De potione cafearia ovo immisso: caffè all’uovo, moralismo protestante e chiesa svedese

Allora, devo premettere due cose:

1) Questo post tratta di Chiesa e religione. Questi sono temi caldi e di solito fanno incazzare la gente, lo so. Però ormai conoscete il tono del mio blog, e se non lo conoscete allora ribadisco il concetto: io non rispetto niente e nessuno, non l’ho mai fatto e non ho intenzione di cominciare proprio adesso, quindi se vi offendete sono problemi vostri, io vi ho avvertito.

2) La ricetta che vi propongo è una variante sofisticata del famoso caffè spiscioso, per cui il 99% di voi italici ci sputerà sopra, però capite meglio di me che non si può affrontare un discorso sulla cucina nordeuropea senza accennare allo sciacquone che viene dai viKi coraggiosamente definito kaffe.

Ora io faccio la splendida, ma ammetto che quando stavo a Copenhagen lo sciacquone mi ha definitivamente conquistata, e da allora io adesso appena mi sveglio lo esigo… l’espresso prima di pranzo non lo tollero più.

Ma io ho tanti problemi, lo si sa: sono riuscita a farmi piacere la pizza-kebab, a nutrirmi senza problemi in Inghilterra e ad amare il cibo scozzese. Diciamo pure che se non fosse così, voi ora non sareste lì a leggere un blog di cucina svedese, per cui fatevene una ragione.

Bene, ma la ricetta di oggi non è un semplice kaffe, che, voglio dire, sono buoni tutti, ma è il famoso (pare) “caffè all’uovo“, che detta così sembrerebbe una cosa nauseante, però in realtà l’uovo non si sente pur avendo un ruolo ben preciso, poiché toglie il retrogusto acido del caffè spisciaccoloso conservandone però il profumo (ecco forse perché molti chimici famosi sono svedesi: si lambiccano il cervello per cercare di migliorare una cosa che, insomma, parte già abbastanza sfigata).

Ecco, in realtà il caffè all’uovo non è proprio buonissimissimissimo, nonostante io abbia fatto la ricetta più elaborata (che prevede cardamomo e noce moscata). E’ vero che l’uovo non si sente affatto, quello sì, e non è neanche acido…
Però beh, c’è di meglio.
Se siete come me dei patiti del caffè sbroscia, posso modestamente suggerire che il Nescafè solubile è meglio, comunque insomma, si può bere, dai.
E poi se volete servire ai vostri amici una fika svedese come si deve, non potete caricare una moka. Vi garbano le tradizioni viKi? Allora bevetevi ‘sto sciacquone.

La cosa divertente è che gli svedesi vanno molto orgogliosi del loro caffè, come di ogni cosa svedese del resto, e quindi insomma, questa ricetta io dovevo proprio postarvela. Non ho sinceramente capito se ne vanno orgogliosi perché la torrefazione del viKicaffè è fatta in un modo particolare che si trova solo lì, o se è solo una di quelle cagatine nazionalistiche che costellano il biondomondo… io ho semplicemente registrato l’informazione e ora ve la ripropongo.
Anche perché mi fornisce un ottimo spunto per parlare della Chiesa svedese.

A questo punto vi starete giustamente chiedendo cosa ci combini il caffè con la Chiesa svedese, e io ve lo spiego subito, son qui per questo.

Allora, il caffè all’uovo, conosciuto in America come, pensate un po’, egg coffee, è una ricetta scandinava di cui si sono perse le origini, quindi potrebbe anche essere norvegese, chissà, ma ci sono forti motivi (non chiedetemi quali, io devo la mia erudizione a libri di antiche ricette luterane appositamente studiati per il post, ma non ho informazioni più specifiche) di ritenere che sia una ricetta svedese, quindi ve la puppate.

E’ una ricetta che introdussero i moltissimi immigrati scandinavi negli Stati Uniti d’America ai tempi in cui non avevano il becco d’un quattrino, poi loro si sono arricchiti e noi continuiamo a emigrare… L’Europa è come una grande famiglia: c’è lo zio che fa fortuna, e quello che si beve i pochi spiccioli che ha, ma questa è un’altra storia.

Ok, le viKidonnone erano le addette a preparare il cibo e il caffè per gli ospiti, soprattutto durante i banchetti per occasioni varie ed eventuali (funerali, matrimoni, battesimi, roba così), come da autentica tradizione evangelica: mai visto i film americani dove tutti bevono caffè e mangiano tramezzini con la bara aperta e il cadavere davanti? Ovvove.

Queste donne perfezionarono un modo per fare un “buon” (evidentemente la Bialetti l’avevano dimenticata nel Vecchio Continente) caffè in grandi quantità, facendo sì che, sebbene il caffè avesse dovuto riposare fermo per tutto il tempo del banchetto, non avrebbe preso il caratteristico sapore amarognolo che prende normalmente quando lo fate raffreddare o lo riscaldate.

E questo modo prevedeva l’uso dell’uovo. Di tutto l’uovo, comprensivo di guscio.

