L’affair Toblerone, la corruzione e i mazariner

Ooooh, cari i miei petalosi amici, ora si parla di qualcosa di ganzo.

Non perché io non abbia precedentemente parlato di cose ganze, ANZI, io sono molto ganza. Ma qui finalmente vi do in pasto qualcosa che voi viKi wannabe di sicuro raccontate in giro non sapendo, o sapendo male, o farcendo di sottoaneddoti.

Ma io che vi voglio bene mi documento e vi ridico tutto.

Ecco, che poi potreste farlo anche voi se non aveste un cazzo da fare come me: andate su Wikipedia, andate su Google, andate sui giornali svedesi (e se non li capite passate per Google Translate) e tutte le manfrine che vi rifilo io ce le avete sotto gli occhi.

Ma io vi semplifico il lavoro, e, tornando al punto di partenza, sono GANZA, quindi ecco perché siete qui a farvi un’inutile cultura.

Dunque, sulla Svezia girano storielline di questo calibro:

  • il ministro Sven Svensson è stato impiccato in piazza per aver appiccicato la gomma sotto un banco in parlamento
  • il re Carlo Gustavo è stato detronizzato per non aver vidimato il biglietto sul tram
  • la deputata Ida Biondonsson è stata legata a una slitta e trascinata da 6 siberian husky per aver pagato in nero il piastrellista

gognaBene, tante di queste storie sono fandonie (queste tre lo sono evidentemente, narrate tramite la figura retorica dell’iperbole), ma in effetti in Svezia non funziona come in Italia: non importa tirare fuori Berlusconi, che tanto con lui è come sparare sulla Croce Rossa, ma per esempio un tipetto come Scajola non esisterebbe.

Perché in Svezia c’è qualcosa che in Italia manca totalmente: la sanzione sociale.

Non che gli stronzi in Svezia non esistano, per carità, quelli purtroppo non hanno nazionalità; ma qui tendenzialmente, e perlomeno a livello politico (perché ad esempio nella sanità se ne sente dire tante) se vieni sgamato con le mani nella marmellata (a parte il singolo ma non meno importante caso del re, perché è bene ricordare che nel 2015 esistono ancora le monarchie), basta.

In Italia tutti, e dico TUTTI, hanno una schiera di giustificatori: evadi le tasse? Non paghi il biglietto della metro? Vai a puttane con i soldi pubblici? Ti ubriachi come una merda e ammazzi qualcuno con la macchina? Costruisci una villa alle falde di un vulcano attivo? Stai pur sicuro che hai il codazzo di gente che ti giustifica, che ti capisce, che chiude un occhio, che “al suo posto lo avrei fatto anche io, poraccio lui che è stato sgamato”. Anche qui, se sei ben inserito, ovviamente, perché se sei negro / zingaro / rumeno / tunisino / comunista poveratté.

Poi l’Italia è il regno del ‘cebenaltrismo‘: rubi migliaia di euro? Eh capirai, c’è chi ruba i milioni! E questo funziona soprattutto sulle grandi opere: la TAV? Ma i treni normali fanno schifo, pensiamo prima ai pendolari. Il ponte sullo stretto? Ma la gente in Sicilia non ha l’acqua potabile, pensiamo prima a quello.

Ora, badate bene, io qui non sto prendendo posizioni né proTAV né proponte, che vi conosco, poi mi scassate le balle. Se pensiamo alle persone prese e levate dal cazzo nel caso della TAV, o a motivi geologico-ambientali per il ponte, io vi sono nel cuore; ma non voler fare cose perché “c’è ben altro”, a me personalmente mi sembra una filosofia della minchia.

Ecco, mi avete fatto alzare la pressione e ho perso il filo del discorso.

La sanzione sociale, dicevamo.sanzionesociale

Ecco, di quella in Svezia ce n’è a bizzeffe. Sei vicino alla fermata e l’autobus è appena arrivato, corri per non perderlo, facendo sì che l’autista ritardi la corsa di 4 secondi netti: NEIN! Tu fare perdere 4 sekunden importantissimen. Tu aspettaren autobus successiven.
Ce la fai miracolosamente, sali sull’autobus e provi a sgamare passando a pipi ritto davanti all’autista senza mostrargli il biglietto: NEIN! L’autista ti richiama e tutta la genten guardaren chi rompere kazzen e fare perdere tempen.
Provi a far stare sul suddetto autobus un passeggino in più, nonostante ne siano previsti soltanto due a veicolo: NEIN! Tu prenderen autobus dopen, perché anche qui tu rompere kazzen.

