Ärtsoppa med fläsk: di piatti estivi obesi e letteratura.

Un po’ di cuRtura ogni tanto ci vole.

E quindi tocca anche affrontare argomenti ignoti ai più (l’incolta plebaglia che tanto affligge questo mondo).pesantezza

Per arrivare agli argomenti per gente-di-un-certo-livello però partiamo dal piatto, che è una zuppa di piselli gialli con porco e mostarda. Sì, un altro di quei piattini leggeri e facili da digerire, ché dopo cena vi sembrerà di avere le pareti dello stomaco foderate di osmio e alzarsi risulterà essere un’impresa titanica.

C’è una spiegazione soddisfacente alla pesantezza di tale wiwanda, comunque.

Vabbè, è un piatto antichissimo, precristiano, previchingo (quando i viKi non erano ancora viKi, che tenerezza), pretutto. Consumato prevalentemente d’estate, quando i piselli gialli crescono a manetta. Capito? Altro che caprese, al Nord non sentono cazzi.

Come ben sapete, arrivò il Cristianesimo anche lì. E chissà perché ma le religioni, soprattutto quelle monoteiste, partono dall’idea che dio (o Dio, non ho ancora capito quanto la mia ideologia si scontri con l’ortografia) invece di pensare a come risolvere carestie, epidemie, guerre, etc. tenga molto a cuore a cose come “tra i quadrupedi, mangiare soltanto ruminanti con lo zoccolo spaccato”, “tagliarsi un pezzetto di pene”, “fare una giratina alla Mecca ogni tanto”, etc.

Per il dio cristiano è importante (anzi lo era, poi deve essersi distratto) che il venerdì ci si tenga leggeri e si “mangi di magro”.

E allora è nata l’astuta tradizione di sfondarsi il giovedì, così il venerdì puoi anche non mangiare perché il tuo corpo è ancora provato dal cibo del giorno prima.

Mentre a Roma ciò si traduce con gli gnocchi, in Svezia abbiamo la ärtsoppa med fläsk (“zuppa di piselli con porco”).

Salsiccione di ärtsoppa orgogliosamente mostrato da una viKi con gusti discutibili per quanto riguarda gli smalti per unghie

Salsiccione di ärtsoppa orgogliosamente mostrato da una viKi con gusti discutibili per quanto riguarda gli smalti per unghie

E ormai voi espertoni di cibo svedese sapete che nei viKimarket c’è la versione already made in salsiccione: voi tagliate salsiccione, versate in pentolo, appoggiate su piastra elettrica (perché nel nord Europa hanno paura del fuoco e preferiscono sprecare energia elettrica), e sbranate.

Qui nel Belpa invece se la volete ve la fate, ma via, non ci vuole una laurea in Fisica molecolare e atomica, è un piatto facile.

Il consumo della ärtsoppa è noto fino dal 1200, ma con il cavolo al posto del fläsk. La prima testimonianza dell’aggiunta del maiale risale a un giovedì del 1577, quando la ärtsoppa med fläsk fu servita al re Erik XIV Vasa, che soffriva di manie di persecuzione e ammazzava gente a caso, condita con una bella spolverata di arsenico. E tanti saluti allo spostato Erik.

Nel 1700 iniziò poi la curiosa tradizione di berci dietro il punsch svedese caldo, che è un liquore tipo grappa, a base di arrack, un a specie di rum prodotto in India e Sri Lanka e diffuso in Svezia proprio nel ‘700 dalla Compagnia svedese delle Indie Orientali fondata a Göteborg.

Nel 1800, siccome si pensava che una zuppa di legumi con una quantità spropositata di porco in tutti i modi e le maniere e intervallata da gozzate di rum fosse troppo delicata per un vero viKistomaco, si decise di aggiungere dei pancakes alla fine del pasto, o pannkakor, con panna e marmellata. Che vi farò molto presto, perché li amo.

Ed ecco che il tradizionale pasto del giovedì fu pronto nella forma che conosciamo oggi. Pasto che viene servito nelle scuole e nelle caserme della Svezia, spero vivamente per la loro salute non ogni giovedì.

E ora l’argomento culturale.

