“Con l’amore io voglio giocare”: la Trombonave e lo stekt strömming med potatismos och rårörda lingon

Io perdo i colpi, perché vi propino cose tipo post di storia, post di linguistica, cose che non vi interessano assolutamente, e lascio da parte le cose importanti.

Perché vi ripeto che io so cosa cercate, lo vedo nella mia dashboard e so che a voi della cultura che trasuda dalla mia nobile persona ve ne sbattete, voi cercate “cazzi mosci“, “figa svedese“, e poi vi va male e finite su un blog di viKicucina.

Ma oggi si cambia. Oggi è per voi.

Oggi si parla di Trombonave! Yuhu!
Quanto ci avete sperato che affrontassi l’argomento Trombonave, ditelo un po’.

La Trombonave in tutto il suo splendore

La Trombonave in tutto il suo splendore

Per i pochi di voi che non sanno cosa sia la Trombonave, è presto detto. La Trombonave è un traghetto della compagnia Viking Line che fa una minicrociera sul Baltico. Le vere Trombonavi sono due (ma il realtà LA mitica è solo una): la Mariella che copre la tratta Stoccolma-Helsinki e ritorno, e la Cinderella (lei, la mitica) che fa una giratina sul Baltico, si ferma alle isole Åland, e poi ritorna indietro.

La leggenda narra che su questi traghetti accadano cose inenarrabili, tipo bionde nude che vi bussano in cabina pregandole di cospargerle di Nutella, che non vedono l’ora di gettarvisi tra le braccia, che non riescono a trattenersi appena vedono un italiano.

Come potete capire anche da soli, mi dispiace per il diludendo, ma queste storie sono leggende metropolitane. E’ più probabile che leggiate sul vostro specchio la scritta “Benvenuto nel mondo dell’AIDS” fatta col rossetto, che incontriate un alligatore nelle fogne di New York, che vi avveleniate con le scie chimiche, che vostro cuggino trovi in spiaggia un cane e invece era un topo.

In realtà se la leggenda è nata, forse c’è stato un tempo in cui le Viking Line erano dei tromba-tromba a cielo aperto, forse tutta la faccenda funzionava di più quando i ragazzi europei viaggiavano low cost usando l’interrail (difatti la Trombonave, forse anche per dimostrare l’attaccamento a una clientela gggiovane, prevedeva fortissimi sconti per chi era in possesso di biglietto interrail). Arrivavano stanchi e puzzolenti dopo aver percorso un intero continente in treno (che l’Europa, per quanto piccola, è pur sempre un continente) e una volta sulla nave si facevano una doccia e erano pronti per il divertimiento. Di turisti giovani se ne vedevano ancora pochi in quelle zone (perché altri preferivano perdere gli ultimi neuroni nei coffeeshop di Amsterdam) e le bionde si incuriosivano.

Ma oggi i pischelli si sono evoluti.

In realtà anche la mia generazione vede l’interrail come una cosa da fratelli grandi, noi già giravamo con gli aerei, e a quindici anni avevamo un’incredibile dimestichezza con i check-in e i gate, sapevamo ridurre il necessario da portare in 10 kg di bagaglio a mano e facevamo già i weekend a Londra e Parigi. Sì. Sono gggiovane anche io.

I pischelli 2.0 quando sono annoiati prenotano un volo Ryanair o Easyjet (e già Ryanair non è più trendy come quando ero adolescente io), buttano automaticamente le bottigliette d’acqua prima di stendere i braccini per il controllo sicurezza, non hanno più un coltellino svizzero, accendono automaticamente l’i-Pad quando il segnale delle cinture di sicurezza si spegne, non sanno neanche più cos’è un interrail: l’interrail fa così anni ’90, quindi dovrebbero inventare un Trombojet stile The Wolf of Wall Street, perché ormai la Trombonave è passata, se voglio andare a Helsinki in un nanosecondo ci arrivo.

E anche gli altri europei si sono, loro malgrado, abituati ad avere a che fare coi ragazzini italici. Così riconoscibili quando li vedi, vestiti di solito malissimo (nonostante l’aura di eleganza che l’italiano si porta appresso: si deve essere adulti per emanarla, i ragazzini in Italia si vestono di merda, soprattutto quando viaggiano), coi marsupi, biascicando un inglese stentato, mostrando tutta la loro incapacità genetica di pronunciare i nomi dei luoghi come si dovrebbero pronunciare.

smileybrufoliMalati di figa, certo, ma questo non direi in un modo particolarmente diverso dai loro coetanei germanici: anche loro si imbarcano in viaggi improbabili verso Firenze e Roma perché le italiane, lo si sa, la sganciano facile. Ho conosciuto un sacco di svedesi che mi raccontavano che da ragazzini si mettevano i soldi da parte per andare in Italia, convinti che, appena scesi, miliardi di morone tettone con le labbra rosse si spogliassero davanti a loro.