Ecco, la Svezia non è sicuramente il regno dell’elasticità mentale.

No. Non lo è decisamente.

E ciò da un lato ti fa venire la voglia di prendere i viKi a badilate, ma dall’altro ha vari lati positivi, almeno per quanto riguarda il controllo sulle persone pagate per amministrare la cosa pubblica. Lì se hai culo sgami pesantemente, ma se ti beccano a fare il furbino, anche il microfurbino, hai chiuso. Fai barakken e burattinen e torni a casa tua.

tobleroneE cosa c’entra il Toblerone?

Ora parte la storia di papà Castoro.

Il Tobleroneaffären, ovvero l’affair Toblerone, è uno scandalo politico scoppiato nel 1995 che ha avuto come protagonista la socialdemocratica Mona Sahlin.

In parole povere, nell’ottobre del ’95 è stato reso pubblico che, durante il suo incarico di Ministro del Lavoro, ovvero nel periodo 1990-1991, Sahlin avrebbe ritirato del contante, affittato una macchina a noleggio, regalato una bicicletta alla figlia, e comprato due Tobleroni con la carta di credito che le era stata data per spese lavorative.

In più sono venute fuori 98 multe non pagate, insieme al canone della televisione, e pagamenti regolari in nero alla babysitter.

Ecco, lei si è difesa dicendo che intendeva poi restituirli, che le politiche sui soldi governativi non erano ben chiare, e che comunque non aveva fatto poi niente di grave che altri ministri non avevano fatto.

Che mona la Mona! (Questo è il mio battutone del giorno)

Ad ogni buon conto, questa si è spesa circa 5.500 € dei soldi dei viKicontribuenti per farsi i cazzi suoi, tra cui mangiarsi il Toblerone che dà il nome allo scandalo (poi però a onor del vero dopo le indagini li ha restituiti con gli interessi).

Parentesi polemica: sì, 5.500 € non sono certo cifre italiche, ci si abitua a tutto in questo mondo… ma notate il gusto dell’understatement svedese per indicare le loro cose? Fa figo dire che sono talmente onesti che frustano un ministro per un Toblerone, però c’erano anche macchine, regali, multe e stipendi nello scandalo, non solo un cioccolatino di merda.

Mona Sahlin

Mona Sahlin

Ad ogni buon conto, dalla vicenda è stato tratto un libro e una serie televisiva.

No ma la parte bella arriva ora: il giorno dopo che il caso è scoppiato sono usciti due milioni di sondaggi e interviste secondo cui il 66% degli svedesi volevano Sahlin föra da i ball perché secondo loro era inappropriata e non all’altezza del suo incarico.
Due giorni dopo questo sondaggio lei SI È DIMESSA.
Un giorno dopo le dimissioni sono partite le indagini per frode, peculato e abuso di potere.
Meno di un mese dopo ha dichiarato che non era più il leader del partito socialdemocratico.

Poi è arrivata un’astronave, tripudio di raggi laser e omini strani che festeggiano.

No gente, questa non è fantascienza, questa è la Svezia.

La cosa ancora più divertente è che non fu trovata colpevole a causa di un vizio di forma: le regole sulle carte di credito governative erano effettivamente non chiare e non poteva essere fatta un’accusa formale sulle spese di Sahlin.

Capite la specularità con l’Italia?

Qui l’illecito neanche c’era! Ma la gente ti manda a fanculo, e te che lo sai te ne vai, piano piano.

Da noi la gente ruba altro che 5.000 €, ma magari rubassero tutti 5.000 € e se li spendessero in Tobleroni! Da noi la gente ruba i miliardi, subiscono i processi, vengono accusati, gli importa una bella sega perché tanto in galera ci vai giustappunto, come dicevamo poc’anzi, se sei negro, e la gente TI RIVOTA. C’è davvero gente, sentita con queste cazzo di orecchie, che dice “povero Craxi”!

Ecco, le leggi sono espressione dei popoli, i popoli sono i risultati delle leggi. A volte invece tra legge e popolo c’è una discrepanza totale.

