave si facevano una doccia e erano pronti per il divertimiento. Di turisti giovani se ne vedevano ancora pochi in quelle zone (perché altri preferivano perdere gli ultimi neuroni nei coffeeshop di Amsterdam) e le bionde si incuriosivano.

Ma oggi i pischelli si sono evoluti.

In realtà anche la mia generazione vede l’interrail come una cosa da fratelli grandi, noi già giravamo con gli aerei, e a quindici anni avevamo un’incredibile dimestichezza con i check-in e i gate, sapevamo ridurre il necessario da portare in 10 kg di bagaglio a mano e facevamo già i weekend a Londra e Parigi. Sì. Sono gggiovane anche io.

I pischelli 2.0 quando sono annoiati prenotano un volo Ryanair o Easyjet (e già Ryanair non è più trendy come quando ero adolescente io), buttano automaticamente le bottigliette d’acqua prima di stendere i braccini per il controllo sicurezza, non hanno più un coltellino svizzero, accendono automaticamente l’i-Pad quando il segnale delle cinture di sicurezza si spegne, non sanno neanche più cos’è un interrail: l’interrail fa così anni ’90, quindi dovrebbero inventare un Trombojet stile The Wolf of Wall Street, perché ormai la Trombonave è passata, se voglio andare a Helsinki in un nanosecondo ci arrivo.

E anche gli altri europei si sono, loro malgrado, abituati ad avere a che fare coi ragazzini italici. Così riconoscibili quando li vedi, vestiti di solito malissimo (nonostante l’aura di eleganza che l’italiano si porta appresso: si deve essere adulti per emanarla, i ragazzini in Italia si vestono di merda, soprattutto quando viaggiano), coi marsupi, biascicando un inglese stentato, mostrando tutta la loro incapacità genetica di pronunciare i nomi dei luoghi come si dovrebbero pronunciare.

smileybrufoliMalati di figa, certo, ma questo non direi in un modo particolarmente diverso dai loro coetanei germanici: anche loro si imbarcano in viaggi improbabili verso Firenze e Roma perché le italiane, lo si sa, la sganciano facile. Ho conosciuto un sacco di svedesi che mi raccontavano che da ragazzini si mettevano i soldi da parte per andare in Italia, convinti che, appena scesi, miliardi di morone tettone con le labbra rosse si spogliassero davanti a loro.

Rassegnatevi: il mito che le donne degli altri posti scopino più e più volentieri di quelle della vostra terra natìa è una costante di ogni latitudine.
Il problema caro ragazzino brufoloso che mi stai leggendo, è che se nella tua vita scopi poco non è perché sei nato nel paese sbagliato e le donne (e forse i buoi) dei paesi tuoi sono recalcitranti. E’ perché sei con buone probabilità uno sfigato.
Non preoccuparti, con gli anni passa (nel 70% dei casi), ma levati i prosciutti dagli occhi, fatti una pulizia del viso, lavati le ascelle, vestiti decentemente, non ti scaccolare e se ti manca lo charme prova a farti un corso di teatro. Il problema non sono le italiane (se sei italiano, o le tedesche se sei tedesco, o le svedesi se sei svedese). Il problema sei te.italian

Le svedesi poi, poveracce, ormai si sono stancate dell’italiano macho col collanone d’oro sul petto villoso che è convinto di avere dei punti in più perché non si cheta mai e sa cucinare un piatto di spaghetti aglio, olio e peperoncino.

Di copulare no, non credo siano stanche, anche perché altrimenti la popolazione svedese si sarebbe estinta, ma la globalizzazione ha fatto sì che un ricciolo moro non stupisca più nessuno. Voglio dire, ci emigrano un sacco di somali, senegalesi, etiopi, se le svedesi la devono dare a qualcuno perché è più scuro di loro, sappiate cari amici italici che in Svezia c’è gente molto più scura di voi. E il popolare adagio insegna: once you go black, you never go back.

Se volete che vi faccia da consulente di turismo sessuale faccio anche questo per voi, figuriamoci, ed è più facile di quello che sembra. Per quanto riguarda la Svezia siate splendidi ma non troppo, improfumatevi, vestitevi da hipster, andate in un locale trendy e costoso ma che non lo dà a vedere, prendete una bionda e parlatele di cinema e fotografia mentre la ingozzate di Black Russian (e siete in Svezia, quindi calcolate un 10-15€ a bicchiere). In questo modo ci sono buone possibilità che raggiungiate le triangolare meta. Insomma via, fate come fareste in Italia, in Giappone, in Francia e in Portogallo.

Smettetela di credere alle puttanate che i nordici (e le nordiche) sono diversi, che in Svezia le donne sono più emancipate e quindi la danno a tutti, che le italiane sono più acide perché è un paese cattolico… insomma, davvero credete ancora a queste cose?

Oltretutto io a Linköping ho conosciuto un sacco di ragazze intrippate con sette gesuitiche che volevano arrivare vergini al matrimonio, e nel resto della Svezia ho conosciuto mille svedesi che non volevano “concedersi” troppo in fretta (come se durante l’atto sessuale la donna si concedesse e basta e non si divertisse anche lei), che in ogni rapporto del cazzo vedevano il grande amore, e dal canto opposto ho conosciuto parecchi svedesi maschi che se una donna “gliela dava” al primo appuntamento era una donnaccia, che non volevano che la loro ragazza facesse cose troppo spinte (ovvero con una squinzia occasionale ci faccio i numeri ma la sposa solo a missionario, se no mi si sciupa), e altre aberrazioni del genere.

Quindi tutta questa libertà sessuale io in Svezia non l’ho vista.

Però le testine a pinolo e le persone intelligenti esistono dovunque, quindi secondo me cambia poco.

Ad ogni modo, il mito della Trombonave (come molte cose in viKinghia) deriva probabilmente dal discorso alcol.
Sulla nave infatti gli alcolici sono esenti da tasse, e questo, lo si sa, piace molto ai viKi, che hanno la mordacchia del Systembolaget.

Quindi, essendoci poi due discoteche a bordo, ecco che si crea una miscela esplosiva: discoteche + litri di alcol a poco prezzo + gioventù. Ed ecco che l’ormone schizza più velocemente e rimbalza su più bersagli, ed ecco che la nomea di Trombonave si espande a macchia d’olio.

Ci sono però i suoi effetti collaterali, ovvero: nordici/nordiche che collassano pisciando vomitandoque perché dal momento che gli alcolici costano poco si sentono autorizzati a devastarsi fino al delirium tremens (pare che nei Nineties la maggior parte della gente non scendesse neanche dal traghetto per un secondo perché troppo dilaniata per muovere un muscolo, con scene da Notte dei Morti Viventi di Romero, bella vacanza), turisti che sperano nelle procaci bionde, e last but not least, le suddette bionde che lo sanno e quindi si tengono alla larga da questo girone dantesco, e soprattutto le tardone cesse che sperano di ruscolare qualcosa.

Insomma, un epic fail.

Dando poi un’occhiata su siti specializzati (come “gnoccatravel.com”) risulta che queste trombonavi siano sempre state delle voliere di napoletani con la bava alla bocca da un lato, e gite di sedicenni finlandesi in modalità devasto dall’altro, quindi ecco, si riconferma il fatto che se vi prospettavate con gli occhialini da sole, la camicina aperta e due bionde che vi sventolano con in sottofondo “Mareee profumo di mareeee”, avete nettamente sbagliato nave.
La Genova-Barcellona è sicuramente più festaiola. Lo dico per esperienza diretta.

Sono sempre pronta a smentite comunque eh, fatemi sapere, magari si dice in giro che è tutta una fuffa perché è una specie di Fight Club che nessuno sa, nessuno parla, e invece appena entri sembra di essere in Eyes Wide Shut, non lo so.

TROMBONAVEPare che una fetta di mercato però ci sia: le donne nordiche che viaggiano sole per ruscolare dell’affetto risultano essere nate nell’entredeuxguerres, quindi, per chi ama il genere granny, ci sono buone probabilità di riuscita di conquistare una notte tra flaccide braccia e baci al sapore di Algasiv.

Negli anni inoltre, qualcosa è cambiato: hanno chiuso il duty free dei negozi di alcolici in orario serale ad esempio, perché la Viking voleva evitare il fenomeno di quelli che compravano alcol non tassato nei negozietti per fare i festini privati nelle stanze (distruggendole come sbabbari) e non spendere nemmeno una corona nei pub e nelle discoteche.
Pare ci siano state delle sollevazioni popolari per questo, ma alla fine la compagnia decide, o così o Pomì. Se volete le vostre scorte private di booze le comprate solo la mattina, la sera disco.

Certo, è comunque molto più economico comprare alcolici in questi pub che non in quelli a giro per le strade svedesi, poi pare che sulla Cinderella non stiano così attenti all’età (in Svezia devi avere 20 anni per poter bere in un pub; ma capita, specie a Stoccolma, che il padrone del locale faccia un po’ come vuole, e se non vuole una clientela troppo giovane alza la soglia a 30, lo può fare), e poi non ci sono i buttafuori fascisti che ho visto in Svezia. Forse dovrei scrivere un post a parte sulla security dei locali.

In sostanza sono dei parasbirri, si sentono chissà chi, hanno la facoltà di buttare fuori e mazziare chi vogliono perché rispondono alle direttive del locale, che ha carta bianca su chi far entrare e chi no. Almeno, così mi hanno detto degli svedesi, mi piacerebbe controllare personalmente qualche legge e regolamento perché mi sembra abbastanza anticostituzionalino, perché insomma, se il padrone del locale decide che butta fuori chi vuole, e lui non vuole zingari nel suo locale, glielo fanno fare? Ecco, spererei bene di no, spererei che fosse LUI a rischio mazzate, non i clienti sgraditi. Se sapete illuminatemi perché mi interessa molto.

Insomma, alla fine delle fatte fini io sulla Trombonave non ci sono mai stata, anche se mi piacerebbe perché ti vedi tutto l’arcipelago bellissimo e fai scalo alle isole Åland, e poi viaggiare in nave a me piace un sacco. Ci farò un salto e vi farò sapere.