Rassegnatevi: il mito che le donne degli altri posti scopino più e più volentieri di quelle della vostra terra natìa è una costante di ogni latitudine.
Il problema caro ragazzino brufoloso che mi stai leggendo, è che se nella tua vita scopi poco non è perché sei nato nel paese sbagliato e le donne (e forse i buoi) dei paesi tuoi sono recalcitranti. E’ perché sei con buone probabilità uno sfigato.
Non preoccuparti, con gli anni passa (nel 70% dei casi), ma levati i prosciutti dagli occhi, fatti una pulizia del viso, lavati le ascelle, vestiti decentemente, non ti scaccolare e se ti manca lo charme prova a farti un corso di teatro. Il problema non sono le italiane (se sei italiano, o le tedesche se sei tedesco, o le svedesi se sei svedese). Il problema sei te.italian

Le svedesi poi, poveracce, ormai si sono stancate dell’italiano macho col collanone d’oro sul petto villoso che è convinto di avere dei punti in più perché non si cheta mai e sa cucinare un piatto di spaghetti aglio, olio e peperoncino.

Di copulare no, non credo siano stanche, anche perché altrimenti la popolazione svedese si sarebbe estinta, ma la globalizzazione ha fatto sì che un ricciolo moro non stupisca più nessuno. Voglio dire, ci emigrano un sacco di somali, senegalesi, etiopi, se le svedesi la devono dare a qualcuno perché è più scuro di loro, sappiate cari amici italici che in Svezia c’è gente molto più scura di voi. E il popolare adagio insegna: once you go black, you never go back.

Se volete che vi faccia da consulente di turismo sessuale faccio anche questo per voi, figuriamoci, ed è più facile di quello che sembra. Per quanto riguarda la Svezia siate splendidi ma non troppo, improfumatevi, vestitevi da hipster, andate in un locale trendy e costoso ma che non lo dà a vedere, prendete una bionda e parlatele di cinema e fotografia mentre la ingozzate di Black Russian (e siete in Svezia, quindi calcolate un 10-15€ a bicchiere). In questo modo ci sono buone possibilità che raggiungiate le triangolare meta. Insomma via, fate come fareste in Italia, in Giappone, in Francia e in Portogallo.

Smettetela di credere alle puttanate che i nordici (e le nordiche) sono diversi, che in Svezia le donne sono più emancipate e quindi la danno a tutti, che le italiane sono più acide perché è un paese cattolico… insomma, davvero credete ancora a queste cose?

Oltretutto io a Linköping ho conosciuto un sacco di ragazze intrippate con sette gesuitiche che volevano arrivare vergini al matrimonio, e nel resto della Svezia ho conosciuto mille svedesi che non volevano “concedersi” troppo in fretta (come se durante l’atto sessuale la donna si concedesse e basta e non si divertisse anche lei), che in ogni rapporto del cazzo vedevano il grande amore, e dal canto opposto ho conosciuto parecchi svedesi maschi che se una donna “gliela dava” al primo appuntamento era una donnaccia, che non volevano che la loro ragazza facesse cose troppo spinte (ovvero con una squinzia occasionale ci faccio i numeri ma la sposa solo a missionario, se no mi si sciupa), e altre aberrazioni del genere.

Quindi tutta questa libertà sessuale io in Svezia non l’ho vista.

Però le testine a pinolo e le persone intelligenti esistono dovunque, quindi secondo me cambia poco.

Ad ogni modo, il mito della Trombonave (come molte cose in viKinghia) deriva probabilmente dal discorso alcol.
Sulla nave infatti gli alcolici sono esenti da tasse, e questo, lo si sa, piace molto ai viKi, che hanno la mordacchia del Systembolaget.

Quindi, essendoci poi due discoteche a bordo, ecco che si crea una miscela esplosiva: discoteche + litri di alcol a poco prezzo + gioventù. Ed ecco che l’ormone schizza più velocemente e rimbalza su più bersagli, ed ecco che la nomea di Trombonave si espande a macchia d’olio.

Ci sono però i suoi effetti collaterali, ovvero: nordici/nordiche che collassano pisciando vomitandoque perché dal momento che gli alcolici costano poco si sentono autorizzati a devastarsi fino al delirium tremens (pare che nei Nineties la maggior parte della gente non scendesse neanche dal traghetto per un secondo perché troppo dilaniata per muovere un muscolo, con scene da Notte dei Morti Viventi di Romero, bella vacanza), turisti che sperano nelle procaci bionde, e last but not least, le suddette bionde che lo sanno e quindi si tengono alla larga da questo girone dantesco, e soprattutto le tardone cesse che sperano di ruscolare qualcosa.

Insomma, un epic fail.