E badate bene, io non sono del parere che “mandiamoli tutti a fanculo”, “i politici sono tutti ladri”, “il pesce puzza dalla testa”. Queste cose le lascio ai grillini. Io sono del parere che secoli e secoli di sfiducia istituzionale, iniziata con Garibaldi e la Sicilia, a dimostrazione che l’Italia era già fottuta prima ancora di nascere, ci hanno davvero messo nella merda. E a me stare in Svezia nel complesso piace, per tante ragioni, però mi monta su un nervoso quando penso che l’Italia sarebbe un cazzo di Belpaese per davvero, e anche la cultura italiana avrebbe tanti lati positivi di forza uguale e contraria a quella svedese, se non ci piacesse sguazzare nel letame.

mafiaPerché sì, ci piace proprio tanto.
Perché se le merdate le fa qualcuno che ti sta accanto o che hai votato non sono più merdate.

E secondo me giustificare un amico che è un testa di cazzo, ma sai, è amico, si chiama mafia, non si chiama amicizia. Poi chiaro, ognuno fa le sue puttanate, ti si perdona se ti sei trovato in un momento buio. Ma se fai le furbate e vai a giro bello felice e tranquillo sentendoti stocazzo allora no. Allora non sei mio amico. Allora prenditi il Toblerone dell’affair Toblerone e mettitelo dove ben sai, a nome di tutta la collettività. A nome di una che è andata a rifinire in un paese dove mangiano gli spaghetti col ketchup e tassano il vino, pur di non vedere la corruzione e lo scempio che hanno trasformato l’Italia in una barzelletta.

E ora che sono bella incazzata ma orgogliosa del mio sproloquio, passo alla ricetta di quest’oggi, che è a base di mandorla, come la mandorla che è nel Toblerone.

Sono dolcetti chiamati mazariner (mazarin al singolare), il loro nome deriva dal cardinale Giulio Mazzarino e non ho capito proprio perché. Anzi, se lo sapete fatemi sapere!

INGREDIENTI PER CIRCA 20 MAZARINER

Per l’impasto:

  • 255 gr. di farina 00
  • 75 gr. di zucchero
  • 1 cucchiaino raso di lievito
  • 175 g. di burro
  • 1 tuorlo

(Vi serviranno circa 20 formine tonde di carta per muffin, o di alluminio)

Per il ripieno:

  • 150 g. di mandelmassa
  • 100 g. di burro
  • 50 gr. di zucchero a velo
  • 2 uova
  • 30 gr. di fecola di patate
  • la scorza di un limone
  • 1 cucchiaio di succo di limone

Per la glassa:

  • 70 gr. di zucchero a velo
  • 3 cucchiaini d’acqua
  • 1 cucchiaino di succo di limone

PREPARAZIONE

Preparare l’impasto lavorando gli ingredienti per non troppo tempo. Formare una palla, avvolgerla di pellicola e mettere in frigo per una mezz’ora.

Infarinare un piano, stendere l’impasto con un mattarello e formare 20 palline. Mettere le palline in ogni formina e schiacciare fino ad avere una base spessa circa mezzo centimetro, con bordi piuttosto altini.

Preparare il ripieno mescolando la mandelmassa, lo zucchero a velo e il burro abbastanza grossolanamente. Aggiungere le uova, la fecola di patate, la scorza di limone e il succo di limone.

Mettere il ripieno nelle formine su cui avrete messo l’impasto.

Cuocere per 35 minuti a 175°C nel ripiano più basso del forno, che avrete precedentemente riscaldato.

Appena saranno cotti fare raffreddare e preparare la glassa.

Mettere un cucchiaio circa di glassa su ogni mazarin. Attenzione: mettere la glassa solo quando si saranno raffreddati bene!

Mazariner pronti! Foto di Gianluca La Bruna

Mazariner pronti! Foto di Gianluca La Bruna

Buon appetito!

I.

Il caso Assange, le democrazie fasulle e il Flygande Jacob

Il piatto di oggi si chiama Flygande Jacob, letteralmente “Jacob volante”, perché il suo inventore, Ove Jacobsson, lavorava nel trasporto aereo.

Dagli ingredienti non sembrerebbe un piatto svedesissimo, cosa che invece è, ma uno molto più esotico: è infatti un pasticcio di pollo con banane e arachidi, ingredienti che fanno pensare a lidi lontani, come l’Australia ad esempio.

