Kose kimike, Alfred Nobèl e rödkål

Via, oggi post storico. Mi c’è presa benone, e poi ho scoperto un fatto interessante che riguarda un personaggio svedese.

L’altro giorno infatti il mio brit-amico Philip mi ha raccontato la storia di Alfred Nobel e io ho sentito il bisogno di condividerla col mondo.

Alfred Nobel giovane

Alfred Nobel giovane

Innanzitutto, per chi se lo fosse chiesto almeno una volta nella vita, Nobel si pronuncia Nobèl. Io, prima di avere una seppur vaga idea sulla pronuncia dei cognomi svedesi, dicevo Nòbel; e lo dicevo come silenziosa vendetta personale contro l’anziana francesizzazione del tutto che affligge la mia famiglia, mia madre soprattutto.

Sono sicura che avete anche voi madri che prendono il tassì se non hanno trovato il metrò e che vanno su otmèil di defòl (anche se la parola che mi sconquassa i testicoli in misura maggiore è il rallì). Bene, Nòbel era il mio personalissimo modo di schierarmi.

Ora, capitemi, io non sono una fan dell’anglismo (ecco, per intendersi, gli sciampisti che si definiscono hairstylist mi fanno anche un po’ ridere), però il mio punto è questo: hai preso parole da chi, per una ragione o per un’altra, era più ganzo di te (di solito aveva anche parecchi più quattrini), che siano i francesi e le loro puttanatine snob, o gli ammerigani e le loro cugiate, sempre il cugino scemo sei, se no non avresti usato le loro parole. Perché ostinarsi a vivere nel passato? Gli americani hanno vinto gente, mi dispiace anche a me tanto ma è così.

È per questo che noi gggiovani parliamo l’inglese, mangiamo i pancake, suoniamo il rock and roll (o i più stinfi di noi il jazz) e guardiamo BrechinBed. Se fosse andata diversamente avremmo dovuto impararci una lingua dalla grammatica caccosa, avremmo suonato la balalaika, guardato qualche telefilm tristissimo con gente vestita di merda e mangiato brodaglie di sterco equino e barbabietole. Via, almeno per il cibo la guerra fredda ha avuto un esito conveniente.

Comunque tutto ‘sto pippone per dirvi che…?

Che avevo torto.

Alfred si chiamava Nobèl. Mamma avevi ragione. STAVOLTA.

FincheceguerracesperanzaPraticamente il Nostro nasce nel 1833 e cresce in una famiglia dedita al nobile mercato di armi&esplosivi come Sordi in “Finché c’è guerra c’è speranza”. Alfredino quindi, pieno zeppo di piccioli familiari, riceve un’educazione molto sofisticata dimostrando spiccate capacità nella chimica. Gira per il mondo imparando tecniche chimico-belliche da vari paesi (tra cui Italia, Francia e Stati Uniti), mentre il solerte babbino arma la Russia fino ai denti per la Guerra di Crimea (evidentemente non abbastanza perché la Russia, lo si sa, ne uscì piuttosto malino).

Alfred torna a casa e perfeziona bombe su bombe, con aggiornamenti su detonatori e altre synpatiche cose, insieme ai dolci fratellini (tipo “I cugini Merda”), uno dei quali muore a causa di un’esplosione.

Ma insomma via, incidenti di percorso, gli altri fratelli Merda, Nobel incluso, continuano a creare strumenti di morte. In questi esperimenti Alfred è abbastanza scocciato dal fatto che la nitroglicerina sia particolarmente instabile e abbia la fastidiosa tendenza a scoppiare a caso, per cui, utilizzando polvere inerte composta da farina fossile, rende l’esplosivo solido, e quindi più maneggevole e stabile e meno pericoloso per chi ci traccheggia (non per chi ci deve morire scoppiato, ovviamente).

Et voilà. La dinamite, brevettata nel 1867.

Dinamite

Dinamite

Alfred è un divo a ‘sto punto, apre laboratori ovunque (anche in Italia) e diventa ricchissimo. Inventa poi anche la gelignite, già che c’è, un esplosivo gelatinoso ancora più stabile e potente della dinamite, e poi la balistite, la cordite, e altre stronzoliti varie, dimostrando che non ci sono ragioni scientifiche per cui le bottigliette d’acqua in aereo vanno buttate perché potrebbero essere esplosive, perché gli esplosivi sono in ogni forma.

Ma attenzione, nel 1888 muore un altro fratello.

KA-BOOM.

Questo episodio cambierà la vita di Nobel (e in un certo senso anche quella del mondo) forevah and evah.

Le Figaro infatti, sbagliando fratello, convinto della morte di Alfred, pubblica un necrologio molto aspro e critico, dal titolo Le marchand de la mort est mort, che continua con: “Alfred Nobel, che divenne ricco trovando il modo di uccidere il maggior numero di persone nel modo più veloce possibile, è morto ieri”.

Nobel allora ha un’epifania (della serie, ti serviva il Figaro, perché da soli è difficile capire che le bombe fanno la bua) e, come se avesse visto lo spirito dei Natali futuri, vede come sarà ricordato dopo la sua morte.

Testamento di Alfred Nobel

Testamento di Alfred Nobel

Nel 1895 quindi sottoscrive il suo testamento: non appena morirò date tutte le mie immense ricchezze e il mio nome a un’istituzione che premi, stimolandola, la ricerca nella scienza e in tutte le discipline che rendono l’uomo l’Uomo.

Una paraculata alla svedese, via. Alla fine vediamo che la Svezia ce l’ha da diverso tempo questa cosa di essere enormi produttori e venditori di armi distruttive ma anche la pretesa di essere ricordati come grandi pacioccolosi pacifici (qui una riflessione sulla viKibelligeranza).

E parlando di chimica, la sapete una cosa figherrima che ho scoperto di recente? Si possono fare cartine di tornasole con il cavolo rosso.
Sì perché il cavolo rosso è ricco di flavonoli e antocianine, antiossidanti, solubili in acqua e usate un sacco per fare coloranti alimentari, ma soprattutto che cambiano colore mostrando l’acidità delle sostanze.

Vi spiego meglio con un esperimentino bellino: fate a pezzetti piccoli un cavolo rosso e fatelo sobbollire in acqua. Raccogliete l’acqua di cottura (che sarà diventata tipo porpora). Poi mettete questo liquido diluito con acqua in tanti bei bicchierini e mettete diverse sostanze per vedere il cambiamento di ph: tipo, con un po’ di succo di limone (ph 2-3) dovrebbe diventare molto rosso, mentre con un po’ di bicarbonato (ph 8) dovrebbe diventare blu, con l’ammoniaca (ph 10) dovrebbe diventare verde, e con la soda caustica (ph 12) dovrebbe diventare giallo. Insomma… GANZO!

phE il cavolo rosso non è solo chimicamente molto ganzo, ma è anche bono.

Ad esempio ci si può fare una sifiziousa ricettina con mele, cipolle e miele che rende il cavolo ‘nu babbà, e questo innanzitutto è un piatto immancabile nel buffet di Natale (per altri piatti vedi qui, qui, qui, qui, e qui), e poi è una buona scusa per far mangiare il cavolo ai bimbi.

Oddio, dipende che bimbi.

Io ho sempre avuto un’idiosincrasia per quelle famiglie che vanno al ristorante, e mentre mamma e babbo mangiano piatti “di ristorante”, ai bimbi vengono portate le penne alla pomodoro. Cioè no minchia, bordello.

Sarà che io da piccola, nelle rare occasioni in cui andavo al ristorante con i miei genitori, se il cameriere ignaro si azzardava a pronunciare “alla bimba?“, mi impuntavo stizzita e ribattevo con la vocina bianca: “la bimba ha letto sul menù del giorno ‘astice alla catalana’, ecco, quindi alla bimba le porti quello e delle tronchesine per spezzargli le chele, grazie”.

Le penne al pomodoro al ristorante… Tsè.

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

  • 1/2 st  cespo di cavolo rosso (circa 1/2 chilo)
  • 1 cipolla rossa
  • 1 mela
  • 3 cucchiai di miele
  • 2 cucchiai di  marmellata di ribes (o lamponi)
  • 1 cucchiaio raso di aceto di mele
  • 2 chiodi di garofano tritati (mezzo cucchiaino)
  • 1 dl  d’acqua
  • sale q.b.
  • pepe nero q.b.

PREPARAZIONE:

Tagliare il cavolo, la cipolla e la mela a pezzetti molto piccoli e metterli in una pentola grande.

Aggiungere il miele e la marmellata.

Aggiungere aceto, acqua e chiodi di garofano.

Coprire, mettere a fuoco basso e cuocere per minimo un’ora. Ma il concetto è che più cuoce e meglio è.

Aggiustare di sale e di pepe.

Rödkål pronto! Ph. by Gianluca La Bruna

Rödkål pronto! Ph. by Gianluca La Bruna

Buon appetito!

I.

Pappaledighet, mammi, parità dei sessi. Essere padri in Svezia e mandelmassa.

Ciao cari i miei turisti della democrazia, come state? Oggi si parla di paternità.

Non ho mai voluto scrivere sulla paternità in Svezia per pure questioni ideologiche. Perché ho sempre pensato che “oh, in ogni parte di mondo conosciuto i figlioli si fanno in due, anche se poi si soffre solo noi femmine; anzi, proprio in virtù delle sofferenze gravidiche, il tu’ figliolo appena è nato te lo puppi”.

Però adesso che sono mmmadreee, e sono una terrona in viKilandia, ammetto che ci faccio molto caso alle abitudini genitoriali. E soprattutto alle differenze.

dottorepanciaDunque innanzitutto, e ciò vale per madri e padri, qui la situazione è molto più shanti che in Italia. Ammetto che i controlli sanitari durante la gravidanza in Svezia lasciano molto a desiderare. Ne ho già parlato qui, e io non sono assolutamente ipocondriaca, né a Livorno si dice “fiósa”, ovvero una che scassa la minchia sulle sue condizioni di salute. Niente affatto. Mi presento dal dottore con il mio teschio in mano o solo se sono già entrata in rigor mortis, altrimenti i dottori non li bazzico.

Però una sola ecografia in 9 mesi a 18 settimane, e nessuno che ti voglia ginecologicamente ispezionare la frilli, a me sembra significhi che il sistema sanitario svedese ha i braccini eccessivamente corti. E in questo la gravidanza nel Granducato, come ho a suo tempo affermato quando ho ottenuto il titolo di duchessa, caa in testa alla Svezia e porta tre.

Però una volta che il nano è sfornato, scusate ma qui è molto più a misura d’uomo.

A mio modesto parere ad un infante servono tre cose per crescere bene: buona salute, buone abitudini e buon ambiente psichico. Quest’ultimo secondo me è molto importante e direttamente proporzionale alla rompicoglionite da cui sarà affetta in futuro la vostra progenie.

In Italia vige la paranoia. Coprire il bimbo con 38 gradi all’ombra perché il ‘colpo d’aria’ è sempre in agguato; cremine dovunque su ogni pippolo perché potrebbe essere una rarixima malattia tropicale che anche dr. House avrebbe problemi a diagnosticare; il bimbo deve essere sempre di tra i coglioni perché va monitorato a vista, tante volte morisse nel secondo in cui non lo stai guardando; se il bimbo piange, tragedia, va preso in collo perché ha bisogno di attenzioni.

Ecco. No. Un bimbo cresciuto così cresce male. E se cresce scassaballe te lo sei voluto.

helenlovejoyIo e il mio ragazzo (tra l’altro, dice che quando hai un figlio il tuo partner va chiamato ‘compagno’ perché ‘ragazzo’ sta male… a me ‘compagno’ mi sa di vecchia fricchettona coi peli sotto le ascelle, quindi continuo a chiamarlo ‘ragazzo’) siamo stati l’estate scorsa ad un matrimonio. Il matrimonio si è tenuto nell’unica chiesa non fresca in Italia, e fuori c’era una pinetina con un bel venticello, dove all’ombra si stava abbastanza freschi (compatibilmente con la fine di luglio a Livorno). Il nano dormiva nel passeggino, noi cosa facciamo ovviamente? Lo lasciamo dormire beato all’ombra con l’arietta sollazzante e gli uccellini cinguettanti, ed entriamo nella fornace ardente per vedere il matrimonio.

Scandalo.

Capannello di gente preoccupata perché “ommioddio un bimbo da solo, chi sono quegli scriteriati che non se lo sono suturato addosso?! Povera creaturina!”. E hai voglia a spiegargli che è NORMALE, ti senti sempre gli sguardi di disapprovazione sul collo. Disapprovazione che, va da sé, io rivolgo ai loro paranoici metodi educativi che creano bimbi insicuri e divorati dall’ansia.

Questo accade in Italia. In Svezia vai a fare shopping e lasci la carrozzina fuori.

Ma si sa, in Italia ci sono gli zinghi che notoriamente rubano i pupi (irony alert).

E vabbè.

congestionebagnoIn Italia ci sono pediatri che dicono che la piscina ai bimbi fa male per il cloro, che rischiano i funghi, che rischiano le malattie, che rischiano di prendere freddo quando escono, che rischiano la congestione… Ecco a tal proposito, quelle tre ore de mmmerda che vi facevano aspettare dopo pranzo al mare, vi ricordate? Le tre ore in cui fantasticavate stragi di massa solo per poter fare un cazzo di tuffo?

Bene, quelle tre ore non servivano a NIENTE. Nessuna evidenza scientifica di pranzo + acqua = morte con cui ci hanno fatto terrorismo psicologico da piccoli. Basta evitare di mangiare il cinghiale in umido a Ferragosto per poi cospargersi di ghiaccio mezz’ora dopo, ma con un tramezzino e una susseguente sciacquata di palle in 30 centimetri di mar Mediterraneo no, non c’è nessun rischio di morte prematura.

Il bimbo ha la tosse? Pediatra. Il bimbo ha un puntino rosso? Pediatra. Il bimbo piange? Pediatra. Il bimbo ha una crosticina? Pediatra.
Esami clinici inutili, visite continue, peso del bimbo continuamente monitorato per vedere se cresce, radiografie ad minchiam. Gesoo.

