Snaps med ingefära, quando il Systembolaget prova maldestramente a salvare i viKi da loro stessi

Approfitto dell’attualità… in questi tempi in cui gli ubriaconi svedesi si addormentano sui binari della metropolitana (e vengono derubati da dolci personcine che non danno neanche l’allarme), è giusto parlare (nuovamente) di alcol.

Vi faccio un altro test situazionale, che mi garbano sempre parecchio: chiudete gli occhi e immaginatevi in una casetta IKEA, in una città/paese/foresta in un qualunque posto a caso in Svezia. Volete fare la ricetta di oggi, oppure volete anche solo una bottiglia di vino per cenare come dio comanda. Sono le otto di sera, e mentre i viKi intorno a voi hanno già mangiato, digerito e sono in procinto per il letto, voi e il vostro equilibrio biochimico che vi impedisce di cenare alle 18 state preparando la cena, e pensate che un goccio di qualcosa ci starebbe proprio bene.
Ma il giorno avete lavorato (magari in un posto di merda, e ciò rende il tutto molto più neorealista) e non avete avuto il tempo di attrezzarvi.
Qual è il primo pensiero che vi viene in mente? “Ah, menomale che in Svezia i supermercati chiudono alle 23“!

Poi però lentamente capite che la vostra frase contiene qualcosa di agghiacciante, anche se non capite cosa, e spostando il mento da un lato e guardando in alto alla J.D. di Scrubs, dolorosamente realizzate: Giàààà, siete in Svezia! “AL SUPERMERCATO GLI ALCOLICI NON LI VENDONO!!!!! *#§+$£%&”.

Been there, done that. Anche con il particolare neorealista del lavoro di merda.

Ehhh cari i miei sapientoni, mi dispiace per voi ma in Svezia al supermercato si trova solo la birra quasi analcolica. Credo che non si trovi neanche il Bacardi Breezer, ma su questo non ci giurerei, attendo conferme. Poi, per carità, trovate circa sei miliardi di bibite gassate zuccherose aromatizzate a tutti gli aromi sintetici del mondo (alcune di esse buonissime, ma ci torneremo in futuro, in particolare sul Trocadero e sullo Julmust), ma di una cazzo di bottiglia di vino rosso, che sul filetto di agnello che avete preparato con tutti i cazzi ci starebbe proprio bene, (Cristo, ancora mi viene da piangere) non c’è traccia.

Il vostro cordoglio però non vi ha impedito di notare al supermercato un mostro creato sicuramente dal sonno della ragione: il vino analcolico! Lo so che è come dire l’acqua asciutta, o lo sporco pulito, ma vi ripeto, lo so io e lo sapete voi. In Svezia non lo sanno. Oltretutto per dargli una parvenza di italianità lo hanno anche chiamato Bella Ella (chissà cosa poi voglia dire Ella, lo sanno solo loro)…

Bella Ella in tutto il suo macabro e inutile splendore

Che poi secondo me dovrebbe essere data la lapidazione su pubblica piazza per chi usa nomi italiani per proporre ‘sto genere di merda, come la pizza-ittaliana-pesto-pollo, la focaccia-belpaese-avocado-lontra-e-gabbiano, o i maccaroni al copertone-bruciato-e-ketchup. Dio santissimo, già abbiamo avuto Berlusconi fino a ieri, lo sappiamo che ci riconoscete, almeno Bella Ella risparmiatecelo.

Comunque, un consiglio en passant: NON provate a fare gli spaghetti alle cozze con il vino Bella Ella, perché dopo avranno magicamente il sapore di stallatico. Io mi sono trovata in questa situazione ed è stato brutto. Molto brutto.

Bene, e allora giustamente vi chiederete… E se voglio cazzo bere un po’ di vino? Innanzitutto non lo bevete a pranzo o i viKi vi emargineranno, perché qualcuno ha detto loro una volta che bere vino a pranzo è da alcolisti e loro ci hanno creduto e non si sono più posti il problema (ve lo avevo già accennato qui). Poi questo qualcuno sì è scordato di aggiungere che pisciare, vomitare e rantolare il sabato sera per strada sì che è davvero da alcolisti, e quindi loro questo lo fanno sentendosi a posto con la coscienza, perché nessuno glielo ha detto.