Ecco sì, sembra un piatto australiano, australiano come Assange.

Assange che in Svezia ha avuto i suoi bei problemini.

Dunque, il nostro Julian è sempre stato un gran simpaticone; uno che vuole sputtanare gli scheletrini nascosti nell’armadio delle più potenti nazioni del mondo.

julian-assange-2012Tramite grandi doti di hacker e una fitta rete di collaboratori piuttosto loquaci, Assange ha infatti reso di dominio pubblico documenti diplomatici segreti, principalmente statunitensi.

Sul suo sito WikiLeaks, ha messo in piazza i resoconti degli ambasciatori, rivelando al mondo i comportamenti privati di moltissimi capi di Stato, rapporti ufficiali e soprattutto ufficiosi tra potenze, e tante succose opinioni americane sugli uomini di potere di tutto il pianeta.

Ciò ha ovviamente provocato sdegno da parte dei signoroni in doppiopetto (tranne del buon Chávez, che infatti il doppiopetto lo indossa raramente, che si è congratulato con WikiLeaks per il coraggio dimostrato e ha invitato i, cito, “delinquenti del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti” a dimettersi. CHE GRANDE!).

Ecco, questo biondissimo giustiziere del 21esimo secolo non poteva ovviamente avere vita facile, perché rompe davvero il cazzo a tutti. E come si fa a fermare un meccanismo che una volta messo in moto produce un effetto valanga di sputtanamento globale?

Per fermare reazioni apocalittiche serve una forza sovrumana, e la quantità di energia dell’elemento inibitore necessaria a bloccare la reazione innescata, va calibrata effettuando un’analisi in negativo, ovvero valutando la forza di ciò che è in grado di provocarle, queste reazioni apocalittiche.

Bon, di solito ciò che provoca effetti distruttivi pari alla forza dell’uragano Katrina elevata a infinito è una cosa anche piuttosto comune nel mondo (circa un 3,5 miliardi di esemplari), e per designarla si usa una piccola parola di quattro lettere e due sillabe.

La figa.

Quando c’è un gran casino, un cambiamento improvviso di condizioni primarie, una reazione totalmente imprevedibile, la prova del nove è quasi sempre la stessa: cherchez la femme.

Più precisamente les femmes, in questo caso, perché per rendere il tutto ancora più esplosivo, oltre a una figa qui ne sono presenti due in competizione. Appartenenti a due femministe per giunta. In un paese con leggi del cazzo. Paese occidentale, quindi galoppino degli Stati Uniti.

Julian, non ti poteva andare bene, su, hai azzardato troppo. La prossima volta ti suggerisco una serata a base di pippe e film di Eva Henger. No woman? No cry!

Ma lui niente.

Anna Ardin, la viKistronza1

Anna Ardin, la viKistronza1

Conosce, letteralmente e biblicamente, prima una tipa, autrice, tra l’altro, di scritti del calibro di “come castrare il vostro ex se vi ha fatto incazzare” o “distruggere per sempre la vita di un uomo solo perché non vi vuole più tra le balle”, e poi anche un’altra.

In fin dei conti è belloccio, è famoso, è un giornalista con i counterdicks e non sta facendo niente di illegale. Giusto?

Sbagliato.

Julian si dimentica del consiglio della mamma-che-vuole-fare-l’amica (“mi raccomando nini, proteggiti sempre”), lascia il gondone a casa, e decide di cavalcare a pelo come al Palio di Siena.

Ecco, questo può sembrare un dettaglio morboso ma è fondamentale ai fini della storia, perché nel diritto penale svedese il sesso consensuale non protetto è assimilato allo stupro, anche dal punto di vista dell’erogazione della pena. Oh yes, sistema giudiziario libero e selvaggio.

Praticamente le due stronzone, una volta saputo che Assange aveva avuto un rapporto sessuale con entrambe, si sono imbelvite (le famose cagnette a cui è stato sottratto l’osso di deandreiana memoria).

Sostanzialmente è andata così:

Assange incontra a Stoccolma la viKistronza1, che dopo averlo invitato a casa sua e esserselo spupazzato, dà una festa in suo onore e proprio alla festa twitta: “Che bello essere sbronzissima qui con Assange che è un gran bel manzo!”. Messaggio che poi cercherà di cancellare.

