Våfflor, copimismo e religioni del cazzo

piastra

La mia bellissima piastra

Non c’è stato niente da fare, ho deciso di fare un altro dolce. Sono sotto tesi e in carenza d’affetto, in Toscana piove as usual, fa freddo e quindi i maglioni nascondono il fatto che io sia grassa, e in più ho comprato una fantastica piastra per waffel, che mi implorava di essere immediatamente usata non appena avessi barbaramente distrutto l’imballaggio.

E chi sono io per dire no ad una piastra per waffel? Nessuno, quindi famo ‘sti waffel.

In Svezia i waffel si chiamano våfflor.

E comunque vedo su Wikipedia che in Italia sono conosciuti anche come gaufre, che sono ‘parenti prossimi’ dei pancake, e della stessa famiglia di crêpe, canestrelli, tegole dolci (che non so cosa cazzo siano), e se seccati si trasformano in wafer e coni gelato.

Non avevo idea che ci fosse una classificazione linneana dei biscotti a cialda. Si impara sempre qualcosa.

In Svezia ad ogni modo i våfflor hanno la tipica forma a 5 cuoricini uniti in modo da sembrare un fiorellone, che è peraltro la forma della mia piastra nuova di zecca, perché io se devo fare le cose le faccio per bene, cribbio.

E’ dal 1600 che nelle case svedesi si cucinano i våfflor, e siccome ve l’ho sempre detto che gli svedesi sono pedanti, ogni variante dei våfflor in svedese non si limita a chiamarsi “variante di våffla“, ma ha uno stupido nome. Io ora non sono una grandissima esperta di våfflor, per cui non vi sto a ammorbare con le differenze tra varianti e rispettivi nomi anche perché non lo so, però fidatevi che è così.

Ma anche un’altra cosa tipicamente viKi è strettamente legata ai våfflor: il fatto che il calendario svedese preveda un cazzo di giorno del våffla, il Våffeldagen, che è il 25 marzo.

C’è un giorno per tutto in Svezia. Un po’ come la leggenda metropolitana sulla Svizzera, che se lavi la macchina un giorno che non sia il sabato subisci un ostracismo sociale, perché il “giorno di lavamento macchina” è il sabato. Cose che noi terroni non riusciamo a concepire neanche con uno sforzo psichico sovrumano.

Sì lo so, stavolta sono stata puntuale, nonostante normalmente vi posti le ricette di Natale a febbraio o cose così, ma tanto voi capitate su questo blog solo perché cercate i “culi di maiale svedesi” (per approfondimenti sulle vostre ricerche, vedi qui), quindi spero che mi perdonerete.

By the way, il 25 marzo si mangiano i våfflor per festeggiare l’Annunciazione, ovvero il momento in cui l’arcangelo Gabriele è andato da Maria a dirgli “Cara, ti devo parlare. Puntini di sospensione”. Prima volta in cui il discorsetto viene fatto da un uomo a una donna (sì ok, gli angeli non hanno sesso, ma questo si chiama Gabriele). Che sì, insomma, ciò ha anche senso, perché poi Gesoo è nato il 25 dicembre, quindi la Vergine in stato interessante 9 mesi di gestazione se li è fatti. Cosa che invece non torna se si festeggia l’Immacolata Concezione l’8 dicembre, per cui la Madonna dovrebbe aver avuto una gravidanza o di 17 giorni (roba che nemmeno gli orsetti russi) o di 382 (ovvero più di un anno di dolori articolari, nausee, pesantezza e astensione da alcol&cicchini, essendo oltretutto vergine… inculata maxima).

Ma poi invece pare che l’8 dicembre si festeggi qualcos’altro, in realtà, qualcosa sul peccato originale di Maria che non mi ricordo e non ho voglia di cercare. Anche perché, ecco, ce ne frega qualcosa? No, bene.

Comunque, alla fine delle fatte fini, quel giorno i viKi mangiano våfflor, bella per loro.

Potete cucinarli anche senza l’apposita piastra, e li fate tipo crêpe, però la cosa bella di avere una piastra per våfflor è che vengono tutti bellini uguali che sembrano fatti con il CTRL+C; CTRL+V.

E agli svedesi il copia e incolla piace parecchio, tanto che hanno una religione che celebra proprio questo.

No, non ho bevuto, dico davvero.