Una volta risolto il quando berlo, rimane il problema del dove trovarlo. Ma pensateci bene, camminando per le viKi-strade non avete mai visto un cartello giallo con una scritta nera… no, quello era per Bocca di Rosa, volevo dire un cartello verde con una scritta gialla che diceva “Systembolaget”? Bene, mission accomplished 😉

Cartello alcolico che si staglia ottimisticamente nel cielo

Il Systembolaget, familiarmente systemet,  è lo sfolgorante mercato monopolistico degli alcolici. Trovate birre, vini e superalcolici, e boh, forse anche analcolici, ma non so, non credo avrebbe molto senso. Diciamo tutto tranne l’assenzio, che pare in Svezia sia addirittura illegale.
Ci sono circa 400 punti vendita in Svezia, e 500 agenti, alias tizi che portano cicchettini in zone impervie tipo nel Nord, quei paesini da 100 abitanti umani e 200 renne, roba così. Pare che questi agenti siano espertissimi di accostamenti alcol-cibo. Non ho mai avuto il piacere di affrontare una conversazione con un agente systemico, ma io non mi fido dei loro accostamenti, non lo farò mai.
Chiamatemi pure nazionalista, ma fidarsi di un viKi che pontifica sul cibo è bene, non farlo è molto meglio.

Volete divertirvi un pochino? Praticamente sul sito del System hanno pubblicato una ricerca di fantastoria/scienza (tipo i libri di Saramago) sulla fatidica quaestio sul “come sarebbe la Svezia senza monopolio degli alcolici”, che, voglio dire, sarebbe come andare al Vaticano e chiedere ai cardinali di fare una ricerca su come sarebbe il mondo senza il cattolicesimo… cosa ti predicono secondo te, l’apocalisse oppure ‘più figa per tutti’?! Suvvia!

Comunque questa presentazioncina in flash, che vi mostra quanto il System tenga alla vostra salute e che trovate qui, è davvero delirante.
Raffigura una piccola cittadina svedese, voi passate il mouse nelle varie zone della cittadina, nelle case, nei negozi, etc. e vi dice come cambierebbe quel posto se non ci fosse mamma System a sculacciarvi.

Scene tipo famiglina felice che va in vacanza con uccellini che cinguettano in sottofondo e la scritta che dice “aumenterebbero un casino gli incidenti“, oppure altra scena familiare di uomo con spalle curve sul tavolo e bottiglia davanti, stile L’assenzio di Degas, e la moglie che fa la lavastoviglie (che anche lì, per una volta non potrebbe essere la donna attaccata al boccione e l’uomo a strapparadicchio che pulisce, cristodiddio?!) e la scritta “aumenterebbero un casino le violenze“… Ah! Oltretutto!! Io ti pulisco casa mentre te scoli, e poi mi prendi anche a ciaffoni? Mah. Oltretutto poi come se ora la Svezia non fosse uno dei primi paesi europei per violenza sulle donne…

Insomma, cose che fanno capire come l’autocontrollo in materia di alcol non sia previsto, e allora menomale che Systo c’è.
Secondo me gli svedesi sono abituati dal loro stato a non prendere decisioni autonome, lo stato ti indirizza, lo stato pensa a te e ti istilla nel cervello il fatto che lo fa nel migliore dei modi (che poi su questo si potrebbe discutere per mesi).
Se gli svedesi fossero lasciati liberi di pensare, a quanto pare, secondo il loro stato sarebbe il delirio.

Comunque, considerazioni a parte, divertitevi su questa “”ricerca”” perché merita davvero!

Dentro il System il vino è diviso per colore e poi ulteriormente per nazione di provenienza. Costa ovviamente più che in Italia, perché oltre all’importazione pagate anche la tassa del bria’o (eh ragazzi, se l’alcol non fosse stato tassato che bisogno avevano del ghetto per non-astemi?), però non esageratamente di più, es. la stessa bottiglia di Verdicchio dei Castelli di Jesi che nella mia Ipercoop costa sui 2€, al System viene mi sembra 62 corone (7,20€ più o meno), quindi dai, insomma, si può fare.