Anzi no, non vi farò sapere perché “tutto quello che accade in Trombonave, rimane in Trombonave“.

Spero di esservi stata utile.

Per quanto riguarda il piatto di oggi, visto che si è parlato di mar Baltico, vi propongo l’aringa.

Che poi si fa presto a dire aringa, perché c’è una diatriba sul nome dell’aringa tra la costa est del Baltico e la costa ovest del Mare del Nord. Se vi interessa saperne di più, leggete qui.

Ma siccome faccio le cose per benino, io non vi faccio l’aringa a caso, vi faccio proprio lo strömming, che è il modo in cui a Stoccolma e in generale nella baltica costa est si chiama l’aringa. Nella costa ovest la chiamano sill, ma i biologi hanno concordato che si tratta più o meno dello stesso pesce; lo strömming è solo leggermente più piccolo.

Lo strömming, tra l’altro, sta alla base della preparazione del noto surströmming (“strömming acido”), aringa decomposta e fermentata che odora di palude dello Stige e di cui avevo parlato qui, postandovi anche un video.

E vi avevo già promesso di assaggiarla e filmarmi (tipo le 2 girls 1 cup reactions), ma ancora non mi è riuscito trovare questa prelibatezza al supermercato. La troverò prima o poi.

La ricetta di oggi è invece una profumatissima aringa impanata e fritta, servita con potatismos rårörda lingon, che sarebbe il mirtillo rosso (potete usare il ribes se non lo trovate) riscaldato con un pochino di zucchero.

Fidatevi che questa è bona!

INGREDIENTI PER 2 PERSONE:

  • 4 filetti di aringa
  • 50 gr. di farina di segale
  • 50 gr. di pangrattato
  • 50 gr. di burro
  • 1/2 dl di olio di semi
  • sale
  • potatismos
  • rårörda lingon

PREPARAZIONE:

Mischiare la farina di segale e il pangrattato, togliere la spina principale alle aringhe e infarinarle bene, lasciandole per 5 minuti dentro la farina.

Mettere a scaldare il burro insieme all’olio e quando è caldo buttare le aringhe infarinate.

Servire le aringhe con il potatismos (è buono anche freddo, ma se preferite potete dargli una scaldatina) e i rårörda lingon.

stektstromming

Stekt strömming med potatismos och rårörda lingon pronto! Foto di Gianluca La Bruna www.gianlucalabruna.com gianlucalabruna.tumblr.com www.gianlucalabrunaphotography.com

Buon appetito!

I.

Pot-pourri di dubbio gusto: lo snus (tabacco da gengiva) e la västkustsallad

C’è qualcosa che si nota in Svezia, e che si nota soprattutto conoscendo diversi svedesi, e di cui gli svedesi (stranamente) si vantano: fuma poca gente.

Posso testimoniare che non è leggenda, gli svedesi fumano poco, e fumano meno degli italiani.

Ecco, come sempre gli italiani si genuflettono al cospetto del concetto filosofico di ‘estero’, concetto speculare al nazionalismo, anche se inverso. Esiste l’Italia, esiste l’ESTERO. E questo estero è meglio.

Cosa farai da grande? Andrò all’estero. All’estero si trova lavoro molto più facilmente e pagano di più. In Italia devi essere un raccomandato se no non vai avanti, l’estero non funziona così. And so on and so on.

"Macaroni! ...uhm... macaroni! Questa è robba da carettieri. Io nu' mangio macaroni, io so' americano"

“Macaroni! …uhm… macaroni! Questa è robba da carettieri. Io nu’ mangio macaroni, io so’ americano”

Ecco, mi spiegate un po’ questo estero? Che lingua parlano all’estero? Quanti abitanti fa l’estero? La capitale dell’estero?
L’estero non esiste, porca puttana! L’estero sono un sacco di altri paesi, ognuno con i suoi cazzi e i suoi mazzi, è un concetto sballato che racchiude un’infinità di situazioni.

Mi sembra un po’ come la definizione ‘extracomunitario‘: di chi sei non me ne frega nulla, sicuramente però non sei “uno di noi”.

Bene, dicevo, gli italiani allora diranno rassegnati: “Eeeeh, noi in Italia fumiamo veramente tantissimo“, oltretutto perché anche gli svedesi lo dicono che “noi in Italia fumiamo veramente tantissimo”.

Bullshit.

In Italia si fuma poco, si fuma sotto la media europea, sono i greci, i bulgari e i lettoni quelli con le dita gialle e l’alito pesante. Ma anche francesi e spagnoli non scherzano.
In Svezia, però, si fuma ancora meno, tutto qui. Niente idolatrie, sensi di colpa, sentimenti di inferiorità. Si fuma solo leggermente meno.
I viKi fumano più o meno come in Finlandia, ma più che in Slovenia. L’avreste mai detto? No, vero? Razzisti.

Però… c’è un però grande come una casa: in Svezia si abusa di snus.

Che cos’è lo snus? Lo snus è il tabacco da gengiva.

Voi andate dal tabaccaio, chiedete lo snus, e vi danno una scatolina tonda con dentro delle microbustine da tè traboccanti nicotina (con una concentrazione di molto superiore a quella contenuta nelle sigarette) che odorano di sciacallo bagnato. Ne prendete una e ve la infilate sotto il labbro superiore, tra labbro e gengiva.

snusSe ci siete abituati, ve la tenete per un’oretta, un paio di ore, quello che è, assorbite nicotina e godete.
Se non ci siete abituati (tipo me quando l’ho provato), ve lo tenete 6/7 secondi al massimo, superate i conati, diventate verdi, vi concentrate su un punto fisso davanti a voi per non svenire, lo sputate, e vi ripromettete di non farlo mai più.

Gli svedesi sostengono che lo snus faccia molto meno male delle sigarette. E questo perché? Perché fumano poco, ma in media ogni abitante in un anno se ne ciuccia 16 confezioni. Quindi non ne abusano, ne STRA-abusano.
E allora dicono che non fa male, perché se una cosa si fa in Svezia non può certo fare male, cribbio. Non mi soprenderei se da domani dicessero che fa bene e obbligassero i bambini nelle scuole a farsi un’ora al giorno di snus.

Ovvio, di fumo passivo neanche l’ombra, potete snussare davanti a un neonato senza sentirvi delle merde, farlo al cinema, a scuola, all’ospedale, dove vi pare, senza nuocere al prossimo. Combustione non ce n’è, i vostri rosei polmoni pompano alla grande anche dopo anni di snus.

Però poi vi cascano i denti, e nella vostra cavità orale iniziano a sbocciare simpatici cancri grossi come pomodori di mare, talmente in forma che dopo qualche giorno iniziano a chiacchierare con voi del più e del meno. Inoltre crea molta più dipendenza del fumo, quindi basta poco per averne bisogno e l’assuefazione cresce velocemente.noteeth

L’Unione Europea ha proibito la vendita di snus fin dal lontano 1992, e la Svezia ha detto “se ci volete, noi però si continua con lo snus, se no fanculo all’Europa” (questo per darvi un’idea del come sono messi), e quindi, a ennesima dimostrazione del fatto che l’Unione Europea è una stronzata pazzesca, la Svezia è oggi l’unico paese dell’Unione che vende snus che è un piacere.

Una delle marche più famose di snus è la Göteborgs Rapé, originaria, pensate un po’, di Göteborg. Ha una storia interessante: in pratica i marinaioni del porto di Göteborg, quelli con le ancore tatuate sul bicipite, mischiavano spezie a caso al loro snus di infima qualità per rendere il sapore vagamente migliore. Queste varietà di snus ‘corretto’ vennero sottoposte al vaglio di una giuria e diventarono un marchio registrato, il Göteborg Rapé.

Il sapore per gli esperti sarà anche buono, ma secondo me puzza di piscio di gatto, niente che invogli a prenderlo e metterselo in bocca. Ma magari sono io che non capisco.

GöteborgsRapéMa a Göteborg hanno inventato anche la västkustsallad, ovvero “insalata della costa ovest”, anche in questo caso della roba messa insieme randomly per trovare un sapore gradevole ma dal risultato opinabile: lattuga, maionese, funghi, asparagi, aceto, gamberi, cozze, piselli, uova e granchio.
Mi vengono in mente modi migliori per utilizzare un granchio gigante.

Così come mi vengono in mente modi migliori per utilizzare i miei denti, invece che strofinarmeli con merda cancerogena.

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

  • 200 gr. di cozze
  • 1 granchione bollito da circa 400-600 gr. (anche surgelato)
  • 200 gr. di gamberi bolliti
  • 200 gr. di champignon cotti al vapore (anche in barattolo)
  • 200 gr. di asparagi cotti al vapore (anche in barattolo)
  • 250 gr. di piselli (anche surgelati)
  • 1 cespo di lattuga
  • 2 uova sode
  • 1 cucchiaio di aceto di vino bianco
  • 1 cucchiaio di vino bianco
  • 4 cucchiai di olio d’oliva
  • 2 cucchiai di maionese
  • 1 spicchio d’aglio tagliato a pezzetti
  • aneto, sale e pepe nero q.b.

PREPARAZIONE:

In una pentola mettere un filo d’olio, cuocere le cozze a fuoco vivo con il coperchio e spegnere quando si saranno aperte. Una volta raffreddate, sgusciarle.

Sgusciare il granchio e i gamberi bolliti. Tagliare a pezzi non troppo piccoli.

Lavare e tagliare a pezzetti i funghi e gli asparagi. Tagliare le uova in quattro.

Lavare l’insalata, spezzettarla e metterla in una ciotola.

Fare una salsa con aceto, vino, olio, maionese e aglio sminuzzato e mettere insieme all’insalata.

Unire tutti gli ingredienti, salare, pepare e cospargere di abbondante aneto.

Si può servire accompagnandola con due o tre fette di knäckebröd.

