Un Gotländsk Saffranspannkaka per Pippi Calzelunghe

La ricetta di oggi è una tipica ricetta regionale del Gotland.

I faraglioni del Gotland

Il Gotland è un bell’isolone del mar Baltico, che pare sia bellissimo, ma io non ci sono mai stata, quindi presumo lo sia ma non so dirvi niente di più. So che il suo paesaggio prevede una specie di faraglioni tipo Capri che sono molto belli, e che ha un casino di specie di orchidee e altre strane piante che crescono solo lì.

L’unica cosa che so per certo sul Gotland comunque, in virtù della mia condizione esistenziale di nerd, è che in quest’isola è parlato un dialetto svedese molto particolare, conosciuto come gutnico, che si ritiene essere la lingua germanica rimasta più vicina al gotico, ormai scomparso.

Un esempio di gutnico è presente nella Gutasaga, una saga sulla storia del Gotland che, come tutte le saghe, inizia più o meno con: “Io sono Pdorrr, figlio di Kmerrr, della tribù di Istarrr, della terra desolata di Kfnirrr”, etc.

Il gutnico è considerato come un ceppo linguistico a sé stante, proprio per degli esiti propri che si discostano dalle altre lingue scandinave antiche; comunque della dissertazione tra lingua e dialetto non sto a parlare, anche perché non c’è nessun criterio linguisticamente scientifico che stabilisca quando una lingua è una lingua e quando è un dialetto (cari i miei amici sardi e friulani)… e come il simpaticone Noam Chomsky sostiene: “Una lingua è un dialetto con un passaporto e un esercito”.

Bene, a parte per il gutnico (che non se lo caga nessuno a dire la verità, nonostante, a stretto livello personale, infilare la parola “gutnico” in una frase mi faccia sentire una spanna sopra gli altri), il Gotland è famoso per la sua celeberrima abitante, Pippilotta Viktualia Rullgardina Krusmynta Efraimsdotter Långstrump, ovvero Pippi Calzelunghe.

Pippi Calzelunghe con scimmia

Per la serie “storie di vita vissuta”, la Pippi fu la prima delusione d’amore di mio fratello, che da piccolo adorava la serie e voleva sposarsi con lei… finché mio cugino gli disse che l’attrice (Inger Nilsson) ormai era già vecchia perché la serie era degli anni ’70. Dopo aver meditato l’impiccagione e aver pianto per mesi, mio fratello se ne fece una ragione e bona lì.

Pippi Calzelunghe (che somiglia vagamente al calciatore John Arne Riise) è il personaggio letterario più conosciuto di Astrid Lindgren, famosa scrittrice svedese di libri per l’infanzia, in onore della quale nel 2002 la Svezia ha istituito un premio di circa 540.000 euro per la letteratura per bambini e per ragazzi. Pippi è una simpatica ragazzina protofemminista: è fortissima, ricchissima, e vive da sola a Villa Villacolle alla facciaccia di tutti, soprattutto a quella dei suoi vicini, due gemellini obbedienti e diligenti, che però non hanno il becco d’un quattrino e devono tornare a casa da mammeta. L’ordine costituito prova a più riprese a infilarla in un orfanotrofio, ma la nostra libertaria lentigginosa semplicemente non ci va. Ha un cavallo e una scimmia che ogni tanto solleva così a caso per far vedere quanto è muscolosa e ganza, e mangia un sacco di schifezze. Insomma, stacci di lusso.

Come nascono poi tutte le storie più belle, le vicende di Pippi erano raccontate da Astrid Lindgren alla figlia prima di addormentarsi. Una volta che si era rotta una gamba e si annoiava a casa, la nostra Astrid decise di raccogliere tutte le storie di Pippi e di farne un libro, lo propose qua e là, e nel ’45 il libro venne pubblicato (e poi nel tempo tradotto in un centinaio di lingue).

Ovviamente, dopo avervi raccontato la storia di Bamse in questo post, avrete capito che gli svedesi hanno tempo da perdere sul criticare i libri per bambini, e anche Pippi non ha fatto eccezione: è immorale, insegna a non obbedire, sfida l’autorità, è emotivamente disturbata, etc. Cose su cui non vale la pena soffermarci, no?

