Köttbullar (prima o poi dovevo), carcasse di cavalli e viKifestival

Sono stata sfidata.

Ebbene sì, al mondo c’è chi osa tanto.

Un mio lettore mi ha perentoriamente ordinato di fare le köttbullar, ovvero le famose polpette svedesi, dicendo anche che di ricette in giro ne ha lette tante, ma lui vuole LA viKiricetta, la unica e sola. E ha detto tutto ciò con un tono talmente convincente che io ho passato tutto questo tempo a cercare su mille libri e a intervistare centinaia di svedesi per trovarla.

Caro Felice, tutto questo è per te, spero di non deludere le aspettative, in caso contrario apprezza almeno lo sforzo.

Le köttbullar stanno alla cucina svedese come gli spaghetti al pomodoro stanno a quella italiana. Ogni svedese le sa cucinare più o meno bene, si trovano in quasi tutti i ristoranti e in casa si mangiano abbastanza spesso. Immancabilmente presenti nel buffet di Natale, si dice siano stati introdotte nella viKicucina da Carlo XII di Svezia, che, in esilio a Istanbul, prese la ricetta ottomana e se la portò a casa.
Poi gli svedesi come sempre, presi dall’entusiasmo, esuberano e vai giù di panna, marmellata di lingon, etc.

Io non le avevo ancora mai cucinate, sia perché questo blog si chiama “nonsolopolpette” e quindi ritardavo il momento della resa dei conti con le polpette, pietra miliare della vikicucina, per licenza poetica; sia perché via vi dico la verità, mi piacciono talmente tanto quelle dell’IKEA che non ne ho mai avuto la stretta necessità.ikea_meatballs

Lo so, dentro le polpette IKEA ci sono i colibatteri, i topi muschiati e i nonni di Varenne, però a me piacciono un casino.
Tra l’altro, a proposito di cavalli & molto poco perspicaci svedesi, ho sentito dire da un viKitizio: “Non capisco perché la gente si lamenti della carne di cavallo nelle polpette IKEA, il cavallo è un piatto molto prelibato e costa anche più del manzo, è come se vendessero oro al posto dell’argento“…

Ecco, io non so se questo biondo dal mascellone inversamente proporzionale alla massa cerebrale scherzasse o dicesse sul serio, ma sono sicura che questa argomentazione è venuta in mente a molte persone, viKi e italiche, per il semplice motivo che l’idiozia è un fattore transnazionale.

E quindi arrivo io con il mio acume a illuminare il vostro brancolare nell’oscura ignoranza.

Antefatto: tempo fa, come ribaditomi anche da un mio lettore, gianvito, un’ispezione alimentare in Repubblica Ceca ha trovato carne di cavallo nelle polpette IKEA (la cui produzione è interamente svedese, i cechi poveracci non c’entrano nulla), che le ha così ritirate dal commercio in ben 13 paesi. L’Italia, che risulta essere al primo posto in Europa per la sicurezza alimentare, ha continuato il lavoro fatto dai cechi, e ulteriori analisi dei Nas hanno comunque mostrato che le polpette equine non provocavano grossi rischi per la salute, quindi trattavasi di ‘sola’ frode.

Eh sì carini, perché se non informi il consumatore sempre di frode si tratta, anche se al posto del manzo ci metti i draghi di Daenerys Targaryen.

E ora rispondiamo al nostro viKiamico con la scucchia, che da solo non ci arriva. Ovvio, il cavallo da ristorazione costa più della wacca da ristorazione (ho il vago ricordo di una pubblicità con uno che diceva “wiwa le wacche”, a voi suona?), quindi sarebbe in effetti molto strano se ci fosse un gombloddo in corso per far mangiare il consumatore in modo più raffinato senza che questo se ne accorga, non trovate?

Ciò si spiega molto semplicemente se invece del cavallo per uso alimentare ci si mettono carcasse di cavalli da corsa.

cavalloculturistaIl cavallo da corsa non è infatti previsto per la macellazione. Anzi, la macellazione del cavallo da corsa è discretamente illegale, e questo perché nell’alimentazione di un cavallo da corsa troviamo ormoni, antibiotici, anabolizzanti e altre cose che aumentino le prestazioni dell’animale fino a farlo diventare il Mickey Rourke dei cavalli. Quindi se ve lo mangiate poi c’è il rischio che defechiate barrette di meitnerio e roentgenio.

