War is not over (at least not in Sweden). I non pacifici viKi, la Guerra di Finlandia e la romsås

Oggi ho deciso di parlare di guerra.

Così, perché agli svedesi gli garba parecchio dire che sono pacifici, che in guerra non c’entrano mai, che sono il popolo più pacioccoso del mondo, salvo poi essere i primi produttori di mine antiuomo, vendere armi a destra e a manca, essere pionieri dell’aeronautica militare nella produzione di caccia multiruolo a decollo verticale di ultima generazione (tipo il simpatico Saab Jag-39 Gripen), finanziare megaindustrie missilistiche in Arabia Saudita e Pakistan (della serie, boia, e poi vuoi processare Assange perché non sei d’accordo su come tratta le donne!), avere l’industria bellica come il primo datore di lavoro privato del paese, essere il terzo paese al mondo per valore pro-capite nell’export di armi dopo Israele e Russia, aver mandato i suoi soldatini in Bosnia e Kosovo, essere stata tra i paesi più entusiasti per la guerra nella campagna in Libia e avere un contingente in Afghanistan.

viKisoldato in Afghanistan. Possiamo notare i classici simboli di pace: bandiera, divisa, mitra, sguardo cattivo, etc.

viKisoldato in Afghanistan. Possiamo notare i classici simboli di pace: bandiera, divisa, mitra, sguardo cattivo, etc.

E ve l’ho già detto ma lo ridico: una testina di minchia svedese che ho avuto la disgrazia di conoscere, quando feci notare che la Svezia era in guerra, mi disse: “Guarda che noi siamo in Afghanistan in missione di pace“. Capito?

Un paese che ufficialmente non fa parte della NATO, ma che ha con la NATO una particolare partnership, per cui partecipa alle sue campagne militari pur senza farne parte.

Il final boss del paraculismo.

Quindi NO. Ho deciso che si parla di guerra, cazzo. Anche se la guerra di cui sto per parlarvi è finita già da un po’ di tempo.

Oggi infatti vi puppate un post storico e magari vi fate anche una cultura sulla storia moderna. Capre!
Si parla della guerra di Finlandia, ovvero quel conflitto che vide la perdente Svezia firmare il Trattato di Fredrikshamn perdendo così ogni diritto sulla Finlandia.
Con buona pace dei finlandesi, penserete voi. Beh, non proprio perché la Finlandia passò sotto il controllo russo, e anche i Russi non sono esattamente dei pezzi di pane, chiedete ai Ceceni.

Ad ogni modo gli eserciti dell’Impero Russo di Alessandro I e del Regno di Svezia di Gustavo IV prima e Carlo XIII poi si fronteggiarono per più di un anno, dal febbraio del 1808 al settembre del 1809.

L’antefatto, come quasi ogni antefatto nella storia europea dell’800, riguarda Napoleone: il nanetto infatti aveva riconosciuto alla Russia ogni sua pretesa egemonica sulla viKinghia, dal momento che questa era alleata con i British, fumo negli occhi per la Francia imperiale.
In questo modo Napoleone sperava che di fronte a un avversario come la Russia (sì ecco, non Guasticce) gli svedesi avrebbero abbassato il crestino, sciolto l’alleanza con il Regno Unito e aderito al Blocco Continentale.

Nano che ha rotto le balle all'Italia prima del duce e di Berlusconi

Nano che ha rotto le balle all’Italia prima del duce e di Berlusconi

Dal canto suo, lo zar puntava alla Finlandia, che ha sempre fatto gola a tutti per la sua posizione superstrategica, i laghi, il death metal, il Nokia 3210, Haikkonen & Räikkönen e Babbo Natale, e ci spostò tutti i suoi carrarmatini del Risiko.

Gli Svedesi, per esprimersi in regali termini, si trovarono allora col culo scoperto, perché il grosso del loro esercito doveva tamponare un possibile attacco al Sud del paese da parte dei Danesi, che erano invece alleati di Napoleone, e che in effetti attaccheranno dopo poco senza però raggiungere nessun cambiamento territoriale, e quindi nessun risultato se non la morte di non so quanta gente (e di cavalli. Nessuno si chiede quanti cavalli in media morivano nelle guerre del passato, chissà).

Insomma, i Russi conquistano la Finlandia meridionale in poco tempo incontrando molta poca resistenza (o provaci te a resistere all’esercito russo? Un po’ come il Tibet che fa il pacifico con la Cina… grazie al piffero, sarei anche io pacifica contro la Cina, capirai).

Ma gli svedesi contrattaccano e riescono comunque a bloccare l’avanzata russa nella Finlandia centrale, vincendo dignitosamente anche qualche battaglia (ecco, non come la resistenza francese della Seconda Guerra Mondiale che è consistita in un mettersi tutti a pecorina e sperare che finisse presto, e poi si vantano anche di averla vinta la guerra, così son boni tutti).

Siamo al punto che i viKi se la stavano anche cavando bene, e poi ecco, non dimentichiamoci che erano alleati con l’Impero Britannico, voglio dire, non l’ultimo degli stronzi, dato che ha colonizzato più o meno tutto l’orbe terracqueo. Era però un’alleanza del menga, perché gli Inglesi ci provarono anche a inviare un contingente nel porto di Göteborg, ma visto che il generale John Moore e il re Gustavo IV si becchettavano come galline, il contingente venne levato di torno e inviato in Spagna, e agli svedesi rimase una misera flottina di sostegno. Questo vi sia di insegnamento: se avete l’Impero Russo che vi vuole menare, magari evitate di sclerare col generale inglese vostro alleato, se no poi è peggio per voi.

Nazioni invase dalla Gran Bretagna (quelle rosse)

Nazioni invase nella storia dalla Gran Bretagna (quelle rosse)

I Russi infatti si inalberano e prendono gli svedesi a schiaffi coi piedi (nonostante una sonora sconfitta nella battaglia di Jutas il 13 settembre) e li obbligano a sgomberare dalla Finlandia.

Dopo queste vittorie però, non si capisce bene perché (dice perché l’inverno era arrivato molto presto in Finlandia quell’anno e il generale non voleva rischiare, ma io sinceramente dubito che un russo a caso si faccia intimidire da condizioni climatiche avverse), il generale russo dal temibile nome di Fyodor Fyodorovich Booksgevden si caga sotto. Esatto. Nonostante si chiamasse Fyodor Fyodorovich Booksgevden. Quest’uomo chiede una tregua.