Västkustsallad pronta! - Foto di Gianluca La Bruna www.gianlucalabruna.com gianlucalabruna.tumblr.com

Västkustsallad pronta! Foto di Gianluca La Bruna www.gianlucalabruna.comgianlucalabruna.tumblr.com gianlucalabrunaphotography.com

Buon appetito!

I.

En riktig svensk jul (part V): gravad lax con hovmästarsås, svedesi enormi e rimNing (non rimming)

E come potrebbe mancare il salmone all’appello…

Infatti non manca, eccolo qui.

Vi dico la verità, mi sono abbastanza annoiata di fare le ricette di Natale, anche perché ormai l’ebbrezza delle feste (se mai ce n’è stata una) è finita, visto che siamo a gennaio inoltrato.

Però io sono abbastanza autistica, e finché non vi ho fatto almeno le ricette più importanti, mi tocca continuare. E il problema è che i viKi non sentono cazzi.

Voi pensate che “Italiani Zempre manCiare”: e il capitone, e i cappelletti in brodo, e il pandoro, e via così… ma non avete idea di cosa possono fare gli svensKi.

Io in Svezia

Io in Svezia

A parte che sono strutturalmente più grossi, e quindi ci vuole più materia per riempirli (per darvi un’idea delle viKidimensioni, quando le ragazze formato-Shrek ci provavano con il mio ex, io e il mio possente fisico di un quarto di sega le lasciavamo sempre fare con rassegnazione), e adding to that, oltre a sfondarsi di cibo fino al punto in cui le pareti degli organi interni tirano a bestia, si deve bere.

Quindi il viKi-Natale è il trionfo dell’edonismo, si beve, si mangia, si ribeve, si rimangia, si collassa, si vomita per rimangiare, si ribeve di nuovo, si ricollassa, etc.

Ça va sans dire, en riktig svensk jul durerà ancora per un po’. A meno che non vi siate rotti proprio i maroni e allora me lo dite e io la pianto. Finché non protestate, lo prendo come un silenzio-assenso.

Che poi sì, queste sono cose che non è detto che dobbiate cucinare per forza a Natale, no? Nel senso, noi non siamo viKi, e quindi non pensiamo “Piatto di Natale, ja? Io cucina a Natale”, no noi siamo della Casa della Libertà e facciamo un po’ come cazzo ci pare (Brigitte Bardot-Bardot ♫).

Tornando a noi, il gravad lax (lax = salmone; gravad = continuate a leggere che ci arrivo) è buonissimo e arrogantemente facile da preparare, sebbene si debba aspettare la marinatura per circa 48 ore.

La marinatura è simile al rimning, di cui vi avevo parlato l’altra volta qui.

Ecco, piccolo inciso… Cercavo notizie più specifiche sul rimning e Google mi ha detto “Ma sei proprio sicura che invece non cercavi il rimming?” e mi è comparsa tutta una schiera di risultati di gente gioiosa di praticare l’anilingus e ancor più gioiosa di darne testimonianza…rimming A parte, fate caa’ (livornese per “fate cagare”, in dialetto rendeva di più). E poi tengo a specificare che sono due cose diverse, quindi non pensate che io vi dica parole porno a caso, intendevo rimNing, con la N.
Non sapevo neanche dell’esistenza del rimming (sai quanti viewers mi becco con questo tag, adesso? Io ce lo strametto).
Vi garantisco che niente delle cose che cucino ha avuto una preparazione che abbia previsto un contatto ravvicinato tra una lingua e un bucio di…

Vabbè, continuiamo.

Come vi avevo detto, il rimning prevede una marinatura con sale e zucchero. Il gravning invece, tecnica di conservazione alla base del gravad lax, anche.

Documentandomi, io sinceramente non ho capito che minchia di differenza ci sia.

Però boh, qualche differenza ci sarà.

Ecco, è molto importante stare attenti alle proporzioni tra sale e zucchero, se no si rischia la morte per avvelenamento da cibo, che non è mai simpatica.
No scherzo, magari non si muore, però vomitare fluorescente per 5 giorni è altrettanto molesto, quindi no panic, seguite la mia ricetta, e via. Se poi vomitate uguale, io non sono responsabile.

In realtà la storia di questa tecnica di conservazione risale al Medioevo, quando i pescatori per conservare il salmone lo sotterravano (grav in svedese sarebbe infatti “fossa” o “tomba”… ve l’ho detto che questa stupida lingua è uguale all’inglese).

Magari potrebbe essere che prima si sotterrava e quindi era usato il gravning, poi si è smesso e ora si usa il rimning, ma per tradizione i piatti che venivano seppelliti continuano a essere definiti come risultato di un gravning, anche se all’atto pratico sono il risultato di un rimning

Bo, vabbè, ma anche chi se ne frega.

Knäckebröd. Foto di Gianluca La Bruna - www.gianlucalabruna.com http://gianlucalabruna.tumblr.com/

Knäckebröd. Foto di Gianluca La Bruna – http://www.gianlucalabruna.com http://gianlucalabruna.tumblr.com/

Questo salmonuccio viene preferibilmente servito su una fetta di knäckebröd, pane croccante di segale, ovviamente imburrata, e la sua salsina viene cosparsa sopra il salmone. Oppure può anche essere mangiato senza il pane, l’importante è che ci sia la salsina.

La salsina si chiama hovmästarsås (“la salsa del maître“), ma è talmente inscindibile dal gravad lax che viene anche detta semplicemente gravlaxsås, quindi è necessaria.

Io credo che la salsa si possa usare un po’ così su quello che capita, tipo patate lesse, tacchino, salsicce, pesce a caso, crostacei… boh, è senape alla fine, quindi vedete un po’ voi.

Vi giuro, prossimamente vi parlerò del Natale svedese, magari a Pasqua, chissà… Tanto DeWitt ha scoperto che ai fini della descrizione dell’universo la variabile tempo è utile come i capezzoli negli uomini, per cui spero mi perdonerete.

INGREDIENTI PER 6/7 PERSONE

Per il salmone:

  • 2 pezzi di  filetto di salmone da circa 250 gr. l’uno
  • 2 cucchiai di zucchero
  • 2 cucchiai di sale
  • aneto come se non ci fosse un domani
  • un pizzico di pepe bianco

Per la salsa:

  • 2 cucchiai di senape delicata
  • 2 cucchiaini di senape di Digione
  • 1 cucchiaino di zucchero
  • 1 tuorlo d’uovo
  • 2 cucchiaini di aceto
  • 2 dl di olio di semi di girasole
  • 3/4 mazzi di aneto
  • un pizzico di sale
  • fettine di limone per guarnire

PREPARAZIONE:

Mettere un sacco di aneto sul fondo di una pirofila e appoggiarvi sopra un filetto di salmone facendo sì che la pelle rimanga a contatto con l’aneto e la parte rosa sia verso l’alto.

Cospargere con un cucchiaio di sale, uno di zucchero, poco pepe bianco e un sacco di aneto.
Cospargere la parte rosa dell’altro filetto di salmone di nuovo con sale, zucchero e pepe e appoggiarla sull’altro filetto, di modo che le due parti rosa si tocchino, con l’aneto nel centro.

Coprire con la pellicola e lasciare in frigo per un paio di giorni. Ogni 7-8 ore girare i filetti e togliere l’acquetta che si sarà formata.

Prima di servire sciacquare abbondantemente sotto l’acqua fredda e asciugare con la carta assorbente.

Tagliare a fettine molto sottili.

Preparare la salsa al momento di servire mettendo in una ciotola la senape, lo zucchero, il tuorlo e l’aceto.
Mischiare e aggiungere l’olio a filo, girando lentamente e sempre nello stesso verso.

Sminuzzare l’aneto con una mezzaluna e aggiungerlo alla salsa sempre continuando a mescolare. Aggiustare di sale.

Guarnire con fettine di limone.

Gravad lax!

Gravad lax pronto!

Buon appetito!

I.

En riktig svensk jul (part II): Janssons frestelse, delizia all’aringa senza aringa, e cibo che puzza di carcassa (non il mio, tranquilli)

Ecco il vostro Grinch tornato per voi. Ah, a proposito, god jul, o buon Natale, che dir si voglia.

Ok, stavolta è il turno di un altro classicone immancabile, ovvero il (o la) Janssons frestelse, “la tentazione di Jansson”.

E’ un pasticcio di pesce con patate e cipolla (e, obviously, panna e burro), BUONISSIMO. A me piace un casino, davvero; e non per vantarmi… anzi sì, cazzo, proprio per vantarmi, è stato spazzolato da tutte le persone che ho obbligato a mangiarlo. Quindi datemi retta che merita.

Spratto

Spratto

Bene, dovete sapere una cosa… la prima volta che l’ho fatto non avevo capito una sega (e il mio svedese era inoltre prossimo allo zero), e ci ho messo le aringhe. Ecco, sinceramente viene buono lo stesso (anzi, forse forse po’ esse’ pure mejo), però non è assolutamente la ricetta originale, che prevede invece l’uso dello sprattus sprattus, un “pesce osseo della famiglia Clupeidae” molto simile alla sardina.

Io vi raccomanderei infatti di usare le sarde, perché non credo che abbiate voglia di fare i sommozzatori nella circoscritta zona dell’Oceano atlantico che va dalla Norvegia orientale allo stretto di Gibilterra, dove questo pesciolino nuota con i suoi amichetti (comunque se volete proprio lui, bazzica anche nell’Egeo, nel mar Nero, nell’Adriatico settentrionale e nel golfo del Leone).

Wikipedia mi informa che è una specie pelagica e sta sempre al largo, però essendo eurialino può anche penetrare nelle lagune. Avete capito no? Come se fosse antani che avverto la supercazzola, pelagica e eurialino.

Dal mio errore deriva il ribattesimo del piatto celebrato dalla mia amica Laisa: si ricordava infatti un termine astratto che ricordasse cose piacevoli (ovvero “tentazione”), ma il viKicognome se lo era scordato (e minchia, ha anche ragione, si chiamano tutti uguali), per cui per ricordarmi cosa avrei dovuto cucinare mi disse “e poi fai la… cosa… lì…. la… delizia all’aringa“.