Allora, dovete sapere che in Svezia le confessioni religiose hanno cospicui sgravi fiscali (tipo l’esenzione IMU de’ noantri), e ciò a parere mio, ed evidentemente non solo mio, non è per niente giustino.

No, perché se io sono una cazzo di organizzazione atea ma promuovo cose ganze tipo, che so, ripetizioni gratuite a ragazzini che vanno male a scuola, corsi di cucito a ex galeotti, lezioni di shàolínquán a vecchiette aggressive, etc. non risparmio il becco d’un quattrino, in compenso se ululo al cielo che un’entità invisibile ma che permea l’universo risolverà tutti i miei problemi se porgo l’altra chiappa, ho aiuti economici.

Isak Gerson

Isak Gerson

Allora uno studente di filosofia molto gggiovane e astuto, tale Isak Gerson, ha voluto creare una nuova religione per avere anche lui un alleggerimento delle tasse. Non che non lo avesse anche prima, essendo tesoriere anche del Movimento degli Studenti Cristiani di Svezia (sì, esiste davvero), ma evidentemente ne voleva un po’ di più.

Per cui si è inventato un nuovo credo, e lo ha chiamato kopimism, in italiano “copimismo” (dall’inglese copy-me). Evidentemente il buon Isak doveva essere un nerdone di quelli seri, insomma: tesoriere degli studenti cristiani, particolarmente cesso e particolarmente genialoide = la sua vita sociale doveva limitarsi alle pippe su internet, e infatti proprio dall’informatica (no, non dalle pippe) ha preso ispirazione.

La religione copimista infatti si propone di diffondere ogni tipo di informazione per via telematica, si oppone al copyright in ogni sua forma e incoraggia ogni tipo di pirateria su ogni tipo di medium.

Inizialmente le richieste del movimento di essere riconosciuto come comunità religiosa furono rigettate diverse volte da persone dotate di buon senso. Però spesso il buon senso e la legge sono due cose diverse. E alla fine hanno dovuto riconoscerlo.

Anche perché alla fine, se riesci a sfruttare la legge per fare liberamente i cazzi tuoi, vuol dire che è la legge il problema più grande, perché è fatta col chiulo. Condono docet.

Logo della Chiesa copimista, suoi simboli sacri e unico comandamento.

Logo della Chiesa copimista, suoi simboli sacri e unico comandamento.

Poi oltre ai soldi c’è anche la questione sottile della “protezione delle comunità religiose” in Svezia, e farsi riconoscere come religione per questa ghenga di tangheri che si definiscono “copimisti” vorrebbe dire anche ottenere una sorta di protettorato continuando a esercitare (e molto probabilmente lucrare su) la pirateria.

Che poi alla fine a me la pirateria mi sta anche simpatica in linea di massima, però è un po’ come il discorso Megavideo, no? Io diffondo materiale soggetto a copyright, però te lo rovino un pochino, e se te lo vuoi tutto per benino mi paghi… ecco, che differenza c’è allora tra te e una mayor? Voglio dire, se ci lucri sopra mi stai sul cazzo, perché dietro a espressioni pompose di “libertà dell’informazione”, “intelligenza collettiva”, “patrimoni intellettuali universali” si nasconde in fondo in fondo, uno stronzone come gli altri.

Poi ci mancherebbe, magari i copimisti sono solo una banda di gonzi, ma io sono dell’idea che a pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci s’azzecca, quindi diffido.

Per essere definiti comunità religiosa i copimisti si sono dovuti inventare simboli, liturgie e credo, e quindi i loro principi sono: “Copio dunque sono”, “Copiare è cosa buona e giusta”, “L’informazione è sacra e la copiatura è il suo sacramento”. Il credo da pronunciare è: “Credo nella moltitudine dell’informazione, santa, e accessibile a tutti, credo nel copia-incolla; al libero scambio di canzoni, filmati e documenti”. I simboli sacri sono CTRL+C e CTRL+V.

No ma gente, non sto esagerando stavolta, eh. E’ davvero così.

Matrimonio copimista: notare la maschera del 'prete', il reggiseno della sposa, e i capelli dello sposo.

Matrimonio copimista: notare la maschera del prete, il reggiseno della sposa, e i capelli dello sposo.

Il 28 aprile dell’anno scorso a Belgrado si è celebrato il primo matrimonio della Chiesa missionaria del Copimismo (che a questo punto vuol dire che è sbarcato anche in Serbia, a dimostrazione del fatto che l’erba più fertile sono le stronzate apocalittiche).

