Köttbullar (prima o poi dovevo), carcasse di cavalli e viKifestival

Sono stata sfidata.

Ebbene sì, al mondo c’è chi osa tanto.

Un mio lettore mi ha perentoriamente ordinato di fare le köttbullar, ovvero le famose polpette svedesi, dicendo anche che di ricette in giro ne ha lette tante, ma lui vuole LA viKiricetta, la unica e sola. E ha detto tutto ciò con un tono talmente convincente che io ho passato tutto questo tempo a cercare su mille libri e a intervistare centinaia di svedesi per trovarla.

Caro Felice, tutto questo è per te, spero di non deludere le aspettative, in caso contrario apprezza almeno lo sforzo.

Le köttbullar stanno alla cucina svedese come gli spaghetti al pomodoro stanno a quella italiana. Ogni svedese le sa cucinare più o meno bene, si trovano in quasi tutti i ristoranti e in casa si mangiano abbastanza spesso. Immancabilmente presenti nel buffet di Natale, si dice siano stati introdotte nella viKicucina da Carlo XII di Svezia, che, in esilio a Istanbul, prese la ricetta ottomana e se la portò a casa.
Poi gli svedesi come sempre, presi dall’entusiasmo, esuberano e vai giù di panna, marmellata di lingon, etc.

Io non le avevo ancora mai cucinate, sia perché questo blog si chiama “nonsolopolpette” e quindi ritardavo il momento della resa dei conti con le polpette, pietra miliare della vikicucina, per licenza poetica; sia perché via vi dico la verità, mi piacciono talmente tanto quelle dell’IKEA che non ne ho mai avuto la stretta necessità.ikea_meatballs

Lo so, dentro le polpette IKEA ci sono i colibatteri, i topi muschiati e i nonni di Varenne, però a me piacciono un casino.
Tra l’altro, a proposito di cavalli & molto poco perspicaci svedesi, ho sentito dire da un viKitizio: “Non capisco perché la gente si lamenti della carne di cavallo nelle polpette IKEA, il cavallo è un piatto molto prelibato e costa anche più del manzo, è come se vendessero oro al posto dell’argento“…

Ecco, io non so se questo biondo dal mascellone inversamente proporzionale alla massa cerebrale scherzasse o dicesse sul serio, ma sono sicura che questa argomentazione è venuta in mente a molte persone, viKi e italiche, per il semplice motivo che l’idiozia è un fattore transnazionale.

E quindi arrivo io con il mio acume a illuminare il vostro brancolare nell’oscura ignoranza.

Antefatto: tempo fa, come ribaditomi anche da un mio lettore, gianvito, un’ispezione alimentare in Repubblica Ceca ha trovato carne di cavallo nelle polpette IKEA (la cui produzione è interamente svedese, i cechi poveracci non c’entrano nulla), che le ha così ritirate dal commercio in ben 13 paesi. L’Italia, che risulta essere al primo posto in Europa per la sicurezza alimentare, ha continuato il lavoro fatto dai cechi, e ulteriori analisi dei Nas hanno comunque mostrato che le polpette equine non provocavano grossi rischi per la salute, quindi trattavasi di ‘sola’ frode.

Eh sì carini, perché se non informi il consumatore sempre di frode si tratta, anche se al posto del manzo ci metti i draghi di Daenerys Targaryen.

E ora rispondiamo al nostro viKiamico con la scucchia, che da solo non ci arriva. Ovvio, il cavallo da ristorazione costa più della wacca da ristorazione (ho il vago ricordo di una pubblicità con uno che diceva “wiwa le wacche”, a voi suona?), quindi sarebbe in effetti molto strano se ci fosse un gombloddo in corso per far mangiare il consumatore in modo più raffinato senza che questo se ne accorga, non trovate?

Ciò si spiega molto semplicemente se invece del cavallo per uso alimentare ci si mettono carcasse di cavalli da corsa.

cavalloculturistaIl cavallo da corsa non è infatti previsto per la macellazione. Anzi, la macellazione del cavallo da corsa è discretamente illegale, e questo perché nell’alimentazione di un cavallo da corsa troviamo ormoni, antibiotici, anabolizzanti e altre cose che aumentino le prestazioni dell’animale fino a farlo diventare il Mickey Rourke dei cavalli. Quindi se ve lo mangiate poi c’è il rischio che defechiate barrette di meitnerio e roentgenio.

Ecco dai, spero che nelle mie köttbullar non ci siano cavalli da corsa. Poi oh, ho fumato quotidianamente un pacchetto e mezzo di sigarette fino a ieri, fare la salutista non mi si addice.

Bene. Riguardo alla ricetta.

Da un punto di vista di cucina filologica, tramite la collazione di varie ricette e lo scarto di evidenti contaminazioni (che di solito però, hanno la tendenza di migliorare il viKicibo, questo va specificato), ho trovato una lectio difficilior ricorrente, che consiste nell’aggiunta di miele, cannella e chiodi di garofano.

Visto che i viKi sono noti per accostamenti strambi (che vi dirò, spesso funzionano benone), ho pensato di essere sulla buona strada e ho deciso di proporre questa ricetta qui.
L’importante, come molte cose in questo mondo, è la dimensione.

In questo caso però la dimensione deve essere ridotta. Molto ridotta.
I viKi ci tengono a specificare che la vera, originale, perfetta, dimensione delle köttbullar è quella di una noce, e più sono tonde, meglio è (ovviamente, per la cottura).

Poi vanno cosparse di una salsa grassa chiamata gräddsås (su cui ho scritto qui, dove ho tra l’altro scritto anche a proposito di IKEA) e servite con patate bollite (o potatismos, detto purè), piselli (o broccoli o anche cetriolini sottaceto), e marmellata di lingon (o mirtillo rosso).

Ecco, e così mi libero del fardello del piatto più conosciuto della cucina viKinga.

Adesso però vorrei specificare una cosa.
Avrete senz’altro notato che lo stile fotografico di questo blog ha attraversato varie fasi: da “gita di prima media con macchinetta usa e getta presa coi punti del Ciocorì“, a “cellulare con fuoco e nitidezza regolabili“, a “ho un i-Pad e spippolo come se non ci fosse un domani e poi miglioro il tutto coi filtrini Instagram”.

Poi è arrivata la fase del “mi avvalgo di un fotografo professionista e vado in culo al mondo”, e qui nonsolopolpette ha fatto il salto di qualità.

Cara Bea, ti ricordi quando (nella fase della macchinetta del Ciocorì) mi apostrofasti con “Ire, carino il blog ma le foto sono una merda” (qui ti detti la risposta)? Bene, PUPPA! (Scherzo, lo sai che ti amo).

E quindi vorrei cogliere l’occasione per ringraziare il fotografo ufficiale di NSP© per l’apparato iconografico del post di oggi sui festival (purtroppo non per la foto del piatto, che come noterete benissimo appartiene alla fase “iPad e filtrini Instagram”, purtroppo il fotografo non c’era) e sfruttare l’occasione per chiedervi secondo voi quanti nella foodblogosfera hanno un fotografo professionista che non solo fotografa i piatti, ma si puppa anche gli avanzi? Ve lo dico io: NESSUNO! Ahahah, tiè!