August Strindberg (1849-1912)

August Strindberg (1849-1912)

Questo piatto era in assoluto il cibo preferito di August Strindberg, drammaturgo e scrittore svedese che, per quanto geniale, evidentemente non aveva poi tutto questo gusto culinario, perché la ärtsoppa sarà anche buona, per carità, ma è pur sempre una stupida zuppa di piselli.
Ma vabbè, Strindberg aveva altre qualità. Basti pensare che il piatto preferito di John Lennon erano i cornflakes, e allora, che ci volete fare.

Sostanzialmente Strindberg ricopre da solo TUUUUUUTTA la letteratura svedese, perché la sua opera completa consta di ben 50 volumi e tratta praticamente tutti i generi letterari conosciuti. Se non tutti quasi tutti.

Studiò ogni cosa (medicina, filologia, recitazione, teosofia, etc.) e fece ogni cosa (pittore, scultore, chimico, fotografo, etc.). Si sposò circa una dozzina di volte e litigò con chiunque.

Era un mezzo matto, alla fine, che ha scritto capolavori della letteratura non solo scandinava, ma mondiale, come La stanza rossa (a volte tradotto con La camera rossa), Il padre, Danza di morte, La sonata degli spettri, e moltissime altre cose che ho studiato all’università e che ho poi dimenticato anche grazie all’alcol usato per festeggiare i miei esami (segno evidente che quindi un tempo queste cose le ho sapute).

Comunque per farvela molto breve, avete presente un nordico con una penna in mano? Di cosa potrà mai scrivere?
Precisamente. Di drammi interiori, lotte psichiche, crudeltà, corruzione di animi, figa (eh oh, c’è anche quella tra gli argomenti più eviscerati in letteratura), conflitti edipici, spiritualità, morale, analisi culturale, interpretazioni artistiche, metariflessioni, metariflessioni sulle metariflessioni e bla bla bla.

E fra una tragedia umana e l’altra il solerte Strindberg ci dava di zuppa e porco, che definì addirittura gudamat, “cibo degli dei”. Me cojoni.

Ho provato a usarlo come garanzia, magari vi ha convinto.

Secondo il mio modesto parere la ärtsoppa è buona, ok, ma sì insomma, è una zuppa di piselli. E io sono toscana, per cui di zuppe ne so un casino. Ecco, comunque eviterei di servirla con alcol à gogo e pancakes dopo, perché io personalmente ci tengo a vivere, però come piatto unico secondo me ci sta tutta. Poi se ve la sentite osate.

Piselli gialli (che a quanto pare esistono veramente)

Piselli gialli (che a quanto pare esistono veramente)

Forse rivedrei il fatto che si tratta originariamente di un piatto estivo. Quello sì. Insomma, meglio non morire di infarto mentre si risalgono gli scogli dopo una giornata la mare.

Anche perché sticazzi dei piselli gialli, io li ho usati verdi perché quelli gialli non li ho trovati da nessuna parte, e stavolta non mi sono fermata di fronte ad un’infruttuosa ricerca all’Ipercoop, ma sono andata perfino in due negozi di granaglie, di cui uno al mercato centrale.

Non erano a conoscenza dell’esistenza dei piselli gialli.

INGREDIENTI PER 3/4 PERSONE:

  • 300 gr. di piselli gialli secchi
  • 1 litro d’acqua
  • 1/2 carota
  • 1 cipolla gialla e 1/2
  • 150 gr. di pancetta (non a fette, ma un pezzettone intero)
  • 1 pizzico di timo
  • 1 pizzico di maggiorana
  • 1 foglia di alloro
  • un casino di pepe nero
  • 6-8 fette di pane di segale croccante
  • mostarda con i semini

PREPARAZIONE:

Mettete i piselli secchi in una pentola di acqua fredda, coprite con un coperchio e lasciate una notte.

Risciacquate i piselli, metteteli in una pentola con un litro d’acqua, e mettete sul fuoco.

Tagliate carota e cipolla e aggiungete ai piselli. Mettete anche il pezzettone di pancetta nella pentola.

Coprite, cuocete a fuoco molto basso per un’ora e mezzo, togliete il pezzettone di pancetta e frullate tutto con il frullino a immersione.

Tagliate il pezzo di pancetta a cubetti e metteteli di nuovo in pentola.

Servite la zuppa con un paio di fette di pane di segale croccante su cui avrete spalmato abbondante mostarda.

Ärtsoppa med fläsk pronta!

Ärtsoppa med fläsk pronta!

Buon appetito!

I.