Ecco dai, spero che nelle mie köttbullar non ci siano cavalli da corsa. Poi oh, ho fumato quotidianamente un pacchetto e mezzo di sigarette fino a ieri, fare la salutista non mi si addice.

Bene. Riguardo alla ricetta.

Da un punto di vista di cucina filologica, tramite la collazione di varie ricette e lo scarto di evidenti contaminazioni (che di solito però, hanno la tendenza di migliorare il viKicibo, questo va specificato), ho trovato una lectio difficilior ricorrente, che consiste nell’aggiunta di miele, cannella e chiodi di garofano.

Visto che i viKi sono noti per accostamenti strambi (che vi dirò, spesso funzionano benone), ho pensato di essere sulla buona strada e ho deciso di proporre questa ricetta qui.
L’importante, come molte cose in questo mondo, è la dimensione.

In questo caso però la dimensione deve essere ridotta. Molto ridotta.
I viKi ci tengono a specificare che la vera, originale, perfetta, dimensione delle köttbullar è quella di una noce, e più sono tonde, meglio è (ovviamente, per la cottura).

Poi vanno cosparse di una salsa grassa chiamata gräddsås (su cui ho scritto qui, dove ho tra l’altro scritto anche a proposito di IKEA) e servite con patate bollite (o potatismos, detto purè), piselli (o broccoli o anche cetriolini sottaceto), e marmellata di lingon (o mirtillo rosso).

Ecco, e così mi libero del fardello del piatto più conosciuto della cucina viKinga.

Adesso però vorrei specificare una cosa.
Avrete senz’altro notato che lo stile fotografico di questo blog ha attraversato varie fasi: da “gita di prima media con macchinetta usa e getta presa coi punti del Ciocorì“, a “cellulare con fuoco e nitidezza regolabili“, a “ho un i-Pad e spippolo come se non ci fosse un domani e poi miglioro il tutto coi filtrini Instagram”.

Poi è arrivata la fase del “mi avvalgo di un fotografo professionista e vado in culo al mondo”, e qui nonsolopolpette ha fatto il salto di qualità.

Cara Bea, ti ricordi quando (nella fase della macchinetta del Ciocorì) mi apostrofasti con “Ire, carino il blog ma le foto sono una merda” (qui ti detti la risposta)? Bene, PUPPA! (Scherzo, lo sai che ti amo).

E quindi vorrei cogliere l’occasione per ringraziare il fotografo ufficiale di NSP© per l’apparato iconografico del post di oggi sui festival (purtroppo non per la foto del piatto, che come noterete benissimo appartiene alla fase “iPad e filtrini Instagram”, purtroppo il fotografo non c’era) e sfruttare l’occasione per chiedervi secondo voi quanti nella foodblogosfera hanno un fotografo professionista che non solo fotografa i piatti, ma si puppa anche gli avanzi? Ve lo dico io: NESSUNO! Ahahah, tiè!

Bene, tornando a noi.

Little Dragon - Way Out West

Little Dragon – Way Out West. Foto di Gianluca La Bruna gianlucalabrunaphotography.com

Oltre alle polpettine, un’altra cosa molto, molto, molto svedese, sono i festival musicali.

La Svezia ha una fortissima tradizione di musica, tanto da essere il terzo paese esportatore di musica nel mondo (così dice, almeno, e calcolato che sono 9 milioni di persone beh, direi che è tanto). Già vi parlai a suo tempo degli svedesi che dominano le hit mondiali, ma il fenomeno festival è un’altra storia.

Innanzitutto parliamo quasi esclusivamente dell’estate, perché con tutto l’amore per la musica, nessuno andrebbe a vedere dei concerti nel viKiinverno per poi ritrovarsi con le orecchie cianotiche e il moccio al naso stalattitizzato. Quindi da fine aprile verso settembre il calendario svedese è costellato di festivalZ, che possono essere gratis (come il Malmö Festivalen) o molto a pagamento (come il Way Out West a Göteborg).

Ve ne do una carrellata, notate bene che vi do i più famosi nelle città più grosse, se no facciamo notte.