E io la feci. Ahi gente che dovresti esser devota, e invece fai casino con i pesci

Scusate ma questi cazzo di biondi vivono di aringhe, se le mangiano anche decomposte da mesi per non buttar via nulla, e io cosa ne sapevo che stavolta se la tiravano con lo sprattus sprattus? Lo so, potevo controllare, ma allora la mia vita era più interessante, e avevo di meglio da fare che studiarmi la storia dei piatti svedesi per scriverla su un blog. Per cui “delizia all’aringa” fu. E detto fra noi fu anche di molto bona, alla facciaccia dei viKi.

Però voi non fate il mio errore, usate le sarde, e andate tranquilli.

Oltretutto, per complicare le cose, si aggiunge anche il fatto che voi nelle ricette svedesi troverete la parola ansjovis, che, se masticate un po’ di inglese, francese, olandese, norvegese, castigliano, catalano, basco, estone, lituano, russo, ucraino, coreano, e perfino siciliano e ligure (e secondo me anche napoletano, ma devo informarmi meglio), avrete capito essere l’acciuga, o alice, che dir si voglia.

Giusto?

Sbagliato. O meglio, voi non avete sbagliato, poverini. Ma quando vi dico che i viKi sono un po’ strani, voi dovete fidarvi: nel linguaggio tecnico e scientifico anche da loro le ansjovisar sono le acciughe, ma così colloquialmente (e commercialmente, soprattutto, che è la cosa che interessa a noi che facciamo la spesa), ansjovis indica lo spratto conservato e marinato in un certo modo.

E come si dirà colloquialmente “acciuga” in svedese, se ansjovis è lo spratto, allora? Davvero volete saperlo? Beh, si dice sardellEh lo so, e io icché ci posso fare, scusate?

Ecco, questo vuol dire che ciò che servirebbe originariamente per questa “delizia allo sprattus sprattus“, sarebbe dello spratto marinato (o appunto, delle sardine se non volete complicarvi la vita). Se volete io vi dico anche come marinare lo spratto, però sappiate che mi sto rompendo le balle, anche perché questa puttanata di Jansson è buona anche senza marinare un bel niente.

Il concetto è che (calcolato per 250 gr. di spratto), dovete far stare il pesce per una notte in circa 100 ml d’acqua e 25 ml. di aceto. Poi ci aggiungete due cucchiai di sale, due cucchiai di zucchero, un cucchiaino di pepe bianco, uno di pimento, una foglia d’alloro sbriciolata, un pizzico di zenzero, un pizzico di chiodi di garofano e di sandalo rosso in polvere (buona fortuna per trovarlo). Ecco, si dice che per delle vere ansjovisar svedesi dovete lasciarlo nel frigo per 6 mesi

Un minacciosissimo surströmming

Un minacciosissimo surströmming

Bene, se non volete mangiare una cosa che poi saprà di culo di minotauro, io vi consiglio di tenercele per due settimane al massimo. Però se volete azzardare azzardate. Poi magari me lo raccontate, eh.
E’ dall”800 che i viKi ‘conservano’ questo pesce così, e che io sappia non è mai morto nessuno, però nessuno è mai morto nemmeno a mangiarsi il surströmming, che io non ho mai avuto il piacere di assaggiare, per quanto me la sarei anche sentita, ma che so essere aringa in avanzato stato di decomposizione che puzza di zombie ricoperto di diarrea, e infatti va mangiata tappandosi il naso.

E attenti, il tapparsi il naso non basta, perché quando credete di riuscire a sopportare le vampate di gora dell’eterno fetore, dovete masticarlo, e lì normalmente vomitate (come Youtube testimonia).

Io avrei davvero voluto provarlo, ma non ce n’è mai stata l’occasione. Un giorno lo farò e vi racconterò. Per adesso però vi faccio vedere il video di Louis Cole che nel suo canale Youtube Food for Louis è abituato a mangiarsi locuste, organi crudi, scorpioni, conigli spiaccicati sull’asfalto, etc. Bene, sul surströmming ha quasi vomitato.

Ecco ma io posso anche arrivare a capire che mentre cucini sbagli qualcosa… oddio, per ottenere una reazione del genere, l’unico errore che puoi aver commesso è avere inavvertitamente cagato in quello che hai cucinato, ma comunque, capisco che possa succedere per fatalità di produrre un cibo così. Ma poi la smetti.

No, gli svedesi se lo comprano.

Comunque, tornando al discorso di prima io spererei che le ansjovisar siano meglio (peggio mi sembra difficile), però io dei Germa in cucina non mi fido a prescindere, quindi non lasciatecele sei mesi, date retta a me che 3 o 4 giorni possono bastare, sempre però rimarcando il fatto che la marinatura delle ansjovis secondo me è un passaggio che si può ignorare. Vedete un po’ voi.
Calcolate che verranno poi ricoperte di cipolla, burro, e panna, e il leggero aroma che la marinatura darà verrà spazzato via dal grasso.

Pelle Janzon

Pelle Janzon

L’origine del nome “tentazione di Jansson” è dibattuta: una prima ipotesi è che derivi dal cantante lirico Per Adolf “Pelle” Janzon, che andava matto per la birra, l’acquavite, e il gratin di pesce, e siccome “birra” si chiamava già “birra”, “acquavite” si chiamava già “acquavite”, ma “gratin di ansjovis” ancora non aveva un nome, decisero di chiamarlo “tentazione di Janzon” (diventato poi “Jansson”). Però il nome Janssons frestelse si affermò soltanto 40 anni dopo la morte del cantante (nel 1889), quindi ciò ai detrattori dell’ipotesi sembra filologicamente non corretto. Questa è stata comunque l’idea tenuta per buona in ben due lessici gastronomici svedesi, uno del 1950 e uno del 1970.

L’altra opinione, sostenuta dall’Accademia gastronomica svedese (mica cazzi), dice che invece una serva cucinò questo piatto ad una festa della sua signora. La serva pare fosse innamorata dell’attore Edvin Adolphson, protagonista di un film che si chiamava proprio Jansson frestelse, del ’29, e decise che questo nome era più carino di “gratin di ansjovis“, e lo disse alla signora, tale Elvira Stigmark, che diffuse il nome del piatto tra le signore bene di Östermalm (che quindi a quanto pare è sempre stato il quartiere più fighetto di Stoccolma, perché lo è ancora adesso).

Bene, non lo sapremo mai, chi dice che è vera una versione, chi dice che è vera l’altra, chi dice che non è vera nessuna delle due. Io scommetto che voi stanotte non dormirete su questo dilemma.

Ad ogni modo, se sostituite le ansjovisar con della carne macinata (bono deve essere, non l’ho mai provato) si chiamerà Karlssons frestelse, se invece ne fate una versione vegetariana, senza carne né pesce, si chiamerà Hanssons frestelse Svenssons frestelse (dipende dalla zona della Svezia in cui vi trovate). E dico davvero, non sto scherzando.

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

  • 1 kg di patate (preferibilmente farinose)
  • 2 cipolle gialle
  • 230 gr di filetti di sarde
  • 250 ml di panna fresca
  • 25 gr di pangrattato
  • 25 gr di burro
  • pepe bianco qb
  • sale qb

PREPARAZIONE:

Sbucciate le patate e tagliatele a sfoglie sottili (usate una mandolina per questa operazione, ma siate ben consci del fatto che i polpastrelli del pollice sono molto importanti, io per un fatale secondo l’ho dimenticato).

Tagliate le cipolle a pezzettini piccolissimi , imburrate una teglia e cospargetela di pangrattato.

A questo punto componete gli strati mettendo in ordine: sfogliette di patate, cipolle, sarde, un pizzico di sale, pochi fiocchetti di burro e pochissima panna (in modo da lasciare un bel po’ di burro e panna per l’ultimo strato).

Continuate fino a terminare gli ingredienti e ad arrivare allo strato di patate, che deve essere l’ultimo. A questo punto aggiungete i fiocchetti di restante burro, la panna, e cospargete con abbondante pangrattato e una generosa spolverata di pepe bianco.

A me sono venuti tre strati (4 di patate) ma dipende dalla larghezza della teglia.

Cuocete al centro del forno preriscaldato a 225°C per un’ora.

Janssons frestelse pronto/a!

Janssons frestelse pronto/a!

Buon appetito!

I.

Senapssill: Stoccolma VS Göteborg, aringhe di destra VS aringhe di sinistra

Questo è il mio primo piatto su commissione.

Ebbene sì, i miei fan hanno iniziato a chiedermi i piatti… Sto davvero diventando famosa, me lo sento.

Per cui cara B Asmara Curti sappi che, siccome sei stata la prima, per te è gratis. Per tutti gli altri, se volete piatti a richiesta, mandatemi un biglietto con su scritto che viKipiatto volete e un vaglia di 246€ (perché se la cifra non è tonda sembra sempre tutto più professionale), che slittano a 276€ se volete in più la dedica nel post. Al vostro buon cuore.

Bene, allora la fortunatissima B Asmara Curti mi ha chiesto le aringhe alla senape, e ha fatto proprio bene, visto che le ho fatte e poi me le sono sgonfiate con sommo piacere.

Dunque, le aringhe alla senape in svedese si chiamano senapssill, e sono un piatto molto molto molto comune al buffet di Natale, insieme ad altri 972 diversi tipi di aringhe.

Però allora… com’è che se cercate sul dizionario come si dice “aringa” in svedese (eh oh, magari avete avuto quest’impulso una volta nella vostra vita, cosa ne so?) vi vengono fuori due risultati?

Mistero

Dunque, innanzitutto dovete sapere che c’è della rivalità tra coste

La costa est è quella di Stoccolma, delle r mosce, dei vestiti firmati, dei locali superipercostosi, delle basette fashion e delle griffe bene in vista.
La costa ovest è quella di Göteborg, delle iiiii e delle yyyy, del porto, di gente alla mano che se la spassa, di odore di mare e di amiconi.

