Dalahäst, Toscana di Svezia e kolbulle med messmörduppa

Sciao cari.

Voglio partire con una constatazione.

Ho notato che quando scrivo cose che succedono in Svezia che “mi fanno girare gli ingranaggi”, c’è una fetta di lettori che mi dice che sono un’ingrata, che sputo nel piatto dove mangio, che se non mi piace devo tornare a casa mia, perché sono una terùn irriconoscente e non ho diritto a lamentarmi.
Quando invece noto cose della viKilandia che sono ganze c’è pieno di gente che dice che non sono più quella di una volta, che sono ‘diventata svedese’, che il welfare mi ha cambiata, che ho le fette di salmone sugli occhi, etc.

Ora, a parte, ‘un siete mai pieni.itavswe

Ma poi quello che alcuni di voi dovrebbero capire è che non è che io tifo alternativamente uno dei due paesi in un’ipotetica partita Italia VS Svezia, semplicemente la natura mi ha fornito di un paio di begli occhini e di una simpatica corteccia cerebrale, un ippocampo e vari neurotrasmettitori. Quelli che non ho bruciato con le droghe degli anni 2000 li uso per farmi un pensiero critico sul mondo.

E siccome sono italiana ma vivo in Svezia, e siccome entrambi i paesi hanno dei lati belli e dei lati di vera merda, e italiani e svedesi a volte sembrano fare a gara sulle puttanate che combinano, non vedo perché non ne dovrei parlare. E allo stesso modo, non vedo perché non dovrei notare cose che secondo me sono lodevoli. Insomma, non mi paga nessuno a me, non ho il dente avvelenato con nessuno dei due paesi: in uno ci sono nata io, in uno ci è nato mio figlio.

Comunque, sempre per precisazione, sentitevi liberi di commentare se non siete d’accordo su ciò che dico (o anche se siete d’accordo), c’è un sacco di gente che è passata e passa da qui dicendo di non essere d’accordo.
Io rispondo a tutti, anche a quelli che mi mandano in culo. Ho censurato soltanto due persone nella storia del blog: un pazzo che dice che la mafia è un’invenzione della sinistra italiana, che le donne svedesi sono allupate per, e cito letteralmente, “i cazzi negri”, che nella bibbia ci sono le risposte che cerco e che non capisco nulla perché non studio teologia (che lo si sa, apre la mente); e un’altra tizia simpatica come un prolasso rettale che ha dato manforte al pazzo di cui sopra dicendo appunto che il welfare mi ha cambiata, che sono un’italica traditrice al soldo del depigmentato popolo.

Ora, quest’ultima potevo non censurarla in effetti, ma la sezione “commenti” sul post dei diritti gay era diventata come uno sketch del Bagaglino, e quindi ho provveduto a censurare ogni ulteriore commento che non approfondisse il dibattito.

Oggi faccio un post neutrale perché mi avete rotto i coglioni. No scherzo, ma perché volevo parlare di una cosa svedesissima.

E non c’è niente di più svedese del cavallino rosso.

DalahästTalmente svedese che io me lo ricordo addirittura da un film (che a me è parso una mmmerda, tra le altre cose) chiamato Quelle strane occasioni e formato da tre episodi, tra cui uno di nome appunto Il cavalluccio svedese.
La morale dell’episodio che richiama la viKinghia è fondamentalmente che le svedesi sono tutte bottane, e che la struttura sociale della Svezia è assimilabile a quella dei bonobo, ovvero si fotte in continuazione.

Questa perla cinematografica del ’76 (no ma nel senso, ci sono Nino Manfredi, Alberto Sordi, Stefania Sandrelli, etc., quindi forse sono io che non comprendo l’arte) contribuisce al noto e tuttora in auge misunderstanding sull’intensa attività sessuale dei viKi. Ecco, gente, fatevene una ragione, gli svedesi non sono tutto ‘sto popolo di trombatori. Se volete visitare la Svezia per carità, paesaggi bellissimi, piste ciclabili, laghi, fiumi, foreste, anche il cibo non è male, ma insomma, se volete ruscolare io vi consiglio altri lidi. Nemmeno in trombonave pare ci sia trippa per gatti.

Ad ogni modo, questo preambolo per dirvi che il cavallo svedese è come per noi il mandolino (che anche qui poi avrei da dissentire, io non ho mai conosciuto nessun italiano che suonasse il mandolino).