Certo, andrebbe anche aggiunto che la birra è tassata molto meno del vino, e questo è stato specificamente fatto per proteggere i produttori SVEDESI di birra, che se no non ne uscirebbero bene. Una sorta di protezionismo democratico.
Quindi vedete, la salute c’entra fino a un certo punto, come anche dimostrato dalle mazzette che i manager del System sono stati pescati a intascarsi, elargite dai rivenditori di alcol interessati a corrompere gli alti vertici del System per far sì che le loro marche di alcolici fossero vendute dal monopolio statale.
Insomma via, è tutto un magna magna, o un bevi bevi, che dir si voglia (che syNpatica umorista).

Le cose che mi turbano di quel posto sono essenzialmente 4: 1) Dover mostrare il mio documento, e quindi far circolare i miei dati, per poter bere un cazzo di bicchiere di vino a casa mia… e chi minchia siete, la Gestapo dello sbronzo? 2) L’idiozia dei cassieri e cassiere, che apre uno squarcio sull’idiozia del sistema organizzativo generale 3) La compagnia intorno a me che soprattutto a seconda della zona/ora/giorno della settimana raggiunge apici di molestia notevoli 4) Il fatto che il Systembolaget non serve a un cazzo! Insomma, fatevene una ragione, avete i più alti tassi di alcolismo in Europa, come vedete sotto i fumi dell’alcol vi addormentate anche sui binari della metro, d’inverno vi sdraiate sulla neve perché è soffice e ci rimanete… ditemi un po’ che il System vi ha fatto passare la voglia di tazzare… Vero? Cosa vi ho detto? NON SERVE A UN CAZZO!

Il System di sabato pomeriggio…

Allora punto per punto:

1) = la vendita di prodotti alcolici superiori a 3,5% è proibita al di sotto dei 20 anni. Sì, 20 anni. Boh, se vado indietro nel tempo dentro la mia vita psichica, credo che se già a 16 anni mi avessero proibito un bicchiere di vino con il cacciucchino avrei fatto una strage.
Ma non vedo più che altro come questo giustifichi il fatto che io debba fornire le mie generalità a un cassiere. E non lo dico con il tono da “Oh mio dio, un cassieVe! Ah che soVdido lavoVo, quanto odio il pVoletaViato”, ma voglio dire, già mi girano le balle quando devo darle a uno sbirro, figuriamoci a uno che non può sbattermi in galera perché deve passare le mie bottiglie su un lettore di codici a barre.

2) = tendenzialmente puoi comprare tutto l’alcol che vuoi (a meno che tu non sia sbronzo, perché gli ubriachi non vengono serviti… e non sto scherzando, è proprio una regola del System).
Mettiamo che voi e un vostro amico andate al System e siccome volete fare una bella cena con un sacco di gente, prendete 10 bottiglie di vino. Arrivati alla cassa, il tizio vostro amico si accorge che non ha il suo documento di identità. Cosa succede?
Ve lo dico subito, tanto non ci arrivereste mai…
Tolgono la metà delle bottiglie! Però, se dietro di voi c’è un losco ceffo che ha preso 10 bottiglie di vodka e se le vuole sgonfiare tutte da solo, e ha il documento ma non un amico distratto, lui può portarsele a casa tutte e 10!
Nel senso, non si pongono il problema che se uno dei due volesse davvero fare il furbo aspetterebbe fuori invece di farsi togliere 10 bottiglie, oppure andrebbe con l’amico con 20 bottiglie, così poi potrebbe averne ancora 10… Insomma dai, la puoi rigirare quando e come vuoi questa regola idiota!