Dando poi un’occhiata su siti specializzati (come “gnoccatravel.com”) risulta che queste trombonavi siano sempre state delle voliere di napoletani con la bava alla bocca da un lato, e gite di sedicenni finlandesi in modalità devasto dall’altro, quindi ecco, si riconferma il fatto che se vi prospettavate con gli occhialini da sole, la camicina aperta e due bionde che vi sventolano con in sottofondo “Mareee profumo di mareeee”, avete nettamente sbagliato nave.
La Genova-Barcellona è sicuramente più festaiola. Lo dico per esperienza diretta.

Sono sempre pronta a smentite comunque eh, fatemi sapere, magari si dice in giro che è tutta una fuffa perché è una specie di Fight Club che nessuno sa, nessuno parla, e invece appena entri sembra di essere in Eyes Wide Shut, non lo so.

TROMBONAVEPare che una fetta di mercato però ci sia: le donne nordiche che viaggiano sole per ruscolare dell’affetto risultano essere nate nell’entredeuxguerres, quindi, per chi ama il genere granny, ci sono buone probabilità di riuscita di conquistare una notte tra flaccide braccia e baci al sapore di Algasiv.

Negli anni inoltre, qualcosa è cambiato: hanno chiuso il duty free dei negozi di alcolici in orario serale ad esempio, perché la Viking voleva evitare il fenomeno di quelli che compravano alcol non tassato nei negozietti per fare i festini privati nelle stanze (distruggendole come sbabbari) e non spendere nemmeno una corona nei pub e nelle discoteche.
Pare ci siano state delle sollevazioni popolari per questo, ma alla fine la compagnia decide, o così o Pomì. Se volete le vostre scorte private di booze le comprate solo la mattina, la sera disco.

Certo, è comunque molto più economico comprare alcolici in questi pub che non in quelli a giro per le strade svedesi, poi pare che sulla Cinderella non stiano così attenti all’età (in Svezia devi avere 20 anni per poter bere in un pub; ma capita, specie a Stoccolma, che il padrone del locale faccia un po’ come vuole, e se non vuole una clientela troppo giovane alza la soglia a 30, lo può fare), e poi non ci sono i buttafuori fascisti che ho visto in Svezia. Forse dovrei scrivere un post a parte sulla security dei locali.

In sostanza sono dei parasbirri, si sentono chissà chi, hanno la facoltà di buttare fuori e mazziare chi vogliono perché rispondono alle direttive del locale, che ha carta bianca su chi far entrare e chi no. Almeno, così mi hanno detto degli svedesi, mi piacerebbe controllare personalmente qualche legge e regolamento perché mi sembra abbastanza anticostituzionalino, perché insomma, se il padrone del locale decide che butta fuori chi vuole, e lui non vuole zingari nel suo locale, glielo fanno fare? Ecco, spererei bene di no, spererei che fosse LUI a rischio mazzate, non i clienti sgraditi. Se sapete illuminatemi perché mi interessa molto.

Insomma, alla fine delle fatte fini io sulla Trombonave non ci sono mai stata, anche se mi piacerebbe perché ti vedi tutto l’arcipelago bellissimo e fai scalo alle isole Åland, e poi viaggiare in nave a me piace un sacco. Ci farò un salto e vi farò sapere.

Anzi no, non vi farò sapere perché “tutto quello che accade in Trombonave, rimane in Trombonave“.

Spero di esservi stata utile.

Per quanto riguarda il piatto di oggi, visto che si è parlato di mar Baltico, vi propongo l’aringa.

Che poi si fa presto a dire aringa, perché c’è una diatriba sul nome dell’aringa tra la costa est del Baltico e la costa ovest del Mare del Nord. Se vi interessa saperne di più, leggete qui.

Ma siccome faccio le cose per benino, io non vi faccio l’aringa a caso, vi faccio proprio lo strömming, che è il modo in cui a Stoccolma e in generale nella baltica costa est si chiama l’aringa. Nella costa ovest la chiamano sill, ma i biologi hanno concordato che si tratta più o meno dello stesso pesce; lo strömming è solo leggermente più piccolo.

Lo strömming, tra l’altro, sta alla base della preparazione del noto surströmming (“strömming acido”), aringa decomposta e fermentata che odora di palude dello Stige e di cui avevo parlato qui, postandovi anche un video.

E vi avevo già promesso di assaggiarla e filmarmi (tipo le 2 girls 1 cup reactions), ma ancora non mi è riuscito trovare questa prelibatezza al supermercato. La troverò prima o poi.

La ricetta di oggi è invece una profumatissima aringa impanata e fritta, servita con potatismos rårörda lingon, che sarebbe il mirtillo rosso (potete usare il ribes se non lo trovate) riscaldato con un pochino di zucchero.

Fidatevi che questa è bona!