In Svezia e Norvegia questa bevanda era molto comune fino a tutti gli anni ’30 del ‘900, poi però smisero, anche se dagli anni ’90 c’è stato un revival di recupero di tradizioni culinarie antiche in tutta la Svezia, e quindi sta tornando tutta quella mole di ricette povere rivisitata in chiave trendy (tipo “mousse di corteccia d’albero”, “sfilaccetti di pesce decomposto”, and so on), pensate come sono cool che vi do anche le ricette che vanno un casino.

Negli Stati Uniti però, in particolare nel Midwest (che comprende stati con nomi che fanno proprio uazzamerigan come Wisconsin, Ohio, Indiana, Minnesota, etc.), dove la comunità scandinava si raccolse in maniera cospicua, si sono conservate tradizioni scandinave che nel Nord Europa piano piano si sono perse, e lì il caffè all’uovo continua a essere di tendenza… Sì ecco, neanche gli americani sono conosciuti per avere molto gusto nel caffè, via, diciamocelo.

Questa bevanda è dunque associata alla chiesa Luterana proprio perché abitualmente servita in tutte le occasioni chiesistiche del caso, proprio quelle dove si aggira la celeberrima figura del “reverendo” onnipresente nei film americani in costume (e che io da piccola, quando guardavo “La Casa nella Prateria”, cresciuta in una famiglia molto politicizzata, chiamavo “referendum”).

Ecco, premetto che io di confessioni religiose ne so quanto un musulmano ne sa di porchetta d’Ariccia e Nero d’Avola, però dall’idea che mi sono fatta i protestanti si dividono in un casino di sette, sottosette, controsette, antisette, dividopertreeriportodisette, etc.

In più nella storia ci sono i protestanti “avanti”, quelli per cui c’era una ragione interiore che spingeva al dibattito politico, al giornalismo, stimolando un’opinione pubblica di habermasiana memoria; e ci sono i protestanti “indietro”, un nome tra tutti, la comunità Amish, i cui membri rimangono imbottigliati come gli altri nel traffico dietro ai SUV, con la differenza che loro sono in carrozza e hanno o una cuffietta in capo (le donne), o delle barbe imbarazzanti (gli uomini, o le donne molto pelose che non possono beneficiare di ceretta né tantomeno di epilazione laser perché è taboo).

Tendenzialmente comunque la cultura protestante è più moralista di quella cattolica, che più che moralista è ipocrita: io ti vieto le cose, tanto so che quando non ti vede nessuno le fai lo stesso, però te ti penti e salvi la faccia, e io faccio finta di non vedere, in cambio ti fai leggere la Bibbia solo dal prete, e io non ti faccio imparare i versetti a memoria, che diciamoci la verità, sono anche parecchio pallosi.
I protestanti invece hanno un dio che li guarda e li giudica sempre: quando guardano i filmacci sulla payTV, quando si strizzano i punti neri, e quando bevono direttamente dal cartone del latte, quindi hai voglia di pentirti, se sei stronzo sei stronzo.

E questo porta sì ad un senso etico spiccatamente più marcato, che Weber dice essere fondamento dell’etica capitalistica (anche se però io la vedo più come Marx… per me quando c’è il cash di mezzo, è l’etica che si plasma sul sistema economico, non viceversa, ma vabbè), però porta anche a gente più pallosa e anche più moralista e costretta nel modo di pensare, perché l’etica comune, il politically correct e la comunità si sostituiscono alla figura singola del Papa, che sì, potrà dire anche agli adolescenti di non fare sesso prematrimoniale, ma voglio vedere chi lo ca’a, e neanche lui se lo aspetta, è come una mamma che ti dice di non bere troppo alla tua festa di laurea… lo deve fa’.

Un po’ come la puntata dei Simpson in cui Homer e Bart vogliono diventare cattolici e Marge si immagina sola in un paradiso protestante pallosissimo tutto ordinato e precisino fatto da snob inglesi che giocano a golf, mentre Homer e Bart se la spassano insieme a Gesù nel paradiso cattolico, con messicani che trincano e giocano alla piñata, irlandesi che ballano e si picchiano, e italiani che mangiano e trombano.

Ecco, dicevamo… In Svezia, lo saprete benissimo, la confessione in cui si riconosce il 71,3% della popolazione è una delle innumerevoli chiese protestanti.
E secondo voi i viKi si potevano accontentare di scegliere una religione a caso tra quelle che esistevano già?! Vi ho già detto che sono orgogliosi del loro caffè… si dovevano per forza inventare la CHIESA SVEDESE Svenska Kyrkan.

Pare che la Svezia abbia deciso di diventare un paese protestante così che il re si potesse prendere tutto l’oro che stava nelle chiese cattoliche, ma insomma, non sono né i primi né gli ultimi… voglio dire, Enrico VIII si inventò la religione anglicana per sposarsi la ganza, se guardiamo la storia e i meccanismi delle Chiese ufficiali è abbastanza difficile trovare tracce di spiritualità.

