Diritti gay, Morgan Freeman, AIDS e lingondricka!

Un altro viKicliché: i diritti LGBT in Svezia.

Beh, non che in effetti la Svezia non sia ventimila leghe avanti all’Italia, lo è e anche parecchio, dato che il Belpa è stato sanzionato dalla corte di Strasburgo a pagare indennizzi per qualcosa come 120 milioni di euro perché manca una disciplina sulle coppie omosessuali. Poi incazziamoci coi rifugiati perché non ci sono soldi.

Che poi io sarei del parere che le discipline sulle coppie non dovrebbero esistere tout court: si decidono una o più persone di fiducia per quanto riguarda eredità, diritti legali, etc. ben salvaguardando la legittima ai figli, e bona lì. E se io sono single ma ho un amico a cui voglio tanto bene e voglio lasciargli tutto? E se di amici ne ho due? Perché chi è in coppia dovrebbe avere diritti in più rispetto a chi magari ha le ascelle fetide e non riesce a trovare nessuno, o vuole rimanere single a vita per scelta? Saranno anche cazzi suoi.

morganfreemanPerò comunque sia ora sposarsi va un casino, anche appunto per avere riconoscimenti effettivi, e quindi non vedo perché se lo fanno un uomo e una donna non possono farlo due uomini tra loro o due donne tra loro.

Io non sopporto chi si batte per togliere diritti a quegli altri: allora, o ti batti per avere più diritti te, oppure sei proprio stronzo, non ci sono altre parole.

Poi aspetta, ci sono anche quelli che “io non sono gay, per cui non mi interessa” (e che di solito lo dicono con un leggero fastidio). Beh? Nemmeno io sono negra, ma non mi piacerebbe che la società in cui vivo fosse tipo il Mississippi degli anni ’40. Stesso discorso.

Ecco, in Svezia le discriminazioni contro gli omosessuali sono proibite dalla Costituzione (e anche indovinate dove? In Portogallo e in Kosovo) dal 1987. Dal 1972 l’età del consenso sessuale è stata equiparata a quella degli eterosessuali, dal 1995 sono riconosciute le unioni civili, dal 2003 l’adozione di figli, dal 2009 il matrimonio, anche in chiesa.

A proposito del consenso sessuale, una piccola parentesi. In Svezia è 15 anni.

Ora tutti diranno “booooia, come sono ganzi loro, l’Italia è una meeeerda, devi essere maggiorenne”. Che l’età del consenso sessuale in Italia sia 18 anni l’ho sentita dire da un sacco di persone. Ma davvero, tante. Tutti convinti che se vai con un/a 17enne vai in galera.

Allora, prima di avere un orgasmo sulla civiltà degli svedesi in relazione all’Italia, sappiate che in Italia l’età del consenso sessuale è 14 anni.

lolitaSiccome vi siete sfondati di pippe sui porno “barely legal“, non vuol dire, fortunatamente, che il nostro concetto di “legal” sia quello americano. Lì sono messi male, non crediamo di essere messi peggio, perché bimbi, se no non c’è salvezza.

E Berlusconi e Ruby, direte voi?

Lì siamo in presenza di prostituzione, ovvero una persona che, verosimilmente, per darla a Berlusconi, aveva bisogno di essere incentivata da dei soldi, molti soldi, perché non so dirvi francamente per quale ragione la si dovrebbe dare a Berlusconi gratis. Allora lì si entra nel campo della prostituzione minorile, perché non si può disporre economicamente del proprio corpo se si è minori di 18 anni.

Altra postilla: la prostituzione in Italia è legale (tra maggiorenni). È illegale guadagnare sui rapporti sessuali di terzi, ma se io voglio prostituirmi lo stato deve farsi gli affari suoi. No, perché anche qui si sentono dire cose non corrispondenti alla realtà.

Tornando ai gay in Sverige.

Il politically correct che permea il biondomondo fa sì che gli svedesi pubblicizzino il loro paese come la nazione gay friendly per eccellenza.

Ma le cose sono un tantinello più complicate.

La prima omofoba dichiarata in Svezia fu Santa Brigida, credo l’unica santa svedese, che accusò Magnus IV di fornicare con altri uomini, comportamento che secondo lei lo avrebbe fatto sicuramente andare all’inferno. Sì, via, però era una cazzo di santa e era nata nel 1303, insomma, la scusiamo se non era di larghe vedute.

gayNel ‘600, quando usava il femminicidio di ragazzine introverse, o coi capelli rossi, o un po’ strane, o di idee progressiste, o solo sfortunate, per mezzo di grandi e bei falò, tanto per ricordarci che le donne nella storia se la sono sempre ripassata benone, in Svezia venivano processati e condannati uomini (non donne, quelle come abbiamo detto venivano bruciate per stregoneria) per sodomia.
Tutto ciò avveniva in gran segreto, però, perché se si diceva troppo in giro che esistevano i gay, poi chissà, il morbo si spandeva. Un po’ quello che pensano in Russia se una coppia gay si bacia: hanno i bacilli e li attaccano ai sani e vigorosi eterosessuali. Per un mio commento vedi Morgan Freeman sopra.

Col nuovo codice penale svedese del 1864 iniziano i problemi, perché diventa illegale avere rapporti con persone dello stesso sesso, e l’omosessualità è punita con i lavori forzati.
Il reato viene abolito nel 1944, ma ancora ai gay non era permesso il servizio militare e l’omosessualità era ancora riconosciuta come malattia mentale (lo rimarrà fino al 1979).

Ganzi, eh, per carità, però vorrei specificare che in Italia leggi antigay non ci sono mai state, e grandi artisti come Michelangelo, Leonardo e altre tartarughe ninja, erano omosessuali universalmente noti: lo si sapeva e ce ne sbattevasi discretamente le palle. Ecco, il fascismo di sicuro non ha fatto bene all’Italia. Né sulle libertà civili, né su tante altre cose. “Tante cose” è ovviamente un eufemismo per dire “TUTTO”.

Negli anni ’50 si diffonde una campagna denigratoria, ma si può dire anche persecutoria nei confronti degli omosessuali.

Ecco, teniamo presente che dagli anni ’30 era attivo in Svezia un simpatico programma di sterilizzazione (vi avevo accennato qualcosa qui) che aveva come vittime privilegiate gay e donne single. Scriverò un post solo su questo, ma prima devo studiare per bene. Ho comprato un libro che si chiama L’utopia eugenetica del welfare state svedese, lo studio e scrivo, prometto.

Negli anni ’80 fino al 2004 ad esempio erano illegali i bastuklubbar, ovvero saune in cui andavano gli uomini per avere rapporti sessuali con altri uomini (però i gay potevano adottare i figli. Strano, nevvero?).
Non solo, i gay non hanno potuto donare il sangue fino addirittura al 2008, anno in cui è stato loro permesso a patto di astenersi da ogni attività sessuale (o dire di farlo, quantomeno) per 6 mesi. Non contento, il parlamento svedese ha stabilito che 6 mesi erano pochi, e ha voluto un anno di quarantena, altrimenti i gay non donano il sangue.

Matthew McConaughey e Jared Leto sul set di Dallas Buyers Club

Le misure adottate negli ultimi due casi, le saune e il sangue, sono il risultato di stereotipi molto brutti. Stereotipi che riguardano l’associazione gay = malato. Gay = AIDS.
Ci ha preso un oscar Matthew McConaughey come miglior attore protagonista in Dallas Buyers Club, film che parla anche e soprattutto di HIV e omofobia.

Inizialmente l’HIV colpiva maggiormente omosessuali uomini per il semplice fatto che il sesso anale presenta maggiori rischi rispetto a un rapporto genitale. Inoltre, negli anni ’80 essere gay non è come essere gay adesso, tendenzialmente ti nascondevi, avevi molti più rapporti occasionali e molte meno relazioni, quindi anche la sociologia del rapporto omosessuale era diversa.

Adesso, gli eterosessuali sono molto più infetti da HIV rispetto agli omosessuali. E questo non soltanto perché sono di più, ma anche in proporzione. E questo perché? Perché i gay fanno mediamente sesso più consapevole e si proteggono.
Io non ho mai visto tanti preservativi tutti insieme quanto quelli che vengono gratuitamente distribuiti nelle discoteche ad altra concentrazione di omosessuali. Solo gli eterosessuali ancora non lo hanno capito che andare a scopazzare a destra e a manca con sconosciuti senza mettersi un preservativo non è esattevolmente una scelta intelligente.

CondomsE uno può anche dire: “Eeeeh capirai, con tutta la gente che c’è lo prendo solo io l’AIDS?”. Ecco, a parte, l’AIDS è una pandemia, il che vuol dire che è una malattia che si trova dovunque, con un alto numero di casi e fa anche parecchio male, quindi sì, basterebbe questo; ma poi c’è la gonorrea, la sifilide, la clamidia, la scabbia, le piattole, la candida, l’herpes, infezioni delle vie urinarie e altre simpatiche cose del genere. Capito? Ascoltate mamma Irene: no glove no love!

Bello parlare di piattole in un blog di cucina vero?
Ditelo che vi faccio venire fame e non vedete l’ora di cucinare il bellissimo piatto che ho pensato per voi? Ecco, siccome sapevo che poteva passarvi l’appetito ho deciso di fare un soft drink. Soft per voi ben pensanti, drink così non mangiate pensando alle piattole, colorato come la bandiera gay e a base di lingon, così previene anche le infezioni urinarie trasmissibili sessualmente. Il lingondricka lingonsaft! Uno sciroppo di lingon (sostituibile con il ribes). È anche una ricetta vegana, quindi rispetta le minoranze.

Ma dove la trovate una blogger premurosa come me?

Un’ultima cosa così tanto per darvi informazioni sulla gay friendly Svezia: la sterilizzazione per chi voleva cambiare sesso è stata obbligatoria fino al 2013. Sì. Ho detto proprio sterilizzazione obbligatoria. Quella che qualche cima come la Mussolini, Anna Falchi, e altre zoccolone del loro calibro hanno proposto come pena per gli stupratori. Ripeto. Sterilizzazione. Ripeto. 2013.

Esperienza personale sull’argomento: come su molti altri aspetti, la Svezia è ganza. Ma come su molti altri aspetti la Svezia si ritiene più ganza di quanto a conti fatti non sia. Voglio dire, bravi, avete più diritti civili di altri, clap clap per voi. Però ecco, ne avete ancora di strada da fare, sorridete per la strada che avete fatto finora, rimboccatevi le maniche, levate la quarantena ai gay che vogliono donare il sangue, che ce n’è bisogno sempre, e scendete per mezzo secondo dal vostro biondo piedistallo.

All you need is love.

INGREDIENTI PER CIRCA 3 DL DI SCIROPPO:

  • 250 g di lingon (o ribes se non li trovate)
  • 2 dl di acqua
  • 10 gr. di acido citrico alimentare (forse lo trovate in farmacia, altrimenti sostituite con succo di limone)
  • 100 gr. di zucchero

PREPARAZIONE:

Lavare le bacche e farle asciugare. Con il robot da cucina (o se avete pazienza con una forchetta), trasformare le bacche in poltiglia e mettere in un pentolino.

Mescolare l’acido citrico con un pochino d’acqua e aggiungere la restante acqua. Versare sulla poltiglia di bacche. Mettere sul fuoco e scaldare per qualche minuto.

Lasciar riposare nel frigorifero per uno o due giorni mescolando di tanto in tanto.

Filtrare con un colino da tè, mettere sul fuoco nuovamente e aggiungere lo zucchero. Far sciogliere.

Versare caldissimo in bottiglie di vetro con chiusura ermetica (tipo quelle del latte o dei succhi di frutta) e sigillare mettendo a testa in giù.

Il lingondricka si consuma aggiungendo acqua fresca, come uno sciroppo.

Lingondricka pronto! Ph. Gianluca La Bruna (www.gianlucalabrunaphotography.com)

Lingondricka pronto! Ph. Gianluca La Bruna (www.gianlucalabrunaphotography.com)

Buon appetito!

I.

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Essere gravida in Svezia assolutissimamente non bevendo del Kurant Blush

Bene, immolo sull’altare di nonsolopolpette la vittima sacrificale Kazziimjei per un post di (non) interesse generale.
Generale quantomeno per chi, come me, affronterà una gravidanza nel regno di Svezia.