En riktig svensk jul (part IV): julskinka, dopp i grytan e cinghiali nell’alto dei cieli

Julskinka, ovvero “prosciutto di Natale”.

Non esiste viKiNatale senza prosciutto di Natale. Questo ve l’ho detto per ogni piatto fin qui presentato, ma è la verità. Non si può festeggiare Natale in Svezia senza mangiare lo julskinka.

Pensate che ogni Natale in Svezia vengono vendute tra le 6000 e le 7000 tonnellate di julskinka, e gli svedesi sono solo 9 milioni, quindi, ecco… è un piatto importante.

E’ purtroppo una ricetta particolarmente pallosa e lunga, ed è molto probabile che anche all’IKEA italiana lo vendano già bell’e pronto.
E sì, per quanto io boicotti l’IKEAmerda (soprattutto la stupida bottega svedese, visto che si tratta di concorrenza spietata), questo vi consiglio di comprarlo lì.
Ma siccome io vi voglio tanto bene, l’ho preparato dall’inizio alla fine, solo per voi, quindi se non avete un cazzo da fare seguite pure la mia ricetta.

Julskinka sgrauso dell'IKEA

Julskinka sgrauso dell’IKEA

Lo julskinka è un prosciutto conservato con la tecnica del rimning (in inglese curing), che consiste nello strofinare sale e zucchero sulla carne (o sul pesce), perché la loro azione combinata ne impedisce il disfacimento.

Moltissimi piatti svedesi sono marinati utilizzando questa tecnica, ma il rimning è utilizzato anche in moltissime altre cucine.
Ecco, Wikipedia italiana non conosce questa tecnica, e io mi sono fatta l’idea che se noi del Belpa vogliamo conservare la roba, non ci limitiamo a spalmarci sale e zucchero, ma inventiamo la mortazza, il salame, il lardo di colonnata, il San Daniele, etc.
Ma io pecco sempre di sciovinismo alimentare, per cui è anche probabile che ci siano spiegazioni più politically correct.

Dopo averlo conservato in questo modo il prosciuttone va bollito, dopodiché dovete togliere il grasso dal cosciotto, mettere il suddetto grasso di nuovo nel brodo, ridargli un’altra scaldata affinché il grasso si sciolga nel brodo, e conservare la brodaglia grassa ottenuta, perché così avrete fatto un’altra specie di ‘piatto’ natalizio svedese
Nel senso, per loro è un piatto, per me è miseria, ma comunque si chiama dopp i grytan.

Già il nome vi dà l’idea: dopp i grytan significa infatti “puccia nella pentola“, e consiste nell’infilare pezzi di pane di segale mezzo raffermo per raccattare il brodo che si sarà formato bollendo il prosciuttone.

Un invitantissimo dopp i grytan

Un invitantissimo dopp i grytan

Il giorno 24 dicembre, per questa ragione, è anche conosciuto infatti come doppareda’n, “il giorno dell’inzuppamento”.

Praticamente, dovete spalmare di burro le vostre appetitosissime fette di pane di segale raffermo, e infilarle nel pentolone. Le lasciate lì uno o due minuti, così che si impolpino bene di brodo&grasso, e poi le recuperate con un mestolo forato.

Sentite, io mi rifiuto di scrivere un post a parte per questa sottospecie di piatto, perché mi rifiuto anche di considerarlo un piatto.
Non voglio fare la snob, io lo capisco che i piatti poveri si basano sul riuscire ad avere il maggior apporto calorico con il minor dispendio di fatica, davvero.
Ma io il “puccia in pentola il pane nero raffermo e rufola nel grasso di porco” non ve lo cucino. Rassegnatevi.

Comunque sia lo julskinka è un piatto molto antico, addirittura precristiano.
Ma questo stupisce fino ad un certo punto perché prima del cristianesimo l’Europa vedeva la contrapposizione nettissima di due civiltà (o meglio, di una civiltà e di una barbarie): da un lato i semi-vegetariani e posati romani, che mangiando alimenti a base di grano e olio d’oliva e bevendo vino, vedevano nella compostezza e nella misura gli assi fondanti della vita civile; e dall’altro lato i carnivori e scalmanati Germa, che scotennavano maiali a caso, bevevano birra e ruttavano, e vedevano nel casino e nelle razzìe gli assi fondanti della vita… beh, non civile, ma insomma, sì, della loro vita.