E poi lo svezzamento! Dio che ansia! Pesche no, ciliegie no, cipolle no, aglio no, funghi no, pesce no, crostacei no, spezie no, pepe no, erbe aromatiche no. Ogni nuovo cibo che si vuole introdurre va sottoposto al pediatra che fa pollice verso tipo imperatore romano e stabilisce le sorti del pranzo del vostro nano.

Qui col cazzo.

Qui il concetto è che col bimbo ti devi divertire, e lui verrà su bene. Se piange lo deve fa’, è il suo lavoro. La cosa importante è stare coi bimbi ma non annullarsi per loro. Quello sì che fa male, malissimo. E io non potrei essere più d’accordo.

E la cosa che comunque va specificata, è che queste paranoie dannose in Italia ce le hanno essenzialmente le madri. Ed è concesso loro questo comportamento perché alla fine delle fatte fini i figlioli ce li hanno loro sul groppone.donnaschiava

Li nutrono loro, li lavano loro, li mettono a letto loro, etc. I padri ci giocano ogni tanto, fanno due boccacce, due versi, e poi tornano a leggere il giornale.
Mi verrebbe da chiedermi come funziona nelle coppie omosessuali con figli, ma mi scopro così ingenua a volte.

Che in realtà il congedo di paternità c’è anche in Italia. Obbligatorio è un giorno. UN GIORNO. In Svezia sono 60 giorni inalienabili che entrambi i genitori devono obbligatoriamente prendere a stipendio pieno.

Un giorno vuol dire chiamare i parenti, fumare una decina di sigari, andare al baretto a sbicchierare. Ecco cosa fa un padre italiano obbligatoriamente.
E questo è già stato un ‘passo avanti’ introdotto dalla legge Fornero, perché prima non c’era nemmeno questo giorno.

Ah, le scosse culturali.

In Italia dal 2000 con la legge Turco i padri possono stare a casa da 6 a 7 mesi però beccandosi il 30% dello stipendio, che ecco, se sei un metalmeccanico forse forse a occhio non ti conviene.

Ma la questione è culturale.

Sia durante la gravidanza, fino a poco prima di partorire, sia una settimana dopo aver avuto il nano io ho continuato ad andare all’università perché stavo benone, ero solo grassa prima, e solo un po’ stordita dopo, ma stavo alla grandona. La mattina il mio ragazzo stava col pupo perché è un fotografo, e lavora principalmente il pomeriggio e la sera, quindi i nostri orari erano perfetti.

fotografobimboLa gente (italiana) lo trovava divertente.
Ahahah! E cosa fai? Fai da mangiare? Stai col bimbo? Lo culli? Fai il baby-sitter? Fai il mammo?
No, né baby-sitter né mammo. Esiste una parola per indicare tutto ciò: padre.

Mammo? Siccome stai con il bimbo sei una madre ma siccome hai il pisello hai la desinenza in -o? Stiamo scherzando?

Ecco, la cultura comunque si cambia con la coercizione, secondo me. O con la pecunia. Dovrebbe essere obbligatorio o economicamente incentivato stare a casa. Anche perché magari una donna dopo la gravidanza un pochino si vuole riposare, e se la lasciate con un infante sola a casa non si riposa molto. Poi, e quello è anche carattere, ma è anche cultura, diventa ansiosa. E questo cocktail micidiale può diventare tragico: la donna si sposa col figliolo, la coppia non tromba più, il figliolo ti limita l’esistenza invece di accrescertela, e si vive male.

Ho sentito dire che l’arrivo di un figliolo metta a dura prova la coppia. Boh. A me non è successo. Fare le cose insieme, dividere il carico del lavoro e godersi insieme i momenti di tenerezza secondo me invece è stato un collante. E non avere l’ansia soffocante intorno anche.

In Svezia (e anche in Danimarca, Bea e Eli rimembrate ancora?) è pieno di babbi che vanno a fare jogging con la carrozzina, che vanno a prendere un caffè con gli amici col pupo, che vanno al parco con un libro e il pupo, che vanno ai corsi di massaggio neonatale, etc. Probabilmente sono in pappaledighet, ovvero in congedo di paternità.

Allora, la maternità consiste in 7 settimane prima del parto e 7 settimane dopo. Il padre sta 10 giorni insieme alla madre, appena nato il nano.

Poi ci sono i 480 giorni di congedo parentale, di cui 60 appannaggio esclusivo del padre. Il resto dei giorni la coppia se li gestisce come vuole, e poi ci sono i soldi che vengono dati per aiutare i genitori a affrontare le spese che il nuovo nano comporta.

Per nascite gemellari e bambini malati, dipendentemente dalla malattia, ci sono giorni e soldi in più.

Se la donna e l’uomo prendono lo stesso numero di giorni di congedo, ovvero 240 stecchiti a testa, lo stato ti manda un bell’assegno di 2000 e passa euro perché la tua famiglia si sta battendo per le pari opportunità. Yeah.

Perchè sì, in Svezia non è vero che sono più padri che prendono il congedo rispetto alle madri, questa è una gran cazzata: due anni fa eravamo ancora a quote 25% dei giorni uomini e 75% donne.
Però la tendenza è sempre più verso il 50 e 50, vedete? Coercizione e quattrini aiutano a cambiare la cultura.

babbofiglioNon so come funzioni per le coppie omosessuali, ripeto. Però io e il mio ragazzo portiamo due volte alla settimana il nano ad una cosa che si chiama öppna förskola, che sarebbe una specie di asilo gratis in cui te vai col bimbo senza prenotare niente, ti presenti con bimbo e vai; e lì ci sono due signore, che credo siano ostetriche in pensione, che cantano con la chitarra e i nanetti le guardano estasiati. Bene, una canzoncina fa: “Ciao sono con mamma e babbo, che bello avere mamma e babbo; ciao sono solo con mamma/babbo, che bello avere solo mamma/babbo; ciao sono con mamma e mamma/babbo e babbo, che bello avere mamma e mamma/babbo e babbo”.

Oh, può darsi che siano le solite cugiate svedesi del politically correct, che qui non mancano di certo eh (tipo vedi questo articolo); però a me questa è piaciuta. Perché si parte da ‘ste cazzatine qui, dai nani, dalle canzoncine, dalle pubblicità. Perché queste cose ti scavano nel cervello molto più del ‘reato di omofobia’.

Per quanto riguarda i lavori di casa, gente, non ne sto neanche a parlare, perché se passi la tua vita a fare da massaia al tu’ marito non è un problema mio, è un problema, problemone, tuo. E qui sì, sono tendenze culturali, ma secondo me non servono tante politiche, serve rispondere un “Alza le chiappe!” ogni tanto, lavarsi solo la propria roba, cucinare solo per sé, e vedere se quell’altro capisce.

Comunque, la ricetta di oggi è una cazzata facile da cucinare, che perfino tu, uomo lasciato solo, puoi fare! La mandelmassa, una pasta di mandorle alla base di mille dolcetti svedesi (tipo i favolosi semlor) e non. Bona anche infilata nei cornetti. Anche spalmata sul pane, tiè.

INGREDIENTI PER 400 GR. DI MANDELMASSA:

  • 200 gr. di mandorle
  • 200 gr. di zucchero
  • mezza tazzina da caffè di latte intero

PREPARAZIONE:

Pelare le mandorle e frullarle nel frullino. Aggiungere lo zucchero nel frullino e frullare per parecchio tempo, circa 5 minuti, fino a raggiungere un composto compatto e tiepido.

Aggiungere il latte e mescolare.

Mandelmassa pronta! Foto di Gianluca La Bruna - www.gianlucalabrunaphotography.com

Mandelmassa pronta! Foto di Gianluca La Bruna – www.gianlucalabrunaphotography.com

Buon appetito!

I.

Diritti gay, Morgan Freeman, AIDS e lingondricka!

Un altro viKicliché: i diritti LGBT in Svezia.

Beh, non che in effetti la Svezia non sia ventimila leghe avanti all’Italia, lo è e anche parecchio, dato che il Belpa è stato sanzionato dalla corte di Strasburgo a pagare indennizzi per qualcosa come 120 milioni di euro perché manca una disciplina sulle coppie omosessuali. Poi incazziamoci coi rifugiati perché non ci sono soldi.

Che poi io sarei del parere che le discipline sulle coppie non dovrebbero esistere tout court: si decidono una o più persone di fiducia per quanto riguarda eredità, diritti legali, etc. ben salvaguardando la legittima ai figli, e bona lì. E se io sono single ma ho un amico a cui voglio tanto bene e voglio lasciargli tutto? E se di amici ne ho due? Perché chi è in coppia dovrebbe avere diritti in più rispetto a chi magari ha le ascelle fetide e non riesce a trovare nessuno, o vuole rimanere single a vita per scelta? Saranno anche cazzi suoi.

morganfreemanPerò comunque sia ora sposarsi va un casino, anche appunto per avere riconoscimenti effettivi, e quindi non vedo perché se lo fanno un uomo e una donna non possono farlo due uomini tra loro o due donne tra loro.

Io non sopporto chi si batte per togliere diritti a quegli altri: allora, o ti batti per avere più diritti te, oppure sei proprio stronzo, non ci sono altre parole.

Poi aspetta, ci sono anche quelli che “io non sono gay, per cui non mi interessa” (e che di solito lo dicono con un leggero fastidio). Beh? Nemmeno io sono negra, ma non mi piacerebbe che la società in cui vivo fosse tipo il Mississippi degli anni ’40. Stesso discorso.

Ecco, in Svezia le discriminazioni contro gli omosessuali sono proibite dalla Costituzione (e anche indovinate dove? In Portogallo e in Kosovo) dal 1987. Dal 1972 l’età del consenso sessuale è stata equiparata a quella degli eterosessuali, dal 1995 sono riconosciute le unioni civili, dal 2003 l’adozione di figli, dal 2009 il matrimonio, anche in chiesa.

A proposito del consenso sessuale, una piccola parentesi. In Svezia è 15 anni.

Ora tutti diranno “booooia, come sono ganzi loro, l’Italia è una meeeerda, devi essere maggiorenne”. Che l’età del consenso sessuale in Italia sia 18 anni l’ho sentita dire da un sacco di persone. Ma davvero, tante. Tutti convinti che se vai con un/a 17enne vai in galera.

Allora, prima di avere un orgasmo sulla civiltà degli svedesi in relazione all’Italia, sappiate che in Italia l’età del consenso sessuale è 14 anni.

lolitaSiccome vi siete sfondati di pippe sui porno “barely legal“, non vuol dire, fortunatamente, che il nostro concetto di “legal” sia quello americano. Lì sono messi male, non crediamo di essere messi peggio, perché bimbi, se no non c’è salvezza.

E Berlusconi e Ruby, direte voi?

Lì siamo in presenza di prostituzione, ovvero una persona che, verosimilmente, per darla a Berlusconi, aveva bisogno di essere incentivata da dei soldi, molti soldi, perché non so dirvi francamente per quale ragione la si dovrebbe dare a Berlusconi gratis. Allora lì si entra nel campo della prostituzione minorile, perché non si può disporre economicamente del proprio corpo se si è minori di 18 anni.

Altra postilla: la prostituzione in Italia è legale (tra maggiorenni). È illegale guadagnare sui rapporti sessuali di terzi, ma se io voglio prostituirmi lo stato deve farsi gli affari suoi. No, perché anche qui si sentono dire cose non corrispondenti alla realtà.

Tornando ai gay in Sverige.

Il politically correct che permea il biondomondo fa sì che gli svedesi pubblicizzino il loro paese come la nazione gay friendly per eccellenza.

Ma le cose sono un tantinello più complicate.

La prima omofoba dichiarata in Svezia fu Santa Brigida, credo l’unica santa svedese, che accusò Magnus IV di fornicare con altri uomini, comportamento che secondo lei lo avrebbe fatto sicuramente andare all’inferno. Sì, via, però era una cazzo di santa e era nata nel 1303, insomma, la scusiamo se non era di larghe vedute.

gayNel ‘600, quando usava il femminicidio di ragazzine introverse, o coi capelli rossi, o un po’ strane, o di idee progressiste, o solo sfortunate, per mezzo di grandi e bei falò, tanto per ricordarci che le donne nella storia se la sono sempre ripassata benone, in Svezia venivano processati e condannati uomini (non donne, quelle come abbiamo detto venivano bruciate per stregoneria) per sodomia.
Tutto ciò avveniva in gran segreto, però, perché se si diceva troppo in giro che esistevano i gay, poi chissà, il morbo si spandeva. Un po’ quello che pensano in Russia se una coppia gay si bacia: hanno i bacilli e li attaccano ai sani e vigorosi eterosessuali. Per un mio commento vedi Morgan Freeman sopra.

Col nuovo codice penale svedese del 1864 iniziano i problemi, perché diventa illegale avere rapporti con persone dello stesso sesso, e l’omosessualità è punita con i lavori forzati.
Il reato viene abolito nel 1944, ma ancora ai gay non era permesso il servizio militare e l’omosessualità era ancora riconosciuta come malattia mentale (lo rimarrà fino al 1979).

Ganzi, eh, per carità, però vorrei specificare che in Italia leggi antigay non ci sono mai state, e grandi artisti come Michelangelo, Leonardo e altre tartarughe ninja, erano omosessuali universalmente noti: lo si sapeva e ce ne sbattevasi discretamente le palle. Ecco, il fascismo di sicuro non ha fatto bene all’Italia. Né sulle libertà civili, né su tante altre cose. “Tante cose” è ovviamente un eufemismo per dire “TUTTO”.

Negli anni ’50 si diffonde una campagna denigratoria, ma si può dire anche persecutoria nei confronti degli omosessuali.

Ecco, teniamo presente che dagli anni ’30 era attivo in Svezia un simpatico programma di sterilizzazione (vi avevo accennato qualcosa qui) che aveva come vittime privilegiate gay e donne single. Scriverò un post solo su questo, ma prima devo studiare per bene. Ho comprato un libro che si chiama L’utopia eugenetica del welfare state svedese, lo studio e scrivo, prometto.