INGREDIENTI PER 2 PERSONE:

  • 4 filetti di aringa
  • 50 gr. di farina di segale
  • 50 gr. di pangrattato
  • 50 gr. di burro
  • 1/2 dl di olio di semi
  • sale
  • potatismos
  • rårörda lingon

PREPARAZIONE:

Mischiare la farina di segale e il pangrattato, togliere la spina principale alle aringhe e infarinarle bene, lasciandole per 5 minuti dentro la farina.

Mettere a scaldare il burro insieme all’olio e quando è caldo buttare le aringhe infarinate.

Servire le aringhe con il potatismos (è buono anche freddo, ma se preferite potete dargli una scaldatina) e i rårörda lingon.

stektstromming

Stekt strömming med potatismos och rårörda lingon pronto! Foto di Gianluca La Bruna www.gianlucalabruna.com gianlucalabruna.tumblr.com www.gianlucalabrunaphotography.com

Buon appetito!

I.

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Snaps med ingefära, quando il Systembolaget prova maldestramente a salvare i viKi da loro stessi

Approfitto dell’attualità… in questi tempi in cui gli ubriaconi svedesi si addormentano sui binari della metropolitana (e vengono derubati da dolci personcine che non danno neanche l’allarme), è giusto parlare (nuovamente) di alcol.

Vi faccio un altro test situazionale, che mi garbano sempre parecchio: chiudete gli occhi e immaginatevi in una casetta IKEA, in una città/paese/foresta in un qualunque posto a caso in Svezia. Volete fare la ricetta di oggi, oppure volete anche solo una bottiglia di vino per cenare come dio comanda. Sono le otto di sera, e mentre i viKi intorno a voi hanno già mangiato, digerito e sono in procinto per il letto, voi e il vostro equilibrio biochimico che vi impedisce di cenare alle 18 state preparando la cena, e pensate che un goccio di qualcosa ci starebbe proprio bene.
Ma il giorno avete lavorato (magari in un posto di merda, e ciò rende il tutto molto più neorealista) e non avete avuto il tempo di attrezzarvi.
Qual è il primo pensiero che vi viene in mente? “Ah, menomale che in Svezia i supermercati chiudono alle 23“!

Poi però lentamente capite che la vostra frase contiene qualcosa di agghiacciante, anche se non capite cosa, e spostando il mento da un lato e guardando in alto alla J.D. di Scrubs, dolorosamente realizzate: Giàààà, siete in Svezia! “AL SUPERMERCATO GLI ALCOLICI NON LI VENDONO!!!!! *#§+$£%&”.

Been there, done that. Anche con il particolare neorealista del lavoro di merda.

Ehhh cari i miei sapientoni, mi dispiace per voi ma in Svezia al supermercato si trova solo la birra quasi analcolica. Credo che non si trovi neanche il Bacardi Breezer, ma su questo non ci giurerei, attendo conferme. Poi, per carità, trovate circa sei miliardi di bibite gassate zuccherose aromatizzate a tutti gli aromi sintetici del mondo (alcune di esse buonissime, ma ci torneremo in futuro, in particolare sul Trocadero e sullo Julmust), ma di una cazzo di bottiglia di vino rosso, che sul filetto di agnello che avete preparato con tutti i cazzi ci starebbe proprio bene, (Cristo, ancora mi viene da piangere) non c’è traccia.

Il vostro cordoglio però non vi ha impedito di notare al supermercato un mostro creato sicuramente dal sonno della ragione: il vino analcolico! Lo so che è come dire l’acqua asciutta, o lo sporco pulito, ma vi ripeto, lo so io e lo sapete voi. In Svezia non lo sanno. Oltretutto per dargli una parvenza di italianità lo hanno anche chiamato Bella Ella (chissà cosa poi voglia dire Ella, lo sanno solo loro)…

Bella Ella in tutto il suo macabro e inutile splendore

Che poi secondo me dovrebbe essere data la lapidazione su pubblica piazza per chi usa nomi italiani per proporre ‘sto genere di merda, come la pizza-ittaliana-pesto-pollo, la focaccia-belpaese-avocado-lontra-e-gabbiano, o i maccaroni al copertone-bruciato-e-ketchup. Dio santissimo, già abbiamo avuto Berlusconi fino a ieri, lo sappiamo che ci riconoscete, almeno Bella Ella risparmiatecelo.

Comunque, un consiglio en passant: NON provate a fare gli spaghetti alle cozze con il vino Bella Ella, perché dopo avranno magicamente il sapore di stallatico. Io mi sono trovata in questa situazione ed è stato brutto. Molto brutto.

Bene, e allora giustamente vi chiederete… E se voglio cazzo bere un po’ di vino? Innanzitutto non lo bevete a pranzo o i viKi vi emargineranno, perché qualcuno ha detto loro una volta che bere vino a pranzo è da alcolisti e loro ci hanno creduto e non si sono più posti il problema (ve lo avevo già accennato qui). Poi questo qualcuno sì è scordato di aggiungere che pisciare, vomitare e rantolare il sabato sera per strada sì che è davvero da alcolisti, e quindi loro questo lo fanno sentendosi a posto con la coscienza, perché nessuno glielo ha detto.