Lo zar cosa fa allora secondo voi? Si incazza, ovviamente, lo manda a chiamare, gli dice “Nini, non puoi cagarti sotto come la nazionale di Prandelli”, lo caccia e lo sostituisce con Bogdan von Knorring, Knorring come il dado Knorring, a cui rompe le balle affinché la faccia finita una volta per tutte e sbaragli il viKiesercito. Ma anche lui è prudente, se la prende con c-c-comodooo come i Lil Angel$ e aspetta la primavera dell’anno successivo.

Che poi è una primavera solo sulla carta, quella del marzo sul golfo di Botnia, perché dopo l’ordine del generale Knorring le truppe russe marciano sul golfo ghiacciato per andare a divaricare i viKiani, quindi ecco, se in primavera marci su un mare ghiacciato, mi chiedo cosa tu faccia d’inverno.

Mentre i russi son lì che camminano sul mare come Gesoo, a Stoccolma avviene un golpe, perché l’esercito dà la colpa a Gustavo IV di non aver saputo gestire la faccenda con i russi e aver perso la Finlandia, e lo detronizza. Sul trono sale allora Carlo XIII.

I russi intanto si sono divisi in tre frange; una ha preso le isole Åland, una ha preso Umeå, e una si è fermata a 70 km da Stoccolma.

Ma Carlo XIII serve alla Svezia come (e qui cito un leggiadro detto livornese) “il cazzo alle vecchie”. Diciamo che ormai la guerra è persa, il buon Carlo cerca solo di ottenere migliori condizioni di pace e negozia fino alla morte.

Io ora non so dirvi se era meglio se chiamava Samuel L. Jackson per una negoziazione o se alla fine questo era comunque il meglio che sarebbe riuscito a fare, considerata la situazione, sta di fatto che con il trattato di pace di Fredrikshamn la Svezia cede alla Russia la Finlandia e parte della Lapponia (territori che poi la Russia unisce), e poi viene obbligata ad aderire al Blocco Continentale e dichiarare formalmente guerra al Regno Unito.

Insomma, usciti malissimo, poveracci.

“Obladì Obladà” “Quella… vuoi chiudere quella boccaccia? Non Lennon, Lenin! Vladimir Il’ič Ul’janov!”  Trovatemi la -facile- citazione e avrete il mio amore

“Obladì Obladà” “Quella… vuoi chiudere quella boccaccia? Non Lennon, Lenin! Vladimir Il’ič Ul’janov!”
Trovatemi la -facile- citazione e avrete il mio amore

Ma usciti ancora peggio direi i Finlandesi, che dovranno aspettare il grande Lenin, che farà un bel po’ di casino nel ’17 e avrà grane più grosse a cui pensare piuttosto che all’indipendenza finlandese.
Quindi i finnici dichiarano la loro indipendenza, provano per un po’ la monarchia ma (in questo di molto superando in argwzia i viKi) capiscono che è una cagata e dopo una guerra civile diventano nel ’19 la Repubblica di Finlandia che tutti conosciamo.

Così finisce la triste storia della guerra di Finlandia. Con l’esercito svedese che soccombe miseramente.

Il luogo che si considera essere la Waterloo dell’esercito di Svezia nella guerra di Finlandia è Kalix, cittadina svedese del Norrbotten, abitata da poco più di 7.000 anime.

A Kalix si trova una specialità marchio DOP dell’Unione Europea e sarebbe il caviale di Kalix, o Kalix Löjrom. In realtà “caviale” si dice solo rom, il löjrom è più specificamente il caviale di coregone bianco, salmonide molto comune nel Mare del Nord e nel Mar Baltico.

Quello di Kalix è però una roba a sé, perché a causa dei miliardi di fiumi intorno alla città che si riversano in quel tratto di mare (tanto che il golfo di Botnia ha acqua dolce nonostante sia un mare, ecco perché a marzo ci puoi camminare sopra), la carne e le uova di questo pesce lì hanno un altro sapore. Queste acque ricche di oligoelementi come Bromo, Bario (BReaking BAd), Stronzio, Iodio, Selenio, Molibdeno e Litio rendono infatti il Kalix Löjrom unico e ricercatissimo, tanto da essere presente nel menu di quasi tutte le cene del premio Nobel.

Per fare il piatto di oggi, che è la romsås, una salsa a base di uova di pesce, si raccomandava l’uso del caviale di Kalix. Ma siccome io non ho a cena il re di Svezia né un’armata di sapientoni su tutti i campi dello scibile umano provenienti da tutto il mondo, e sono povera in canna, ho deciso di sostituire il caviale di Kalix con delle banali uova di salmone, tanto insomma, ‘sto coregone bianco è un salmonide, quindi va bene.

Questa salsa è ottima su ogni tipo di pesce, soprattutto il salmone, ma è ottima anche per fare degli sfizioserrimi crostini. In questo caso consiglio di guarnire poi il crostino con aneto o erba cipollina, come preferite.

INGREDIENTI PER CIRCA 3 DL DI ROMSÅS (CIRCA 6 PERSONE):

  • 1 dl di panna acida o gräddfil (vi consiglio di dimezzare la mia ricetta)
  • 1 dl di maionese
  • qualche goccia di succo di limone
  • 2 cucchiai abbondanti di uova di salmone (o di coregone bianco di Kalix se ve la sentite)
  • 1 pizzico di sale
  • 1 pizzico di zucchero
  • 1 spolverata di pepe bianco
  • un pochino di aneto spezzettato finissimo

PREPARAZIONE:

Mischiare la panna alla maionese e aggiungere sale, zucchero e pepe.

Aggiungere il limone, le uova di pesce, l’aneto spezzettato e mescolare delicatamente.

Buon appetito!

I.

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En riktig svensk jul (part VII and last); rödbetssallad, Kalle Anka e viKisteria collettiva

E con oggi chiudo la rubricaEn riktig svensk jul” senza aver cucinato tutti i piatti must del biondo Natale, perché mi sto annoiando. A parlare di Natale la mia vena polemica si sta smosciando, e ciò non va bene per niente.
Quindi in culo al Natale, a parlarvi degli altri piatti del viKijul ci penserò l’anno prossimo.