Bene, la gravidanza in Svezia è un avvenimento discretamente frequente, se si prendono come fonti autorevoli gli occhini aperti per strada. Basta fare del peoplewatching quando si cammina per giungere alla conclusione che o è sport nazionale ingoiare cocomeri interi, o qui figliano conigliamente.

"Vero svedese". Con bandiera. Su bavaglino. Rabbrividiamo.

“Vero svedese”. Con bandiera. Su bavaglino per neonato. Rabbrividiamo.

In Italia le italiane (altro discorso per le immigrate, fortunatamente) si riproducono poco e tardi.
Tempo fa ho fatto un controllo a Pisa ed ero la più giovane (di diverse lunghezze) tra tutte, e voglio dire, ho 27 anni, non sono una teenager rimasta fregata da un party selvaggio.

Ma le differenze non sono solo in frequenza ed età di donne gravide, le differenze sono molte. Moltissime.

Essendomi trasferita in Svezia definitivamente quando ero di tre mesi, posso dire di essermi fatta un’idea di entrambi gli iter medici di Belpa e Vikiland. E proprio per questa ragione, continuerò a utilizzarli entrambi. Pagherò un po’ più d’aereo, ma il sistema italico io non lo lascio.

Dunque, io in Italia nei primi 3 mesi ho fatto:
1) Test del cacchio in farmacia per capire se piangevo a caso, morivo di fame e avevo le tette di Pamela Anderson per qualche ragione particolare. E vabbè, questo me lo sono pagata perché funziona così (costa anche abbastanza). Funziona così anche in Svezia.
2) Test ormonale per vedere i livelli di BetaHCG, cioè dell’ormone che produce l’embrione, la gonadotropina corionica. Pagamento ticket, non test.
3) 4 ecografie (di cui una di emergenza causa paranoid moment, quindi una non conta, nonostante gratis anch’essa) completamente gratis, con vista embrione/feto, doppler per battito del cuore, e ad ogni ecografia è corrisposta una visita ginecologica.
4) Test urine, test sangue (emocromo, HIV, pap test, gruppo sanguigno, rosolia, antiglobulina, toxoplasmosi). Tutto gratis. L’Italia (o per lo meno la Toscana, poi ‘ste cose sono regionali spesso) prevede un toxotest al mese in gravidanza.
5) Bi-test. Ovvero test comprendente esame del plasma ed ecografia per avere un range di probabilità di avere un neonato affetto da anomalie cromosomiche (soprattutto sindrome di Down). Gratis. (Specifico che in Svezia si fa solo ed esclusivamente in clinica privata e costa più di 200€).
6) Ad agosto farò un’ecografia morfologica (anche qui gratis). Ma se volessi mi spetterebbero di diritto anche altri esami delle urine, altri esami del sangue, e poi più avanti un’altra ecografia e un altro monitoraggio del battito fetale. Se avrò voglia tornerò in Italia, se no, no.

N.B. Se fossi stata una over 35 avrei avuto l’amniocentesi o la villocentesi gratis.

Cosa ho ricevuto:
1) Cartellina rigida in tessuto con su scritto “La mia gravidanza”, che a sua volta conteneva:
2) Libretto/ricettario medico verde con un fiocchino sopra che contiene i foglietti/impegnativa da presentare alle visite.
3) Opuscolo “Aspetti un bambino?… Aspettiamolo insieme” con dentro scritti tutti gli incontri, i corsi e le consulenze ostetriche, mediche e psicologiche a cui ho diritto GRATUITAMENTE prima, durante e dopo la gravidanza alla mia ASL, numeri utili, orari.

Opuscoli italici

Opuscoli italici

4) Cartellina personale della Regione Toscana con i miei dati, i dati del padre (sperando sia davvero lui e non il cubista botswanese della mia festa di compleanno), anamnesi familiare, personale e ostetrica, diario delle visite, dei test fatti e delle mie condizioni ogni volta, altezza, peso, etc. ovvero materiale che distruggerò appena il caccolino nascerà.
5) Dieta di 1700 kcal al giorno per i primi mesi, che sul retro ha quella di 2000 kcal per gli ultimi mesi (vorrei dire a tutti i miei nemici che stanno leggendo che no, non sono diventata una balena, ho preso pochissimi chili e faccio un sacco di attività fisica, sono più bella di prima. Tiè!).
6) Opuscolino sull’allattamento che non ho ancora letto perché tanto c’è tempo.

Specifico che se fossi tedesca, albanese, cinese, algerina, sudafricana, di un paesino non conosciuto dall’essere umano delle regioni estreme della foresta amazzonica, o clandestina, sarebbe la stessa cosa.

Ho una ginecologa che mi segue (e che amo), con ostetriche adorabili che rispondono a ogni mio quesito, e poi dal momento che sono particolarmente stronza e fortunata, ho a mia disposizione la madre del padre del mio pargolo che è ostetrica, una zia che è ostetrica, e un’amica che è ostetrica. Ma vabbè, questo è culo, coglionazzi (è una citazione fantozziana, non vi sto offendendo a caso).

Ora passerò in rassegna invece ciò che so (perché mi è stato illustrato alla mia prima visita) del Biondomondo, nella fattispecie di Malmö.

Dunque, vabbè, serve la tessera sanitaria europea, perché se sei europeo bene, se no paghi.

Se non hai il codice fiscale svedese non puoi andare di persona, ma devi telefonare ad un numero con una voce registrata che parla skånska (dialetto di Malmö), sforzarti di capire quando ti sembra ti stiano chiedendo di inserire il tuo numero di telefono, inserirlo e aspettare che ti richiamino. Ti richiamano, ti tengono un’oretta al telefono perché non hai lo stramaledetto viKicodicefiscale (che si meriterà un post a parte) e ti fissano una visita.

La visita è una chiacchierata con un’ostetrica.

Cose che si notano: sono tutte donne. Non ci sono ostetrici, non ci sono infermieri, non ci sono medici. È un mondo rosa che profuma di cipria e che è cosparso di riviste su gossip, moda e maternità. Oh yeah. Essere donna oggi.
Ostetriche donne, infermiere donne e… dottori donne? No. Niente dottori né dottoresse.nodoctors

Sì, perché la gravidanza non la segue MAI un medico (a meno che tu non abbia complicazioni, allora lo chiamano), solo le rosa ostetriche.

È inutile che vi depiliate la frilli per la “visita” o che vi mettiate delle mutande dove non ci sia sopra Minnie o qualche buco, tanto l’ostetrica che vi assegneranno non è interessata a scosciarvi sull’imbarazzante sedia, vorrà solo parlare con voi.

La piacevole chiacchierata si svolge nello studio dell’ostetrica disseminato di quadri con bambini, donne nude, wulwe & wagine stilizzate, e vi verrano fatte diverse domande, tra cui:

1) Il tuo partner ti picchia? A parte che no, non lo fa, e poi ecco, ci sono andata indovinate con chi? Col mio partner, quindi insomma, magari non te lo direi… Oddio, per un nanosecondo mi è passato per il cervello di dire “Sì sì, ogni tanto mi rompe una sedia sulla schiena, poi mi lega e mi prende a frustate con un gatto a nove code, vero amore? Diglielo!”, poi però mi sono ricordata che gli svedesi non sono famosi per essere il popolo più ironico del pianeta, e quindi alla fine mi sono resa conto che questa uscita sarebbe appartenuta alla lunga lista di cose che fanno ridere solo me, ma scandalizzano il resto del mondo, e siccome mi hanno già detto di fare attenzione a questa mia tendenza, sono stata zitta buona buona e ho risposto “No”.

2) Bevi durante la gravidanza? Bene, dal momento che io non sono svedese, e quindi non concepisco l’abitudine di non bere mai dal lunedì a venerdì per poi tracannare decalitri di vodka economica il sabato sera, per me dire “Mah, un bicchiere di vino ogni tanto capita”, vuol dire davvero “Mah, un bicchiere di vino ogni tanto capita”. Quindi è inutile che mi sfracassi la minchia sui danni dell’alcol, io se capita un bicchiere di vino non solo lo bevo,  ma lo bevo di quello bòno, e GODO. Alla facciaccia tua e del tuo Systembolaget dei miei coglioni.
absolutepregnantLa viKiostetrica mi ha detto che fanno malissimissimo anche 10 cc di vino. Corrucciata, ha scritto istericamente qualcosa dove ho letto la parola “vin” sul suo maledetto diarino, e ha osato dirmi che “fa male al bambino e io sono qui per lui“, alché io ho iniziato ad alterarmi e ho risposto che anche io ero lì per il bambino, visto che è MIO. Grrrrr.

Poi mi ha detto che in Svezia ho diritto a:
1) Questa famigerata chiacchierata che stavo avendo in quel momento.
2) Un’eventuale visita dal medico se si hanno problemi gravi.
3) Una chiacchierata più seria con esami urine e sangue (gonorrea, clamidia, gruppo sanguigno. Mai toxo).
Tra l’altro, io che sono sfigata ho avuto un’infezione renale e dovete sapere che qui manca il concetto di “orinocultura” e “antibiogramma”, quindi visita d’emergenza: ho pagato 5 euro una “visita” da un’infermiera, alla quale ho detto che avevo bisogno di un antibiotico, lei (tra l’altro simpatica come la sorella sgradevole di Sgarbi) ha pleonasticamente detto che avevo bisogno di un medico, il quale si è beccato altri 20 euro e, dopo che IO gli ho detto che avevo un’infezione ai reni, dato che è la terza e ormai riconosco i sintomi, mi ha prescritto della penicillina.
A quel punto ho chiamato il mio medico in madrepatria che mi ha detto, visto che non sono nata nel ’12 e non ho un marito al fronte e una bimba tisica, di sostituire la penicillina così démodé con un Augmentin preventivamente messo in valigia.
4) 1 (sì sì, ho scritto 1) ecografia alla 18° settimana(che sono 4 mesi e mezzo, questo significa che se dall’ecografia vedo che il bimbo ha 4 paia di zampe aracniformi, un alluce in mezzo agli occhi, o una dozzina di teste, deciderò se abortire quando il feto è già bello formato).
5) Un’altra chiacchierata ostetrica alla 25° settimana.
6) Un controllo del diabete tra la 27° e la 28° settimana.
7) Un’altra chiacchierata se questo è il primo figlio alla 31° settimana (se non è la mia prima gravidanza vuol dire che so già come funziona e mi attacco al cazzo).
8) Dall’ottavo mese e una settimana, una chiacchierata ogni due settimane finché non sgravo.

Mi ha anche detto che in tempi remoti si faceva un’altra ecografia all’8° mese, ma ora non si fa più. Abitudini antiche, oh my god.
Capito?! Una sola ecografia per tutta la gravidanza, per di più in un periodo in cui abortire è sicuramente diverso dal farlo con un certo anticipo.

OpuscoliSvezia

viKiroba consegnatami

Dopo avermi detto tutto questo mi ha dato:
1) Foglio con i numeri utili tutto scritto in svedese (in Toscana perlomeno, la documentazione viene data in italiano, inglese, spagnolo, albanese, romeno, cinese e arabo, e se c’è necessità viene chiamato un mediatore culturale).
2) Informativa che dice che i risultati dei miei test verranno conservati nel caso dovessero riguardarli nel corso del tempo (cosa vorresti fare, buttarli via appena letti? Il concetto di cartella clinica forse risulta misterioso).
3) Foglio che oltre a farmi vedere come cresce un bambino di settimana in settimana mi dice a cosa ho diritto (vedi sopra).
4) Librino Having a baby (in svedese Vänta barn) sull’aspettare un bimbo: crescita del bimbo, risposte a domande varie (posso andare in palestra, posso fare sesso), divieti vari (il suddetto, temibile, non meglio identificato ALCOL, le sigarette e lo stupido tabacco da gengiva), la spiegazione su come la gravidanza cambia il tuo corpo, su come le ostetriche svedesi ti aiutano (ve lo dico io: male), i problemi/malattie che si possono avere in gravidanza, informazioni su cosa fare durante il parto a parte soffrire (raccomandano anche cosa portare, tra cui macchina fotografica e caricabatterie… grazie), informazioni sui tipi di anestesia, informazioni sul cesareo, sulla ventosa e sull’allattamento al seno. Mi hanno dato un libro in inglese, io ho chiesto anche quello in svedese e a casa ho notato che quello inglese ha 64 pagine, quello svedese 144. Non so cosa c’è scritto in più, se vi interessa leggo anche quello svedese e ve lo dico.
5) 2 bicchieri di plastica (non sterili) dentro cui fare pipì, per poi trasferirla dentro una provetta (questa invece sterile, ma tanto ormai…) da portare per la prossima chiacchierata con esame urine accluso.