Bene, tornando a noi.

Little Dragon - Way Out West

Little Dragon – Way Out West. Foto di Gianluca La Bruna gianlucalabrunaphotography.com

Oltre alle polpettine, un’altra cosa molto, molto, molto svedese, sono i festival musicali.

La Svezia ha una fortissima tradizione di musica, tanto da essere il terzo paese esportatore di musica nel mondo (così dice, almeno, e calcolato che sono 9 milioni di persone beh, direi che è tanto). Già vi parlai a suo tempo degli svedesi che dominano le hit mondiali, ma il fenomeno festival è un’altra storia.

Innanzitutto parliamo quasi esclusivamente dell’estate, perché con tutto l’amore per la musica, nessuno andrebbe a vedere dei concerti nel viKiinverno per poi ritrovarsi con le orecchie cianotiche e il moccio al naso stalattitizzato. Quindi da fine aprile verso settembre il calendario svedese è costellato di festivalZ, che possono essere gratis (come il Malmö Festivalen) o molto a pagamento (come il Way Out West a Göteborg).

Ve ne do una carrellata, notate bene che vi do i più famosi nelle città più grosse, se no facciamo notte.

STOCCOLMA:

  • Parkteatern = (giugno-agosto) Ogni giorno. Gratis. Nei parchi di Stoccolma si possono ascoltare concerti, vedere balletti e spettacoli circensi e partecipare agli workshop più vari.
  • Stockholm Early Music Festival = (inizi giugno) Quattro giorni. Gratis. La città vecchia (Gamla Stan) si riempie di concerti di musiche barocche e rinascimentali.
  • Accelerator = (fine giugno) Due giorni. Festival indie-rock frequentato (pare) da ragazzetti più che altro.
  • Stockholm Jazz Festival = (metà luglio ma c’è anche la versione autunnale a ottobre). Una settimana di jazz nell’isola di Skeppsholmen. I concerti partono dal pomeriggio e proseguono la sera.

GÖTEBORG:

Veronica Maggio - Way Out West

Veronica Maggio – Way Out West. Foto di Gianluca La Bruna gianlucalabrunaphotography.com

  • Metaltown = (metà giugno) Tre giorni. Capelloni lunghe, giacche di pelle, borchie come se piovesse e artisti metal della scena mondiale, ci hanno suonato, tra gli altri, i Korn, i Mötorhead, Alice Copper, i Rammstein, Marylin Manson e Cristina D’Avena (no, lei no).
  • Way Out West = (metà agosto) Cinque giorni. Molto costoso ma anche molto bello e enorme, conosciuto in tutta Europa. Dentro il bellissimo parco Slottskogen, concerti dal primo pomeriggio a notte fonda con artisti nazionali e internazionali.

MALMÖ:

  • Malmöfestivalen = Bello. Gratis. Bello. Metà agosto. Una settimana di un milione di concerti gratuiti, sparsi per tutta la città (ma il concerto principale è sempre in Stortorget). Vendono un sacco di cibo per strada e ci sono tipo workshop di cucina, cose per bambini, spettacoli di danza, tutto.
  • Goodnight Sun = Non è un vero e proprio festival ma secondo me è una cosa bellissima. Luglio, dall’1 al 21 ogni sera al tramonto (quindi verso le 21:30) concerti sul ponte Hoppbryggan a Västra Hamnen (il posto è detto “Titanic” perché sembra una prua, e la mia amica Francesca ha anche delle foto molto compromettenti di me e del mio principe consorte che facciamo i cretini come Rose e Jack. Lo so, pensavamo di non essere ripresi).

    Icona Pop - Malmöfestivalen

    Icona Pop – Malmöfestivalen. Foto di Gianluca La Bruna gianlucalabrunaphotography.com

UPPSALA:

  • Uppsala Reggae Festival = (prima metà di agosto). Tre giorni di raggae svedese ma non solo. non ho capito se si paga, quanto si paga, né dove sia esattamente nella città. Seguite il suono dei djambé.

UMEÅ:

  • Umeå Open = Fine marzo. Sei giorni. Costa non eccessivamente ma costa. Fa regolarmente il tutto esaurito. Artisti di tutto il mondo, svedesi e svedesi conosciuti anche in ambito internazionale (es. The Ark).
  • Umeå Jazz Festival = Autunnale, metà ottobre. Cinque giorni in cui nel freddo viKinord ci si scalda a colpi di jazz.
  • Forlorn Fest = Ultimo weekend di novembre (nel nord i concerti gli garbano ghiacci). Musica pestona underground.

ALTRI FESTIVAL IN ALTRI POSTI:

  • Melodifestivalen = (non è estivo, si svolge a febbraio, ma è negli studi televisivi come San Remo, quindi non conta). Competizione, più che festival. Musica commerciale in TV, si vince col televoto, si trasmette sulla televisione pubblica. Cose a cui siamo abituati anche noi, ma andava menzionato.
  • Sweden Rock Festival = a Norje. Prima settimana di giugno. Quattro giorni. Come il nome suggerisce, rock ‘n rooooll. Ci hanno suonato Aerosmith, Guns ‘n Roses, Billy Idol, Europe, Lynyrd Skynyrd, etc.
  • Åmåls Blues Fest = a Åmål. Prima metà di luglio. Quattro giorni di musica bluesettona a oltranza.
  • Hultsfredsfestivalen =  a Hultsfred
  • SIESTA! = a Hässleholm. Primo weekend di giugno. Tre giorni. Il pubblico è prevalentemente nordico (si parla comunque di un casino di gente), con artisti nordici, anche se qualcuno di questi è conosciuto anche a livello internazionale.

    Halkan Balkan - Goodnight Sun

    Halkan Balkan – Goodnight Sun. Foto di Gianluca La Bruna gianlucalabrunaphotography.com

Ecco, calcolate che io ne ho messo solo qualcuno ma ce ne sono in ogni città, ogni giorno, per ogni genere musicale, sempre, ovunque.

La particolarità dei viKifestival è che sono bellissimi.

Indipendentemente dal tipo di musica proposto è proprio ganzo vedere come se la vivono gli svedesi: bambini, vecchietti, donne gravide, pischelli, alcolisti anonimi e meno anonimi, chiunque si gode la musica. E cosa ho notato io è che ognuno di loro se la gode rivendicando orgogliosamente la propria appartenenza a una delle categorie sociali summenzionate.

Mi spiego meglio: a Livorno (e probabilmente non solo lì), vediamo la figura del/della vecchio/vecchia adolescente. 45enni tatuati e pieni di piercing coi capelli ossigenati alle spalle che surfano, o 50enni zoccolone con le minigonne e le ciccine mosce delle cosce che gli ricadono sul ginocchio osteoporotico, che gozzovigliano mezzi briai nei posti normalmente frequentati da gente che potrebbe derivare dai gameti del frutto dei loro gameti, e che parlano e si atteggiano come ragazzini delle medie.

Bene, io di vecchi del genere a Malmö ne ho incontrati pochissimi. Mentre ho invece potuto ammirare in questi concerti parecchie persone anziane danzanti e dignitose, sorridenti e felici di condividere musica e spazi con altri sorridenti come loro.