STOCCOLMA:

  • Parkteatern = (giugno-agosto) Ogni giorno. Gratis. Nei parchi di Stoccolma si possono ascoltare concerti, vedere balletti e spettacoli circensi e partecipare agli workshop più vari.
  • Stockholm Early Music Festival = (inizi giugno) Quattro giorni. Gratis. La città vecchia (Gamla Stan) si riempie di concerti di musiche barocche e rinascimentali.
  • Accelerator = (fine giugno) Due giorni. Festival indie-rock frequentato (pare) da ragazzetti più che altro.
  • Stockholm Jazz Festival = (metà luglio ma c’è anche la versione autunnale a ottobre). Una settimana di jazz nell’isola di Skeppsholmen. I concerti partono dal pomeriggio e proseguono la sera.

GÖTEBORG:

Veronica Maggio - Way Out West

Veronica Maggio – Way Out West. Foto di Gianluca La Bruna gianlucalabrunaphotography.com

  • Metaltown = (metà giugno) Tre giorni. Capelloni lunghe, giacche di pelle, borchie come se piovesse e artisti metal della scena mondiale, ci hanno suonato, tra gli altri, i Korn, i Mötorhead, Alice Copper, i Rammstein, Marylin Manson e Cristina D’Avena (no, lei no).
  • Way Out West = (metà agosto) Cinque giorni. Molto costoso ma anche molto bello e enorme, conosciuto in tutta Europa. Dentro il bellissimo parco Slottskogen, concerti dal primo pomeriggio a notte fonda con artisti nazionali e internazionali.

MALMÖ:

  • Malmöfestivalen = Bello. Gratis. Bello. Metà agosto. Una settimana di un milione di concerti gratuiti, sparsi per tutta la città (ma il concerto principale è sempre in Stortorget). Vendono un sacco di cibo per strada e ci sono tipo workshop di cucina, cose per bambini, spettacoli di danza, tutto.
  • Goodnight Sun = Non è un vero e proprio festival ma secondo me è una cosa bellissima. Luglio, dall’1 al 21 ogni sera al tramonto (quindi verso le 21:30) concerti sul ponte Hoppbryggan a Västra Hamnen (il posto è detto “Titanic” perché sembra una prua, e la mia amica Francesca ha anche delle foto molto compromettenti di me e del mio principe consorte che facciamo i cretini come Rose e Jack. Lo so, pensavamo di non essere ripresi).

    Icona Pop - Malmöfestivalen

    Icona Pop – Malmöfestivalen. Foto di Gianluca La Bruna gianlucalabrunaphotography.com

UPPSALA:

  • Uppsala Reggae Festival = (prima metà di agosto). Tre giorni di raggae svedese ma non solo. non ho capito se si paga, quanto si paga, né dove sia esattamente nella città. Seguite il suono dei djambé.

UMEÅ:

  • Umeå Open = Fine marzo. Sei giorni. Costa non eccessivamente ma costa. Fa regolarmente il tutto esaurito. Artisti di tutto il mondo, svedesi e svedesi conosciuti anche in ambito internazionale (es. The Ark).
  • Umeå Jazz Festival = Autunnale, metà ottobre. Cinque giorni in cui nel freddo viKinord ci si scalda a colpi di jazz.
  • Forlorn Fest = Ultimo weekend di novembre (nel nord i concerti gli garbano ghiacci). Musica pestona underground.

ALTRI FESTIVAL IN ALTRI POSTI:

  • Melodifestivalen = (non è estivo, si svolge a febbraio, ma è negli studi televisivi come San Remo, quindi non conta). Competizione, più che festival. Musica commerciale in TV, si vince col televoto, si trasmette sulla televisione pubblica. Cose a cui siamo abituati anche noi, ma andava menzionato.
  • Sweden Rock Festival = a Norje. Prima settimana di giugno. Quattro giorni. Come il nome suggerisce, rock ‘n rooooll. Ci hanno suonato Aerosmith, Guns ‘n Roses, Billy Idol, Europe, Lynyrd Skynyrd, etc.
  • Åmåls Blues Fest = a Åmål. Prima metà di luglio. Quattro giorni di musica bluesettona a oltranza.
  • Hultsfredsfestivalen =  a Hultsfred
  • SIESTA! = a Hässleholm. Primo weekend di giugno. Tre giorni. Il pubblico è prevalentemente nordico (si parla comunque di un casino di gente), con artisti nordici, anche se qualcuno di questi è conosciuto anche a livello internazionale.