Oltretutto, Pippi, ragazzina solitaria, stramba e forte, si dice abbia influenzato Stieg Larsson per il suo personaggio di Lisbeth Salander, e in effetti nella trilogia questo richiamo è più volte esplicitato, così come quello tra Mikael Blomkvist, protagonista sempre della trilogia di Millennium, e il semi-omonimo Kalle Blomkvist, altro personaggio di Astrid Lindgren, detective bambino molto intelligente, protagonista di una miniserie di libri per l’infanzia.

Villa Villekulla a Visby

Nel libro Pippi, non si sa come né perché, approda a Visby, la maggiore città del Gotland, ed è lì che si ambientano le sue avventure. Visby è sito patrimonio dell’UNESCO in quanto borgo medievale meglio conservato in Scandinavia… dovrò andarci prima o poi. Oltretutto c’è la Villa Villacolle dove la serie fu girata, quindi un tour triste della Casa di Pippi prima o poi me lo farò. Io AMO i tour tristi.

Senza dubbio a Pippi sarà capitato nella vita di mangiare il Gotländsk Saffranspannkaka, piatto tipico dell’isola, ovvero un dolce di riso, mandorle e zafferano da servirsi tradizionalmente con panna fresca montata e marmellata di salmbär, che sarebbe una variante tutta gotlandese del blåhallon, bacca della stessa radice della mora di rovo.

Siccome Wikipedia non mi dà la traduzione esatta in italiano di blåhallon, ho usato la marmellata di more, presumendo che sì insomma, tutte le bacche alla fine sanno di bacche. Inoltre molte ricette ammettono la sostituzione del salmbärssylt, ovvero la marmellata di questa particolare bacca, con mirtilli, o more, o lamponi, o fragole, etc. Quindi, cvd ho sempre ragione io.

La ricetta non è difficile, è solo un po’ noioso aspettare che la sbobba di riso si raffreddi dopo la cottura, perché io ci ho messo un pomeriggio.

Praticamente dovete prima fare un porridge di riso, in svedese chiamato risgrynsgröt, a cui poi aggiungere gli altri ingredienti.

E’ un piatto singolare già da solo. Innanzitutto è molto buono anche senza essere usato come base per il saffranspannkaka (ad esempio, servito caldo sui Pavesini deve starci benissimo), ma poi ha una storia interessante alle spalle.

E’ un piatto natalizio, e non solo in Svezia, ma anche in Danimarca e Norvegia. In Danimarca ad esempio usa aggiungere a questo porridge una mandorla intera, e chi se la ritrova nel piatto si becca un regalo in più, il regalo della mandorla.

La cosa strana (e, a mio modesto parere anche ai limiti del disgustoso), è che questa dolciata assurda (latte, riso papposo, zucchero e cannella), viene servita così normalmente tra i piatti principali del buffet di Natale. Ovvero voi vi fate un bel piattino con: aringhe alla cipolla, prosciutto e mostarda, porridge di riso dolce, polpettine, salmone, etc. Sembra il gioco del “trova l’intruso”, ma tragicamente non lo è…

Io ho provato questa esperienza perché sono curiosa ed è più forte di me azzardare cose no limits. In effetti la sensazione era proprio come ve la immaginate: un sapore che non c’entrava un cazzo con il resto. Però preso da solo a me piace un casino. E’ tipo budino di riso, e io ci ho fatto colazione per tutte le mie vacanze di Natale in Svezia.

Sbobbone di riso bell’e pronto

Diciamo che gli svedesi se la ripassano meglio perché in Svezia questa sbobba viene venduta in dei bei salsiccioni preconfezionati (i viKi non hanno tempo da perdere, e nei loro super-supermercati trovano sempre tutto bell’e pronto), mentre io ho dovuto amorevolmente farlo solo per voi.

Comunque, come vi ho già detto non è difficile, è solo palloso doverlo mescolare e poi, e anche questo l’ho già detto, farlo raffreddare.

In teoria il riso da usare sarebbe il mai sentito nominare “riso glutinoso“, credetemi che la buona volontà per trovare questo tipo di riso ce l’ho messa tutta, ma non l’ho trovato. Ho quindi preso un riso lungo, orientale e profumato che non era il Basmati, ma il riso Jasmine. Il sapore del porridge era uguale a quello che ho mangiato in Svezia, quindi evidentemente andava bene.