E così ho visto anche giovani babbi che si portano il marmocchio al concerto di elettronica e ci ballano insieme, che si portano il neonato al sacco munito di cuffione antirumore e se lo dondolano mentre ascoltano il loro gruppo preferito.

E a me questo piace!

Mi piace perché io non sarò mai una che “fa la mamma” (come fosse un mestiere), schiava dei figlioli e priva di una dimensione tutta mia di realizzazione e divertimento, mentre mio marito non fa un cazzaccio nulla e faccio tutto io, così come non sarò mai una vecchia bavosa che si gratta le chiappe, compra il fumo dai bimbetti coi rasta e si siede scosciata sul marciapiede con dei jeans stretti che mostrano un piede di cammello risalente al pleistocene.

Pubblico capelluto in estasi per i Motörhead - Malmöfestivalen

Pubblico capelluto in estasi per i Motörhead – Way Out West. Foto di Gianluca La Bruna gianlucalabrunaphotography.com

I festival in Svezia sono, certo, fatti anche per i superbriai, ma non c’è solo questo. Complice la musica, complici i parchi o le piazze del centro in cui questi concerti si svolgono, si riscopre una convivialità davvero sana (lontana da quella malata delle feste universitarie, ad esempio, dove è invece prassi comune vomitarsi addosso a idrante e non capire una sega, altrimenti sei out), in cui i viKi riscoprono anche una dimensione esterna alla casa.

Perché io credo che il clima influisca sul tipo di socialità: feste in casa, giochi da tavolo, cene lunghissime, serate film, etc. Qui non siamo a Barcellona o a Roma, la vita di piazza in Svezia non esiste. D’estate c’è il pub al massimo, ma non c’è la piazzetta. E d’inverno ci sono solo le case delle persone, quindi o hai amici da invitare, o vivi con qualcuno che ti migliora la vita e ti dà serenità, oppure è probabile che tu finisca a cercare su Google come si fa un nodo scorsoio.

Ecco, nei festival forse si concentra nel giro di 4, 5 giorni un’ansia di stare insieme sotto un comune denominatore che non sia il coma etilico, e io la trovo una cosa splendida.

Via, ora non vi voglio fare piangere, insomma, anche meno. Però se vi capita andateci! A uno a caso! Anche se siete incinte di 8 mesi, anche se avete 93 anni, anche se avete i bimbi piccoli, anche se siete disabili, che qui è tutto attrezzato per migliorarvi la vita, e di sicuro sarà pieno di persone nella vostra stessa situazione che ridono e ascoltano la musica. Magari anche musica di merda. Ma almeno ridono.

Rocchenroll.

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

  • 1/2 cipolla gialla
  • 1 cucchiaio di burro
  • 1 cucchiaio di fecola di patate
  • 1 dl di latte
  • 0,5 dl di panna fresca
  • 60 gr. di pangrattato
  • 500 gr. di macinato di manzo
  • 2 uova
  • 1 cucchiaio di miele
  • pimento (se non lo trovate usate il pepe nero)
  • un pizzico di cannella
  • un pistillino di chiodo di garofano sbriciolato
  • un pizzico di sale
  • un pizzico di pepe bianco
  • un pizzico di noce moscata
  • margarina per cuocere
  • gräddsås

PREPARAZIONE:

Tagliare finissimamente la cipolla e soffrigerla nel burro finché non diventa trasparente. Far raffreddare.

Sciogliere la fecola nel latte mischiato alla panna e aggiungere il pangrattato.

Aggiungere a tutto ciò la cipolla, la carne, le uova, il miele, tutte le spezie e il sale.

Fare delle palline della dimensione di una noce, cercando di farle tutte uguali, altrimenti la cottura verrà un troiaio. Cuocerle nella margarina.

Cospargerle di gräddsås.

Köttbullar pronte!

Köttbullar pronte!

Buon appetito!

I.

Di cazzi & mazzi: la genderfollia e il korv Stroganoff

Uno spettro si aggira per la Svezia: lo spettro della genderfollia.

Sì perché la denominazione “femminismo”, secondo l’umile opinione di nonsolopolpette, è profondamente sbagliata. Innanzitutto se ci manteniamo stretti all’etimologia, anche la parola “femminismo” andrebbe rivista… ma qui entriamo in discussioni lunghe e prolisse.

Parliamo quindi di uguaglianza, che ci piace di più.

L’ideologia del gender è spesso confusa con l’ideologia dell’uguaglianza, quando è invece più assimilabile all’ideologia delle stronzate-da-finti-liberal che in Svezia, ma non solo lì, vanno un casino.

La teoria del gender ci informa di come il sesso sia ciò che biologicamente distingue gli uomini dalle donne (ad esclusione di malformazioni congenite, ma questi sono casi più unici che rari), mentre il genere sia la costruzione sociale che ruota attorno al sesso.

keepherwhereshebelongsOra, anche io credo che idee come “la donna è biologicamente più remissiva, l’uomo è più aggressivo”, “le donne sono più cerebrali, gli uomini più pratici”, “le donne sono più furbe, gli uomini più ingenui”, “le donne fanno l’amore, gli uomini scopano”, siano magniloquenti, leggendarie, sontuose puttanate.
Puttanate all’ordine del giorno, a cui siamo abituati, a tratti travestite da sviolinate come “No no no, io non sono maschilista, anzi, secondo me le donne sono meglio degli uomini“. Ma cosa vuol dire?! I sessi sono biologicamente due, se ce ne fosse stato uno sarebbe durato poco e poi non ce ne sarebbe più stato nessuno, perché per la riproduzione ne servono due.

Quindi gerarchizzare il “meglio” o “peggio” in questo caso mi sembra oltre che un’aberrazione dell’intelligenza, anche pericoloso, perché dove si sviolina si separa, dove si separa si gerarchizza, e dove si gerarchizza si pongono le basi per poter dire: “Le donne saranno anche meglio, ma io sono più forte”. Ed ecco clave, harem, ginecei, infibulazioni, cacce alle streghe, Ruby Rubacuori, etc.

In Svezia però la questione è molto più sottile, e in un certo senso anche più pericolosa.

Dal punto di vista della parità dei sessi, così tanto per darvi un preambolo prima di arrivare al nocciolo del discorso, la Svezia risulta essere il primo paese europeo per violenza sulle donne, a volte anche primo paese tout court, ma comunque sia sempre in top ten mondiale da circa una ventina d’anni. I femminicidi sono una realtà preoccupante, e da raccolte di dati da ospedali e associazioni femministe, risulta che poco più del 90% degli stupri non viene denunciato, quindi uno stupratore in Svezia ha la quasi certezza dell’immunità.
È pratica più comune di quanto si creda picchiare la moglie così come giustificare il maritino che ti ha rotto il naso.

La Svezia ha pertanto deciso di rispondere al suo problema in un modo pazzescamente furbo (Irony Alert): se uomini e donne sono uguali, non ci saranno più differenze di genere, quindi niente più problemi dovuti alle differenze. Un po’ come Bush che suggerì la deforestazione come soluzione al problema degli incendi boschivi: no alberi no fuoco. Sì, è Bush, non Dulbecco.