3) Al Systembolaget ovviamente non c’è una selezione che distingue se sei una persona normale che vuole solo bere un bicchiere di vino con una fetta di agnello fumante a cena, o se sei un alcolista in incognito che non vede l’ora di distruggersi per poi picchiare la moglie e morire qualche mese dopo di cirrosi, o se sei uno studente imbecille che vuole imbucarsi a un festone solo per rubare oggetti inutili da casa di un altro e pisciargli sull’accappatoio… è uguale.
E a me, che appartengo alla prima categoria, e come me spero molti altri, essere mischiata alla teppa, e obbligata a condividerne gli spazi, mi fa anche un po’ rodere il culo. Sarebbe come mettere un ladro di polli nel braccio della morte per qualche settimana, insomma, vediamo un po’ come ne esce.

Se la gente del System fosse tutta come loro, io vorrei vivere lì 🙂

Direi a questo punto che il punto 4) viene da sé = se volevi far sì che la tua popolazione avesse un rapporto sano con l’alcol, cara Svezia, il Systembolaget non è stata un’idea così intelligente… Comunque grazie lo stesso, così io ci ho scritto un post sopra.

Pertanto, per la ricetta di oggi, vi dico subito che stiamo parlando di un alcolico, quindi se siete in Svezia premunitevi. E più precisamente dello snaps allo zenzero, ovvero snaps med ingefära.

Allora, vi ho già accennato qui allo snaps, traducibile volendo con shot o chupito, perché a noi italiani ci mancano le parole. Tradizionalmente ogni snaps della serata ha un nome (sì, durante la cena se ne trangugiano molti più di uno), il primo dei quali si chiama Helan (e da qui la canzone dei briai sempre del suddetto post, che si chiama Helan Går).

Comunque sia lo snaps è fatto da brännvin o akvavit, che sono essenzialmente distillati di frutti molto ricchi di amido come grano, patate, etc. Esatto, come la vodka.
La vodka può essere considerata un brännvin, ma non necessariamente un brännvin può essere considerato una vodka, dato che l’Unione Europea distingue tra brännvin e vodka solo per 1 o 2 gradi di differenza.
Dove voglio arrivare con questo? Io ho usato la vodka, però era la Absolut, per cui sempre svedese, quindi comunque la ricetta è rimasta in famiglia.

INGREDIENTI PER 600 ML:

  • 70 gr. di zenzero fresco
  • 600 ml di vodka, o acquavite, o brännvin, o un qualunque distillato che abbia proprietà simili a quelle di questi tipi

PREPARAZIONE:

Pulire lo zenzero e tagliarlo a striscioline finissime, con l’aiuto di un pelapatate, tagliate ulteriormente in pezzettini ancora più piccoli e mettete in un barattolo di vetro a chiusura stagna con 100 ml. di vodka.

Lasciare riposare circa 10 giorni fuori dal frigorifero.

Filtrare lo zenzero strizzandolo molto bene e aggiungere gli altri 500 ml. di vodka. Far riposare altri 3 o 4 giorni.

Servire fresco e conservare in frigorifero.

Snaps med ingefära pronto!

Buon appetito,

I.

Scampi col cappellino e kräftskiva, ovvero koka kräftor e strane usanze

Agosto volge al termine, e io non vi ho ancora detto nulla del Kräftskiva, la festa dell’Austropotamobius pallipes, per gli amici “gambero di fiume“. E ciò è molto male, perché ad agosto in Svezia VIGE il Kräftskiva.

Dunque, il Kräftskiva è una bizzarra usanza di fine agosto che vuole festeggiare la fine dell’estate. In pratica si mangiano chilate di crostacei (questo perché fino a poco tempo fa, ovvero il 1994, la pesca di queste simpatiche bestiole non poteva essere fatta prima del primo mercoledì di agosto), si beve come dannati (originali i viKi, vero?) e si cantano simpatiche canzoncine tra un’alzata di gomito e l’altra, tutto ciò con un imbarazzante cappellino in testa. Prima che me lo chiediate, sì… ho tragicamente partecipato anche a questa festa. Se ci tenete a perdere la dignità, frequentate la Svezia per qualche anno e raccontatemelo.