    Halkan Balkan - Goodnight Sun

    Halkan Balkan – Goodnight Sun. Foto di Gianluca La Bruna gianlucalabrunaphotography.com

Ecco, calcolate che io ne ho messo solo qualcuno ma ce ne sono in ogni città, ogni giorno, per ogni genere musicale, sempre, ovunque.

La particolarità dei viKifestival è che sono bellissimi.

Indipendentemente dal tipo di musica proposto è proprio ganzo vedere come se la vivono gli svedesi: bambini, vecchietti, donne gravide, pischelli, alcolisti anonimi e meno anonimi, chiunque si gode la musica. E cosa ho notato io è che ognuno di loro se la gode rivendicando orgogliosamente la propria appartenenza a una delle categorie sociali summenzionate.

Mi spiego meglio: a Livorno (e probabilmente non solo lì), vediamo la figura del/della vecchio/vecchia adolescente. 45enni tatuati e pieni di piercing coi capelli ossigenati alle spalle che surfano, o 50enni zoccolone con le minigonne e le ciccine mosce delle cosce che gli ricadono sul ginocchio osteoporotico, che gozzovigliano mezzi briai nei posti normalmente frequentati da gente che potrebbe derivare dai gameti del frutto dei loro gameti, e che parlano e si atteggiano come ragazzini delle medie.

Bene, io di vecchi del genere a Malmö ne ho incontrati pochissimi. Mentre ho invece potuto ammirare in questi concerti parecchie persone anziane danzanti e dignitose, sorridenti e felici di condividere musica e spazi con altri sorridenti come loro.

E così ho visto anche giovani babbi che si portano il marmocchio al concerto di elettronica e ci ballano insieme, che si portano il neonato al sacco munito di cuffione antirumore e se lo dondolano mentre ascoltano il loro gruppo preferito.

E a me questo piace!

Mi piace perché io non sarò mai una che “fa la mamma” (come fosse un mestiere), schiava dei figlioli e priva di una dimensione tutta mia di realizzazione e divertimento, mentre mio marito non fa un cazzaccio nulla e faccio tutto io, così come non sarò mai una vecchia bavosa che si gratta le chiappe, compra il fumo dai bimbetti coi rasta e si siede scosciata sul marciapiede con dei jeans stretti che mostrano un piede di cammello risalente al pleistocene.

Pubblico capelluto in estasi per i Motörhead - Malmöfestivalen

Pubblico capelluto in estasi per i Motörhead – Way Out West. Foto di Gianluca La Bruna gianlucalabrunaphotography.com

I festival in Svezia sono, certo, fatti anche per i superbriai, ma non c’è solo questo. Complice la musica, complici i parchi o le piazze del centro in cui questi concerti si svolgono, si riscopre una convivialità davvero sana (lontana da quella malata delle feste universitarie, ad esempio, dove è invece prassi comune vomitarsi addosso a idrante e non capire una sega, altrimenti sei out), in cui i viKi riscoprono anche una dimensione esterna alla casa.

Perché io credo che il clima influisca sul tipo di socialità: feste in casa, giochi da tavolo, cene lunghissime, serate film, etc. Qui non siamo a Barcellona o a Roma, la vita di piazza in Svezia non esiste. D’estate c’è il pub al massimo, ma non c’è la piazzetta. E d’inverno ci sono solo le case delle persone, quindi o hai amici da invitare, o vivi con qualcuno che ti migliora la vita e ti dà serenità, oppure è probabile che tu finisca a cercare su Google come si fa un nodo scorsoio.

Ecco, nei festival forse si concentra nel giro di 4, 5 giorni un’ansia di stare insieme sotto un comune denominatore che non sia il coma etilico, e io la trovo una cosa splendida.

Via, ora non vi voglio fare piangere, insomma, anche meno. Però se vi capita andateci! A uno a caso! Anche se siete incinte di 8 mesi, anche se avete 93 anni, anche se avete i bimbi piccoli, anche se siete disabili, che qui è tutto attrezzato per migliorarvi la vita, e di sicuro sarà pieno di persone nella vostra stessa situazione che ridono e ascoltano la musica. Magari anche musica di merda. Ma almeno ridono.