E allora (Stoccolma è partita per prima con l’asilo Egalia) hanno iniziato a organizzare scuole primarie in cui è abolito il pronome personale egli/ella e lui/lei. Se ne usa uno indistinto: han “egli” e hon “ella” si sono trasformati in hen, boh “ellu”?!

Bambole della scuola primaria Egalia, rigorosamente senza attributi sessuali

Bambole della scuola primaria Egalia, rigorosamente senza attributi sessuali (ma, guarda un po’, bionde e con gli occhi celesti)

Hanno iniziato a non dire ai bambini di che sesso sono per dare loro la possibilità di scegliersene uno da soli; a insegnare ai maschietti a fare pipì seduti per impedirgli di abusare di una loro presunta ‘superiorità’. Capito? Pisciare in piedi = superiorità

Hanno stabilito che la dicitura “donna incinta” è potenzialmente discriminatoria, meglio sarebbe “persona incinta”. Forse nelle ore di scienze e biologia a scuola non hanno spiegato ai viKi che solo le donne possono restare incinte, forse hanno proiettato il film Junior, dove Schwarzenegger si fa impregnare (ho ancora gli incubi).

Hanno introdotto il Bechdel test, un test di valutazione qualità cinematografica: se in un film ci sono almeno due donne di cui si conosce il nome e che parlano di qualcosa che non sia “uomini”, il film è genderly correct. Questa malsana idea ha visto le istituzioni in brodo di giuggiole, vari canali televisivi che hanno annunciato che seguiranno solo questo test per regolare la loro programmazione, e altri episodi di follia.
Ecco che Pulp Fiction viene cannato, ma immagino che Sex and the City (perché è vero che parlano di uomini tra loro, ma parlano anche tanto di scarpe, moda, gossip, sfilate, diete, depilazione, capezzoli finti, trucco, quindi questi argomenti vanno bene no? Dimostrano un impegno attivo) sia considerato femministicamente militante.

E quando sento dire che in Svezia sono paritari mi si gela il sangue nelle vene. Non voglio dire che non lo siano, per tante cose lo sono, ma se prendiamo queste ‘riforme’ come metro di paragone, a me più che egualitari mi sembrano dei pazzi furiosi.

henIo sono dell’idea che appiattire le differenze con un’omologazione feroce, non vuol certo dire risolvere i problemi che si creano proprio tra queste differenze. Affatto. Vuol semplicemente dire livellare ogni unicità e distintività allo scopo di rendere tutti uguali, e quindi, molto facilmente controllabili.

Un po’ come il caso “presidente nero degli Stati Uniti”. Perché è da tener presente che negli Stati Uniti la comunità afroamericana continua a essere segregata nei ghetti, dove le scuole hanno metal-detector all’entrata e le poche forme di redenzione della comunità nera sono date dal rap, perché lo si sa, i neri hanno il ritmo nel sangue.
Allora si pompa un presidente nero in giacca e cravatta, abito tradizionale dell’uomo bianco, per dare l’idea del ch-ch-ch-change, anzi, a ripensarci, si decide di giocare la sua candidatura unicamente sull’assioma razzista e ancora da dimostrare: nero = ganzo. E così ci sentiamo in pace con la coscienza, once you go black, you never go back.

È lo stesso identico discorso della genderfollia, riassumibile nell’espressione: calmiere sociale.

Trattare come diverse cose che sono davvero ontologicamente diverse non vuol dire discriminarle. La discriminazione si situa ad un livello più profondo: discriminazione è avere concorsi di bellezza, ad esempio, è costringere i gusti e le abitudini sessuali, in un senso e in un altro, è giocare sulla figura del maschio onnitrombante e della donna che lo aspetta a casa mentre cucina. Questo è discriminare.

Ma riconoscere un pisello da una passera è vedere.

E i viKi non amano le differenze, non ci si sanno relazionare. Capire le differenze vuol dire essere disposti ad ascoltare voci fuori dal coro, vuol dire riuscire ad aguzzare la vista e alzare un tappeto con tonnellate di polvere sotto, vuol dire pensiero critico e autocritico. E questo (secondo me, nel migliore dei casi), vuol dire subbuglio nello status quo, vuol dire dare uno scossone alla cristallizzazione sociale (e di classe, volendo), vuol dire incrinare l’identità nazionale. Ecco perché questo non piace, perché vuol dire in soldoni perdere tutto ciò che caratterizza il Volksgeist svedese.

Comunque la ricetta che ho scelto per voi oggi è il korv Stroganoff. Deriva dal manzo alla Stroganoff russo, ma è stato riadattato dai viKi sostituendo il filetto di manzo (che era peraltro l’unica cosa decente del piatto) con il falukorv.
Il falukorv è un salsiccione riconosciuto dall’Unione europea specialità tradizionale garantita svedese (chi ha la Pizza napoletana, e chi un würstel), e ha un sapore vagamente speziato, ma è in sostanza uguale a un normale würstellone del Lidl.
Gli svedesi se lo schioccano ne… (maliziosi, cosa pensavate?) …i panini, oppure lo friggono e lo cospargono di marmellata di mirtilli rossi. Voi non fatelo, please.

Ho scelto questa ricetta non solo perché è un piatto davvero tipico (e tutto sommato non è neanche male), ma anche perché il suo ingrediente principale ha la forma di un pene. Sì sì, dico davvero, l’ho scelto per quello. Per far capire alle riforme svedesi che nonostante ciò che esse propugnano, i cazzi esistono. E le passere, mon dieu, anche.

INGREDIENTI PER 2 PERSONE:

  • 250 gr. di würstel
  • mezza cipolla gialla
  • 10 gr. di burro
  • 200 gr. di pelati
  • 1/2 decilitro di panna fresca
  • 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
  • 1 cucchiaino di yogurt magro
  • 1/2 cucchiaino di senape
  • pepe bianco q.b.
  • prezzemolo q.b.
  • 250 gr. di riso, o cous cous, o bulgur (vi prego NON pasta scotta come fanno alcuni viKi)

PREPARAZIONE:

Tagliare i würstel a listarelle e tagliare finemente la cipolla.

In una padella far sciogliere il burro e mettere würstel e cipolla insieme, far soffriggere per circa cinque minuti, quando la cipolla risulterà dorata.

Aggiungere i pelati tagliati a pezzettini, la panna, il concentrato, lo yogurt, la senape e far cuocere per una decina di minuti.

Se vi piace un po’ più sciacquoso e meno tirato potete aggiungere un mezzo bicchiere d’acqua.

Spolverare con il pepe, aggiustare di sale e cospargere di prezzemolo.

Servire con il riso bianco preferibilmente cotto a vapore.

[Per rendere il piatto più interessante aggiungere peperoncino o chili]

Korv Stroganoff pronto! Foto di Gianluca La Bruna www.gianlucalabruna.com - gianlucalabruna.tumblr.com

Korv Stroganoff pronto! Foto di Gianluca La Bruna www.gianlucalabruna.comgianlucalabruna.tumblr.com

Buon appetito!

I.

Ärtsoppa med fläsk: di piatti estivi obesi e letteratura.

Un po’ di cuRtura ogni tanto ci vole.