Negli anni ’80 fino al 2004 ad esempio erano illegali i bastuklubbar, ovvero saune in cui andavano gli uomini per avere rapporti sessuali con altri uomini (però i gay potevano adottare i figli. Strano, nevvero?).
Non solo, i gay non hanno potuto donare il sangue fino addirittura al 2008, anno in cui è stato loro permesso a patto di astenersi da ogni attività sessuale (o dire di farlo, quantomeno) per 6 mesi. Non contento, il parlamento svedese ha stabilito che 6 mesi erano pochi, e ha voluto un anno di quarantena, altrimenti i gay non donano il sangue.

Matthew McConaughey e Jared Leto sul set di Dallas Buyers Club

Le misure adottate negli ultimi due casi, le saune e il sangue, sono il risultato di stereotipi molto brutti. Stereotipi che riguardano l’associazione gay = malato. Gay = AIDS.
Ci ha preso un oscar Matthew McConaughey come miglior attore protagonista in Dallas Buyers Club, film che parla anche e soprattutto di HIV e omofobia.

Inizialmente l’HIV colpiva maggiormente omosessuali uomini per il semplice fatto che il sesso anale presenta maggiori rischi rispetto a un rapporto genitale. Inoltre, negli anni ’80 essere gay non è come essere gay adesso, tendenzialmente ti nascondevi, avevi molti più rapporti occasionali e molte meno relazioni, quindi anche la sociologia del rapporto omosessuale era diversa.

Adesso, gli eterosessuali sono molto più infetti da HIV rispetto agli omosessuali. E questo non soltanto perché sono di più, ma anche in proporzione. E questo perché? Perché i gay fanno mediamente sesso più consapevole e si proteggono.
Io non ho mai visto tanti preservativi tutti insieme quanto quelli che vengono gratuitamente distribuiti nelle discoteche ad altra concentrazione di omosessuali. Solo gli eterosessuali ancora non lo hanno capito che andare a scopazzare a destra e a manca con sconosciuti senza mettersi un preservativo non è esattevolmente una scelta intelligente.

CondomsE uno può anche dire: “Eeeeh capirai, con tutta la gente che c’è lo prendo solo io l’AIDS?”. Ecco, a parte, l’AIDS è una pandemia, il che vuol dire che è una malattia che si trova dovunque, con un alto numero di casi e fa anche parecchio male, quindi sì, basterebbe questo; ma poi c’è la gonorrea, la sifilide, la clamidia, la scabbia, le piattole, la candida, l’herpes, infezioni delle vie urinarie e altre simpatiche cose del genere. Capito? Ascoltate mamma Irene: no glove no love!

Bello parlare di piattole in un blog di cucina vero?
Ditelo che vi faccio venire fame e non vedete l’ora di cucinare il bellissimo piatto che ho pensato per voi? Ecco, siccome sapevo che poteva passarvi l’appetito ho deciso di fare un soft drink. Soft per voi ben pensanti, drink così non mangiate pensando alle piattole, colorato come la bandiera gay e a base di lingon, così previene anche le infezioni urinarie trasmissibili sessualmente. Il lingondricka lingonsaft! Uno sciroppo di lingon (sostituibile con il ribes). È anche una ricetta vegana, quindi rispetta le minoranze.

Ma dove la trovate una blogger premurosa come me?

Un’ultima cosa così tanto per darvi informazioni sulla gay friendly Svezia: la sterilizzazione per chi voleva cambiare sesso è stata obbligatoria fino al 2013. Sì. Ho detto proprio sterilizzazione obbligatoria. Quella che qualche cima come la Mussolini, Anna Falchi, e altre zoccolone del loro calibro hanno proposto come pena per gli stupratori. Ripeto. Sterilizzazione. Ripeto. 2013.

Esperienza personale sull’argomento: come su molti altri aspetti, la Svezia è ganza. Ma come su molti altri aspetti la Svezia si ritiene più ganza di quanto a conti fatti non sia. Voglio dire, bravi, avete più diritti civili di altri, clap clap per voi. Però ecco, ne avete ancora di strada da fare, sorridete per la strada che avete fatto finora, rimboccatevi le maniche, levate la quarantena ai gay che vogliono donare il sangue, che ce n’è bisogno sempre, e scendete per mezzo secondo dal vostro biondo piedistallo.

All you need is love.

INGREDIENTI PER CIRCA 3 DL DI SCIROPPO:

  • 250 g di lingon (o ribes se non li trovate)
  • 2 dl di acqua
  • 10 gr. di acido citrico alimentare (forse lo trovate in farmacia, altrimenti sostituite con succo di limone)
  • 100 gr. di zucchero

PREPARAZIONE:

Lavare le bacche e farle asciugare. Con il robot da cucina (o se avete pazienza con una forchetta), trasformare le bacche in poltiglia e mettere in un pentolino.

Mescolare l’acido citrico con un pochino d’acqua e aggiungere la restante acqua. Versare sulla poltiglia di bacche. Mettere sul fuoco e scaldare per qualche minuto.

Lasciar riposare nel frigorifero per uno o due giorni mescolando di tanto in tanto.

Filtrare con un colino da tè, mettere sul fuoco nuovamente e aggiungere lo zucchero. Far sciogliere.

Versare caldissimo in bottiglie di vetro con chiusura ermetica (tipo quelle del latte o dei succhi di frutta) e sigillare mettendo a testa in giù.

Il lingondricka si consuma aggiungendo acqua fresca, come uno sciroppo.

Lingondricka pronto! Ph. Gianluca La Bruna (www.gianlucalabrunaphotography.com)

Lingondricka pronto! Ph. Gianluca La Bruna (www.gianlucalabrunaphotography.com)

Buon appetito!

I.

Rårörda lingon, fricchettoni e sindrome di Stoccolma

Ecco, ero sparita. Ogni tanto scompaio a caso. Stavolta sono stata via 5 mesi perché avevo gli ormoni gravidici a giro prima, e un nano urlante tra le braccia dopo.

Ora ho ucciso il nano.

No scherzo, il nano è sempre qui ma adesso ha iniziato a darmi un po’ di tregua, quindi ho il tempo di cucinare, pensare cazzate e, come vedete, scriverle.

Ci siamo lasciati quindi che era autunno. Autunno, tempo di lingon.

Belli i lingon, coloratissimi, profumatissimi e versatilissimi. Sulle polpette alla svedese, sul pane imburrato la mattina a colazione, come bibita, come sciroppo, quando vi pare, dove vi pare. Il sapore acidulo (che ricorda il ribes secondo me, ma diversi svedesi dissentirebbero) rende i lingon adatti a un sacco di ricette.

Che poi ormai lo chiamiamo lingon anche noi, ma che cacchio è sostanzialmente?

lingonberryNome scientifico Vaccinium vitis-idaea, noto come “mirtillo rosso” (da non confondersi con il Vaccinium macrocarpon, che è invece il “mirtillo rosso americano”, ma è meglio conosciuto come cranberry), è entrato nelle case degli italiani grazie, come sempre, a IKEA.

Chuck Norris delle piante, il lingon mantiene le sue foglie per tutto l’inverno: le pesanti nevicate frequenti nelle zone dove questa pianta cresce, infatti, creano uno strato protettivo sulle foglie, riparandole da vento e freddo eccessivo, anche se, ecco, è una viKipianta e tollera temperature fino a -40°C.

Una cosa molto comoda è che anche se non ci fate la marmellata (o sylt) mettendoli a bollire, si conserveranno lo stesso, perché le bacche in generale, e in particolare il mirtillo rosso, sono ricche di acido benzoico.

Ecco, piccola parentesi.

L’acido benzoico (C6H5COOH) è un acido carbossilico che si trova naturalmente in diverse piante e in alcuni animali ma che si può anche produrre in laboratorio. La sostanza è la stessa, identica, solo che se prodotta in laboratorio si sa esattamente quanti milligrammi se ne fanno, se invece si ciuccia da una pianta si sa una sega quanta ce ne va in corpo e dato che l’acido benzoico è tossico a dosi superiori al grammo (che è tanto), magari invece è meglio saperlo.

L’acido benzoico è quello che viene aggiunto come E210 ai cibi per non farveli marcire in casa (che poi sì che farebbero male). Quindi quando i fricchettoni dicono “Buuuuu, qui c’è un conservante che si chiama E e poi un nuuuuumero, bububuuuuuu”, bene, si stanno riferendo alla sostanza che rende le bacche acidule e adattissime a composte e marmellate.

Verdone_RuggeroQuesto lo specifico per i geniacci appartenenti alla filosofia del “Belle le cose naturali, brutta la chimica”. Bene. No. Siete solo molto ignoranti. Ma tranquilli, dall’ignoranza si può guarire.

I chimici non sono persone che si sono riunite per gombloddarvi contro, sciochimicarvi e farvi venire tanti cancri (cosa che invece non si può dire degli omeopati che vi fanno pagare -tanto- per cose che non servono a un CAZZO). A farvi venire i cancri ci pensate già da soli fumando tantissimo (sì, anche l’erba, mi dispiace, perché per quanto sia naturale e simpatica la assumete per combustione, quindi cancro), o facendo droghe mistiche che vi avvicinino alla madre terra.

Vedete, i chimici notano che mangiando un’arancia non ci viene il raffreddore e si chiedono perché, che leccando la corteccia del salice ci passa il mal di testa e si chiedono perché. E allora creano per voi le pasticche di vitamina C e di aspirina per farvi stare bene e agevolarvi la situazione, di modo che se ve ne servono 250 gr. ne prendete 250 gr., se ve ne servono 500 ne prendete 500.

E voi, ingrati, invece le snobbate.

Le snobbate perché pensate che mangiare un’arancia faccia meglio che sciogliere una bustina di acido ascorbico (bruuuutti i nomi chimici) nell’acqua, che usare una bacca di vaniglia nei dolci con tutti i semini che vi entrano sotto le unghie sia meglio che usare la vanillina. E invece è uguale. Poi certo, in stretti termini di soddisfazione, un conto è mangiare una bistecca di chianina e un conto prendere le pasticche di ferro, ci mancherebbe. Se ne fate una questione di godimento io vi sono nel cuore.

Senza contare che un bicchiere di spremuta, una bacca di vaniglia, un filetto di salmone (oltre a fare gola), costano sicuramente meno di vitamina C, vanillina e omega3.

Ma, in tutta la mia franca opinione, chiunque pensi che “il naturale fa meglio” è un ignorante beato, nel senso che non si pone il problema di non saperne un cazzo e di andare a informarsi (secondo voi io sapevo cos’era l’acido benzoico?!), ma si crogiola nella sua ignoranza e pretende anche di insegnare cose che il suo cervello formato lenticchia non gli permette di capire.

Solo io riesco a farmi partire la vena mentre parlo di bacche. Grrrrr.

Bene, a parte la mia misantropia (in effetti questo blog dimostra come non ci sia una categoria umana che in effetti mi piaccia, ecco perché finirò la mia vita con due dozzine di gatti che mi mangeranno la faccia quando sarò mezza decomposta e i vicini si accorgeranno della mia presenza perché il mio cadavere puzzerà), c’è una sottile differenza tra lingonsylt e rårörda lingon:

  • il lingonsylt è una specie di marmellata, si bollono le bacche in poca acqua e si aggiunge lo zucchero (60 parti di frutta, 40 di zucchero). Dovete mescolare i frutti finché non si sfanno e passarli, in modo che non ci siano pezzettoni. Il frutto contiene molta pectina (buuu, roba chimica) quindi si trasforma da solo in una roba abbastanza gelatinosa e marmellatosa.
  • rårörda lingon sono invece più artigianali, c’è molto meno zucchero, non si bollono per tanto e i frutti sono solo leggermente sfattini, rimangono abbastanza compatti.

La cosa bella di quando arrivano i lingon è che tutte le bancarelle dei mercati diventano rossissime e voi verrete rapiti dai colori e dai profumi autunnali nelle piazze del regno di Svezia.

E io ho usato la parola “rapiti”. Perché voi non ve ne accorgete ma tutte queste strategie testuali e rimandi interni che rendono i miei post simili a romanzi di Calvino, ma con l’attenzione al dettaglio di Flaubert, l’indagine psicologica di Dostoevskji e la memoria privata di Proust (gente che avrebbe venduto l’anima al diavolo per scrivere su nonsolopolpette), hanno una ragione d’essere.

Perché può capitare di essere rapiti e di innamorarsi del proprio rapitore, e questa cosa, che ci crediate o no, è strettamente legata alla Svezia.

Si chiama infatti “sindrome di Stoccolma“, ma non tutti sanno perché.

Dunque, la sindrome di Stoccolma innanzitutto è un meccanismo di difesa psichica per cui la vittima di un’aggressione o un rapimento prova verso il suo aguzzino sentimenti di solidarietà e persino innamoramento.

Il suo nome deriva da un fatto di viKicronaca: nel 1973 un evaso di nome Jan-Erik Olsson decide di rapinare la Kreditbanken di Stoccolma (evidentemente era scappato di galera ma era anche ansioso di ritornarci), prende quattro ostaggi, tre donne e un uomo, e chiede di poter avere lì con lui anche il suo ex compagno di cella, Clark Olofsson.

Gli ostaggi biondeggiano sulla sinistra e il rapitore rubacuori spunta da destra

Gli ostaggi biondeggiano sulla sinistra e il rapitore rubacuori spunta da destra

Tutta questa bella génte passa una sei giorni di sole cuore e amore. Il rapitore è gentilissimo con le vittime e le vittime dicono di aver nettamente più paura degli sbirri che del buon Jan-Erik. Fuck da police.

Cercano di vivere armoniosamente ma i suddetti sbirri si sfavano di aspettare, buttano delle bombette puzzolenti e li obbligano a uscire.
Ovviamente la vicenda fa il giro dei giornali di tutto il mondo, e per la prima volta si compie una perizia psichiatrica sulle vittime.

Ora, non ci vuole l’ispettore Derrick per capire che se uno mi minaccia io cerco di lisciarmelo più che posso, invece di fare la smargiassa. Ma la sindrome di Stoccolma è un’altra cosa.

Non è un atto volontario e razionale di rabbonire il rapitore; è una reazione totalmente inconscia, che avviene quando lo stress psichico è massimo e il cervello va da solo senza che tu possa pilotarlo in alcun modo, regredendo nelle età psichiche.