Però vi avevo lasciato a metà di un discorso nel post precedente… vi avevo detto che i viKi alle 15 stecchite del 24 dicembre si piazzano davanti alla televisione, no? E non vi avevo però detto cosa guardano, per obbligarvi a leggere questo molto poco ispirato post (ma tornerò agguerrita, don’t worry).

Bene, allora svelo l’arcano.

Gli svedesi il giorno di Natale si rincoglioniscono a guardare gli spezzoni Disney.

unapoltronaperduePer carità, non ci sarebbe niente di male in astratto… voglio dire, io continuo a diffidare delle persone che non piangono nella scena in cui la mamma di Dumbo se lo coccola tutto attraverso le sbarre della prigione.

Il problema è che è dal 1959 che gli spezzoni sono sempre gli stessi.

Ora, anche noi abbiamo i nostri problemi con Mediaset che sotto Natale ci vomita addosso Una poltrona per due e Mamma ho perso l’aereo, per carità. Però le differenze sono sostanzialmente due: 1) non è che quel giorno stecchito, a quell’ora stecchita, c’è inevitabilmente Una poltrona per due alla televisione, certo come la morte. Boh, magari è il giorno dopo rispetto all’anno precedente, magari un paio d’ore prima… tanto, ad ogni modo, non se lo caga nessuno. E qui si va diretti al punto 2) noi non ci rincoglioniamo in massa a guardare i filmega di Natale. I viKi invece sì.

Io mi chiedo cosa spinga un essere umano adulto e sano di mente ad attendere spasmodicamente una cosa che vede da quando è nato. Però è una domanda che mi faccio un po’ troppo spesso quando rifletto sulla Svezia e sulle bionde abitudini… dovrei forse arrendermi all’evidenza che i viKi sono particolarmente strani, e rinunciare al volerli capire, perché ci vado in paranoia.

Perché appunto, i singoli cartoni sono anche carini, ma mi turba molto la coazione a ripetere che sta alla base di questo curioso fenomeno. E anche il suo carattere massivo.

Non sto esagerando, eh… la media è del 40% di tutta la popolazione svedese. Il 40% è cazzo tanto. Escludete i neonati, i non vedenti, i rincoglioniti, e magari anche chi invece di guardare Paperino tromba, ad esempio (che quasi di sicuro avrà origini straniere).
Secondo me vi rimane un 52% della viKipopolazione. E allora fate che un 10% è sbronzo e non ce la fa neanche a tenere in mano il telecomando (è sempre una percentuale da calcolare nelle statistiche svedesi) e un 2% invece si è sanamente rotto i coglioni e lo boicotta.

tvaddictPensate che nel 1997 più della metà della popolazione si è seduta in poltrona a guardare le strisce Disney. Doveva essere un anno in cui non si aveva un particolare cazzo da fare, perché più della metà è una cifra immane. Sono più di 4,5 milioni di biondi immobili davanti a una televisione, tipo suricati in posizione di guardia.

Questo speciale di Natale Disney si chiama Kalle Anka och hans vänner önskar God Jul (“Paperino e i suoi amici augurano buon Natale”), detto familiarmente solo Kalle Anka, ed oltre ai microcartoni Disney, contiene anche qualche pezzo di Biancaneve e i sette naniCenerentolaLilli e il vagabondoIl libro della giunglaRobin Hood. Poi ogni anno ci aggiungono anche un pezzetto di un Disney nuovo, e quella è l’unica cosa che cambia.

Ecco, secondo me è una cosa disarmante… Posso capire i microcartoni, anche se sono sempre gli stessi. Ma pezzi di film a merda, no. Se io fossi un bimbo svedese protesterei: o mi metti un cazzo di film intero, o mi metti le strisce. Ma i pezzi a caso dei film sono frustranti.

Altra cosa disarmante è il doppiaggio.
Lo so che siete più ganzi di noi perché sottotitolate tutti i film invece di doppiarli, e io per questo davvero vi stimo tanto.
E so anche che siccome i bambini da voi imparano a leggere a 7 anni (con tanto di studi su come faccia male insegnare ai bimbi a leggere prima, e io per questo invece non vi stimo proprio per niente… ecco poi perché nei dottorati di ricerca assumono un casino di italiani e pochissimi svedesi…) voi i cartoni invece li doppiate.

Ma se dovete doppiare, almeno fatelo per bene, Cristo santo. Lo so che siete Germa, ed esprimere le emozioni non è la cosa che vi riesce meglio… ma se magari cambiate un po’ il tono di voce non vi dico sempre, ma almeno nelle coppie minime come allegro/triste, forse il cartone risulta anche più piacevole da guardare, no?

Comunque oh, se ogni anno sbavate sulla tele, vuol dire che vi piace anche così, quindi sto zitta.

Tra l’altro quando negli anni la televisione svedese ha adombrato la temibile possibilità che lo show fosse lievemente cambiato o spostato, ci sono state sommosse popolari, barricate, guerra civile, cadaveri per strada, episodi di antropofagia, etc. etc. quindi è una cosa che DEVE esserci.

kalleankaAlcune frasi di questi cartoni sono diventate persino di uso comune. Addirittura nel Nordiska Museet, la sezione sulle tradizioni ha uno schermo che proietta Kalle Anka (e a proposito di questo, come il mio amico dok mi ha suggerito, un post intitolato “musei del cazzo” io ve lo devo scrivere).

Quindi sì insomma, se fate una vacanza in Svezia sotto Natale, e alle 15 del 24 dicembre non vedete anima viva per strada, sappiate che stanno guardando tutti Paperino. E io vi consiglio caldamente di guardarlo anche voi insieme a qualche viKi a caso, perché potrete avere l’occasione di fare uno studio sociologico: questi biondi impettiti rideranno a battute già sentite ogni anno, reciteranno assieme all’incapace doppiatore frasi che conoscono fin dalla nascita, vi zittiranno in malo modo se oserete fiatare.