Rocchenroll.

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

  • 1/2 cipolla gialla
  • 1 cucchiaio di burro
  • 1 cucchiaio di fecola di patate
  • 1 dl di latte
  • 0,5 dl di panna fresca
  • 60 gr. di pangrattato
  • 500 gr. di macinato di manzo
  • 2 uova
  • 1 cucchiaio di miele
  • pimento (se non lo trovate usate il pepe nero)
  • un pizzico di cannella
  • un pistillino di chiodo di garofano sbriciolato
  • un pizzico di sale
  • un pizzico di pepe bianco
  • un pizzico di noce moscata
  • margarina per cuocere
  • gräddsås

PREPARAZIONE:

Tagliare finissimamente la cipolla e soffrigerla nel burro finché non diventa trasparente. Far raffreddare.

Sciogliere la fecola nel latte mischiato alla panna e aggiungere il pangrattato.

Aggiungere a tutto ciò la cipolla, la carne, le uova, il miele, tutte le spezie e il sale.

Fare delle palline della dimensione di una noce, cercando di farle tutte uguali, altrimenti la cottura verrà un troiaio. Cuocerle nella margarina.

Cospargerle di gräddsås.

Köttbullar pronte!

Köttbullar pronte!

Buon appetito!

I.

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Le älgfärsbullar e il test dell’alce

Nonsolopolpette, ma anche polpette, no?

Anche se le polpette che voglio proporvi oggi non sono delle banalissime polpettacce IKEA style ma delle polpette d’alce, ovvero le älgfärsbullar.

Inizio subito confidandovi nella mia immensa ignoranza che sono andata per un momento in tilt su questa fondamentale questione grammaticale: un alce/un’alce/gli alci/le alci? Bene, prima il buon senso e poi il dizionario mi hanno detto che alce è maschile a meno che non si specifichi che è una donna-alce… Appreso questo mi sono allora venuti i dubbi su un ape/un’ape seguendo lo stesso criterio, ma poi ho pensato: cucinerò mai un’ape per voi? No, quindi chi se ne frega.

Lo so, per voi sarà più o meno impossibile trovare macinato d’alce in Italia, per cui provate ad usare il cervo o il capriolo. Comunque per la ricetta che vi do, l’alce può essere tranquillamente sostituito da ogni tipo di selvaggina, perché serve un sapore forte. Poi è ovvio, non è la stessa cosa, ma insomma, arrangiatevi.

Io ho usato l’alce perché Sua Biondezza mi ha portato un chilo di älgfärs (macinato d’alce) da usare per cucinare qualcosa per il blog, e mezzo chilo lo abbiamo usato, l’altro mezzo è ancora in freezer, ma troverò una bella ricetta per voi.

Alce

L’alce, skogens konung, ovvero “il re della foresta”, è un animale apparentemente dolce e pacioccoso, con le corna piatte, gli occhioni sensibili e la faccia tanto simpatica. Bene SCORDATEVELO.

E’ un po’ come gli orsetti lavatori in Canada, no? Che uno è convinto che siano tanto carini e morbidosi, e si sconvolge quando apprende che lì è buona abitudine sparargli in mezzo agli occhi per mandarli via. E non perché i canadesi siano spietati, ma perché pare che queste bestiacce mordano, facciano un casino assurdo e attacchino le malattie… orsetti fetidi più che lavatori.

Ora, è vero che uno agli alci gli spara anche perché con un alce ci si sfamano 9 persone per 73 anni, ma sto divagando. Il punto è: orsetti lavatori e alci sono cattivissimi.

Lasciamo perdere gli orsetti lavatori di cui non me ne frega nulla in questo momento, ma gli alci, loro sì: lo sapevate che le mamme-alci sono gli animali che uccidono più persone in Canada? Cosa non si fa per i picciriddi. Wikipedia mi fa anche notare che sì sì! Uccidono più persone del grizzly americano! E effettivamente quando senti dire che un pacioccone uccide più di un grizzly, ti poni dei dubbi no?

