Pappaledighet, mammi, parità dei sessi. Essere padri in Svezia e mandelmassa.

Ciao cari i miei turisti della democrazia, come state? Oggi si parla di paternità.

Non ho mai voluto scrivere sulla paternità in Svezia per pure questioni ideologiche. Perché ho sempre pensato che “oh, in ogni parte di mondo conosciuto i figlioli si fanno in due, anche se poi si soffre solo noi femmine; anzi, proprio in virtù delle sofferenze gravidiche, il tu’ figliolo appena è nato te lo puppi”.

Però adesso che sono mmmadreee, e sono una terrona in viKilandia, ammetto che ci faccio molto caso alle abitudini genitoriali. E soprattutto alle differenze.

dottorepanciaDunque innanzitutto, e ciò vale per madri e padri, qui la situazione è molto più shanti che in Italia. Ammetto che i controlli sanitari durante la gravidanza in Svezia lasciano molto a desiderare. Ne ho già parlato qui, e io non sono assolutamente ipocondriaca, né a Livorno si dice “fiósa”, ovvero una che scassa la minchia sulle sue condizioni di salute. Niente affatto. Mi presento dal dottore con il mio teschio in mano o solo se sono già entrata in rigor mortis, altrimenti i dottori non li bazzico.

Però una sola ecografia in 9 mesi a 18 settimane, e nessuno che ti voglia ginecologicamente ispezionare la frilli, a me sembra significhi che il sistema sanitario svedese ha i braccini eccessivamente corti. E in questo la gravidanza nel Granducato, come ho a suo tempo affermato quando ho ottenuto il titolo di duchessa, caa in testa alla Svezia e porta tre.

Però una volta che il nano è sfornato, scusate ma qui è molto più a misura d’uomo.

A mio modesto parere ad un infante servono tre cose per crescere bene: buona salute, buone abitudini e buon ambiente psichico. Quest’ultimo secondo me è molto importante e direttamente proporzionale alla rompicoglionite da cui sarà affetta in futuro la vostra progenie.

In Italia vige la paranoia. Coprire il bimbo con 38 gradi all’ombra perché il ‘colpo d’aria’ è sempre in agguato; cremine dovunque su ogni pippolo perché potrebbe essere una rarixima malattia tropicale che anche dr. House avrebbe problemi a diagnosticare; il bimbo deve essere sempre di tra i coglioni perché va monitorato a vista, tante volte morisse nel secondo in cui non lo stai guardando; se il bimbo piange, tragedia, va preso in collo perché ha bisogno di attenzioni.

Ecco. No. Un bimbo cresciuto così cresce male. E se cresce scassaballe te lo sei voluto.

helenlovejoyIo e il mio ragazzo (tra l’altro, dice che quando hai un figlio il tuo partner va chiamato ‘compagno’ perché ‘ragazzo’ sta male… a me ‘compagno’ mi sa di vecchia fricchettona coi peli sotto le ascelle, quindi continuo a chiamarlo ‘ragazzo’) siamo stati l’estate scorsa ad un matrimonio. Il matrimonio si è tenuto nell’unica chiesa non fresca in Italia, e fuori c’era una pinetina con un bel venticello, dove all’ombra si stava abbastanza freschi (compatibilmente con la fine di luglio a Livorno). Il nano dormiva nel passeggino, noi cosa facciamo ovviamente? Lo lasciamo dormire beato all’ombra con l’arietta sollazzante e gli uccellini cinguettanti, ed entriamo nella fornace ardente per vedere il matrimonio.

Scandalo.

Capannello di gente preoccupata perché “ommioddio un bimbo da solo, chi sono quegli scriteriati che non se lo sono suturato addosso?! Povera creaturina!”. E hai voglia a spiegargli che è NORMALE, ti senti sempre gli sguardi di disapprovazione sul collo. Disapprovazione che, va da sé, io rivolgo ai loro paranoici metodi educativi che creano bimbi insicuri e divorati dall’ansia.

Questo accade in Italia. In Svezia vai a fare shopping e lasci la carrozzina fuori.

Ma si sa, in Italia ci sono gli zinghi che notoriamente rubano i pupi (irony alert).

E vabbè.

congestionebagnoIn Italia ci sono pediatri che dicono che la piscina ai bimbi fa male per il cloro, che rischiano i funghi, che rischiano le malattie, che rischiano di prendere freddo quando escono, che rischiano la congestione… Ecco a tal proposito, quelle tre ore de mmmerda che vi facevano aspettare dopo pranzo al mare, vi ricordate? Le tre ore in cui fantasticavate stragi di massa solo per poter fare un cazzo di tuffo?