Stoccolma in tutto il suo splendore

Ora, io non so se davvero Göteborg sia tutto questo, magari no, però l’ho sempre sentito dire dagli stessi svedesi e non solo, quindi io a Göteborg do tanta fiducia, perché è un po’ come la Livorno del nord (a parte per il fatto che lì la gente magari lavora, e però via, gli scogli belli assolati vista Tirreno al tramonto e il ragù di polpo se li scordano).
Di Stoccolma ho invece esperienza diretta, e di sicuro vi posso dire che è la città bene (ed è anche facile incontrare gente simpatica come un prolasso della prostata), ma tant’è.

Diciamo che è la stessa contrapposizione che in Italia potrebbe esserci tra Roma e Milano, una città caciarona e simpaticona e una tutta fighetta di gente stressata. Che poi voglio dire, io a Milano ne ho conosciuti di simpaticoni e caciaroni, e anche parecchi, e quindi poi alla fine sono più stereotipi che altro… Però diciamo che nei grandi numeri ci azzeccano.

Ma cosa c’entra tutto questo con le nostre aringhe? Assolutamente un cazzo…
No scherzo, c’entra invece, perché i due modi di dire “aringa” sono sill e strömming, e come avrete capito uno è come chiamano l’aringa nella costa est, e uno nella costa ovest.

Va da sé che quelli della costa est preferiscano di gran lunga lo strömming, mentre gli altri il sill (così come la diatriba gambero di fiume VS scampo di cui vi avevo parlato qui), però si devono mettere l’animo in pace tutti, perché i biologi svedesi, che a quanto pare dopo Linneo hanno deciso di non avere più un cazzo da fare, hanno convenuto che sill e strömming sono la stessa identica cosa, cambia solo lievemente la dimensione e una vertebra.

Göteborg in tutto il suo splendore

E comunque io i campanilismi li rispetto sempre, perché se Pisa non avesse visto bene di farsi scappare il mare da sotto il culo, sono sicura che le triglie mie sarebbero le triglie mie, e le loro farebbero schifo.

Ad ogni modo, secondo l’assioma cartesiano per cui il tuo campanilismo ti sembra sempre più serio e quello degli altri ti fa ridere le balle, fregatevene di dove hanno pescato le vostre aringhe, tanto avranno lo stesso sapore.

Le sill vengono dal Mare del Nord, o per meglio dire dallo Skagerrak e dal Kattegat, che sarebbero i prolungamenti del Mare del Nord che bagnano le coste occidentali svedesi, mentre gli strömming vengono dal Baltico.

Se vi state chiedendo se c’è un criterio per il quale definisco sill al femminile e strömming al maschile bene, no, non c’è nessuna regola, o magari ci sarà anche ma non la sto seguendo, vado a orecchio. E poi smettetela di farvi ‘ste pippe mentali.

Se le sill sono lunghe più o meno fino a 40 cm, gli strömming sono più piccoli, circa 23 cm (gli strömming ci tengono a precisare che 23 cm sono una misura più che rispettabile, e che anche la famosa lunghezza di Rocco fa 23 cm, e nessuno si è mai lamentato… io sto solo riferendo).
Il cambiamento di dimensione è molto probabile che derivi dalla diversa salinità dell’acqua, che influisce a quanto pare in modo direttamente proporzionale: meno sale, meno lungo.

Ho letto che essersi abituati a un mare molto poco salato ha esposto gli strömming a talmente tanto stress che si sono rimpiccioliti e gli si è allungata la testa… Piccini, mi fanno una tenerezza! Infatti io tifo per loro, abbasso le sill, viva gli strömming.

Per il fatto che sono più piccolini, gli strömming inoltre hanno una vertebra in meno nella schiena, ma questa piccola differenza nello scheletro non li fa comunque essere una specie diversa, non c’è versi.

In realtà fu un decreto reale del 1500 che impose agli svedesi di definire strömming le aringhe pescate a destra di una linea immaginaria che partiva da Kalmar e arrivava alle coste polacche. Oh, questi re devono sempre mettere il becco su tutto: ma ora cosa ve ne frega di come uno chiama le aringhe?

Comunque poi il nome strömming non si sa neanche bene esattamente da dove venga: varie teorie pensano che derivi dall’Antico Svedese strömling o strömil, che avrebbe definito “chi si riunisce a gruppate nella corrente” (sì, insomma, le aringhe lo fanno no?).
Ad ogni modo il nome strömling continua a essere usato in altre isole linguistiche sul Baltico, e anche in tedesco Strömling vuol dire “aringa del Baltico”.

Sill VS Strömming

Per la bassa salinità dell’acqua, vi ho già detto che la testa degli strömming si è leggermente allungata, e in più hanno anche perso un po’ di grassi, quindi la carne è leggermente più compatta e leggermente più saporita… Ecco, io queste cose ve le dico perché sono pedante e anche perché mi dispiace tenere tutta questa scienza solo per me, però insomma, credo che neanche il re del decreto del 1500, se gli avessero dato un pezzo di strömming dicendogli che era sill, si sarebbe accorto della differenza.

Poi vediamo… altre notizie… Le sill raggiungono la maturità sessuale verso i 3-4 anni, mentre gli strömming, con tutta la baldanza dei loro 23 cm, la raggiungono prima, verso i 2-3 anni, perché come ognuno di voi saprà, dove non arriva l’hardware arriva il software, e loro a 3-4 anni avranno un’esperienza tale che le sill dovranno solo prendere appunti.

Poi ci sono anche altri dettagli tipo il suolo marino su cui preferiscono deporre le uova (sill rocce, strömming vegetazione), ma insomma, anche ‘sticazzi alla fine.

Più che altro è importante parlare delle senapssill che sono davvero un grande piatto. Io non ci avevo mai pensato a farle perché pensavo che fossero un casino, e poi ovviamente quando questa fanciulla mi ha chiesto se potevo farle… eh scusate, qui è partita la sfida.

E invece ho scoperto che sono davvero facilissime da fare, e fenomenali, anche se questo già lo sapevo. Sono venute mooooooolto più buone di quelle dell’IKEA, che insomma, ci vuole anche poco, però sono venute proprio così come dovevano venire, come le preparano amorevolmente in casa in Svea Rike.

Consigli che posso darvi: l’aneto è un casino da trovare, non so perché. Una volta dovevamo fare una cena svedese io e le mie amiche e lo avevamo cercato in milioni di posti senza successo; tipo 5 giorni dopo ero in Svezia al supermercato e c’era un cazzo di bidone pieno di aneto con un cartello sopra che specificava la provenienza: su quel cartello c’era scritto a caratteri cubitali “Italien“…

Ora, l’unica spiegazione è che se lo piglino tutto loro, perché io qui l’ho trovato di rado, però sappiate che l’erbetta del finocchio è più o meno la stessa cosa: stesso sapore, stesso odore e stesse foglioline.

Io stavolta ho usato questa, comprando 1 finocchio e 90 kg. di erbetta. Chissà cos’hanno pensato…

INGREDIENTI PER 5 PERSONE:

  • 450 gr. di aringhe fresche
  • 2 cucchiai mostarda delicata
  • 100 gr. mostarda forte
  • 2 cucchiai di zucchero
  • 2 cucchiai di aceto di vino bianco
  • 3 tuorli d’uovo
  • 1 bicchiere pieno di aneto (o erbetta del finocchio) finemente tagliato
  • 1,5 dl. olio di semi di girasole
  • sale q.b.

PREPARAZIONE:

Lavare bene le aringhe con acqua fredda, tagliarle a pezzetti di circa 3 cm. e asciugare molto bene pezzetto per pezzetto con carta assorbente.

In una ciotola mescolare i due tipi di mostarda, lo zucchero, l’aceto, i tuorli e l’aneto. Aggiungere l’olio mentre si mescola, dapprima lentamente e poi tutto insieme.

Mescolare le aringhe alla salsa e lasciare nel frigo per una notte prima di servire.

Servire con un pochino di aneto fresco sopra, magari su dei crostini integrali.

Senapssill pronte!

Buon appetito!

I.

Scampi col cappellino e kräftskiva, ovvero koka kräftor e strane usanze

Agosto volge al termine, e io non vi ho ancora detto nulla del Kräftskiva, la festa dell’Austropotamobius pallipes, per gli amici “gambero di fiume“. E ciò è molto male, perché ad agosto in Svezia VIGE il Kräftskiva.

Dunque, il Kräftskiva è una bizzarra usanza di fine agosto che vuole festeggiare la fine dell’estate. In pratica si mangiano chilate di crostacei (questo perché fino a poco tempo fa, ovvero il 1994, la pesca di queste simpatiche bestiole non poteva essere fatta prima del primo mercoledì di agosto), si beve come dannati (originali i viKi, vero?) e si cantano simpatiche canzoncine tra un’alzata di gomito e l’altra, tutto ciò con un imbarazzante cappellino in testa. Prima che me lo chiediate, sì… ho tragicamente partecipato anche a questa festa. Se ci tenete a perdere la dignità, frequentate la Svezia per qualche anno e raccontatemelo.

Occidente scampi VS oriente insettacci

Dai miei post avrete già capito come la Svezia sia il paese dei dibattiti inutili e c’è ovviamente anche un dibattito sui crostacei da sbranare per il Kräftskiva. Mentre la East Coast si nutre dei summenzionati kräftor, la West Coast predilige invece gli havskräftor, ovvero i Nephrops norvegicus, convenzionalmente detti “scampi“. Pare infatti che gli abitanti della costa occidentale considerino i gamberi di fiume insettacci brutti che nessun essere sano di mente si mangerebbe mai.

Io in Svezia ho mangato gli insettacci, che sono fenomenali, a onor del vero. Però per la ricetta di oggi ho usato gli scampi, perché sono livornese, quindi di una costa occidentale anche io, e per quanto mi sia impegnata tanto nel cercare gli stupidi gamberi di fiume non li ho trovati. Neanche surgelati. Neanche all’Ipercoop. Neanche a un fornitissimo negozietto di pesci e crostacei surgelati chiamato Antartica, quindi non dite che non ci ho provato.