E quindi tocca anche affrontare argomenti ignoti ai più (l’incolta plebaglia che tanto affligge questo mondo).pesantezza

Per arrivare agli argomenti per gente-di-un-certo-livello però partiamo dal piatto, che è una zuppa di piselli gialli con porco e mostarda. Sì, un altro di quei piattini leggeri e facili da digerire, ché dopo cena vi sembrerà di avere le pareti dello stomaco foderate di osmio e alzarsi risulterà essere un’impresa titanica.

C’è una spiegazione soddisfacente alla pesantezza di tale wiwanda, comunque.

Vabbè, è un piatto antichissimo, precristiano, previchingo (quando i viKi non erano ancora viKi, che tenerezza), pretutto. Consumato prevalentemente d’estate, quando i piselli gialli crescono a manetta. Capito? Altro che caprese, al Nord non sentono cazzi.

Come ben sapete, arrivò il Cristianesimo anche lì. E chissà perché ma le religioni, soprattutto quelle monoteiste, partono dall’idea che dio (o Dio, non ho ancora capito quanto la mia ideologia si scontri con l’ortografia) invece di pensare a come risolvere carestie, epidemie, guerre, etc. tenga molto a cuore a cose come “tra i quadrupedi, mangiare soltanto ruminanti con lo zoccolo spaccato”, “tagliarsi un pezzetto di pene”, “fare una giratina alla Mecca ogni tanto”, etc.

Per il dio cristiano è importante (anzi lo era, poi deve essersi distratto) che il venerdì ci si tenga leggeri e si “mangi di magro”.

E allora è nata l’astuta tradizione di sfondarsi il giovedì, così il venerdì puoi anche non mangiare perché il tuo corpo è ancora provato dal cibo del giorno prima.

Mentre a Roma ciò si traduce con gli gnocchi, in Svezia abbiamo la ärtsoppa med fläsk (“zuppa di piselli con porco”).

Salsiccione di ärtsoppa orgogliosamente mostrato da una viKi con gusti discutibili per quanto riguarda gli smalti per unghie

Salsiccione di ärtsoppa orgogliosamente mostrato da una viKi con gusti discutibili per quanto riguarda gli smalti per unghie

E ormai voi espertoni di cibo svedese sapete che nei viKimarket c’è la versione already made in salsiccione: voi tagliate salsiccione, versate in pentolo, appoggiate su piastra elettrica (perché nel nord Europa hanno paura del fuoco e preferiscono sprecare energia elettrica), e sbranate.

Qui nel Belpa invece se la volete ve la fate, ma via, non ci vuole una laurea in Fisica molecolare e atomica, è un piatto facile.

Il consumo della ärtsoppa è noto fino dal 1200, ma con il cavolo al posto del fläsk. La prima testimonianza dell’aggiunta del maiale risale a un giovedì del 1577, quando la ärtsoppa med fläsk fu servita al re Erik XIV Vasa, che soffriva di manie di persecuzione e ammazzava gente a caso, condita con una bella spolverata di arsenico. E tanti saluti allo spostato Erik.

Nel 1700 iniziò poi la curiosa tradizione di berci dietro il punsch svedese caldo, che è un liquore tipo grappa, a base di arrack, un a specie di rum prodotto in India e Sri Lanka e diffuso in Svezia proprio nel ‘700 dalla Compagnia svedese delle Indie Orientali fondata a Göteborg.

Nel 1800, siccome si pensava che una zuppa di legumi con una quantità spropositata di porco in tutti i modi e le maniere e intervallata da gozzate di rum fosse troppo delicata per un vero viKistomaco, si decise di aggiungere dei pancakes alla fine del pasto, o pannkakor, con panna e marmellata. Che vi farò molto presto, perché li amo.

Ed ecco che il tradizionale pasto del giovedì fu pronto nella forma che conosciamo oggi. Pasto che viene servito nelle scuole e nelle caserme della Svezia, spero vivamente per la loro salute non ogni giovedì.

E ora l’argomento culturale.

August Strindberg (1849-1912)

August Strindberg (1849-1912)

Questo piatto era in assoluto il cibo preferito di August Strindberg, drammaturgo e scrittore svedese che, per quanto geniale, evidentemente non aveva poi tutto questo gusto culinario, perché la ärtsoppa sarà anche buona, per carità, ma è pur sempre una stupida zuppa di piselli.
Ma vabbè, Strindberg aveva altre qualità. Basti pensare che il piatto preferito di John Lennon erano i cornflakes, e allora, che ci volete fare.

Sostanzialmente Strindberg ricopre da solo TUUUUUUTTA la letteratura svedese, perché la sua opera completa consta di ben 50 volumi e tratta praticamente tutti i generi letterari conosciuti. Se non tutti quasi tutti.

Studiò ogni cosa (medicina, filologia, recitazione, teosofia, etc.) e fece ogni cosa (pittore, scultore, chimico, fotografo, etc.). Si sposò circa una dozzina di volte e litigò con chiunque.

Era un mezzo matto, alla fine, che ha scritto capolavori della letteratura non solo scandinava, ma mondiale, come La stanza rossa (a volte tradotto con La camera rossa), Il padre, Danza di morte, La sonata degli spettri, e moltissime altre cose che ho studiato all’università e che ho poi dimenticato anche grazie all’alcol usato per festeggiare i miei esami (segno evidente che quindi un tempo queste cose le ho sapute).

Comunque per farvela molto breve, avete presente un nordico con una penna in mano? Di cosa potrà mai scrivere?
Precisamente. Di drammi interiori, lotte psichiche, crudeltà, corruzione di animi, figa (eh oh, c’è anche quella tra gli argomenti più eviscerati in letteratura), conflitti edipici, spiritualità, morale, analisi culturale, interpretazioni artistiche, metariflessioni, metariflessioni sulle metariflessioni e bla bla bla.

E fra una tragedia umana e l’altra il solerte Strindberg ci dava di zuppa e porco, che definì addirittura gudamat, “cibo degli dei”. Me cojoni.

Ho provato a usarlo come garanzia, magari vi ha convinto.

Secondo il mio modesto parere la ärtsoppa è buona, ok, ma sì insomma, è una zuppa di piselli. E io sono toscana, per cui di zuppe ne so un casino. Ecco, comunque eviterei di servirla con alcol à gogo e pancakes dopo, perché io personalmente ci tengo a vivere, però come piatto unico secondo me ci sta tutta. Poi se ve la sentite osate.

Piselli gialli (che a quanto pare esistono veramente)

Piselli gialli (che a quanto pare esistono veramente)

Forse rivedrei il fatto che si tratta originariamente di un piatto estivo. Quello sì. Insomma, meglio non morire di infarto mentre si risalgono gli scogli dopo una giornata la mare.

Anche perché sticazzi dei piselli gialli, io li ho usati verdi perché quelli gialli non li ho trovati da nessuna parte, e stavolta non mi sono fermata di fronte ad un’infruttuosa ricerca all’Ipercoop, ma sono andata perfino in due negozi di granaglie, di cui uno al mercato centrale.

Non erano a conoscenza dell’esistenza dei piselli gialli.