Una volta risolto il quando berlo, rimane il problema del dove trovarlo. Ma pensateci bene, camminando per le viKi-strade non avete mai visto un cartello giallo con una scritta nera… no, quello era per Bocca di Rosa, volevo dire un cartello verde con una scritta gialla che diceva “Systembolaget”? Bene, mission accomplished 😉

Cartello alcolico che si staglia ottimisticamente nel cielo

Il Systembolaget, familiarmente systemet,  è lo sfolgorante mercato monopolistico degli alcolici. Trovate birre, vini e superalcolici, e boh, forse anche analcolici, ma non so, non credo avrebbe molto senso. Diciamo tutto tranne l’assenzio, che pare in Svezia sia addirittura illegale.
Ci sono circa 400 punti vendita in Svezia, e 500 agenti, alias tizi che portano cicchettini in zone impervie tipo nel Nord, quei paesini da 100 abitanti umani e 200 renne, roba così. Pare che questi agenti siano espertissimi di accostamenti alcol-cibo. Non ho mai avuto il piacere di affrontare una conversazione con un agente systemico, ma io non mi fido dei loro accostamenti, non lo farò mai.
Chiamatemi pure nazionalista, ma fidarsi di un viKi che pontifica sul cibo è bene, non farlo è molto meglio.

Volete divertirvi un pochino? Praticamente sul sito del System hanno pubblicato una ricerca di fantastoria/scienza (tipo i libri di Saramago) sulla fatidica quaestio sul “come sarebbe la Svezia senza monopolio degli alcolici”, che, voglio dire, sarebbe come andare al Vaticano e chiedere ai cardinali di fare una ricerca su come sarebbe il mondo senza il cattolicesimo… cosa ti predicono secondo te, l’apocalisse oppure ‘più figa per tutti’?! Suvvia!

Comunque questa presentazioncina in flash, che vi mostra quanto il System tenga alla vostra salute e che trovate qui, è davvero delirante.
Raffigura una piccola cittadina svedese, voi passate il mouse nelle varie zone della cittadina, nelle case, nei negozi, etc. e vi dice come cambierebbe quel posto se non ci fosse mamma System a sculacciarvi.

Scene tipo famiglina felice che va in vacanza con uccellini che cinguettano in sottofondo e la scritta che dice “aumenterebbero un casino gli incidenti“, oppure altra scena familiare di uomo con spalle curve sul tavolo e bottiglia davanti, stile L’assenzio di Degas, e la moglie che fa la lavastoviglie (che anche lì, per una volta non potrebbe essere la donna attaccata al boccione e l’uomo a strapparadicchio che pulisce, cristodiddio?!) e la scritta “aumenterebbero un casino le violenze“… Ah! Oltretutto!! Io ti pulisco casa mentre te scoli, e poi mi prendi anche a ciaffoni? Mah. Oltretutto poi come se ora la Svezia non fosse uno dei primi paesi europei per violenza sulle donne…

Insomma, cose che fanno capire come l’autocontrollo in materia di alcol non sia previsto, e allora menomale che Systo c’è.
Secondo me gli svedesi sono abituati dal loro stato a non prendere decisioni autonome, lo stato ti indirizza, lo stato pensa a te e ti istilla nel cervello il fatto che lo fa nel migliore dei modi (che poi su questo si potrebbe discutere per mesi).
Se gli svedesi fossero lasciati liberi di pensare, a quanto pare, secondo il loro stato sarebbe il delirio.

Comunque, considerazioni a parte, divertitevi su questa “”ricerca”” perché merita davvero!

Dentro il System il vino è diviso per colore e poi ulteriormente per nazione di provenienza. Costa ovviamente più che in Italia, perché oltre all’importazione pagate anche la tassa del bria’o (eh ragazzi, se l’alcol non fosse stato tassato che bisogno avevano del ghetto per non-astemi?), però non esageratamente di più, es. la stessa bottiglia di Verdicchio dei Castelli di Jesi che nella mia Ipercoop costa sui 2€, al System viene mi sembra 62 corone (7,20€ più o meno), quindi dai, insomma, si può fare.

Certo, andrebbe anche aggiunto che la birra è tassata molto meno del vino, e questo è stato specificamente fatto per proteggere i produttori SVEDESI di birra, che se no non ne uscirebbero bene. Una sorta di protezionismo democratico.
Quindi vedete, la salute c’entra fino a un certo punto, come anche dimostrato dalle mazzette che i manager del System sono stati pescati a intascarsi, elargite dai rivenditori di alcol interessati a corrompere gli alti vertici del System per far sì che le loro marche di alcolici fossero vendute dal monopolio statale.
Insomma via, è tutto un magna magna, o un bevi bevi, che dir si voglia (che syNpatica umorista).