Che poi è il discorso che facevamo l’altra volta sulla Chiesa anglicana, no? Io capisco che uno ci prova a inventarsi una religione per fare i cavoli suoi, nel caso di Enrico VIII divorziare, per esempio, ma è la gente che ci crede che mi sdubbia.

Sì ecco, come si fa a meravigliarci di come ideologie pericolose e folli prendano piede nel mondo, se c’è anche solo un gruppetto che crede in cose come il copimismo?

Bah, comunque, lasciando perdere i malati mentali, i våfflor sono buonissimi, e io sono molto orgogliosa della mia nuova piastra.

E del mio ateismo.

INGREDIENTI PER CIRCA 10 VÅFFLOR:

  • 125 gr. di burro
  • 270 gr. di farina
  • 1 cucchiaino di lievito in polvere
  • 5 cucchiai di zucchero
  • 1 bustina di vanillina
  • 100 ml di latte intero
  • 500 ml di panna fresca
  • 2 uova
  • 2 dl di acqua fredda di frigorifero
  • 20 cucchiaiate abbondanti di lamponi e marmellata di lamponi (o fragole, o mirtilli, o frutti di bosco, o more)
  • frutti di bosco vari a piacere

PREPARAZIONE:

Sciogliere il burro e farlo raffreddare. Mischiare farina, lievito, zucchero e vanillina in una terrina e aggiungere il latte e 1 dl di panna (il resto andrà poi montato per farcire i våfflor).

Sbattere brevemente le uova e aggiungerle al composto. Aggiungere il burro.

Aggiungere lentamente l’acqua fredda e mischiare.

Coprire e lasciare riposare per una ventina di minuti.

Riscaldare la piastra per våfflor, o una per crêpes, o una padella antiaderente, imburrarla e versare una mestolatina di impasto. Far dorare.

Montare la panna rimasta e versare su ogni våffla un paio di cucchiaiate di panna, un paio di marmellata, e cospargere di lamponi (o le bacche che avete usato).

Våfflor pronti!

Våfflor pronti!

Buon appetito!

I.

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Plat du jour: Bearnaisesås. Lavarsi le cul, parlare usando il français ed emettere sjtrani sjuoni.

Salsa molto stronza da cucinare, la bearnaisesås non è un piatto svedese. E questo ve lo sparo così all’inizio perché ci sarà sicuramente tra voi qualche fastidioso saccente che avrà pensato con la faccia di Yao Ming: “Bitch please, la salsa bernese è bernese e non svedese”.bitch-please-meme-generator-bitch-please-51d085

Ed io questo sollo, ma ciò che ignorate voi testine, è che in Svezia la salsa bernese la infilano dappertutto. Al MacDonald i viKi ci inzuppano le patatine, la schiaffano sull’insalata, sui funghi, sulla carne, sul pesce, sui gamberi, ci si lavano i denti, la usano come abbronzante, le svedesi se la ritrovano nelle perette di Tantum rosa, insomma, è una maledizione.

E’ talmente una maledizione che una volta un viKi (simpatico, un po’ tardo ma simpatico) mi disse: “Ah sei toscana? Bello, io sono stato a Firenze, e mi ricordo che ho chiesto la bistecca alla fiorentina ma mi sono meravigliato… non c’era sopra la salsa bernese“…
Ecco, in quel momento (lasciando perdere la mia reazione che prevedeva il brandire una croce e gridargli contro “Vade retro”) ho effettivamente capito che gli svedesi non si pongono il problema di assaporare. Perché se senti il bisogno di una qualsiasi salsa sulla fiorentina vuol dire che sei geneticamente differente. Come i cani di Pavlov: ciotola rossa = bava; carne = bearnaisesås.

E a proposito di ciò notiamo subito come infatti la bearnaisesås sia componente eccelsa di molti piatti italiani farlocchi. Non solo della bistecca alla fiorentina: tra tutti facciamo un minuto di silenzio per la generica bearnaise-pasta, le specifiche bearnaise-lasagne e l’abominevole bearnaise-pizza. Oh yes.