Anders Wejryd, il Primate dal vincastro opponibile

La Chiesa svedese ha un’organizzazione nazionale e un Primate, si chiama così la loro forma di Papa (anche se a me questa parola fa venire in mente uno scimpanzé con gli occhini simpatici e il pollice opponibile), ed è stata la prima Chiesa cristiana al mondo (e boh, direi anche l’unica, ma parlo per deduzione, non perché lo so mi informano che c’è anche la chiesa valdese) a riconoscere i matrimoni omosessuali, per cui nell’ambito dei diritti civili sono stra-avanti.

C’è però da dire che il rapporto tra Stato svedese e Chiesa (come da tradizione protestante, in cui Chiesa&Nazione sono concetti discretamente sovrapponibili) è molto più stretto che da noi.
Dunque, innanzitutto la Chiesa svedese fino al 2000 era religione di stato in Svezia e, voglio dire, il 2000 è tanta roba.
Poi qualche esempio a caso: i membri della famiglia reale sono obbligati per legge a professare la religione evangelica; l’inaugurazione di una nuova legislatura si svolge in chiesa invece che in Parlamento; sui documenti ufficiali (tipo il passaporto) è indicata la parrocchia di nascita; a scuola la materia scolastica di religione è obbligatoria, etc.

Insomma, io davvero non saprei dirvi cosa fanno di diverso i membri della Chiesa svedese da tutti gli altri, pentecostali, battisti, metodisti e Dio solo sa cosa (beh, se non lo sa lui…), però mi ha meravigliato aver conosciuto in Svezia molte persone intrippate con Gesù, membri di sette adoratrici del Cristo, ragazzi che volevano arrivare vergini al matrimonio, adolescenti che a 13 anni hanno visto la luce e si sono voluti far battezzare per forza, persone che conoscono tutti i personaggi della Bibbia (quelli che di solito finiscono in -ìa, tipo un versetto così: Nonsolopolpette 19:25 “Quando Zoologìa e Mammamìa attraversarono il grande deserto ebbero timore, ma il Signore disse loro una di quelle cose che nell’Antico Testamento convincono sempre tutti, ed essi non ebbero più paura, poiché Egli dette loro la forza di andare avanti. Amen”).

Magari io non rappresento un campione statistico, ma le memorie dei 13 anni delle persone che conosco io prevedono sempre una grande quantità di pippe, ma di desiderio di abbracciare Gesoo a dire la verità non ne ho mai sentito parlare (poi magari sono io che frequento male).

Addirittura una mia professoressa svedese tenne a specificare durante una lezione di lingua svedese che “la religione cristiana è la più buona del mondo“, e davanti alla reazione divertita degli studenti che pensavano scherzasse (perché i miei compagni ingenui non pensavano di ricevere la predica alla Statale di Milano, e soprattutto da una democratica free svedese che si vantava spesso di essere tale contrapponendosi sempre ai retrogradi italiani), si accese molto, rimarcando questo concetto con forza, perché tragicamente non stava scherzando. In un’università pubblica. Davanti ad un’aula piena di studenti. Ad una lezione di lingua. Poi ecco, parlava della stessa religione che ha promosso le crociate e la Santa Inquisizione.

Tirando le somme, quello svedese mi sembra un modo diverso di viversi la religiosità, un modo in cui la religione non entra nella vita delle persone in maniera prepotente (tipo, che so, avendo uno stato dentro una capitale europea); vi entra però in un modo silenzioso e interiorizzato, all’apparenza, ma che vincola molto più i comportamenti effettivi delle persone e persino gli ambiti pubblici.

Quindi c’è proprio una contraddizione in termini: il cattolicesimo è visto come più severo e oppressivo perché c’è il Papa, ma in realtà è quasi sempre un insieme di ritualità che si può mettere tra parentesi preservando una modalità di vita gaudente e anche libertina; mentre il protestantesimo, che è visto come religione più volta all’individualità e all’autonomia, comporta un rischio di conformismo e di onnipresenza non solo dello sguardo di Dio, ma di tutta una comunità sempre pronta ad alzare il dito (e a infilartelo nel culo).

Ora, prima che un fulmine mi incenerisca il computer e il pavimento si apra per inghiottirmi, vi do la ricetta del caffè all’uovo, che è un argomento meno sensibile.

Andate in pace.

INGREDIENTI PER CIRCA 10 TAZZE:

  • 1 uovo
  • 1,7 litri d’acqua
  • 75 gr. di caffè
  • 1/2 cucchiaino di noce moscata
  • 3 semi di cardamomo spezzettati

PREPARAZIONE:

Sbattere un uovo in una terrina e mettere da parte il guscio.

Aggiungere mezza tazza d’acqua (circa un decilitro e mezzo), il caffè, il guscio sbriciolato con le mani, la noce moscata e il cardamomo.

Tenere da parte una tazza d’acqua fredda e mettere a bollire la restante acqua.

Quando bolle mettere il caffè con gli altri ingredienti, abbassare la fiamma, e far bollire a fuoco lento per 3 minuti.

Passati i 3 minuti spegnere immediatamente il fuoco e versare velocemente la tazza d’acqua fredda.

Filtrare e versare. Si può servire anche riscaldato.

Caffè all'uovo pronto!

Caffè all’uovo pronto!

Buon appetito!

I.

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