Se si pensa a questa regressione, è facile quindi, freudianamente, associare i rapitori a quelli che quando eri bimbo ti rompevano i maroni, ti impedivano di uscire, ma allo stesso tempo ti garantivano la sopravvivenza. Ed ecco perché l’affetto verso il rapitore diventa simile all’amore edipico.

Ecco, ora potete fare gli splendidi coi vostri amici sulla sindrome di Stoccolma.

Intanto godetevi questa salsa/marmellata, sapendo che sta benissimo sulla carne di porco, sui pesci con un sapore forte (come le aringhe, ma che v’oo dico affa’?), e con la selvaggina. Sulla renna il lingon è la morte sua.

INGREDIENTI PER 2 PORZIONI:

  • 150 gr. di lingon
  • 40 gr. di zucchero
  • 3 cucchiai d’acqua

PREPARAZIONE

In un pentolino mettere le bacche con l’acqua e lo zucchero, scaldare a fuoco basso e mescolare finché i lingon saranno leggermente sfatti. Facile, no?

Rårörda lingon pronti! Foto di Gianluca La Bruna www.gianlucalabruna.com gianlucalabruna.tumblr.com

Rårörda lingon pronti! Foto di Gianluca La Bruna www.gianlucalabruna.com gianlucalabruna.tumblr.com www.gianlucaphotography.com

Buon appetito!

I.

War is not over (at least not in Sweden). I non pacifici viKi, la Guerra di Finlandia e la romsås

Oggi ho deciso di parlare di guerra.

Così, perché agli svedesi gli garba parecchio dire che sono pacifici, che in guerra non c’entrano mai, che sono il popolo più pacioccoso del mondo, salvo poi essere i primi produttori di mine antiuomo, vendere armi a destra e a manca, essere pionieri dell’aeronautica militare nella produzione di caccia multiruolo a decollo verticale di ultima generazione (tipo il simpatico Saab Jag-39 Gripen), finanziare megaindustrie missilistiche in Arabia Saudita e Pakistan (della serie, boia, e poi vuoi processare Assange perché non sei d’accordo su come tratta le donne!), avere l’industria bellica come il primo datore di lavoro privato del paese, essere il terzo paese al mondo per valore pro-capite nell’export di armi dopo Israele e Russia, aver mandato i suoi soldatini in Bosnia e Kosovo, essere stata tra i paesi più entusiasti per la guerra nella campagna in Libia e avere un contingente in Afghanistan.

viKisoldato in Afghanistan. Possiamo notare i classici simboli di pace: bandiera, divisa, mitra, sguardo cattivo, etc.

viKisoldato in Afghanistan. Possiamo notare i classici simboli di pace: bandiera, divisa, mitra, sguardo cattivo, etc.

E ve l’ho già detto ma lo ridico: una testina di minchia svedese che ho avuto la disgrazia di conoscere, quando feci notare che la Svezia era in guerra, mi disse: “Guarda che noi siamo in Afghanistan in missione di pace“. Capito?

Un paese che ufficialmente non fa parte della NATO, ma che ha con la NATO una particolare partnership, per cui partecipa alle sue campagne militari pur senza farne parte.

Il final boss del paraculismo.

Quindi NO. Ho deciso che si parla di guerra, cazzo. Anche se la guerra di cui sto per parlarvi è finita già da un po’ di tempo.

Oggi infatti vi puppate un post storico e magari vi fate anche una cultura sulla storia moderna. Capre!
Si parla della guerra di Finlandia, ovvero quel conflitto che vide la perdente Svezia firmare il Trattato di Fredrikshamn perdendo così ogni diritto sulla Finlandia.
Con buona pace dei finlandesi, penserete voi. Beh, non proprio perché la Finlandia passò sotto il controllo russo, e anche i Russi non sono esattamente dei pezzi di pane, chiedete ai Ceceni.

Ad ogni modo gli eserciti dell’Impero Russo di Alessandro I e del Regno di Svezia di Gustavo IV prima e Carlo XIII poi si fronteggiarono per più di un anno, dal febbraio del 1808 al settembre del 1809.

L’antefatto, come quasi ogni antefatto nella storia europea dell’800, riguarda Napoleone: il nanetto infatti aveva riconosciuto alla Russia ogni sua pretesa egemonica sulla viKinghia, dal momento che questa era alleata con i British, fumo negli occhi per la Francia imperiale.
In questo modo Napoleone sperava che di fronte a un avversario come la Russia (sì ecco, non Guasticce) gli svedesi avrebbero abbassato il crestino, sciolto l’alleanza con il Regno Unito e aderito al Blocco Continentale.

Nano che ha rotto le balle all'Italia prima del duce e di Berlusconi

Nano che ha rotto le balle all’Italia prima del duce e di Berlusconi

Dal canto suo, lo zar puntava alla Finlandia, che ha sempre fatto gola a tutti per la sua posizione superstrategica, i laghi, il death metal, il Nokia 3210, Haikkonen & Räikkönen e Babbo Natale, e ci spostò tutti i suoi carrarmatini del Risiko.

Gli Svedesi, per esprimersi in regali termini, si trovarono allora col culo scoperto, perché il grosso del loro esercito doveva tamponare un possibile attacco al Sud del paese da parte dei Danesi, che erano invece alleati di Napoleone, e che in effetti attaccheranno dopo poco senza però raggiungere nessun cambiamento territoriale, e quindi nessun risultato se non la morte di non so quanta gente (e di cavalli. Nessuno si chiede quanti cavalli in media morivano nelle guerre del passato, chissà).

Insomma, i Russi conquistano la Finlandia meridionale in poco tempo incontrando molta poca resistenza (o provaci te a resistere all’esercito russo? Un po’ come il Tibet che fa il pacifico con la Cina… grazie al piffero, sarei anche io pacifica contro la Cina, capirai).

Ma gli svedesi contrattaccano e riescono comunque a bloccare l’avanzata russa nella Finlandia centrale, vincendo dignitosamente anche qualche battaglia (ecco, non come la resistenza francese della Seconda Guerra Mondiale che è consistita in un mettersi tutti a pecorina e sperare che finisse presto, e poi si vantano anche di averla vinta la guerra, così son boni tutti).

Siamo al punto che i viKi se la stavano anche cavando bene, e poi ecco, non dimentichiamoci che erano alleati con l’Impero Britannico, voglio dire, non l’ultimo degli stronzi, dato che ha colonizzato più o meno tutto l’orbe terracqueo. Era però un’alleanza del menga, perché gli Inglesi ci provarono anche a inviare un contingente nel porto di Göteborg, ma visto che il generale John Moore e il re Gustavo IV si becchettavano come galline, il contingente venne levato di torno e inviato in Spagna, e agli svedesi rimase una misera flottina di sostegno. Questo vi sia di insegnamento: se avete l’Impero Russo che vi vuole menare, magari evitate di sclerare col generale inglese vostro alleato, se no poi è peggio per voi.

Nazioni invase dalla Gran Bretagna (quelle rosse)

Nazioni invase nella storia dalla Gran Bretagna (quelle rosse)

I Russi infatti si inalberano e prendono gli svedesi a schiaffi coi piedi (nonostante una sonora sconfitta nella battaglia di Jutas il 13 settembre) e li obbligano a sgomberare dalla Finlandia.

Dopo queste vittorie però, non si capisce bene perché (dice perché l’inverno era arrivato molto presto in Finlandia quell’anno e il generale non voleva rischiare, ma io sinceramente dubito che un russo a caso si faccia intimidire da condizioni climatiche avverse), il generale russo dal temibile nome di Fyodor Fyodorovich Booksgevden si caga sotto. Esatto. Nonostante si chiamasse Fyodor Fyodorovich Booksgevden. Quest’uomo chiede una tregua.

Lo zar cosa fa allora secondo voi? Si incazza, ovviamente, lo manda a chiamare, gli dice “Nini, non puoi cagarti sotto come la nazionale di Prandelli”, lo caccia e lo sostituisce con Bogdan von Knorring, Knorring come il dado Knorring, a cui rompe le balle affinché la faccia finita una volta per tutte e sbaragli il viKiesercito. Ma anche lui è prudente, se la prende con c-c-comodooo come i Lil Angel$ e aspetta la primavera dell’anno successivo.

Che poi è una primavera solo sulla carta, quella del marzo sul golfo di Botnia, perché dopo l’ordine del generale Knorring le truppe russe marciano sul golfo ghiacciato per andare a divaricare i viKiani, quindi ecco, se in primavera marci su un mare ghiacciato, mi chiedo cosa tu faccia d’inverno.

Mentre i russi son lì che camminano sul mare come Gesoo, a Stoccolma avviene un golpe, perché l’esercito dà la colpa a Gustavo IV di non aver saputo gestire la faccenda con i russi e aver perso la Finlandia, e lo detronizza. Sul trono sale allora Carlo XIII.

I russi intanto si sono divisi in tre frange; una ha preso le isole Åland, una ha preso Umeå, e una si è fermata a 70 km da Stoccolma.

Ma Carlo XIII serve alla Svezia come (e qui cito un leggiadro detto livornese) “il cazzo alle vecchie”. Diciamo che ormai la guerra è persa, il buon Carlo cerca solo di ottenere migliori condizioni di pace e negozia fino alla morte.

Io ora non so dirvi se era meglio se chiamava Samuel L. Jackson per una negoziazione o se alla fine questo era comunque il meglio che sarebbe riuscito a fare, considerata la situazione, sta di fatto che con il trattato di pace di Fredrikshamn la Svezia cede alla Russia la Finlandia e parte della Lapponia (territori che poi la Russia unisce), e poi viene obbligata ad aderire al Blocco Continentale e dichiarare formalmente guerra al Regno Unito.

Insomma, usciti malissimo, poveracci.

“Obladì Obladà” “Quella… vuoi chiudere quella boccaccia? Non Lennon, Lenin! Vladimir Il’ič Ul’janov!”  Trovatemi la -facile- citazione e avrete il mio amore

“Obladì Obladà” “Quella… vuoi chiudere quella boccaccia? Non Lennon, Lenin! Vladimir Il’ič Ul’janov!”
Trovatemi la -facile- citazione e avrete il mio amore

Ma usciti ancora peggio direi i Finlandesi, che dovranno aspettare il grande Lenin, che farà un bel po’ di casino nel ’17 e avrà grane più grosse a cui pensare piuttosto che all’indipendenza finlandese.
Quindi i finnici dichiarano la loro indipendenza, provano per un po’ la monarchia ma (in questo di molto superando in argwzia i viKi) capiscono che è una cagata e dopo una guerra civile diventano nel ’19 la Repubblica di Finlandia che tutti conosciamo.

Così finisce la triste storia della guerra di Finlandia. Con l’esercito svedese che soccombe miseramente.

Il luogo che si considera essere la Waterloo dell’esercito di Svezia nella guerra di Finlandia è Kalix, cittadina svedese del Norrbotten, abitata da poco più di 7.000 anime.

A Kalix si trova una specialità marchio DOP dell’Unione Europea e sarebbe il caviale di Kalix, o Kalix Löjrom. In realtà “caviale” si dice solo rom, il löjrom è più specificamente il caviale di coregone bianco, salmonide molto comune nel Mare del Nord e nel Mar Baltico.

Quello di Kalix è però una roba a sé, perché a causa dei miliardi di fiumi intorno alla città che si riversano in quel tratto di mare (tanto che il golfo di Botnia ha acqua dolce nonostante sia un mare, ecco perché a marzo ci puoi camminare sopra), la carne e le uova di questo pesce lì hanno un altro sapore. Queste acque ricche di oligoelementi come Bromo, Bario (BReaking BAd), Stronzio, Iodio, Selenio, Molibdeno e Litio rendono infatti il Kalix Löjrom unico e ricercatissimo, tanto da essere presente nel menu di quasi tutte le cene del premio Nobel.

Per fare il piatto di oggi, che è la romsås, una salsa a base di uova di pesce, si raccomandava l’uso del caviale di Kalix. Ma siccome io non ho a cena il re di Svezia né un’armata di sapientoni su tutti i campi dello scibile umano provenienti da tutto il mondo, e sono povera in canna, ho deciso di sostituire il caviale di Kalix con delle banali uova di salmone, tanto insomma, ‘sto coregone bianco è un salmonide, quindi va bene.

Questa salsa è ottima su ogni tipo di pesce, soprattutto il salmone, ma è ottima anche per fare degli sfizioserrimi crostini. In questo caso consiglio di guarnire poi il crostino con aneto o erba cipollina, come preferite.

INGREDIENTI PER CIRCA 3 DL DI ROMSÅS (CIRCA 6 PERSONE):

  • 1 dl di panna acida o gräddfil (vi consiglio di dimezzare la mia ricetta)
  • 1 dl di maionese
  • qualche goccia di succo di limone
  • 2 cucchiai abbondanti di uova di salmone (o di coregone bianco di Kalix se ve la sentite)
  • 1 pizzico di sale
  • 1 pizzico di zucchero
  • 1 spolverata di pepe bianco
  • un pochino di aneto spezzettato finissimo

PREPARAZIONE:

Mischiare la panna alla maionese e aggiungere sale, zucchero e pepe.

Aggiungere il limone, le uova di pesce, l’aneto spezzettato e mescolare delicatamente.

Buon appetito!

I.

Essere gravida in Svezia assolutissimamente non bevendo del Kurant Blush

Bene, immolo sull’altare di nonsolopolpette la vittima sacrificale Kazziimjei per un post di (non) interesse generale.
Generale quantomeno per chi, come me, affronterà una gravidanza nel regno di Svezia.

Bene, la gravidanza in Svezia è un avvenimento discretamente frequente, se si prendono come fonti autorevoli gli occhini aperti per strada. Basta fare del peoplewatching quando si cammina per giungere alla conclusione che o è sport nazionale ingoiare cocomeri interi, o qui figliano conigliamente.

"Vero svedese". Con bandiera. Su bavaglino. Rabbrividiamo.

“Vero svedese”. Con bandiera. Su bavaglino per neonato. Rabbrividiamo.