Sarcofago Grande Ludovisi, altorilievo che mostra una battaglia Romani VS Sbabbari

Sarcofago Grande Ludovisi, altorilievo che mostra una battaglia Romani VS Sbabbari

Quindi si capisce abbastanza facilmente che il cosciotto di maiale sia un piatto tradizionale molto antico, perché con la diffusione del cristianesimo e il crollo dell’Impero romano d’Occidente, che mischiò le carte in tavola, perché i Germa si trovavano a quel punto improvvisamente membri della classe dirigente, le tradizioni gastronomiche e non solo, si sono un po’ confuse, e noi abbiamo mangiato più carne e bevuto più birra, mentre loro hanno iniziato a mangiare pasta (salvo poi aggiungerci il ketchup) e mettere l’olio nell’insalata (ad eccezione, a quanto ne so, degli olandesi, che continuano a volte a metterci burro fuso, OMG).

Inoltre il cristianesimo ha introdotto l’uso di ostia, vino, olio santo, insomma… tutti orpelli derivati da una cultura prettamente romana.

E questo fu un peccato (a parte per motivi di colore… vuoi mettere come doveva essere pirotecnica una preghiera a Odino?), perché si persero le leggende e le tradizioni supermetal che ruotavano attorno alla mitologia nordica.
E poi da una parte ho letto la seguente, illuminante, frase: “Jesus promised the end of all sin, Thor promised the end of all Ice Giants. Don’t see too many Ice Giants these days”. Non fa una grinza.

Riguardo allo julskinka, ad ogni modo, si dice che avesse degli illustri avi, e si è indecisi tra due: o Särimner (Sæhrímnir in antico nordico), un cinghiale che nella mitologia norrena viene ucciso e mangiato ogni notte dai guerrieri del Valhalla (bella vita di merda), o Gyllenborste (Gullinbursti in antico nordico), suino dalle setole d’oro cavalcato dal dio Freyr (certo, i viKi sono ridi’oli anche nella mitologia).

Ecco via, le religioni politeiste sono sempre più ganze, perché tifi un dio invece di un altro, assisti a risse divine, a orge sante… insomma, è sempre un gran casino.

Gullinbursti: aureo cinghiale splendido splendente

Gullinbursti: aureo cinghiale splendido splendente

E ascoltatemi bene, se mai diventerò credente in qualcosa, crederò in un dio che cavalca un cinghiale coi peli dorati. Cazzo.

Tornando al nostro prosciuttòn, sappiate che addirittura nel 1988 è stata fatta una canzone dedicata allo julskinka: Vår julskinka har rymt, ovvero “Il nostro julskinka è scappato”. E per quanto già solo il titolo vi sembri idiota, fu il singolo più venduto in Svezia quell’anno.

Ma non solo il titolo è idiota… io, IMHO, penso sia la canzone più brutta mai stata scritta, cantata da tali Werner och Werner, ovvero due personaggi di finzione che rappresentano due cuochi tedeschi, interpretati dagli attori ‘comici’ Sven Melander e Åke Cato.
Pare facessero davvero ridere, ma io l’umorismo svedese non lo capisco… ci ho provato seriamente, roba stile Alex DeLarge coi divaricatori oculari, ma niente.
I viKi mi fanno quasi innervosire da quanto non mi fanno ridere.

(E comunque, dove la ritrovate una che vi posta le ricette col salnitro?!?)

INGREDIENTI PER 10 PERSONE:

  • 1 piccolo cosciotto di maiale intero e disossato (2-6 kg)
  • 900 gr. di sale
  • 5 cucchiai di zucchero
  • 1/2 cucchiaio di salnitro (opzionale)
  • 6-7 lt. d’acqua
  • mezza cipolla bianca
  • 1 carota
  • 1 foglia d’alloro
  • 2 spicchi d’aglio
  • 4 grani di pepe nero
  • 1 uovo
  • 2 cucchiai di senape delicata
  • 2 cucchiai di pangrattato
  • una manciata di chiodi di garofano
  • senapi varie per servire

PREPARAZIONE:

Mischiare 4 cucchiai di sale, 2 cucchiai di zucchero e il salnitro e strofinare il cosciotto da tutte le parti.

In una pentola mettere il resto del sale, il resto dello zucchero, e 5 lt. circa di acqua fredda. Portare ad ebollizione, schiumare e far raffreddare.