Poco dopo la festa della viKistronza1, Assange chiama la viKistronza2, che aveva avuto modo di conoscere in quei giorni, ma con cui ancora non aveva compicciato niente. La viKistronza2 si gasa con gli amici di come lui ci provi con lei e di come lei voglia farselo (pare oltretutto dalle testimonianze che gli amici le abbiano detto “Ma sì vai, lui ci sta a bestia, portatelo a casa e dominalo”, cosa che lei ovviamente fa).

Sofia Wilén, la viKistronza2

Sofia Wilén, la viKistronza2

Ecco, the day after the fattaccio, viKistronza2 si pente di aver fatto sesso non protetto, e come un’adolescente dopo un festino di classe turbolento chiama viKistronza1 (che sapeva aver ospitato Assange, senza sospettare però un rapporto di trombamicizia) confidandosi.

Le due scoprono di aver fatto sesso con lo stesso uomo a poche ore di distanza e si incazzano.

Ecco, una donna normale a questo punto può reagire in due modi: 1) E sticazzi? Avevo voglia di farmi una sacrosanta scopata, me la sono fatta e ci sono stata di lusso. Quello che fa lui con le altre non mi riguarda. 2) Ma pensa te che stronzone, mi ha illusa, io credevo di piacergli davvero, invece poi va con tutte le zoccolette che gli capitano a tiro, la prossima volta me la cucio e ci penso bene prima di invitare un piacione in casa mia.

Ma non loro.

Loro decidono per il V per Vendetta, V per ViKi, V per Vagina, V per Vendetta della ViKi Vagina.

Vanno a una stazione di polizia dove c’è una poliziotta amica della viKistronza1 che consiglia alle due isteriche di denunciare Assange per stupro, dal momento che non ha usato il preservativo, e dal momento che la legge sulle molestie sessuali in Svezia è stata scritta da Luca Giurato.

Ecco, io credo che una volta che si è risaputo in giro che c’era di mezzo Assange, i servizi segreti svedesi abbiano confabulato con quelli americani, abbiano pagato profumatamente le due femministe-dei-miei-coglioni, e abbiano montato su un casino spaventoso, rendendosi conto del culo che avevano avuto: eccola l’australe comare che sputtana tutti su pubblica piazza, ora ti si fa passare la voglia.

conformityMi ricordo che parlai con un paio di viKi di questa faccenda, i quali risposero “Eh ma se loro hanno detto che lui le ha violentate, sarà vero”… questo per farvi capire come funziona la mentalità viKi. Io credo che neanche i berlusconiani dicano “Eh, ma se lui pensava che Ruby era la nipote di Mubarak, sarà stato vero”.

No, mi rifiuto di crederlo.

Io credo che la nostra mentalità sia più “E’ ricco, potente, si vuole trombare le diciassettenni e se lo beccano spara cazzate per salvarsi il culo. Lo farei anche io”. Ma di sicuro nessuno crede a queste fregnacce, neanche chi le giustifica.

La dolce e ridente Svezia, democratica come era democratico il duce (e sì, anche se è antonomastico io “duce” lo scrivo minuscolo) ha approfittato di una situazione d’oro per levarsi un sassolino particolarmente rompicoglioni dalla scarpa, sicuramente perché gli americani, amiconi degli svedesi (basti vedere l’adesione al programma NATO Partnership for Peace, dove “peace” è un eufemismo che significa “war”) avranno detto: “Biondi, fate un po’ qualcosa perché a noi Assange ci sta sul cazzo”.

Senza contare che, come Assange stesso ha fatto notare, tutto questo casino è scoppiato quando WikiLeaks stava per pubblicare un bel malloppone di documenti sull’Afghanistan (dove la Svezia ha le sue brave truppine, peraltro).

Ecco, ma io ora voglio dire… si sa che stiamo in un mondo di merda, governato da un sistema di merda, non c’è nessuna novità.
Ma che tu biondomondo voglia prendere per il culo tutti dicendo che sei pacifico, socialdemocratico, buono quant’altri mai, ecco… piantala. Sei uguale a tutti gli altri. Quindi che tu faccia il visino contrito per il sequestro di Abu Omar a me mi sta anche bene, perché è una cosa che fa schifo, ma poi non cercare di nasconderti dietro ad uno stupro che non c’è mai stato, perché le due viKivaKKe erano straconsenzienti.