In Italia le italiane (altro discorso per le immigrate, fortunatamente) si riproducono poco e tardi.
Tempo fa ho fatto un controllo a Pisa ed ero la più giovane (di diverse lunghezze) tra tutte, e voglio dire, ho 27 anni, non sono una teenager rimasta fregata da un party selvaggio.

Ma le differenze non sono solo in frequenza ed età di donne gravide, le differenze sono molte. Moltissime.

Essendomi trasferita in Svezia definitivamente quando ero di tre mesi, posso dire di essermi fatta un’idea di entrambi gli iter medici di Belpa e Vikiland. E proprio per questa ragione, continuerò a utilizzarli entrambi. Pagherò un po’ più d’aereo, ma il sistema italico io non lo lascio.

Dunque, io in Italia nei primi 3 mesi ho fatto:
1) Test del cacchio in farmacia per capire se piangevo a caso, morivo di fame e avevo le tette di Pamela Anderson per qualche ragione particolare. E vabbè, questo me lo sono pagata perché funziona così (costa anche abbastanza). Funziona così anche in Svezia.
2) Test ormonale per vedere i livelli di BetaHCG, cioè dell’ormone che produce l’embrione, la gonadotropina corionica. Pagamento ticket, non test.
3) 4 ecografie (di cui una di emergenza causa paranoid moment, quindi una non conta, nonostante gratis anch’essa) completamente gratis, con vista embrione/feto, doppler per battito del cuore, e ad ogni ecografia è corrisposta una visita ginecologica.
4) Test urine, test sangue (emocromo, HIV, pap test, gruppo sanguigno, rosolia, antiglobulina, toxoplasmosi). Tutto gratis. L’Italia (o per lo meno la Toscana, poi ‘ste cose sono regionali spesso) prevede un toxotest al mese in gravidanza.
5) Bi-test. Ovvero test comprendente esame del plasma ed ecografia per avere un range di probabilità di avere un neonato affetto da anomalie cromosomiche (soprattutto sindrome di Down). Gratis. (Specifico che in Svezia si fa solo ed esclusivamente in clinica privata e costa più di 200€).
6) Ad agosto farò un’ecografia morfologica (anche qui gratis). Ma se volessi mi spetterebbero di diritto anche altri esami delle urine, altri esami del sangue, e poi più avanti un’altra ecografia e un altro monitoraggio del battito fetale. Se avrò voglia tornerò in Italia, se no, no.

N.B. Se fossi stata una over 35 avrei avuto l’amniocentesi o la villocentesi gratis.

Cosa ho ricevuto:
1) Cartellina rigida in tessuto con su scritto “La mia gravidanza”, che a sua volta conteneva:
2) Libretto/ricettario medico verde con un fiocchino sopra che contiene i foglietti/impegnativa da presentare alle visite.
3) Opuscolo “Aspetti un bambino?… Aspettiamolo insieme” con dentro scritti tutti gli incontri, i corsi e le consulenze ostetriche, mediche e psicologiche a cui ho diritto GRATUITAMENTE prima, durante e dopo la gravidanza alla mia ASL, numeri utili, orari.

Opuscoli italici

Opuscoli italici

4) Cartellina personale della Regione Toscana con i miei dati, i dati del padre (sperando sia davvero lui e non il cubista botswanese della mia festa di compleanno), anamnesi familiare, personale e ostetrica, diario delle visite, dei test fatti e delle mie condizioni ogni volta, altezza, peso, etc. ovvero materiale che distruggerò appena il caccolino nascerà.
5) Dieta di 1700 kcal al giorno per i primi mesi, che sul retro ha quella di 2000 kcal per gli ultimi mesi (vorrei dire a tutti i miei nemici che stanno leggendo che no, non sono diventata una balena, ho preso pochissimi chili e faccio un sacco di attività fisica, sono più bella di prima. Tiè!).
6) Opuscolino sull’allattamento che non ho ancora letto perché tanto c’è tempo.

Specifico che se fossi tedesca, albanese, cinese, algerina, sudafricana, di un paesino non conosciuto dall’essere umano delle regioni estreme della foresta amazzonica, o clandestina, sarebbe la stessa cosa.

Ho una ginecologa che mi segue (e che amo), con ostetriche adorabili che rispondono a ogni mio quesito, e poi dal momento che sono particolarmente stronza e fortunata, ho a mia disposizione la madre del padre del mio pargolo che è ostetrica, una zia che è ostetrica, e un’amica che è ostetrica. Ma vabbè, questo è culo, coglionazzi (è una citazione fantozziana, non vi sto offendendo a caso).

Ora passerò in rassegna invece ciò che so (perché mi è stato illustrato alla mia prima visita) del Biondomondo, nella fattispecie di Malmö.

Dunque, vabbè, serve la tessera sanitaria europea, perché se sei europeo bene, se no paghi.

Se non hai il codice fiscale svedese non puoi andare di persona, ma devi telefonare ad un numero con una voce registrata che parla skånska (dialetto di Malmö), sforzarti di capire quando ti sembra ti stiano chiedendo di inserire il tuo numero di telefono, inserirlo e aspettare che ti richiamino. Ti richiamano, ti tengono un’oretta al telefono perché non hai lo stramaledetto viKicodicefiscale (che si meriterà un post a parte) e ti fissano una visita.

La visita è una chiacchierata con un’ostetrica.

Cose che si notano: sono tutte donne. Non ci sono ostetrici, non ci sono infermieri, non ci sono medici. È un mondo rosa che profuma di cipria e che è cosparso di riviste su gossip, moda e maternità. Oh yeah. Essere donna oggi.
Ostetriche donne, infermiere donne e… dottori donne? No. Niente dottori né dottoresse.nodoctors

Sì, perché la gravidanza non la segue MAI un medico (a meno che tu non abbia complicazioni, allora lo chiamano), solo le rosa ostetriche.

È inutile che vi depiliate la frilli per la “visita” o che vi mettiate delle mutande dove non ci sia sopra Minnie o qualche buco, tanto l’ostetrica che vi assegneranno non è interessata a scosciarvi sull’imbarazzante sedia, vorrà solo parlare con voi.

La piacevole chiacchierata si svolge nello studio dell’ostetrica disseminato di quadri con bambini, donne nude, wulwe & wagine stilizzate, e vi verrano fatte diverse domande, tra cui:

1) Il tuo partner ti picchia? A parte che no, non lo fa, e poi ecco, ci sono andata indovinate con chi? Col mio partner, quindi insomma, magari non te lo direi… Oddio, per un nanosecondo mi è passato per il cervello di dire “Sì sì, ogni tanto mi rompe una sedia sulla schiena, poi mi lega e mi prende a frustate con un gatto a nove code, vero amore? Diglielo!”, poi però mi sono ricordata che gli svedesi non sono famosi per essere il popolo più ironico del pianeta, e quindi alla fine mi sono resa conto che questa uscita sarebbe appartenuta alla lunga lista di cose che fanno ridere solo me, ma scandalizzano il resto del mondo, e siccome mi hanno già detto di fare attenzione a questa mia tendenza, sono stata zitta buona buona e ho risposto “No”.

2) Bevi durante la gravidanza? Bene, dal momento che io non sono svedese, e quindi non concepisco l’abitudine di non bere mai dal lunedì a venerdì per poi tracannare decalitri di vodka economica il sabato sera, per me dire “Mah, un bicchiere di vino ogni tanto capita”, vuol dire davvero “Mah, un bicchiere di vino ogni tanto capita”. Quindi è inutile che mi sfracassi la minchia sui danni dell’alcol, io se capita un bicchiere di vino non solo lo bevo,  ma lo bevo di quello bòno, e GODO. Alla facciaccia tua e del tuo Systembolaget dei miei coglioni.
absolutepregnantLa viKiostetrica mi ha detto che fanno malissimissimo anche 10 cc di vino. Corrucciata, ha scritto istericamente qualcosa dove ho letto la parola “vin” sul suo maledetto diarino, e ha osato dirmi che “fa male al bambino e io sono qui per lui“, alché io ho iniziato ad alterarmi e ho risposto che anche io ero lì per il bambino, visto che è MIO. Grrrrr.

Poi mi ha detto che in Svezia ho diritto a:
1) Questa famigerata chiacchierata che stavo avendo in quel momento.
2) Un’eventuale visita dal medico se si hanno problemi gravi.
3) Una chiacchierata più seria con esami urine e sangue (gonorrea, clamidia, gruppo sanguigno. Mai toxo).
Tra l’altro, io che sono sfigata ho avuto un’infezione renale e dovete sapere che qui manca il concetto di “orinocultura” e “antibiogramma”, quindi visita d’emergenza: ho pagato 5 euro una “visita” da un’infermiera, alla quale ho detto che avevo bisogno di un antibiotico, lei (tra l’altro simpatica come la sorella sgradevole di Sgarbi) ha pleonasticamente detto che avevo bisogno di un medico, il quale si è beccato altri 20 euro e, dopo che IO gli ho detto che avevo un’infezione ai reni, dato che è la terza e ormai riconosco i sintomi, mi ha prescritto della penicillina.
A quel punto ho chiamato il mio medico in madrepatria che mi ha detto, visto che non sono nata nel ’12 e non ho un marito al fronte e una bimba tisica, di sostituire la penicillina così démodé con un Augmentin preventivamente messo in valigia.
4) 1 (sì sì, ho scritto 1) ecografia alla 18° settimana(che sono 4 mesi e mezzo, questo significa che se dall’ecografia vedo che il bimbo ha 4 paia di zampe aracniformi, un alluce in mezzo agli occhi, o una dozzina di teste, deciderò se abortire quando il feto è già bello formato).
5) Un’altra chiacchierata ostetrica alla 25° settimana.
6) Un controllo del diabete tra la 27° e la 28° settimana.
7) Un’altra chiacchierata se questo è il primo figlio alla 31° settimana (se non è la mia prima gravidanza vuol dire che so già come funziona e mi attacco al cazzo).
8) Dall’ottavo mese e una settimana, una chiacchierata ogni due settimane finché non sgravo.

Mi ha anche detto che in tempi remoti si faceva un’altra ecografia all’8° mese, ma ora non si fa più. Abitudini antiche, oh my god.
Capito?! Una sola ecografia per tutta la gravidanza, per di più in un periodo in cui abortire è sicuramente diverso dal farlo con un certo anticipo.

OpuscoliSvezia

viKiroba consegnatami

Dopo avermi detto tutto questo mi ha dato:
1) Foglio con i numeri utili tutto scritto in svedese (in Toscana perlomeno, la documentazione viene data in italiano, inglese, spagnolo, albanese, romeno, cinese e arabo, e se c’è necessità viene chiamato un mediatore culturale).
2) Informativa che dice che i risultati dei miei test verranno conservati nel caso dovessero riguardarli nel corso del tempo (cosa vorresti fare, buttarli via appena letti? Il concetto di cartella clinica forse risulta misterioso).
3) Foglio che oltre a farmi vedere come cresce un bambino di settimana in settimana mi dice a cosa ho diritto (vedi sopra).
4) Librino Having a baby (in svedese Vänta barn) sull’aspettare un bimbo: crescita del bimbo, risposte a domande varie (posso andare in palestra, posso fare sesso), divieti vari (il suddetto, temibile, non meglio identificato ALCOL, le sigarette e lo stupido tabacco da gengiva), la spiegazione su come la gravidanza cambia il tuo corpo, su come le ostetriche svedesi ti aiutano (ve lo dico io: male), i problemi/malattie che si possono avere in gravidanza, informazioni su cosa fare durante il parto a parte soffrire (raccomandano anche cosa portare, tra cui macchina fotografica e caricabatterie… grazie), informazioni sui tipi di anestesia, informazioni sul cesareo, sulla ventosa e sull’allattamento al seno. Mi hanno dato un libro in inglese, io ho chiesto anche quello in svedese e a casa ho notato che quello inglese ha 64 pagine, quello svedese 144. Non so cosa c’è scritto in più, se vi interessa leggo anche quello svedese e ve lo dico.
5) 2 bicchieri di plastica (non sterili) dentro cui fare pipì, per poi trasferirla dentro una provetta (questa invece sterile, ma tanto ormai…) da portare per la prossima chiacchierata con esame urine accluso.

Ah, mi hanno dato anche un codice fiscale temporaneo da portare sempre con me, se no gli svedesi ci vanno in paranoia.

Poi io ho chiesto specificatamente informazioni sulla toxoplasmosi, dato che in Italia ti fai un test al mese. Lei inizialmente non ha capito la parola toxoplasmosis (faccio notare che in svedese si dice toxoplasmos), poi mi ha detto che era la prima volta che lo sentiva e che non aveva idea di come richiedere questo strano esame.

Io ho detto: “Guarda, basta che mi dici dov’è un laboratorio analisi, o una clinica privata, e lo pago io il test, non c’è problema”. Niente. Lei non sapeva dove, non sapeva chi, ha detto: “In caso si vogliano più controlli medici so che esistono cliniche private, ma un’analisi privata boh, mai sentita”.

Sì ecco, un altro mondo. Tra l’altro, curiosità: se decidete ragionevolmente di farvi un’ecografia prima della 18° settimana, quantomeno per vedere se l’embrione è in utero o no, o per essere certe di essere in stato interessante, o perché cazzo, è così che si dovrebbe fare, sperate di non avere due gemelli, perché in quel caso costerà il doppio! Ahaha, zecche, vero?

L’ecografia (che farò tra poco ma ancora non ho fatto) la fa anch’essa un’ostetrica, e se c’è del disagio nel feto chiama il medico. Ti preparano all’ecografia dicendoti che è molto importante guardare un video sulla diagnostica prenatale, realizzato dal servizio nazionale della salute, il Vårdguiden.
Il video dà informazioni su Bi test (che io, ripeto, ho fatto in Italia gratis in un centro di eccellenza, in Svezia 200 euri sull’unghia e solo in clinica), villocentesi, amniocentesi e l’unica ecografia della 18° settimana.