Vorrà dire che per una volta invece di fare gli snob stoccolmesi, farete i cool göteborghesi.

Ora, in teoria non sono gli scampi ad avere il cappellino… ma c’entra sempre la mia stolta genitrice nelle facezie di bassa lega che vi racconto… Dunque, immaginate me, visibilmente sbronza, con un cappellino idiota in testa e una chela in bocca. Ad un certo punto mi arriva un messaggio della suddetta stolta con su scritto “Cosa fai di bello?”, al quale rispondo “Sono ad un’imbarazzante festa tipica svedese dove devi mangiare degli scampi con un cappellino in testa”… L’astuta risposta è stata: “Hai messo il cappellino agli scampi?!“… Ecco, vedete il disagio? Lo percepite? E poi la sbronza ero io…

Ma vabbè, andiamo avanti.

La festa alla quale ho partecipato si è svolta così: entro in casa e mi tolgo le scarpe, perché così usa in Svezia (e io che ho solo calzini imbarazzanti con fiorellini, cuoricini, faccine di Winnie the Pooh e cose del genere, ho avuto i miei brutti momenti, prima di capire che in Scandinavia si deve pensare anche all’abbinamento calzino-resto dell’outfit), e mi presento agli invitati in modo molto composto…

Questo è importante: scordatevi la spontaneità delle feste terroniche, dove conosci a caso, parli a caso, ti presenti come cazzo capita, etc. nei paesi che annuiscono con “Ja” di solito la spontaneità non usa, e appena entri a una festa, sono obbligatorie strette di mano imbarazzanti tra gente in calzini, e conseguentemente 400 nomi che ti vengono sparati uno di seguito all’altro, e che per forza di cose sei destinato a dimenticarti.

Dopo questi abbozzi di socialità stramba, mi siedo a tavola dove il padrone di casa ha preventivamente messo: piatto, posate (ovvero ottomila attrezzini cava-polpa-da-chele-di-scampo CADAUNO), bicchierini per acquavite, cappellino ripiegato sotto il piatto, e foglietto con i testi delle canzoni da cantare da sbronzi (snapsvisa = “canzone da cantare mentre ci si sbronza con shot di acquavite”, lingua sintetica, nevvero?). Ora leggete tutto pensando alla voce di Fantozzi che descrive l’attrezzatura da sci… ci sta bene, vero?

Bene… la tradizione vuole che per ogni scampo che ti mangi, butti giù un bicchiere di acquavite (o snaps)… Ragazzi io ho disertato. Sentite, sono una che le tradizioni (altrui, va precisato) le rispetta perché ci si diverte, ma quando è troppo è troppo.

Oltre a ciò si servono varie salsettone grassone, birra a fiumi, patate bollite, pane di segale croccante imburrato (su cui un giorno se ho voglia farò un post a parte), formaggi vari, roba con funghi e poi eventualmente dolce.

Mentre ero lì che dovevo ancora capire come usare gli ottomila attrezzini, per giunta con l’handicap di doverlo capire mantenendo un certo grado di decoro pur indossando dei calzini con delle mucchine sopra e un cappellino con su scritto “Buon Kräftskiva!”, uno dei biondi di cui mi ero scordata il nome un nanosecondo dopo averlo sentito (biondo che oltretutto indossava anche un papillon, perché in Svezia usano ancora, e gli aitanti viKi si sentono persino fighi a indossare i papillon) fa un cenno alla padrona di casa e propone una canzone della lista.

Ecco… la tavolata ha discusso per un po’ su come fosse la musica, i tempi, le battute, e ha intonato una canzone che diceva sostanzialmente: “La Scania è una regione del cazzo, brutti terroni, andate alla Danimarca perché noi non vi vogliamo, fate schifo e puzzate anche un po’”. Poi c’è stato un “EEEEH” finale, e poi alè, shot di acquavite.

Io ora non so se potrei pubblicare qui questo video, perché di diritti, privacy, copyright e puttanate varie non me ne intendo (però presumo che se ti sei fatto pubblicare -o peggio, ti sei pubblicato da solo- su youtube, tu sia cretino abbastanza da poter essere deriso)… ma facendo una ricerchina veloce ho trovato un video che fa al caso mio e che vi posto qui sotto. Se qualcuno di questi imbarazzanti viKi dovesse sentirsi offeso (e nel qual caso o tu, caro viKi ritratto nel video, sì, faresti bene a sentirti offeso perché io TI STO offendendo), provvederò a togliere il video dal blog. In caso contrario è un semplice studio sociologico di un popolo che sì, avrà un notevole welfare state, avrà il free refill al Mac Donald, avrà un sacco di biblioteche, ma che qui mostra uno squarcio di maestosa inferiorità.

Preciso comunque che gli avvinazzati del video non cantano niente contro la Scania, Helan Går è solo una stupida canzoncina di poco senso compiuto.

Ecco, rimembrate Shining? Quando Jack Torrance prende a asciate la porta e fa “Sono il lupo cattivo!”… ecco, io avevo la faccia di Wendy. Esattamente lo stesso cazzo di faccia. E mentre inorridivo… AVEVO UN CAPPELLINO IN TESTA!! No, cioè, se siete depressi e credete di aver toccato il fondo, credo che un Kräftskiva nella vostra vita potrebbe essere terapeutico.

E comunque, cantare canzoni viKi-leghiste ad una festa, come la vedete? Non lo so, non riesco a immaginarmi la festa del Cacciucco e i commensali tutti precisini col testo davanti che intonano una canzone intitolata “Pisa merda”… e cribbio, se non succede a Livorno, mi sembra davvero strano che succeda da altre parti del mondo! Forse a casa di Calderoli magari alle feste cantano “Brùsa i terùn“, ma allora mi chiedo… in Scania cosa cavolo canteranno? Bo, forse per far tornare tutto canteranno canzoni che inneggino al bruciare Calderoli… E se è così hanno tutta la mia stima. Ma sto vaneggiando… questi ricordi alterano il mio equilibrio psichico, ammesso che ne abbia mai avuto uno.

Ecco, avevo rimosso, e ora raccontarvi tutto è stato davvero un brutto trip.

Per cui passo subito a spiegarvi il piatto, che, se avete letto il titolo, avete capito essere gli scampi bolliti.

La ricetta che ho trovato inizia con questa epigrafica sentenza (ehm ehm, mi schiarisco la voce per il momento solenne): Att koka kräftor är en konst = “Bollire scampi è un’arte“…

Ecco maaaa, deve essere per questo che Michelangelo era aretino e non svedese, che dici?

Tutto questo cinema serve a questa ricetta per illuminare il cuoco con qualche trucchetto essenziale come: 1) l’aneto deve essere “aneto a corona” (il famoso aneto a corona! Ah, la tauromachia!) perché più aromatico di quello che “a corona” non è; 2) si devono bollire gli scampi prima in acqua e basta per un paio di minuti, e poi nell’acqua con i vari aromi, così diventano più compatti; 3) buttare nell’acqua prima gli scampi più grandi e poi quelli più piccoli... per questo ultimo consiglio, dato il suo irritante pleonasmo, devono aver chiesto a mia madre, ne sono sicura.

INGREDIENTI PER 2/3 PERSONE:

  • 1 kg. di scampi o gamberi di fiume
  • 6 l. d’acqua
  • 66 cl. di birra analcolica
  • 100 gr. di sale grosso
  • 4 zollette di zucchero
  • 6-7 mazzetti di aneto

PREPARAZIONE:

Bollire 3 l. d’acqua in una pentola grande. In un’altra pentola bollire gli altri 3 l. d’acqua, la birra, il sale, lo zucchero e l’aneto.

Sciacquare gli scampi in acqua fredda e metterli a bollire nella pentola con solo acqua per due minuti. Scolarli e farli bollire nell’altra pentola per 8-10 minuti.

Farli raffreddare dentro la pentola e servire appena tiepidi.

Koka kräftor pronti!

Buon appetito!

I.

La fisksoppa e gli svedesi insospettabili

Ecco, a chi mi avesse detto che la zuppa di pesce era un piatto tipico svedese, gli avrei francamente riso in faccia. Nel senso, io sono livornese, e come direbbe Lino Banfi, sarebbe come parlare di chèzzi a casa dell’inchezzèto.

E invece questi biondacci ci stupiscono ancora una volta…

E vi dirò di più… a me questa fisksoppa (sì ok, vuol dire “zuppa di pesce”, c’era veramente bisogno?!) mi è piaciuta assai, e mi sbilancerò se aggiungo che mi è piaciuta ancora più del cacciucco.

Tra l’altro, approfitto dell’occasione per ricordare ai non-livornesi che a noi livornesi non piace questo dialogo: “Sei di Livorno? Ah! Il CaCiucco”. Bene. NO. Cacciucco ha due “c” innanzitutto, e poi avete anche rotto. Sì lo so, io approfitto dei miei post per litigare con il mondo, ma tanto il blog è mio e faccio quello che mi pare.

Dicevamo… gli svedesi hanno la capacità di essere onnipresenti.

Il cuoco Olaf del Muppet Show

L’ incontro con la Svezia nella vita psichica dell’italiano medio, però, passa attraverso varie fasi evolutive, e avviene più o meno in questo modo: 1) Prima infanzia: “Budibudibudibudi” (cuoco svedese dei Muppets, di cui si ignora la provenienza) 2) Età prescolare: “ma i monti che sorridevano a Heidi erano in Svizzera o in Svezia?” (si insinua il dubbio) 3) Adolescenza pre-ormone: “Seee that giiiirl, watch that sceeeene, diggin’ the daaancing queeeeen” (dai sì, gli Abba sono svedesi, no? Richiesta di conferme) 4) Adolescenza post-ormone: “Svezia = figa” (certezza matematica. Ora si sa dov’è la Svezia, si impara l’inno a memoria, e si programma ogni vacanza che dio mette in terra in questi iperborei luoghi, dove tanto le ragazze non la sganceranno mai) 5) Età adulta: “Vado a vivere da solo” (fase della rassegnazione esperta: mi compro i mobili all’IKEA mangiando le aringhe del self-service e comprando le patatine alla Bottega Svedese, e sì che conosco la Svezia se mi mangio anche le polpette con la marmellata, cribbio).