INGREDIENTI PER 3/4 PERSONE:

  • 300 gr. di piselli gialli secchi
  • 1 litro d’acqua
  • 1/2 carota
  • 1 cipolla gialla e 1/2
  • 150 gr. di pancetta (non a fette, ma un pezzettone intero)
  • 1 pizzico di timo
  • 1 pizzico di maggiorana
  • 1 foglia di alloro
  • un casino di pepe nero
  • 6-8 fette di pane di segale croccante
  • mostarda con i semini

PREPARAZIONE:

Mettete i piselli secchi in una pentola di acqua fredda, coprite con un coperchio e lasciate una notte.

Risciacquate i piselli, metteteli in una pentola con un litro d’acqua, e mettete sul fuoco.

Tagliate carota e cipolla e aggiungete ai piselli. Mettete anche il pezzettone di pancetta nella pentola.

Coprite, cuocete a fuoco molto basso per un’ora e mezzo, togliete il pezzettone di pancetta e frullate tutto con il frullino a immersione.

Tagliate il pezzo di pancetta a cubetti e metteteli di nuovo in pentola.

Servite la zuppa con un paio di fette di pane di segale croccante su cui avrete spalmato abbondante mostarda.

Ärtsoppa med fläsk pronta!

Ärtsoppa med fläsk pronta!

Buon appetito!

I.

Warning: explicit content! La svampsås e le ricerche più malate nelle stats di nonsolopolpette

Vi posto una ricetta svedese, come sempre, ma a differenza delle altre volte oggi non vi parlo della Svezia. Sì perché è un periodo in cui tutti fanno un po’ come cavolo gli pare, tipo il papa che si dimette, e allora lo faccio anche io.

No in realtà è perché devo condividere con voi qualcosa da molto tempo ed è giunto il momento.

Forse lo sapete già, ma se non lo sapete ve lo spiego…

Dalle statistiche del mio blog riesco a vedere tante cose interessanti su voi poveri stolti che capitate su nonsolopolpette.

So chi sono i miei followers (e a proposito, grazie), so quali sono i vostri post preferiti, so su quali immagini cliccate più spesso (un giorno di questi ci metterò un culo, così giusto per vedere quanti clic si becca), so la media dei visitatori al giorno e il totale dei visitatori di sempre, so tutto.

Tiè, vi ci piazzo un'altra foto di alce, così mi becco un casino di altri viewers in più. E la aggiungo anche nei tag.

Tiè, e io vi ci piazzo un’altra foto di alce, così mi becco un casino di altri viewers in più. E aggiungo anche “alce” nei tag.

So quali sono le tag che hanno riscosso più successo, e incredibilmente “alce” vince a mani bassissime su tutte le altre, perfino su “fika” e “fika svedese”. Senza l’alce questo blog non se lo inculerebbe nessuno. Non lo avrei mai detto.

So anche da che parte del mondo venite.

Ecco, a tal proposito vorrei ringraziare i viewers più esoticamente assurdi di tutti: cari pakistani, kenioti, portoricani, bosniaci, filippini, canadesi, taiwanesi, abitanti degli Emirati Arabi Uniti (che si chiameranno come? Emiratini? Emiratarabiunitesi? Emiratioti?), etc.: cosa ve ne frega dei vaneggiamenti italiani di una deficiente sulla Svezia e la cucina svedese?!
Voglio dire, io vi ringrazio sentitamente, ci mancherebbe, ma mi chiedo davvero che cosa vi abbia portato qui. Insomma, se volete darmi una spiegazione potete scrivermi un’email quando volete, mi farete solo felice.

Ma la cosa in assoluto più divertente è vedere attraverso quali ricerche Google voi approdate qui.

Io mi diverto in molti modi strani: scrocchiarmi una scapola facendomela uscire da sotto il braccio; staccare l’etichetta della birra cercando di non lasciare neanche un micropezzettino sulla bottiglia; aspettare che i miei gatti abbiano finito di leccarsi completamente, intingere un ditino nell’olio e poi tempestarli di ditate così che devono rincominciare tutto da capo, etc.

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Ma niente al mondo mi fa divertire di più che leggere le vostre ricerche.

Perché scopro innanzitutto che c’è tanta gente malata, e vabbè, questo si sa. Ma ciò che mi rende orgogliosa è che questa gente malata capita tutta sul mio blog! Che onore!

E allora io vi dico qualche ricerca che mi è particolarmente piaciuta.

Divido per sezioni di utenti e specifico che cosa questi individui abbiano cercato:

1) Amanti di pratiche “sessuali” (chiamiamole così) varie: “shitting nella vasca da bagno video”, “palline di carne dentro la vagina”, “salto dell’alce nel sesso” (io conoscevo quello della quaglia), “rimming fatto da donne italiane”, “gusto il cazzo come salsiccia” (occhio a non mordere, però), “figa e la pioggia dov’è”, “bei culi con leggins”, “olio di senape si può mangiare sul pene” (boh, se ce lo metti e poi te lo mangi, direi di sì, però fai caa’), “noce moscata nella figa”, etc.

2) Altri sessuomani a cui interessa in particolar modo la Svezia: “culi di maiale svedesi”, “youporn svedese con uomini di colore”, “la figa pelosa di una svedese”, “svedesi cazzo piccolo”, “concorso per la fica pelosa svedese più bella” (esiste davvero?!), “cazzi mosci svedesi”, etc.

3) Polemici: “svedesi di merda”, “ikea e una merda” (been there, done that), “ikea = sfruttamento”, “svedesi razzisti”, “Stoccolma quartieri ghetto”, “letto ikea rotto” (e mo’ so cazzi tua), “svedesi se la tirano”, “basta svedesi xenofobi”, etc.

4) Surrealisti: “cosa manca allo sciacquone l’acqua o il vino” (giuro), “patito aneto nela” (qui leggiamo anche del dadaismo), “merdone animale”, “festa re fagiolo jeans”, “droga svedese biscotti”, “lumini tutti”, “donne estremamente pellose che pisano” (surrealsessuale con refusi), etc.

5) … Perché?: “cinghiali stilizzati”, “quadro elettrico per scania”, “mangiare con gli occhi massimo alberini” (ma cu minchia è Massimo Alberini?), “rinfrescarsi in ammollo”, “vorrei cambiare la mia pagina di facebook dalla lingua araba all’italiano perché non conosco l’arabo” (non fa una piega), “qual è la canzone che fa tomorroooooooooooow” (grazie per l’acuto scritto, comunque se cercavi la fastidiosa canzone cantata dall’altrettanto fastidiosa bambina nel musical Annie, prova qui), “sfigati che scatenano litigi”, “come sbucciare le patate lesse” (seriously?), etc.

In particolare vorrei chiedere a chi ha cercato “uomo bello e muscoloso” se ne ha trovato uno e se è disposto/a a concederlo in comodato d’uso, e a “cerco motosega per tagliare a metà il maiale” se ha trovato qualcuno che gli/le ha dato quello che cercava dopo aver specificato che voleva motosegare a metà un suino.

Son cose che fanno pensare.

E soprattutto vorrei dire a colei che ha cercato “sono una cazzona” che ha tutta la mia stima. Questo è un pensiero che rivolgo spesso a me stessa, ma a cercare conferme o consolazioni su internet non ci avevo mai pensato. Se ne vuoi parlare sono qui.