Bene, in questo video si affrontano temi come la sindrome di Down (perché è comprensibile che un genitore voglia sapere se suo figlio rischia di essere Down) specificando come le scuole aiutino i bimbi Down, non c’è tutta questa necessità di abortire, scene di bimbi Down che giocano a pallone, etc. Ora, io non giudico nessuno, ma ho la pretesa sacrosanta di non voler essere giudicata a mia volta se ammetto con tutto il candore del mondo che se il mio Bi test avesse dato risultati negativi io avrei abortito. E non mi servono le scene di rosei bambini Down per farmi sentire una merda, perché io una merda non mi ci sento.

Poi, a proposito della pidocchiosa ecografia: famiglia che racconta che durante questo test hanno visto che il bimbo aveva la spina bifida. Moglie e marito specificano che avrebbero tenuto il bimbo anche se disabile, perché lo amavano e lo desideravano, ma poi il medico ha detto che sarebbe stato MOLTO disabile, e loro “non hanno voluto essere egoisti”. Il marito specifica che è orribile dover “giocare a fare Dio” (era scritto anche maiuscolo nei sottotitoli in inglese), ma era nell’interesse della creatura e hanno abortito, nonostante ripetessero allo sfinimento che lo avrebbero tenuto e amato anche disabile.
Ecco, immagino sia stato difficile per loro, ci mancherebbe, un aborto è sempre difficile, anche per una ragazzina a cui si buca il preservativo è difficile, figuriamoci se il bimbo è voluto ma malato. Grazie a ‘sto cazzo che è una tragedia.

Ma che lo stato si permetta di parlare di dio (io lo scrivo minuscolo) su di un video consigliatomi da un cazzo di ospedale, un video che mi parla di diagnostica prenatale e mi fa vedere bimbi Down sorridenti e genitori che si sentono in colpa di aver giocato a dio, un video che sembra una copia più lacrimevole e tecnicamente fatta peggio dell’Oprah Winfrey Show, bene, NO. Siete pessimi.

no abortoComunque sia, visto che mi sto incazzando da sola, vi linko ‘sto video de mmmerda e concludo: io ho deciso che sfrutterò il sistema sanitario di entrambi i paesi, infatti mi farò l’ecografia sia qui (e se il fagiolino collabora scoprirò presto se è maschio o femmina) che in Italia al quinto mese.

Non mi potrò controllare la toxoplasmosi così spesso come i medici italiani raccomandano, ma se 27 anni di graffi di gatti, lettiere pulite, salami e prosciutti e frutta mai lavata non hanno portato a niente, spero davvero che non mi venga proprio ora.

Ancora non so dove partorire, ma credo qui in Svezia, perché nonostante in Italia ci siano babbo, mamma, ostetriche vicine, amici e amiche, non ho voglia di tornare un mese e mezzo prima del parto e tornare un mese e mezzo dopo. 3 mesi sono troppi.

Ecco, se poi vedrò asciugamani, acqua bollente (nei film con partorienti non mancano mai) e un forcipe in sala parto mi allarmerò, per ora me la godo.

E siccome sono acida (come potete notare, le dolci gioie della maternità non hanno apportato nessun beneficio al mio carattere) la ricetta che vi posto è un cocktail stoccolmese a base di vodka. Non lo berrò, non rompetemi le balle anche voi. Però lo posto.

INGREDIENTI PER 1 BICCHIERE DI KURANT BLUSH:

  • 30 ml di Absolut Kurant (o comunque della vodka al ribes nero)
  • 15 ml di liquore alla fragola
  • 30 ml succo di cranberry (in Italia questo frutto non esiste, sarebbe il mirtillo rosso americano, da non confondersi col semplice mirtillo rosso, o lingon. Sostituite pure con altro succo di frutto di bosco acidulo)
  • succo di due spicchi di lime
  • zucchero per guarnire
  • ghiaccio

PREPARAZIONE: 

Mettere nello shaker (se siete stilosi, se siete persone normali e non James Bond, mescolare in un altro bicchiere) la vodka, il liquore, il succo di cranberry e il succo del mezzo lime.

Bagnare i bordi del bicchiere e appoggiare i bordi bagnati su dello zucchero. Mettere il ghiaccio nel bicchiere e versare il cocktail.

Buon appetito!

I.

Pot-pourri di dubbio gusto: lo snus (tabacco da gengiva) e la västkustsallad

C’è qualcosa che si nota in Svezia, e che si nota soprattutto conoscendo diversi svedesi, e di cui gli svedesi (stranamente) si vantano: fuma poca gente.

Posso testimoniare che non è leggenda, gli svedesi fumano poco, e fumano meno degli italiani.

Ecco, come sempre gli italiani si genuflettono al cospetto del concetto filosofico di ‘estero’, concetto speculare al nazionalismo, anche se inverso. Esiste l’Italia, esiste l’ESTERO. E questo estero è meglio.

Cosa farai da grande? Andrò all’estero. All’estero si trova lavoro molto più facilmente e pagano di più. In Italia devi essere un raccomandato se no non vai avanti, l’estero non funziona così. And so on and so on.

"Macaroni! ...uhm... macaroni! Questa è robba da carettieri. Io nu' mangio macaroni, io so' americano"

“Macaroni! …uhm… macaroni! Questa è robba da carettieri. Io nu’ mangio macaroni, io so’ americano”

Ecco, mi spiegate un po’ questo estero? Che lingua parlano all’estero? Quanti abitanti fa l’estero? La capitale dell’estero?
L’estero non esiste, porca puttana! L’estero sono un sacco di altri paesi, ognuno con i suoi cazzi e i suoi mazzi, è un concetto sballato che racchiude un’infinità di situazioni.

Mi sembra un po’ come la definizione ‘extracomunitario‘: di chi sei non me ne frega nulla, sicuramente però non sei “uno di noi”.

Bene, dicevo, gli italiani allora diranno rassegnati: “Eeeeh, noi in Italia fumiamo veramente tantissimo“, oltretutto perché anche gli svedesi lo dicono che “noi in Italia fumiamo veramente tantissimo”.

Bullshit.

In Italia si fuma poco, si fuma sotto la media europea, sono i greci, i bulgari e i lettoni quelli con le dita gialle e l’alito pesante. Ma anche francesi e spagnoli non scherzano.
In Svezia, però, si fuma ancora meno, tutto qui. Niente idolatrie, sensi di colpa, sentimenti di inferiorità. Si fuma solo leggermente meno.
I viKi fumano più o meno come in Finlandia, ma più che in Slovenia. L’avreste mai detto? No, vero? Razzisti.

Però… c’è un però grande come una casa: in Svezia si abusa di snus.

Che cos’è lo snus? Lo snus è il tabacco da gengiva.

Voi andate dal tabaccaio, chiedete lo snus, e vi danno una scatolina tonda con dentro delle microbustine da tè traboccanti nicotina (con una concentrazione di molto superiore a quella contenuta nelle sigarette) che odorano di sciacallo bagnato. Ne prendete una e ve la infilate sotto il labbro superiore, tra labbro e gengiva.

snusSe ci siete abituati, ve la tenete per un’oretta, un paio di ore, quello che è, assorbite nicotina e godete.
Se non ci siete abituati (tipo me quando l’ho provato), ve lo tenete 6/7 secondi al massimo, superate i conati, diventate verdi, vi concentrate su un punto fisso davanti a voi per non svenire, lo sputate, e vi ripromettete di non farlo mai più.

Gli svedesi sostengono che lo snus faccia molto meno male delle sigarette. E questo perché? Perché fumano poco, ma in media ogni abitante in un anno se ne ciuccia 16 confezioni. Quindi non ne abusano, ne STRA-abusano.
E allora dicono che non fa male, perché se una cosa si fa in Svezia non può certo fare male, cribbio. Non mi soprenderei se da domani dicessero che fa bene e obbligassero i bambini nelle scuole a farsi un’ora al giorno di snus.

Ovvio, di fumo passivo neanche l’ombra, potete snussare davanti a un neonato senza sentirvi delle merde, farlo al cinema, a scuola, all’ospedale, dove vi pare, senza nuocere al prossimo. Combustione non ce n’è, i vostri rosei polmoni pompano alla grande anche dopo anni di snus.

Però poi vi cascano i denti, e nella vostra cavità orale iniziano a sbocciare simpatici cancri grossi come pomodori di mare, talmente in forma che dopo qualche giorno iniziano a chiacchierare con voi del più e del meno. Inoltre crea molta più dipendenza del fumo, quindi basta poco per averne bisogno e l’assuefazione cresce velocemente.noteeth

L’Unione Europea ha proibito la vendita di snus fin dal lontano 1992, e la Svezia ha detto “se ci volete, noi però si continua con lo snus, se no fanculo all’Europa” (questo per darvi un’idea del come sono messi), e quindi, a ennesima dimostrazione del fatto che l’Unione Europea è una stronzata pazzesca, la Svezia è oggi l’unico paese dell’Unione che vende snus che è un piacere.

Una delle marche più famose di snus è la Göteborgs Rapé, originaria, pensate un po’, di Göteborg. Ha una storia interessante: in pratica i marinaioni del porto di Göteborg, quelli con le ancore tatuate sul bicipite, mischiavano spezie a caso al loro snus di infima qualità per rendere il sapore vagamente migliore. Queste varietà di snus ‘corretto’ vennero sottoposte al vaglio di una giuria e diventarono un marchio registrato, il Göteborg Rapé.

Il sapore per gli esperti sarà anche buono, ma secondo me puzza di piscio di gatto, niente che invogli a prenderlo e metterselo in bocca. Ma magari sono io che non capisco.

GöteborgsRapéMa a Göteborg hanno inventato anche la västkustsallad, ovvero “insalata della costa ovest”, anche in questo caso della roba messa insieme randomly per trovare un sapore gradevole ma dal risultato opinabile: lattuga, maionese, funghi, asparagi, aceto, gamberi, cozze, piselli, uova e granchio.
Mi vengono in mente modi migliori per utilizzare un granchio gigante.

Così come mi vengono in mente modi migliori per utilizzare i miei denti, invece che strofinarmeli con merda cancerogena.

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

  • 200 gr. di cozze
  • 1 granchione bollito da circa 400-600 gr. (anche surgelato)
  • 200 gr. di gamberi bolliti
  • 200 gr. di champignon cotti al vapore (anche in barattolo)
  • 200 gr. di asparagi cotti al vapore (anche in barattolo)
  • 250 gr. di piselli (anche surgelati)
  • 1 cespo di lattuga
  • 2 uova sode
  • 1 cucchiaio di aceto di vino bianco
  • 1 cucchiaio di vino bianco
  • 4 cucchiai di olio d’oliva
  • 2 cucchiai di maionese
  • 1 spicchio d’aglio tagliato a pezzetti
  • aneto, sale e pepe nero q.b.

PREPARAZIONE:

In una pentola mettere un filo d’olio, cuocere le cozze a fuoco vivo con il coperchio e spegnere quando si saranno aperte. Una volta raffreddate, sgusciarle.

Sgusciare il granchio e i gamberi bolliti. Tagliare a pezzi non troppo piccoli.

Lavare e tagliare a pezzetti i funghi e gli asparagi. Tagliare le uova in quattro.

Lavare l’insalata, spezzettarla e metterla in una ciotola.

Fare una salsa con aceto, vino, olio, maionese e aglio sminuzzato e mettere insieme all’insalata.

Unire tutti gli ingredienti, salare, pepare e cospargere di abbondante aneto.

Si può servire accompagnandola con due o tre fette di knäckebröd.

Västkustsallad pronta! - Foto di Gianluca La Bruna www.gianlucalabruna.com gianlucalabruna.tumblr.com

Västkustsallad pronta! Foto di Gianluca La Bruna www.gianlucalabruna.comgianlucalabruna.tumblr.com gianlucalabrunaphotography.com

Buon appetito!

I.

Ice Hotel, sette meraviglie di Svezia e vargtass “in the rocks”

C’era una volta, in un posto tanto, tanto lontano, un hotel fatto tutto di ghiaccio: pareti di ghiaccio, pavimenti di ghiaccio, soffitti di ghiaccio, tavoli di ghiaccio, sedie di ghiaccio, sculture di ghiaccio, tutto di ghiaccio.

C’era una volta ma c’è ancora, e forse non tutti sanno (ma io che sono onnisciente sollo) che ce n’è più d’uno, e in diverse parti del mondo.

La chiesa di ghiaccio sul lago Bâlea, nella Romania centrale

La chiesa di ghiaccio sul lago Bâlea, nella Romania centrale

Ce n’è uno in Giappone, nell’isola di Hokkaido, uno in Canada, in Quebec, e uno in Romania, con una piccola chiesetta di ghiaccio a fianco. E poi ci sono i paesi nordici, che se fanno le cose le fanno per bene, e quindi di strutture glaciali ne hanno a bizzeffe:

  • 4 in Norvegia: un hotel di ghiaccio con parco di renne e allevamento husky (renne e husky non di ghiaccio, ma a sangue caldo come tutti i mammiferi) a fianco; una casona di neve accanto ad un albergo a 1200 metri sopra il livello del mare; l’hotel di ghiaccio più settentrionale d’Europa; un Ice bar nel centro di Oslo
  • 3 in Finlandia: un albergo di ghiaccio di circa 30 stanze; un intero villaggio di neve che si estende per oltre 20.000 m²; un castello di neve;
  • 1 in Svezia. MA…

C’è un “ma” che giustifica il fatto che si abbia un’unica presenza di costruzioni di ghiaccio sul territorio svedese.

Il fatto che è stato il fottuto primo albergo di ghiaccio del mondo. E quindi batte tutti gli altri.

Questa stramba opera di ingegneria gelata è l’ICE HOTEL (non sono io che enfatizzo, il nome commerciale è in maiuscolo) di Jukkasjärvi (vicino a Kiruna), che dal 1990 viene ricostruito (eh oh, il ghiaccio si scioglie anche lì) ogni anno da dicembre a aprile.

Ingresso dell'Ice Hotel di Jukkasjärvi

Ingresso dell’Ice Hotel di Jukkasjärvi

Nacque per caso, a dire la verità, e per merito di un giapponese (strano, sono sempre i giapponesi che fanno le cose più assurde in modo totalmente perfetto: vuoi imparare a memoria e al contrario l’elenco telefonico di Città del Messico? Vuoi suonare la sigla di MacGyver soffiando in un migliaio di bottiglie di vetro? Vuoi tessere un tappeto usando solo le dita dei piedi? Rinuncia, tanto un giapponese ci ha già pensato, e di sicuro lo fa meglio di te).