Comunque sostanzialmente una volta raffreddato mischiate tutti gli altri ingredienti e infornate. Il risultato è un dolce morbido, niente affatto secco, e strano, perché lo zafferano lo rende innanzitutto giallo e quindi carino, e poi, insomma, lo zafferano nei dolci secondo me è avanti. Anche un altro tipicherrimo dolce svedese prevede l’uso di zafferano, ma non ve lo dico adesso sia perché non è stagione, e poi perché non voglio spararmi tutte le mie cartucce subito.

Ah, vi informo che stavolta NON ho montato la panna né a mano né con il frullatore, ma con le fruste elettriche come tutti i cristiani, evitando così di rovinare un’altra volta il trackpad del Mac, che non era il caso, come feci con la mia primissima ricetta, quella dei semlor

Non sapete quante me ne fa passare questo blog.

INGREDIENTI PER CIRCA 8 PERSONE:

Per il risgrynsgröt:

  • 4 dl. d’acqua
  • 175 gr. di riso Jasmine
  • 1/2 cucchiaino di sale
  • 400 gr. di latte intero
  • 1 stecca di cannella
  • 1 cucchiaino di cannella in polvere
  • 40 gr. di burro

Per il resto dell’impasto:

  • 4 uova
  • 100 gr. di zucchero
  • 50 gr. di mandorle affettate
  • 0,5 gr. di zafferano
  • (eventualmente aggiungere dai 50 ai 100 gr. di latte se il composto fosse troppo denso)

Per farcire:

  • circa 300 ml. di panna fresca
  • 8 belle cucchiaiate di marmellata di more

PREPARAZIONE:

Mescolare acqua, riso, sale e burro in una pentola larga e portare a ebollizione. Bollire con il coperchio per 10 minuti a fuoco basso.

Togliere dal fuoco e aggiungere il latte, la cannella e portare nuovamente a ebollizione.

Fare bollire poi a fuoco bassissimo con il coperchio per circa 40 minuti e mescolare abbastanza spesso (fate attenzione a non bruciarlo se no fa schifo).

Far raffreddare (preparandovi a invecchiare nel tempo che il composto raffredda).

Una volta raffreddatosi il risgrynsgröt, preriscaldare il forno a 175°. Imburrare bene una pirofila rotonda discretamente grande e aggiungere al risgrynsgröt raffreddato le uova, lo zucchero, le mandorle e lo zafferano. (Diluire con un pochino di latte se vi sembra troppo denso).

Mettere tutto nella pirofila imburrata e infarinata e cuocere nel forno per circa 40 minuti, o comunque finché non abbia un bel colore giallo scuro.

Lasciar raffreddare un pochino e servire con panna fresca montata con un pochino di zucchero e marmellata di more.

Gotländsk Saffranspannkaka pronto!

Buon appetito!

I.

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Lo svamptoast, le insalate sataniche e i personaggioni dell’arte culinaria

Per la ricetta di oggi, mi sono basata su, ho preso ispirazione da, ho copiato il signor Per Morberg.

Per Morberg

Morberg, cintura nera di judo, è un attore svedese che ha interpretato, tra le altre cose, Joakim Wersén, il boss del detective Martin Beck nella serie televisiva Beck–Lockpojken.

Il detective Beck è il protagonista di questa serie, tratta dai gialli scritti dalla coppia Sjöwall – Wahlöö, molto apprezzati dal pubblico e dalla critica perché particolarmente attenti a denunciare questioni sociali e a criticare l’autorità statale svedese, schierandosi apertamente contro scelte politiche discutibili e contro primi ministri come Erlander e Palme. Utilizzare il giallo come specchio di denuncia di una società conosciuta solo per i superficiali aspetti di benessere è ciò che ha reso poi famoso il giallo nordico nel mondo (stesso stile di Larsson, Mankell, Roslund & Hellström, & co.)

Bene, Morberg oltre ad avere la faccia da serial-killer, e oltre a recitare, è anche un cuoco. E’ un matto assurdo, non si capisce in realtà se faccia il matto o se sia matto davvero, comunque se lo incontrassi in un vicolo poco illuminato penso che avrei paura. Accoltella cose, urla, lancia altre cose, si arrabbia, sembra un cocainomane, e probabilmente lo è anche, chissà. Comunque ci piace.

Paolo Roberto che fa il figo rivendicando le sue origini italiane, pur mangiando un inguardabile piatto di spaghetti con il cucchiaio...

In Svezia ad ogni modo è frequente passare dal cinema, agli sport violenti, alla musica, etc. per finire ai fornelli. E tendenzialmente i cuochi svedesi sono davvero dei gran personaggioni.