Prova provata della follia dei miei viewers

Prova provata della follia dei miei viewers

Oltretutto vi sembrerà una puttanata (e infatti vi metto un bello screenshot perché se no non mi credete), ma il primo viewer di stasera, appena passata la mezzanotte, ha appena cercato “ragazza svedesa va dal prete per avere lezione di pornno“, quindi capite che questi individui bazzicano sul mio blog abbastanza spesso.

So di essere volgare, a tratti. Tratti larghi. Tratti larghi e frequenti.

Comunque potete dire quello che vi pare, ma io di “culi di maiale” e di “cazzi mosci” non ne ho mai parlato, cribbio.
Nel senso, magari con le mie amiche ne ho anche parlato, ma non ho mai scritto niente in proposito su di un blog.

Per cui se questo post ti sembra troppo volgare, cara la mia intelligenza collettiva, fatti un esamino di coscienza, perché ho solo rivelato quello che tu cerchi nel web (per qualcuna di queste ricerche, anche più di una volta, per giunta! Vedi gli “svedesi cazzo piccolo”, che a quanto pare riscuotono un discreto successo).

cavolinobruxellesTralasciando i cazzi piccoli, la ricetta di oggi (ammesso che non vi sia passata la fame a causa di qualcuna delle ricerche di cui sopra) è la svampsås = “salsa di funghi” (svamp = “fungo”; sås = “salsa”), che sta bene sulla bistecca, sul pollo, sulle costolette d’agnello, insomma, su roba carnosa. Ma secondo me sta di lusso anche sui tortini di verdure, sul riso Basmati usato come contorno, e sulle verdure bollite, come i fagiolini, le patate o i cavolini di Bruxelles, che, piccolo inciso, fanno SCHIFO! Come si può voler mangiare qualcosa che puzza di cassonetto organico estivo? SCHIFO.

Se sostituite i funghi a caso con i finferli, avrete fatto una kantarellsås. Non vi sto a attaccare il solito pippone su come i finferli siano un must del viKifood, se vi interessa leggete qui e qui.

Le ricette svedesi consultate, poi, sostengono veementemente che la svampsås si possa usare anche come condimento per spaGetti o lasanGe, ma ormai avete capito, no? Cosa si fa con i viKi che pontificano su piatti di pasta? Li si ignora con disprezzo, bravi.

E bravi lo siete a prescindere, perché è così che ci si comporta nel 99,9% dei casi, ma non vorrei che una volta tanto ci avessero azzeccato. Io questa salsa non l’ho provata nella pasta, a dire la verità, però boh… forse se si frulla un pochino meno e ci si lascia qualche pezzetto… vuoi vedere che ci sta anche bene? Magari meglio la pasta corta. O i tortellini.

Boh, vedete voi.

Comunque sì, ora vi scrivo la ricetta, però prima lasciatevi dire due paroline sulle vostre ricerche Google: davvero, ripigliatevi.

INGREDIENTI PER 8 PERSONE:

  • 80 gr. di funghi secchi (o circa 400 gr. di funghi freschi)
  • 1 cipolla gialla
  • 35 gr. di burro
  • 1 cuore di brodo Knorr di carne (28 gr.)
  • una puntina di senape di Digione (ma proprio una puntina infinitesima)
  • 3 cucchiai di Porto (o Sherry o Marsala)
  • pepe nero q.b.
  • 500 ml di panna fresca
  • sale q.b.

PREPARAZIONE:

Mettere i funghi secchi in ammollo per 40 minuti (in caso di funghi freschi sciacquarli e basta).

Tagliare a pezzettini molto piccoli i funghi e la cipolla gialla  e metterli a soffriggere nel burro per circa 10 minuti.

Aggiungere il cuore di brodo, la senape, il Porto, una spolverata di pepe nero e la panna. Frullare con il frullino a immersione e lasciar cuocere per 15 minuti.

Servire calda o fredda, a piacere.

Svampsås pronta!

Svampsås pronta!

Buon appetito!

I.

En riktig svensk jul (part II): Janssons frestelse, delizia all’aringa senza aringa, e cibo che puzza di carcassa (non il mio, tranquilli)

Ecco il vostro Grinch tornato per voi. Ah, a proposito, god jul, o buon Natale, che dir si voglia.

Ok, stavolta è il turno di un altro classicone immancabile, ovvero il (o la) Janssons frestelse, “la tentazione di Jansson”.

E’ un pasticcio di pesce con patate e cipolla (e, obviously, panna e burro), BUONISSIMO. A me piace un casino, davvero; e non per vantarmi… anzi sì, cazzo, proprio per vantarmi, è stato spazzolato da tutte le persone che ho obbligato a mangiarlo. Quindi datemi retta che merita.

Spratto

Spratto

Bene, dovete sapere una cosa… la prima volta che l’ho fatto non avevo capito una sega (e il mio svedese era inoltre prossimo allo zero), e ci ho messo le aringhe. Ecco, sinceramente viene buono lo stesso (anzi, forse forse po’ esse’ pure mejo), però non è assolutamente la ricetta originale, che prevede invece l’uso dello sprattus sprattus, un “pesce osseo della famiglia Clupeidae” molto simile alla sardina.

Io vi raccomanderei infatti di usare le sarde, perché non credo che abbiate voglia di fare i sommozzatori nella circoscritta zona dell’Oceano atlantico che va dalla Norvegia orientale allo stretto di Gibilterra, dove questo pesciolino nuota con i suoi amichetti (comunque se volete proprio lui, bazzica anche nell’Egeo, nel mar Nero, nell’Adriatico settentrionale e nel golfo del Leone).

Wikipedia mi informa che è una specie pelagica e sta sempre al largo, però essendo eurialino può anche penetrare nelle lagune. Avete capito no? Come se fosse antani che avverto la supercazzola, pelagica e eurialino.

Dal mio errore deriva il ribattesimo del piatto celebrato dalla mia amica Laisa: si ricordava infatti un termine astratto che ricordasse cose piacevoli (ovvero “tentazione”), ma il viKicognome se lo era scordato (e minchia, ha anche ragione, si chiamano tutti uguali), per cui per ricordarmi cosa avrei dovuto cucinare mi disse “e poi fai la… cosa… lì…. la… delizia all’aringa“.

E io la feci. Ahi gente che dovresti esser devota, e invece fai casino con i pesci

Scusate ma questi cazzo di biondi vivono di aringhe, se le mangiano anche decomposte da mesi per non buttar via nulla, e io cosa ne sapevo che stavolta se la tiravano con lo sprattus sprattus? Lo so, potevo controllare, ma allora la mia vita era più interessante, e avevo di meglio da fare che studiarmi la storia dei piatti svedesi per scriverla su un blog. Per cui “delizia all’aringa” fu. E detto fra noi fu anche di molto bona, alla facciaccia dei viKi.

Però voi non fate il mio errore, usate le sarde, e andate tranquilli.

Oltretutto, per complicare le cose, si aggiunge anche il fatto che voi nelle ricette svedesi troverete la parola ansjovis, che, se masticate un po’ di inglese, francese, olandese, norvegese, castigliano, catalano, basco, estone, lituano, russo, ucraino, coreano, e perfino siciliano e ligure (e secondo me anche napoletano, ma devo informarmi meglio), avrete capito essere l’acciuga, o alice, che dir si voglia.

Giusto?