Per un motivo o per un altro dunque si inizia ad avere la consapevolezza che nel mondo esiste un paese chiamato Svezia.

Quello che però la maggior parte delle persone ignorano è che gli svedesi si espandono silenziosamente nel mondo, soprattutto nel cinema e nella musica leggera.

Questo sarà un post atipico, perché mi impegnerò a sgominare la banda di svedesi in incognito che stanno segretamente tentando di appropriarsi dello showbiz.

Partiamo dal cinema… Volete partire da quelli facili facili? E va bene, vi accontento:

Ingrid Bergman, Anita Ekberg e Greta Garbo, e con questi tre mostri sacri vi ho già spiazzato. Ma per chi mi prendete? Posso fare cotanta presentazione per spararvi tre nomi che sapevate benissimo essere viKi?

C’è anche il buon Max von Sydow, il prete dell’Esorcista che si faceva svomitazzare sulla sciarpetta, Peter Stormare, uno dei nichilisti del Grande Lebowski, e Alexander Skarsgård, famoso (dice, ma io sono out) per essere il vampiro Eric in True Blood, ma conosciuto modestamente da me solo per il video della canzone Paparazzi di Lady Gaga (dove infatti all’inizio lei parla in uno svedese molto approssimativo).

Alexander Skarsgård che si spupazza Lady Gaga

Ancora non siete stupiti, eh? Volete passare agli attoroni con sangue svedese nelle vene? Preparate i pop corn: Matt Damon, Kirsten Dunst, Melanie Griffith, Jake Gyllenhaal (e di conseguenza la sorellina Maggie), Val Kilmer, Brandon Lee, Michelle Pfeiffer, Julia Roberts, Uma Thurman.

E’ anche vero che gli attori americani famosi (tranne l’indianone di Qualcuno volò sul nido del cuculo e pochi altri) discendono necessariamente da qualche europeo, e se si calcolassero gli americani di discendenza irlandese o italiana avremmo sorprese ben più grosse. La Svezia all’epoca era un paese molto povero, e l’emigrazione verso il Nuovo Mondo fu cospicua, basti pensare che anche in Titanic c’è la scena degli emigrati svedesi (dai, la scena del biondo che perde a poker e fa per dare un cazzottone a Di Caprio dicendogli Förbannade usling! Ma come si fa a dare del “maledetto bastardo” a Jack Dawson?).

MA.

Io ho sempre dei ma.

Pensiamo alla musica leggera… qui non vi frego, e a parte la cantante degli Evanescence, il cantante dei Pennywise e i fratelli Wilson dei Beach Boys, che vi dico così en passant, vi metto solo viKi 100%.

Allora vabbè, gli Abba, già detti, Ace of Base (“aaall that she wants is another baby she’s gone tomorrow boy”), Alcazar (“cryyying at the discotheque”), The Ark (“it takes a fool to remane sane”), Avicii (“ooooh sometiiiiiiimes”), The Cardigans (“love me love me say that you love me”), Caesars (“you feel iiiit running through your boooooooooones, and you jerk it out”), Eagle-Eye Cherry -lui ve lo metto qui sotto- (“saaaaave tonight and fight the break of dawn cooooome tomorroooow”), Emilia (“I’m a big big girl in a big big world”), E-Type (“campioooone, campiooooone”), Europe (“it’s the fiiiiinal countdoooown”), The Hives (“yeeeeeeeh, I was right all aloooong”), Andreas Johnson (“sheeeeeee’s bringing me in, checking me out, making me gloooorious”), Meja (“it’s all about the money, it’s all about the dandandararandan”), Rednex (“where did you come from where did you go, where did you come from Cotton-Eye Joe”), Roxette (“it must have been love but it’s oooover nooooow”), Wannadies (“youuu and meee awaaay and forever”), etc.

Senza contare tutto lo scenario heavy metal dove la Svezia domina, ma di cui io non so assolutamente un piffero… dovrei chiedere ai miei compagni di corso di svedese che almeno all’apparenza sembrano gasati di metal. Nel caso vi faccio sapere.

Comunque visto che ormai ho iniziato e per fermarmi dovete sopprimermi, sapete che anche Ray Bradbury aveva origini svedesi? E anche (rullo di tamburi) i Bush!

Comunque me ne sarò scordati almeno un milione, quindi fatemi sapere se ne trovate qualcun altro, li smaschereremo un giorno…

Tutto ‘sto pippone micidiale per dirvi che la zuppa di pesce non mi sembrava en svensk klassiker, ma invece lo è… e Sua Biondezza, bellino, me l’ha preparata quando stavo morendo di tonsillite/tosse/febbre/mal di testa a letto. CHE OMO!

Comunque credo sia facile da fare, anche se nei miei deliri febbrili non ho visto un belino. Ma me la sono fatta raccontare e l’ho mangiata, per cui posso raccontarla anche a voi e quantomeno garantirvi che è ottima. Secondo me poi è anche un piattino elegante da presentare a una cenetta. Fa effettivamente la sua porca figura tutto impiattato con la panna acida sopra e l’aneto.

Ah devo anche comunicarvi una cosa: è stata usata la panna acida del supermercato stavolta, e non regge il confronto. Fatela voi con la mia ricetta, che è meglio (magari dimezzate le dosi, perché ve ne serve solo uno/due cucchiai a piatto).

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

  • 50 gr. di burro
  • 2 spicchi d’aglio
  • un porro
  • una cipolla
  • 1 lt. circa di brodo di pesce (fatto un po’ col dado e un po’ con le teste di gamberi messe a bollire)
  • 1 bicchiere di vino bianco
  • 4 pomodori tagliati a pezzi
  • 2 patate tagliate a cubetti
  • 1 dl di panna fresca
  • circa 200 gr. merluzzo
  • circa 300 gr. di salmone
  • 180 gr. di gamberi
  • un bel po’ di aneto
  • 4-8 cucchiai di panna acida
  • sale e pepe nero q.b.

PREPARAZIONE

Mettere a bollire le teste e i gusci dei gamberi in un litro d’acqua con un po’ di vino, sale, pepe e un dado di brodo di pesce. Lasciar bollire per 30 minuti.

In una pentola molto capiente far soffriggere il porro, l’aglio e la cipolla nel burro. Aggiungere il brodo e un po’ di vino bianco.

Aggiungere le patate e i pomodori tagliati a cubetti. Quando le patate sono cotte (ma abbastanza durine) abbassare la fiamma, aggiungere la panna fresca e lasciar cuocere per un paio di minuti.

Salare il merluzzo e il salmone e poi aggiungerli al brodo insieme ai gamberi, e far cuocere per circa 5 minuti. Attenzione a non cuocere troppo il pesce.

Salare e pepare secondo i gusti, togliere dal fuoco e servire con una o due cucchiaiate di panna acida e abbondante aneto.

Fisksoppa pronta!

Buon appetito!

I.

Bakad potatis med skagenröra

Quello di oggi è un altro piatto di ‘pesce‘, anche se il sapore del pesce non è che si senta più di tanto, è più il sapore della salsetta grassa a rendere buono il tutto, come sempre.

Le bakad potatis in realtà possono essere riempite con molte cose, quelle più frequenti sono: skinkröra (cremina con prosciutto), bacon, kycklingröra (cremina con pollo), pollo al curry e skagenröra. Ho scelto lo skagenröra perché avevo voglia di postare un piatto di pesce, e perché sono le mie preferite dopo quelle con il pollo al curry, ma Sua Biondezza mi ha proibito di inserire il pollo al curry su un blog di cucina svedese (ecco, ma dovrebbe essere un indiano a risentirsi dell’accostamento, non uno svedese, cribbio), quindi beccatevi lo skagenröra.

Lo skagenröra è un insieme di gamberetti, maionese, e aneto nella ricetta originale. In realtà poi nel tempo ci si è aggiunto limone, panna acida e uova di pesce (se usate quelle di storione siete raffinati, se usate quelle di salmone siete ganzi, se usate quelle di lompo siete dei purciari, oppure non avete trovato le altre due varietà e avete preso le uniche che il Pam vi proponeva, oppure fate finta di non aver trovato le altre varietà perché siete dei purciari ma vi vergognate ad ammetterlo).

Il nome skagenröra deriva da un paesino di pescatori della Danimarca, ma i danesi, che pure cucinano molto meglio degli svedesi, o almeno così si dice, non c’entrano nulla, perché il piatto lo ha inventato Tore Wretman, un cuoco svedese d’origine controllata e garantita, che è morto poverino (nel senso, poverino ma era nato nel ’16, alla fine non lo ha strozzato la balia).

Il buon Tore

Si dice che questo piatto sia nato allorché Wretman durante una regata ha introdotto tutto ciò che era nella stiva della barca dentro un pentolino e lo ha servito a cena, e gli ha dato il nome del paesino che in quel momento si trovava di fronte alla barca, ovvero Skagen. Può essere, anche se in questo caso uno svedese che decide di chiamare un piatto che ha appena inventato con un nome che ricordi qualcosa che provenga dalla Danimarca va lodato, visto che di solito gli svedesi non hanno i danesi molto simpatici (poverini, a me invece mi sembrano dei personaggioni).

Comunque, in realtà questa poltigliaröra è molto più famosa spalmata sul pane, quindi potete usarla anche come antipasto di pesce: prendete del pan carré, soffriggete del burro in una padella e mettete il pan carré a cuocere in padella da una parte e dall’altra finché sfrigola. A quel punto mettete lo skagenröra sul toast e avrete fatto un altro piatto svedese: lo Skagentoast, antipasto molto diffuso.