Ah, mi hanno dato anche un codice fiscale temporaneo da portare sempre con me, se no gli svedesi ci vanno in paranoia.

Poi io ho chiesto specificatamente informazioni sulla toxoplasmosi, dato che in Italia ti fai un test al mese. Lei inizialmente non ha capito la parola toxoplasmosis (faccio notare che in svedese si dice toxoplasmos), poi mi ha detto che era la prima volta che lo sentiva e che non aveva idea di come richiedere questo strano esame.

Io ho detto: “Guarda, basta che mi dici dov’è un laboratorio analisi, o una clinica privata, e lo pago io il test, non c’è problema”. Niente. Lei non sapeva dove, non sapeva chi, ha detto: “In caso si vogliano più controlli medici so che esistono cliniche private, ma un’analisi privata boh, mai sentita”.

Sì ecco, un altro mondo. Tra l’altro, curiosità: se decidete ragionevolmente di farvi un’ecografia prima della 18° settimana, quantomeno per vedere se l’embrione è in utero o no, o per essere certe di essere in stato interessante, o perché cazzo, è così che si dovrebbe fare, sperate di non avere due gemelli, perché in quel caso costerà il doppio! Ahaha, zecche, vero?

L’ecografia (che farò tra poco ma ancora non ho fatto) la fa anch’essa un’ostetrica, e se c’è del disagio nel feto chiama il medico. Ti preparano all’ecografia dicendoti che è molto importante guardare un video sulla diagnostica prenatale, realizzato dal servizio nazionale della salute, il Vårdguiden.
Il video dà informazioni su Bi test (che io, ripeto, ho fatto in Italia gratis in un centro di eccellenza, in Svezia 200 euri sull’unghia e solo in clinica), villocentesi, amniocentesi e l’unica ecografia della 18° settimana.

Bene, in questo video si affrontano temi come la sindrome di Down (perché è comprensibile che un genitore voglia sapere se suo figlio rischia di essere Down) specificando come le scuole aiutino i bimbi Down, non c’è tutta questa necessità di abortire, scene di bimbi Down che giocano a pallone, etc. Ora, io non giudico nessuno, ma ho la pretesa sacrosanta di non voler essere giudicata a mia volta se ammetto con tutto il candore del mondo che se il mio Bi test avesse dato risultati negativi io avrei abortito. E non mi servono le scene di rosei bambini Down per farmi sentire una merda, perché io una merda non mi ci sento.

Poi, a proposito della pidocchiosa ecografia: famiglia che racconta che durante questo test hanno visto che il bimbo aveva la spina bifida. Moglie e marito specificano che avrebbero tenuto il bimbo anche se disabile, perché lo amavano e lo desideravano, ma poi il medico ha detto che sarebbe stato MOLTO disabile, e loro “non hanno voluto essere egoisti”. Il marito specifica che è orribile dover “giocare a fare Dio” (era scritto anche maiuscolo nei sottotitoli in inglese), ma era nell’interesse della creatura e hanno abortito, nonostante ripetessero allo sfinimento che lo avrebbero tenuto e amato anche disabile.
Ecco, immagino sia stato difficile per loro, ci mancherebbe, un aborto è sempre difficile, anche per una ragazzina a cui si buca il preservativo è difficile, figuriamoci se il bimbo è voluto ma malato. Grazie a ‘sto cazzo che è una tragedia.

Ma che lo stato si permetta di parlare di dio (io lo scrivo minuscolo) su di un video consigliatomi da un cazzo di ospedale, un video che mi parla di diagnostica prenatale e mi fa vedere bimbi Down sorridenti e genitori che si sentono in colpa di aver giocato a dio, un video che sembra una copia più lacrimevole e tecnicamente fatta peggio dell’Oprah Winfrey Show, bene, NO. Siete pessimi.

no abortoComunque sia, visto che mi sto incazzando da sola, vi linko ‘sto video de mmmerda e concludo: io ho deciso che sfrutterò il sistema sanitario di entrambi i paesi, infatti mi farò l’ecografia sia qui (e se il fagiolino collabora scoprirò presto se è maschio o femmina) che in Italia al quinto mese.

Non mi potrò controllare la toxoplasmosi così spesso come i medici italiani raccomandano, ma se 27 anni di graffi di gatti, lettiere pulite, salami e prosciutti e frutta mai lavata non hanno portato a niente, spero davvero che non mi venga proprio ora.

Ancora non so dove partorire, ma credo qui in Svezia, perché nonostante in Italia ci siano babbo, mamma, ostetriche vicine, amici e amiche, non ho voglia di tornare un mese e mezzo prima del parto e tornare un mese e mezzo dopo. 3 mesi sono troppi.

Ecco, se poi vedrò asciugamani, acqua bollente (nei film con partorienti non mancano mai) e un forcipe in sala parto mi allarmerò, per ora me la godo.

E siccome sono acida (come potete notare, le dolci gioie della maternità non hanno apportato nessun beneficio al mio carattere) la ricetta che vi posto è un cocktail stoccolmese a base di vodka. Non lo berrò, non rompetemi le balle anche voi. Però lo posto.

INGREDIENTI PER 1 BICCHIERE DI KURANT BLUSH:

  • 30 ml di Absolut Kurant (o comunque della vodka al ribes nero)
  • 15 ml di liquore alla fragola
  • 30 ml succo di cranberry (in Italia questo frutto non esiste, sarebbe il mirtillo rosso americano, da non confondersi col semplice mirtillo rosso, o lingon. Sostituite pure con altro succo di frutto di bosco acidulo)
  • succo di due spicchi di lime
  • zucchero per guarnire
  • ghiaccio

PREPARAZIONE: 

Mettere nello shaker (se siete stilosi, se siete persone normali e non James Bond, mescolare in un altro bicchiere) la vodka, il liquore, il succo di cranberry e il succo del mezzo lime.

Bagnare i bordi del bicchiere e appoggiare i bordi bagnati su dello zucchero. Mettere il ghiaccio nel bicchiere e versare il cocktail.

Buon appetito!

I.

Ice Hotel, sette meraviglie di Svezia e vargtass “in the rocks”

C’era una volta, in un posto tanto, tanto lontano, un hotel fatto tutto di ghiaccio: pareti di ghiaccio, pavimenti di ghiaccio, soffitti di ghiaccio, tavoli di ghiaccio, sedie di ghiaccio, sculture di ghiaccio, tutto di ghiaccio.

C’era una volta ma c’è ancora, e forse non tutti sanno (ma io che sono onnisciente sollo) che ce n’è più d’uno, e in diverse parti del mondo.

La chiesa di ghiaccio sul lago Bâlea, nella Romania centrale

La chiesa di ghiaccio sul lago Bâlea, nella Romania centrale

Ce n’è uno in Giappone, nell’isola di Hokkaido, uno in Canada, in Quebec, e uno in Romania, con una piccola chiesetta di ghiaccio a fianco. E poi ci sono i paesi nordici, che se fanno le cose le fanno per bene, e quindi di strutture glaciali ne hanno a bizzeffe:

  • 4 in Norvegia: un hotel di ghiaccio con parco di renne e allevamento husky (renne e husky non di ghiaccio, ma a sangue caldo come tutti i mammiferi) a fianco; una casona di neve accanto ad un albergo a 1200 metri sopra il livello del mare; l’hotel di ghiaccio più settentrionale d’Europa; un Ice bar nel centro di Oslo
  • 3 in Finlandia: un albergo di ghiaccio di circa 30 stanze; un intero villaggio di neve che si estende per oltre 20.000 m²; un castello di neve;
  • 1 in Svezia. MA…

C’è un “ma” che giustifica il fatto che si abbia un’unica presenza di costruzioni di ghiaccio sul territorio svedese.

Il fatto che è stato il fottuto primo albergo di ghiaccio del mondo. E quindi batte tutti gli altri.

Questa stramba opera di ingegneria gelata è l’ICE HOTEL (non sono io che enfatizzo, il nome commerciale è in maiuscolo) di Jukkasjärvi (vicino a Kiruna), che dal 1990 viene ricostruito (eh oh, il ghiaccio si scioglie anche lì) ogni anno da dicembre a aprile.

Ingresso dell'Ice Hotel di Jukkasjärvi

Ingresso dell’Ice Hotel di Jukkasjärvi

Nacque per caso, a dire la verità, e per merito di un giapponese (strano, sono sempre i giapponesi che fanno le cose più assurde in modo totalmente perfetto: vuoi imparare a memoria e al contrario l’elenco telefonico di Città del Messico? Vuoi suonare la sigla di MacGyver soffiando in un migliaio di bottiglie di vetro? Vuoi tessere un tappeto usando solo le dita dei piedi? Rinuncia, tanto un giapponese ci ha già pensato, e di sicuro lo fa meglio di te).

Questo giapponese, nella vita artista di opere di ghiaccio (te capì? mica casellante autostradale), l’anno del crollo del muro di Berlino fa una mostra di enormi sculture proprio nella zona dove sorge oggi l’hotel. Alé, dai che così crei il business.
L’anno successivo un francese prende spunto e presenta lì la sua mostra di igloo; i visitatori della mostra, fattasi una certa, chiedono allora se possono accamparsi in uno degli igloo, stendono delle pelli di renna a terra (perché è risaputo che non si visita una mostra senza portarsi una pelle di renna appresso) e ci schiaffano il sacco a pelo. Bòna gente, ci si vede domani.

Ecco così l’Ice Hotel al suo stato embrionale. Oggi l’Ice Hotel è una delle 7 meraviglie di Svezia.
Ebbene sì gente, i viKi si sono fatti anche le loro 7 meraviglie, quelle del mondo non gli andavano bene, volevano anche quelle svedesi.

E allora vediamo cosa si sono scelti come meraviglie del regno:

  • 1) Il Canale di Göta, un canale artificiale navigabile che collega Göteborg a Stoccolma incrociando i laghi Vänern e Vättern
  • 2) la cinta muraria di Visby, città di Pippi Calzelunghe
  • 3) la nave Vasa, di cui ho abbondantemente parlato qui
  • 4) il nostro Ice Hotel
  • 5) il Turning Torso, l’edificio tutto arricciolato di Malmö, al quale ho accennato qui
  • 6) il ponte di Öresund (Øresund per i danesi), che collega Malmö a Copenhagen, quindi la Svezia alla Danimarca
  • 7) l’Ericsson Globe, la più grande costruzione sferica del mondo (ognuno ha i suoi primati), di cui un giorno vi parlerò.

Ecco, via, che cos’è il Museo di Alicarnasso in confronto alla nave Vasa? O i Giardini pensili di Babilonia di fronte alla maestosità del Turning Torso?

AbsolutvodkaBon, soprassederiamo… Tornando però al nostro albergo tutto di ghiaccio, questo, da rifugio per hippy su pelli di renna, è diventato negli anni una supercosa a cinque stelle, con voli charter che vi ci portano, suite con sculture, una chiesa e un Ice Bar, il cui sponsor è la Absolut, la marca svedese di vodka. Sapevatelo.

In questo Absolut Ice Bar viene servito una specie di cocktail composto da vodka e succo di lingon (o mirtillo rosso, quella bacca con cui in Svezia si fa la marmellata che vi mettono sulle polpette all’IKEA). Il cocktail si chiama vargtass, “zampa di lupo”.

Ho cercato di capire il perché di questo insolito nome, ma niente. Potrei scrivere un’email ai tizi dell’hotel e vedere se loro lo sanno, però mi illudo di avere di meglio da fare.

È facile, l’unica cosa è che il lingon qui nel Belpa non si trova, il succo di lingon tanto meno. Allora, visto che il sapore è identico a quello del ribes (i viKi dicono di no, ma detto tra noi, parlare di sapori con i viKi è come mettere la cravatta al maiale), o avete il culo di trovare il succo di ribes, o spremete con le manine i rametti di ribes, cosa che ho fatto io. Ecco perché l’ho preparato per due persone.