Una curatrice del suddetto museo del cazzo, tale Lena Kättström Höök, ha detto: “alle 15 del pomeriggio non potete fare nient’altro perché la Svezia è chiusa. Quindi anche se non lo volete guardare, non potete chiamare nessun altro o fare nient’altro, perché nessuno sarà insieme a voi“… Questa frase sembra quasi minacciosa, oltre che folle.

E per concludere, io vi posto il video dell’ultimo Kalle Anka, così se non avete proprio niente da fare ci date un’occhiata. I commenti li lascio a voi. Io mi limito a ribadire un: in culo al Natale.

La prossima volta si cambia scenario.

Ah, e comunque sia la ricetta di oggi è un’insalata di barbine rosse, grassa, grassissima, ma bona.

INGREDIENTI PER 6 PERSONE:

  • 400 gr. di barbine rosse al vapore (quelle che si comprano già fatte)
  • 120 gr. di maionese
  • 1 dl. di panna acida
  • 1 cucchiaio di mostarda delicata
  • 1 cucchiaino scarso di sale
  • 1 spolverata di pepe nero
  • 1 piccola cipolla rossa
  • 2 mele rosse

PREPARAZIONE:

Mescolare in una terrina la maionese, la panna acida, la mostarda, il sale e il pepe.

Tritare la cipolla finissima, e sbucciare e tagliare le mele a quadratini abbastanza piccoli. Mettere dentro alla salsa.

Sbucciare le barbine, tagliarle a pezzetti che abbiano più o meno la stessa dimensione dei pezzetti di mela, aggiungere al composto e mescolare finché tutto non ha un bel colore rosa.

Mettere in frigo e far raffreddare per almeno un paio d’ore prima di servire.

Rödbetssallad pronta!

Rödbetssallad pronta!

Buon appetito!

I.

La fisksoppa e gli svedesi insospettabili

Ecco, a chi mi avesse detto che la zuppa di pesce era un piatto tipico svedese, gli avrei francamente riso in faccia. Nel senso, io sono livornese, e come direbbe Lino Banfi, sarebbe come parlare di chèzzi a casa dell’inchezzèto.

E invece questi biondacci ci stupiscono ancora una volta…

E vi dirò di più… a me questa fisksoppa (sì ok, vuol dire “zuppa di pesce”, c’era veramente bisogno?!) mi è piaciuta assai, e mi sbilancerò se aggiungo che mi è piaciuta ancora più del cacciucco.

Tra l’altro, approfitto dell’occasione per ricordare ai non-livornesi che a noi livornesi non piace questo dialogo: “Sei di Livorno? Ah! Il CaCiucco”. Bene. NO. Cacciucco ha due “c” innanzitutto, e poi avete anche rotto. Sì lo so, io approfitto dei miei post per litigare con il mondo, ma tanto il blog è mio e faccio quello che mi pare.

Dicevamo… gli svedesi hanno la capacità di essere onnipresenti.

Il cuoco Olaf del Muppet Show

L’ incontro con la Svezia nella vita psichica dell’italiano medio, però, passa attraverso varie fasi evolutive, e avviene più o meno in questo modo: 1) Prima infanzia: “Budibudibudibudi” (cuoco svedese dei Muppets, di cui si ignora la provenienza) 2) Età prescolare: “ma i monti che sorridevano a Heidi erano in Svizzera o in Svezia?” (si insinua il dubbio) 3) Adolescenza pre-ormone: “Seee that giiiirl, watch that sceeeene, diggin’ the daaancing queeeeen” (dai sì, gli Abba sono svedesi, no? Richiesta di conferme) 4) Adolescenza post-ormone: “Svezia = figa” (certezza matematica. Ora si sa dov’è la Svezia, si impara l’inno a memoria, e si programma ogni vacanza che dio mette in terra in questi iperborei luoghi, dove tanto le ragazze non la sganceranno mai) 5) Età adulta: “Vado a vivere da solo” (fase della rassegnazione esperta: mi compro i mobili all’IKEA mangiando le aringhe del self-service e comprando le patatine alla Bottega Svedese, e sì che conosco la Svezia se mi mangio anche le polpette con la marmellata, cribbio).

Per un motivo o per un altro dunque si inizia ad avere la consapevolezza che nel mondo esiste un paese chiamato Svezia.

Quello che però la maggior parte delle persone ignorano è che gli svedesi si espandono silenziosamente nel mondo, soprattutto nel cinema e nella musica leggera.

Questo sarà un post atipico, perché mi impegnerò a sgominare la banda di svedesi in incognito che stanno segretamente tentando di appropriarsi dello showbiz.

Partiamo dal cinema… Volete partire da quelli facili facili? E va bene, vi accontento:

Ingrid Bergman, Anita Ekberg e Greta Garbo, e con questi tre mostri sacri vi ho già spiazzato. Ma per chi mi prendete? Posso fare cotanta presentazione per spararvi tre nomi che sapevate benissimo essere viKi?

C’è anche il buon Max von Sydow, il prete dell’Esorcista che si faceva svomitazzare sulla sciarpetta, Peter Stormare, uno dei nichilisti del Grande Lebowski, e Alexander Skarsgård, famoso (dice, ma io sono out) per essere il vampiro Eric in True Blood, ma conosciuto modestamente da me solo per il video della canzone Paparazzi di Lady Gaga (dove infatti all’inizio lei parla in uno svedese molto approssimativo).

Alexander Skarsgård che si spupazza Lady Gaga

Ancora non siete stupiti, eh? Volete passare agli attoroni con sangue svedese nelle vene? Preparate i pop corn: Matt Damon, Kirsten Dunst, Melanie Griffith, Jake Gyllenhaal (e di conseguenza la sorellina Maggie), Val Kilmer, Brandon Lee, Michelle Pfeiffer, Julia Roberts, Uma Thurman.

E’ anche vero che gli attori americani famosi (tranne l’indianone di Qualcuno volò sul nido del cuculo e pochi altri) discendono necessariamente da qualche europeo, e se si calcolassero gli americani di discendenza irlandese o italiana avremmo sorprese ben più grosse. La Svezia all’epoca era un paese molto povero, e l’emigrazione verso il Nuovo Mondo fu cospicua, basti pensare che anche in Titanic c’è la scena degli emigrati svedesi (dai, la scena del biondo che perde a poker e fa per dare un cazzottone a Di Caprio dicendogli Förbannade usling! Ma come si fa a dare del “maledetto bastardo” a Jack Dawson?).