Come un sacco di cose per cui è conosciuta la Svezia, e che tra breve vi illustrerò, il cavallo svedese viene dalla Dalecarlia, in svedese Dalarna. Bellissima regione il cui nome letteralmente significa “le valli”, il Dalarna è visitato per le sue valli (manco a farlo apposta), le montagne, le foreste, i laghi, le distese di meli e le casine rosse (questa è una delle cose tipicamente svedesi che è in realtà tipicamente del Dalarna).

Una cifra esorbitante di svedesi che ho conosciuto va regolarmente in Dalarna a sciare, molti di loro ci vanno occasionalmente a pescare nei laghi, insomma, chiunque è stato almeno una volta in Dalarna. Credo sia la regione preferita per quanto riguarda il turismo interno, tanto che il mio amico Gustav mentre lo interrogavo incuriosita sul viaggio (in Dalarna) che stava per fare, me l’ha descritta come “la Toscana della Svezia: se sei svedese e non sei mai stato in Dalarna sei stronzo”. Ecco, io da toscana mi sono inorgoglita, e da immigrata in Svezia mi sono decisa ad andare in Dalarna il prima possibile.

Dalarna

Torsång, Dalarna

In Dalarna va un casino il sulky, della cui esistenza sono venuta a conoscenza una manciata di secondi or sono. In italiano è detto “sediòlo”, sineddoche per definire le gare di trotto, indicando tecnicamente soltanto il carrozzino leggero a due ruote su cui sta il conduttore, che immagino sarà piuttosto imbarazzato nel praticare questo sport.
Anche la Vasaloppet è molto importante, maratona sciistica che commemora Gustavo Vasa, di cui ho parlato qui.

Nei pressi del capoluogo dalecarlico, la città di Falun, c’è la Falu koppargruva, area estrattiva particolarmente importante perché pare che vi si producesse rame fino addirittura da prima dell’anno mille. Essendo stata una delle più importanti aree minerarie del mondo per un casino di secoli è patrimonio dell’umanità riconosciuto dall’UNESCO (tra l’altro, il vostro fact of the day: l’Italia vince per patrimoni UNESCO con 51 siti, segue la Cina con 48 e la Spagna con 44. Sapevatelo! Su Rieducational Channel!).

Ma tornando al discorso di prima, le cose dalarnesi che sono conosciute ai più come svedesi tout court, sono:

  • le summenzionate casine rosse: questo rosso particolare (rosso Falun) è una tinta che deriva dalla zona di Falun appunto per le miniere di rame. Pare che i componenti di questa tintura siano particolarmente efficaci nel preservare il legno. La ricetta di questa tinta, se per caso vi prendesse una voglia irrefrenabile di tingere di rosso Falun una lignea baita in una campagna a caso è: acqua, farina di segale, olio di lino e residui minerari delle miniere di rame di Falun
  • la musica folk tradizionale con arpe, violini e quant’altro che io AMO profondamente. Non folk come Bob Dylan, che pure quello mi garba assai, diciamo folk come Enya, però senza tutti i fronzoli mistici che quando l’ascoltate avete l’impressione di aver subito uno stupro di gruppo da un’orda di elfi.
  • il costume tradizionale femminile: o Sverigedräkten. Diventò molto di moda in Dalarna e fu poi ripescato col tempo diventando costume tradizionale. Capita che le fancazziste di regina e principesse si concino con questo troiaio in qualche occasione ufficiale. Per approfondimenti sui reali svedesi, e soprattutto sul mio spirito antimonarchico, vedi qui.
  • sta minchia di cavallino rosso: continua la lettura per un pippone sul cavallino.
Phetide reali in abito tradizionale (che può indossare solo chi è waginamunito)

Phetide reali in abito tradizionale. Notate la perplessità della nana reale.

Il cavallino, o Dalahäst (Cavallo Dala), rosso Falun pure questo, era in origine un giocattolo per bambini intagliato dai montanari dalarnesi, che di inverno, con 92 ore di buio al giorno, giustamente si sfracellavano i maroni e vai giù di cavallini.

Durante il XIX secolo la produzione di cavallini diventò un’attività economica molto redditizia per il Dalarna, tanto che intere famiglie sopravvivevano grazie al commercio di cavallini (oh, sembra una barzelletta). L’arte dell’intaglio e della decorazione veniva pertanto trasmessa solennemente di generazione in generazione.