Occidente scampi VS oriente insettacci

Dai miei post avrete già capito come la Svezia sia il paese dei dibattiti inutili e c’è ovviamente anche un dibattito sui crostacei da sbranare per il Kräftskiva. Mentre la East Coast si nutre dei summenzionati kräftor, la West Coast predilige invece gli havskräftor, ovvero i Nephrops norvegicus, convenzionalmente detti “scampi“. Pare infatti che gli abitanti della costa occidentale considerino i gamberi di fiume insettacci brutti che nessun essere sano di mente si mangerebbe mai.

Io in Svezia ho mangato gli insettacci, che sono fenomenali, a onor del vero. Però per la ricetta di oggi ho usato gli scampi, perché sono livornese, quindi di una costa occidentale anche io, e per quanto mi sia impegnata tanto nel cercare gli stupidi gamberi di fiume non li ho trovati. Neanche surgelati. Neanche all’Ipercoop. Neanche a un fornitissimo negozietto di pesci e crostacei surgelati chiamato Antartica, quindi non dite che non ci ho provato.

Vorrà dire che per una volta invece di fare gli snob stoccolmesi, farete i cool göteborghesi.

Ora, in teoria non sono gli scampi ad avere il cappellino… ma c’entra sempre la mia stolta genitrice nelle facezie di bassa lega che vi racconto… Dunque, immaginate me, visibilmente sbronza, con un cappellino idiota in testa e una chela in bocca. Ad un certo punto mi arriva un messaggio della suddetta stolta con su scritto “Cosa fai di bello?”, al quale rispondo “Sono ad un’imbarazzante festa tipica svedese dove devi mangiare degli scampi con un cappellino in testa”… L’astuta risposta è stata: “Hai messo il cappellino agli scampi?!“… Ecco, vedete il disagio? Lo percepite? E poi la sbronza ero io…

Ma vabbè, andiamo avanti.

La festa alla quale ho partecipato si è svolta così: entro in casa e mi tolgo le scarpe, perché così usa in Svezia (e io che ho solo calzini imbarazzanti con fiorellini, cuoricini, faccine di Winnie the Pooh e cose del genere, ho avuto i miei brutti momenti, prima di capire che in Scandinavia si deve pensare anche all’abbinamento calzino-resto dell’outfit), e mi presento agli invitati in modo molto composto…

Questo è importante: scordatevi la spontaneità delle feste terroniche, dove conosci a caso, parli a caso, ti presenti come cazzo capita, etc. nei paesi che annuiscono con “Ja” di solito la spontaneità non usa, e appena entri a una festa, sono obbligatorie strette di mano imbarazzanti tra gente in calzini, e conseguentemente 400 nomi che ti vengono sparati uno di seguito all’altro, e che per forza di cose sei destinato a dimenticarti.

Dopo questi abbozzi di socialità stramba, mi siedo a tavola dove il padrone di casa ha preventivamente messo: piatto, posate (ovvero ottomila attrezzini cava-polpa-da-chele-di-scampo CADAUNO), bicchierini per acquavite, cappellino ripiegato sotto il piatto, e foglietto con i testi delle canzoni da cantare da sbronzi (snapsvisa = “canzone da cantare mentre ci si sbronza con shot di acquavite”, lingua sintetica, nevvero?). Ora leggete tutto pensando alla voce di Fantozzi che descrive l’attrezzatura da sci… ci sta bene, vero?

Bene… la tradizione vuole che per ogni scampo che ti mangi, butti giù un bicchiere di acquavite (o snaps)… Ragazzi io ho disertato. Sentite, sono una che le tradizioni (altrui, va precisato) le rispetta perché ci si diverte, ma quando è troppo è troppo.

Oltre a ciò si servono varie salsettone grassone, birra a fiumi, patate bollite, pane di segale croccante imburrato (su cui un giorno se ho voglia farò un post a parte), formaggi vari, roba con funghi e poi eventualmente dolce.

Mentre ero lì che dovevo ancora capire come usare gli ottomila attrezzini, per giunta con l’handicap di doverlo capire mantenendo un certo grado di decoro pur indossando dei calzini con delle mucchine sopra e un cappellino con su scritto “Buon Kräftskiva!”, uno dei biondi di cui mi ero scordata il nome un nanosecondo dopo averlo sentito (biondo che oltretutto indossava anche un papillon, perché in Svezia usano ancora, e gli aitanti viKi si sentono persino fighi a indossare i papillon) fa un cenno alla padrona di casa e propone una canzone della lista.