MA.

Io ho sempre dei ma.

Pensiamo alla musica leggera… qui non vi frego, e a parte la cantante degli Evanescence, il cantante dei Pennywise e i fratelli Wilson dei Beach Boys, che vi dico così en passant, vi metto solo viKi 100%.

Allora vabbè, gli Abba, già detti, Ace of Base (“aaall that she wants is another baby she’s gone tomorrow boy”), Alcazar (“cryyying at the discotheque”), The Ark (“it takes a fool to remane sane”), Avicii (“ooooh sometiiiiiiimes”), The Cardigans (“love me love me say that you love me”), Caesars (“you feel iiiit running through your boooooooooones, and you jerk it out”), Eagle-Eye Cherry -lui ve lo metto qui sotto- (“saaaaave tonight and fight the break of dawn cooooome tomorroooow”), Emilia (“I’m a big big girl in a big big world”), E-Type (“campioooone, campiooooone”), Europe (“it’s the fiiiiinal countdoooown”), The Hives (“yeeeeeeeh, I was right all aloooong”), Andreas Johnson (“sheeeeeee’s bringing me in, checking me out, making me gloooorious”), Meja (“it’s all about the money, it’s all about the dandandararandan”), Rednex (“where did you come from where did you go, where did you come from Cotton-Eye Joe”), Roxette (“it must have been love but it’s oooover nooooow”), Wannadies (“youuu and meee awaaay and forever”), etc.

Senza contare tutto lo scenario heavy metal dove la Svezia domina, ma di cui io non so assolutamente un piffero… dovrei chiedere ai miei compagni di corso di svedese che almeno all’apparenza sembrano gasati di metal. Nel caso vi faccio sapere.

Comunque visto che ormai ho iniziato e per fermarmi dovete sopprimermi, sapete che anche Ray Bradbury aveva origini svedesi? E anche (rullo di tamburi) i Bush!

Comunque me ne sarò scordati almeno un milione, quindi fatemi sapere se ne trovate qualcun altro, li smaschereremo un giorno…

Tutto ‘sto pippone micidiale per dirvi che la zuppa di pesce non mi sembrava en svensk klassiker, ma invece lo è… e Sua Biondezza, bellino, me l’ha preparata quando stavo morendo di tonsillite/tosse/febbre/mal di testa a letto. CHE OMO!

Comunque credo sia facile da fare, anche se nei miei deliri febbrili non ho visto un belino. Ma me la sono fatta raccontare e l’ho mangiata, per cui posso raccontarla anche a voi e quantomeno garantirvi che è ottima. Secondo me poi è anche un piattino elegante da presentare a una cenetta. Fa effettivamente la sua porca figura tutto impiattato con la panna acida sopra e l’aneto.

Ah devo anche comunicarvi una cosa: è stata usata la panna acida del supermercato stavolta, e non regge il confronto. Fatela voi con la mia ricetta, che è meglio (magari dimezzate le dosi, perché ve ne serve solo uno/due cucchiai a piatto).

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

  • 50 gr. di burro
  • 2 spicchi d’aglio
  • un porro
  • una cipolla
  • 1 lt. circa di brodo di pesce (fatto un po’ col dado e un po’ con le teste di gamberi messe a bollire)
  • 1 bicchiere di vino bianco
  • 4 pomodori tagliati a pezzi
  • 2 patate tagliate a cubetti
  • 1 dl di panna fresca
  • circa 200 gr. merluzzo
  • circa 300 gr. di salmone
  • 180 gr. di gamberi
  • un bel po’ di aneto
  • 4-8 cucchiai di panna acida
  • sale e pepe nero q.b.

PREPARAZIONE

Mettere a bollire le teste e i gusci dei gamberi in un litro d’acqua con un po’ di vino, sale, pepe e un dado di brodo di pesce. Lasciar bollire per 30 minuti.

In una pentola molto capiente far soffriggere il porro, l’aglio e la cipolla nel burro. Aggiungere il brodo e un po’ di vino bianco.

Aggiungere le patate e i pomodori tagliati a cubetti. Quando le patate sono cotte (ma abbastanza durine) abbassare la fiamma, aggiungere la panna fresca e lasciar cuocere per un paio di minuti.

Salare il merluzzo e il salmone e poi aggiungerli al brodo insieme ai gamberi, e far cuocere per circa 5 minuti. Attenzione a non cuocere troppo il pesce.

Salare e pepare secondo i gusti, togliere dal fuoco e servire con una o due cucchiaiate di panna acida e abbondante aneto.

Fisksoppa pronta!

Buon appetito!

I.

Bakad potatis med skagenröra

Quello di oggi è un altro piatto di ‘pesce‘, anche se il sapore del pesce non è che si senta più di tanto, è più il sapore della salsetta grassa a rendere buono il tutto, come sempre.

Le bakad potatis in realtà possono essere riempite con molte cose, quelle più frequenti sono: skinkröra (cremina con prosciutto), bacon, kycklingröra (cremina con pollo), pollo al curry e skagenröra. Ho scelto lo skagenröra perché avevo voglia di postare un piatto di pesce, e perché sono le mie preferite dopo quelle con il pollo al curry, ma Sua Biondezza mi ha proibito di inserire il pollo al curry su un blog di cucina svedese (ecco, ma dovrebbe essere un indiano a risentirsi dell’accostamento, non uno svedese, cribbio), quindi beccatevi lo skagenröra.

Lo skagenröra è un insieme di gamberetti, maionese, e aneto nella ricetta originale. In realtà poi nel tempo ci si è aggiunto limone, panna acida e uova di pesce (se usate quelle di storione siete raffinati, se usate quelle di salmone siete ganzi, se usate quelle di lompo siete dei purciari, oppure non avete trovato le altre due varietà e avete preso le uniche che il Pam vi proponeva, oppure fate finta di non aver trovato le altre varietà perché siete dei purciari ma vi vergognate ad ammetterlo).