Le cose che mi turbano di quel posto sono essenzialmente 4: 1) Dover mostrare il mio documento, e quindi far circolare i miei dati, per poter bere un cazzo di bicchiere di vino a casa mia… e chi minchia siete, la Gestapo dello sbronzo? 2) L’idiozia dei cassieri e cassiere, che apre uno squarcio sull’idiozia del sistema organizzativo generale 3) La compagnia intorno a me che soprattutto a seconda della zona/ora/giorno della settimana raggiunge apici di molestia notevoli 4) Il fatto che il Systembolaget non serve a un cazzo! Insomma, fatevene una ragione, avete i più alti tassi di alcolismo in Europa, come vedete sotto i fumi dell’alcol vi addormentate anche sui binari della metro, d’inverno vi sdraiate sulla neve perché è soffice e ci rimanete… ditemi un po’ che il System vi ha fatto passare la voglia di tazzare… Vero? Cosa vi ho detto? NON SERVE A UN CAZZO!

Il System di sabato pomeriggio…

Allora punto per punto:

1) = la vendita di prodotti alcolici superiori a 3,5% è proibita al di sotto dei 20 anni. Sì, 20 anni. Boh, se vado indietro nel tempo dentro la mia vita psichica, credo che se già a 16 anni mi avessero proibito un bicchiere di vino con il cacciucchino avrei fatto una strage.
Ma non vedo più che altro come questo giustifichi il fatto che io debba fornire le mie generalità a un cassiere. E non lo dico con il tono da “Oh mio dio, un cassieVe! Ah che soVdido lavoVo, quanto odio il pVoletaViato”, ma voglio dire, già mi girano le balle quando devo darle a uno sbirro, figuriamoci a uno che non può sbattermi in galera perché deve passare le mie bottiglie su un lettore di codici a barre.

2) = tendenzialmente puoi comprare tutto l’alcol che vuoi (a meno che tu non sia sbronzo, perché gli ubriachi non vengono serviti… e non sto scherzando, è proprio una regola del System).
Mettiamo che voi e un vostro amico andate al System e siccome volete fare una bella cena con un sacco di gente, prendete 10 bottiglie di vino. Arrivati alla cassa, il tizio vostro amico si accorge che non ha il suo documento di identità. Cosa succede?
Ve lo dico subito, tanto non ci arrivereste mai…
Tolgono la metà delle bottiglie! Però, se dietro di voi c’è un losco ceffo che ha preso 10 bottiglie di vodka e se le vuole sgonfiare tutte da solo, e ha il documento ma non un amico distratto, lui può portarsele a casa tutte e 10!
Nel senso, non si pongono il problema che se uno dei due volesse davvero fare il furbo aspetterebbe fuori invece di farsi togliere 10 bottiglie, oppure andrebbe con l’amico con 20 bottiglie, così poi potrebbe averne ancora 10… Insomma dai, la puoi rigirare quando e come vuoi questa regola idiota!

3) Al Systembolaget ovviamente non c’è una selezione che distingue se sei una persona normale che vuole solo bere un bicchiere di vino con una fetta di agnello fumante a cena, o se sei un alcolista in incognito che non vede l’ora di distruggersi per poi picchiare la moglie e morire qualche mese dopo di cirrosi, o se sei uno studente imbecille che vuole imbucarsi a un festone solo per rubare oggetti inutili da casa di un altro e pisciargli sull’accappatoio… è uguale.
E a me, che appartengo alla prima categoria, e come me spero molti altri, essere mischiata alla teppa, e obbligata a condividerne gli spazi, mi fa anche un po’ rodere il culo. Sarebbe come mettere un ladro di polli nel braccio della morte per qualche settimana, insomma, vediamo un po’ come ne esce.

Se la gente del System fosse tutta come loro, io vorrei vivere lì 🙂

Direi a questo punto che il punto 4) viene da sé = se volevi far sì che la tua popolazione avesse un rapporto sano con l’alcol, cara Svezia, il Systembolaget non è stata un’idea così intelligente… Comunque grazie lo stesso, così io ci ho scritto un post sopra.

Pertanto, per la ricetta di oggi, vi dico subito che stiamo parlando di un alcolico, quindi se siete in Svezia premunitevi. E più precisamente dello snaps allo zenzero, ovvero snaps med ingefära.

Allora, vi ho già accennato qui allo snaps, traducibile volendo con shot o chupito, perché a noi italiani ci mancano le parole. Tradizionalmente ogni snaps della serata ha un nome (sì, durante la cena se ne trangugiano molti più di uno), il primo dei quali si chiama Helan (e da qui la canzone dei briai sempre del suddetto post, che si chiama Helan Går).