Ed è la stessa situazione. Ovvero siamo paesi con una sovranità farlocca, perché quando la CIA ci si mette ni’mmezzo ecco che stiamo tutti boni a pecora (vi ricordate la storia per cui l’aeroporto di Arlanda, vicino a Stoccolma, veniva bellamente usato dall’agenzia di spionaggio americana per la deportazione di sospetti terroristi islamici, no? Tutto il mondo è paese).

E anche te popolazione svedese, ogni tanto pigia play, perché il tuo governo è una merda come quello di tutti gli altri paesi del mondo, dal momento che è il sistema il problema e non le ‘mele marce’ come ogni tanto vogliono farci credere.

Bradley Manning, la gola profonda di WikiLeaks. Torturato con isolamento, incatenamento e deprivazione di sonno dalle autorità militari statunitensi.

Bradley Manning, la gola profonda di WikiLeaks. Torturato con isolamento, incatenamento e deprivazione di sonno dalle autorità militari statunitensi.

Ma la cosa ancora più ridicola, è che Assange, che si trovava in Gran Bretagna quando è stato arrestato (Gran Bretagna, altro paese noto per essere democratico fino, pensate, dai tempi in cui colonizzava tutto il mondo), quando la Svezia ha chiesto l’estradizione, ha anche detto: “Va bene, io in Svezia ci vengo, e mi sottopongo anche a questo grottesco processo per uno stupro che non ho commesso, però voi garantitemi che non mi mandate a viva forza negli Stati Uniti perché lì, sapete com’è, per lo spionaggio rischio la sedia elettrica o la tortura, come Bradley Manning”.

No, la Svezia non ha garantito proprio un bel nulla, perché gli Stati Uniti devono aver detto: “cara Svezia, siccome il massimo che puoi fare è catapultarmi addosso tutte le tue polpettine di merda, mentre io con una sola delle mie armi nucleari ti polverizzo la popolazione prima che tu abbia finito di dire ‘libreria Billy’, vedi di farmi avere l’australiano appena ci metti le mani sopra”.

E allora Assange ha bussato alle porte dell’ambasciata dell’Ecuador a Londra chiedendo asilo politico. L’Ecuador lo accoglie, gli prepara un tè e un bagno caldo e gli concede lo status di rifugiato politico (anche perché diciamocelo, un po’ di ruggine con gli yankees ce l’ha, e quindi Assange all’Ecuador gli garba parecchio).

Gli inglesi allora cosa fanno? Minacciano un blitz all’interno dell’ambasciata! Roba da fantascienza! Nel senso, una violazione estrema del diritto internazionale all’immunità delle sedi diplomatiche, e per cosa poi? Per due tardone di ‘sta minchia che frignano come i coccodrilli pentendosi di non sapersela tenere nelle mutande?! Ma c’è chi davvero ci crede a queste puttanate?

Comunque sia, anche la regina Betty Boop deve essersi resa conto che era un po’ troppo dichiarare guerra all’Ecuador, e quindi ora Assange è lì, rinchiuso, che aspetta che questo mondo diventi un po’ più ragionevole per poter mettere il naso fuori.

Aspetta e spera, Julian.

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

  • 500 gr. di filetti di pollo
  • 150 gr. di bacon
  • 2 banane
  • 250 ml di panna fresca
  • 2 dl di salsa chili
  • 85 gr. di arachidi sgusciate e salate
  • 400 gr. riso Basmati
  • 200 gr. di insalata

PREPARAZIONE:

Fare a pezzettini abbastanza piccoli il pollo e il bacon e passarli per qualche minuto in una padella antiaderente.

Quando la superficie dei pezzettini è abbastanza dorata metterli in una pirofila e ricoprirli di rondelline di banana.

Montare la panna, mischiarla alla salsa chili e versarla nella pirofila in modo da ricoprire tutto.

Spolverare con le arachidi.

Cuocere nel forno precedentemente riscaldato a 225 °C per circa 15 minuti.

Servire con riso al vapore (o bollito) e insalata fresca.

P.S. consiglio: secondo me se lo fate superpiccantissimo è più buono.

Flygande Jacob pronto!

Flygande Jacob pronto!

Buon appetito!

I.