Il nome skagenröra deriva da un paesino di pescatori della Danimarca, ma i danesi, che pure cucinano molto meglio degli svedesi, o almeno così si dice, non c’entrano nulla, perché il piatto lo ha inventato Tore Wretman, un cuoco svedese d’origine controllata e garantita, che è morto poverino (nel senso, poverino ma era nato nel ’16, alla fine non lo ha strozzato la balia).

Il buon Tore

Si dice che questo piatto sia nato allorché Wretman durante una regata ha introdotto tutto ciò che era nella stiva della barca dentro un pentolino e lo ha servito a cena, e gli ha dato il nome del paesino che in quel momento si trovava di fronte alla barca, ovvero Skagen. Può essere, anche se in questo caso uno svedese che decide di chiamare un piatto che ha appena inventato con un nome che ricordi qualcosa che provenga dalla Danimarca va lodato, visto che di solito gli svedesi non hanno i danesi molto simpatici (poverini, a me invece mi sembrano dei personaggioni).

Comunque, in realtà questa poltigliaröra è molto più famosa spalmata sul pane, quindi potete usarla anche come antipasto di pesce: prendete del pan carré, soffriggete del burro in una padella e mettete il pan carré a cuocere in padella da una parte e dall’altra finché sfrigola. A quel punto mettete lo skagenröra sul toast e avrete fatto un altro piatto svedese: lo Skagentoast, antipasto molto diffuso.

C’è una variante nella zona di Göteborg. Sì perché nella West-Coast svedese non c’è né Hollywood, né Tupac e il gangsta rap, in compenso ci sono un casino di granchi, e quindi la loro versione dello skagenröra prevede l’aggiunta anche di pezzetti di granchio. Se lo avessi saputo prima lo avrei fatto ben volentieri, ma ormai il piatto l’ho già cucinato, e avendone fatti miiillllle chili non ho nessuna intenzione di rifarlo aggiungendo il granchio. Mi fido però che sia buono.

Oltre a bakad potatis e toast, un altro simpatico posto dove mettere lo skagenröra è l’avocado, levate il nocciolo e ci mettete questa cosa qui, e secondo me fate anche uno strafigurone. E poi, è vero che l’avocado non è proprio un frutto da circolo polare artico, però gli svedesi lo hanno introdotto in modo massiccio nella loro dieta (talvolte anche facendo mistini che è meglio non divulgare per la salute pubblica), quindi con l’avocado potete anche fare i fighetti nordici.

INGREDIENTI PER 8 PERSONE:

  • 8 patate enormi, le più grosse che riuscite a trovare
  • 800 gr. di gamberetti sgusciati
  • diversi ciuffetti di aneto
  • 2 dl di maionese
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1 pizzico di pepe nero
  • 1 cucchiaio di succo di limone
  • 1 cucchiaio di zucchero
  • 1 tazzina di birra
  • 1/2 cucchiaino di semi di anice
  • 2 cucchiai di cipolla rossa tagliata fine
  • 150 gr. uova di lompo (tre barattolini piccoli)

PREPARAZIONE:

Accendere il forno a 225 °C e mentre scalda sciacquare, spazzolare e asciugare le patate, senza togliere la buccia. Bucherellarle e cuocerle al centro del forno per circa un’ora(dipende dal forno).

Gamberetti a pezzi

Skagenröra

Nel frattempo mettere a bollire un litro d’acqua, con un bel po’ di sale (due pugni), un cucchiaio di zucchero, una tazzina da caffè di birra, mezzo cucchiaino di semi di anice e un ciuffetto di aneto.

Appena l’acqua bolle mettere i gamberetti e farli bollire solo per 2-3 minuti massimo, e appena scolati immergerli immediatamente in acqua fredda per farli rimanere morbidi.

Tagliare i gamberi in pezzi abbastanza piccoli e mescolarli con l’aneto, la maionese e la panna acida e le uova di lompo. Insaporire con sale, pepe, succo di limone e cipolla.

Patata con taglio a X

Lascia riposare un pochino la salsa nel frigorifero.

Visione artistica della patata scavata

Quando le patate sono pronte toglierle dal forno e tagliare una X in ogni patata,

premendo poi l’interno della patata dentro la patata stessa, in modo da scavare un buco che andrà riempito con la salsa di gamberi.

Dopo aver riempito ogni patata con lo skagenröra (facendolo strabordare un po’) mettere un ciuffetto di aneto in ogni patata per guarnire.

Bakad potatis con skagenröra pronte!

Buon appetito!

I.

Potatissallad feat. David Jansson

Questa ricetta mi è stata gentilissimamente suggerita da David Jansson. Questo Jansson non è della stessa stirpe dell’inventore dell’omonimo piatto natalizio a base di aringa, comunque in Svezia hanno tutti lo stesso cognome: mai vista una partita della nazionale svedese? Si chiamano tutti Andersson, non capisco come fanno i cronisti svedesi a farsi capire.

By the way, questo Jansson qui, a.k.a. Sua Biondezza, è il mio viKingfidanzatino, ed è oggi molto orgoglioso di comparire su questo blog.

Diciamo che cucinando la sua potatissallad (che come ogni tanto ripete presuntuosamente “ha fatto piangere generazioni”) David ha conquistato tutti i miei amici, e portato la cucina svedese alla ribalta durante un’improbabile cena natalizia (con tanto di albero addobbato per l’occasione) celebrata a Pisa il 17 febbraio di qualche anno fa.

Di potatissallad nella cucina svedese ce ne sono tantissime, però la sua è spaziale, e non lo dico soltanto perché così solleticando l’ego testosteronico la cucinerà lui, ma perché è vero, e le mie amiche possono confermare.

Lo so che all’apparenza può sembrare che gli ingredienti siano stati messi insieme in modo totalmente casuale, e probabilmente è così, però è il risultato è quello che conta, e Jansson ha superato la prova.

L’insalata di patate in Svezia viene usata spesso per accompagnare le polpette, ma… nonsolopolpette -umorismoumorismoumorismo-.

La prima volta che l’ho mangiata, ed è stato subito amore, è stato durante una festa alcolica svedese, chiamata Valborg.

Ho scoperto su Wikipedia un secondo fa che il nome italiano di questa festa è “Notte di Valpurga” (anche se in Svezia è festeggiata più che altro di giorno). Comunque sia sarebbe la festa per l’arrivo della primavera, e viene celebrata il 30 aprile. Eh… poveracci, lì la primavera arriva dopo.