Bene, quelle tre ore non servivano a NIENTE. Nessuna evidenza scientifica di pranzo + acqua = morte con cui ci hanno fatto terrorismo psicologico da piccoli. Basta evitare di mangiare il cinghiale in umido a Ferragosto per poi cospargersi di ghiaccio mezz’ora dopo, ma con un tramezzino e una susseguente sciacquata di palle in 30 centimetri di mar Mediterraneo no, non c’è nessun rischio di morte prematura.

Il bimbo ha la tosse? Pediatra. Il bimbo ha un puntino rosso? Pediatra. Il bimbo piange? Pediatra. Il bimbo ha una crosticina? Pediatra.
Esami clinici inutili, visite continue, peso del bimbo continuamente monitorato per vedere se cresce, radiografie ad minchiam. Gesoo.

E poi lo svezzamento! Dio che ansia! Pesche no, ciliegie no, cipolle no, aglio no, funghi no, pesce no, crostacei no, spezie no, pepe no, erbe aromatiche no. Ogni nuovo cibo che si vuole introdurre va sottoposto al pediatra che fa pollice verso tipo imperatore romano e stabilisce le sorti del pranzo del vostro nano.

Qui col cazzo.

Qui il concetto è che col bimbo ti devi divertire, e lui verrà su bene. Se piange lo deve fa’, è il suo lavoro. La cosa importante è stare coi bimbi ma non annullarsi per loro. Quello sì che fa male, malissimo. E io non potrei essere più d’accordo.

E la cosa che comunque va specificata, è che queste paranoie dannose in Italia ce le hanno essenzialmente le madri. Ed è concesso loro questo comportamento perché alla fine delle fatte fini i figlioli ce li hanno loro sul groppone.donnaschiava

Li nutrono loro, li lavano loro, li mettono a letto loro, etc. I padri ci giocano ogni tanto, fanno due boccacce, due versi, e poi tornano a leggere il giornale.
Mi verrebbe da chiedermi come funziona nelle coppie omosessuali con figli, ma mi scopro così ingenua a volte.

Che in realtà il congedo di paternità c’è anche in Italia. Obbligatorio è un giorno. UN GIORNO. In Svezia sono 60 giorni inalienabili che entrambi i genitori devono obbligatoriamente prendere a stipendio pieno.

Un giorno vuol dire chiamare i parenti, fumare una decina di sigari, andare al baretto a sbicchierare. Ecco cosa fa un padre italiano obbligatoriamente.
E questo è già stato un ‘passo avanti’ introdotto dalla legge Fornero, perché prima non c’era nemmeno questo giorno.

Ah, le scosse culturali.

In Italia dal 2000 con la legge Turco i padri possono stare a casa da 6 a 7 mesi però beccandosi il 30% dello stipendio, che ecco, se sei un metalmeccanico forse forse a occhio non ti conviene.

Ma la questione è culturale.

Sia durante la gravidanza, fino a poco prima di partorire, sia una settimana dopo aver avuto il nano io ho continuato ad andare all’università perché stavo benone, ero solo grassa prima, e solo un po’ stordita dopo, ma stavo alla grandona. La mattina il mio ragazzo stava col pupo perché è un fotografo, e lavora principalmente il pomeriggio e la sera, quindi i nostri orari erano perfetti.

fotografobimboLa gente (italiana) lo trovava divertente.
Ahahah! E cosa fai? Fai da mangiare? Stai col bimbo? Lo culli? Fai il baby-sitter? Fai il mammo?
No, né baby-sitter né mammo. Esiste una parola per indicare tutto ciò: padre.

Mammo? Siccome stai con il bimbo sei una madre ma siccome hai il pisello hai la desinenza in -o? Stiamo scherzando?

Ecco, la cultura comunque si cambia con la coercizione, secondo me. O con la pecunia. Dovrebbe essere obbligatorio o economicamente incentivato stare a casa. Anche perché magari una donna dopo la gravidanza un pochino si vuole riposare, e se la lasciate con un infante sola a casa non si riposa molto. Poi, e quello è anche carattere, ma è anche cultura, diventa ansiosa. E questo cocktail micidiale può diventare tragico: la donna si sposa col figliolo, la coppia non tromba più, il figliolo ti limita l’esistenza invece di accrescertela, e si vive male.