Ecco cosa dovete comprare all'IKEA per fare questo cocktail

Ecco cosa dovete comprare all’IKEA per fare questo cocktail

Comunque, gli svedesi dell’Ice Hotel, che sono fighi, non servono questo cocktail “on the rocks” ma “in the rocks“, ovvero in dei simpatici bicchierini da shot fatti anch’essi di ghiaccio. Ma loro non sono gli unici a essere fighi: a Copenhagen con la mia dolce viKiamica Hanna sono capitata in un negozio di arredamento (bellissimo, tra l’altro, ma ho dimenticato il nome) dove vendevano utilerrimi stampini da freezer per farsi i bicchieri di ghiaccio.
In un dilemma morale interiore sul consumismo, la lotta contro il medesimo, la voglia di comprarmi qualcosa, unita alla necessità di dar via le ultime corone danesi, più la assurda certezza che quello sarebbe stato l’acquisto che mi avrebbe risolto la vita (come si pensa degli acquisti più idioti), HO COMPRATO GLI STAMPINI!

No, non mi hanno risolto la vita.

Non li avevo neanche mai usati prima di adesso, perché nonostante ogni tanto mi piaccia vedermi come una grande viveuse, che tiene sontuosi ricevimenti in abito lungo offrendo pregiatissssssimi alcolici in bicchieri di ghiaccio, sono una poco-più-che-pezzente che offre birracce svaporate ai suoi altrettanto squattrinati amici, che in realtà a pensarci bene, sono quelli che “le birre le portano loro”.

Però sono ugualmente figa, perché i bicchierini mi sono serviti per questo post. 6€ spesi bene, in fondo. Forse.

INGREDIENTI PER 2 PERSONE:

  • 2 bicchieri di ghiaccio (o di vetro e poi aggiungete un cubetto di ghiaccio alla fine)
  • vodka
  • 250 gr. di ribes (frustrante, ne ricaverete due mezzi bicchierini di succo)

PREPARAZIONE:

Tenete da parte due rametti di ribes.

Togliete le bacche dai rametti e con le mani strizzateli su un colino posto sopra a un bicchiere. Se li bollite sarà più facile ma perderanno molto sapore, fate voi.

Con il succo di ribes riempite per metà i due bicchierini di ghiaccio. L’altra metà dovrà essere di vodka.

Appoggiate un rametto di ribes sul bicchiere per guarnire.

Buon appetito!

I.

Äggtoddy, finlandssvenska e dolcissimi Mumin

Io sono quella delle ricette postate a cazzo. Infatti questa è una bevanda pasquale.

Kevin McKidd, aka Tommy, aka dottor Hunt

Kevin McKidd, aka Tommy, aka dottor Hunt

L’äggtoddy è una bevanda molto dolce a base di uovo e cognac (ma c’è anche chi ci mette rum, o whisky o calvados o, Sacré Bleu, lo analcolizza), ed è sostanzialmente la stessa cosa dell’eggnog, bevanda natalizia, non pasquale, diffusissima in Canada e Stati Uniti, della cui esistenza so grazie a Big Bang Theory, How I Met Your Mother, Grey’s Anatomy, e altre mille serie yankee che mi guardo con eguale ingordigia nelle mie segrete stanze, quando smetto di essere una persona seria e piango per l’Alzheimer della moglie del dottor Webber.

Tra l’altro, mi sono sentita particolarmente deficiente per non aver riconosciuto subito nel dr. Hunt il povero Tommy di Trainspotting, voi lo avevate notato?

Grey’s Anatomy a parte, l’äggtoddy può essere servito molto caldo, molto freddo con ghiaccio dentro, molto alcolico, molto dolce, molto speziato, insomma, potete modificare la ricetta come vi pare, tenendo comunque presente che l’uovo e il cognac tendono ad aumentare in modo sproporzionato la forza gravitazionale che attira il grasso sottocutaneo della vostra panza al terreno. Quindi andateci piano ché se no poi strisciate come le bisce.

Tempo fa un tipo svedese mi fece notare che gli italiani passano molto, moltissimo tempo a parlare della loro digestione, forse ve lo avevo già accennato, e difatti in tutte le pagine Wikipedia in lingue a me note non c’è il minimo accenno alle difficoltà digestive che l’äggtoddy provoca se non, naturalmente, in quella italiana.

Dai via, provate ad andare per strada e chiedere a caso alla gente: “Ti piacciono i peperoni?“. Secondo un mio umile pronostico, su dieci persone 6 risponderanno con “Molto, ma non li digerisco bene”, 3 con “Molto, e li digerisco senza nessun problema”, e soltanto una reagirà con un “Sì/No”.
Oppure fate anche caso al fatto che se in un caldo pomeriggio estivo si parla di anguria, nel gruppo ci sarà sempre il saccente che informa gli altri con un tono di voce reso più acuto da un rovente autocompiacimento: “Eppure sembrerà strano, ma l’anguria è sorprendentemente indigesta“, tra gli “uuuuuh” sorpresi degli astanti.

Bene, Wikipedia italiana avverte che l’äggtoddy si digerisce male, e quindi ecco, visto che voi siete italici, io vi ho avvertito.

Tutte le varie cose che possono essere infilate nell'äggtoddy

Tutte le varie cose che possono essere infilate nell’äggtoddy

Come vi dicevo prima, le varianti sono infinite. La costante sono sempre tuorli e zucchero, ma le altre cose le mettete a caso.

Innanzitutto l’äggtoddy può essere alcolico o analcolico, ci si può aggiungere latte o acqua o un po’ di salsa di vaniglia, ci si può mettere del cacao o delle arance candite, della cannella, della noce moscata, dei pezzettini di mela o delle fragole o altre bacche. A volte ci si mette anche il bianco dell’uovo montato a neve a parte.

Altre varianti note sono: quella con panna montata, quella con mandorle tostate, quella con fiocchi di cocco, e quella con le caramelle dentro, per i bambini pare. A me l’idea di infilare le caramelle in un bicchiere di uova e latte mi avrebbe rovesciato lo stomaco anche a 5 anni, ma i bimbi viKinghi non sentono cazzi.

Una variante che ha un suo statuto istituzionale, come dimostrato da un nome tutto per sé, è l’Hobbel Bobbel, che è la variante più sgrausa di tutte, perché è composta da uova e zucchero e servita a temperatura ambiente. That’s it.

Ma per quanto sia, come potete notare, una variante inutile e pallosamente fastidiosa, la Hobbel Bobbel a noi ci interessa molto perché ci permette di affrontare un discorso serio che riguarda la linguistica (vi mancava vero?), però dai, in modo meno noioso di altre volte.

Dunque la Hobbel Bobbel fu inventata negli anni ’60-’70 nell’Uusimaa (in svedese Nyland), una regione della Finlandia meridionale che fino non molto tempo fa era una zona in cui si parlava quasi soltanto lo svedese. Poi col tempo i finlandesi si sono giustamente rotti le balle di essere i deficienti obbligati a parlare la lingua dell’invasore, e per evitare di finire come i Celti, hanno ripreso le penne e ora parlano in finlandese che è un piacere.

Apertura estiva di una discoteca di tendenza in Osterbotten

Apertura estiva di una discoteca di tendenza in Osterbotten

Lo svedese di Finlandia (o finlandssvenska) indica l’insieme dei dialetti svedesi parlati in Finlandia come lingua madre dagli svedesi di Finlandia. Questi dialetti vengono racchiusi sotto un’unica denominazione perché sono fondamentalmente intercomprensibili, tranne alcuni dialetti dell’Ostrobotnia (o Österbotten) che non li capisce una sega di nessuno, né svedesi, né finlandesi, né finlandosvedesi. Tanto capirai, in Ostrobotnia fa troppo freddo per parlare.

Il finlandosvedese è considerato una lingua ufficiale ed è parlato dal 5% circa dei finlandesi come madrelingua, e da quasi tutta la popolazione delle isole Åland, ufficialmente sotto la Finlandia, tecnicamente autonome, praticamente svedesi.

Lilla My

Lilla My

Un personaggio finlandosvedese particolarmente simpatico fu Tove Jansson, una scrittrice e pittrice che inventò i Mumin, libri per bambini con protagonisti dei troll bianchi col nasone particolarmente pacioccosi attorno ai quali ruotano altri personaggi, di cui il mio preferito è Lilla My, perché è esattamente come me: piccola, casinista e sempre incazzata.

In Finlandia dedicati ai Mumin troviamo un parco a tema vicino a Turku, e un museo tutto per loro a Tampere. E io vorrei tanto andare in entrambi questi posti, però siccome devo mantenere un certo decoro devo aspettare di sgravare una creatura o rapirne una già sgravata da qualcuno, così posso dire che ho portato il pupo a divertirsi, mentre invece mi faccio fare le foto con i pupazzoni.

Tornando alla nostra ricetta, ve ne do una abbastanza basilare però stilosa, ovvero ci aggiungo una spruzzatina di panna e delle stecche di cannella per guarnire, comunque se voi volete aggiungere o togliere cose fate pure, se poi inventate qualcosa di particolarmente cazzuto fatemelo sapere. Però ecco, l’alcol ce lo metto, quello sì, cribbio.

INGREDIENTI PER 2 PERSONE:

  • 2 tuorli
  • 4 cucchiai di zucchero a velo
  • 2 cucchiai di cognac
  • 2 bicchieri di latte intero caldo
  • 3 o 4 cucchiaiate di panna montata
  • 4 stecche di cannella

PREPARAZIONE:

Sbattere i tuorli con lo zucchero finché non diventano spumosi. Bollire il latte e versarlo lentamente sopra i tuorli mescolando continuamente. Aggiungere il cognac.

Aggiungere panna montata e guarnire con un paio di stecche di cannella per bicchiere.

Äggtoddy pronto!

Äggtoddy pronto!

Buon appetito!

I.

Sul mare luccica santa Lucia: glögg, vestaglie e lumini da morto

Non siamo ancora a Natale, e dal titolo del post avrete già capito che sto parlando di uno dei classiconi dei cibi natalizi svedesi, ma ad ogni modo a partire dalla prima pioggia d’autunno il glögg ci sta sempre bene, soprattutto se bevuto davanti a una finestra da cui potete osservare la gente che rabbrividisce sotto un temporale… ma va bene, io sono particolarmente crudele.

Allora, per gli ignoranti il glögg è una specie di vin brulé, con un sacco di spezie profumose, da servire con mandorle ed uvetta; la parola glögg deriva dall’antico svedese glödg, derivato a sua volta dal verbo glödga “riscaldare”. Ci sono miliardi di modi per preparare il glögg. La ricetta che vi do oggi è quella che faccio sempre puntualmente ogni Natale, perfezionata e approvata da tutti i viKi a cui l’ho sottoposta.

L’idea di fare il glögg mi era venuta in realtà qualche settimana fa, che ero ad una festa a Parigi (come fa posh detta così… Ah! Le feste a Parigi e la tauromachia) e c’era questo pentolone con il glögg fumante che profumava tutta la casa.
Poi mi è passato di mente e non ci ho più pensato, ma poi la settimana scorsa ero a Budapest (bella la vita del fancazzista, vero? Quanto mi invidiate?) e c’era vin brulé ovunque (che lì si chiama forralt bor), e allora mi sono detta: “Minchia, ho postato la ricetta del caffè all’uovo e non ho postato quella del glöggPessima”.

Quindi eccomi qui per rimediare.

Il glögg a partire da metà novembre (ma si può iniziare anche prima) è immancabile in ogni casa svedese, per diverse ragioni: primo perché è buono, poi perché è caldo, e poi perché è alcolico.
Io lo vedo come una Christmas version della fika: al posto del caffè c’è il vin brulé e al posto dei kanelbullar ci sono i pepparkakor e i lussekatter (che arriveranno prossimamente per voi su questi schermi). Infatti è comune invitare gli amichetti a casa a bere vino e mangiare biscottini, oppure anche cucinarli, e c’è sempre il solito buontempone che fa tutti i biscotti a forma di cazzo (io in Svezia non l’ho fatto perché conoscevo tutti molto poco, ma nel gruppo delle mie amiche quel buontempone di sicuro sarei io).

Poi oh, il vino caldo fa anche strabene: se avete la febbre vi mettete a letto, ci date di sgancino di glögg caldissimo, e la mattina dopo siete freschi come delle roselline.

GustavoVasa

Gustavo I Vasa, che se anche non ha inventato niente, possiamo notare come abbia lanciato per primo i meggins, gli stivali Ugg e il leopardato. Fescion is Gustav’s profescion.