Durante Valborg ho visto e fatto cose che voi italiani non potete neanche immaginare: mi hanno svegliato alle 8 del mattino con champagne e fragole e vodka orange, sono andata in un parco enorme e ho visto masse di biondi barcollanti che orinavano accanto al chiosco degli hotdog, mentre altri biondi COMPRAVANO quegli hot dog (questo infatti mi è sembrato ancora più strano), poi mi hanno portata in un posto dove devi tirarti lo champagne addosso, e un viKingo ENORME deve aver capito male come funzionava e mi ha tirato addosso tutta la bottiglia intera (tagliandomi mezza caviglia), poi mentre mi tenevo un fazzolettino sulla caviglia una ragazza mi ha dato un bacio appassionato sotto una pioggia di champagne… Insomma, un’esperienza lisergica tipo Dumbo e i rosa elefanti. Lo so che descritte così sono scene di barbarie nuda e cruda, ma penso di non essermi mai divertita così tanto in tutta la mia vita…

…il giorno dopo, il parco dove era successo tutto questo era una distesa di rifiuti, e penso che anche gli spazzini non si siano mai divertiti così tanto in tutta la loro vita. Vi metto anche una foto perché se no non ci credete.

Valborg: the day after...

Ma insomma, tornando alle nostre patate… La potatissallad è usata spesso come piatto diciamo “da battaglia”, perché la vendono già pronta nelle scatoline di plastica al supermercato (dove ci sono tipo 7 ripiani refrigerati che ospitano solo potatissallad), quindi è comoda da portare in giro, e per questo a Valborg è molto usata: per pranzo infatti viene fatto un pic-nic in un grande parcone (tempo permettendo, io sono stata fortunatissima), e tutti si portano barbecue usa e getta, e la potatissallad accompagna i würstel (o korv) di quasi ogni persona.

Ora, so che dirvi che un piatto mi è piaciuto tantissimo dopo una mattinata iniziata con un vodka orange non vi fa pensare a niente di buono, ma ho avuto occasione di mangiarla tante altre volte, anche da sobria. Giuro!

Comunque è facile da preparare: l’unica menata è fare aspettare una notte la panna acida, per cui potete pensarci una notte prima e seguire la mia ricetta, o comprarla già pronta. Si dice però che il giorno dopo la potatissallad sia ancora più buona, perché tutti gli ingredienti si mischiano completamente. Può darsi, a me non mi è mai arrivata al giorno dopo.

Scrivo la ricetta di Sua Biondezza, ma potete aggiungere cosa volete, state pur sicuri che ogni variante inventerete in Svezia l’hanno già inventata. E HA UN NOME.

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

700-800gr. di patate

2 mele

8 ravanelli

1 dl di maionese

2 dl di panna acida

1 porro

1 mazzetto piccolo di erba cipollina

qualche ciuffetto di aneto

2 cucchiaini di senape

Sale e pepe a piacere

PREPARAZIONE:

Bollite le patate e fate raffreddare.

Mentre le patate raffreddano mescolate la panna acida, la maionese e la senape. Tagliate tutto a pezzi e buttate dentro (il porro tagliatelo particolarmente fine).

Guarnire con un ciuffetto di aneto e servire con tutto quello che volete.

Potatissallad pronta!

Buon appetito!
I.

Midsommarsill moooolto in anticipo

Ho deciso che è estate. Sia perché il freddo mi ha francamente rotto, sia perché a Milano c’è uno stellone assurdo e una sessantina di gradi, quindi fino a prova contraria E’ estate.

Per queste ragioni, ma non solo per queste, ho deciso che la ricetta di oggi sarà la ricetta tipica del Midsommar svedese (non lo avevate notato il titolo? Dai, ormai sapete come funziona, attaccare parole per fare altre parole).

Il Midsommar è la festa del solstizio d’estate, e viene celebrata il 24 giugno, la notte di san Giovanni (come i fuochi a Firenze). Adesso è solo una festa a base di alcol (come tutte le feste svedesi, peraltro), ma c’è stato un tempo in cui si diceva che la notte di mezza estate (sì, in effetti lo ha detto anche Shakespeare) era la notte in cui le proibizioni cadevano e ci si dava all’amore libero e selvaggio… Anche in La signorina Julie, opera teatrale dello svedese August Strindberg, si parla della festa della notte di San Giovanni, ed effettivamente i protagonisti prima di diventare personaggi di una tragedia se la spassano parecchio…

…a pensare che hanno smesso di fare tutto questo per attaccarsi alla bottiglia, mi ci piange il cuore.

Comunque continua a essere una festa molto sentita. Io in realtà il Midsommar in Svezia l’ho visto solo una volta un paio d’anni fa, ed è stato un semplice pranzetto tra amici, però a giro per strada ho visto che c’è chi si mette il vestito tradizionale, una corona di alloro in testa, e fa un ballo imbarazzante intorno ad un bastone che sembra un fallo ricoperto di foglie… Oddio, a pensarci bene l’alcol ti serve proprio tanto.

Questo piatto è a base di aringhe, come moltissimi piatti in Svezia. In realtà non c’è un periodo dell’anno in cui l’aringa non vada bene: si mangia a Natale, a Pasqua, a Midsommar, etc. Quindi mi sento anacronistica a proporre questo piatto a febbraio, ma non così tanto, insomma.

Il nome completo di questo buonissimo e freschissimo piatto è: Matjessill med gräddfil och gräslök. Un nomino facile da ricordare che significa “aringa marinata con panna acida e erba cipollina”; per gli amici Midsommarsill “aringa del Midsommar”.

E’ una ricetta facile una volta che le aringhe sono già marinate, la cosa lunga è appunto marinarle, perché devono stare una notte a macerare. Certo, si possono comprare le aringhe già “matjeate” all’IKEA, ma allora perché non vi comprate tutto all’IKEA e non la smettete di leggere il mio blog?