E anche in Svezia gli alci fanno dei bei danni: siccome in inverno la loro dieta è povera di sodio, vanno ai bordi delle strade per ciucciarsi il sale che i solerti biondi hanno messo per sciogliere il ghiaccio, e allora BAM! Lo becchi con la macchina, e sei morto, prima di tutto perché pesano veramente tanto, e poi perché hanno le gambe lunghe, per cui te lo ritrovi proprio ad altezza-te, e quindi hai poche speranze di cavartela.

Attenti all’alce

Ecco perché i viKi piazzano per le strade i cartelli “Attento all’alce“, che sono diventati un famosissimo simbolo della Svezia, tanto che ogni anno ne spariscono centinaia (gli svedesi a questo proposito tengono a precisare che sono i turisti tedeschi a rubarli).

E allora gli svedesi hanno progettato il “test dell’alce” per valutare la stabilità delle macchine in caso di incontro fortuito con grosso animale peloso. Questo test è da un po’ di tempo che c’è, ma diventò abbastanza famoso quando nel 1997 la Mercedes-Benz classe A fece una figura meschina ribaltandosi quasi subito.

In sostanza il test funziona così: strada asciutta, guidatore molto bravo, manichini in tutti i posti, macchina a pieno carico. Si deve effettuare praticamente uno ‘slalom’ tra due ostacoli (che dovrebbero rappresentare un alce isterico che corre via spaventato davanti alla vostra macchina), sterzando bruscamente da un lato e poi dall’altro, aumentando gradualmente la velocità finché la macchina perde aderenza o cappotta. Una buona macchina arriva ai 70 km orari, una macchina con i controcazzi anche a 80.

La vincitrice dell’ultimo test (tenuto lo scorso dicembre) è la Citroën Xantia Activa V6 -99, che ha perso aderenza a ben 85 km/h, seguono poi 6 diversi modelli di Porsche dagli 82 agli 81 km/h. Le macchine meno resistenti all’alce sono invece la Mazda BT-50 Double Cab e la Ford Ranger Double Cab XLT Limited a pari merito (54 km/h). Anche la Citroën C4 Picasso HDi ha fatto 54 km/h, però era su strada bagnata, quindi aveva l’handicap.

Comunque vabbè, non è che è un test che devi fare per forza, lo fanno in Svezia, in Canada, in Russia e in posti dove gli incontri con gli alci sono frequenti. Per cui per voi italiani che volete comprarvi una macchina: ‘sticazzi del test dell’alce.

Tornando alle nostre polpette e lasciando perdere i test dell’alce, vi dico subito che è una ricetta molto facile e servono poche cose: alce ovviamente, burro come sempre, un uovo e bacche di ginepro.

Importantissimo però è servirle con la gräddsås, il potatismos e la marmellata di lingon, che come vi ho già detto qualche tempo fa, può essere sostituita con la marmellata di visciole.

INGREDIENTI PER CIRCA 16 POLPETTE:

  • 500 gr. di macinato d’alce
  • 8 bacche di ginepro
  • 1 uovo
  • 30/40 gr. di burro per cuocere la carne
  • sale
  • pepe bianco
  • gräddsås
  • potatismos
  • marmellata di visciole

PREPARAZIONE:

Prendere un po’ a pugni il macinato per ammorbidirlo e aggiungere un uovo e le bacche di ginepro spezzettate. Salare e pepare a piacere.

Scaldare il burro nella padella e lasciare rosolare le polpette a fuoco abbastanza basso finché non saranno belle marroni su tutti i lati.

Impiattare accompagnandole con il potatismos, la marmellata e la gräddsås. La salsa potete anche cospargerla direttamente sopra.

Älgfärsbullar pronte!

Buon appetito!

I.

La gräddsås e il magico mondo IKEA

L’IKEA… Cosa sarebbe la Svezia senza l’IKEA?

L’IKEA si presenta tutta bella tranquilla e a tratti paternalisticamente vicina ai clienti (hai ricordato di controllare dove hai parcheggiato la macchina? Ricontrolla o te lo scorderai) nelle periferie di moltissime città italiane. I principi tanto decantati dalla multinazionale giallo blu sono quelli di grande eticità e rispetto dei lavoratori… Ma è davvero così? Non è che ormai MacDonald è diventato nell’immaginario collettivo il paradigma dello sfruttamento folle, mentre IKEA nascondendosi dietro a grandi sviolinate scandinave e legno di betulla fa esattamente le stesse cose ma vantandosi di essere no global friendly?