Ecco… la tavolata ha discusso per un po’ su come fosse la musica, i tempi, le battute, e ha intonato una canzone che diceva sostanzialmente: “La Scania è una regione del cazzo, brutti terroni, andate alla Danimarca perché noi non vi vogliamo, fate schifo e puzzate anche un po’”. Poi c’è stato un “EEEEH” finale, e poi alè, shot di acquavite.

Io ora non so se potrei pubblicare qui questo video, perché di diritti, privacy, copyright e puttanate varie non me ne intendo (però presumo che se ti sei fatto pubblicare -o peggio, ti sei pubblicato da solo- su youtube, tu sia cretino abbastanza da poter essere deriso)… ma facendo una ricerchina veloce ho trovato un video che fa al caso mio e che vi posto qui sotto. Se qualcuno di questi imbarazzanti viKi dovesse sentirsi offeso (e nel qual caso o tu, caro viKi ritratto nel video, sì, faresti bene a sentirti offeso perché io TI STO offendendo), provvederò a togliere il video dal blog. In caso contrario è un semplice studio sociologico di un popolo che sì, avrà un notevole welfare state, avrà il free refill al Mac Donald, avrà un sacco di biblioteche, ma che qui mostra uno squarcio di maestosa inferiorità.

Preciso comunque che gli avvinazzati del video non cantano niente contro la Scania, Helan Går è solo una stupida canzoncina di poco senso compiuto.

Ecco, rimembrate Shining? Quando Jack Torrance prende a asciate la porta e fa “Sono il lupo cattivo!”… ecco, io avevo la faccia di Wendy. Esattamente lo stesso cazzo di faccia. E mentre inorridivo… AVEVO UN CAPPELLINO IN TESTA!! No, cioè, se siete depressi e credete di aver toccato il fondo, credo che un Kräftskiva nella vostra vita potrebbe essere terapeutico.

E comunque, cantare canzoni viKi-leghiste ad una festa, come la vedete? Non lo so, non riesco a immaginarmi la festa del Cacciucco e i commensali tutti precisini col testo davanti che intonano una canzone intitolata “Pisa merda”… e cribbio, se non succede a Livorno, mi sembra davvero strano che succeda da altre parti del mondo! Forse a casa di Calderoli magari alle feste cantano “Brùsa i terùn“, ma allora mi chiedo… in Scania cosa cavolo canteranno? Bo, forse per far tornare tutto canteranno canzoni che inneggino al bruciare Calderoli… E se è così hanno tutta la mia stima. Ma sto vaneggiando… questi ricordi alterano il mio equilibrio psichico, ammesso che ne abbia mai avuto uno.

Ecco, avevo rimosso, e ora raccontarvi tutto è stato davvero un brutto trip.

Per cui passo subito a spiegarvi il piatto, che, se avete letto il titolo, avete capito essere gli scampi bolliti.

La ricetta che ho trovato inizia con questa epigrafica sentenza (ehm ehm, mi schiarisco la voce per il momento solenne): Att koka kräftor är en konst = “Bollire scampi è un’arte“…

Ecco maaaa, deve essere per questo che Michelangelo era aretino e non svedese, che dici?

Tutto questo cinema serve a questa ricetta per illuminare il cuoco con qualche trucchetto essenziale come: 1) l’aneto deve essere “aneto a corona” (il famoso aneto a corona! Ah, la tauromachia!) perché più aromatico di quello che “a corona” non è; 2) si devono bollire gli scampi prima in acqua e basta per un paio di minuti, e poi nell’acqua con i vari aromi, così diventano più compatti; 3) buttare nell’acqua prima gli scampi più grandi e poi quelli più piccoli... per questo ultimo consiglio, dato il suo irritante pleonasmo, devono aver chiesto a mia madre, ne sono sicura.