Bearnaise -pasta, -pizza e -lasagne

Bearnaise -pasta, -pizza e -lasagne

Quindi capite che anche se tecnicamente questa salsa non è svedese-svedese, è svedese di adozione, come tantissimi piatti di tantissime cucine, la nostra compresa.
Lo sapete come si dice sia nata la carbonara, no? Pare da uova in polvere e bacon essiccato che i soldati americani seminavano ovunque durante la liberazione. Dunque, come vedete, c’è chi crea un superlativo primo piatto da scarti yankee, e chi crea la bearnaise-pizza. Il mondo è bello perché è vario.

La salsa bernese non è di Berna, cosa che pensavo fino a ieri, ma del Béarn, area dell’Aquitania, nella Francia sud-occidentale, famosa per la grande tradizione gastronomica e per aver dato i natali, tra gli altri, al sociologo Bourdieu, allo stilista Courrèges e al generale napoleonico che diventò poi il re Giovanni Carlo XIV di Svezia dando origine alla stirpe dei Bernadotte, famiglia reale svedese che, come vedete, è sempre in mezzo ai coglioni (chi è interessato ad approfondire la questione del viKitrono può leggere qui).

Ma gli svedesi non hanno preso dalla Francia solo la salsa bernese e Sua Maestà.
Diciamo che a partire dalla metà del XVII secolo un po’ tutti in Europa, non solo i viKi, hanno subito il fascino dei nostri cugini con l’r moscia, nella cosiddetta “gallomania“, sviluppatasi a causa della centralità politica, della potenza militare, della forza economica, della capacità innovativa del sistema tecnologico e scientifico e del prestigio culturale e letterario del paese in cui si compra il pane, ce lo si strofina sotto le ascelle e ce lo si mangia.

E allora ecco che accendiamo l’abat-jour, diamo il biberon ai bimbi e cerchiamo di rispettare il bon-ton mentre sorseggiamo con tutto il nostro charme una flûte di champagne dall’ottimo bouquet e dal fine perlage (parola che oltretutto è stata bellamente inventata, dato che il perlage i francesi lo chiamano effervescence).

Questo è probabilmente l'uso che i viKi fanno del bidet quando sono in vacanza in Italia

Questo è probabilmente l’uso che i viKi fanno del bidet quando sono in vacanza in Italia

Potrei anche aggiungere che ci laviamo il culo nel bidet, però quella è tragicamente una cosa che facciamo solo noi del Belpa.
I viKi non lo hanno mai fatto e anzi, tornando al leitmotiv del sono-svedese-e-ti-prendo-per-il-culo-per-cose-per-cui-dovrei-solo-tacere, una di loro ha addirittura osato esordire con “Ahahahah! Ma te lo usi davvero quel coso?” e io: “Ovviamente, e se fossi in te non sghignazzerei tanto, cara la mia sudicia” e lei: “Guarda che noi in Svezia ci facciamo la doccia tutti i giorni”.

Ommmmmmmm… Irenenonusareilcoltellocomeshurikennnnnnnn… Ommmmmmmm….

Bene cari viKi (ma non solo), dovete sapere che ANCHE NOI TERRONI CI FACCIAMO LA DOCCIA TUTTI I GIORNI. Basta con il mito che se hai il bidet non ti fai la doccia. Non sostituisce la doccia, quel cazzo di bidet, nel senso, avete mai visto una casa italiana senza doccia? No, noi ci facciamo la doccia e IN PIU’ ci laviamo il culo. E lo rivendichiamo con orgoglio. Fatevene una ragione. Ed è inutile che ridacchiate, non sentitevi ganzi, perché siete dei puzzoni.

Ecco, scusate, mi lascio prendere molto dall’argomento “bidet“.

Comunque, i viKi almeno non lo hanno mai avuto, i francesi a dire la verità ce lo hanno avuto, anzi, lo hanno persino inventato (come dimostra il calco linguistico con cui designiamo l’oggetto in questione), quindi un tempo si sono anch’essi lavati le pudenda reiterate volte al giorno, però poi hanno smesso. E questo rende la loro posizione più grave. Meglio essere nati zozzi o avere deliberatamente scelto di abbandonare la pulizia?

Ma sto andando off-topic come sempre.

Dicevo. Il fatto che la Francia fosse trendy un casino, ha portato ad una quantità impressionante di gallicismi in moltissime lingue, tra cui lo svedese.

Dovete sapere che in svedese c’è un suono molto simpatico, il temibile sj-ljudet [ɧ], ovvero una consonante fricativa dorsopalatale velare sorda, che esiste solamente nello svedese (e anche nel kölsch, a dire la verità, un insieme di forme dialettali della lingua ripuaria, appartenente al gruppo del tedesco centrale, parlato circa da 250.000 persone nella città di Colonia e dintorni).