In una pentola abbastanza fonda mettere il cosciotto e versare l’acqua col sale e lo zucchero facendo in modo che la carne sia completamente coperta (se necessario aggiungere acqua).

Lasciate riposare per 12 giorni in frigorifero, girando il cosciotto ogni giorno.

Scolare la carne e sciacquatela con acqua fredda, asciugatela e metterla in una pentola molto capiente con mezza cipolla bianca spezzettata, una carota, una foglia d’alloro, il pepe e l’aglio. Coprire con acqua fredda e portare ad ebollizione.

Coprire con il coperchio e far bollire a fuoco bassissimo per un’ora e mezzo. Togliere il grasso in eccesso (un pochino lasciatecelo), scolare la carne e metterla in una pirofila.

Mettere due o tre cucchiai di brodo nella pirofila e il pezzo di carne.

Nel frattempo scaldare il forno ventilato a 220 °C. Mescolare la senape, l’uovo e il pangrattato e spalmare il cosciotto.

Incidere la cotenna con un coltello in modo da formare dei quadratini, e al centro di ogni quadratino inserire un chiodo di garofano.

Mettere nella parte alta del forno e cuocere per 20 minuti, fino a formare una bella crosticina dorata. Coprire con la carta d’alluminio e far raffreddare per almeno mezzora.

Tagliare a fette sottilissime e servire con senapi varie.

Julskinka pronto!

Julskinka pronto!

Buon appetito!

I.

Midsommarsill moooolto in anticipo

Ho deciso che è estate. Sia perché il freddo mi ha francamente rotto, sia perché a Milano c’è uno stellone assurdo e una sessantina di gradi, quindi fino a prova contraria E’ estate.

Per queste ragioni, ma non solo per queste, ho deciso che la ricetta di oggi sarà la ricetta tipica del Midsommar svedese (non lo avevate notato il titolo? Dai, ormai sapete come funziona, attaccare parole per fare altre parole).

Il Midsommar è la festa del solstizio d’estate, e viene celebrata il 24 giugno, la notte di san Giovanni (come i fuochi a Firenze). Adesso è solo una festa a base di alcol (come tutte le feste svedesi, peraltro), ma c’è stato un tempo in cui si diceva che la notte di mezza estate (sì, in effetti lo ha detto anche Shakespeare) era la notte in cui le proibizioni cadevano e ci si dava all’amore libero e selvaggio… Anche in La signorina Julie, opera teatrale dello svedese August Strindberg, si parla della festa della notte di San Giovanni, ed effettivamente i protagonisti prima di diventare personaggi di una tragedia se la spassano parecchio…

…a pensare che hanno smesso di fare tutto questo per attaccarsi alla bottiglia, mi ci piange il cuore.

Comunque continua a essere una festa molto sentita. Io in realtà il Midsommar in Svezia l’ho visto solo una volta un paio d’anni fa, ed è stato un semplice pranzetto tra amici, però a giro per strada ho visto che c’è chi si mette il vestito tradizionale, una corona di alloro in testa, e fa un ballo imbarazzante intorno ad un bastone che sembra un fallo ricoperto di foglie… Oddio, a pensarci bene l’alcol ti serve proprio tanto.

Questo piatto è a base di aringhe, come moltissimi piatti in Svezia. In realtà non c’è un periodo dell’anno in cui l’aringa non vada bene: si mangia a Natale, a Pasqua, a Midsommar, etc. Quindi mi sento anacronistica a proporre questo piatto a febbraio, ma non così tanto, insomma.

Il nome completo di questo buonissimo e freschissimo piatto è: Matjessill med gräddfil och gräslök. Un nomino facile da ricordare che significa “aringa marinata con panna acida e erba cipollina”; per gli amici Midsommarsill “aringa del Midsommar”.

E’ una ricetta facile una volta che le aringhe sono già marinate, la cosa lunga è appunto marinarle, perché devono stare una notte a macerare. Certo, si possono comprare le aringhe già “matjeate” all’IKEA, ma allora perché non vi comprate tutto all’IKEA e non la smettete di leggere il mio blog?

Dal momento che in Svezia è molto più comune comprarle già pronte (la marca più famosa di aringhe marinate si chiama Abba, non è carino?) ho passato la mattinata (bella la vita quando non hai un cazzo da fare, vero?) sui siti svedesi di cucina a cercare il modo di marinarle partendo da zero, e finalmente ho trovato due siti. Allora ho fatto una sintesi tra le due versioni per trovare la migliore. Spero di esserci riuscita.