Allora, secondo molti svedesi questo cavolo di glögg l’ha inventato Gustavo Vasa… Bene, cari viKi, non è che per ogni fottutissima cosa che esiste al mondo si debba ringraziare sempre Gustavo Vasa. Gustavo Vasa non ha inventato la posizione eretta, lo shampoo secco, il punto croce o il lettore mp3, Gustavo Vasa non era uno stregone, una rockstar, un pattinatore acrobatico o un fisico teorico: Gustavo Vasa è stato solo un pidocchiosissimo re che ha dato il nome a degli orribili crackers di cui voi andate ghiotti, fatevene una ragione! Chi se lo incula Gustavo Vasa!

Se proprio vogliamo andare alle origini del glögg, allora, la mia mediterraneità gongolante può ricordare che un mix di vino, miele, cipolle, formaggio caprino grattugiato, peli superflui, caccole, etc. è documentato di sicuro già nell’Iliade, quando una serva prepara questo ciceone (traducibile in questo caso con “troiaio”) a Nestore e Macaone.
Nell’Odissea abbiamo un improvement, perché invece delle schifezze summenzionate abbiamo miele e non meglio identificate ‘droghe magiche’.
E comunque, ad ogni modo, il più antico boccale appositamente forgiato per contenere vino caldo è tedesco (avevate dubbi in proposito? I crucchi hanno un utensile per tutto), risalente al XVesimo secolo, ed apparteneva al conte Giovanni IV dell’Alto Katzenelnbogen, primo coltivatore del vitigno Riesling Renano.
Quindi viKi, non rompete il cazzenelnboghen: Vasa non ha inventato una cippa, e poi il vino è cosa nostra, non ve ne occupate.

Bene, in Svezia è fin dall”800 che il vino caldo è associato al Natale, ed è tradizionalmente bevuto a partire dalla prima domenica dell’avvento fino a san Knut il 13 gennaio. Noi abbiamo l’Epifania-che-tutte-le-feste-le-porta-via, e loro hanno san-Knut-arriva-lui-e-kaputt. Solo che questo merdone arriva una settimana dopo la Befana, e quindi loro hanno 7 giorni in più di cazzeggio, ‘tacci loro.
La prima domenica dell’avvento sarebbe la prima delle quattro domeniche prima di Natale.
In Svezia, dove le cose che puoi comprare già belle e pronte sono sempre un passo avanti a tutti, hanno proprio un cosino composto da quattro candele e ne accendono una ogni domenica prima di Natale. Uno pensa “Beeeeello, le candeeeeeele”, e invece rimane fregato, perché i viKi hanno la passione per lo spreco di energia elettrica, e quindi le candele non sono quelle belle cose di cera che da piccolo passavi il dito attraverso il fuoco e ti meravigliavi di non farti niente… no, sono della specie di lumini da morto che mettono un’angoscia unica.

Lumini da muerto da accendere nelle quattro domeniche prima di Natale

Lumini da muerto da accendere nelle quattro domeniche prima di Natale

Comunque, come vi ho detto, si inizia a berlo anche da novembre, e si continua a farlo anche fino a febbraio, però se uno vuole proprio essere un super conserviKi, è dal primo lumino fino a san Knut il periodo in cui si dovrebbe tracannare vin brulé.

Anche perché è questo il periodo in cui i Systembolaget rigurgitano bottiglie di glögg (o anche i supermercati normali, però in questi ultimi il glögg è analcolico). E certo, che credevate? Che i viKi se lo facessero da soli?! Ve l’ho già detto, hanno tutto pronto. Oggi addirittura mentre lo stavo preparando ho scoperto che in Svezia vendono le scorzette d’arancio già tagliate dal frutto… nel senso, mai pigrizia fu così commercializzata.

Ovviamente va da sé che in Svezia siano venduti anche bicchieri appositamente per glögg, ciotoline appositamente pensate per metterci mandorle e uvetta per il glögg, e bacinelle che tengono calda la brocca del glögg.

Bene, ma se nessuno di voi avesse notato che giorno è oggi, ve lo dico io. Oggi è santa Lucia. E se mentre a noi (tranne forse solo a Siracusa) di santa Lucia ci importa una sega, in Svezia se la vivono tantissimo.

Sofia Högmark, Lucia di Svezia 2009 che si è definita orgogliosa di avere l'onore di portare la luce agli svedesi...

Sofia Högmark, Lucia di Svezia 2009 che si è definita orgogliosa di avere l’onore di portare la luce agli svedesi…

La festa tradizionale con le ragazzine vestite con una vestaglia bianca con una cinta rossa stretta in vita e con le candele in testa nacque nel ‘700 nelle famiglie dell’alta borghesia delle città intorno al lago Vänern, per poi diffondersi nel XIX secolo in tutto il resto della Svezia.
Inizialmente era la figlia maggiore di ogni famiglia che girava in casa in camicia da notte e portava i dolcetti e il caffè ai genitori; poi nel 1927 a Stoccolma fu indetto il concorso della “miss Lucia” dell’anno, e la manifestazione di ragazze che a dicembre girano vestite da Lucia è diventata pubblica (per cui, che ridacchino prendendoci paternalisticamente per il culo perché in Italia abbiamo in televisione le zoccolette che fanno i concorsi di bellezza, a me innervosisce anche un po’… insomma, à chacun ses putaines).
Ancora oggi tante città e tante scuole eleggono la Lucia più bella, che dovrà prestarsi a fare da ‘ragazza immagine’ (già il concetto di ‘ragazza immagine’ mi fa rizzare i peli che non ho in quanto anche io vittima del concetto di ‘ragazza immagine’) cantando la canzone di Santa Lucia, salutando con la manina a conchetta nei supermercati, nelle chiese, e in tutte le occasioni in cui è richiesta una minorenne bionda e gnocca che offre biscottini e caramelle.
Ovviamente c’è anche l’elezione di miss Lucia di Svezia, e se ottieni quella puoi ritenerti una donna arrivata.
Si dice che moltissime miss Svezia (visto? Ce li hanno anche loro i concorsi di bellezza, però lo negano sempre) siano passate almeno una volta nella vita da un miss Lucia, alla faccia del ‘trampolino di lancio’.

Comunque gli svedesi, che sono notoriamente bi-partisan per quanto riguarda le puttanate (perché per le molestie, le violenze e gli stipendi sono nettamente partisan), durante il ‘900 hanno introdotto anche dei maschi nella sfilata di santa Lucia, che possono essere dei folletti (tomtenissar), delle stelle (stjärngossar), o dei biscottini allo zenzero. Niente “mister Lucìo” per loro, però, ahi.

Oddio, in realtà da qualche parte ci hanno pure provato a eleggere dei ragazzini maschi come mister Lucìe nelle scuole, ma l’esperimento è andato male, e gli svedesi hanno deciso di rinunciare: a Karlstad nel 2008 un pischelletto eletto per cantare con le candele in testa è stato bombardato di e-mail, lettere, molestie, prese per il culo, etc. tanto che ha rinunciato al titolo per tutta la violenza che ha subito; a Motala nello stesso anno, un Lucìo piaceva invece molto ai compagni, ma la preside della scuola ha fatto salire a sorpresa una ragazzina che ha strappato le candele di mano al povero pische e si è presa il premio; a  Jönköping un maschio ha piantato un casino per essere un Lucìo e alla fine gli hanno piazzato una ragazzina accanto affinché ci fossero due Lucìì, un maschio e una femmina.

Ecco, io non commento, perché secondo me fare le lotte di genere per essere eletti miss o mister Lucia vuol dire non aver capito proprio un cazzo di parità di diritti, rivoluzioni e egualitarismo.

Tornando al 13 dicembre, durante questo giorno si mangiano i tipici dolcetti allo zafferano che si chiamano lussekatter, che io amo con tutta me stessa, e che vi farò molto presto (e quel giorno non saprò di cosa parlare nel post perché l’argomento “santa Lucia” me lo sarò già bruciato).

Ecco, ma la cosa più divertente secondo me è la canzone di santa Lucia (Luciasången). Se leggete ogni libro svedese di tradizioni nordiche o ogni sito svedese che parli della festa di santa Lucia in Svezia, o viene glissato l’argomento dell’origine della canzone, oppure questa viene definita come “La canzone svedese di santa Lucia”.
Sììì, certo… come la pizza svedese e il gelato svedese.
Quella cavolo di canzone nient’altro è se non “sul maaare luccicaaaaaaaa, l’astro d’argeeeentoooo” (dal titolo, pensate un po’, Santa Lucia), canzone napoletana scritta da Teodoro Cottrau (capito? Teodoro, non Erik… Cottrau, non Andersson), prima canzone napoletana cantata in italiano e non in dialetto (interpretata perfino da Elvis in un sorprendentemente ottimo italiano, con sexyssimi tocchi di Mississippi).

Ecco ma poi questa canzone con la santa non c’entra una sega! Nel senso, sì, è vero, il titolo è Santa Lucia… ma cari viKi, nonostante siamo italiani, noi non cantiamo sempre per le divinità come potete pensare nella vostra testolina, e quindi se sentite un “Santa X”, non è detto che stiamo facendo odi sacre. Santa Lucia è un rione di Napoli (quello dov’è nato Massimo Ranieri, se proprio ci tenevate a saperlo), e la voce narrante della canzone è un barcaiolo che se la scialla sulla sua barchettina e si gode il bellissimo panorama partenopeo, nello specifico il quartiere di Santa Lucia che è possibile ammirare dal mare, e mentre è lì che rema pensa “cazzo com’è bella la mia città però, menomale sono nato qui e non sono nato a Skellefteå!”.

Quindi viKi, avete anche copiato male.

Comunque se vi dovesse capitare di essere in Svezia nei giorni intorno al 13 dicembre, innanzitutto copritevi bene perché si sbrezzona dal freddo (e grazie nuovamente dott. ing. Bergamo di ripescare queste dotte voci vernacolari), e poi se vi interessa vedere anche le processioni di Lucìe (ricordate però che per ognuna di quelle manifestazioni c’è un piccolo e fragile ragazzo che si sente discriminato, quindi potete anche decidere per il boicottaggio), sappiate che le migliori sono a Stoccolma, a Göteborg e a Malmö.

A Stoccolma presso lo Skansen (una specie di zoo + parco didattico per mostrare come vivevano i viKi quando non c’era il riscaldamento, con tristissime ricostruzioni di casette vecchie adibite a fini turistici), c’è il corteo il 13 dicembre e poi spiegazioni, canti, musiche, concerti, etc. Deve essere carino.

A  Göteborg sulla piazza Kungstorget un giorno prima di Santa Lucia (ovvero il 12 dicembre) abbiamo invece l’incoronazione della Lucia più figa di tutte, e a seguire anche qui canti, roba cristiana e candele.

A Malmö invece il 13 dicembre la Lucia della città fa una giratina a cavallo fino alla piazza Stortorget, dove vengono fatti poi anche lì cori, sacrifici umani, e cose così.

Se invece boicottate santa Lucia potete rimanere al calduccio a scolarvi del glögg, ma dovete essere ben consci del fatto che quello che trovate già pronto non ha niente a che vedere con quello fatto con le mie manine.

INGREDIENTI PER 4 TAZZE:

  • 1 dl di brandy o di vodka
  • 20 chiodi di garofano
  • 5 stecche di cannella
  • 30 semi di cardamomo pestati con il mortaio
  • mezzo zenzero grattugiato
  • qualche strisciolina di scorza d’arancio (più o meno la scorza di un quarto d’arancio)
  • 140 gr. di zucchero di canna
  • 1 bottiglia di vino rosso di media qualità
  • 1 bustina di vanillina
  • 4 cucchiai di mandorle intere sgusciate
  • 4 cucchiai di uvetta

PREPARAZIONE:

In una tazza versare la vodka e aggiungere, spezzettando con le mani, i chiodi di garofano e le stecche di cannella. Aggiungere i semi di cardamomo precedentemente pestati nel mortaio, mezzo zenzero grattugiato e qualche strisciolina di scorza d’arancio.

Coprire con la carta d’alluminio e far riposare un giorno.

In una pentola scaldare il vino a fuoco lento e farvi sciogliere lo zucchero. Aggiungere la vodka filtrata con un colino e la vanillina. Scaldare il vino a fuoco bassissimo per una mezzoretta.

Nel frattempo far riprendere l’uvetta in una ciotolina d’acqua tiepida per almeno 20 minuti.

Servire il vino con una cucchiaiata di mandorle e uvetta.