Ecco, in svedese però questo fonema, a differenza che nel kölsch, può essere realizzato tramite un numero potenzialmente infinito di foni.
Ci tenete davvero alla spiegazione della differenza tra fono e fonema? Perché se fosse per me, io potrei andare avanti delle ore, ma poi questo blog non lo leggerebbe più nessuno… Dai, faccio veloce: il fono è il suono scientifico, quello che davvero si produce o si ascolta; il fonema è invece una specie di ‘immagine virtuale’ di quel suono anche se realizzato in diversi modi. L’esempio classico in italiano è la r moscia come difetto di pronuncia (o rotacismo): anche se realizzata diversamente è percepita comunque come una r.
Per cui è come se tutti gli italiani facessero la come cazzo vogliono e fosse comunque percepita da tutti come r. Già ci sono un sacco di r mosce in giro, quella snob a V, quella francese, quella che abolisce del tutto il suono ‘r’, quella dura tedesca, quella a G che di solito hanno i giornalisti del Tg5, etc. Però rientrano tutte nei difetti di fonazione. Questo fonema in svedese invece funziona come se tutti avessero stabilito che si può fare un po’ come cazzo ci pare, anzi, non è “come se”, è proprio così.

Ecco, i linguisti su questa oscillazione del sj nello svedese ci sono andati in paranoia. Alcuni hanno cercato di ricostruire ogni cazzo di singolo fono in cui questo fonema è prodotto, con l’uso di simboli fonetici piuttosto bizzarri, come [fˠʷ], [x̞] o [x̟]. Ma sono solo alcuni dei miliardi di suoni che vengono associati a questo fonema.

Io ho provato ad ascoltare i viKi attentamente, per carpire il segreto di questo suono, mi ci sono intrippata, e sono giunta alla conclusione che ogni svedese articola questo suono in più o meno 5 diversi modi a seconda della circostanza, della parola, e del tasso alcolico nel suo sangue; e dal momento che gli svedesi sono 9 milioni, la mia ricerca empirica dimostra che ci sono 45 milioni di modi di articolare questo suono.

Ovviamente dipende molto anche da che parte della Svezia si viene: nel nord il suono è articolato più o meno come la nostra <sc> però con la punta della lingua sollevata che tocca quasi il palato ([ʂ]), nel sud invece si può sentire pronunciato simile alla scatarrata olandese ([ɧx]).

Addirittura alcuni linguisti sostengono che, dato che il fono [ɧ] indica due punti di articolazione (velare sarebbe nella gola, e dorsopalatale sul palato), si dovrebbe fare un suono su due punti diversi della bocca, e per questi linguisti le consonanti ‘doppiamente articolate’ non esistono. Quindi è tutta immaginazione.

Con questo ci si può orientare un po'

Con questo ci si può orientare un po’

Ma in realtà gli svedesi sono capaci di fare suoni alieni, per cui secondo me sono anche capaci di fare fricative quintuplamente articolate così, a richiesta. E magari contemporaneamente fanno i giocolieri con una decina di polpette IKEA.

Allora vi faccio sentire qualche esempio di diverse articolazioni, però siccome non avevo molta voglia di ascoltarmi 45 milioni di registrazioni, ve ne metto solo qualcuna. Tutti questi omini che parlano sono madrelingua, quindi se qualcosa non vi torna rifatevela con loro.

Allora, abbiamo la parola själ (“anima”), la parola själv (“stesso”), la parola skär (“scalpello”) e la temibile parola sjuksköterska (“infermiera”).

Ci si fanno anche degli scioglilingua, ad esempio con sju sjösjuka sjömän (“sette marinai con il mal di mare”), che io ho trovato solo nella sua forma breve ma che in realtà è più lungo: sju sjösjuka sjömän sköttes av sju sköna sjuksköterskor (“sette marinai con il mal di mare sono curati da sette belle infermiere”).

Come avrete notato il suono sj non si scrive solo <sj>, perché sarebbe troppo facile, e i viKi sono caccosi, non gli va che la loro lingua sia troppo intuitiva o che ci sia una corrispondenza tra grafia e scrittura, sarebbe troppo semplice. Voi però finora avete visto solo <sj> e <sk>, ma sappiate che si può scrivere in moltissimi altri modi.