INGREDIENTI PER 2/3 PERSONE:

  • 1 kg. di scampi o gamberi di fiume
  • 6 l. d’acqua
  • 66 cl. di birra analcolica
  • 100 gr. di sale grosso
  • 4 zollette di zucchero
  • 6-7 mazzetti di aneto

PREPARAZIONE:

Bollire 3 l. d’acqua in una pentola grande. In un’altra pentola bollire gli altri 3 l. d’acqua, la birra, il sale, lo zucchero e l’aneto.

Sciacquare gli scampi in acqua fredda e metterli a bollire nella pentola con solo acqua per due minuti. Scolarli e farli bollire nell’altra pentola per 8-10 minuti.

Farli raffreddare dentro la pentola e servire appena tiepidi.

Koka kräftor pronti!

Buon appetito!

I.

Midsommarsill moooolto in anticipo

Ho deciso che è estate. Sia perché il freddo mi ha francamente rotto, sia perché a Milano c’è uno stellone assurdo e una sessantina di gradi, quindi fino a prova contraria E’ estate.

Per queste ragioni, ma non solo per queste, ho deciso che la ricetta di oggi sarà la ricetta tipica del Midsommar svedese (non lo avevate notato il titolo? Dai, ormai sapete come funziona, attaccare parole per fare altre parole).

Il Midsommar è la festa del solstizio d’estate, e viene celebrata il 24 giugno, la notte di san Giovanni (come i fuochi a Firenze). Adesso è solo una festa a base di alcol (come tutte le feste svedesi, peraltro), ma c’è stato un tempo in cui si diceva che la notte di mezza estate (sì, in effetti lo ha detto anche Shakespeare) era la notte in cui le proibizioni cadevano e ci si dava all’amore libero e selvaggio… Anche in La signorina Julie, opera teatrale dello svedese August Strindberg, si parla della festa della notte di San Giovanni, ed effettivamente i protagonisti prima di diventare personaggi di una tragedia se la spassano parecchio…

…a pensare che hanno smesso di fare tutto questo per attaccarsi alla bottiglia, mi ci piange il cuore.

Comunque continua a essere una festa molto sentita. Io in realtà il Midsommar in Svezia l’ho visto solo una volta un paio d’anni fa, ed è stato un semplice pranzetto tra amici, però a giro per strada ho visto che c’è chi si mette il vestito tradizionale, una corona di alloro in testa, e fa un ballo imbarazzante intorno ad un bastone che sembra un fallo ricoperto di foglie… Oddio, a pensarci bene l’alcol ti serve proprio tanto.

Questo piatto è a base di aringhe, come moltissimi piatti in Svezia. In realtà non c’è un periodo dell’anno in cui l’aringa non vada bene: si mangia a Natale, a Pasqua, a Midsommar, etc. Quindi mi sento anacronistica a proporre questo piatto a febbraio, ma non così tanto, insomma.

Il nome completo di questo buonissimo e freschissimo piatto è: Matjessill med gräddfil och gräslök. Un nomino facile da ricordare che significa “aringa marinata con panna acida e erba cipollina”; per gli amici Midsommarsill “aringa del Midsommar”.

E’ una ricetta facile una volta che le aringhe sono già marinate, la cosa lunga è appunto marinarle, perché devono stare una notte a macerare. Certo, si possono comprare le aringhe già “matjeate” all’IKEA, ma allora perché non vi comprate tutto all’IKEA e non la smettete di leggere il mio blog?

Dal momento che in Svezia è molto più comune comprarle già pronte (la marca più famosa di aringhe marinate si chiama Abba, non è carino?) ho passato la mattinata (bella la vita quando non hai un cazzo da fare, vero?) sui siti svedesi di cucina a cercare il modo di marinarle partendo da zero, e finalmente ho trovato due siti. Allora ho fatto una sintesi tra le due versioni per trovare la migliore. Spero di esserci riuscita.

Anche la panna acida me la sono fatta da sola (vedi ricetta qui).