C’è una variante nella zona di Göteborg. Sì perché nella West-Coast svedese non c’è né Hollywood, né Tupac e il gangsta rap, in compenso ci sono un casino di granchi, e quindi la loro versione dello skagenröra prevede l’aggiunta anche di pezzetti di granchio. Se lo avessi saputo prima lo avrei fatto ben volentieri, ma ormai il piatto l’ho già cucinato, e avendone fatti miiillllle chili non ho nessuna intenzione di rifarlo aggiungendo il granchio. Mi fido però che sia buono.

Oltre a bakad potatis e toast, un altro simpatico posto dove mettere lo skagenröra è l’avocado, levate il nocciolo e ci mettete questa cosa qui, e secondo me fate anche uno strafigurone. E poi, è vero che l’avocado non è proprio un frutto da circolo polare artico, però gli svedesi lo hanno introdotto in modo massiccio nella loro dieta (talvolte anche facendo mistini che è meglio non divulgare per la salute pubblica), quindi con l’avocado potete anche fare i fighetti nordici.

INGREDIENTI PER 8 PERSONE:

  • 8 patate enormi, le più grosse che riuscite a trovare
  • 800 gr. di gamberetti sgusciati
  • diversi ciuffetti di aneto
  • 2 dl di maionese
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1 pizzico di pepe nero
  • 1 cucchiaio di succo di limone
  • 1 cucchiaio di zucchero
  • 1 tazzina di birra
  • 1/2 cucchiaino di semi di anice
  • 2 cucchiai di cipolla rossa tagliata fine
  • 150 gr. uova di lompo (tre barattolini piccoli)

PREPARAZIONE:

Accendere il forno a 225 °C e mentre scalda sciacquare, spazzolare e asciugare le patate, senza togliere la buccia. Bucherellarle e cuocerle al centro del forno per circa un’ora(dipende dal forno).

Gamberetti a pezzi

Skagenröra

Nel frattempo mettere a bollire un litro d’acqua, con un bel po’ di sale (due pugni), un cucchiaio di zucchero, una tazzina da caffè di birra, mezzo cucchiaino di semi di anice e un ciuffetto di aneto.

Appena l’acqua bolle mettere i gamberetti e farli bollire solo per 2-3 minuti massimo, e appena scolati immergerli immediatamente in acqua fredda per farli rimanere morbidi.

Tagliare i gamberi in pezzi abbastanza piccoli e mescolarli con l’aneto, la maionese e la panna acida e le uova di lompo. Insaporire con sale, pepe, succo di limone e cipolla.

Patata con taglio a X

Lascia riposare un pochino la salsa nel frigorifero.

Visione artistica della patata scavata

Quando le patate sono pronte toglierle dal forno e tagliare una X in ogni patata,

premendo poi l’interno della patata dentro la patata stessa, in modo da scavare un buco che andrà riempito con la salsa di gamberi.

Dopo aver riempito ogni patata con lo skagenröra (facendolo strabordare un po’) mettere un ciuffetto di aneto in ogni patata per guarnire.

Bakad potatis con skagenröra pronte!

Buon appetito!

I.

Midsommarsill moooolto in anticipo

Ho deciso che è estate. Sia perché il freddo mi ha francamente rotto, sia perché a Milano c’è uno stellone assurdo e una sessantina di gradi, quindi fino a prova contraria E’ estate.

Per queste ragioni, ma non solo per queste, ho deciso che la ricetta di oggi sarà la ricetta tipica del Midsommar svedese (non lo avevate notato il titolo? Dai, ormai sapete come funziona, attaccare parole per fare altre parole).

Il Midsommar è la festa del solstizio d’estate, e viene celebrata il 24 giugno, la notte di san Giovanni (come i fuochi a Firenze). Adesso è solo una festa a base di alcol (come tutte le feste svedesi, peraltro), ma c’è stato un tempo in cui si diceva che la notte di mezza estate (sì, in effetti lo ha detto anche Shakespeare) era la notte in cui le proibizioni cadevano e ci si dava all’amore libero e selvaggio… Anche in La signorina Julie, opera teatrale dello svedese August Strindberg, si parla della festa della notte di San Giovanni, ed effettivamente i protagonisti prima di diventare personaggi di una tragedia se la spassano parecchio…

…a pensare che hanno smesso di fare tutto questo per attaccarsi alla bottiglia, mi ci piange il cuore.

Comunque continua a essere una festa molto sentita. Io in realtà il Midsommar in Svezia l’ho visto solo una volta un paio d’anni fa, ed è stato un semplice pranzetto tra amici, però a giro per strada ho visto che c’è chi si mette il vestito tradizionale, una corona di alloro in testa, e fa un ballo imbarazzante intorno ad un bastone che sembra un fallo ricoperto di foglie… Oddio, a pensarci bene l’alcol ti serve proprio tanto.

Questo piatto è a base di aringhe, come moltissimi piatti in Svezia. In realtà non c’è un periodo dell’anno in cui l’aringa non vada bene: si mangia a Natale, a Pasqua, a Midsommar, etc. Quindi mi sento anacronistica a proporre questo piatto a febbraio, ma non così tanto, insomma.

Il nome completo di questo buonissimo e freschissimo piatto è: Matjessill med gräddfil och gräslök. Un nomino facile da ricordare che significa “aringa marinata con panna acida e erba cipollina”; per gli amici Midsommarsill “aringa del Midsommar”.

E’ una ricetta facile una volta che le aringhe sono già marinate, la cosa lunga è appunto marinarle, perché devono stare una notte a macerare. Certo, si possono comprare le aringhe già “matjeate” all’IKEA, ma allora perché non vi comprate tutto all’IKEA e non la smettete di leggere il mio blog?

Dal momento che in Svezia è molto più comune comprarle già pronte (la marca più famosa di aringhe marinate si chiama Abba, non è carino?) ho passato la mattinata (bella la vita quando non hai un cazzo da fare, vero?) sui siti svedesi di cucina a cercare il modo di marinarle partendo da zero, e finalmente ho trovato due siti. Allora ho fatto una sintesi tra le due versioni per trovare la migliore. Spero di esserci riuscita.

Anche la panna acida me la sono fatta da sola (vedi ricetta qui).

Ecco, si torna al solito discorso sull’accompagnamento liquido… Stavolta non ho trovato suggerimenti abominevoli tipo latte, orzata, urina, etc. in compenso la tradizione vikinga impone l’uso dello snaps, la grappa svedese. Abbiamo già visto che ci servirà per ballare intorno a un pene verde, per cui anche se esagerate diciamo che vomitarsi addosso è comunque meno imbarazzante, quindi conviene tracannare a più non posso. Lo snaps più o meno in tutte le feste svedesi funziona così: ad un certo punto qualche allegro buontempone tra gli invitati dà il via ad una canzone (accanto al piattino i padroni di casa vi fanno spesso trovare i testi con le canzoni che si canteranno, quindi non c’è modo di fuggire), gli altri cantano insieme a lui e poi finita la canzone si dice tutti Skål! (ovvero “salute”) guardandosi negli occhi e si butta giù alla goccia.

Ebbene sì, ho dovuto farlo anche io reiterate volte… posso assicurarvi che i primi due o tre brindisi sono stati imbarazzanti, poi dopo era lo snaps ad agire per me, sarei potuta anche salire sul tavolo e cantare “O’ sole mio” a pieni polmoni.

Comunque, se non volete dare spettacolo di voi stessi e volete invece servire le Midsommarsill a una cenetta estiva carina e tranquilla, io opterei per un vino bianco, magari anche frizzante. E poi accompagnerei le aringhe con della focaccia/schiacciata/pizza bianca, meglio se croccante e ancora calda. Per il resto secondo me vanno lasciate così, sono fresche e buone, e per essere un piatto svedese anche relativamente leggere, e poi l’erba cipollina tagliuzzata sulla panna acida è anche carina da vedere.

Ah ecco, fondamentale: secondo voi cosa usano gli svedesi come contorno per questo piatto? Usano due cose, una ve la dico io perché non è così intuitivo, ovvero delle fettine di uovo sodo. L’altra invece? Vi lascio un minuto per pensarci, quando avete capito controllate in fondo alla pagina*.

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

3 aringhe affumicate (si dovrebbero usare fresche ma non sono riuscita a trovarle da nessuna parte, comunque la mia viKinga dolce metà dice che il sapore era identico a quelle fresche)

200 ml. di aceto di vino bianco

100 ml. d’acqua

200 gr. di zucchero

una puntina di cucchiaino di senape

25 gr. di pepe nero

25 gr. di pepe bianco

25 gr. di zenzero fresco

25 gr. di legno di sandalo (io non sono riuscita a trovarlo)

25 gr. di origano

5 o 6 foglie di alloro

1/2 cipolla rossa

2 o 3 ciuffetti di aneto

1 uovo sodo

un mazzetto di erba cipollina

5 o 6 patate lesse

panna acida

PREPARAZIONE:

Se le aringhe sono affumicate metterle a bagno in acqua fredda per 5 o 6 ore, cambiando l’acqua spesso per togliere il sale.

Aringhe nel barattolo (chiedo scusa per la foto storta)

In un pentolino bollire l’aceto e l’acqua e aggiungere lo zucchero, mescolare e lasciare raffreddare. Aggiungere il pepe nero, il pepe bianco, lo zenzero, il sandalo, l’origano, le foglie d’alloro a pezzi, la senape, la cipolla spezzettata, e qualche ciuffetto di aneto (se le aringhe sono fresche aggiungere 25 gr. di sale, se sono affumicate non serve).

Sfilettare e tagliare a tocchetti le aringhe e aggiungerle a questo intruglio. Mettere tutto dentro un barattolo a chiusura stagna e lasciare una notte in frigorifero.

A questo punto è tutto fatto: mettere i pezzetti di aringa in un piatto e aggiungere la panna acida. Tagliuzzare l’erba cipollina e spolverarla sulla panna acida. Servire con delle patate lesse e con un uovo sodo tagliato a fettine (io sono fashion e l’ho tagliato a fiore).

In realtà mi sono fatta prendere dal momento e ho cosparso TUTTO con l’erba cipollina perché mi faceva simpatia. A voi la scelta.

Midsommarsill pronte!

Buon appetito!

I.

*patate lesse!