Glögg pronto!

Glögg pronto!

Buon appetito!

I.

De potione cafearia ovo immisso: caffè all’uovo, moralismo protestante e chiesa svedese

Allora, devo premettere due cose:

1) Questo post tratta di Chiesa e religione. Questi sono temi caldi e di solito fanno incazzare la gente, lo so. Però ormai conoscete il tono del mio blog, e se non lo conoscete allora ribadisco il concetto: io non rispetto niente e nessuno, non l’ho mai fatto e non ho intenzione di cominciare proprio adesso, quindi se vi offendete sono problemi vostri, io vi ho avvertito.

2) La ricetta che vi propongo è una variante sofisticata del famoso caffè spiscioso, per cui il 99% di voi italici ci sputerà sopra, però capite meglio di me che non si può affrontare un discorso sulla cucina nordeuropea senza accennare allo sciacquone che viene dai viKi coraggiosamente definito kaffe.

Ora io faccio la splendida, ma ammetto che quando stavo a Copenhagen lo sciacquone mi ha definitivamente conquistata, e da allora io adesso appena mi sveglio lo esigo… l’espresso prima di pranzo non lo tollero più.

Ma io ho tanti problemi, lo si sa: sono riuscita a farmi piacere la pizza-kebab, a nutrirmi senza problemi in Inghilterra e ad amare il cibo scozzese. Diciamo pure che se non fosse così, voi ora non sareste lì a leggere un blog di cucina svedese, per cui fatevene una ragione.

Bene, ma la ricetta di oggi non è un semplice kaffe, che, voglio dire, sono buoni tutti, ma è il famoso (pare) “caffè all’uovo“, che detta così sembrerebbe una cosa nauseante, però in realtà l’uovo non si sente pur avendo un ruolo ben preciso, poiché toglie il retrogusto acido del caffè spisciaccoloso conservandone però il profumo (ecco forse perché molti chimici famosi sono svedesi: si lambiccano il cervello per cercare di migliorare una cosa che, insomma, parte già abbastanza sfigata).

Ecco, in realtà il caffè all’uovo non è proprio buonissimissimissimo, nonostante io abbia fatto la ricetta più elaborata (che prevede cardamomo e noce moscata). E’ vero che l’uovo non si sente affatto, quello sì, e non è neanche acido…
Però beh, c’è di meglio.
Se siete come me dei patiti del caffè sbroscia, posso modestamente suggerire che il Nescafè solubile è meglio, comunque insomma, si può bere, dai.
E poi se volete servire ai vostri amici una fika svedese come si deve, non potete caricare una moka. Vi garbano le tradizioni viKi? Allora bevetevi ‘sto sciacquone.

La cosa divertente è che gli svedesi vanno molto orgogliosi del loro caffè, come di ogni cosa svedese del resto, e quindi insomma, questa ricetta io dovevo proprio postarvela. Non ho sinceramente capito se ne vanno orgogliosi perché la torrefazione del viKicaffè è fatta in un modo particolare che si trova solo lì, o se è solo una di quelle cagatine nazionalistiche che costellano il biondomondo… io ho semplicemente registrato l’informazione e ora ve la ripropongo.
Anche perché mi fornisce un ottimo spunto per parlare della Chiesa svedese.

A questo punto vi starete giustamente chiedendo cosa ci combini il caffè con la Chiesa svedese, e io ve lo spiego subito, son qui per questo.

Allora, il caffè all’uovo, conosciuto in America come, pensate un po’, egg coffee, è una ricetta scandinava di cui si sono perse le origini, quindi potrebbe anche essere norvegese, chissà, ma ci sono forti motivi (non chiedetemi quali, io devo la mia erudizione a libri di antiche ricette luterane appositamente studiati per il post, ma non ho informazioni più specifiche) di ritenere che sia una ricetta svedese, quindi ve la puppate.

E’ una ricetta che introdussero i moltissimi immigrati scandinavi negli Stati Uniti d’America ai tempi in cui non avevano il becco d’un quattrino, poi loro si sono arricchiti e noi continuiamo a emigrare… L’Europa è come una grande famiglia: c’è lo zio che fa fortuna, e quello che si beve i pochi spiccioli che ha, ma questa è un’altra storia.

Ok, le viKidonnone erano le addette a preparare il cibo e il caffè per gli ospiti, soprattutto durante i banchetti per occasioni varie ed eventuali (funerali, matrimoni, battesimi, roba così), come da autentica tradizione evangelica: mai visto i film americani dove tutti bevono caffè e mangiano tramezzini con la bara aperta e il cadavere davanti? Ovvove.

Queste donne perfezionarono un modo per fare un “buon” (evidentemente la Bialetti l’avevano dimenticata nel Vecchio Continente) caffè in grandi quantità, facendo sì che, sebbene il caffè avesse dovuto riposare fermo per tutto il tempo del banchetto, non avrebbe preso il caratteristico sapore amarognolo che prende normalmente quando lo fate raffreddare o lo riscaldate.

E questo modo prevedeva l’uso dell’uovo. Di tutto l’uovo, comprensivo di guscio.

In Svezia e Norvegia questa bevanda era molto comune fino a tutti gli anni ’30 del ‘900, poi però smisero, anche se dagli anni ’90 c’è stato un revival di recupero di tradizioni culinarie antiche in tutta la Svezia, e quindi sta tornando tutta quella mole di ricette povere rivisitata in chiave trendy (tipo “mousse di corteccia d’albero”, “sfilaccetti di pesce decomposto”, and so on), pensate come sono cool che vi do anche le ricette che vanno un casino.

Negli Stati Uniti però, in particolare nel Midwest (che comprende stati con nomi che fanno proprio uazzamerigan come Wisconsin, Ohio, Indiana, Minnesota, etc.), dove la comunità scandinava si raccolse in maniera cospicua, si sono conservate tradizioni scandinave che nel Nord Europa piano piano si sono perse, e lì il caffè all’uovo continua a essere di tendenza… Sì ecco, neanche gli americani sono conosciuti per avere molto gusto nel caffè, via, diciamocelo.

Questa bevanda è dunque associata alla chiesa Luterana proprio perché abitualmente servita in tutte le occasioni chiesistiche del caso, proprio quelle dove si aggira la celeberrima figura del “reverendo” onnipresente nei film americani in costume (e che io da piccola, quando guardavo “La Casa nella Prateria”, cresciuta in una famiglia molto politicizzata, chiamavo “referendum”).

Ecco, premetto che io di confessioni religiose ne so quanto un musulmano ne sa di porchetta d’Ariccia e Nero d’Avola, però dall’idea che mi sono fatta i protestanti si dividono in un casino di sette, sottosette, controsette, antisette, dividopertreeriportodisette, etc.

In più nella storia ci sono i protestanti “avanti”, quelli per cui c’era una ragione interiore che spingeva al dibattito politico, al giornalismo, stimolando un’opinione pubblica di habermasiana memoria; e ci sono i protestanti “indietro”, un nome tra tutti, la comunità Amish, i cui membri rimangono imbottigliati come gli altri nel traffico dietro ai SUV, con la differenza che loro sono in carrozza e hanno o una cuffietta in capo (le donne), o delle barbe imbarazzanti (gli uomini, o le donne molto pelose che non possono beneficiare di ceretta né tantomeno di epilazione laser perché è taboo).

Tendenzialmente comunque la cultura protestante è più moralista di quella cattolica, che più che moralista è ipocrita: io ti vieto le cose, tanto so che quando non ti vede nessuno le fai lo stesso, però te ti penti e salvi la faccia, e io faccio finta di non vedere, in cambio ti fai leggere la Bibbia solo dal prete, e io non ti faccio imparare i versetti a memoria, che diciamoci la verità, sono anche parecchio pallosi.
I protestanti invece hanno un dio che li guarda e li giudica sempre: quando guardano i filmacci sulla payTV, quando si strizzano i punti neri, e quando bevono direttamente dal cartone del latte, quindi hai voglia di pentirti, se sei stronzo sei stronzo.

E questo porta sì ad un senso etico spiccatamente più marcato, che Weber dice essere fondamento dell’etica capitalistica (anche se però io la vedo più come Marx… per me quando c’è il cash di mezzo, è l’etica che si plasma sul sistema economico, non viceversa, ma vabbè), però porta anche a gente più pallosa e anche più moralista e costretta nel modo di pensare, perché l’etica comune, il politically correct e la comunità si sostituiscono alla figura singola del Papa, che sì, potrà dire anche agli adolescenti di non fare sesso prematrimoniale, ma voglio vedere chi lo ca’a, e neanche lui se lo aspetta, è come una mamma che ti dice di non bere troppo alla tua festa di laurea… lo deve fa’.

Un po’ come la puntata dei Simpson in cui Homer e Bart vogliono diventare cattolici e Marge si immagina sola in un paradiso protestante pallosissimo tutto ordinato e precisino fatto da snob inglesi che giocano a golf, mentre Homer e Bart se la spassano insieme a Gesù nel paradiso cattolico, con messicani che trincano e giocano alla piñata, irlandesi che ballano e si picchiano, e italiani che mangiano e trombano.

Ecco, dicevamo… In Svezia, lo saprete benissimo, la confessione in cui si riconosce il 71,3% della popolazione è una delle innumerevoli chiese protestanti.
E secondo voi i viKi si potevano accontentare di scegliere una religione a caso tra quelle che esistevano già?! Vi ho già detto che sono orgogliosi del loro caffè… si dovevano per forza inventare la CHIESA SVEDESE Svenska Kyrkan.

Pare che la Svezia abbia deciso di diventare un paese protestante così che il re si potesse prendere tutto l’oro che stava nelle chiese cattoliche, ma insomma, non sono né i primi né gli ultimi… voglio dire, Enrico VIII si inventò la religione anglicana per sposarsi la ganza, se guardiamo la storia e i meccanismi delle Chiese ufficiali è abbastanza difficile trovare tracce di spiritualità.

Anders Wejryd, il Primate dal vincastro opponibile

La Chiesa svedese ha un’organizzazione nazionale e un Primate, si chiama così la loro forma di Papa (anche se a me questa parola fa venire in mente uno scimpanzé con gli occhini simpatici e il pollice opponibile), ed è stata la prima Chiesa cristiana al mondo (e boh, direi anche l’unica, ma parlo per deduzione, non perché lo so mi informano che c’è anche la chiesa valdese) a riconoscere i matrimoni omosessuali, per cui nell’ambito dei diritti civili sono stra-avanti.

C’è però da dire che il rapporto tra Stato svedese e Chiesa (come da tradizione protestante, in cui Chiesa&Nazione sono concetti discretamente sovrapponibili) è molto più stretto che da noi.
Dunque, innanzitutto la Chiesa svedese fino al 2000 era religione di stato in Svezia e, voglio dire, il 2000 è tanta roba.
Poi qualche esempio a caso: i membri della famiglia reale sono obbligati per legge a professare la religione evangelica; l’inaugurazione di una nuova legislatura si svolge in chiesa invece che in Parlamento; sui documenti ufficiali (tipo il passaporto) è indicata la parrocchia di nascita; a scuola la materia scolastica di religione è obbligatoria, etc.

Insomma, io davvero non saprei dirvi cosa fanno di diverso i membri della Chiesa svedese da tutti gli altri, pentecostali, battisti, metodisti e Dio solo sa cosa (beh, se non lo sa lui…), però mi ha meravigliato aver conosciuto in Svezia molte persone intrippate con Gesù, membri di sette adoratrici del Cristo, ragazzi che volevano arrivare vergini al matrimonio, adolescenti che a 13 anni hanno visto la luce e si sono voluti far battezzare per forza, persone che conoscono tutti i personaggi della Bibbia (quelli che di solito finiscono in -ìa, tipo un versetto così: Nonsolopolpette 19:25 “Quando Zoologìa e Mammamìa attraversarono il grande deserto ebbero timore, ma il Signore disse loro una di quelle cose che nell’Antico Testamento convincono sempre tutti, ed essi non ebbero più paura, poiché Egli dette loro la forza di andare avanti. Amen”).

Magari io non rappresento un campione statistico, ma le memorie dei 13 anni delle persone che conosco io prevedono sempre una grande quantità di pippe, ma di desiderio di abbracciare Gesoo a dire la verità non ne ho mai sentito parlare (poi magari sono io che frequento male).