Un altro esempio del genere è Paolo Roberto (sì, se si fosse chiamato Sven Gustavsson sarebbe stato più chiaro che stavo parlando di uno svedese), anche lui passato dalla boxe, al cinema, ai fornelli e anche lui con un ruolo di spicco in un film tratto da un giallo nordico, e che giallo! Paolo Roberto interpretava se stesso in La ragazza che giocava con il fuoco, secondo film tratto dal secondo libro della trilogia Millennium di Stieg Larsson.

Plura Jonsson che cucina vestito da sera

Nella TV svedese appare come cuoco anche Plura Jonsson, patito di hockey, blogger, mezzo scrittore, e soprattutto cantante e leader del gruppo rock Eldkvarn, attivo dagli anni ’70. Questo simpatico panzone nel suo programma di cucina invita artisti dello scenario musicale svedese, se la canta, se la suona e se la mangia, come dimostrato peraltro dalla sua circonferenza corporea, che misura poco meno della linea dell’equatore.

Ma i geni assoluti della cucina svedese a mio parere rimangono i ragazzi del Regular Ordinary Swedish Meal Time, un fenomeno youtube, in cui dei pazzi scatenati cucinano piatti svedesi in modo bestiale. Vi linko il video dell’Insalata Satanica con aggiunta di pasta scotta, così vi fate due risate anche per quello, ma vi consiglio di guardarveli tutti!

Bene, comunque Per Morberg mi ha insegnato a fare lo Svamptoast, piatto che mi ha sempre ispirato ma che non avevo mai avuto occasione di mangiare.

E’ praticamente un toast di funghi, anzi, E’ un toast di funghi (svamp “fungo”, toast “cassapanca”, ah che simpaticona, no “toast”), dove i funghi vengono cotti in padella con burro e panna, e poi adagiati su fette di pane tostato e imburrato.

Sono ottimi da servire tipo bruschette, e se volete farne una versione vegana potete anche cuocere tutto nell’olio ed eliminare anche la panna. Comunque io vegana non lo sono mai stata e mai lo sarò, e la grassata me la sono fatta molto volentieri. It’s up to you.

Sono buoni quando avete ospiti (ma anche no) come aperitivino per spilluzzicare qualcosa, oppure anche da servire come antipasto (come ho fatto io, ammesso che ve ne freghi qualcosa).

Vi do sempre il solito consiglio nel caso voleste atteggiarvi a svenski d’origine controllata: usate i kantareller, in italiano gallinacci, o galletti, o finferli, o gialletti, o garitule (stupidi geosinonimi provocati dai nostri stupidi 8000 dialetti). Sono quei funghi carini gialli fatti a fiorellino, in Svezia vanno un sacco perché ce ne sono tantissimi, infatti i mercati svedesi, sia per tutte queste scatole piene di galletti, che per quelle piene di lingon e di mirtilli, sono sempre coloratissimi.

Comunque sia va da sé che più i funghi sono buoni, più lo svamptoast è buono, e comunque, anche se usate funghi così e così, ricordatevi il potere magico del grasso animale sottoforma sia di burro che di panna: rende buona ogni cosa.

INGREDIENTI PER 5 TOAST

  • 40 gr. di funghi secchi (o circa 350 gr. di funghi freschi)
  • 5 fette di pan Carrè (è più carino se tagliate via i bordi)
  • 1 cipolla bianca
  • 250 ml. di panna fresca
  • 50 gr. di burro
  • sale
  • pepe
  • prezzemolo fresco

PREPARAZIONE

In caso si usino funghi secchi, lasciarli ammollare in acqua fredda per 40 minuti.

Soffriggere la cipolla in circa 30 gr. di burro, scolare bene i funghi, salarli, peparli, e aggiungerli al soffritto. Dovranno essere morbidi e perdere il loro liquido, quindi dovranno stare almeno 15 minuti, forse anche di più, dipende dai funghi. Assaggiateli ogni tanto.

Nel frattempo fate tostare le fette di pane finché non sono belle croccanti ma non sbruciacchiate, e imburratele molto con il resto del burro.

Aggiungere la panna ai funghi in cottura e fate proseguire finché non avranno raggiunto la morbidezza desiderata.

Quando saranno pronti mettere i funghi sulle fette di pane e cospargere con prezzemolo fresco.

Svamptoast pronto!

Buon appetito!

I.