Anche la panna acida me la sono fatta da sola (vedi ricetta qui).

Ecco, si torna al solito discorso sull’accompagnamento liquido… Stavolta non ho trovato suggerimenti abominevoli tipo latte, orzata, urina, etc. in compenso la tradizione vikinga impone l’uso dello snaps, la grappa svedese. Abbiamo già visto che ci servirà per ballare intorno a un pene verde, per cui anche se esagerate diciamo che vomitarsi addosso è comunque meno imbarazzante, quindi conviene tracannare a più non posso. Lo snaps più o meno in tutte le feste svedesi funziona così: ad un certo punto qualche allegro buontempone tra gli invitati dà il via ad una canzone (accanto al piattino i padroni di casa vi fanno spesso trovare i testi con le canzoni che si canteranno, quindi non c’è modo di fuggire), gli altri cantano insieme a lui e poi finita la canzone si dice tutti Skål! (ovvero “salute”) guardandosi negli occhi e si butta giù alla goccia.

Ebbene sì, ho dovuto farlo anche io reiterate volte… posso assicurarvi che i primi due o tre brindisi sono stati imbarazzanti, poi dopo era lo snaps ad agire per me, sarei potuta anche salire sul tavolo e cantare “O’ sole mio” a pieni polmoni.

Comunque, se non volete dare spettacolo di voi stessi e volete invece servire le Midsommarsill a una cenetta estiva carina e tranquilla, io opterei per un vino bianco, magari anche frizzante. E poi accompagnerei le aringhe con della focaccia/schiacciata/pizza bianca, meglio se croccante e ancora calda. Per il resto secondo me vanno lasciate così, sono fresche e buone, e per essere un piatto svedese anche relativamente leggere, e poi l’erba cipollina tagliuzzata sulla panna acida è anche carina da vedere.

Ah ecco, fondamentale: secondo voi cosa usano gli svedesi come contorno per questo piatto? Usano due cose, una ve la dico io perché non è così intuitivo, ovvero delle fettine di uovo sodo. L’altra invece? Vi lascio un minuto per pensarci, quando avete capito controllate in fondo alla pagina*.

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

3 aringhe affumicate (si dovrebbero usare fresche ma non sono riuscita a trovarle da nessuna parte, comunque la mia viKinga dolce metà dice che il sapore era identico a quelle fresche)

200 ml. di aceto di vino bianco

100 ml. d’acqua

200 gr. di zucchero

una puntina di cucchiaino di senape

25 gr. di pepe nero

25 gr. di pepe bianco

25 gr. di zenzero fresco

25 gr. di legno di sandalo (io non sono riuscita a trovarlo)

25 gr. di origano

5 o 6 foglie di alloro

1/2 cipolla rossa

2 o 3 ciuffetti di aneto

1 uovo sodo

un mazzetto di erba cipollina

5 o 6 patate lesse

panna acida

PREPARAZIONE:

Se le aringhe sono affumicate metterle a bagno in acqua fredda per 5 o 6 ore, cambiando l’acqua spesso per togliere il sale.

Aringhe nel barattolo (chiedo scusa per la foto storta)

In un pentolino bollire l’aceto e l’acqua e aggiungere lo zucchero, mescolare e lasciare raffreddare. Aggiungere il pepe nero, il pepe bianco, lo zenzero, il sandalo, l’origano, le foglie d’alloro a pezzi, la senape, la cipolla spezzettata, e qualche ciuffetto di aneto (se le aringhe sono fresche aggiungere 25 gr. di sale, se sono affumicate non serve).

Sfilettare e tagliare a tocchetti le aringhe e aggiungerle a questo intruglio. Mettere tutto dentro un barattolo a chiusura stagna e lasciare una notte in frigorifero.

A questo punto è tutto fatto: mettere i pezzetti di aringa in un piatto e aggiungere la panna acida. Tagliuzzare l’erba cipollina e spolverarla sulla panna acida. Servire con delle patate lesse e con un uovo sodo tagliato a fettine (io sono fashion e l’ho tagliato a fiore).

In realtà mi sono fatta prendere dal momento e ho cosparso TUTTO con l’erba cipollina perché mi faceva simpatia. A voi la scelta.

Midsommarsill pronte!

Buon appetito!

I.

*patate lesse!