Le decorazioni sul cavallo sono fatte con uno stile pittorico che si chiama kurbits, ovvero si dipinge con due colori sullo stesso pennello, che viene ruotato in modo da creare questi motivi.

Sia la forma del cavallo (più o meno tarchiato) che il motivo pittorico sono distintivi di un particolare paesino e addirittura dei singoli artisti.

Ogni cavallo, creato artigianalmente in legno di pino, è realizzato da almeno 9 diverse persone. Perfino i ciocchetti di legno da cui verranno ricavati i cavallini sono segati a mano.

Me cojoni.

Ecco perché costano una frana di quattrini. Ma no, dico, robe disumane. Robe che ti viene voglia di dargli fuoco, a tutti quei bei cavallini. O forse questa voglia ce l’ho solo io che sono cattiva d’animo.

Comunque ecco, i dalarnesi, dalecarlesi, dalesi, inventano un branco di cose ma in quanto a cibi tipici il Dalarna è carente. Non tanto per la qualità, non saprei dirvi, ma è stato piuttosto difficile trovare un piatto tipico di questa regione.

Dopo tanto cercare però l’ho trovato. Si chiama kolbulle med messmörduppa ed è uno stufatino con bacon a cui si accompagna una specie di pancake di orzo (che sarebbe il kolbullekolbotten).

Grazie al formaggio caprino nella ricetta lo stufato risulta particolarmente salato. Ecco a cosa dovrebbero servire i pancake: a stemperare la salinità della faccenda. In effetti, questo è un piatto rusticone e montanarone, anche buono, per carità… però sì, insomma, vi lascia un retrogusto in bocca che vi sembra di aver fatto i gargarismi col mar morto, quindi preparate un boccione d’acqua per evitare la disidratazione.

La ricetta originale prevede due cose che non posso fare:

  1. L’utilizzo di mesost, ovvero una roba che non mi azzarderei a chiamare formaggio, in questo caso fatta con siero di latte di capra, e chiamata quindi getmese. Si può sostituire con ricotta di capra o altra roba caprina. Ovvio che non è lo stesso, cari i miei sapientoni. Se non vi va bene facciamo così, andate in (culo, no scherzo) Dalarna, prendete questo pidocchiosissimo getmese e fatevi la ricetta, io cerco di venirvi incontro.
  2. La cottura per mezzo di fiamma diretta. Ecco, in Italia schiaffate la padella sui fornelli et voilà, le cose sono più buone, si cucinano più facilmente, e si evita uno spreco di energia elettrica enorme. In Svezia la fiamma diretta è come dio: un si vede mai, ma ti deve far paura lo stesso. Tutti si cagano della fiamma libera, invece delle candele usano perfino i lumini da morto alle finestre. Io avrei voluto tanto cucinarvi tutto ciò con la fiamma libera, ma capitemi, non posso mettermi a fare le prove medievali di Masterchef in cortile, ho usato i fornelli elettrici.

INGREDIENTI PER 4 PERSONE

Per 8 pancakes:

  • 2 dl di farina 00
  • 2 dl di farina di orzo
  • 1 uovo
  • 2,5 dl di acqua
  • 2 dl di latte intero
  • burro per imburrare la padella

Per lo stufato di maiale:

  • 250 gr. di bacon
  • 2 dl di panna fresca
  • una tazzina da caffè di latte intero
  • 200 gr. di ricotta di capra o formaggio caprino abbastanza molle
  • pepe nero q.b.

Preparazione:

Preparare l’impasto dei pancakes mescolando le farine con l’uovo, e aggiungendo l’acqua e il latte. Sbattere con le fruste elettriche.
Imburrare una padella e cuocere i pancakes a fuoco abbastanza alto.
In un’altra padella soffriggere il bacon, poi aggiungere la panna, il latte e la ricotta e far cuocere per 5 minuti a fuoco vivace. Abbassare la fiamma e far sobbollire per circa 30 minuti, finché lo stufato non si sia ritirato.
Versare lo stufato sui pancakes, spolverare con pepe e servire.

Kollbulle med messmörduppa pronto! Foto di Gianluca La Bruna - www.gianlucalabrunaphotography.com

Kollbulle med messmörduppa pronto! Foto di Gianluca La Bruna – www.gianlucalabrunaphotography.com

 

Buon appetito!
I.