Ora, io ammetto subito la mia idiosincrasia verso il mondo IKEA: lo stupido letto Fjellse matrimoniale mi si è rotto sotto le chiappe e ciò non ha certo contribuito a farmi amare questa azienda. Prima si sono spaccati due o tre pirulini di legno da incastrare nei buchi (sempre perennemente troppo piccoli), poi si è rotta la stecca al centro della struttura letto, provocando la caduta a domino di doghina per doghina, e poi gli angoli hanno ceduto.

Poi io sono particolarmente coriacea, e gli ho voluto almeno dare una seconda chance, ma sono stata doppiamente frustrata nelle mie aspettative: sono andata tutta bella sorridente (perché in fondo sono svedesi, e ci fidiamo sempre di più, no?) convinta di poter cambiare solo la stecca rotta, ma mi hanno informato che i pezzi non vengono sostituiti, l’unica cosa che si può fare è aspettare che a qualche altro povero stronzo si rompa un letto Fjellse uguale al nostro e sperare che si sia rotto in un altro punto, così IKEA ci farà gentilmente da tramite per lo scambio di pezzi, offrendoci persino di portarceli a casa per la modica cifra di 80 euro (esattamente la cifra che ho invece usato per comprarmi il letto nuovo di Mondo Convenienza).

Bene, grazie a ‘sta minchia, IKEA.

Comunque a parte il fatto che il mio letto è caduto a pezzi, ho molti motivi per avere IKEA sulle balle, ad esempio ideologici: Ingvar Kamprad, aka il signor IKEA, è stato membro del movimento antisemita, nazista, supernazionalista, fascista, Nysvenska Rörelsen, che sostiene in poche parole tutte le puttanate caldeggiate dalle altre centinaia di gruppi associazioni e partiti nazisti in Svezia, e cioè culto del capo, superiorità della razza viKi, negri = merda, mondo brutto ma menomale che la Svezia c’è, etc.

Kamprad visto dai suoi detrattori

Oltre alle idee politiche del fondatore, che alla fine possono interessare poco se avete semplicemente bisogno di un divano, IKEA non ha però una grande reputazione nemmeno per come tratta i lavoratori, al pari di tutti gli altri colossi industriali (ma anche i piccini non scherzano).

In Francia ad esempio pare che IKEA abbia corrotto vari sbirri francesi per farsi fare un bel dossieraggino per ottenere informazioni sensibili sugli impiegati, allo scopo di tenerli meglio per le palle. Comunque proteste sindacali contro il trattamento che IKEA riserva ai suoi schiavetti, e contro gli stipendi ridicoli con cui poi gli schiavetti pretenderebbero pure di campare, ci sono state un po’ ovunque nel mondo, non solo in Francia ma anche in Canada, in Italia, e soprattutto nei paesi del sudest asiatico, dove nelle fabbriche e nei negozi IKEA vengono fatte lavorare donne con orari massacranti per un paio di noccioline al mese. Senza contare che è recentemente stata aperta anche un’inchiesta sul ricorso massiccio ai lavori forzati di prigionieri politici di Cuba e Germania dell’Est.

Anche nel conflitto israelo-palestinese IKEA c’entra: dalle dichiarazioni di un’inviata della Swedish Radio in Israele, IKEA infatti consegnerebbe i mobili negli insediamenti ILLEGALI israeliani ma non nei territori palestinesi occupati della Cisgiordania. Insomma, in questo caso lontani dal cuore, lontani dagli occhi. Prima hitleriano, ora amicone dello stato ebraico… E’ così strano? Forse che anche Kamprad quando si tratta poi di fare affari non fa più differenza, o no? Pecunia non olet.

Insomma vabbè, abbiamo capito che l’IKEA è un postaccio. E certo, non perché siano particolarmente stronzi, è la dura legge del profitto (parafrasando un mix di MaRx Pezzali) ma perché siamo abituati a vedere il male supremo nelle multinazionali americane, e quando le stesse cose invece ce le propinano dei biondini vestiti da Playmobil ci sembra che vada tutto bene.