Dal momento che in Svezia è molto più comune comprarle già pronte (la marca più famosa di aringhe marinate si chiama Abba, non è carino?) ho passato la mattinata (bella la vita quando non hai un cazzo da fare, vero?) sui siti svedesi di cucina a cercare il modo di marinarle partendo da zero, e finalmente ho trovato due siti. Allora ho fatto una sintesi tra le due versioni per trovare la migliore. Spero di esserci riuscita.

Anche la panna acida me la sono fatta da sola (vedi ricetta qui).

Ecco, si torna al solito discorso sull’accompagnamento liquido… Stavolta non ho trovato suggerimenti abominevoli tipo latte, orzata, urina, etc. in compenso la tradizione vikinga impone l’uso dello snaps, la grappa svedese. Abbiamo già visto che ci servirà per ballare intorno a un pene verde, per cui anche se esagerate diciamo che vomitarsi addosso è comunque meno imbarazzante, quindi conviene tracannare a più non posso. Lo snaps più o meno in tutte le feste svedesi funziona così: ad un certo punto qualche allegro buontempone tra gli invitati dà il via ad una canzone (accanto al piattino i padroni di casa vi fanno spesso trovare i testi con le canzoni che si canteranno, quindi non c’è modo di fuggire), gli altri cantano insieme a lui e poi finita la canzone si dice tutti Skål! (ovvero “salute”) guardandosi negli occhi e si butta giù alla goccia.

Ebbene sì, ho dovuto farlo anche io reiterate volte… posso assicurarvi che i primi due o tre brindisi sono stati imbarazzanti, poi dopo era lo snaps ad agire per me, sarei potuta anche salire sul tavolo e cantare “O’ sole mio” a pieni polmoni.

Comunque, se non volete dare spettacolo di voi stessi e volete invece servire le Midsommarsill a una cenetta estiva carina e tranquilla, io opterei per un vino bianco, magari anche frizzante. E poi accompagnerei le aringhe con della focaccia/schiacciata/pizza bianca, meglio se croccante e ancora calda. Per il resto secondo me vanno lasciate così, sono fresche e buone, e per essere un piatto svedese anche relativamente leggere, e poi l’erba cipollina tagliuzzata sulla panna acida è anche carina da vedere.

Ah ecco, fondamentale: secondo voi cosa usano gli svedesi come contorno per questo piatto? Usano due cose, una ve la dico io perché non è così intuitivo, ovvero delle fettine di uovo sodo. L’altra invece? Vi lascio un minuto per pensarci, quando avete capito controllate in fondo alla pagina*.

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

3 aringhe affumicate (si dovrebbero usare fresche ma non sono riuscita a trovarle da nessuna parte, comunque la mia viKinga dolce metà dice che il sapore era identico a quelle fresche)

200 ml. di aceto di vino bianco

100 ml. d’acqua

200 gr. di zucchero

una puntina di cucchiaino di senape

25 gr. di pepe nero

25 gr. di pepe bianco

25 gr. di zenzero fresco

25 gr. di legno di sandalo (io non sono riuscita a trovarlo)

25 gr. di origano

5 o 6 foglie di alloro

1/2 cipolla rossa

2 o 3 ciuffetti di aneto

1 uovo sodo

un mazzetto di erba cipollina

5 o 6 patate lesse

panna acida

PREPARAZIONE:

Se le aringhe sono affumicate metterle a bagno in acqua fredda per 5 o 6 ore, cambiando l’acqua spesso per togliere il sale.

Aringhe nel barattolo (chiedo scusa per la foto storta)

In un pentolino bollire l’aceto e l’acqua e aggiungere lo zucchero, mescolare e lasciare raffreddare. Aggiungere il pepe nero, il pepe bianco, lo zenzero, il sandalo, l’origano, le foglie d’alloro a pezzi, la senape, la cipolla spezzettata, e qualche ciuffetto di aneto (se le aringhe sono fresche aggiungere 25 gr. di sale, se sono affumicate non serve).

Sfilettare e tagliare a tocchetti le aringhe e aggiungerle a questo intruglio. Mettere tutto dentro un barattolo a chiusura stagna e lasciare una notte in frigorifero.

A questo punto è tutto fatto: mettere i pezzetti di aringa in un piatto e aggiungere la panna acida. Tagliuzzare l’erba cipollina e spolverarla sulla panna acida. Servire con delle patate lesse e con un uovo sodo tagliato a fettine (io sono fashion e l’ho tagliato a fiore).

In realtà mi sono fatta prendere dal momento e ho cosparso TUTTO con l’erba cipollina perché mi faceva simpatia. A voi la scelta.

Midsommarsill pronte!

Buon appetito!

I.

*patate lesse!

Gräddfil (meglio nota come panna acida)

La panna acida (gräddfil in svedese) non ha bisogno di spiegazioni, perché ormai è entrata nell’uso anche in Italia.

La cosa bella di questa salsetta è che nella cucina svedese si trova sempre un suo utilizzo in cucina: con il pesce, con le patate, con la frutta, con la carne, come base per altre salse, etc.

Ho iniziato a farla da sola perché prima non sono mai riuscita a trovarla già pronta. In realtà poi ho scoperto che la vendono in qualche supermercato (forse ormai in tutti), ma siccome la mia è buonissima non me la sono sentita di cambiarla.

E’ grassa, ovviamente, però non sembra… Lo so, sarebbe meglio il contrario, però intendevo dire che non ha il sapore di cosa superpesa che rimane sullo stomaco. Sta bene con piatti leggeri di pesce e ci si può fare anche il cheesecake. Insomma, è come un tubino nero, sta bene con tutto.

Deve riposare una notte, per cui preparatela per tempo.

Non so esattamente per quante persone sia questa ricetta, però ne viene davvero TANTA. Comunque, se avanza, i suoi miliardi di utilizzi possibili possono dare una mano a smaltirla (io oggi pomeriggio ci ho cosparso le fragole ed erano buonissime). Per “smaltirla” invece nell’altro senso vi serve un abbonamento in palestra, o un bravo chirurgo.

INGREDIENTI:

500 ml di panna fresca

1 limone

125 gr. di yogurt bianco magro

PREPARAZIONE:

Mettere la panna fresca, il succo del limone e lo yogurt in una ciotolina. Mescolare, coprire e lasciare una notte a temperatura ambiente.

Panna acida pronta

Buon appetito!

I.