Quindi, ricapitolando: oltre ad essere un fonema che si può realizzare attraverso millemila foni, si può anche scrivere attraverso millemila grafemi. E questo fa sì che lo svedese appartenga di diritto alle cosiddette lingue confusedove possiamo avere 50 scritte diverse ma che si pronunciano nello stesso modo, vedi il francese e la stessa pronuncia di vingt, vain, vin, vint, o una parola che non si può minimamente supporre come si pronuncerà, e l’inglese qui vince a mani basse: perché la doppia in blood è diversa da quella in good? E heart/beard/heard? E poi, provate un po’ a scazzare come si pronunciano indict, gunwale, ere, sword o choir.

E questo modo di scrivere in tanti modi diversi quello stupido suono sj, è strettamente collegato al discorso sul prestito dal francese di cui vi parlavo prima, perché gli svedesi per fare i fighi hanno deciso che tutti i gallicismi che in francese hanno il suono j, o ch, o finiscono con –tion, –sion, o altre regoline di cui so una sega, devono avere quel maledetto suono.

E questo ha ovviamente accresciuto notevolmente il numero dei modi in cui il suono sj si scrive.

Alcuni ne hanno contati una sessantina, ma in realtà è difficile da stabilire, perché i linguisti non concordano mai su nulla, e poi perché ci sono migliaia di dialetti che pronunciano con questo suono anche altri grafemi.
Comunque qualche esempio: <ch> (champinjon), <dsk> (gudskelov), <g> (gélé, e anche <rsg> in krusbärsgélé), <gi> (religiös), <i> (motion), <j> (journalist, e anche <rj> in superjournalist), <rsi> (version), <rsk> (försköna), <rskj> (förskjuta), <stj> (stjärna, e anche <rsstj> in pappersstjärna e <rstj> superstjärna), <sch> (schema), <sh> (Shanghai), <si> (television), <ski> (Nordenskiöld), <skj> (skjuta), <ssi> (passion), <ssj> (hässja), <stg> (gästgiveri), <sti> (Kristianstad), <ti> (station), <xi> (reflexion), <xj> (Växjö), e altri.

Ecco, questo era giusto per darvi un assaggio di fonetica svedese che, com’è noto, è uno degli argomenti più cercati sul web. Google mi informa che è al terzo posto nelle ricerche degli italiani dopo “tette di Belen” e “migliori gol della Juve”.

Quindi se vi capitasse mai di avere davanti un viKi incazzato che vi punta una pistola alla tempia minacciandovi di spararvi in mezzo agli occhi (come si fa con gli alci) se non pronunciate bene una parola, sappiate che quando vedete una parola svedese palesemente di origine francese che finisce con -ion, o che ha delle ch, delle sh, delle j a caso, state sicuri che dovete fare quel suono strano.

A volte mi chiedo come potreste continuare a vivere senza di me.

Tornando alla nostra salsa, è una menata, vi avverto. Dovete mescolare mentre aggiungete cose e molto probabilmente vi impazzirà. O forse lo fa solo con me che non so cucinare.

INGREDIENTI PER CIRCA 8 PERSONE:

  • 200 gr. di burro leggermente salato
  • una tazzina da caffè di aceto di vino bianco
  • una tazzina da caffè di vino bianco
  • 1 scalogno
  • due cucchiai di dragoncello tritato
  • due cucchiai di cerfoglio tritato (o prezzemolo, dato che il cerfoglio non si trova)
  • abbondante pepe nero
  • 4 tuorli
  • sale q.b.

PREPARAZIONE:

Sciogliete il burro in un pentolino e fate raffreddare.

Portate a ebollizione l’aceto e il vino in cui avrete messo lo scalogno tagliato molto sottile, un cucchiaio di dragoncello, un cucchiaio di cerfoglio e una bella spolverata di pepe.

Fate bollire per circa 10-15 minuti, dopodiché filtrate e conservate il liquido.

A bagnomaria mettete a cuocere il liquido filtrato, sbattete leggermente i tuorli e aggiungeteli mescolando continuamente con una frusta.

Aggiungere a poco a poco il burro e continuare a mescolare finché la salsa non risulta spumosa.

Fate raffreddare continuando a mescolare con la frusta e aggiungete un cucchiaio di dragoncello e uno di cerfoglio.

Aggiustate di sale.

Bearnaisesås pronta!

Bearnaisesås pronta!

Buon appetito!

I.