Addirittura una mia professoressa svedese tenne a specificare durante una lezione di lingua svedese che “la religione cristiana è la più buona del mondo“, e davanti alla reazione divertita degli studenti che pensavano scherzasse (perché i miei compagni ingenui non pensavano di ricevere la predica alla Statale di Milano, e soprattutto da una democratica free svedese che si vantava spesso di essere tale contrapponendosi sempre ai retrogradi italiani), si accese molto, rimarcando questo concetto con forza, perché tragicamente non stava scherzando. In un’università pubblica. Davanti ad un’aula piena di studenti. Ad una lezione di lingua. Poi ecco, parlava della stessa religione che ha promosso le crociate e la Santa Inquisizione.

Tirando le somme, quello svedese mi sembra un modo diverso di viversi la religiosità, un modo in cui la religione non entra nella vita delle persone in maniera prepotente (tipo, che so, avendo uno stato dentro una capitale europea); vi entra però in un modo silenzioso e interiorizzato, all’apparenza, ma che vincola molto più i comportamenti effettivi delle persone e persino gli ambiti pubblici.

Quindi c’è proprio una contraddizione in termini: il cattolicesimo è visto come più severo e oppressivo perché c’è il Papa, ma in realtà è quasi sempre un insieme di ritualità che si può mettere tra parentesi preservando una modalità di vita gaudente e anche libertina; mentre il protestantesimo, che è visto come religione più volta all’individualità e all’autonomia, comporta un rischio di conformismo e di onnipresenza non solo dello sguardo di Dio, ma di tutta una comunità sempre pronta ad alzare il dito (e a infilartelo nel culo).

Ora, prima che un fulmine mi incenerisca il computer e il pavimento si apra per inghiottirmi, vi do la ricetta del caffè all’uovo, che è un argomento meno sensibile.

Andate in pace.

INGREDIENTI PER CIRCA 10 TAZZE:

  • 1 uovo
  • 1,7 litri d’acqua
  • 75 gr. di caffè
  • 1/2 cucchiaino di noce moscata
  • 3 semi di cardamomo spezzettati

PREPARAZIONE:

Sbattere un uovo in una terrina e mettere da parte il guscio.

Aggiungere mezza tazza d’acqua (circa un decilitro e mezzo), il caffè, il guscio sbriciolato con le mani, la noce moscata e il cardamomo.

Tenere da parte una tazza d’acqua fredda e mettere a bollire la restante acqua.

Quando bolle mettere il caffè con gli altri ingredienti, abbassare la fiamma, e far bollire a fuoco lento per 3 minuti.

Passati i 3 minuti spegnere immediatamente il fuoco e versare velocemente la tazza d’acqua fredda.

Filtrare e versare. Si può servire anche riscaldato.

Caffè all'uovo pronto!

Caffè all’uovo pronto!

Buon appetito!

I.

Snaps med ingefära, quando il Systembolaget prova maldestramente a salvare i viKi da loro stessi

Approfitto dell’attualità… in questi tempi in cui gli ubriaconi svedesi si addormentano sui binari della metropolitana (e vengono derubati da dolci personcine che non danno neanche l’allarme), è giusto parlare (nuovamente) di alcol.

Vi faccio un altro test situazionale, che mi garbano sempre parecchio: chiudete gli occhi e immaginatevi in una casetta IKEA, in una città/paese/foresta in un qualunque posto a caso in Svezia. Volete fare la ricetta di oggi, oppure volete anche solo una bottiglia di vino per cenare come dio comanda. Sono le otto di sera, e mentre i viKi intorno a voi hanno già mangiato, digerito e sono in procinto per il letto, voi e il vostro equilibrio biochimico che vi impedisce di cenare alle 18 state preparando la cena, e pensate che un goccio di qualcosa ci starebbe proprio bene.
Ma il giorno avete lavorato (magari in un posto di merda, e ciò rende il tutto molto più neorealista) e non avete avuto il tempo di attrezzarvi.
Qual è il primo pensiero che vi viene in mente? “Ah, menomale che in Svezia i supermercati chiudono alle 23“!

Poi però lentamente capite che la vostra frase contiene qualcosa di agghiacciante, anche se non capite cosa, e spostando il mento da un lato e guardando in alto alla J.D. di Scrubs, dolorosamente realizzate: Giàààà, siete in Svezia! “AL SUPERMERCATO GLI ALCOLICI NON LI VENDONO!!!!! *#§+$£%&”.

Been there, done that. Anche con il particolare neorealista del lavoro di merda.

Ehhh cari i miei sapientoni, mi dispiace per voi ma in Svezia al supermercato si trova solo la birra quasi analcolica. Credo che non si trovi neanche il Bacardi Breezer, ma su questo non ci giurerei, attendo conferme. Poi, per carità, trovate circa sei miliardi di bibite gassate zuccherose aromatizzate a tutti gli aromi sintetici del mondo (alcune di esse buonissime, ma ci torneremo in futuro, in particolare sul Trocadero e sullo Julmust), ma di una cazzo di bottiglia di vino rosso, che sul filetto di agnello che avete preparato con tutti i cazzi ci starebbe proprio bene, (Cristo, ancora mi viene da piangere) non c’è traccia.

Il vostro cordoglio però non vi ha impedito di notare al supermercato un mostro creato sicuramente dal sonno della ragione: il vino analcolico! Lo so che è come dire l’acqua asciutta, o lo sporco pulito, ma vi ripeto, lo so io e lo sapete voi. In Svezia non lo sanno. Oltretutto per dargli una parvenza di italianità lo hanno anche chiamato Bella Ella (chissà cosa poi voglia dire Ella, lo sanno solo loro)…

Bella Ella in tutto il suo macabro e inutile splendore

Che poi secondo me dovrebbe essere data la lapidazione su pubblica piazza per chi usa nomi italiani per proporre ‘sto genere di merda, come la pizza-ittaliana-pesto-pollo, la focaccia-belpaese-avocado-lontra-e-gabbiano, o i maccaroni al copertone-bruciato-e-ketchup. Dio santissimo, già abbiamo avuto Berlusconi fino a ieri, lo sappiamo che ci riconoscete, almeno Bella Ella risparmiatecelo.

Comunque, un consiglio en passant: NON provate a fare gli spaghetti alle cozze con il vino Bella Ella, perché dopo avranno magicamente il sapore di stallatico. Io mi sono trovata in questa situazione ed è stato brutto. Molto brutto.

Bene, e allora giustamente vi chiederete… E se voglio cazzo bere un po’ di vino? Innanzitutto non lo bevete a pranzo o i viKi vi emargineranno, perché qualcuno ha detto loro una volta che bere vino a pranzo è da alcolisti e loro ci hanno creduto e non si sono più posti il problema (ve lo avevo già accennato qui). Poi questo qualcuno sì è scordato di aggiungere che pisciare, vomitare e rantolare il sabato sera per strada sì che è davvero da alcolisti, e quindi loro questo lo fanno sentendosi a posto con la coscienza, perché nessuno glielo ha detto.

Una volta risolto il quando berlo, rimane il problema del dove trovarlo. Ma pensateci bene, camminando per le viKi-strade non avete mai visto un cartello giallo con una scritta nera… no, quello era per Bocca di Rosa, volevo dire un cartello verde con una scritta gialla che diceva “Systembolaget”? Bene, mission accomplished 😉

Cartello alcolico che si staglia ottimisticamente nel cielo

Il Systembolaget, familiarmente systemet,  è lo sfolgorante mercato monopolistico degli alcolici. Trovate birre, vini e superalcolici, e boh, forse anche analcolici, ma non so, non credo avrebbe molto senso. Diciamo tutto tranne l’assenzio, che pare in Svezia sia addirittura illegale.
Ci sono circa 400 punti vendita in Svezia, e 500 agenti, alias tizi che portano cicchettini in zone impervie tipo nel Nord, quei paesini da 100 abitanti umani e 200 renne, roba così. Pare che questi agenti siano espertissimi di accostamenti alcol-cibo. Non ho mai avuto il piacere di affrontare una conversazione con un agente systemico, ma io non mi fido dei loro accostamenti, non lo farò mai.
Chiamatemi pure nazionalista, ma fidarsi di un viKi che pontifica sul cibo è bene, non farlo è molto meglio.

Volete divertirvi un pochino? Praticamente sul sito del System hanno pubblicato una ricerca di fantastoria/scienza (tipo i libri di Saramago) sulla fatidica quaestio sul “come sarebbe la Svezia senza monopolio degli alcolici”, che, voglio dire, sarebbe come andare al Vaticano e chiedere ai cardinali di fare una ricerca su come sarebbe il mondo senza il cattolicesimo… cosa ti predicono secondo te, l’apocalisse oppure ‘più figa per tutti’?! Suvvia!

Comunque questa presentazioncina in flash, che vi mostra quanto il System tenga alla vostra salute e che trovate qui, è davvero delirante.
Raffigura una piccola cittadina svedese, voi passate il mouse nelle varie zone della cittadina, nelle case, nei negozi, etc. e vi dice come cambierebbe quel posto se non ci fosse mamma System a sculacciarvi.

Scene tipo famiglina felice che va in vacanza con uccellini che cinguettano in sottofondo e la scritta che dice “aumenterebbero un casino gli incidenti“, oppure altra scena familiare di uomo con spalle curve sul tavolo e bottiglia davanti, stile L’assenzio di Degas, e la moglie che fa la lavastoviglie (che anche lì, per una volta non potrebbe essere la donna attaccata al boccione e l’uomo a strapparadicchio che pulisce, cristodiddio?!) e la scritta “aumenterebbero un casino le violenze“… Ah! Oltretutto!! Io ti pulisco casa mentre te scoli, e poi mi prendi anche a ciaffoni? Mah. Oltretutto poi come se ora la Svezia non fosse uno dei primi paesi europei per violenza sulle donne…

Insomma, cose che fanno capire come l’autocontrollo in materia di alcol non sia previsto, e allora menomale che Systo c’è.
Secondo me gli svedesi sono abituati dal loro stato a non prendere decisioni autonome, lo stato ti indirizza, lo stato pensa a te e ti istilla nel cervello il fatto che lo fa nel migliore dei modi (che poi su questo si potrebbe discutere per mesi).
Se gli svedesi fossero lasciati liberi di pensare, a quanto pare, secondo il loro stato sarebbe il delirio.

Comunque, considerazioni a parte, divertitevi su questa “”ricerca”” perché merita davvero!

Dentro il System il vino è diviso per colore e poi ulteriormente per nazione di provenienza. Costa ovviamente più che in Italia, perché oltre all’importazione pagate anche la tassa del bria’o (eh ragazzi, se l’alcol non fosse stato tassato che bisogno avevano del ghetto per non-astemi?), però non esageratamente di più, es. la stessa bottiglia di Verdicchio dei Castelli di Jesi che nella mia Ipercoop costa sui 2€, al System viene mi sembra 62 corone (7,20€ più o meno), quindi dai, insomma, si può fare.

Certo, andrebbe anche aggiunto che la birra è tassata molto meno del vino, e questo è stato specificamente fatto per proteggere i produttori SVEDESI di birra, che se no non ne uscirebbero bene. Una sorta di protezionismo democratico.
Quindi vedete, la salute c’entra fino a un certo punto, come anche dimostrato dalle mazzette che i manager del System sono stati pescati a intascarsi, elargite dai rivenditori di alcol interessati a corrompere gli alti vertici del System per far sì che le loro marche di alcolici fossero vendute dal monopolio statale.
Insomma via, è tutto un magna magna, o un bevi bevi, che dir si voglia (che syNpatica umorista).

Le cose che mi turbano di quel posto sono essenzialmente 4: 1) Dover mostrare il mio documento, e quindi far circolare i miei dati, per poter bere un cazzo di bicchiere di vino a casa mia… e chi minchia siete, la Gestapo dello sbronzo? 2) L’idiozia dei cassieri e cassiere, che apre uno squarcio sull’idiozia del sistema organizzativo generale 3) La compagnia intorno a me che soprattutto a seconda della zona/ora/giorno della settimana raggiunge apici di molestia notevoli 4) Il fatto che il Systembolaget non serve a un cazzo! Insomma, fatevene una ragione, avete i più alti tassi di alcolismo in Europa, come vedete sotto i fumi dell’alcol vi addormentate anche sui binari della metro, d’inverno vi sdraiate sulla neve perché è soffice e ci rimanete… ditemi un po’ che il System vi ha fatto passare la voglia di tazzare… Vero? Cosa vi ho detto? NON SERVE A UN CAZZO!