Questo giapponese, nella vita artista di opere di ghiaccio (te capì? mica casellante autostradale), l’anno del crollo del muro di Berlino fa una mostra di enormi sculture proprio nella zona dove sorge oggi l’hotel. Alé, dai che così crei il business.
L’anno successivo un francese prende spunto e presenta lì la sua mostra di igloo; i visitatori della mostra, fattasi una certa, chiedono allora se possono accamparsi in uno degli igloo, stendono delle pelli di renna a terra (perché è risaputo che non si visita una mostra senza portarsi una pelle di renna appresso) e ci schiaffano il sacco a pelo. Bòna gente, ci si vede domani.

Ecco così l’Ice Hotel al suo stato embrionale. Oggi l’Ice Hotel è una delle 7 meraviglie di Svezia.
Ebbene sì gente, i viKi si sono fatti anche le loro 7 meraviglie, quelle del mondo non gli andavano bene, volevano anche quelle svedesi.

E allora vediamo cosa si sono scelti come meraviglie del regno:

  • 1) Il Canale di Göta, un canale artificiale navigabile che collega Göteborg a Stoccolma incrociando i laghi Vänern e Vättern
  • 2) la cinta muraria di Visby, città di Pippi Calzelunghe
  • 3) la nave Vasa, di cui ho abbondantemente parlato qui
  • 4) il nostro Ice Hotel
  • 5) il Turning Torso, l’edificio tutto arricciolato di Malmö, al quale ho accennato qui
  • 6) il ponte di Öresund (Øresund per i danesi), che collega Malmö a Copenhagen, quindi la Svezia alla Danimarca
  • 7) l’Ericsson Globe, la più grande costruzione sferica del mondo (ognuno ha i suoi primati), di cui un giorno vi parlerò.

Ecco, via, che cos’è il Museo di Alicarnasso in confronto alla nave Vasa? O i Giardini pensili di Babilonia di fronte alla maestosità del Turning Torso?

AbsolutvodkaBon, soprassederiamo… Tornando però al nostro albergo tutto di ghiaccio, questo, da rifugio per hippy su pelli di renna, è diventato negli anni una supercosa a cinque stelle, con voli charter che vi ci portano, suite con sculture, una chiesa e un Ice Bar, il cui sponsor è la Absolut, la marca svedese di vodka. Sapevatelo.

In questo Absolut Ice Bar viene servito una specie di cocktail composto da vodka e succo di lingon (o mirtillo rosso, quella bacca con cui in Svezia si fa la marmellata che vi mettono sulle polpette all’IKEA). Il cocktail si chiama vargtass, “zampa di lupo”.

Ho cercato di capire il perché di questo insolito nome, ma niente. Potrei scrivere un’email ai tizi dell’hotel e vedere se loro lo sanno, però mi illudo di avere di meglio da fare.

È facile, l’unica cosa è che il lingon qui nel Belpa non si trova, il succo di lingon tanto meno. Allora, visto che il sapore è identico a quello del ribes (i viKi dicono di no, ma detto tra noi, parlare di sapori con i viKi è come mettere la cravatta al maiale), o avete il culo di trovare il succo di ribes, o spremete con le manine i rametti di ribes, cosa che ho fatto io. Ecco perché l’ho preparato per due persone.

Ecco cosa dovete comprare all'IKEA per fare questo cocktail

Ecco cosa dovete comprare all’IKEA per fare questo cocktail

Comunque, gli svedesi dell’Ice Hotel, che sono fighi, non servono questo cocktail “on the rocks” ma “in the rocks“, ovvero in dei simpatici bicchierini da shot fatti anch’essi di ghiaccio. Ma loro non sono gli unici a essere fighi: a Copenhagen con la mia dolce viKiamica Hanna sono capitata in un negozio di arredamento (bellissimo, tra l’altro, ma ho dimenticato il nome) dove vendevano utilerrimi stampini da freezer per farsi i bicchieri di ghiaccio.
In un dilemma morale interiore sul consumismo, la lotta contro il medesimo, la voglia di comprarmi qualcosa, unita alla necessità di dar via le ultime corone danesi, più la assurda certezza che quello sarebbe stato l’acquisto che mi avrebbe risolto la vita (come si pensa degli acquisti più idioti), HO COMPRATO GLI STAMPINI!

No, non mi hanno risolto la vita.

Non li avevo neanche mai usati prima di adesso, perché nonostante ogni tanto mi piaccia vedermi come una grande viveuse, che tiene sontuosi ricevimenti in abito lungo offrendo pregiatissssssimi alcolici in bicchieri di ghiaccio, sono una poco-più-che-pezzente che offre birracce svaporate ai suoi altrettanto squattrinati amici, che in realtà a pensarci bene, sono quelli che “le birre le portano loro”.

Però sono ugualmente figa, perché i bicchierini mi sono serviti per questo post. 6€ spesi bene, in fondo. Forse.

INGREDIENTI PER 2 PERSONE:

  • 2 bicchieri di ghiaccio (o di vetro e poi aggiungete un cubetto di ghiaccio alla fine)
  • vodka
  • 250 gr. di ribes (frustrante, ne ricaverete due mezzi bicchierini di succo)

PREPARAZIONE:

Tenete da parte due rametti di ribes.

Togliete le bacche dai rametti e con le mani strizzateli su un colino posto sopra a un bicchiere. Se li bollite sarà più facile ma perderanno molto sapore, fate voi.

Con il succo di ribes riempite per metà i due bicchierini di ghiaccio. L’altra metà dovrà essere di vodka.

Appoggiate un rametto di ribes sul bicchiere per guarnire.

Buon appetito!

I.

Äggtoddy, finlandssvenska e dolcissimi Mumin

Io sono quella delle ricette postate a cazzo. Infatti questa è una bevanda pasquale.

Kevin McKidd, aka Tommy, aka dottor Hunt

Kevin McKidd, aka Tommy, aka dottor Hunt

L’äggtoddy è una bevanda molto dolce a base di uovo e cognac (ma c’è anche chi ci mette rum, o whisky o calvados o, Sacré Bleu, lo analcolizza), ed è sostanzialmente la stessa cosa dell’eggnog, bevanda natalizia, non pasquale, diffusissima in Canada e Stati Uniti, della cui esistenza so grazie a Big Bang Theory, How I Met Your Mother, Grey’s Anatomy, e altre mille serie yankee che mi guardo con eguale ingordigia nelle mie segrete stanze, quando smetto di essere una persona seria e piango per l’Alzheimer della moglie del dottor Webber.

Tra l’altro, mi sono sentita particolarmente deficiente per non aver riconosciuto subito nel dr. Hunt il povero Tommy di Trainspotting, voi lo avevate notato?

Grey’s Anatomy a parte, l’äggtoddy può essere servito molto caldo, molto freddo con ghiaccio dentro, molto alcolico, molto dolce, molto speziato, insomma, potete modificare la ricetta come vi pare, tenendo comunque presente che l’uovo e il cognac tendono ad aumentare in modo sproporzionato la forza gravitazionale che attira il grasso sottocutaneo della vostra panza al terreno. Quindi andateci piano ché se no poi strisciate come le bisce.

Tempo fa un tipo svedese mi fece notare che gli italiani passano molto, moltissimo tempo a parlare della loro digestione, forse ve lo avevo già accennato, e difatti in tutte le pagine Wikipedia in lingue a me note non c’è il minimo accenno alle difficoltà digestive che l’äggtoddy provoca se non, naturalmente, in quella italiana.

Dai via, provate ad andare per strada e chiedere a caso alla gente: “Ti piacciono i peperoni?“. Secondo un mio umile pronostico, su dieci persone 6 risponderanno con “Molto, ma non li digerisco bene”, 3 con “Molto, e li digerisco senza nessun problema”, e soltanto una reagirà con un “Sì/No”.
Oppure fate anche caso al fatto che se in un caldo pomeriggio estivo si parla di anguria, nel gruppo ci sarà sempre il saccente che informa gli altri con un tono di voce reso più acuto da un rovente autocompiacimento: “Eppure sembrerà strano, ma l’anguria è sorprendentemente indigesta“, tra gli “uuuuuh” sorpresi degli astanti.

Bene, Wikipedia italiana avverte che l’äggtoddy si digerisce male, e quindi ecco, visto che voi siete italici, io vi ho avvertito.

Tutte le varie cose che possono essere infilate nell'äggtoddy

Tutte le varie cose che possono essere infilate nell’äggtoddy

Come vi dicevo prima, le varianti sono infinite. La costante sono sempre tuorli e zucchero, ma le altre cose le mettete a caso.

Innanzitutto l’äggtoddy può essere alcolico o analcolico, ci si può aggiungere latte o acqua o un po’ di salsa di vaniglia, ci si può mettere del cacao o delle arance candite, della cannella, della noce moscata, dei pezzettini di mela o delle fragole o altre bacche. A volte ci si mette anche il bianco dell’uovo montato a neve a parte.

Altre varianti note sono: quella con panna montata, quella con mandorle tostate, quella con fiocchi di cocco, e quella con le caramelle dentro, per i bambini pare. A me l’idea di infilare le caramelle in un bicchiere di uova e latte mi avrebbe rovesciato lo stomaco anche a 5 anni, ma i bimbi viKinghi non sentono cazzi.

Una variante che ha un suo statuto istituzionale, come dimostrato da un nome tutto per sé, è l’Hobbel Bobbel, che è la variante più sgrausa di tutte, perché è composta da uova e zucchero e servita a temperatura ambiente. That’s it.

Ma per quanto sia, come potete notare, una variante inutile e pallosamente fastidiosa, la Hobbel Bobbel a noi ci interessa molto perché ci permette di affrontare un discorso serio che riguarda la linguistica (vi mancava vero?), però dai, in modo meno noioso di altre volte.

Dunque la Hobbel Bobbel fu inventata negli anni ’60-’70 nell’Uusimaa (in svedese Nyland), una regione della Finlandia meridionale che fino non molto tempo fa era una zona in cui si parlava quasi soltanto lo svedese. Poi col tempo i finlandesi si sono giustamente rotti le balle di essere i deficienti obbligati a parlare la lingua dell’invasore, e per evitare di finire come i Celti, hanno ripreso le penne e ora parlano in finlandese che è un piacere.

Apertura estiva di una discoteca di tendenza in Osterbotten

Apertura estiva di una discoteca di tendenza in Osterbotten

Lo svedese di Finlandia (o finlandssvenska) indica l’insieme dei dialetti svedesi parlati in Finlandia come lingua madre dagli svedesi di Finlandia. Questi dialetti vengono racchiusi sotto un’unica denominazione perché sono fondamentalmente intercomprensibili, tranne alcuni dialetti dell’Ostrobotnia (o Österbotten) che non li capisce una sega di nessuno, né svedesi, né finlandesi, né finlandosvedesi. Tanto capirai, in Ostrobotnia fa troppo freddo per parlare.

Il finlandosvedese è considerato una lingua ufficiale ed è parlato dal 5% circa dei finlandesi come madrelingua, e da quasi tutta la popolazione delle isole Åland, ufficialmente sotto la Finlandia, tecnicamente autonome, praticamente svedesi.

Lilla My

Lilla My

Un personaggio finlandosvedese particolarmente simpatico fu Tove Jansson, una scrittrice e pittrice che inventò i Mumin, libri per bambini con protagonisti dei troll bianchi col nasone particolarmente pacioccosi attorno ai quali ruotano altri personaggi, di cui il mio preferito è Lilla My, perché è esattamente come me: piccola, casinista e sempre incazzata.

In Finlandia dedicati ai Mumin troviamo un parco a tema vicino a Turku, e un museo tutto per loro a Tampere. E io vorrei tanto andare in entrambi questi posti, però siccome devo mantenere un certo decoro devo aspettare di sgravare una creatura o rapirne una già sgravata da qualcuno, così posso dire che ho portato il pupo a divertirsi, mentre invece mi faccio fare le foto con i pupazzoni.

Tornando alla nostra ricetta, ve ne do una abbastanza basilare però stilosa, ovvero ci aggiungo una spruzzatina di panna e delle stecche di cannella per guarnire, comunque se voi volete aggiungere o togliere cose fate pure, se poi inventate qualcosa di particolarmente cazzuto fatemelo sapere. Però ecco, l’alcol ce lo metto, quello sì, cribbio.

INGREDIENTI PER 2 PERSONE:

  • 2 tuorli
  • 4 cucchiai di zucchero a velo
  • 2 cucchiai di cognac
  • 2 bicchieri di latte intero caldo
  • 3 o 4 cucchiaiate di panna montata
  • 4 stecche di cannella

PREPARAZIONE:

Sbattere i tuorli con lo zucchero finché non diventano spumosi. Bollire il latte e versarlo lentamente sopra i tuorli mescolando continuamente. Aggiungere il cognac.

Aggiungere panna montata e guarnire con un paio di stecche di cannella per bicchiere.

Äggtoddy pronto!

Äggtoddy pronto!

Buon appetito!

I.

Plat du jour: Bearnaisesås. Lavarsi le cul, parlare usando il français ed emettere sjtrani sjuoni.

Salsa molto stronza da cucinare, la bearnaisesås non è un piatto svedese. E questo ve lo sparo così all’inizio perché ci sarà sicuramente tra voi qualche fastidioso saccente che avrà pensato con la faccia di Yao Ming: “Bitch please, la salsa bernese è bernese e non svedese”.bitch-please-meme-generator-bitch-please-51d085

Ed io questo sollo, ma ciò che ignorate voi testine, è che in Svezia la salsa bernese la infilano dappertutto. Al MacDonald i viKi ci inzuppano le patatine, la schiaffano sull’insalata, sui funghi, sulla carne, sul pesce, sui gamberi, ci si lavano i denti, la usano come abbronzante, le svedesi se la ritrovano nelle perette di Tantum rosa, insomma, è una maledizione.