Comunque sia lo snaps è fatto da brännvin o akvavit, che sono essenzialmente distillati di frutti molto ricchi di amido come grano, patate, etc. Esatto, come la vodka.
La vodka può essere considerata un brännvin, ma non necessariamente un brännvin può essere considerato una vodka, dato che l’Unione Europea distingue tra brännvin e vodka solo per 1 o 2 gradi di differenza.
Dove voglio arrivare con questo? Io ho usato la vodka, però era la Absolut, per cui sempre svedese, quindi comunque la ricetta è rimasta in famiglia.

INGREDIENTI PER 600 ML:

  • 70 gr. di zenzero fresco
  • 600 ml di vodka, o acquavite, o brännvin, o un qualunque distillato che abbia proprietà simili a quelle di questi tipi

PREPARAZIONE:

Pulire lo zenzero e tagliarlo a striscioline finissime, con l’aiuto di un pelapatate, tagliate ulteriormente in pezzettini ancora più piccoli e mettete in un barattolo di vetro a chiusura stagna con 100 ml. di vodka.

Lasciare riposare circa 10 giorni fuori dal frigorifero.

Filtrare lo zenzero strizzandolo molto bene e aggiungere gli altri 500 ml. di vodka. Far riposare altri 3 o 4 giorni.

Servire fresco e conservare in frigorifero.

Snaps med ingefära pronto!

Buon appetito,

I.

Sua Biondezzas hjortgryta med svamp, Stormaktsporter e considerazioni sulla vita alcolica dei viKi.

Seconda volta che piazzo il biondo ai fornelli a fini bloggistici… e stavolta devo ammettere che ha superato se stesso.

La ricettina che ha proposto è infatti stata un simpatico stufato di cervo alla birra scura e funghi* (sì, mi considero una donna fortunata, in effetti), ed è uscita una cosa assolutamente superlativa. Sì ok, ora basta con questi complimenti o si gonfia a pressione.

Ammetto che da bisbetica quale sono ho sollevato perplessità sul cucinare la carne in una lattina di Guinness, io, quella che il vino è un esempio di civiltà romana che voi baVbaVi neanche vi sognate; ma Jansson mi ha (giustamente?) mandata a cagare.

Ma diciamoci la verità, l’opposizione alcolica tra noi terroni e Germaland non è solo quella vino VS birra, è anche sull’uso che si fa di cotante fermentazioni, o più che altro sulla quantità in cui esse vengono ingurgitate…

Prendiamo ad esempio un test situazionale apparentemente banale: è sabato sera, vi infighettate e uscite con i vostri amici. Bevete per fare i sympa e arrivate al punto di sbavare il kebab che vi siete comprati (anche se non vi ricordate di averlo fatto) davanti a persone appena conosciute, cadendo malamente sul marciapiede reiterate volte e pisciando allegramente a idrante, stile Benigni nel Piccolo Diavolo.

Il giorno dopo aver fatto tutto ciò un italiano medio pensa: “Bene, è giunto il momento di emigrare, ora prendo un bell’atlante astronomico e scelgo un altro sistema solare su cui sbarcare, perché sul mio non ho più nessuna credibilità sociale”.

Il viKi no. Il viKi si è cazzo divertito! Il viKi non vede l’ora di rifarlo.

Il viKi si rifiuterà di bere vino a pranzo per tutta la settimana (perché bere un bicchiere di vino a pranzo è da alcolizzati), per essere poi tutto felice di strisciare tra pozze di vomito e altri escrementi umani il sabato sera.

De gustibus non disputandum est (disse il gatto che si leccava il c***, come aggiunse Confucio)…

Tra l’altro, Tacito li aveva inquadrati nel suo De origine et situ Germanorum: verso il 100 d.C. infatti i Germa bevevano già un casino. Andavano matti per una sostanza chiamata cervogia, ovvero orzo e avena fermentati (quindi una specie di bisnonna della birra, ma senza luppolo). La cervogia era a basse gradazioni alcoliche rispetto al vino romano, ecco anche perché i Germa ‘tazzavano’ di più (ringrazio per il termine la mia amica milanese Mate).

Antica testimonianza che dimostra l’amore dei Germa verso la cervogia

Tacito allora la pensò bene, e suggerì di presentare l’amico Vino agli amici Germa, di modo che iniziassero a trincare questa bevanda, molto più alcolica di ciò a cui erano abituati, e non rompessero troppo le balle all’Impero perché troppo sbronzi per farlo.

Insomma, la stessa brillante idea che hanno avuto i coloni nei riguardi dei nativi americani: tu dare me terra, io dare te whiskey e poi tu andare a cagare in riserva. E ciao ciao Indiani d’America.