Il System di sabato pomeriggio…

Allora punto per punto:

1) = la vendita di prodotti alcolici superiori a 3,5% è proibita al di sotto dei 20 anni. Sì, 20 anni. Boh, se vado indietro nel tempo dentro la mia vita psichica, credo che se già a 16 anni mi avessero proibito un bicchiere di vino con il cacciucchino avrei fatto una strage.
Ma non vedo più che altro come questo giustifichi il fatto che io debba fornire le mie generalità a un cassiere. E non lo dico con il tono da “Oh mio dio, un cassieVe! Ah che soVdido lavoVo, quanto odio il pVoletaViato”, ma voglio dire, già mi girano le balle quando devo darle a uno sbirro, figuriamoci a uno che non può sbattermi in galera perché deve passare le mie bottiglie su un lettore di codici a barre.

2) = tendenzialmente puoi comprare tutto l’alcol che vuoi (a meno che tu non sia sbronzo, perché gli ubriachi non vengono serviti… e non sto scherzando, è proprio una regola del System).
Mettiamo che voi e un vostro amico andate al System e siccome volete fare una bella cena con un sacco di gente, prendete 10 bottiglie di vino. Arrivati alla cassa, il tizio vostro amico si accorge che non ha il suo documento di identità. Cosa succede?
Ve lo dico subito, tanto non ci arrivereste mai…
Tolgono la metà delle bottiglie! Però, se dietro di voi c’è un losco ceffo che ha preso 10 bottiglie di vodka e se le vuole sgonfiare tutte da solo, e ha il documento ma non un amico distratto, lui può portarsele a casa tutte e 10!
Nel senso, non si pongono il problema che se uno dei due volesse davvero fare il furbo aspetterebbe fuori invece di farsi togliere 10 bottiglie, oppure andrebbe con l’amico con 20 bottiglie, così poi potrebbe averne ancora 10… Insomma dai, la puoi rigirare quando e come vuoi questa regola idiota!

3) Al Systembolaget ovviamente non c’è una selezione che distingue se sei una persona normale che vuole solo bere un bicchiere di vino con una fetta di agnello fumante a cena, o se sei un alcolista in incognito che non vede l’ora di distruggersi per poi picchiare la moglie e morire qualche mese dopo di cirrosi, o se sei uno studente imbecille che vuole imbucarsi a un festone solo per rubare oggetti inutili da casa di un altro e pisciargli sull’accappatoio… è uguale.
E a me, che appartengo alla prima categoria, e come me spero molti altri, essere mischiata alla teppa, e obbligata a condividerne gli spazi, mi fa anche un po’ rodere il culo. Sarebbe come mettere un ladro di polli nel braccio della morte per qualche settimana, insomma, vediamo un po’ come ne esce.

Se la gente del System fosse tutta come loro, io vorrei vivere lì 🙂

Direi a questo punto che il punto 4) viene da sé = se volevi far sì che la tua popolazione avesse un rapporto sano con l’alcol, cara Svezia, il Systembolaget non è stata un’idea così intelligente… Comunque grazie lo stesso, così io ci ho scritto un post sopra.

Pertanto, per la ricetta di oggi, vi dico subito che stiamo parlando di un alcolico, quindi se siete in Svezia premunitevi. E più precisamente dello snaps allo zenzero, ovvero snaps med ingefära.

Allora, vi ho già accennato qui allo snaps, traducibile volendo con shot o chupito, perché a noi italiani ci mancano le parole. Tradizionalmente ogni snaps della serata ha un nome (sì, durante la cena se ne trangugiano molti più di uno), il primo dei quali si chiama Helan (e da qui la canzone dei briai sempre del suddetto post, che si chiama Helan Går).

Comunque sia lo snaps è fatto da brännvin o akvavit, che sono essenzialmente distillati di frutti molto ricchi di amido come grano, patate, etc. Esatto, come la vodka.
La vodka può essere considerata un brännvin, ma non necessariamente un brännvin può essere considerato una vodka, dato che l’Unione Europea distingue tra brännvin e vodka solo per 1 o 2 gradi di differenza.
Dove voglio arrivare con questo? Io ho usato la vodka, però era la Absolut, per cui sempre svedese, quindi comunque la ricetta è rimasta in famiglia.

INGREDIENTI PER 600 ML:

  • 70 gr. di zenzero fresco
  • 600 ml di vodka, o acquavite, o brännvin, o un qualunque distillato che abbia proprietà simili a quelle di questi tipi

PREPARAZIONE:

Pulire lo zenzero e tagliarlo a striscioline finissime, con l’aiuto di un pelapatate, tagliate ulteriormente in pezzettini ancora più piccoli e mettete in un barattolo di vetro a chiusura stagna con 100 ml. di vodka.

Lasciare riposare circa 10 giorni fuori dal frigorifero.

Filtrare lo zenzero strizzandolo molto bene e aggiungere gli altri 500 ml. di vodka. Far riposare altri 3 o 4 giorni.

Servire fresco e conservare in frigorifero.

Snaps med ingefära pronto!

Buon appetito,

I.

Bersi una blåbärssoppa dopo aver fatto la Vasaloppet: oh yes, very very viking.

Orbene, siamo alla prima ricetta vegana del blog, e ciò grazie al contributo di un amico che mi ha fatto notare che non ci avevo ancora pensato. Ora c’è. Tiè.

Per rimanere in tema di consigli di amici, la BEA (tu non te la caverai con l’anonimato) ha osato dirmi che le mie foto fanno cagare…

Innanzitutto ha ragione, però ho non una, non due, ma trèèè scuse:

1) questione di struttura: non ho una macchina fotografica at the moment, e le foto che faccio sono fatte con il mio telefono antidiluviano.

2) questione di sovrastruttura: non ho una baita di legno piena di servizi di piatti strafighi, né un balcone con vista su campagne lussureggianti, come la maggior parte dei foodblogger ha. Vivo in una casa di studenti la cui padrona di casa non vuole verniciare i muri, e dal mio balcone si apre uno squarcio di Germania dell’Est, come dimostro con un’altra foto mediocre. E’ anche difficile fare belle foto in queste circostanze…

Il panorama sovietico che si può ammirare dal mio balcone

3) questione di formazione: purtroppo non ho passato la fase ‘fotografia’. Intendiamoci… di fasi intellettualoidi, sinistroidi, anarcoidi, e tutti gli -oidi che vi vengono in mente, ne ho passate parecchie: abbonamento al manifesto, fare le sciarpe ai ferri, dipingere quadri astratti, fare un corso di francese, comprarmi una kefiah, etc. Ma la fase classica del sono-una-ragazza-affascinante-quindi-mi-compro-una reflex-per-fotografare-in-diagonale-i-marciapiedi-per-mostrare-il-mio-animo-sensibile, mi manca. Ergo non ho idea di come cazzo si faccia una bella foto. Ognuno ha le sue croci.

A parte le premesse doverose, garantisco che d’ora in avanti proverò a fare foto migliori, infatti mi sono impegnata per questa ricetta e ho deciso di cucinarla a casa dei miei, che possiedono un romantico giardinetto, per fare le foto lì. Cari amici, la foto di un bicchiere tra le piante è segno della mia maturazione artistica. Sì.

Ohhhh, mi sono levata un peso.

Ora posso passare a parlare dell’argomento di oggi, ovvero la Vasaloppet.

La Vasaloppet è una maratona sciistica di ben 90 km che si tiene nel marzo di ogni anno tra Sälen e Mora, due cittadine della Dalecarlia (o Dalarna, la regione più svedese della Svezia, che ci ha regalato il cavallino rosso, un sacco di cantanti folk e di gruppi heavy metal). Wikipedia mi informa che è la più vecchia, la più lunga e la più grande gara di sci di fondo del mondo, quindi buon per loro.

Vasaloppet

La Vasaloppet è nata nel 1922, 402 anni dopo che il re Gustavo Vasa aveva fatto lo stesso tragitto cercando di scappare dai danesi cattivi. Praticamente il re danese Cristiano III, che governava all’epoca anche la Svezia, era stanco degli svedesi che rompevano (già allora) con nazionalismi e snobismi vari, per cui disse così: “Allora cari i miei svedesini, facciamo pace e vi offro una cena da me, così la smettiamo con tutte queste storie, ok?”. Gli svedesi, che a quanto pare non brillavano per acume, ci andarono; Cristiano allora li chiuse dentro il castello e per tre giorni massacrò i lamentosi nobili svedesi, compiendo quello che è conosciuto come il bagno di sangue di Stoccolma.

Il nostro Gustavo vide la mala parata e fece come il Leone Svicolone, fuggendo per la Dalecarlia. Andò a Mora e cercò di convincere i cittadini a rivoltarsi. I cittadini però in quel preciso momento non ne avevano molta voglia, e Gustavo allora se ne andò cercando di raggiungere la Norvegia. Giunto a Sälen però venne raggiunto dai cittadini di Mora di cui sopra, che avevano cambiato idea e ora volevano ribellarsi, a patto che Gustavo guidasse la rivolta, cosa che in effetti fece. Poi diventò re, la Svezia indipendente, e buona camicia a tutti.

Il Vasaloppet celebra appunto questo percorso, per commemorare l’indipendenza della Svezia e il re Vasa (per intenderci, lo stesso che ha dato il nome sia alla nave affondata circa dieci secondi dopo essere stata varata, sia ai crackers fatti di compensato e calcinacci).

Questa gara sciistica fa parte di una combinazione di gare a giro per la Svezia, la partecipazione alle quali permette di ottenere il titolo “en svensk klassiker“, ovvero “un classico svedese”… Me cojoni! Per diplomarsi da classico svedese oltre ai 90 km di sci di fondo, devi anche andare in bici per 300 km, nuotare per 3 km  e correre per 30 km. Io preferisco fare un altro svensk klassiker, mangiando carne di porco e bevendo birra. Mica scema.

E comunque, tutta questa storiellina per arrivare a dire che dopo questi 90 km, per rifocillare i poveri biondoni infreddoliti e stanchi, viene tradizionalmente servita la nostra blåbärssoppa calda, ovvero una zuppa di mirtillo che può essere servita calda bollente o fresca gelata.

Si può bere d’inverno per riscaldarsi e d’estate per rinfrescarsi, e può anche essere servita così com’è come dessert leggero, oppure bella calda su una torta di mele o sul gelato per un dessert maialoso, a voi la scelta. Secondo me per esaltare la freschezza della frutta si possono anche aggiungere delle foglie di menta, la ricetta originale non lo prevede però.

E’ davvero semplice da preparare, l’unica cosa è che i mirtilli che si trovano qui (almeno all’Ipercoop di Livorno) sono belli grandi e blu ma sanno di poco… La cosa migliore sarebbe prendere i mirtilli piccoli, oppure magari invece che con la frutta, farla con il succo di mirtillo, quello al 100% senza zucchero che lascia tutti i denti neri. La prossima volta userò quello.

I mirtilli comunque fanno bene all’occhi (dice mio padre), combattono i disagi gastrointestinali e sono ricchi di energia. Se di energia poi ne volete à gogo, potete fare il blåbärsshot, ovvero 50% blåbärssoppa, 50% vodka e sopra panna montata, e vai che si vola.

Le dosi che vi do sono quelle che ho usato io. A me è venuta molto densa, assaggiatela e se non vi convince aggiungete succo di mela per diluirla. Se invece la volete più densa aggiungete la fecola.

INGREDIENTI PER UNA DECINA DI BICCHIERI:

  • 625 gr. di mirtilli
  • 600 ml d’acqua
  • 2 cucchiai di zucchero (preferibilmente di canna)
  • 2 cucchiai di fecola di patate
  • 2 tazzine da caffè di succo di mela
  • granella di nocciola per guarnire

PREPARAZIONE

Lavare i mirtilli e metterli in una pentola, aggiungere acqua, zucchero e succo di mela, e cuocere a fuoco basso per un bel po’, finché i mirtilli si sono ammorbiditi.

A parte mescolare la fecola di patate con una tazzina d’acqua e aggiungerla ai mirtilli in cottura.

Con un frullino a immersione frullare tutto e aggiustare la consistenza a piacimento.

Servire calda o fredda e aggiungere sopra una spolveratina di granella di nocciola.

Blåbärssoppa pronta

Buon appetito!

I.