E’ talmente una maledizione che una volta un viKi (simpatico, un po’ tardo ma simpatico) mi disse: “Ah sei toscana? Bello, io sono stato a Firenze, e mi ricordo che ho chiesto la bistecca alla fiorentina ma mi sono meravigliato… non c’era sopra la salsa bernese“…
Ecco, in quel momento (lasciando perdere la mia reazione che prevedeva il brandire una croce e gridargli contro “Vade retro”) ho effettivamente capito che gli svedesi non si pongono il problema di assaporare. Perché se senti il bisogno di una qualsiasi salsa sulla fiorentina vuol dire che sei geneticamente differente. Come i cani di Pavlov: ciotola rossa = bava; carne = bearnaisesås.

E a proposito di ciò notiamo subito come infatti la bearnaisesås sia componente eccelsa di molti piatti italiani farlocchi. Non solo della bistecca alla fiorentina: tra tutti facciamo un minuto di silenzio per la generica bearnaise-pasta, le specifiche bearnaise-lasagne e l’abominevole bearnaise-pizza. Oh yes.

Bearnaise -pasta, -pizza e -lasagne

Bearnaise -pasta, -pizza e -lasagne

Quindi capite che anche se tecnicamente questa salsa non è svedese-svedese, è svedese di adozione, come tantissimi piatti di tantissime cucine, la nostra compresa.
Lo sapete come si dice sia nata la carbonara, no? Pare da uova in polvere e bacon essiccato che i soldati americani seminavano ovunque durante la liberazione. Dunque, come vedete, c’è chi crea un superlativo primo piatto da scarti yankee, e chi crea la bearnaise-pizza. Il mondo è bello perché è vario.

La salsa bernese non è di Berna, cosa che pensavo fino a ieri, ma del Béarn, area dell’Aquitania, nella Francia sud-occidentale, famosa per la grande tradizione gastronomica e per aver dato i natali, tra gli altri, al sociologo Bourdieu, allo stilista Courrèges e al generale napoleonico che diventò poi il re Giovanni Carlo XIV di Svezia dando origine alla stirpe dei Bernadotte, famiglia reale svedese che, come vedete, è sempre in mezzo ai coglioni (chi è interessato ad approfondire la questione del viKitrono può leggere qui).

Ma gli svedesi non hanno preso dalla Francia solo la salsa bernese e Sua Maestà.
Diciamo che a partire dalla metà del XVII secolo un po’ tutti in Europa, non solo i viKi, hanno subito il fascino dei nostri cugini con l’r moscia, nella cosiddetta “gallomania“, sviluppatasi a causa della centralità politica, della potenza militare, della forza economica, della capacità innovativa del sistema tecnologico e scientifico e del prestigio culturale e letterario del paese in cui si compra il pane, ce lo si strofina sotto le ascelle e ce lo si mangia.

E allora ecco che accendiamo l’abat-jour, diamo il biberon ai bimbi e cerchiamo di rispettare il bon-ton mentre sorseggiamo con tutto il nostro charme una flûte di champagne dall’ottimo bouquet e dal fine perlage (parola che oltretutto è stata bellamente inventata, dato che il perlage i francesi lo chiamano effervescence).

Questo è probabilmente l'uso che i viKi fanno del bidet quando sono in vacanza in Italia

Questo è probabilmente l’uso che i viKi fanno del bidet quando sono in vacanza in Italia

Potrei anche aggiungere che ci laviamo il culo nel bidet, però quella è tragicamente una cosa che facciamo solo noi del Belpa.
I viKi non lo hanno mai fatto e anzi, tornando al leitmotiv del sono-svedese-e-ti-prendo-per-il-culo-per-cose-per-cui-dovrei-solo-tacere, una di loro ha addirittura osato esordire con “Ahahahah! Ma te lo usi davvero quel coso?” e io: “Ovviamente, e se fossi in te non sghignazzerei tanto, cara la mia sudicia” e lei: “Guarda che noi in Svezia ci facciamo la doccia tutti i giorni”.

Ommmmmmmm… Irenenonusareilcoltellocomeshurikennnnnnnn… Ommmmmmmm….

Bene cari viKi (ma non solo), dovete sapere che ANCHE NOI TERRONI CI FACCIAMO LA DOCCIA TUTTI I GIORNI. Basta con il mito che se hai il bidet non ti fai la doccia. Non sostituisce la doccia, quel cazzo di bidet, nel senso, avete mai visto una casa italiana senza doccia? No, noi ci facciamo la doccia e IN PIU’ ci laviamo il culo. E lo rivendichiamo con orgoglio. Fatevene una ragione. Ed è inutile che ridacchiate, non sentitevi ganzi, perché siete dei puzzoni.

Ecco, scusate, mi lascio prendere molto dall’argomento “bidet“.

Comunque, i viKi almeno non lo hanno mai avuto, i francesi a dire la verità ce lo hanno avuto, anzi, lo hanno persino inventato (come dimostra il calco linguistico con cui designiamo l’oggetto in questione), quindi un tempo si sono anch’essi lavati le pudenda reiterate volte al giorno, però poi hanno smesso. E questo rende la loro posizione più grave. Meglio essere nati zozzi o avere deliberatamente scelto di abbandonare la pulizia?

Ma sto andando off-topic come sempre.

Dicevo. Il fatto che la Francia fosse trendy un casino, ha portato ad una quantità impressionante di gallicismi in moltissime lingue, tra cui lo svedese.

Dovete sapere che in svedese c’è un suono molto simpatico, il temibile sj-ljudet [ɧ], ovvero una consonante fricativa dorsopalatale velare sorda, che esiste solamente nello svedese (e anche nel kölsch, a dire la verità, un insieme di forme dialettali della lingua ripuaria, appartenente al gruppo del tedesco centrale, parlato circa da 250.000 persone nella città di Colonia e dintorni).

Ecco, in svedese però questo fonema, a differenza che nel kölsch, può essere realizzato tramite un numero potenzialmente infinito di foni.
Ci tenete davvero alla spiegazione della differenza tra fono e fonema? Perché se fosse per me, io potrei andare avanti delle ore, ma poi questo blog non lo leggerebbe più nessuno… Dai, faccio veloce: il fono è il suono scientifico, quello che davvero si produce o si ascolta; il fonema è invece una specie di ‘immagine virtuale’ di quel suono anche se realizzato in diversi modi. L’esempio classico in italiano è la r moscia come difetto di pronuncia (o rotacismo): anche se realizzata diversamente è percepita comunque come una r.
Per cui è come se tutti gli italiani facessero la come cazzo vogliono e fosse comunque percepita da tutti come r. Già ci sono un sacco di r mosce in giro, quella snob a V, quella francese, quella che abolisce del tutto il suono ‘r’, quella dura tedesca, quella a G che di solito hanno i giornalisti del Tg5, etc. Però rientrano tutte nei difetti di fonazione. Questo fonema in svedese invece funziona come se tutti avessero stabilito che si può fare un po’ come cazzo ci pare, anzi, non è “come se”, è proprio così.

Ecco, i linguisti su questa oscillazione del sj nello svedese ci sono andati in paranoia. Alcuni hanno cercato di ricostruire ogni cazzo di singolo fono in cui questo fonema è prodotto, con l’uso di simboli fonetici piuttosto bizzarri, come [fˠʷ], [x̞] o [x̟]. Ma sono solo alcuni dei miliardi di suoni che vengono associati a questo fonema.

Io ho provato ad ascoltare i viKi attentamente, per carpire il segreto di questo suono, mi ci sono intrippata, e sono giunta alla conclusione che ogni svedese articola questo suono in più o meno 5 diversi modi a seconda della circostanza, della parola, e del tasso alcolico nel suo sangue; e dal momento che gli svedesi sono 9 milioni, la mia ricerca empirica dimostra che ci sono 45 milioni di modi di articolare questo suono.

Ovviamente dipende molto anche da che parte della Svezia si viene: nel nord il suono è articolato più o meno come la nostra <sc> però con la punta della lingua sollevata che tocca quasi il palato ([ʂ]), nel sud invece si può sentire pronunciato simile alla scatarrata olandese ([ɧx]).

Addirittura alcuni linguisti sostengono che, dato che il fono [ɧ] indica due punti di articolazione (velare sarebbe nella gola, e dorsopalatale sul palato), si dovrebbe fare un suono su due punti diversi della bocca, e per questi linguisti le consonanti ‘doppiamente articolate’ non esistono. Quindi è tutta immaginazione.

Con questo ci si può orientare un po'

Con questo ci si può orientare un po’

Ma in realtà gli svedesi sono capaci di fare suoni alieni, per cui secondo me sono anche capaci di fare fricative quintuplamente articolate così, a richiesta. E magari contemporaneamente fanno i giocolieri con una decina di polpette IKEA.

Allora vi faccio sentire qualche esempio di diverse articolazioni, però siccome non avevo molta voglia di ascoltarmi 45 milioni di registrazioni, ve ne metto solo qualcuna. Tutti questi omini che parlano sono madrelingua, quindi se qualcosa non vi torna rifatevela con loro.

Allora, abbiamo la parola själ (“anima”), la parola själv (“stesso”), la parola skär (“scalpello”) e la temibile parola sjuksköterska (“infermiera”).

Ci si fanno anche degli scioglilingua, ad esempio con sju sjösjuka sjömän (“sette marinai con il mal di mare”), che io ho trovato solo nella sua forma breve ma che in realtà è più lungo: sju sjösjuka sjömän sköttes av sju sköna sjuksköterskor (“sette marinai con il mal di mare sono curati da sette belle infermiere”).

Come avrete notato il suono sj non si scrive solo <sj>, perché sarebbe troppo facile, e i viKi sono caccosi, non gli va che la loro lingua sia troppo intuitiva o che ci sia una corrispondenza tra grafia e scrittura, sarebbe troppo semplice. Voi però finora avete visto solo <sj> e <sk>, ma sappiate che si può scrivere in moltissimi altri modi.

Quindi, ricapitolando: oltre ad essere un fonema che si può realizzare attraverso millemila foni, si può anche scrivere attraverso millemila grafemi. E questo fa sì che lo svedese appartenga di diritto alle cosiddette lingue confusedove possiamo avere 50 scritte diverse ma che si pronunciano nello stesso modo, vedi il francese e la stessa pronuncia di vingt, vain, vin, vint, o una parola che non si può minimamente supporre come si pronuncerà, e l’inglese qui vince a mani basse: perché la doppia in blood è diversa da quella in good? E heart/beard/heard? E poi, provate un po’ a scazzare come si pronunciano indict, gunwale, ere, sword o choir.

E questo modo di scrivere in tanti modi diversi quello stupido suono sj, è strettamente collegato al discorso sul prestito dal francese di cui vi parlavo prima, perché gli svedesi per fare i fighi hanno deciso che tutti i gallicismi che in francese hanno il suono j, o ch, o finiscono con –tion, –sion, o altre regoline di cui so una sega, devono avere quel maledetto suono.

E questo ha ovviamente accresciuto notevolmente il numero dei modi in cui il suono sj si scrive.

Alcuni ne hanno contati una sessantina, ma in realtà è difficile da stabilire, perché i linguisti non concordano mai su nulla, e poi perché ci sono migliaia di dialetti che pronunciano con questo suono anche altri grafemi.
Comunque qualche esempio: <ch> (champinjon), <dsk> (gudskelov), <g> (gélé, e anche <rsg> in krusbärsgélé), <gi> (religiös), <i> (motion), <j> (journalist, e anche <rj> in superjournalist), <rsi> (version), <rsk> (försköna), <rskj> (förskjuta), <stj> (stjärna, e anche <rsstj> in pappersstjärna e <rstj> superstjärna), <sch> (schema), <sh> (Shanghai), <si> (television), <ski> (Nordenskiöld), <skj> (skjuta), <ssi> (passion), <ssj> (hässja), <stg> (gästgiveri), <sti> (Kristianstad), <ti> (station), <xi> (reflexion), <xj> (Växjö), e altri.

Ecco, questo era giusto per darvi un assaggio di fonetica svedese che, com’è noto, è uno degli argomenti più cercati sul web. Google mi informa che è al terzo posto nelle ricerche degli italiani dopo “tette di Belen” e “migliori gol della Juve”.

Quindi se vi capitasse mai di avere davanti un viKi incazzato che vi punta una pistola alla tempia minacciandovi di spararvi in mezzo agli occhi (come si fa con gli alci) se non pronunciate bene una parola, sappiate che quando vedete una parola svedese palesemente di origine francese che finisce con -ion, o che ha delle ch, delle sh, delle j a caso, state sicuri che dovete fare quel suono strano.

A volte mi chiedo come potreste continuare a vivere senza di me.

Tornando alla nostra salsa, è una menata, vi avverto. Dovete mescolare mentre aggiungete cose e molto probabilmente vi impazzirà. O forse lo fa solo con me che non so cucinare.

INGREDIENTI PER CIRCA 8 PERSONE:

  • 200 gr. di burro leggermente salato
  • una tazzina da caffè di aceto di vino bianco
  • una tazzina da caffè di vino bianco
  • 1 scalogno
  • due cucchiai di dragoncello tritato
  • due cucchiai di cerfoglio tritato (o prezzemolo, dato che il cerfoglio non si trova)
  • abbondante pepe nero
  • 4 tuorli
  • sale q.b.

PREPARAZIONE:

Sciogliete il burro in un pentolino e fate raffreddare.

Portate a ebollizione l’aceto e il vino in cui avrete messo lo scalogno tagliato molto sottile, un cucchiaio di dragoncello, un cucchiaio di cerfoglio e una bella spolverata di pepe.

Fate bollire per circa 10-15 minuti, dopodiché filtrate e conservate il liquido.

A bagnomaria mettete a cuocere il liquido filtrato, sbattete leggermente i tuorli e aggiungeteli mescolando continuamente con una frusta.

Aggiungere a poco a poco il burro e continuare a mescolare finché la salsa non risulta spumosa.

Fate raffreddare continuando a mescolare con la frusta e aggiungete un cucchiaio di dragoncello e uno di cerfoglio.

Aggiustate di sale.

Bearnaisesås pronta!

Bearnaisesås pronta!

Buon appetito!

I.