Ecco, Tacito però non aveva capito con chi aveva a che fare… Nel senso, questi non si fermano davanti a niente, sono capaci di mettere il ketchup negli spaghetti, di indossare le ciabatte con i calzini sotto, e di mangiare aringhe decomposte da mesi! Non poteva andarti bene, cara Urbe, e i Germa ti hanno fatto il chiulo. Bisogna saper ammettere quando si è inferiori.

Comunque sia, tralasciando gli aneddoti storici, la birra scura nello stufato è stata una rivelazione. La carne resta morbida e succosa e il sugo viene bello densino e corposo, e non sa di birra per niente. Io penso che sia stato davvero il miglior spezzatino che abbia mai mangiato, e anche i nostri ospiti a cena lo hanno spazzolato (con somma soddisfazione di Sua Biondezza).

Il procedimento è abbastanza semplice ma anche piuttosto lungo. Insomma, non è un piatto che si improvvisa.

Innanzitutto bisogna trovare il cervo, cosa che io ho fatto nei banchi dei surgelati della mia musa ispiratrice Ipercoop (era una carne buonissima, comunque). E poi bisogna lasciarla stufare per diverse ore, e lasciarla riposare una notte, quindi armatevi di pazienza, tenendo presente che sarete ben ricompensati.

Se proprio uno vuol fare lo svedese, la birra migliore da usare sarebbe la Stormaktsporter del birrificio Närke Kulturbryggeri di Örebro, un’Imperial Stout che si è presa il massimo del punteggio su http://www.ratebeer.com. Due degli slogan di questo birrificio sono “Öl är konst!” (Birra è arte) e “Öl är politik!” (Birra è politica): contro l’omologazione dell’industria delle birre, questo rivoluzionario e sovversivo birrificio si è schierato contro lo sfruttamento capitalistico del sistema, specializzandosi in una produzione artigianale di qualità per ritrovare il gusto autentico della birra. Dei socialisti etilici, insomma. Però questa birra al supermercato è molto più difficile da trovare del cervo, e la Guinness andava benissimo. Basta comunque che sia una porter/stout.

Sempre per essere veri svedesi, ricordatevi di servire il piatto con purè e marmellata di mirtilli rossi (o lingon), questi sì da prendere all’Ikea, perché pare che fuori dall’Ikea non si trovino. Una volta, in mancanza di meglio, ho usato la marmellata di visciole, che sono una specie di ciliegie più acide e amare, e il sapore era simile, quindi va bene anche quella.

Io ho usato lingon al whiskey, che sta particolarmente bene con la cacciagione, ma tanto in Italia non si trova, quindi ve lo dico solo a mo’ di “Haaa-haaa” alla Nelson dei Simpson.

INGREDIENTI PER 4 PERSONE

  • 500 gr. di bocconcini di cervo
  • una cipolla
  • mezza carota
  • un sedano
  • 8 bacche di ginepro
  • qualche cucchiaio d’olio
  • cuore di brodo (Knorr) di manzo
  • 40 gr. di funghi secchi
  • 90 gr. di burro
  • 33 cl di birra porter/stout
  • prezzemolo
  • un cucchiaio di farina
  • sale
  • pepe nero

PREPARAZIONE

Mettere i funghi secchi in una bacinella con dell’acqua (dovranno stare in ammollo per circa 40 minuti).

Soffriggere in 30 gr. di burro e qualche cucchiaio d’olio la cipolla, il sedano e la carota in una pentola capiente.

A parte salare e pepare la carne e poi scottarla in altri 30 gr. di burro a fiamma alta. Non soffriggere tutta la carne allo stesso tempo, altrimenti il liquido che la carne rilascia farà ‘bollire’ la carne, che invece deve rigorosamente scottare per prendere colore (no colore, no sapore).

Aggiungere la carne al soffritto e versare la birra lentamente.

Mentre la birra evapora preparare mezzo litro di brodo di carne con il cuore di brodo e aggiungere allo stufato.

Triturare le bacche di ginepro (preferibilmente in un mortaio) e aggiungerle insieme a sale e pepe.

In un’altra padella ancora, passare nei restanti 30 gr. di burro i funghi ammollati e salarli. Poi aggiungerli allo spezzatino insieme a una parte dell’acqua dove erano stati fatti precedentemente ammollare.

Cuocere per circa due/tre ore a fuoco basso (controllate: la carne deve essere morbida, però se ci sta troppo si sfa, calcolate che la carne di cervo è più morbida di quella di manzo, per cui deve stare un po’ meno), coprire e lasciar riposare una notte.

Il giorno dopo, aggiungere un cucchiaio di farina per far addensare il tutto e cuocere per altri 30/40 minuti a fuoco basso.

Spolverare con prezzemolo tritato.

Hjortgryta med svamp pronto!

Buon appetito!

I.

*Hjort (cervo) gryta (stufato) med (con) svamp (fungo).