Sbagliato. O meglio, voi non avete sbagliato, poverini. Ma quando vi dico che i viKi sono un po’ strani, voi dovete fidarvi: nel linguaggio tecnico e scientifico anche da loro le ansjovisar sono le acciughe, ma così colloquialmente (e commercialmente, soprattutto, che è la cosa che interessa a noi che facciamo la spesa), ansjovis indica lo spratto conservato e marinato in un certo modo.

E come si dirà colloquialmente “acciuga” in svedese, se ansjovis è lo spratto, allora? Davvero volete saperlo? Beh, si dice sardellEh lo so, e io icché ci posso fare, scusate?

Ecco, questo vuol dire che ciò che servirebbe originariamente per questa “delizia allo sprattus sprattus“, sarebbe dello spratto marinato (o appunto, delle sardine se non volete complicarvi la vita). Se volete io vi dico anche come marinare lo spratto, però sappiate che mi sto rompendo le balle, anche perché questa puttanata di Jansson è buona anche senza marinare un bel niente.

Il concetto è che (calcolato per 250 gr. di spratto), dovete far stare il pesce per una notte in circa 100 ml d’acqua e 25 ml. di aceto. Poi ci aggiungete due cucchiai di sale, due cucchiai di zucchero, un cucchiaino di pepe bianco, uno di pimento, una foglia d’alloro sbriciolata, un pizzico di zenzero, un pizzico di chiodi di garofano e di sandalo rosso in polvere (buona fortuna per trovarlo). Ecco, si dice che per delle vere ansjovisar svedesi dovete lasciarlo nel frigo per 6 mesi

Un minacciosissimo surströmming

Un minacciosissimo surströmming

Bene, se non volete mangiare una cosa che poi saprà di culo di minotauro, io vi consiglio di tenercele per due settimane al massimo. Però se volete azzardare azzardate. Poi magari me lo raccontate, eh.
E’ dall”800 che i viKi ‘conservano’ questo pesce così, e che io sappia non è mai morto nessuno, però nessuno è mai morto nemmeno a mangiarsi il surströmming, che io non ho mai avuto il piacere di assaggiare, per quanto me la sarei anche sentita, ma che so essere aringa in avanzato stato di decomposizione che puzza di zombie ricoperto di diarrea, e infatti va mangiata tappandosi il naso.

E attenti, il tapparsi il naso non basta, perché quando credete di riuscire a sopportare le vampate di gora dell’eterno fetore, dovete masticarlo, e lì normalmente vomitate (come Youtube testimonia).

Io avrei davvero voluto provarlo, ma non ce n’è mai stata l’occasione. Un giorno lo farò e vi racconterò. Per adesso però vi faccio vedere il video di Louis Cole che nel suo canale Youtube Food for Louis è abituato a mangiarsi locuste, organi crudi, scorpioni, conigli spiaccicati sull’asfalto, etc. Bene, sul surströmming ha quasi vomitato.

Ecco ma io posso anche arrivare a capire che mentre cucini sbagli qualcosa… oddio, per ottenere una reazione del genere, l’unico errore che puoi aver commesso è avere inavvertitamente cagato in quello che hai cucinato, ma comunque, capisco che possa succedere per fatalità di produrre un cibo così. Ma poi la smetti.

No, gli svedesi se lo comprano.

Comunque, tornando al discorso di prima io spererei che le ansjovisar siano meglio (peggio mi sembra difficile), però io dei Germa in cucina non mi fido a prescindere, quindi non lasciatecele sei mesi, date retta a me che 3 o 4 giorni possono bastare, sempre però rimarcando il fatto che la marinatura delle ansjovis secondo me è un passaggio che si può ignorare. Vedete un po’ voi.
Calcolate che verranno poi ricoperte di cipolla, burro, e panna, e il leggero aroma che la marinatura darà verrà spazzato via dal grasso.

Pelle Janzon

Pelle Janzon

L’origine del nome “tentazione di Jansson” è dibattuta: una prima ipotesi è che derivi dal cantante lirico Per Adolf “Pelle” Janzon, che andava matto per la birra, l’acquavite, e il gratin di pesce, e siccome “birra” si chiamava già “birra”, “acquavite” si chiamava già “acquavite”, ma “gratin di ansjovis” ancora non aveva un nome, decisero di chiamarlo “tentazione di Janzon” (diventato poi “Jansson”). Però il nome Janssons frestelse si affermò soltanto 40 anni dopo la morte del cantante (nel 1889), quindi ciò ai detrattori dell’ipotesi sembra filologicamente non corretto. Questa è stata comunque l’idea tenuta per buona in ben due lessici gastronomici svedesi, uno del 1950 e uno del 1970.

L’altra opinione, sostenuta dall’Accademia gastronomica svedese (mica cazzi), dice che invece una serva cucinò questo piatto ad una festa della sua signora. La serva pare fosse innamorata dell’attore Edvin Adolphson, protagonista di un film che si chiamava proprio Jansson frestelse, del ’29, e decise che questo nome era più carino di “gratin di ansjovis“, e lo disse alla signora, tale Elvira Stigmark, che diffuse il nome del piatto tra le signore bene di Östermalm (che quindi a quanto pare è sempre stato il quartiere più fighetto di Stoccolma, perché lo è ancora adesso).

Bene, non lo sapremo mai, chi dice che è vera una versione, chi dice che è vera l’altra, chi dice che non è vera nessuna delle due. Io scommetto che voi stanotte non dormirete su questo dilemma.

Ad ogni modo, se sostituite le ansjovisar con della carne macinata (bono deve essere, non l’ho mai provato) si chiamerà Karlssons frestelse, se invece ne fate una versione vegetariana, senza carne né pesce, si chiamerà Hanssons frestelse Svenssons frestelse (dipende dalla zona della Svezia in cui vi trovate). E dico davvero, non sto scherzando.

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

  • 1 kg di patate (preferibilmente farinose)
  • 2 cipolle gialle
  • 230 gr di filetti di sarde
  • 250 ml di panna fresca
  • 25 gr di pangrattato
  • 25 gr di burro
  • pepe bianco qb
  • sale qb

PREPARAZIONE:

Sbucciate le patate e tagliatele a sfoglie sottili (usate una mandolina per questa operazione, ma siate ben consci del fatto che i polpastrelli del pollice sono molto importanti, io per un fatale secondo l’ho dimenticato).

Tagliate le cipolle a pezzettini piccolissimi , imburrate una teglia e cospargetela di pangrattato.

A questo punto componete gli strati mettendo in ordine: sfogliette di patate, cipolle, sarde, un pizzico di sale, pochi fiocchetti di burro e pochissima panna (in modo da lasciare un bel po’ di burro e panna per l’ultimo strato).

Continuate fino a terminare gli ingredienti e ad arrivare allo strato di patate, che deve essere l’ultimo. A questo punto aggiungete i fiocchetti di restante burro, la panna, e cospargete con abbondante pangrattato e una generosa spolverata di pepe bianco.

A me sono venuti tre strati (4 di patate) ma dipende dalla larghezza della teglia.

Cuocete al centro del forno preriscaldato a 225°C per un’ora.

Janssons frestelse pronto/a!

Janssons frestelse pronto/a!

Buon appetito!

I.