Invece no, e sto scoprendo l’acqua calda, me ne rendo conto, ma si tende a dimenticarci di queste cose quando si vede il free-refill del succhino di bacche e le bandierine svedesi dovunque.

C’è ad ogni modo all’IKEA un angolino che mi fa dimenticare ogni mio attivismo politico o velleità umanitarista, e che mi coccola facendomi pensare che sì, anche se il signor IKEA fosse una merda, anche se i letti fossero incollati con lo sputo di una bengalese al nono mese di gravidanza alla sua quattordicesima ora di lavoro consecutiva per un padrone che sogna segretamente grandi falò di zingari, comunisti ed ebrei, ammesso e non concesso tutto questo…

Uno dei vari manifesti del movimento Boycott IKEA

il ristorantino self-service svedese sarebbe comunque un cazzo di grande posto.

E’ chiaro che non è cibo svedese da gourmet, ma a me le polpette IKEA mi piacciono un casino. Non tanto per le polpette in sé e per sé che alla fine uno se le fa in casa più buone e sa di non averci messo carne di topo muschiato, quanto per la salsettina marrone che ti ci rovesciano sopra a litrate, ovvero la gräddsås.

La gräddsås sì che ti fa dimenticare the dark side of the shopping.

E’ pannosa (grädd = panna; sås = salsa), burrosa, grassosa, carnosa, e sta bene su TUTTO. Ovvio che sulle polpette è la morte sua, così come sulle patate lesse. Però secondo me sta bene anche impastrocchiata nel purè, sul pollo arrosto, sul roast-beef, sui würstel, sulle verdure grigliate, sui fagiolini lessi, sul tacchino al curry, sul riso pilaf con l’agnello, sugli hamburger, sui broccoli e sul cavolfiore bolliti… diciamo pure su ogni cosa che non preveda pesce o pasta.

C’è qualcuno che aggiunge la marmellata di lingon (sempre quella dell’IKEA) dentro la gräddsås stessa, ma secondo me è più buona aggiunta dopo. Comunque io vi do la ricetta base della mamma di Jansson, e le ricette di mamma non si criticano mai, quindi se volete metterci anche la marmellata fate vobis, io non l’ho fatto. Una cosa che invece secondo me si può aggiungere senza problemi è la noce moscata che ci sta sempre bene.

La salsa è molto semplice da fare, l’unica cosa è che serve l’estratto di carne che costa abbastanza. Mi raccomando state attenti che non abbia il sale dentro (io una volta ho usato il cuore di brodo Knorr e ho fatto un casino assurdo perché mi è venuta salatissima), comunque l’estratto di carne si trova al Pam. Se proprio non lo trovate usate pure il cuore di brodo ma aggiungetene pochino alla volta, assaggiate costantemente, eliminate la salsa di soia e non salate nemmeno per scherzo.

La mia parte preferita di quando preparo la gräddsås è poi ripassare con il ditino il fondo della pentola nei punti dove la salsina è più densa e vagamente sbruciacchiata. Un gesto di una sensualità prorompente che vi farà apprezzare da tutti. Vi consiglio di farlo al primo appuntamento con un tipo/tipa che vi piace molto, ma facendo molta attenzione a corredare il ciucciamento del dito con un bello schioccone godurioso. Esprit de finesse.

INGREDIENTI PER 3/4 PERSONE:

  • 4 cucchiai di farina
  • 50 gr. di burro
  • 4 cucchiai di estratto di carne
  • 1 cucchiaio di salsa di soia
  • 500 ml di panna fresca
  • sale e pepe q.b.
  • (eventuale latte se volete una salsa più liquida)

PREPARAZIONE:

Sciogliere il burro a fiamma bassa e aggiungere la farina. Mescolare bene in modo da togliere i grumi e aggiungere la panna, l’estratto di carne e la salsa di soia. Continuare a cuocere a fiamma bassissima e aggiustare di sale e di pepe a seconda del gusto. Potete variare la consistenza della salsa aggiungendo più farina per una salsa più densa, o latte per una salsa più liquida. Esprit de finesse.

Gräddsås pronta!

Buon appetito!

I.