Ho sentito dire che l’arrivo di un figliolo metta a dura prova la coppia. Boh. A me non è successo. Fare le cose insieme, dividere il carico del lavoro e godersi insieme i momenti di tenerezza secondo me invece è stato un collante. E non avere l’ansia soffocante intorno anche.

In Svezia (e anche in Danimarca, Bea e Eli rimembrate ancora?) è pieno di babbi che vanno a fare jogging con la carrozzina, che vanno a prendere un caffè con gli amici col pupo, che vanno al parco con un libro e il pupo, che vanno ai corsi di massaggio neonatale, etc. Probabilmente sono in pappaledighet, ovvero in congedo di paternità.

Allora, la maternità consiste in 7 settimane prima del parto e 7 settimane dopo. Il padre sta 10 giorni insieme alla madre, appena nato il nano.

Poi ci sono i 480 giorni di congedo parentale, di cui 60 appannaggio esclusivo del padre. Il resto dei giorni la coppia se li gestisce come vuole, e poi ci sono i soldi che vengono dati per aiutare i genitori a affrontare le spese che il nuovo nano comporta.

Per nascite gemellari e bambini malati, dipendentemente dalla malattia, ci sono giorni e soldi in più.

Se la donna e l’uomo prendono lo stesso numero di giorni di congedo, ovvero 240 stecchiti a testa, lo stato ti manda un bell’assegno di 2000 e passa euro perché la tua famiglia si sta battendo per le pari opportunità. Yeah.

Perchè sì, in Svezia non è vero che sono più padri che prendono il congedo rispetto alle madri, questa è una gran cazzata: due anni fa eravamo ancora a quote 25% dei giorni uomini e 75% donne.
Però la tendenza è sempre più verso il 50 e 50, vedete? Coercizione e quattrini aiutano a cambiare la cultura.

babbofiglioNon so come funzioni per le coppie omosessuali, ripeto. Però io e il mio ragazzo portiamo due volte alla settimana il nano ad una cosa che si chiama öppna förskola, che sarebbe una specie di asilo gratis in cui te vai col bimbo senza prenotare niente, ti presenti con bimbo e vai; e lì ci sono due signore, che credo siano ostetriche in pensione, che cantano con la chitarra e i nanetti le guardano estasiati. Bene, una canzoncina fa: “Ciao sono con mamma e babbo, che bello avere mamma e babbo; ciao sono solo con mamma/babbo, che bello avere solo mamma/babbo; ciao sono con mamma e mamma/babbo e babbo, che bello avere mamma e mamma/babbo e babbo”.

Oh, può darsi che siano le solite cugiate svedesi del politically correct, che qui non mancano di certo eh (tipo vedi questo articolo); però a me questa è piaciuta. Perché si parte da ‘ste cazzatine qui, dai nani, dalle canzoncine, dalle pubblicità. Perché queste cose ti scavano nel cervello molto più del ‘reato di omofobia’.

Per quanto riguarda i lavori di casa, gente, non ne sto neanche a parlare, perché se passi la tua vita a fare da massaia al tu’ marito non è un problema mio, è un problema, problemone, tuo. E qui sì, sono tendenze culturali, ma secondo me non servono tante politiche, serve rispondere un “Alza le chiappe!” ogni tanto, lavarsi solo la propria roba, cucinare solo per sé, e vedere se quell’altro capisce.

Comunque, la ricetta di oggi è una cazzata facile da cucinare, che perfino tu, uomo lasciato solo, puoi fare! La mandelmassa, una pasta di mandorle alla base di mille dolcetti svedesi (tipo i favolosi semlor) e non. Bona anche infilata nei cornetti. Anche spalmata sul pane, tiè.

INGREDIENTI PER 400 GR. DI MANDELMASSA:

  • 200 gr. di mandorle
  • 200 gr. di zucchero
  • mezza tazzina da caffè di latte intero

PREPARAZIONE:

Pelare le mandorle e frullarle nel frullino. Aggiungere lo zucchero nel frullino e frullare per parecchio tempo, circa 5 minuti, fino a raggiungere un composto compatto e tiepido.

Aggiungere il latte e mescolare.

Mandelmassa pronta! Foto di Gianluca La Bruna - www.gianlucalabrunaphotography.com

Mandelmassa pronta! Foto di Gianluca La Bruna – www.gianlucalabrunaphotography.com

Buon appetito!

I.