Ecco, si torna al solito discorso sull’accompagnamento liquido… Stavolta non ho trovato suggerimenti abominevoli tipo latte, orzata, urina, etc. in compenso la tradizione vikinga impone l’uso dello snaps, la grappa svedese. Abbiamo già visto che ci servirà per ballare intorno a un pene verde, per cui anche se esagerate diciamo che vomitarsi addosso è comunque meno imbarazzante, quindi conviene tracannare a più non posso. Lo snaps più o meno in tutte le feste svedesi funziona così: ad un certo punto qualche allegro buontempone tra gli invitati dà il via ad una canzone (accanto al piattino i padroni di casa vi fanno spesso trovare i testi con le canzoni che si canteranno, quindi non c’è modo di fuggire), gli altri cantano insieme a lui e poi finita la canzone si dice tutti Skål! (ovvero “salute”) guardandosi negli occhi e si butta giù alla goccia.

Ebbene sì, ho dovuto farlo anche io reiterate volte… posso assicurarvi che i primi due o tre brindisi sono stati imbarazzanti, poi dopo era lo snaps ad agire per me, sarei potuta anche salire sul tavolo e cantare “O’ sole mio” a pieni polmoni.

Comunque, se non volete dare spettacolo di voi stessi e volete invece servire le Midsommarsill a una cenetta estiva carina e tranquilla, io opterei per un vino bianco, magari anche frizzante. E poi accompagnerei le aringhe con della focaccia/schiacciata/pizza bianca, meglio se croccante e ancora calda. Per il resto secondo me vanno lasciate così, sono fresche e buone, e per essere un piatto svedese anche relativamente leggere, e poi l’erba cipollina tagliuzzata sulla panna acida è anche carina da vedere.

Ah ecco, fondamentale: secondo voi cosa usano gli svedesi come contorno per questo piatto? Usano due cose, una ve la dico io perché non è così intuitivo, ovvero delle fettine di uovo sodo. L’altra invece? Vi lascio un minuto per pensarci, quando avete capito controllate in fondo alla pagina*.

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

3 aringhe affumicate (si dovrebbero usare fresche ma non sono riuscita a trovarle da nessuna parte, comunque la mia viKinga dolce metà dice che il sapore era identico a quelle fresche)

200 ml. di aceto di vino bianco

100 ml. d’acqua

200 gr. di zucchero

una puntina di cucchiaino di senape

25 gr. di pepe nero

25 gr. di pepe bianco

25 gr. di zenzero fresco

25 gr. di legno di sandalo (io non sono riuscita a trovarlo)

25 gr. di origano

5 o 6 foglie di alloro

1/2 cipolla rossa

2 o 3 ciuffetti di aneto

1 uovo sodo

un mazzetto di erba cipollina

5 o 6 patate lesse

panna acida

PREPARAZIONE:

Se le aringhe sono affumicate metterle a bagno in acqua fredda per 5 o 6 ore, cambiando l’acqua spesso per togliere il sale.

Aringhe nel barattolo (chiedo scusa per la foto storta)

In un pentolino bollire l’aceto e l’acqua e aggiungere lo zucchero, mescolare e lasciare raffreddare. Aggiungere il pepe nero, il pepe bianco, lo zenzero, il sandalo, l’origano, le foglie d’alloro a pezzi, la senape, la cipolla spezzettata, e qualche ciuffetto di aneto (se le aringhe sono fresche aggiungere 25 gr. di sale, se sono affumicate non serve).

Sfilettare e tagliare a tocchetti le aringhe e aggiungerle a questo intruglio. Mettere tutto dentro un barattolo a chiusura stagna e lasciare una notte in frigorifero.

A questo punto è tutto fatto: mettere i pezzetti di aringa in un piatto e aggiungere la panna acida. Tagliuzzare l’erba cipollina e spolverarla sulla panna acida. Servire con delle patate lesse e con un uovo sodo tagliato a fettine (io sono fashion e l’ho tagliato a fiore).

In realtà mi sono fatta prendere dal momento e ho cosparso TUTTO con l’erba cipollina perché mi faceva simpatia. A voi la scelta.

Midsommarsill pronte!

Buon appetito!

I.

*patate lesse!